PODCAST · arts
Interviste agli artisti
by Piccolo Teatro di Milano
"I fili dell'orizzonte"Stagione 2024-2025Interviste agli artisti
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IL BARONE RAMPANTE | Intervista a Riccardo Frati
A grande richiesta torna lo spettacolo diretto e adattato per il teatro da Riccardo Frati: Cosimo Piovasco di Rondò, il giovane ribelle nato dalla penna di Italo Calvino, sale di nuovo sugli alberi di Ombrosa, scegliendo una vita “al di sopra” delle convenzioni.È in scena per il terzo anno consecutivo – dopo due stagioni di tutto esaurito – Il barone rampante diretto da Riccardo Frati, che ha anche adattato con rigorosa fedeltà il romanzo. E nuovamente il baroncino Cosimo – che dal 1957 abita l’immaginario dei giovani (e non solo) lettori del capolavoro di Italo Calvino – si arrampica sugli alberi di una Liguria “immaginaria”, allestita in teatro grazie a un sorprendente intreccio di pedane e passerelle. Delicato, lieve e commovente, lo spettacolo racconta la scoperta del mondo e l’iniziazione ai sentimenti di un ragazzo appassionato e sensibile, coerente a qualunque prezzo. «L’adolescente Cosimo, che incarna l’urgenza di migliorare il mondo intorno a sé – spiega Frati – mi fa pensare a tutti coloro che hanno il coraggio di scegliere un diverso punto di vista e di impegnarsi per il bene comune.»26 settembre - 13 ottobre 2024Teatro Grassi
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Dance Me to the End of the World - UNLOCK THE CITY! | Intervista a Sotterraneo
Si può esplorare lo spazio urbano attraverso esercizi performativi che cambino la nostra percezione di ciò che definiamo periferia, anche solo per qualche ora? Si può osservare un quartiere come fosse un unico, ininterrotto, spettacolo spontaneo?Per la terza e ultima performance del progetto UNLOCK THE CITY! – dedicata alla relazione tra teatro e città –, Sotterraneo sviluppa un intervento su due livelli complementari tra loro: un libro di esercizi performativi da effettuare liberamente nell’area di Corvetto-Porto di Mare e una performance guidata che, a partire dagli esercizi del libro, offre al pubblico alcuni appuntamenti teatrali nel quartiere. Libro e performance debuttano insieme mettendo in campo un’esperienza di pensiero-in-azione ludica e proattiva, un momento di convergenza della geografia cittadina per sospendere almeno per qualche ora l’idea stessa di limite e confine, intrecciando azioni fuori luogo e microeventi urbani in un’esplorazione di gruppo con un finale a metà fra Dj-set e teatro.Ci incontriamo in un pomeriggio di tarda primavera, camminiamo fino ai margini dei tanti mondi di Corvetto, ci lasciamo, ci perdiamo, ci troviamo di nuovo e balliamo mentre il sole tramonta su Milano sud. Sarà come darci appuntamento per la fine del mondo, così da non doverla affrontare da soli. Poi la performance scomparirà, fedele al suo carattere effimero. Il libro invece rimarrà per chiunque vorrà usarlo in futuro.7 - 8 giugno 2025Quartiere Corvetto
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STORIA DI UN CINGHIALE - Qualcosa su Riccardo III | Intervista a Gabriel Calderón
Un re che per diventare tale ha dovuto eliminare tutti i possibili rivali; un attore che finalmente ha ottenuto il ruolo della vita. Gabriel Calderón affida a Francesco Montanari un monologo che è un’originale “variazione sul tema” di Riccardo III, in cui i confini tra epoche e identità si fanno labili, sullo sfondo di una stessa realtà di ambizione, sete di potere, violenza repressa.Classe 1982, cofondatore, nel 2005, in Uruguay, della compagnia Complot – con cui ha creato una trentina di spettacoli, collaborando, tra gli altri, con Sergio Blanco – Gabriel Calderón è per la prima volta al Piccolo, per dirigere la produzione in lingua italiana di un suo lavoro di successo, Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III, protagonista Francesco Montanari.Ispirato al capolavoro di Shakespeare, il testo racconta la vicenda di un attore di teatro che non ha mai avuto la soddisfazione di interpretare un ruolo da protagonista. Ora che finalmente è arrivato il suo momento, desidera sfruttare al meglio l’opportunità. A poco a poco, si accorge di un’inquietante affinità tra la sua vita e quella del personaggio: ambizione, rabbia repressa, sete di riscatto, opportunismo… Interpretandone il celebre monologo, ritrova in se stesso i lati oscuri del sovrano di York. Da vent’anni impegnato sui palcoscenici del mondo, Calderón ci parla dei pericoli del palcoscenico, teatro di passioni violente, non sempre soltanto simulate, e affida a Francesco Montanari il ruolo del protagonista.14 marzo - 6 aprile 2025Teatro Studio Melato
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HO PAURA TORERO | Intervista a Claudio Longhi e Lino Guanciale
Struggente e visionario capolavoro di Pedro Lemebel, Ho paura torero, straordinario successo della scorsa stagione, torna in scena nella versione teatrale diretta da Claudio Longhi. Lino Guanciale è la Fata dell’angolo, sensibile e passionale travestito, in uno spettacolo in bilico tra sogno e storia, tra eros e politica.Prima regia di Claudio Longhi da direttore del Piccolo – e straordinario successo della stagione 2023/24, con 12.541 presenze totali – Ho paura torero torna in scena al Teatro Grassi, con Lino Guanciale a impersonare la sarcastica e struggente Fata dell’angolo. È il 1986, in una Santiago schiacciata dai pattugliamenti, la Fata dell’angolo (travestito passionale), lo studente Carlos (militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez), il generale Augusto José Ramón Pinochet Ugarte e la sua fedelissima doña Lucia, persi nel coro scomposto della città indolente e febbricitante, danzano, sinuosi o impettiti, il loro fatale e grottesco bolero col destino. Claudio Longhi e Lino Guanciale creano uno spettacolo in bilico tra sogno e storia, fuga fantastica e violenta quotidianità, che è anche un omaggio alla penna ironica e appassionata, graffiante e visionaria, scandalosa e sovversiva di Pedro Lemebel (1952-2015), icona della letteratura queer e pop camp del Sud del mondo. Per raccontare, tra eros e politica, la parabola ineluttabile del desiderio.8 - 23 marzo 2025Teatro Grassi
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AUTORITRATTO | Intervista a Davide Enia
«A Palermo, tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra». Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Davide Enia traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.«Affrontare per davvero Cosa Nostra – racconta Davide Enia – significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me.» Intrecciando cunto e parole, corpo e dialetto, «gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo», Enia esplora quella che definisce la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata: «Per diverse ragioni, da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è.» Lo spettacolo racconta i continui incontri con Cosa Nostra: i cadaveri incontrati per strada, le persone conosciute uccise dalla mafia, le bombe in città, l’apparizione del male, «il sacro nella sua declinazione di tenebra», alla quale l’artista risponde con «un lavoro che è una tragedia, un’orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di autoanalisi personale e condiviso. Un autoritratto al contempo intimo e collettivo.»25 marzo - 17 aprile 2025Teatro Grassi
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SEMIDEI | Intervista a Pier Lorenzo Pisano
Il fascino del mito in un testo che porta in scena il ciclo della guerra di Troia. Pier Lorenzo Pisano racconta quel che dèi e dee, eroi ed eroine dissero (o avrebbero potuto dire) in due momenti: prima della guerra, in un mondo adolescente e dorato; e dopo la distruzione della città, quando, tra le macerie fumanti e i pianti delle donne, ebbe inizio il lungo e difficile ritorno a casa.Dalla fantascienza di Carbonio (stagioni 2021/22 e 2022/23) alla mitologia di Semidei. «Mi appassionano le forme del raccontare – spiega Pier Lorenzo Pisano, nostro artista associato. Il mito, in particolare, racchiude tutto quello che ci identifica in quanto umani: affetti, passioni, istinti, legami familiari.» Diviso in due sezioni, Semidei si ispira al corpus di leggende minori che accompagnano Iliade e Odissea. Nella prima parte, antecedente alla guerra di Troia, eroi giovanissimi e terrorizzati sono alle prese con le loro relazioni più care: Achille che litiga con la madre Teti, Ulisse alle prese con un piccolo Telemaco che strilla sempre e non mangia mai, Ettore e Andromaca che cercano di far addormentare il loro neonato, e altri ancora. Al di sopra di tutto, gli dèi dell’Olimpo, più litigiosi e insensati degli umani. Dieci anni dopo, i Greci hanno vinto, ma hanno dimenticato il motivo per cui hanno combattuto: sono dei reduci intontiti e ammaccati, come i soldati delle guerre odierne.Semidei sfrutta le leve di un racconto universale per mettere in discussione la nostra contemporaneità e per provare a capire come si fa a sopravvivere alle cose che finiscono: la fine dell’infanzia; la fine della guerra; la morte dei figli. Il testo dello spettacolo è pubblicato da Einaudi nella collana Collezione di teatro. 6 - 23 febbraio 2025Teatro Studio Melato
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DARWIN, NEVADA | Intervista a Marco Paolini
Seguendo le tracce di Charles Darwin, sullo sfondo di una sperduta ghost town americana che porta lo stesso nome dello scienziato, cinque personaggi intrecciano le loro esistenze in un racconto di frontiere, spostamenti e migrazioni, di frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso.Nei sondaggi effettuati da Gallup, all’inizio degli anni 2000, alla domanda “da quanto tempo l’uomo si trova sulla terra?”, il 45% degli americani ha risposto che è stato creato nella sua forma attuale circa 10.000 anni fa. Un ulteriore 40% ha sostenuto invece che si è evoluto nell’arco di milioni di anni da forme di vita meno avanzate, ma sotto la guida di Dio.Nello stesso periodo, nel 2001, venivano rubati dalla biblioteca di Cambridge i preziosi quaderni di Charles Darwin, i taccuini in cui lo scienziato aveva iniziato ad annotare le riflessioni che lo avrebbero condotto a formulare la teoria dell’evoluzione. Vent’anni dopo, nel 2022, i quaderni venivano misteriosamente restituiti, in una busta, con su scritto “Librarian/ Happy Easter/ x”.Chi ha rubato (o preso in prestito...) i preziosi libriccini, frutto di un viaggio di 200 anni fa, dalla Patagonia alle Galapagos, che diedero origine a una delle più controverse rivoluzioni scientifiche?Darwin, Nevada è un racconto di frontiere, di spostamenti e migrazioni, di piaceri e preziosi frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso. Intrecciando i loro linguaggi, Matthew Lenton e Marco Paolini danno vita a una storia del presente, di cui Charles Darwin è il carburante, i personaggi sono il motore e i paesaggi sono il telaio e la carrozzeria.22 gennaio - 16 febbraio 2025Teatro Strehler
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DARWIN, NEVADA | Intervista a Matthew Lenton
Seguendo le tracce di Charles Darwin, sullo sfondo di una sperduta ghost town americana che porta lo stesso nome dello scienziato, cinque personaggi intrecciano le loro esistenze in un racconto di frontiere, spostamenti e migrazioni, di frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso.Nei sondaggi effettuati da Gallup, all’inizio degli anni 2000, alla domanda “da quanto tempo l’uomo si trova sulla terra?”, il 45% degli americani ha risposto che è stato creato nella sua forma attuale circa 10.000 anni fa. Un ulteriore 40% ha sostenuto invece che si è evoluto nell’arco di milioni di anni da forme di vita meno avanzate, ma sotto la guida di Dio.Nello stesso periodo, nel 2001, venivano rubati dalla biblioteca di Cambridge i preziosi quaderni di Charles Darwin, i taccuini in cui lo scienziato aveva iniziato ad annotare le riflessioni che lo avrebbero condotto a formulare la teoria dell’evoluzione. Vent’anni dopo, nel 2022, i quaderni venivano misteriosamente restituiti, in una busta, con su scritto “Librarian/ Happy Easter/ x”.Chi ha rubato (o preso in prestito...) i preziosi libriccini, frutto di un viaggio di 200 anni fa, dalla Patagonia alle Galapagos, che diedero origine a una delle più controverse rivoluzioni scientifiche?Darwin, Nevada è un racconto di frontiere, di spostamenti e migrazioni, di piaceri e preziosi frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso. Intrecciando i loro linguaggi, Matthew Lenton e Marco Paolini danno vita a una storia del presente, di cui Charles Darwin è il carburante, i personaggi sono il motore e i paesaggi sono il telaio e la carrozzeria.22 gennaio - 16 febbraio 2025Teatro Strehler
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ZORRO | Intervista a Antonio Latella
Il cavaliere mascherato e la lettera che lo simboleggia – l’ultima dell’alfabeto – sono lo spunto del nuovo lavoro in cui Antonio Latella, rileggendo in chiave contemporanea il mito dei supereroi, punta il riflettore sulle aree a rischio nella società del XXI secolo.Un povero, un poliziotto, un muto e un cavallo si ritrovano in una sorta di terra di nessuno. Aspettano qualcuno che forse non arriverà, mentre discutono di alcune questioni sociali fondamentali: la distribuzione del reddito, le disuguaglianze, la povertà. Le delusioni del mito del progresso diventano allora oggetto di un dialogo tra personaggi apparentemente inconciliabili, che lentamente scoprono di avere in comune più di quanto pensassero. E poi c’è quel segno Z, che li spinge a scambiarsi i ruoli: come in una quadriglia, in cui ciascuno, a turno, prende il posto dell’altro. «La maschera di Zorro – spiega Antonio Latella, regista e coautore assieme a Federico Bellini – è un’evoluzione borghese dei nostri zanni. “Zanni” e “Zorro” iniziano con la stessa lettera: è lei la vera eroina. Hanno cercato di convincerci che gli ultimi saranno i primi e forse ci abbiamo creduto. Credo che la lettera Z racchiuda in sé tutte le implicazioni che possono derivare da questa frase».23 gennaio - 16 febbraio 2025Teatro Grassi
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ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI | Intervista a Stefano de Luca
Stefano de Luca, con Enrico Bonavera, le allieve e gli allievi diplomatisi alla Scuola di Teatro del Piccolo, porta in scena una nuova edizione del titolo che, dal luglio del 1947, accompagna la storia e la vita dello Stabile milanese. «Uno spettacolo carico di ricordi – spiega il regista – e allo stesso tempo di quel gioioso e necessario oblio che solo la gioventù può regalare».L’Arlecchino del Piccolo, lo spettacolo dei record, la produzione italiana più vista nel mondo, rinasce, per la dodicesima volta in settantotto anni, sul palcoscenico di via Rovello, in una nuova edizione affidata a Stefano de Luca, con Enrico Bonavera e un cast di attrici e attori diplomati alla Scuola di Teatro del Piccolo. In epoche di regie ad alto impatto tecnologico, le maschere della Commedia dell’Arte, le candele, gli oggetti, i broccati del Settecento parlano di un altro modo di fare teatro: «un gioco semplice, antico come l’uomo – spiega de Luca – territorio in cui infanzia e rito ancestrale si incontrano nella gioia del mascheramento, orchestrata dalla partitura di gesti e movimenti studiati da Giorgio Strehler perché le singole personalità fossero al servizio di un’armonia d’insieme.» Da sempre simbolo del passaggio del testimone tra generazioni, sarà uno spettacolo carico di ricordi, con il pensiero rivolto, agli artisti, ai maestri, ai tecnici che si sono alternati negli anni, tramandando l’arte immortale di un «meraviglioso anacronismo o spettacolo acronico, in cui la lingua è un continuo intrecciarsi dei dialetti italiani, ibridazione e contaminazione, sintesi di un’Italia che parla al mondo intero, grazie alla sua unicità.»
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UCCELLINI | Intervista a Alessandro Ferroni
Singolare esercizio notturno tra i fantasmi e le paure che ci costituiscono, Uccellini – spettacolo del pluripremiato ensemble lacasadargilla – parla di coppie; coppie di fratelli, coppie di gemelli, coppie di fidanzati. Di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine.8Una casa nel bosco. Una casa del bosco. Un bosco che allo stesso tempo esiste e non esiste, non esattamente. La casa è un ambiente e pure ha qualcosa di organico. Una trama e un trauma la sorreggono. Una riunione familiare vi accade, imprevista e accidentale. Uccellini, l’ultimo lavoro dell’ensemble lacasadargilla – nostro artista associato e autore del pluripremiato spettacolo Anatomia di un suicidio – racconta di presenze e assenze, di umani (morti e vivi) e animali (vivi e morti). Di rimossi e fratture, di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine. Uccellini è un esercizio notturno tra i fantasmi, dove qualcun(altro) sembra scrivere la storia, stando in ascolto, nascosto nel bosco.
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UCCELLINI | Intervista a Maddalena Parise
Singolare esercizio notturno tra i fantasmi e le paure che ci costituiscono, Uccellini – spettacolo del pluripremiato ensemble lacasadargilla – parla di coppie; coppie di fratelli, coppie di gemelli, coppie di fidanzati. Di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine.Una casa nel bosco. Una casa del bosco. Un bosco che allo stesso tempo esiste e non esiste, non esattamente. La casa è un ambiente e pure ha qualcosa di organico. Una trama e un trauma la sorreggono. Una riunione familiare vi accade, imprevista e accidentale. Uccellini, l’ultimo lavoro dell’ensemble lacasadargilla – nostro artista associato e autore del pluripremiato spettacolo Anatomia di un suicidio – racconta di presenze e assenze, di umani (morti e vivi) e animali (vivi e morti). Di rimossi e fratture, di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine. Uccellini è un esercizio notturno tra i fantasmi, dove qualcun(altro) sembra scrivere la storia, stando in ascolto, nascosto nel bosco.8 - 11 gennaio 2025Teatro Studio Melato
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UCCELLINI | Intervista a Lisa Ferlazzo Natoli
Singolare esercizio notturno tra i fantasmi e le paure che ci costituiscono, Uccellini – spettacolo del pluripremiato ensemble lacasadargilla – parla di coppie; coppie di fratelli, coppie di gemelli, coppie di fidanzati. Di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine.Una casa nel bosco. Una casa del bosco. Un bosco che allo stesso tempo esiste e non esiste, non esattamente. La casa è un ambiente e pure ha qualcosa di organico. Una trama e un trauma la sorreggono. Una riunione familiare vi accade, imprevista e accidentale. Uccellini, l’ultimo lavoro dell’ensemble lacasadargilla – nostro artista associato e autore del pluripremiato spettacolo Anatomia di un suicidio – racconta di presenze e assenze, di umani (morti e vivi) e animali (vivi e morti). Di rimossi e fratture, di sguardi discordi nel dare senso al mondo, alle relazioni e alle perdite. E soprattutto di cosa c’è nel mezzo, sulla sottile linea di confine. Uccellini è un esercizio notturno tra i fantasmi, dove qualcun(altro) sembra scrivere la storia, stando in ascolto, nascosto nel bosco.8 - 11 gennaio 2025Teatro Studio Melato
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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE (commento continuo) | Intervista a Carmelo Rifici
Carmelo Rifici porta in scena uno spettacolo che racconta, ieri come oggi, l’ostinata rivalità tra il potere e l’irrazionale. Una compagnia di giovani attrici e attori si specchia in un grande classico di Shakespeare, mandandolo in risonanza con la contemporaneità.Carmelo Rifici affida una commedia tra le più celebri di William Shakespeare alla compagnia di giovani attrici e attori che ha formato alla Scuola di Teatro del Piccolo. «Ho pensato al Sogno – spiega – per la ricchezza di ruoli che offre, per l’età anagrafica dei personaggi, vicina a quella degli interpreti, ma soprattutto per gli innumerevoli livelli di lettura che propone. Spesso presentato come una banale storia di magie, inseguimenti notturni e amori non corrisposti, il Sogno è invece, per me, un testo in cui Shakespeare ci racconta l’ossessione del potere di espellere il mostruoso, l’estraneo, il diverso, quel che lo terrorizza perché gli appare ingovernabile. In un tentativo di impossibile armonizzazione degli opposti, un maschile prevaricatore si contrappone a un femminile continuamente oggetto di violenza, l’ordine di Atene si specchia nel caos della foresta, mentre l’elemento pulsionale della sessualità viene “addomesticato” dai matrimoni. La drammaturgia di Riccardo Favaro – che si è inserita tra le pieghe dell’originale, mettendone a fuoco i temi e sviluppando alcuni personaggi – mette in crisi una tradizione che tende a ripetersi senza cambiamenti, rendendo difficile la possibilità di una sua celebrazione.»29 novembre - 22 dicembre 2024Teatro Studio Melato
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IL TEATRO TIENE BANCO | Intervista a Davide Carnevali
Il teatro tiene bancoL’essere umano, il mondo e la violenzaPer la terza stagione consecutiva torna, con un cartellone di nuove produzioni, il progetto Il teatro tiene banco, realizzato con il prezioso sostegno di Fondazione Banca del Monte di Lombardia: un palinsesto di spettacoli e di attività dedicate alle diverse fasce di pubblico in età scolare, in cui l’arte scenica si presta a essere utile strumento al servizio di studenti e insegnanti per arricchire i percorsi di formazione.Il filo conduttore che attraversa le tre proposte di questa stagione – scritte e messe in scena da Davide Carnevali – riguarda il rapporto tra l’essere umano e l’esercizio della violenza: nei confronti del pianeta in cui vive, nei confronti degli altri esseri umani e nei confronti di se stesso. Queste tematiche, restituite all’interno di un dispositivo che si configura come ludico e didattico allo stesso tempo, sono sempre declinate attraverso la riscrittura di classici della letteratura italiana che alunne e alunni incontrano nel loro percorso scolastico: nella fattispecie, in questa stagione, Leopardi, Manzoni e Goldoni. La Scatola Magica del Teatro Strehler è per le classi delle scuole elementari il punto di partenza per un Viaggio fantastico nel sottosuolo (19-24 novembre 2024; 3-6 dicembre 2024): partiamo dal Dialogo di un folletto e di uno gnomo, una delle più celebri Operette morali di Giacomo Leopardi, per parlare di ecologia, sostenibilità e de-antropizzazione. Impariamo che il suolo non è semplicemente la superficie su cui poggiamo i piedi, ma un habitat vivo. Sensibilizzandoci a uno sguardo ecologico sul mondo intorno a noi, prendiamo coscienza della nostra responsabilità nei confronti del pianeta. I contenuti dello spettacolo traggono ispirazione da una ricerca triennale maturata in una serie di workshop multidisciplinari, realizzati in collaborazione con il Politecnico di Milano e organizzati all’interno del progetto europeo STAGES – Sustainable Theatre Alliance for a Green Environmental Shift.In Quel ladro del Lago di Como (Teatro Studio Melato, 10-23 febbraio 2025), personale rilettura di alcuni celebri passi dei Promessi sposi manzoniani, scandagliamo le figure dei Bravi, di Don Rodrigo, dell’Innominato e mettiamo a tema la questione della legalità e del sopruso del forte sul debole.Anche quest’anno il teatro entrerà nelle aule degli istituti superiori con Le smanie per la diplomatura (a disposizione, tra gennaio e marzo 2025), molto liberamente tratto dalla celebre commedia di Goldoni, che mette alla berlina i vizi di una borghesia impegnata ad apparire in pubblico meglio di quanto non si mostri in privato: ci interessa qui la costante preoccupazione dei personaggi verso un futuro i cui esiti sembrano essere determinati unicamente da criteri economici. Gli interrogativi e le inquietudini dei personaggi goldoniani sembrano riflettere quelli dei nostri ragazzi e ragazze: cosa farò tra qualche mese? Cosa voglio fare, nella vita? E soprattutto: chi voglio essere? Vengono inoltre riprese tre produzioni che hanno debuttato nelle due passate stagioni, ovvero La favolosa battaglia dei topi e delle rane (Teatro Strehler – Scatola Magica, 15-27 ottobre 2024), altro spettacolo di ispirazione leopardiana, riservato ai piccoli delle scuole elementari e due proposte per ragazzi e ragazze delle superiori, Antigone in cattedra, da Sofocle e Brecht, e Sei personaggi in cerca di followers, che richiama il capolavoro di Pirandello (entrambi a disposizione tra gennaio e marzo 2025). Tutti gli spettacoli vedono la partecipazione di quattro attrici e attori che cercano con il pubblico una complicità fondamentale per avvicinare bambine, bambini, adolescenti e giovani adulte e adulti al teatro.Nuovi appuntamenti anche per Benvenuti al Piccolo! Nel paese di Teatro (Teatro Strehler, 14 gennaio-21 marzo 2025), visita guidata ai nostri spazi, ideata e diretta da Michele Dell’Utri per accompagnare bambine e bambini della scuola primaria, con la collaborazione di due giovani attori, alla scoperta del dietro le quinte della macchina teatrale. Torna – in veste ancora più green – La magica scatola di Arlecchino, a cura di Andrea Zaru (Teatro Strehler – Scatola Magica, 24 marzo-12 aprile 2025): un laboratorio di sartoria teatrale sostenibile dedicato alla scuola primaria. Guidati da Roberta Mangano e dalle sarte del Piccolo, bambine e bambini imparano a conoscere i caratteri più celebri della Commedia dell’Arte e dell’Arlecchino strehleriano, realizzando un nuovo costume con materiali di riciclo. Nella stagione 2024/25, prende inoltre il via un nuovo progetto, sempre a cura di Michele Dell’Utri, Benvenuti al Piccolo! Green tour dell’isola degli alberi (Teatro Strehler, 29 ottobre-22 dicembre 2024). Destinato alla scuola secondaria di I grado, è un attraversamento sostenibile di luoghi teatrali e testi che hanno posto l’accento sui temi ecologici e sul dialogo con l’ambiente, conditi da storie e curiosità della vita presente e passata del Piccolo e dei suoi abitanti reali e immaginari.
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BENVENUTI AL PICCOLO! Green tour dell’isola degli alberi | Intervista a Michele Dell'Utri
Un attraversamento sostenibile di luoghi teatrali e testi che hanno posto l’accento sui temi ecologici e sul dialogo con l’ambiente, conditi da storie e curiosità della vita presente e passata del Piccolo e dei suoi abitanti reali e immaginari.30 ottobre - 22 dicembre 2024Teatro StrehlerLe recite mattutine infrasettimanali sono riservate alle scuole secondarie di I grado. Info e modalità di prenotazioneLe recite del sabato e della domenica sono aperte a tutti. Consulta il calendario e scopri le modalità di prenotazione Il cambiamento climatico ha generato l’ennesima tempesta shakespeariana trasportando una classe di scuola secondaria inferiore su un’isola sconosciuta (Saramago) abitata da singolari personaggi che diventano le guide di un eco-tour alla scoperta della sostenibile leggerezza del teatro. L’isola appare quasi come un bosco furioso (Ariosto) in cui gli “alberi” sono convinti di avere il potere di trasformare la natura, le cose e le regole del vivere civile. Amano le domande e si divertono a cercare tante interpretazioni diverse: si interrogano sul rapporto tra esseri umani e ambiente (Ibsen), sulla suddivisione di compiti e gerarchie nei gruppi (Marivaux), sulla relazione tanto pre-adolescenziale quanto attoriale tra ciò che pensiamo di essere e come appariamo agli altri (interprete vs. personaggio). La classe diventa parte della tribù dell’isola e partecip attivamente alla creazione di una nuova e speciale carta costituzionale che includa anche i diritti delle piante (Mancuso).
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MEIN KAMPF | Intervista a Stefano Massini
Nel 1924, Hitler dava alle stampe Mein Kampf (La mia battaglia). Nel 2016, la Germania ne ha permesso la ripubblicazione. Stefano Massini ha studiato tutti i discorsi di Hitler e la prima stesura del libro, creando uno spettacolo che mette in luce la paranoia del dittatore e la follia nazional-socialista.Cento anni ci separano dal 1924, anno di nascita di Mein Kampf. Otto dal 2016, quando la Germania ne consentì la ripubblicazione, ritenendo che solo la conoscenza potesse evitare il ripetersi della catastrofe. Per anni Stefano Massini ha lavorato incrociando i testi di tutti i comizi del Führer con la prima stesura del libro-manifesto dettato dal giovane Hitler nella cella del carcere di Landsberg. Oggi consegna al palcoscenico uno spettacolo in cui Mein Kampf emerge in tutta la sua sconcertante portata, paranoica autobiografia di un invasato, convinto di poter sublimare le proprie frustrazioni in un progetto politico rivoluzionario e delirante. Dal primato della razza all’apoteosi del condottiero, alla febbre per la propaganda, va in scena l’impalcatura del nazionalsocialismo, offerto senza filtri da Massini con lo stile ossessivo, barocco ed enfatico del testo originario, in un millimetrico studio teatrale di ritmi, toni e affondi verbali del dittatore: perché la comprensione del meccanismo è l’unico antidoto al suo replicarsi.
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