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9. Femminilità e bellezza
AudioZoom® a cura di eArs.Femminilità e bellezzaPer Modigliani la bellezza femminile era una cosa… reale.I suoi nudi, ad esempio, sono diventati famosi perché non ritraevano dee o figure mitiche, bensì donne vere in ambienti quotidiani.Ma la verità di queste donne non è necessariamente sensuale e non si esprime solo tramite il nudo.Nel ritratto di Jeanne Hébuterne, troviamo una realtà fatta di sentimenti, scaturita dalla capacità di mettere a nudo la personalità del suo soggetto. Anzi, forse siamo proprio noi a metterci a nudo di fronte a lei, che ci fissa con lo sguardo intenso dei suoi occhi - completi di pupilla e perfino con un riflesso di luce bianca sulla superficie, dettagli insoliti per Modigliani. Jeanne fu la compagna del pittore. Da lei ebbe una figlia… ma mai una vera famiglia. La loro storia, infatti, finì tragicamente quando Modigliani morì di nefrite e tubercolosi a trentacinque anni, in stato di completa povertà. Jeanne, sopraffatta dal dolore, si tolse la vita il giorno dopo. Le cose sarebbero potute andare diversamente, in quel turbinio incerto di passione e precarietà dell’esistenza bohemienne? Non lo sapremo mai. L’artista Carolì ha provato a immaginarlo nel quadro qui esposto: un epilogo diverso per la vita di Jeanne e Amedeo.
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8. Metamorfosi
AudioZoom® a cura di eArs.MetamorfosiA quale corrente appartiene Modigliani?Negli anni delle Avanguardie, durante i quali gli artisti si riunivano sotto un manifesto comune sarebbe naturale incasellare Modì in qualche d’una di queste filosofie - futurista, cubista, espressionista…Ebbene, Amedeo Modigliani, ha deciso di appartenere solo a se stesso. Attenzione: questo non significa che fosse alieno da influenze esterne, tutt’altro!Uno dei suoi primi quadri, anzi, il primo dipinto che vendette una volta arrivato a Parigi è L’Ebrea. In questa sua fase iniziale - Modigliani ha poco più di venti anni - possiamo vedere un artista che sta cercando la sua strada guardando ai propri contemporanei. Il volto della figura, delineato da spessi e vaporosi tratti in nero, ricorda lo stile di Toulouse-Lautrec, mentre la melanconica tavolozza di colori è vicina a quella di Picasso nel periodo blu. Ma l’arte di Modigliani non prende spunto soltanto da ciò che gli è vicino. Maturando artisticamente il suo stile si trasforma raccogliendo nuovi spunti. Per i nudi e per le sue figure allungate prende evidentemente i suoi riferimenti dal rinascimento e dal manierismo - c’è un dipinto del Parmigianino, dal nome Madonna dal Collo Lungo, che davvero sembra il parallelo di Modigliani! Mentre i visi dalle linee taglienti sembrano la versione pittorica delle sculture africane. La stessa attività di scultore di Modigliani - alla quale si dedicò dal 1911 al 1913 - ha influenzato fortemente la sua pittura, tant’è che certi occhi nei suoi quadri sono talmente netti da sembrare intagliati nel legno o incisi nella pietra. Questa metamorfosi non può che richiamare alla mente il mito greco. Come la Sirena di Anna Shalaby e le creature mitologiche a metà tra uomo e animale, anche il linguaggio del pittore è una chimera di più archetipi, influenze provenienti dalla storia dell’arte e dalla sua contemporaneità. E la metamorfosi è lo specchio del sé: attraverso l’unione di più frammenti, l’artista plasma se stesso.
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7. Autenticità
AudioZoom® a cura di eArsAutenticitàNiente di più distante quanto le due protagoniste di questa sezione. Una è una bambina dallo sguardo ipnotico, leggermente malinconico. I colori tenui, tra il bianco e l’azzurro pastello, definiscono un'aura di candore attorno a lei. L’altra è un’Amazzone vestita con abiti da equitazione. Il suo sguardo fiero, di tre quarti, sfida lo spettatore. Al di là della differenza intrinseca nella tipologia di soggetti, sono la gestualità, la postura e gli sguardi che definiscono queste due fanciulle. Elementi che riusciamo a distinguere al di là delle differenze di stile pittorico. L’Amazzone è una delle prime opere dell’artista, dove sono ancora poco sviluppati i suoi tratti caratteristici. Invece, la Ragazza in Azzurro, del 1918, ha molti degli elementi iconici di Modigliani: il volto ovale, gli occhi a mandorla, le linee nette e scultoree. È evidente come, nonostante la variazione di stile e soggetto, resta costante in Modigliani la capacità di rispecchiare la personalità di chi è ritratto, la sua psiche, la sua autenticità. Questo perfino a scapito, a volte, della verosimiglianza fisica. Tant’è che la baronessa Margherita de Hasse de Villers, la donna in abiti da equitazione, non si riconobbe inizialmente nel suo ritratto. E non fu l’unica ad avere questa reazione. Capitò anche al poeta francese Jean Cocteau che, parlando della sua effigie dipinta da Modigliani, disse. “Non mi assomigliava affatto quel ritratto… ma somigliava a Modigliani, che è ancora meglio.”
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6. Guerra e amore
AudioZoom® a cura di eArs.Guerra e amoreAmore e guerra, un binomio che ha le sue radici nella culla della nostra civiltà: l’amore tra Marte e Venere nei miti greci oppure l’Odi et Amo della poesia latina di Catullo. Nella storia di Modigliani, tuttavia, tali concetti furono oltremodo letterali. Lo capiamo attraverso la storia di Beatrice Hastings, una delle sue amanti, ritratta in diverse opere qui esposte, tra cui quella in cui la vediamo indossare un cappello e un collo alto. Un quadro che ci racconta molto di lei: linee del volto affilate, sguardo sicuro e mento alto, spavaldo. Beatrice è stata una donna dal carattere forte, una vera guerriera, che condivise con il pittore un amore intenso, sia passionale che violento. Seppur Beatrice raccontò in modo idilliaco la sua relazione con Amedeo, sappiamo che i litigi per gelosia tra i due furono particolarmente furenti: una volta Modigliani tentò di buttarla da una finestra, mentre lei provò addirittura a castrarlo!Amore e guerra, per l’appunto. Ma in quegli anni - siamo nel 1916 - guerra non significa soltanto una relazione a dir poco problematica. L’Europa è in piena Guerra Mondiale, un conflitto di una portata mai vista prima. Beatrice, giornalista, fu testimone diretta del conflitto e la vita artistica di Modigliani si svolse sullo sfondo di questi avvenimenti terribili. I segni di queste vicende si possono ritrovare in questo ritratto. Nell’angolo in alto a destra, vediamo le tracce di un giornale, probabilmente incollato alla tela dal pittore e successivamente rimosso. Il giornale è sia un richiamo al mestiere di Beatrice, sia una pratica comune a molti artisti del periodo, tra cui Boccioni o Picasso, che tramite il collage delle notizie volevano inserire la realtà quotidiana della guerra all’interno delle opere.
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5. Amicizia e rivalità
AudioZoom® a cura di eArsAmicizia e rivalitàLa vita nella Parigi bohemienne è fatta di sentimenti forti, vissuti al 100%: amicizie profonde, ma anche competitività e contrasti espressi senza mezzi termini. Con Picasso, ad esempio, Modigliani aveva un rapporto composto tanto da un profondo rispetto, quanto da un’altrettanto acerrima rivalità. Se in una foto li vediamo entrambi in posa rilassati insieme al poeta André Salmon, in altre occasioni Modigliani amava farsi beffe del modo eccentrico di vestire del collega; e una volta arrivò addirittura a tenerlo per la giacca minacciando di prenderlo a botte!Tuttavia, le sue amicizie dovevano essere più dei suoi dissapori. Almeno, in questa sezione - e in generale nella mostra - i volti che vediamo sono in maggior numero quelli dei suoi amici. Tra questi, Lunia Czechowska, che qui vediamo ritratta con il ventaglio. Modella e amica fidata, posò per Modì in quattordici ritratti a olio e in un'infinità di disegni a matita. Nel quadro in esposizione, vediamo Modigliani dipingere nel pieno della sua maturità artistica, attraverso i tratti della figura elegantemente allungati e i volumi scultorei. L’influsso della scultura sulla pittura di Modigliani è una componente ricorrente e si deve in parte ad un’altra importante amicizia, quella con lo scultore Constantin Brancusi, suo vicino di casa a Montparnasse. Sul legame tra i due si basa la scultura realizzata da Carolì, che richiama il Bacio di Brancusi, forse l’opera più famosa dell’illustre amico del pittore.
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4. Vita Bohemienne
AudioZoom® a cura di eArsVita bohemienneParigi nel 1906, quando Modigliani vi si trasferisce, è - per un artista, un intellettuale, un poeta…- il posto dove bisogna essere. Il luogo dove tutto sembra possibile, dove ogni idea può esprimersi. Anche a costo di una vita da Bohème, come si chiamava allora. Non certo una vita facile, segnata dalla costante penuria economica, condizioni precarie e abitudini malsane quali l’alcolismo. Senza dimenticare la lotta continua per affermare il proprio talento in mezzo a tanta concorrenza! Questa esistenza doppia, fatta di grande estro creativo e di momenti di immensa fragilità, è rappresentata nel quadro di Anna Shalaby, la cui figura è al contempo animata ed oppressa dai suoi stessi mezzi d’espressione.Una cosa, tuttavia, è certa: la vita bohemienne era una vita libera e gli artisti di tutto il mondo volevano farne parte. Ed ecco in quale modo fu possibile che, a Parigi, un italiano di Livorno si trovò a ritrarre una donna di Odessa, una delle sue più care amiche: Elena Pavlowski. In un piccolo mondo in cui ognuno può essere ciò che vuole - o almeno può provarci - Elena si presenta in abiti maschili, cravattino e capello corto. Non certo lo standard della donna borghese parigina, ma non per questo carente di fascino, che il pittore racconta attraverso il rosso acceso delle labbra. Elena condivise con Modigliani gli anni della bohemienne: era una sua confidente e, quando l'artista ci lasciò, contribuì con le sue testimonianze a mantenerne viva la memoria. Chissà se in lei Modigliani vedeva qualcuno simile a lui. Forse è per questo che, seppur sfocate, le dipinge le pupille. Avete presente che gli occhi nei quadri di Modigliani sono spesso superfici piene e vacue? Questi invece puntano direttamente al suo ritrattista, come se tra i due fosse davvero possibile un’intesa al di là della semplice conoscenza.
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3. Arte negli spazi pubblici: arte per tutti
AudioZoom® a cura di eArsArte negli spazi pubblici: arte per tuttiLa maggior parte di voi non si sentirà a disagio guardando Nudo Sdraiato a Braccia Aperte. Si tratta di un’immagine famosissima di Modigliani e capita spesso di poterla vedere riprodotta qua e là. Ecco, non fu così nel 1917, anno della prima mostra di Modì. Per l’occasione di quella mostra Léopold Zbrorowski, il mercante d’arte di Modigliani, volle che questo quadro, con altri nudi, fosse allestito sulla vetrina della Galleria Berthe Weill che dava sulla strada. Per carità, non l’avesse mai fatto. Il quadro, esposto agli occhi di tutti, destò così tanto scandalo che la polizia costrinse la galleria a interrompere la mostra. A poco valse il talento del pittore nel rielaborare con un tocco moderno un tema classico della storia dell’arte - in effetti, di nudi nei quadri se n’erano visti da secoli. Ma questo nudo era troppo scandaloso! Perché? Be’... perché era stata dipinta la peluria!Al di là del suo esito infelice, l’episodio ci mostra come l’arte, quando invade lo spazio pubblico, difficilmente passa inosservata e ancora oggi può essere divisiva. Se non ci impressioniamo più di fronte a un nudo, oggi sono nuove forme di arte urbana che vivono in equilibrio tra consenso e scandalo - tra legalità e illegalità. Un esempio lampante è la street art, che ci viene ricordata dalla scultura dell’artista Carolì qui esposta. Ma un’altra cosa che accomuna la decisione di esporre le opere di Modigliani verso l’esterno della galleria e i contemporanei movimenti di arte pubblica, è la concezione che l’arte possa uscire dal museo, scendere dal suo piedistallo e diventare Arte per Tutti. È questa filosofia a guidare l’intera mostra: se un secolo fa queste immagini hanno fatto chiudere le saracinesche di una galleria, oggi queste stesse immagini si mostrano di fronte alle centinaia di negozi aperti; l’arte diventa così portatrice di valori - di tutti e per tutti.
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2. Modigliani e la donna: trasformazione della figura femminile contemporanea
AudioZoom® a cura di eArsModigliani e la donna: trasformazione della figura femminile contemporaneaMettiamoci di fronte ad Elvira, la protagonista di Nudo in Piedi. Dritta davanti a noi, sostiene il nostro sguardo. A dirla tutta, non è neanche davvero nuda, ma seminuda. Con le mani stringe un panno bianco a coprire il pube, con fermezza - non un gesto nato dalla vergogna, è lei a decidere quanto mostrarci. Una figura distante da molti esempi della storia dell’arte precedente, dove la donna è quasi sempre la vittima di sguardi indiscreti, raramente padrona di sé. Questo atteggiamento coglie un poco il clima dell’Europa di inizio Novecento, in particolare, la progressiva trasformazione del ruolo femminile. Dalla Belle Epoque in avanti, le donne di città non sono più solo angeli del focolare, ma protagoniste di un coraggioso cammino verso l’emancipazione, che si compie attraverso l’istruzione, i primi movimenti femministi, ma anche attraverso la moda, intesa come mezzo di espressione personale.E, nel clima di nuove promesse di libertà per la donna, anche i mestieri meno ortodossi ebbero un ruolo. Elvira, per esempio, non era una modella di professione: la chiamavano la Quique, cioè la prostituta. Ma questa sua attività - certo non tra quelle più celebrate dalla morale del tempo - non tolse dignità all’immagine che Modigliani volle restituirci di lei. In questo mondo che sta cambiando, il pittore non ha di fronte a sé soltanto delle muse o delle modelle, ma individui a tutto tondo con i propri desideri, volontà e aspirazioni. Elvira ha un parallelo nel dipinto di Anna Shalaby, anch’esso un nudo in piedi, dove ritroviamo evidenti assonanze: la stessa figura scoperta per metà, lo stesso sguardo deciso. Uno di fianco a l’altro, i dipinti rendono evidente la continuità nei secoli della lotta per l’emancipazione della donna, che lega insieme l’Elvira di Modigliani e l’Eva di Anna Shalaby.
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1. Introduzione
AudioZoom® a cura di eArsIntroduzioneAmedeo Modigliani, forse, è una figura che non ha bisogno di presentazioni. Lui si faceva chiamare Modì, perché in francese suonava come Maledetto. E fu, in effetti, un artista maledetto. Nella sua breve e bruciante esistenza nel cuore della Parigi bohemienne, ci ha lasciato opere che sono diventate icone dell’arte del primo Novecento. I suoi ritratti, i suoi nudi, i suoi volti di donna ovali ed allungati fanno ormai parte, più o meno consapevolmente, del nostro immaginario collettivo. Ecco, se l’artista non ha bisogno di presentazioni, i suoi soggetti ne meritano una a pieno diritto.Modigliani, infatti, deve molto alle donne che ha dipinto.Galleriste, compagne, confidenti, complici - hanno supportato il lavoro del pittore livornese mentre era in vita e ne hanno tramandato il ricordo dopo la sua scomparsa. Il loro sguardo ci permette di immergerci tanto nelle vite private, quanto nei grandi avvenimenti di quegli anni di grande fermento artistico e non solo, attraversati dai movimenti di emancipazione femminile e dalla Grande Guerra. Non sarà un racconto narrato da un podio o da un piedistallo, ma al livello del visitatore - anzi vi coinvolgerà direttamente e da più punti di vista. Tramite il dialogo con le opere d’arte contemporanea esposte accanto a quelle di Modigliani, reso possibile dai lavori delle artiste locali Anna Shalaby e Carolina Blanco, in arte Carolì. Attraverso uno storytelling immersivo, con un’audioguida appassionante e l’esperienza in realtà virtuale. Infine, tramite la vostra stessa ispirazione artistica, che sarete liberi di esprimere sulle lavagne che troverete allestite per voi!Ma adesso lasciamo che siano le donne di Modigliani a parlare: ognuna di loro ha storie affascinanti da raccontare.
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