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Il suono delle pagine - Soldati di sventura
by SIE
A diecimila chilometri da casa. Ma non nel Vietnam del “Cacciatore”, quello degli americani e delle proteste nelle università, no, quello dimenticato. La prima guerra d’Indocina, frutto di un mondo ancora dentro il secondo conflitto mondiale dove un Paese come la Francia, uscito a pezzi da quella prova devastante, provava a tenere in piedi un impero fragile come il suo esercito.
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 6
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 5
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 4
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 3
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 2
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 1
«C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.Campo 4, fila 1, tomba 365.“Rudolf Altadonna,18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 IndochinaR.I.P.”Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devochiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, unbuon compromesso tra le mie due metà».
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Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 5
«Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomenedella censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù nonvolevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino perconsegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gliaerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poisapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
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Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 4
«Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomenedella censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù nonvolevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino perconsegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gliaerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poisapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
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Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 3
«Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomenedella censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù nonvolevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino perconsegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gliaerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poisapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
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Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 2
«Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomenedella censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù nonvolevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino perconsegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gliaerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poisapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
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Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 1
«Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomenedella censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù nonvolevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino perconsegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gliaerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poisapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
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Soldati di sventura: Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 6
Con «Il suono delle pagine» i libri prendono vita grazie a Mario Cagol che interpreta con passione e intensità le pagine di "Soldati di sventura", il libro di Luca Fregona che racconta un altro Vietnam, quello della prima guerra d’Indocina, con tanti giovani italiani nella Legione straniera
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Soldati di sventura: Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 5
Con «Il suono delle pagine» i libri prendono vita grazie a Mario Cagol che interpreta con passione e intensità le pagine di "Soldati di sventura", il libro di Luca Fregona che racconta un altro Vietnam, quello della prima guerra d’Indocina, con tanti giovani italiani nella Legione straniera
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Soldati di sventura: Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 4
Con «Il suono delle pagine» i libri prendono vita grazie a Mario Cagol che interpreta con passione e intensità le pagine di "Soldati di sventura", il libro di Luca Fregona che racconta un altro Vietnam, quello della prima guerra d’Indocina, con tanti giovani italiani nella Legione straniera
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Soldati di Sventura - Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 3
A Marsiglia è durissima. Il primo giorno ci fanno indossare stracci vec-chi sporchi di sangue. In maggioranza siamo italiani. Molti scappanosubito da Fort Saint Nicolas. Ma se li prendono, non ne escono vivi. Cirapano a zero, ci prendono a calci e pugni per “addestramento”.
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Soldati di Sventura - Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 2
A Marsiglia è durissima. Il primo giorno ci fanno indossare stracci vec-chi sporchi di sangue. In maggioranza siamo italiani. Molti scappanosubito da Fort Saint Nicolas. Ma se li prendono, non ne escono vivi. Cirapano a zero, ci prendono a calci e pugni per “addestramento”.
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Soldati di Sventura - Beniamino Leoni in fuga dalla fame - Parte 1
A Marsiglia è durissima. Il primo giorno ci fanno indossare stracci vec-chi sporchi di sangue. In maggioranza siamo italiani. Molti scappanosubito da Fort Saint Nicolas. Ma se li prendono, non ne escono vivi. Cirapano a zero, ci prendono a calci e pugni per “addestramento”.
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A diecimila chilometri da casa. Ma non nel Vietnam del “Cacciatore”, quello degli americani e delle proteste nelle università, no, quello dimenticato. La prima guerra d’Indocina, frutto di un mondo ancora dentro il secondo conflitto mondiale dove un Paese come la Francia, uscito a pezzi da quella prova devastante, provava a tenere in piedi un impero fragile come il suo esercito.
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