Macerata Racconta

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Macerata Racconta

Il festival Macerata Racconta è ideato e organizzato dall’Associazione culturale conTESTO. Con un programma che si rinnova di anno in anno ispirandosi ogni volta a un tema diverso, sempre di estrema attualità. Gli eventi del festival sono tutti gratuiti e pensati con cura per incontrare un pubblico eterogeneo appartenente a tutte le fasce di età.

  1. 40

    Erri De Luca - "Diavoli custodi" - Intervista di Loredana Lipperini

    Erri De Luca: scrittore, poeta e traduttore. I suoi libri sono tradotti in più di 30 lingue. Autodidatta in swahili, russo, yiddish e ebraico antico, ha tradotto con metodo letterale alcune parti dell’Antico Testamento reinterpretandone il significato. DIAVOLI CUSTODI: Dall’incontro di due personalità eccezionali nasce un libro unico e prezioso, che affianca a trentasei racconti di Erri De Luca altrettanti disegni (in bianco e nero e a colori) dell’artista Alessandro Mendini. Un duetto che rimanda a una nostra tradizione forte – basti pensare al connubio fra Rodari e Munari – e che qui comincia sempre con un’illustrazione, da cui poi il racconto prende liberamente l’abbrivio. “Quello che scrivo,” dice De Luca, “dipende dal riflesso di uno che è preso alla sprovvista.” E a stupire, a spiazzare sono quei disegni che fanno spalancare gli occhi come uno strappo nel cielo, fanno sentire nudi “come quei due nel primo giardino, dopo l’assaggio scippato dall’albero della conoscenza”, perché “la suggestione è una manifestazione della verità”. Erri De Luca e Alessandro Mendini iniziano quasi per gioco – ispirandosi ai disegni di un bambino caro a entrambi – e poi via via stabiliscono fra loro un dialogo di forme e parole serrato e ricco di senso, tracciano sulla pagina le proprie paure, le tentazioni, le fiere ostinazioni, e tutto un vivace campionario di “mostruosità terrestri”. Compongono dunque un libro di eroismi quotidiani che scandaglia, attraverso percorsi tutt’altro che logici e prevedibili, il nostro più profondo sentire: facendoci avvertire il fiato dei mostri dietro le nostre spalle e al contempo consegnandoci le chiavi del serraglio dentro cui tenerli a bada.I mostri sono i diavoli custodi dell’infanzia, nessun angelo può tenerli a bada.

  2. 39

    Luciano Canfora - "Un errore dannoso: ignorare il passato" - Intervista di Loredana Lipperini

    Luciano Canfora: filologo di fama internazionale. Insegna Filologia greca e latina presso l’Università di Bari. Fa parte del Comitato scientifico della “Society of Classical Tradition” di Boston e della Fondazione Istituto Gramsci di Roma. Dirige la rivista «Quaderni di Storia» e la collana di testi “La città antica”. Fa parte del comitato direttivo di «Historia y critica» (Santiago, Spagna), «Journal of Classical Tradition» (Boston), «Limes (Roma)». I suoi testi spaziano dall’antichità all’attualità rivista sempre in chiave storica. Molti dei suoi libri sono stati tradotti in USA, Francia, Inghilterra, Germania, Grecia, Olanda, Brasile, Spagna, Repubblica Ceca.

  3. 38

    Stefano Mancuso - "Le meraviglie del pianeta verde"

    Stefano Mancuso: saggista e docente all’Università di Firenze, è uno dei maggiori esperti internazionali del mondo vegetale. Direttore dell’International Laboratory of Plant Neurobiology (LINV) e membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior. Tutto comincia e finisce con le piante. Dalla possibilità di vivere su questo pianeta al piacere di ascoltare la voce di un violino, all’inizio di ogni storia c’è sempre una pianta. La maggior parte di queste rimangono per sempre sconosciute – come l’abete rosso che regalò a Stradivari il legno per i suoi 14 violini. Altre, per caso o perché legate a persone o avvenimenti che hanno colpito l’immaginario degli uomini, hanno avuto per fortuna una storia diversa che stiamo qui a raccontare. Un giorno al compositore inglese Sir Edward Elgar venne chiesto da dove provenisse la sua musica. La risposta fu: «La mia idea è che ci sia musica nell’aria, musica dappertutto intorno a noi, il mondo ne è pieno e ne puoi prendere ogni volta tutta quella di cui hai bisogno». Lo stesso accade per le piante che, come la musica per Elgar, sono letteralmente dappertutto e per scriverne non si deve far altro che ascoltare le loro storie e raccontarle. Tutte quelle di cui abbiamo bisogno. È così che è nato questo libro, scrivendo storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une alle altre nella narrazione della vita sulla Terra. Perché le piante costituiscono la nervatura, la mappa (o pianta) sulla base della quale è costruito l’intero mondo in cui viviamo. Non vederla, o ancora peggio ignorarla, credendo di essere al di sopra della natura, è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie. Stefano Mancuso: saggista e docente all’Università di Firenze, è uno dei maggiori esperti internazionali del mondo vegetale. Direttore dell’International Laboratory of Plant Neurobiology (LINV) e membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling & Behavior. Tutto comincia e finisce con le piante. Dalla possibilità di vivere su questo pianeta al piacere di ascoltare la voce di un violino, all’inizio di ogni storia c’è sempre una pianta. La maggior parte di queste rimangono per sempre sconosciute – come l’abete rosso che regalò a Stradivari il legno per i suoi 14 violini. Altre, per caso o perché legate a persone o avvenimenti che hanno colpito l’immaginario degli uomini, hanno avuto per fortuna una storia diversa che stiamo qui a raccontare. Un giorno al compositore inglese Sir Edward Elgar venne chiesto da dove provenisse la sua musica. La risposta fu: «La mia idea è che ci sia musica nell’aria, musica dappertutto intorno a noi, il mondo ne è pieno e ne puoi prendere ogni volta tutta quella di cui hai bisogno». Lo stesso accade per le piante che, come la musica per Elgar, sono letteralmente dappertutto e per scriverne non si deve far altro che ascoltare le loro storie e raccontarle. Tutte quelle di cui abbiamo bisogno. È così che è nato questo libro, scrivendo storie di piante che intrecciandosi agli avvenimenti umani si legano le une alle altre nella narrazione della vita sulla Terra. Perché le piante costituiscono la nervatura, la mappa (o pianta) sulla base della quale è costruito l’intero mondo in cui viviamo. Non vederla, o ancora peggio ignorarla, credendo di essere al di sopra della natura, è uno dei pericoli più gravi per la sopravvivenza della nostra specie

  4. 37

    Piero Martin - "Errori memorabili" - Intervista di Marino Sinibaldi

    Piero Martin: è uno dei maggiori esperti di fusione termonucleare. Professore ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Padova, saggista e divulgatore scientifico STORIE DI ERRORI MEMORABILI: in questo libro scopriremo storie affascinanti di chimica, biologia, medicina e soprattutto di fisica, dal punto di vista di chi sbaglia. Incontreremo scienziati come Fermi, Einstein e Pauling e studiosi quasi ignoti. Scoprire che anche i grandi della scienza hanno sbagliato sarà una iniezione di ottimismo. Spesso si considera la scienza il regno della certezza e della verità. Invece, il dubbio e l’errore sono fondamentali per il progresso del sapere in ogni settore. E, come accade nella vita di ogni giorno, anche nella scienza l’errore si presenta sotto molteplici forme: c’è l’errore che è motore di nuove conoscenze, ma anche quello frutto dell’ideologia o della fretta. C’è l’errore riconosciuto e quindi fecondo, ma anche quello testardo. Viviamo in un mondo che con l’errore ha un rapporto difficile. Oggi più che mai è importante rivalutarlo: lunga vita all’errore!

  5. 36

    Vera Gheno - "Grammamanti, immaginare futuri con le parole" - Intervista di Sergio Labate

    Vera Gheno: sociolinguista e saggista italiana, specializzata in comunicazione digitale. Collaboratrice dell’Accademia della Crusca, dal 2012 ne ha curato l’account Twitter. GRAMMAMANTI, IMMAGINARE FUTURI CON LE PAROLE: le parole sono centrali nelle nostre vite e dischiudono infinite opportunità. Per questo dovremmo instaurare con loro una vera e propria relazione amorosa, sana, libera, matura. Perché le parole ci permettono di vivere meglio e ci danno la possibilità di cambiare il mondo. Chi può definirsi grammamante? Chi ama la lingua in modo non violento, la studia e cosí comprende di doverla lasciare libera di mutare a seconda delle evoluzioni della società, cioè degli usi che le persone ne fanno ogni giorno parlando. Essere grammarnazi significa difendere la lingua chiudendosi dentro a una fortezza di certezze tanto monolitiche quanto quasi sempre esili; chi decide di abbracciare la filosofia grammamante, invece, non ha paura di abbandonare il linguapiattismo, ossia la convinzione che le parole che usiamo siano sacre, immobili e immutabili. Perché per fortuna, malgrado la volontà violenta di chi le vorrebbe sempre uguali a loro stesse, le parole cambiano: alcune si modificano, altre muoiono, ma altre ancora, nel contempo, nascono. E tutto questo dipende da noi parlanti: non c’è nessuna Accademia che possa davvero prescrivere gli usi che possiamo farne; siamo noi a deciderlo e permettere il cambiamento. È tempo di smettere di essere grammarnazi e tornare ad amare la nostra lingua, apprezzandola per quello che davvero è: uno strumento potentissimo per conoscere sé stessi e costruire la società migliore che vorremmo.

  6. 35

    Alessandro Bergonzoni - "Sviste, abagli e strafalconi: quali diferenze? L'errorismo nel contemporaneo"

    Alessandro Bergonzoni: poliedricoartista, autore e attore teatrale. Sperimentatore linguistico ed esploratore del comico, è una delle menti più originali dello spettacolo italiano. Sviste, abagli e strafalconi. Quali diferenze? L’errorismo nel contemporaneo è il titolo della lectio tenuta per il festival Macerata Racconta

  7. 34

    Premio Strega 2024 - "La dozzina" - Intervista di Loredana Lipperini

    SONIA AGGIOADRIAN BRAVIPAOLO DI PAOLODONATELLA DI PIETRANTONIOTOMMASO GIARTOSIO ANTONELLA LATTANZIVALENTINA MIRAMELISSA PANARELLODANIELE RIELLIRAFFAELLA ROMAGNOLO CHIARA VALERIODARIO VOLTOLINI

  8. 33

    Paolo Nori – “Dostoevskij contro tutti”

    Paolo Nori: scrittore, traduttore e saggista, è uno dei maggiori esperti e traduttori di letteratura russa in Italia. SANGUNINA ANCORA: Tutto comincia con Delitto e castigo, un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un’avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. “Sanguino ancora. Perché?” si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall’altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Perché di questa prossimità è fatta la convivenza con lo scrittore che più di ogni altro ci chiede di bruciare la distanza fra la nostra e la sua esperienza di esistere. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol’, aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della “città più astratta e premeditata del globo terracqueo”, giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo (“Abbiate dei figli! Non c’è al mondo felicità più grande”, è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po’ gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?

  9. 32

    Dario Fabbri - "L' America dopo Trump" - Intervsita di Paola Persano

    Dario Fabbri: analista geopolitico e giornalista, specializzato principalmente in America e Medio Oriente. Ha collaborato con Limes e ha diretto la rivista Scenari.

  10. 31

    Matteo Saudino - "Ribellarsi con filosofia"

    Matteo Saudino: filosofo, ideatore e autore di BarbaSophia, il canale Youtube di lezioni di Filosofia e Storia più grande d’Italia, RIBELLARSI CON FILOSOFIA: Kant è utile per riparare la ruota di una bicicletta? Studiare Anassimandro aiuta a postare una foto su Instagram? Conoscere Ipazia contribuisce a compilare un curriculum vitae? Insomma, a cosa serve la filosofia? La risposta è: a cambiare la vita. Perché fare filosofia non è solo un atto di ribellione contro l’utilitarismo della nostra società, ma anche uno strumento per costruire un pensiero autonomo che può condurci a realizzare molto di più. In compagnia di Kant, che ha sfidato il re di Prussia Federico Guglielmo per difendere un’idea, di Anassimandro, coraggioso evoluzionista ante-litteram, della geniale Ipazia, astronoma e matematica, esempio di emancipazione femminile e disobbedienza civile, e di molti altri filosofi, Matteo Saudino – in arte BarbaSophia – ci mostra come il coraggio delle idee possa impattare sulla nostra esistenza, insegnandoci a guardare alla filosofia con occhi nuovi e alla vita con gli occhiali della filosofia. Attraverso la biografia e il pensiero di dieci filosofi e filosofe l’autore ci guida alla scoperta del pensiero critico, strumento fondamentale per cambiare noi stessi e il mondo, al fine di renderlo un luogo più bello e giusto.

  11. 30

    Marco Damilano - "Le sfide presidenziali" - Intervista Vincenzo Varagona

    Marco Damilano: saggista, giornalista, e conduttore della rubrica di approfondimento “Il cavallo e la torre” di RAI 2 IL PRESIDENTE: Timidi o estroversi, rispettosi dei loro limiti o interventisti. In 75 anni di storia il presidente della Repubblica è stato di volta in volta garante, notaio, arbitro, ma anche un monarca a tempo, con la sua corte e i suoi intrighi. Il Quirinale è circondato da leggende nere e dall’ambizione di occuparlo che tenta tutti i principali leader. Le elezioni del presidente sono segnate, o precedute, da trattative segrete, tradimenti, scandali, interventi di poteri esterni ai grandi elettori che lo votano (ieri la Chiesa e la massoneria, gli Usa e l’Urss, oggi i social e l’Europa), perfino stragi (piazza Fontana, il rapimento e l’omicidio di Moro, l’eliminazione del giudice Falcone a Capaci). Nella lunga corsa sotterranea può capitare che i cavalli di razza vengano azzoppati mentre sono in vista del traguardo e che dal nulla spunti l’outsider. Per questo il conclave laico che porta all’elezione di un presidente della Repubblica, con le sue regole oscure, è un gioco imprevedibile e crudele, che racconta molto del nostro Paese, il Deep State italiano, in gran parte sconosciuto. Oggi più che mai. Con il venir meno dei partiti, in una società frammentata e ansiosa, il presidente è sempre di più il centro su cui ruotano tutti gli altri poteri, politici e economici, interni e internazionali. È il punto di equilibrio, chiamato a intervenire per evitare il collasso del Sistema, è la risposta alla crisi della nostra democrazia, ma rischia di essere anche la sua massima espressione.

  12. 29

    Serena Dandini - "Lee e le altre", storie di donne valorose - Intervista di Chiara Valerio

    Serena Dandini: scrittrice e conduttrice televisiva di trasmissioni di successo come “La Tv delle Ragazze” e “Avanzi!” Il suo romanzo “La vasca del Führer” racconta la storia della modella e fotoreporter americana Lee Miller. La sua storia, scrive Chiarra Valerio, si intreccia con quella dell’autrice del libro, entrambe donne che non credono che «per fare una cosa bene devi concentrarti solo su quella».

  13. 28

    Daria Bignardi - "Libri che mi hanno rovinato la vita e altri amori malinconici" - Intervsita di Loredana Lipperini

    Daria Bignardi: scrittrice, giornalista e conduttrice televisiva di trasmissioni quali: “Le invasioni Barbariche”, “L’era Glaciale” e “L’Assedio”. Libri che mi hanno rovinato la vita e altri amori malinconici : Ciascuno di noi, anche solo per un istante,ha conosciuto l’irresistibile forza di attrazione dell’abisso. Daria Bignardi sa metterla a nudo con sincerità e luminosa ironia, rivelando le contraddizioni della sua e della nostra esistenza, in cui tutto può salvarci e dannarci insieme, da nostra madre a un libro letto per caso. Partendo dalle passioni letterarie che l’hanno formata, con la sua scrittura intelligente e profonda, lieve, Daria Bignardi si confessa in modo intimo – dalle bugie adolescenziali agli amori fatali, fino alle ricorrenti malinconie – narrando l’avventura temeraria e infaticabile di conoscere sé stessi attraverso le proprie zone d’ombra. E scrive un inno all’incontro, perché è questo che cerchiamo febbrilmente tra le pagine dei libri: la scoperta che gli altri sono come noi. Memoir di formazione, breviario di bellezza, spudorato atto di fede verso il potere delle parole, questo libro è un percorso sorprendente e imprevedibile fatto di domande, illuminazioni, segreti, che pungola e lenisce, fa sorridere e commuove. Un viaggio nel quale la vita si manifesta «furiosamente grande». «Dopo aver letto Il demone meschino di Sologub, a tredici anni, presi della polvere dal Piccolo Chimico, uno dei miei giochi preferiti di bambina, la misi dentro un foglietto di carta velina piegato in quattro e me lo infilai nel portafoglio, per giocare alla droga. Mio padre la trovò qualche anno dopo e la fece analizzare. Distratto com’era, assente com’era, anziano com’era – sono nata che aveva quasi cinquant’anni – a suo modo cercava di tenermi d’occhio. Mia madre era cosí ansiosa che il solo pensiero che potessi cacciarmi nei guai la devastava, perciò lo rimuoveva. Mi proibiva tutto, che è come non proibire niente. Per lei – e quindi anche per me – non c’era scelta: dovevo essere irreprensibile e prudente, se no lei – come minimo – ne sarebbe morta. Diventai l’opposto».

  14. 27

    Gianrico Carofiglio - "Errori criminali: i casi dell'Avvocato Guerrireri" - Intervista di Valerio Calzolaio

    Gianrico Carofiglio: scrittore e saggista tra i giallisti più affermati in Italia. Ex magistrato, ha lavorato come Pretore a Prato, Pubblico Ministero a Foggia e come Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Creatore del personaggio seriale Avvocato Guerrieri, protagonista di molti suoi romanzi. E’ anche conduttore della trasmissione televisiva RAI “Dilemmi”.

  15. 26

    Giovanni Floris - "Il gioco" - Intervista di Loredana Lipperini

    Giovanni Floris: giornalista, scrittore e conduttore televisivo di talk-show e programmi di approfondimento politico. IL GIOCO: quando Rossella Catrambone, studentessa modello, scompare, è inevitabile che i sospetti si appuntino sui due ripetenti bulli dell’ultimo banco: Mansur detto Momo, italiano di seconda generazione, e Francesca, colonna dell’estrema destra del quartiere periferico di Torre Bruciata. I sospetti della polizia, si intende, ma non quelli del loro professore di lettere, Paolo Romano, che decide di aiutarli a scoprire la verità (e a restare fuori dalla galera). Ma i giorni passano, la ragazza non ricompare e si accumulano indizi inquietanti quanto stranamente letterari: una pista porta a Edgar Allan Poe, una a Giordano Bruno, una ai surrealisti… intanto, il professor Pastore, il complottista della scuola, è convinto che la chiave di tutto sia nascosta nei sotterranei del Vaticano e, quel che è peggio, lo dice in televisione. È solo l’inizio di una pericolosa caccia al tesoro a cui i tre saranno costretti a giocare in compagnia di strani alleati: una preside favorevole alle droghe sintetiche e un bibliotecario ex criminale. Li salveranno i libri, o sono proprio le parole a uccidere? Un giallo, un complotto, una commedia dal ritmo incalzante, un percorso scanzonato ma ricco di cultura tra le pagine, il pensiero e gli autori di un secolo di letteratura: questo romanzo multiforme è in se stesso un gioco. Libero, appassionato e imprevedibile, perché i libri non finiscono mai di sorprendere.

  16. 25

    Alessandro Robecchi - "Monterossi, un detective per caso e per errore" - Intervista di Loredana Lipperini

    Alessandro Robecchi: scrittore e autore televisivo e teatrale. Creatore del personaggio seriale Carlo Monterossi, dai suoi romanzi è stata tratta l’omonima serie PESCI PICCOLI: Capita a Carlo Monterossi di trovarsi impelagato in faccende diverse, per via della sua doppia vita. Da un lato ha fatto i soldi come autore televisivo con un programma senza pudore e dalla lacrima facile, Crazy Love. Dall’altro, quasi per emendarsi, si adopera per risolvere casi umano-criminali, insieme agli amici detective della Sistemi Integrati, Oscar Falcone e Agatina Cirrielli, in una Milano faticosa e ostile. Flora De Pisis lo manda a Zelo Surrigone, poco lontano dalla metropoli: un crocifisso si è messo a luccicare e un bel santone, don Vincenzo, un ex prete, predica di miracoli e raccoglie donazioni, un’occasione imperdibile per Crazy Love. Negli stessi giorni, un manager della Italiana Grandi Opere, un impero industriale delle costruzioni nel mondo, chiede aiuto alla Sistemi Integrati: l’azienda ha subìto uno strano furto, soldi, documenti, una pennetta usb. Il tutto mentre i poliziotti Ghezzi e Carella risolvono mugugnando una manciata di piccoli casi, storie ordinarie di disperazione e malavita di sopravvivenza, una caccia a tanti pesci piccoli, perché «servono un sacco di perdenti per tenere vivo il mito della città vincente». La vita complicata del detective dilettante Carlo Monterossi – privilegiato sull’orlo del cinismo e al tempo stesso disincantato Robin Hood -, permette al suo creatore Alessandro Robecchi di scrivere noir a forte impianto sociale, che fanno molto pensare a Scerbanenco: crudo realismo unito a una solidarietà che si incarna in personaggi teneri e vivissimi. Come la Teresa di questo romanzo, la piccola donna delle pulizie che non ha mai pensato di poter cambiare la propria vita. E proprio la sua limpida carica di verità attrae Carlo oltre la semplice simpatia, contribuendo a scompigliargli.

  17. 24

    Giordano Bruno Guerri – “D’Annunzio, la vita come opera d’arte” – intervista di Loredana Lipperini

    Giordano Bruno Guerri: fine intellettuale, scrittore, giornalista, storico e studioso del ventesimo secolo, specializzato sul ventennio fascista e sui rapporti fra stato italiano e Chiesa. Direttore della Fondazione Il Vittoriale degli italiani e del ForumTAL per il Trattamento Automatico della Lingua. Uno dei massimi esperti di Gabriele D’Annunzio a cui ha dedicato diverse pubblicazioni. D’ANNUNZIO, LA VITA COME OPERA D’ARTE: D’Annunzio giovane studente ribelle, poeta, romanziere. D’Annunzio libertino, amante, marito e padre. D’Annunzio soldato, guerriero, rivoluzionario. D’Annunzio politico, avventuriero, influencer ante litteram in un’Italia, un’Europa di un secolo fa. Ci sono tutti i profili del Vate in questa avvincente biografia illustrata scritta dal presidente del Vittoriale degli Italiani, il libro-dimora, la monumentale opera d’arte che così tanto somiglia alla vita del suo più celebre abitante. Giordano Bruno Guerri veste qui i panni della «vedova» del poeta: «Tecnicamente lo sono, come le mogli che – defunti i mariti scrittori – si sforzano di mantenerne vive memoria e opere. Ma se di solito le vedove sono tristi, io sono una vedova allegra, ho anche altre passioni. E poi, ora che lo conosco bene, posso scherzare con lui, giocarci, non cadere nelle trappole di cui ha disseminato la propria vita per depistare contemporanei e posteri, godendone. “Io sono un mistero musicale con in bocca il sapore del mondo”, disse». In questo avvincente quanto inusuale racconto dell’esistenza del poeta, attraverso un apparato di immagini inedite, autografi, cimeli, Guerri riesce a tratteggiare con la precisione dello storico e la scrittura del grande autore un ritratto sentimentale che conquista, convince, spiega. Con lo stesso spirito con cui dirige il Vittoriale, impegnato, come lui stesso dice, «nell’impresa di liberare d’Annunzio da pregiudizi che sembravano inestirpabili». Questo libro dimostra che l’impresa è compiuta.

  18. 23

    Pietrangelo Buttafuoco - "Sono cose che passano" - Intervista di Lucia Tancredi

    Pietrangelo Buttafuoco: scrittore, giornalista e fine intellettuale siciliano, scrive su «Il Foglio», «la Repubblica» e «Il Sole 24 ore». Autore di numerosi romanzi e saggi. SONO COSE CHE PASSANO: Nel secondo dopoguerra il barone di dubbia nobiltà Rodolfo Polizzi sposa Ottavia principessa di Bauci e la porta con sé a Leonforte, un paese dell’entroterra di Sicilia. In quell’estate del 1951 dove, poco lontano, sull’isola di Vulcano Roberto Rossellini s’innamorava di Ingrid Bergman e, a Capo d’Orlando, Lucio Piccolo con i fratelli Casimiro e Agata Giovanna – zii di Ottavia – ricevevano il jet set internazionale, a casa del candido Rodolfo arrivava Lucy Thompson, la compagna di college della moglie a svegliare i trascorsi di gioventù della principessa, tutti di strani riti e sabba studenteschi. Sotto gli occhi della signorina Lia, entusiasta testimone di una stagione elettrizzante, mentre il barone Polizzi si ammala e la principessa si lascia sedurre da un capomastro, l’intera Leonforte si trasforma in un pandemonio. Ma qualche anno dopo Carlo Delcroix, un eroe soldato – cieco e mutilato – la spinge a una scelta cruciale, ma forse vana. Un romanzo seducente e infuocato come la Sicilia, un divorzio all’italiana che Pietrangelo Buttafuoco trasforma in un moderno Faust al femminile.

  19. 22

    Gianluigi Nuzzi - "I predatori (tra noi)" - Intervista di Giancarlo Falcioni

    Gianluigi Nuzzi: saggista, giornalistae conduttore della trasmissione “Quarto Grado” su Rete 4. Autore di diverse inchieste e scoop sul Vaticano che hanno avuto vasta eco, anche internazionale. I PREDATORI (TRA NOI): Un imprenditore multimilionario, con il tocco di re Mida quando si tratta di portare al successo innovative startup digitali, viene arrestato per reati che vanno dalla violenza sessuale al sequestro di persona, dalle lesioni allo spaccio di droga, compiuti in un attico nel centro di Milano o in una villa di Ibiza, teatro di feste sfrenate a cui partecipavano vip dello spettacolo, professionisti affermati, celebrità assortite e modelle giovanissime. Con il pretesto di un colloquio di lavoro, il proprietario di un’industria farmaceutica narcotizza una giovane conoscente e abusa di lei; dopo la denuncia della ragazza, altre si rendono conto di aver subito lo stesso trattamento. Un agente immobiliare versa benzodiazepine negli spritz di una coppia interessata all’acquisto di un box, e approfitta dello stato di semincoscienza della donna per sottoporla a giochi perversi, già sperimentati negli anni su altre vittime. Ragazzi appena maggiorenni usano alcolici e tranquillanti per stordire le amiche nei locali e costringerle ad atti sessuali di gruppo. I predatori sono tra noi, come dimostrano gli episodi di cronaca nera che negli ultimi mesi hanno occupato le prime pagine dei giornali e che Gianluigi Nuzzi racconta in presa diretta nel suo nuovo, dirompente reportage, ricco di dettagli sconvolgenti ricavati da atti giudiziari inediti e da interviste esclusive con i protagonisti. La brutale oggettività dei verbali delle inchieste mostra un mondo in cui l’uso sfrenato di stupefacenti e medicinali – dalla cocaina all’ecstasy, dalla ketamina alle benzodiazepine alla cosiddetta “droga dello stupro” – crea una dimensione parallela popolata di allucinazioni, il sesso estremo diventa dipendenza e la tragedia è in agguato: il suicidio di una ragazza che si butta dall’ottavo piano dicendo “Non voglio questa vita”, i traumi che segnano per anni la vita di una persona e di una famiglia. “Queste pagine” scrive Nuzzi “servono a guardare in faccia una realtà che accade di continuo, sempre più vicino, che si infiltra nella normale quotidianità di tutti noi, e con cui dobbiamo imparare a fare i conti”: se vogliamo difendere noi stessi e le persone che amiamo.

  20. 21

    Paolo Nori - "Vi avverto che vivo per l'ultima volta - L'incredibile vita di Anna Achmatova"

    Paolo Nori: scrittore, traduttore e saggista, è uno dei maggiori esperti e traduttori di letteratura russa in Italia. V I AVVERTO CHE VIVO PER L’ULTIMA VOLTA: «E noi, che cosa stiamo diventando? E io, cosa sono diventato?» si chiede Paolo Nori. E la risposta viene da una lontananza che in verità brucia distanze e porta con sé, come fosse turbine di visioni, di fatti, di sentimenti, e naturalmente di poesia, la vita di Anna Achmatova. «Vogliamo raccontare» dice Nori «la storia di Anna Achmatova, una poetessa russa nata nei pressi di Odessa nel 1889 e morta a Mosca nel 1966. Anche se Anna Achmatova voleva essere chiamata poeta, non poetessa, e non si chiamava, in realtà, Achmatova, si chiamava Gorenko; quando suo padre, un ufficiale della Marina russa, seppe che la figlia scriveva delle poesie, le disse “Non mischiare il nostro cognome con queste faccende disonorevoli”. Allora lei, invece di smettere di scrivere versi, pensò bene di cambiar cognome. E prese il cognome di una sua antenata da parte di madre, una principessa tartara: Achmatova.» Anna era una donna forte, una donna che, «con la sola inclinazione del capo – come ebbe a dire Iosif Brodskij, suo amico e futuro premio Nobel – ti trasformava in homo sapiens». “Suora e prostituta” per i critici sovietici, esclusa dall’Unione degli scrittori, privata degli affetti più cari, diventata, durante la Seconda guerra mondiale, la voce più popolare della Russia sotto l’assedio nazista, indi rimessa al bando, sorvegliata, senza mezzi. Ha profuso ostinazione e fermezza. Ha patito come patiscono le anime che, anche quando cedono, non cedono. Non ha smesso di scrivere, anche quando la sua poesia si poteva soltanto passare di bocca in bocca. Ha saputo, alla fine della sua vita, essere quel che voleva diventare: la più grande poetessa, anzi, il più grande poeta russo dei suoi tempi. Dopo essere entrato in quella di Dostoevskij, Nori entra in un’altra vita incredibile , ma questa volta ci rendiamo conto che, nell’avvicinare Anna a noi come siamo diventati, e noi alla Russia come è diventata, ci troviamo di fronte a un’urgenza crudele, a una figura che ci guarda, ci riguarda, e ci tocca più forte dove siamo ancora umane creature.

  21. 20

    Gino Castaldo - "Il romanzo della canzone italiana"

    Gino Castaldo: scrittore, giornalista, critico musicale e conduttore radiofonico IL ROMNZO DELLA CANZONE ITALIANA: «All’inizio del 1958 tutto è pronto per cambiare, e tutto cambia. Ma gli italiani non ne hanno ancora la precisa percezione. Nell’aria c’è odore di miracolo economico, s’intravede un’inedita promessa di sviluppo. In fondo nessuno l’ha detto a chiare lettere, e per una di quelle sincroniche e stupefacenti coincidenze della storia, il compito di questa esplosiva rivelazione spetta a una canzone.» Se provassimo a mettere qualche migliaio di canzoni in fila una dopo l’altra, in ordine cronologico, otterremmo il piú esauriente, variopinto, veritiero romanzo del Novecento, quantomeno quello che ne racconta meglio l’educazione sentimentale. Grazie a uno straordinario incrocio di congiunture sociali e culturali, la storia della canzone italiana moderna ha un inizio preciso. È la sera del primo febbraio del 1958. Modugno canta Nel blu dipinto di blu e improvvisamente avviene un salto evolutivo. Gli italiani si rendono conto che tutto sta per cambiare, e la canzone volta pagina: inizia un’avventura mirabolante e irripetibile che dura fino ai nostri giorni, passando attraverso la sensibilità dei primi cantautori genovesi, scoprendo le gioie dell’estate e dell’adolescenza del rock’n’roll, crescendo attraverso la rivolta dei gruppi beat, maturando nella rivoluzione promossa da De André, Guccini, Battisti, e nel rinascimento che tra gli anni Settanta e Ottanta porterà la cultura musicale del nostro Paese ai suoi massimi splendori. Fino alle innovazioni che toccano la soglia del 2000. È una storia intensa e profonda nella quale possiamo leggere gioie, emozioni, caratteri, aspirazioni e contraddizioni della nostra identità culturale.

  22. 19

    Loredana Lipperini, Mario Di Vito - "Rivediamoci negli anni 70" - Dialogo tra gli autori di "La strada giusta" e "Colpirne uno"

    Loredana Lipperini: giornalista, scrittrice, blogger e amatissima conduttrice di “Fahrenheit” su Radio3, Mario Di Vito: scrittore, giornalista, e coautore di programmi televisivi e radiofonici. LA STRADA GIUSTA: Alla fine degli anni Settanta, armato del suo registratore, Ernesto gira Francesca scrive libri e gira l’Italia per presentarli. Nonostante alcuni acciacchi dovuti all’età, ama ancora il proprio lavoro che le consente di essere in continuo movimento. La sua vita procede tranquillamente fino a quando, attraversando un sottopassaggio per uscire da una stazione, si trova catapultata nel 1971. Ha di nuovo venticinque anni e la possibilità di rivivere quel periodo con una diversa consapevolezza. Un regalo o una condanna? Francesca sarà costretta a prendere una difficile decisione: scegliere il presente o continuare a galleggiare nel passato. Ne “La strada giusta” Loredana Lipperini dipinge un racconto dai toni surreali, in cui il desiderio di giovinezza si risolve in un perturbante refrain che genera inquietudini. COLPIRNE UNO: Una storia vera incartata in un’altra storia vera. Il caso Peci, un episodio del lungo, sanguinario e, a tratti, malinconico crepuscolo delle Brigate Rosse, ma anche la storia del magistrato che seguì le indagini. Questo libro prova a guardare a quella vicenda e a quegli anni con uno sguardo nuovo, lo sguardo di chi ancora non era nato e che di quelle storie ne ha soltanto sentito parlare in casa, nei ricordi di famiglia o ne ha letto nelle pagine del diario della nonna. È l’inizio di giugno del 1981 e a San Benedetto del Tronto, all’estrema periferia della Repubblica, le Brigate Rosse rapiscono Roberto Peci, fratello di Patrizio, primo pentito della storia dell’organizzazione. Sottoposto a un terrificante ‘processo popolare’, sarà giustiziato poche settimane dopo in un casolare nella campagna romana. Mario Mandrelli, il magistrato che segue le indagini e porta a processo i brigatisti responsabili dell’omicidio, è il padre di mia madre, mio nonno. Attraverso le carte giudiziarie, i giornali dell’epoca, gli appunti finali, i ricordi e i diari di famiglia, emerge il racconto di un episodio di storia italiana e delle sue ombre che si nascondono dietro ogni angolo, malgrado le apparenze. O forse proprio come le apparenze. Il tutto viene visto con gli occhi di chi da queste storie è sempre stato circondato, sentendole raccontare a pezzetti dai protagonisti. E ognuno ha una sua verità, un suo orgoglio da rivendicare, una sua cicatrice da nascondere. L’importante è tenere a mente che si tratta di una storia vera. Che non vuol dire che dentro ci siano solo verità̀. Le bugie, in fondo, non hanno meno valore.

  23. 18

    Andrea Camilleri - "Intervista"

    Andrea Camilleri: è stato uno dei massimi scrittori Italiani, autore di romanzi e creatore del personaggio Montalbano.

  24. 17

    Giuseppina Torregrossa - "Morte accidentale di un amministratore di condominio" - Intervista di Chiara Valerio

    Giuseppina Torregrossa : scrittrice di origine siciliana, ha firmato diversi Michele Noci è un anziano amministratore di condominio. Per vivere non ha mai avuto bisogno di lavorare, e tuttavia ha deciso di occuparsi dello stabile in cui risiede per proteggerlo dall’incuria dei suoi predecessori. L’edificio, costruito negli anni Settanta, è pretenzioso; all’epoca gli appartamenti erano stati acquistati da persone di potere, commercianti abbienti, ricchi professionisti, ma la recente crisi economica ha messo a dura prova le finanze di molti condomini, e la nomina di Michele come amministratore sembrava poter essere d’aiuto: certo, l’uomo era nervoso, senza alcun titolo di studio e un po’ grossolano, ma finalmente qualcuno avrebbe garantito una gestione oculata, ché risparmiare sarebbe stato anche nel suo interesse. Le spese condominiali, tuttavia, non accennano a diminuire, ma nessuno ha il coraggio di chiedere spiegazioni. Nel nuovo melting pot di malattie dismetaboliche e intrighi amorosi che da alcuni anni anima il condominio, i rapporti interpersonali si fanno tesi: esplodono litigi, e i vicini – ormai perlopiù anziani e incattiviti – smettono di salutarsi, finché, alla vigilia di Natale, il cadavere dell’amministratore viene ritrovato riverso al piano terra di una delle palazzine. Sembra trattarsi di un incidente: l’ispettore Mario Fagioli detto il Gladiatore, chiamato sul posto, viene così invitato ad archiviare il caso come “morte accidentale”. Incuriosito dalle donne intraviste sulla tromba delle scale – mogli devote, vedove agguerrite, amanti impenitenti – il poliziotto decide però di non volgere lo sguardo altrove, e inizia a fare domande, rendendosi presto conto di trovarsi di fronte a una situazione ben più complessa: rispolverati i ferri del proprio mestiere, a soli due anni dalla pensione, decide così di andare contro tutto e tutti, per scoprire cosa si celi dietro quella morte solo in apparenza fortuita.

  25. 16

    Jonathan Bazzi, Ginevra Lamberti - "Fuori dal centro" - Intervista di Chiara Valerio

    Jonathan Bazzi: scrittore, con il suo primo romanzo “Febbre”, è stato finalista del Premio Strega. Il secondo romanzo “Corpi minori” è un libro su Milano e sull’amore, ovvero la più ostinata delle nostre ossessioni. Sul mostro che ogni amore – soprattutto ogni grande amore – custodisce, e qualche volta scatena. Molto sensibile alle questioni di genere, Bazzi ha collaborato con molte testate online e magazine importanti come Gay.it, Vice, The Vision, Il Fatto.it. Ginevra Lamberti: scrittrice e copywriter, vive in Veneto, i suoi romanzi sono tradotti in Germania, Cina, Francia, Regno Unito e Brasile. Il romanzo “Tutti dormono nella valle”è ambientato nei movimentati anni settanta, racconta la storia di Costanza e Claudio ricca di avventure, dolori, allegrie e che porterà alla nascita della bambina che oggi racconta questa storia.

  26. 15

    Marco Balzano - "Cafè Royal" - Intervista di Francesco Rapaccioni

    Marco Balzano: autore e insegnante di lettere e di scrittura. Vincitore del Premio Campiello con”L’ultimo arrivato” e secondo classificato al Premio Strega 2018 con ”Io resto qui”, venduto in 28 paesi e vincitore di molti premi, tra cui il Prix Méditerrané in Francia. CAFE` ROYAL: un libro incredibilmente contemporaneo, pieno di snodi, inciampi e possibilità. Storie che corrono a perdifiato, dove le traiettorie della vita s’intrecciano con i capricci del destino.

  27. 14

    Lorenzo Marone - "Sono tornato per te" - Intervista di Lucia Tancredi

    Lorenzo Marone: scrittore napoletano vincitore di numerosi premi letterari, è tradotto in 18 paesi, collabora con ‘Tuttolibri de ‘La Stampa’ e tiene una rubrica domenicale (I Granelli) su ‘La Repubblica di Napoli’. SONO TORNATO PER TE: C’era uno sport che veniva praticato nei campi di concentramento, il pugilato. Piaceva al Führer, piaceva alle guardie naziste che scommettevano sugli incontri, piaceva ai kapò che obbligavano i prigionieri a combattere di notte su ring improvvisati. Sono tornato per te racconta la storia di chi è sprofondato in quell’inferno e ne è uscito aggrappandosi a un ricordo. Cono Trezza e Serenella Pinto sono due giovani del Sud, cresciuti nella zona del Vallo di Diano, tra Campania e Basilicata. Lui contadino, lei figlia di un artigiano di idee socialiste. Si sono conosciuti che erano adolescenti, aspettano solo il momento di sposarsi. Ma sono gli anni Trenta del secolo scorso, e a mettersi tra loro ci sono i fascisti. Soprattutto Romano, il figlio del podestà. Stufo di subirne l’arroganza, Cono si ribella, compiendo un gesto che la sua famiglia pagherà a caro prezzo. Poi la partenza per il servizio militare, e dopo l’8 settembre 1943 la deportazione in Germania. A tenerlo in vita, saranno la speranza di rivedere Serenella, l’aiuto di un compagno di prigionia dal cuore grande e la sua abilità nel tirare di boxe. «In quella stanca e sventurata stagione che aveva già vendemmiato, nella quale le foglie a una a una cadevano dai tralci, Cono ripensò al bacio con Serenella quando erano accovacciati sotto le viti. Ma qualcosa dentro di lui gli impedí di lasciarsi spezzare, in testa gli si conficcò l’ordine di non dimenticare, di tenere bene a mente il pianto di Benedetta, gli occhi disperati di sua madre, le urla di suo padre, il volto sfatto di Serenella. Per tutti loro avrebbe resistito, e per lei un giorno sarebbe tornato».

  28. 13

    Nicola Lagioia e Loredana Lipperini - "Linee d'ombra" - Intervista di Marco Pautasso

    Nicola Lagioia scrittore, ha vinto il Premio Strega nel 2015 con il romanzo la Ferocia, pubblicato da Einaudi. Collabora con Radio3 ed è stato il direttore artistico del salone internazionale del libro di Torino. Loredana Lipperini: giornalista, scrittrice, amatissima voce di Fahrenheit su Radio3,scrive per le pagine culturali de “la Repubblica”. Il suo blog Lipperatura, attivo dal 2004, è un punto di riferimento per la discussione letteraria, culturale, politica.

  29. 12

    Licia Troisi – “Mostrology. Piccola storia dei mostri tra sogni ed incubi” – intervista di Lucia Tancredi, interviene Edilio Venanzoni

    Licia Troisi: scrittrice, è la regina italiana dei romanzi fantasy. Laureata in Astrofisica è anche saggista, divulgatrice e conduttrice televisiva della rubrica di approfondimento culturale Terza Pagina di RAI5. MOSTROLOGY: Che mondo sarebbe senza mostri? Meno pauroso, forse, ma certo meno ricco e persino meno bello: perché un mostro non è per forza una manifestazione del brutto ma può essere inquietante, perturbante, persino ammaliante (pensiamo alle sirene). Proprio per questo è così capace di atterrirci e insieme sedurci: perché esprime le nostre paure più profonde, ma anche le nostre fantasie più sfrenate. Ciclopi e chimere, basilischi e draghi, demoni giapponesi e animali a più teste: il catalogo è lungo. Licia Troisi si immerge con coraggio in questo universo multiforme e tra esseri mitologici e ibridi, tra leggende metropolitane e fenomeni virali, tra citazioni pop e scoperte dell’antropologia, costruisce una sua personale «mostrologia», una sorta di tassonomia delle creature immaginarie che abitano le nostre culture e la nostra mente. Ci racconta come sono nate e perché, a quali bisogni rispondano, in quali modi queste proiezioni dell’immaginazione ci aiutino a vivere nel mondo reale. I mostri, infatti, sono con noi da sempre proprio perché parlano di noi e sanno dirci, a volte, più di ciò che vorremmo sapere. Come in uno specchio, ci mettono di fronte a ciò che consideriamo bello o brutto, ordinario o spaventoso, buono o cattivo, a ciò che siamo e a ciò che temiamo. Si muovono sulle nostre gambe per raggiungere i nostri limiti. E, forse, per aiutarci a superarli.

  30. 11

    Chiara Valerio - "Così per sempre" - Intervista di Francesco Rapaccioni

    Chiara Valerio: scrittrice e traduttrice e autrice di programmi radiofonici per Radio3 quali: “Ad alta voce” e “L’Isola deserta” COSI` PER SEMPRE: L’uomo sullaterrazza è antico quasi come la città che sta guardando. Il suo gatto Zibetto, più nero di tutti i gatti neri, come lui conoscetroppe storie. L’uomo è il conte Dracula. Ama la scienza, la fragilità degli esseri umani, e una donna dal viso sempre uguale. Nel 1897 la storia d’amore con Mina Harker non è finita: per chi non è più legato allo scorrere del tempo, nulla può mai finire. Oggi lui sta a Roma, che è una città eterna, e lei vive a Venezia, che è una città immortale. L’eternità e l’immortalità sono due cose diverse, Dracula l’ha capito e Mina no. Sarà pur vero che l’odio è anche amore, ma dove l’amore cerca passione l’odio chiede vendetta. Giacomo Koch è il nome del conte Dracula quando questa storia comincia. Mina Harker, la donna a causa della quale stava per essere ucciso, è sfuggita alla morte, ora si chiama Mina Monroy ed è lei stessa un vampiro. Il loro gatto Zibetto può arrampicarsi anche per dieci piani e porta alle zampe anteriori due vistosi anelli d’oro, per l’esattezza due fedi nuziali. Questa storia, ambientata oggi tra Roma e Venezia, attraversa i secoli e affonda le sue radici alla fine dell’Ottocento, quando il conte Dracula lascia la Transilvania per trasferirsi in Occidente. È allora che ha preso il nome di Giacomo Koch e ha cominciato a interessarsi alla professione medica, ed è oggi che lavora come anatomopatologo all’ospedale Fatebenefratelli. Attraversando la grande stagione delle scienze, Giacomo ha capito molte cose. La prima è che tutto ciò che scorre è nutrimento, non solo il sangue, per quanto il sangue umano rappresenti ancora il suo cibo preferito. Ha capito che non si può vincere la nostalgia per i prodigiosi limiti dei viventi, e che grazie alla forza di gravità ogni uomo e ogni donna contengono l’universo; sa, soprattutto, che quando nei vampiri scorre il sangue essi diventano umani, e come gli umani sono vulnerabili, possono essere ammazzati. Mina, invece, non ha voluto capire altro che sé stessa, ha vissuto gli ultimi sessant’anni insieme a una donna che il Conte ha ucciso – come, in effetti, ha ucciso tutti gli amori della sua vita – e pensa, per punirlo, di dover distruggere l’unica vera grande passione di Dracula: gli esseri umani. Decide, nella Venezia dove tutto scorre, di aprire un salone di bellezza in cui il tempo non scorra più. Dal salone di Mina chiunque entri uscirà uguale a sé stesso. Per sempre. Così per sempre.

  31. 10

    Ivan Sciapeconi - "Il nome che diamo ai colori" - Intervista di Luca Pakarov

    Ivan Sciapeconi: scrittore e insegnante di scuola primaria, a Modena. Il suo primo romanzo, 40 cappotti e un bottone (Piemme 2022) è stato acquistato e tradotto in oltre 10 paesi europei. Sempre con Piemme nel 2023 ha pubblicato il suo secondo romanzo Il nome che diamo ai colori. IL NOME CHE DIAMO AI COLORI: Ettore è uno dei ragazzi dell’istituto medico psicopedagogico, “Il Giardino”: una struttura come tante nell’Italia della fine degli anni ’60, a metà tra il manicomio e la scuola speciale. Gli ospiti dell’Istituto sono i bambini e i ragazzi che in quel periodo vengono definiti “subnormali” e “irrecuperabili”, tutti accomunati dalla grande povertà. Il Giardino è soprattutto un luogo di violenza, con celle di punizione, letti di contenimento, botte. Al suo interno ognuno cerca di sopravvivere come può. Ettore lo fa attraverso uno sguardo creativo che lo porta a disegnare nella propria mente una realtà diversa. Così, mentre il mondo segue in televisione i primi passi dell’uomo sulla Luna, il ragazzo assiste all’arrivo di un nuovo sorvegliante in apparenza simile a tutti gli altri, ma che nei fatti non ha nulla in comune con nessuna delle persone che Ettore ha conosciuto fin lì. Il nome che diamo ai colori è la storia vera di un incontro destinato a cambiare molte vite. Un sorvegliante che diventa maestro per dare ai giovani reclusi l’opportunità che non hanno mai chiesto, né pensato di avere.

  32. 9

    Riccardo Iacona - "Mai più eroi in corsia" - Intervista di Loredana Lipperini

    Riccardo Iacona: giornalista d’inchiesta e conduttore televisivo di numerosi programmi di cui l’ultimo, “Presa Diretta”, va in onda su Rai 3. MAI PIU` EROI IN CORSIA: Le cronache, dal 21 febbraio del 2020, quando improvvisamente con il paziente 1 di Codogno scopriamo di avere il Coronavirus in casa, si mescolano alle voci e alle testimonianze struggenti dei protagonisti – dei medici di base e negli ospedali, degli infermieri, dei parenti delle vittime -, ma anche alle analisi degli esperti, di chi aveva avvisato dei rischi e che non è stato ascoltato per tempo. Perché, in fondo, le domande che ci perseguitano da mesi sono queste: c’è una quota di morti, di lutto e di sofferenza aggiuntiva, che dipende strettamente dalle nostre responsabilità, da come ci siamo comportati e che ci saremmo potuti evitare? Come mai i servizi sanitari delle Regioni colpite hanno agito in modo così diverso? C’è qualcuno che ha fatto meglio degli altri, in Italia e nel mondo? Quello che ne viene fuori non è semplicemente un atto di accusa verso il nostro sistema sanitario o verso le Regioni che si sono fatte trovare impreparate, ma una riflessione attenta sulle fragilità strutturali e sulle indecisioni e le incurie della politica. Fare i conti con tutto quello che ha funzionato e tutto quello che è andato storto significa non necessariamente additare dei colpevoli, ma cercare soluzioni efficaci per il futuro. Perché ci potrebbe essere una seconda ondata e perché potremmo affrontare altre emergenze sanitarie. E perché in un Paese che funziona bene l’eroismo dei singoli non basta. Non può bastare più.

  33. 8

    Rosella Postorino - "Mi limitavo ad amare te" - Intervista di Loredana Lipperini

    Rosella Postorino: scrittrice e editor, ha vinto il Premio Campiello con Le Assaggiatrici e è stata finalista al Premio Strega con Mi limitavo ad amare te MI LIMITAVO AD AMARE TE: Omar ha dieci anni e passa le giornate alla finestra sperando che sua madre torni: da troppi giorni non viene, e lui non sa più nemmeno se è viva. Suo fratello gli strofina il naso sulla guancia per fargli il solletico, ma non riesce a consolarlo. Senza la madre il mondo svapora. Solo Nada lo calma, tenendolo per mano: soltanto lei, con i suoi occhi celesti, è per Omar un desiderio. Ha undici anni, sulla fronte una vena che pulsa se qualcuno la fa arrabbiare, e un fratello, Ivo, grande abbastanza da essere arruolato. Nada e Omar sono bambini nella primavera del 1992, a Sarajevo. Per allontanarli dalla guerra, una mattina di luglio un pullman li porta via contro la loro volontà. Se la madre di Omar è ancora viva, come farà a ritrovarlo? E se Ivo morisse combattendo? In viaggio per l’Italia, lungo strade ridotte in macerie, Nada conosce Danilo, che ha mani calde e una famiglia, al contrario di lei, e che un giorno le fa una promessa. Nessuna infanzia è spensierata, ciascuno di noi porta con sé le sue ferite, ma anche quando ogni certezza sembra venire meno, possiamo trovare un punto fermo attorno al quale far girare tutto il resto. Mi limitavo ad amare te entra nelle fibre del lettore colpendo quel punto come una freccia. Ispirato a una storia vera, è un romanzo di ampio respiro, di formazione, di guerra e d’amore, che si colloca a pieno titolo nella tradizione del grande romanzo europeo. Con la sua scrittura precisa e toccante, Rosella Postorino torna a indagare le nostre questioni private, quelle che finiscono per occupare il centro dei pensieri e delle azioni degli esseri umani anche nel mezzo dei rivolgimenti storici più scioccanti. Così, mentre infuria il conflitto che per primo in Europa ha spezzato una lunga pace, ecco che ci interroghiamo sull’“inconveniente di essere nati”. Come si diventa grandi quando da piccoli si è stati amati malamente? E chi può mai dire di essere stato amato come e quanto avrebbe voluto? Nada, Omar e Danilo scoprono presto nel legame che li unisce, e che li spinge a giurarsi fedeltà eterna oppure a tradirsi, la più grande risorsa per una possibile salvezza.

  34. 7

    Michela Marzano - "Stirpe e vergogna" - Intervista di Loredana Lipperini

    Michela Marzano: scrittrice e filosofa è direttrice del Dipartimento di Scienze Sociali (SHS – Sorbona) e professore ordinario di filosofia morale presso l’università Paris Descartes. STIRPE E VERGOGNA: l’autrice intreccia il proprio passato familiare alle pagine più controverse della storia del nostro Paese. Michela non sapeva. Per tutta la vita si è impegnata a stare dalla parte giusta: i fascisti erano gli altri, quelli contro cui lottare. Finché un giorno scopre il passato del nonno, fascista convinto della prima ora. Perché nessuno le ha mai detto la verità? Era un segreto di cui vergognarsi oppure un pezzo di storia inconsciamente cancellato? “Sono stata pure io complice di questa amnesia?” si chiede Michela dopo aver ritrovato una vecchia teca piena di tessere e medaglie del Ventennio. Inseguendo il filo teso attraverso le vicende della sua famiglia, tra il nonno Arturo e il nipotino Jacopo, l’autrice ridisegna il percorso che l’ha resa la donna che è oggi, costellato di dubbi e riflessioni: il rapporto complicato con la maternità, il legame tra sangue, eredità e memoria, e quel passato con cui l’Italia non ha mai fatto davvero i conti. Il risultato è uno spietato autoritratto che va molto al di là del dato personale.

  35. 6

    Loredana Lipperini e Lucia Tancredi - "Conversazione impossibile con Dolores Prato e la Sibilla"

    Una conversazione impossibile tra due figure a loro modo mitologiche. Un testo originale per il festival Macerata Racconta.

  36. 5

    Gen. Luigi Chiapperini , Gastone Breccia – “Russia-Ucraina, il ritorno della grande guerra in Europa” intervista di Mauro Gentili (2 maggio

    Gen. Luigi Chiapperini: Generale di corpo d’armata dei lagunari in quiescenza, già pianificatore nel comando Kosovo Force della NATO, comandante dei contingenti nazionali NATO in Kosovo nel 2001 e ONU in Libano nel 2006 e del contingente multinazionale NATO in Afghanistan nel 2012-2013, vice capo del Reparto Pianificazione Generale e Direzione Strategica / Politica delle Alleanze presso lo stato maggiore Difesa, capo ufficio generale del capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano.Gastone Breccia: docente di Civiltà Bizantina, esperto di teoria militare, di guerriglia e controguerriglia, membro del direttivo della Società Italiana di Storia Militare (SISM) e collaboratore fisso della rivista Focus Wars.

  37. 4

    Premio Strega 2023 - "La dozzina" - Intervista di Loredana Lipperini

    SILVIA BALLESTRA MARIA GRAZIA CALANDRONEANDREA CANOBBIOADA D’ADAMO (DAVIDE ORECCHIO)GIAN MARCO GRIFFIVINCENZO LATRONICOROMANA PETRIROSELLA POSTORINOIGIABA SCEGOANDREA TARABBIAMADDALENA VAGLIO TANETCARMEN VERDE

  38. 3

    Premio Strega 2022 - "La dozzina" - Intervista di Loredana Lipperini

    Nova - Fabio Bacà (Adelphi)Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR - Alessandro Bertante (Baldini & Castoldi)E poi saremo salvi - Alessandra Carati (Mondadori)Spatriati - Mario Desiati (Einaudi)Nina sull’argine- Veronica Galletta (Minimum fax)Divorzio di velluto - Jana Karsaiová (Feltrinelli)Il cannocchiale del tenente Dumont - Marino Magliani (L’Orma)Storia aperta - Davide Orecchio (Bompiani)Quel maledetto Vronskij - Claudio Piersanti (Rizzoli)Niente di vero - Veronica Raimo (Einaudi)

  39. 2

    Lucia Paciaroni e Agostino Regnicoli - "Memorie di scuola" e "Scrivere il dialetto" - Intervista di Barbara Malaisi

    Lucia Paciaroni: ricercatrice di Storia della Letteratura per l’infanzia e Letteratura per l’infanzia e assegnista di ricerca in Storia della pedagogia presso l’Università degli Studi di Macerata. “Memorie di scuola” è il suo primo libro in cui ricostruisce, attraverso la viva voce dei testimoni, la storia della scuola elementare, dando vita ad un affresco inedito della «scuola reale» che si nasconde spesso dietro quella «legale». Agostino Regnicoli: cultore ed esperto di forme dialettali, si è occupato dell’espressione linguistica dello spazio in maceratese, di fonetica e grafia dei dialetti di quest’area e di aspetto verbale in inglese. Ha curato la raccolta di saggi di Flavio Parrino “Sul parlare maceratese“, l’antologia “…Lì comincia ‘na vallata che pure un budéllu…” e la revisione ortografica di testi dialettali in prosa, poesia e per il teatro. Da tutto questo nasce il suo libro “Scrivere il dialetto. Proposte ortografiche per le parlate delle aree maceratese, camerte e fermana”, un volume che è propedeutico ad una corretta scrittura della lingua dialettale.

  40. 1

    Franco Arminio - "Lettere a chi non c'era"

    Franco Arminio: poeta e paesologo, da anni viaggia e scrive, incerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi. E' ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna. Collabora con diverse testate locali e nazionali come “Il Manifesto”, “Il Mattino” di Napoli, “Ottopagine”, “Corriere del Mezzogiorno”, ed è animatore del blog “Comunità Provvisoria”.

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Il festival Macerata Racconta è ideato e organizzato dall’Associazione culturale conTESTO. Con un programma che si rinnova di anno in anno ispirandosi ogni volta a un tema diverso, sempre di estrema attualità. Gli eventi del festival sono tutti gratuiti e pensati con cura per incontrare un pubblico eterogeneo appartenente a tutte le fasce di età.

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