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Segni e colori
AudioZoom® a cura di eArs Segni e coloriCosa avete pensato osservando un’immagine di Miró per la prima volta? Non sappiamo se è il vostro caso, ma potremmo essere tentati di immaginarci che si tratti di una rappresentazione astratta, di segni scollegati dalla realtà, magari realizzati d’impulso.Niente di più lontano dall’opera di Miró. Sebbene infatti il suo stile evidentemente sia molto lontano dal realismo, le sue figure non sono una semplice unione di segni e colori arbitrari, ma risultati di un processo che l’artista chiama schematizzazione. I soggetti vengono ridotti ai minimi termini: le figure umane diventano semplici linee, la luna si sintetizza in una falce color giallo, l’occhio non è che un punto nero incorniciato in un ovale. Sono ancora tutti lì, ma solo in forma schematica, appunto! Anche i colori sono essenziali: nero, rosso, blu, giallo e verde, quasi mai sfumati o mescolati, ma in contrasto tra loro. Per quanto riguarda il processo creativo poi, questo non è esclusivamente frutto di un istinto spontaneo. Quello è solo l’inizio: ciò che Miró definisce “uno stato di allucinazione provocato da uno shock”, inatteso - scaturito da un gesto, da un moto interiore o dal mondo circostante - che dà il via ad una fase di creatività libera, guidata dall’inconscio - alla maniera surrealista. Tuttavia, da lì parte poi una seconda fase, controllata, disciplinata, paziente, con la quale l’artista completa passo dopo passo l’immagine, fino a portare a termine il lavoro.
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Le Lézard aux Plumes d’Or
AudioZoom® a cura di eArs Le Lézard aux Plumes d’OrCosa differenzia poesia e pittura? Un bel niente!O almeno, se lo aveste chiesto a Miró, probabilmente vi avrebbe risposto così.Nel 1936, allo scoppio della Guerra Civile Spagnola, Miró si trova a Parigi, dove è costretto a rimanere in una stanza d’hotel, lontano dal proprio atelier e senza l’adeguata attrezzatura per la pittura. In questo periodo, non avendo altri mezzi, si dedica ai suoi primi componimenti in francese in prosa poetica e in versi, ai quali affianca i propri disegni. Questi lavori non videro mai la luce, ma instillarono in lui l’idea di un progetto individuale, dove non avrebbe tratto spunto dai testi di altri autori, ma dalle sue stesse poesie. Un seme che germoglierà soltanto molti anni dopo, nel 1971, con Le lézard aux plumes d’or. Questo si tratta di fatto del primo libro d’artista di Miró, nel quale è lui ad essere sia l’autore delle poesie che delle litografie, e che concretizza quella continuità tra scrittura ed arte visiva nella quale credeva fermamente.
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Le Marteau sans Maître
AudioZoom® a cura di eArs Le Marteau sans MaîtreNegli anni Venti Parigi era la culla delle avanguardie, gli artisti di tutto il mondo si incontravano nei suoi café e nelle gallerie per sperimentare forme espressive mai viste prima; tra questi futuristi, cubisti, dadaisti… e anche Miró, che vi si trasferisce 1921. Qui stringerà rapporti non solo con i propri colleghi pittori, ma anche con scrittori e poeti d’avanguardia. In particolare, entrerà in contatto con il circolo degli autori surrealisti, tra i quali conobbe René Char. Il surrealismo per Miró fu una vera e propria scoperta che lo portò a ripensare la sua pittura, che si fece meno realista e più libera, consolidandosi piano a piano in quello stile che lo contraddistinguerà per il resto della carriera.Tra il 1948 e il 1976, Miró realizzerà assieme a René Char dodici libri di poesie accompagnate dalle sue illustrazioni, tra questi Le marteau sans maître, il martello senza padrone. In queste incisioni Miró crea un parallelo visivo alla poesia surrealista, con un linguaggio pittorico onirico, che vuole esplorare l’irrazionalità e il desiderio. L’unione di più mezzi espressivi - come poesia e pittura - per dare forma al subconscio era un obiettivo comune per gli intellettuali surrealisti e così Le marteau sans maître fu d’ispirazione anche per il compositore Pierre Boulez che lo trasformò in una delle sue opere, traducendo in musica i versi che Miró ha reso in immagine.
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Derrière le miroir
AudioZoom® a cura di eArs Derrière le miroirSebbene oggi, grazie agli smartphone, siamo abituati a vivere in un mondo in cui ogni immagine è a portata di mano - dai murales dei writer, alla Gioconda, alle statuette delle veneri preistoriche - la questione non era così scontata negli anni Quaranta. Un tema, questo, abbastanza scottante per un artista, che ha bisogno prima di tutto di farsi conoscere proprio attraverso le sue immagini. Le riviste e le incisioni hanno fatto per decenni ciò che adesso fa per noi internet ed è grazie ad esse che gli artisti del dopoguerra hanno potuto raggiungere il grande pubblico. Naturalmente, che un artista fosse conosciuto giovava anche al gallerista che vendeva le sue opere. E così nacque Derrière le miroir, rivista fondata nel 1946 da Aimé Maeght commerciante d’arte, collezionista ed editore. I numeri contenevano le litografie degli artisti della galleria d’arte di Maeght, come Georges Braque, Marc Chagall, Alberto Giacometti o Henri Matisse, accompagnate da articoli e poesie di noti intellettuali della scena francese tra cui Apollinaire, René Char e Pierre Reverdy. Nel 1965 arrivò il turno di Miró a cui fu dedicato il numero 151-152. Adesso immaginiamoci di avere tra le mani questa rivista, apriamola e godiamoci le litografie su cartone del pittore in essa contenute e che troviamo esposte in questa sezione.
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Lapidari
AudioZoom® a cura di eArs Lapidari Chiudete gli occhi e provate ad immaginare una pietra… Fatto? Non diteci che avete pensato ad un arido pugno di roccia grigia!C’è ben altro che questo mondo ha da offrire: lo zaffiro, la marcasite, il berillio, il calcedonio… minerali dai toni brillanti che ritroviamo come aure di colore nelle acqueforti di Miró per Lapidari, libro delle proprietà delle pietre. Si tratta di una raccolta di manoscritti medievali della Catalogna dedicati alla descrizione delle pietre rare. Ricerche appartenenti ad un’epoca in cui lo studio della natura e la sua interpretazione in ottica metafisica non erano affatto in contrasto. Miró affianca ad ognuna delle dodici pietre due incisioni: una è caratterizzata da spesse e decise linee e forme nere; l’altra contiene vaporosi cerchi colorati accompagnati da segni ruvidi, macchie e graffi che testimoniano l’approccio sperimentale dell’artista durante i processi di incisione. Pensate in quanti modi Miró deve aver lavorato sulla matrice di stampa per ottenere gli effetti che fanno da sfondo a queste opere!L’abbinamento dei due differenti stili sembra rendere visivamente la duplice chiave di lettura del soggetto. Da una parte, l’aspetto fisico della pietra - il colore, la durezza, la ruvidezza, il legame con la terra - dall’altra, i connotati simbolici e culturali - le proprietà magiche e alchemiche attribuite dagli studiosi antichi a ciascuna di esse. Cosa ne dite, Miró è riuscito a farvi vedere le pietre con altri occhi?
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Quelques fleurs pour des amis
AudioZoom® a cura di eArs Quelques fleurs pour des amisE se passassimo la nostra vita in un giardino... Lontani dalle vicende turbolente del mondo esterno, circondati solo dai fiori e le piante?Miró nel suo giardino ideale dedicò ognuno di questi fiori ad un caro amico. Per Patricia e Pierre Matisse quelli dai piccoli petali blu e rossi; per l'affettuoso Pierre Volboudt quel fiore bruno che svetta per il suo stelo; a Guiguite e Aimé Maeght, quella porzione di prato su cui brilla una stella. Durante tutta la sua carriera, il pittore strinse legami con moltissimi intellettuali e artisti del suo tempo, alcuni dei quali sono oggi importanti firme del Novecento. A questi, nel 1963, inviò una copia del libro da lui illustrato del critico Yvon Taillandier intitolato “Je travaille comme un jardinier”, Lavoro come un giardiniere, che raccoglieva una serie di conversazioni avute tra lui e Miró. Ogni volume inviato agli amici era accompagnato da un acquarello con una dedica personale. L’anno dopo, trentadue di questi acquerelli furono raccolti e pubblicati in un volume a sé, dal titolo Quelques fleurs pour des amis, alcuni fiori per i miei amici. Raccolti insieme, questi danno vita al giardino in cui Miró si riunisce - in mezzo a fiori decostruiti in linee, colori e parole - con le persone importanti della sua vita.
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Ubu Roi
AudioZoom® a cura di eArs Ubu RoiAbbiamo detto che Miró si trovava particolarmente in sintonia coi poeti e gli scrittori, e non necessariamente suoi contemporanei!Questa serie di litografie, ad esempio, è dedicata ad Ubu Roi, l’opera teatrale scritta dal drammaturgo francese Alfred Jarry nel 1896. La trama racconta con toni satirici e grotteschi la storia di Ubu, un uomo ottuso e avido di potere che usurpa il trono di un immaginario regno di Polonia. Diventa così il nuovo sovrano assoluto, ma la sua inettitudine, la sua crudeltà e la sua brama di potere lo portano presto alla rovina, tradito persino da quelli che prima l’avevano supportato. La vicenda, che avrebbe tutti gli ingredienti per essere una cupa tragedia, viene trattata da Jarry con una sceneggiatura dal linguaggio comico, eccessivo ed irriverente, con un largo uso di espressioni dissacranti, assurde o di vere e proprie scurrilità.E, guardandovi intorno, questa libertà espressiva… non vi ricorda qualcuno?Esatto: il nostro amico Miró! Neanche lui si poneva limiti nella pittura. In questa serie, rappresenta vicende e personaggi della pièce teatrale Ubu Roi dando forma e corpo alle taglienti parole di Jarry, in un mondo abitato da creature antropomorfe ed estremamente caricaturali.Ma l’opera di Jarry ha una certa risonanza con il pittore non solo per questo aspetto.Infatti, nell’epoca in cui Miró lavorò a questa serie - tra il 1964 e il 1971 - la Spagna e la Catalogna vivevano sotto il giogo della dittatura di Francisco Franco e chissà se Miró non abbia visto un certo legame tra la satira del despota Ubu e ciò che avveniva in quegli anni nella sua stessa terra.
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Les Pénalités de l'Enfer ou Les Nouvelles-Hébrides
AudioZoom® a cura di eArs Les Pénalités de l'Enfer ou Les Nouvelles-HébridesCerte amicizie superano tutto, anche il tempo, anche il dolore. Miró ce ne ha lasciato una testimonianza. Il pittore conobbe lo scrittore Robert Desnos durante il suo periodo parigino, negli anni Venti. I due furono molto legati, forse perché condividevano un punto di vista simile sulla pratica artistica: Desnos considerava la poesia un atto d’amore, dove il poeta si abbandonava anima e corpo, come in una specie di abbraccio; mentre Miró affermava che “La pittura o la poesia si fanno come si fa l’amore; uno scambio di sangue, un abbraccio totale, senza alcuna cautela, senza alcuna protezione”. Sebbene Miró avesse sempre mostrato interesse ad illustrare i testi dello scrittore, questo progetto fu interrotto prima dallo scoppio della Guerra Civile Spagnola nel 1936 e poi dalla Seconda Guerra Mondiale, cui seguì la deportazione di Desnos, membro attivo della resistenza francese. Il poeta morì di tifo pochi giorni dopo la liberazione dal campo di concentramento.Anni dopo, nel 1974, sarà la vedova Youki Desnos a chiedere a Miró di illustrare Les Pénalités de l’Enfer ou les Nouvelles-Hébrides, opera in prosa scritta nel 1922 e rimasta inedita fino ad allora.Rispetto al suo stile più conosciuto, in questa serie il linguaggio di Miró si fa particolarmente drammatico, reso con un segno tagliente e macchie di colori saturi, alternati a dense campiture di nero. Un’intensità emotiva che ci avvicina alla triste vicenda di una profonda amicizia stroncata dalla guerra.
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Introduzione
AudioZoom® a cura di eArs Introduzione Se Joan Miró è conosciuto da tutti come l’artista dei mondi incantati, l’arte grafica è stata la porta attraverso la quale i suoi incanti sono entrati nella nostra quotidianità. La serigrafia, l’acquaforte, la litografia e le altre tecniche di stampa permisero all’artista di riprodurre la sua opera in più copie e su una moltitudine di supporti vari come riviste, libri, lettere o manifesti. In questo modo, l’arte poteva diffondersi più facilmente tra le persone, raggiungendole sia negli spazi pubblici sia nelle loro case, diventando così più democratica. Tuttavia, bisogna dire che non fu solo questo aspetto a permettere alla grafica di incantare, a sua volta, l’artista dell’incanto.Lui ne era affascinato perché lo lasciava libero di dare sfogo alla sua voglia di sperimentare, variando tra le diverse forme d’incisione e… non solo. D’altronde, difficilmente Joan Miró si accontentava di applicare i processi standard di riproduzione ma, come vedrete nelle opere qui esposte, preferiva giocare con la matrice o con le superfici da stampare, ricercando effetti inusuali a volte imprevisti. Inoltre, visto il diffuso utilizzo delle tecniche di grafica nell’editoria, questa forma espressiva permise a Miró di lavorare fianco a fianco con alcuni dei suoi migliori amici: gli scrittori e i poeti con i quali amava trascorrere il tempo. Lui, che non per nulla si definiva un pittore-poeta.Nella mostra, incontreremo questo pittore da un punto di vista diverso: in una raccolta di oltre 150 opere grafiche che ci restituiscono un ritratto di Miró che potrebbe sembrarci insolito, ma che in realtà lo rappresenta benissimo. Parliamo infatti di una pratica alla quale si è dedicato totalmente, lasciandoci una produzione vastissima e diffusa. Una vera passione di uno dei maestri del Novecento che, oggi, vogliamo raccontarvi.Buona visita.
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