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La rivolta contadina del 1525
by Regiostoria podcast
L'anno 1525 fu un anno di turbolenze: un vasto movimento di protesta e rivolta - originato anche dal messaggio del Protestantesimo - si sviluppò dalla Germania fino al Trentino. Dalla fuga del principe vescovo Bernardo Cles (a Riva del Garda), preoccupato dalla ribellione, all'assalto ai castelli (in Val di Non, in val di Sole, in Valsugana), il saccheggio delle abbazie (in particolare in Alto Adige, a Novacella) furono gli avvenimenti che segnarono questa "guerra contadina" (gli storici tedeschi la chiamano Bauernkrieg), che vi racconteremo in cinque puntate: la genesi, gli eventi, il particolare caso di Nomi in Vallagarina, e l'eredità che ha lasciato nei secoli a seguire.
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3 - Il 1525 di sangue: quando la rivolta brucia vivo Pietro Busio
La rivolta contadina del 1525 fece poche vittime, solo due in Trentino, a parte i capi della sollevazione che verranno giustiziati pubblicamente nella repressione. Una delle vittime è il nobile di Nomi, il conte Pietro Busio Castelletti, che nel luglio di quell'anno trova la morte - arso vivo - dentro la torre del suo palazzo in paese assediato dai rivoltosi. Ma è veramente così? Lo storico Roberto Adami ricostruisce il clima dell'epoca, e anche i risvolti della vicenda: la rivalità fra il Busio ed i potenti signori Lodron di Villa Lagarina che vogliono impradonirsi delle sue terre, le squadracce di "bravi" di questi ultimi, l'infiltrazione di uomini nelle fila dei rivoltosi. Ed alla fine, come scroprirete, si trattò di un vero delitto su commissione...
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2 - Quattro mesi di rivolta e di battaglie
La rivolta dei contadini e dei poveri trentini nel 1525, di fatto, durò appena quattro mesi. Ma lasciò ferite e allarme fra i notabili: basti pensare che nei primi tre giorni della sollevazione (a cavallo del 15 maggio), furono assaltati e conquistati numerosi castelli dell'Anaunia, dalla Rocchetta in su, compresi Castel Valer e Castel Bragher. In Valsugana, intanto, venivano espugnati castel Selva e Castel Ivano. Mentre il Principe Vescovo Bernardo Cles aveva scelto la fuga a Riva del Garda, i moti di rivolta continuavano in tutto il Trentino, e furono alla fine debellati per l'importante afflusso di milizie professionali: a Trento erano presenti in quel momento molti lanzichenecchi reduci dalla vittorioda battaglia di Pavia contro i francesi. E soprattutto il loro comandante, il leggendario condottiero Georg Frunsberg, che dal Buonconsiglio diresse le operazioni di repressione. Ce ne parlano in questa puntata gli storico Alessandro Paris e Marco Bellabarba.
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1 - La fiamma della ribellione, dalla Germania a Trento, e Bernardo Clesio fugge
Ci fu un momento, nella lunga storia del Principato Vescovile di Trento, nel quale l’istituzione venne scossa dalle radici e rischiò di scomparire: successe tutto in pochi mesi, nella primavera dell’anno 1525, quando la ribellione che aveva infiammato la Germania era arrivata in Alto Adige con saccheggi e devastazioni ai castelli, alle abbazie ed ai monasteri. Un moto di rivolta contadina che spaventò il Principe Vescovo Bernardo Cles, che decise di riparare a Riva del Garda, al sicuro nella Rocca. Questo non fermò imoti popolari che interessarono la Val di Non, la Rotaliana, la Valsugana e il capoluogo in particolare. Come ci spiega il professor Marco Bellabarba, docente di Storia Moderna alla facoltà di Lettere dell’Università di Trento.
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L'anno 1525 fu un anno di turbolenze: un vasto movimento di protesta e rivolta - originato anche dal messaggio del Protestantesimo - si sviluppò dalla Germania fino al Trentino. Dalla fuga del principe vescovo Bernardo Cles (a Riva del Garda), preoccupato dalla ribellione, all'assalto ai castelli (in Val di Non, in val di Sole, in Valsugana), il saccheggio delle abbazie (in particolare in Alto Adige, a Novacella) furono gli avvenimenti che segnarono questa "guerra contadina" (gli storici tedeschi la chiamano Bauernkrieg), che vi racconteremo in cinque puntate: la genesi, gli eventi, il particolare caso di Nomi in Vallagarina, e l'eredità che ha lasciato nei secoli a seguire.
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