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OLTRE LA SCENA - Riflessi di stagione | Conferenze stampa
by Piccolo Teatro di Milano
Incontri con artisti, esperti e studiosi ma anche lezioni e conferenze arricchite da letture sceniche. Appuntamenti in cui la parola fa da ponte fra palco e platea, cui si aggiunge quest’anno un ciclo di incontri dedicato alla “molteplicità” della scena. In Per filo e per segno, tre elementi rappresentativi di ogni spettacolo (una frase, un’immagine, un oggetto, un personaggio, ...) sono raccontati dai protagonisti della scena a scoprire i fili invisibili che li legano. Sotto il nome di Oltre la scena – Riflessi di stagione sono raccolte tutte quelle attività che abbiamo immaginato in stretto dialogo con la programmazione ordinaria, a comporre una “biodiversità” di eventi e iniziative che integra e amplifica l’ecosistema degli spettacoli. Nella stagione 2024/25, I fili dell'orizzonte, al centro della riflessione è proprio il tema della “molteplicità”, intesa sia come complessità del reale sia come pluralità di sguardi sul mondo.Oltre la scena – Riflessi di stagi
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Asteroide
Un omaggio al musical, alle sue travolgenti e paradossali logiche, alle storie d’amore che finiscono improvvise come un asteroide e alla nostra umana, intollerabile finitezza. Con la consueta ironia, Marco D’Agostin costruisce una partitura per voce e corpo che, muovendosi tra paleontologia, danza e sentimento racconta gli infiniti modi coi quali la vita trova sempre il modo di resistere.Nel nuovo spettacolo di Marco D’Agostin, un misterioso paleontologo si presenta al pubblico per discorrere di ossa, estinzioni e materiale cosmico. Appare subito chiaro che qualcosa non torna: le sue frasi si lasciano scappare dettagli sentimentali, la postura di un arto assume una bizzarra posa coreografica, la pronuncia delle parole assomiglia sempre di più a un canto. Una minaccia incombe sul corpo del divulgatore, terrificante quanto la scia di un asteroide: è il musical, la forma di entertaining più paradossale ed estenuante, che sembra voler divorare la conferenza per mettere alla prova la capacità di danzare e cantare il racconto della fine. In un corpo a corpo con Broadway, il divulgatore/performer di D’Agostin dà vita a un inedito duetto che ha per coppie di protagonisti la scienza e l’amore, l’intrattenimento e l’informazione, la vita e la morte. Tra tradimenti, ossa di dinosauro e misteriose grotte piene di iridio, Asteroide racconta la straordinaria capacità della vita – e dunque dell’arte – di ripresentarsi sempre, in nuove forme, senza soccombere mai. E noi viventi, chiamati di continuo a ricostruirci dopo le apocalissi, siamo la prova che costruiamo noi stessi strato dopo strato, come il tessuto terrestre.3 - 8 giugno 2025Teatro Studio Melato
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Works and Days
Nel 2022 il collettivo fiammingo FC Bergman, con l’originalissimo The Sheep Song, è stata una presenza tra le più apprezzate dal pubblico del Festival Presente Indicativo. Leone d’Argento alla Biennale Teatro 2023, gli artisti tornano al Piccolo con Works and Days, riflessione ispirata al poeta greco Esiodo, sul sempre più fragile rapporto che lega la comunità umana al pianeta su cui vive.Con The Sheep Song – presentato all’edizione 2022 del Festival Presente Indicativo – il collettivo fiammingo FC Bergman, Leone d’Argento alla Biennale Teatro 2023, aveva innalzato quello che definiva «un peana alla libertà dell’individuo e alla possibilità di manipolare la vita». Della loro nuova creazione, Works and Days, ispirata a Le opere e i giorni di Esiodo, gli artisti parlano come di «un autentico inno all’inarrestabile potere del gruppo e alla sconfinata potenza della natura». Nell’VIII secolo a.C., il poeta greco Esiodo dedicò al proprio fratello un poema, nel quale fissava una serie di suggerimenti sull’arte dell’agricoltura. L’opera divenne una sorta di almanacco contadino in forma di versi, che combinava i consigli tecnici a un racconto più generale a carattere etico e didascalico. FC Bergman adotta il titolo di Esiodo per la propria riflessione – nuovamente senza testo – sul vivere sulla (e con la) Terra. Un’esistenza spesa in accordo con il ritmo delle stagioni, le leggi della Terra e i costumi della comunità che la coltiva. Una nuova era, tuttavia, con nuove possibilità e aspirazioni, si sta facendo strada in questo fragile matrimonio che unisce l’umanità e il pianeta.28 - 30 maggio 2025Teatro Strehler
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Autoritratto
«A Palermo, tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate da Cosa Nostra». Partendo dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ‘92, intorno alla quale costruisce una coinvolgente intelaiatura biografica, Davide Enia traccia «un autoritratto intimo e collettivo» di una comunità costretta a convivere con la continua epifania del male.«Affrontare per davvero Cosa Nostra – racconta Davide Enia – significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me.» Intrecciando cunto e parole, corpo e dialetto, «gli strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo», Enia esplora quella che definisce la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata: «Per diverse ragioni, da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è.» Lo spettacolo racconta i continui incontri con Cosa Nostra: i cadaveri incontrati per strada, le persone conosciute uccise dalla mafia, le bombe in città, l’apparizione del male, «il sacro nella sua declinazione di tenebra», alla quale l’artista risponde con «un lavoro che è una tragedia, un’orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di autoanalisi personale e condiviso. Un autoritratto al contempo intimo e collettivo.»25 marzo - 17 aprile 2025Teatro Grassi
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Storia di un cinghiale
Un re che per diventare tale ha dovuto eliminare tutti i possibili rivali; un attore che finalmente ha ottenuto il ruolo della vita. Gabriel Calderón affida a Francesco Montanari un monologo che è un’originale “variazione sul tema” di Riccardo III, in cui i confini tra epoche e identità si fanno labili, sullo sfondo di una stessa realtà di ambizione, sete di potere, violenza repressa.Classe 1982, cofondatore, nel 2005, in Uruguay, della compagnia Complot – con cui ha creato una trentina di spettacoli, collaborando, tra gli altri, con Sergio Blanco – Gabriel Calderón è per la prima volta al Piccolo, per dirigere la produzione in lingua italiana di un suo lavoro di successo, Storia di un cinghiale. Qualcosa su Riccardo III, protagonista Francesco Montanari.Ispirato al capolavoro di Shakespeare, il testo racconta la vicenda di un attore di teatro che non ha mai avuto la soddisfazione di interpretare un ruolo da protagonista. Ora che finalmente è arrivato il suo momento, desidera sfruttare al meglio l’opportunità. A poco a poco, si accorge di un’inquietante affinità tra la sua vita e quella del personaggio: ambizione, rabbia repressa, sete di riscatto, opportunismo… Interpretandone il celebre monologo, ritrova in se stesso i lati oscuri del sovrano di York. Da vent’anni impegnato sui palcoscenici del mondo, Calderón ci parla dei pericoli del palcoscenico, teatro di passioni violente, non sempre soltanto simulate, e affida a Francesco Montanari il ruolo del protagonista.14 marzo - 6 aprile 2025Teatro Studio Melato
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Prospettiva Ronconi
Prospettiva RonconiVisionario, ardimentoso demolitore e dilatatore dello spazio, temerario manipolatore della lingua, maestro di generazioni di attrici e attori, corruttore di generi, inventore di artifici, instancabile ricercatore: a Luca Ronconi, motore e anima artistica del Piccolo dal 1998 al 2015, diciassette anni condivisi con la direzione di Sergio Escobar, dedichiamo un omaggio, una polifonia di iniziative, di diversa natura e respiro, che da febbraio arriva fino all’estate aprendo un vero e proprio cantiere di riflessioni e ricerca dall’orizzonte temporale indefinito. Il titolo della rassegna è Prospettiva Ronconi perché la sua parabola di arte, studio e vita si è costantemente proiettata verso «uno spettacolo infinito, in un teatro in fuga», spostando e alterando il punto di vista in un inesauribile gioco di variazioni e rispecchiamenti. L’opera, il genio, il fondamentale contributo pedagogico-formativo di Ronconi – anche direttore della nostra Scuola di Teatro, oggi a lui dedicata – testimoniano tutta la complessità del suo lascito: un patrimonio caleidoscopico che merita di essere ricordato, ma soprattutto valorizzato e consegnato alle generazioni future.
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Les jours de mon abandon
Una moglie abbandonata, un lutto interiore da attraversare e vivere fino in fondo, un corpo oppresso da distruggere, per ricostruirlo più resistente. Gaia Saitta porta in scena il romanzo di Elena Ferrante, storia di una donna capace di rinascere, finalmente libera, scandalosa e potente.Italia, fine anni ’90. La quarantenne Olga vive un’esistenza borghese: è moglie devota e madre amorevole di un ragazzo e di una bambina. Per seguire il marito ingegnere, nel romanzo di Ferrante si trasferisce da Napoli a Torino; nell’edizione teatrale di Gaia Saitta, ci si sposta ancora più a Nord, a Bruxelles. All’improvviso, l’uomo al quale si è sempre dedicata l’abbandona per una ragazza che ha la metà dei suoi anni. Olga sprofonda in uno stato di rabbia feroce, diventa volgare, violenta, grottesca, non si occupa più né dei figli, né del cane, né di se stessa. Intime paure si riaffacciano alla sua mente, portandola sull’orlo del baratro, fino a quando la luce si riaccende: con una nuova consapevolezza di sé, Olga è pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua vita. «La prima volta che ho letto il romanzo di Elena Ferrante mi è mancato il respiro – spiega Gaia Saitta, classe 1978, formatasi in Italia e da anni attiva in Belgio, dove è artista associata al Théâtre National Wallonie-Bruxelles –. L’Italia che racconta è quella di mia madre, dove pareva esistere un unico modello di vita. Ferrante ci mostra un’altra donna possibile, scandalosa e potente, che mi riguarda e mi scuote da dentro, che mi dà il desiderio e la forza di diventare la persona che sono. È la storia che voglio raccontare.»28 febbraio - 2 marzo 2025Teatro Studio Melato
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Semidei
Il fascino del mito in un testo che porta in scena il ciclo della guerra di Troia. Pier Lorenzo Pisano racconta quel che dèi e dee, eroi ed eroine dissero (o avrebbero potuto dire) in due momenti: prima della guerra, in un mondo adolescente e dorato; e dopo la distruzione della città, quando, tra le macerie fumanti e i pianti delle donne, ebbe inizio il lungo e difficile ritorno a casa.Dalla fantascienza di Carbonio (stagioni 2021/22 e 2022/23) alla mitologia di Semidei. «Mi appassionano le forme del raccontare – spiega Pier Lorenzo Pisano, nostro artista associato. Il mito, in particolare, racchiude tutto quello che ci identifica in quanto umani: affetti, passioni, istinti, legami familiari.» Diviso in due sezioni, Semidei si ispira al corpus di leggende minori che accompagnano Iliade e Odissea. Nella prima parte, antecedente alla guerra di Troia, eroi giovanissimi e terrorizzati sono alle prese con le loro relazioni più care: Achille che litiga con la madre Teti, Ulisse alle prese con un piccolo Telemaco che strilla sempre e non mangia mai, Ettore e Andromaca che cercano di far addormentare il loro neonato, e altri ancora. Al di sopra di tutto, gli dèi dell’Olimpo, più litigiosi e insensati degli umani. Dieci anni dopo, i Greci hanno vinto, ma hanno dimenticato il motivo per cui hanno combattuto: sono dei reduci intontiti e ammaccati, come i soldati delle guerre odierne.Semidei sfrutta le leve di un racconto universale per mettere in discussione la nostra contemporaneità e per provare a capire come si fa a sopravvivere alle cose che finiscono: la fine dell’infanzia; la fine della guerra; la morte dei figli. Il testo dello spettacolo è pubblicato da Einaudi nella collana Collezione di teatro. Le recite dal 19 al 23 febbraio sono sovratitolate in lingua italiana e inglese per pubblico straniero ed ipoudente6 - 23 febbraio 2025Teatro Studio Melato
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Zorro
Un povero, un poliziotto, un muto e un cavallo si ritrovano in una sorta di terra di nessuno. Aspettano qualcuno che forse non arriverà, mentre discutono di alcune questioni sociali fondamentali: la distribuzione del reddito, le disuguaglianze, la povertà. Le delusioni del mito del progresso diventano allora oggetto di un dialogo tra personaggi apparentemente inconciliabili, che lentamente scoprono di avere in comune più di quanto pensassero. E poi c’è quel segno Z, che li spinge a scambiarsi i ruoli: come in una quadriglia, in cui ciascuno, a turno, prende il posto dell’altro. «La maschera di Zorro – spiega Antonio Latella, regista e coautore assieme a Federico Bellini – è un’evoluzione borghese dei nostri zanni. “Zanni” e “Zorro” iniziano con la stessa lettera: è lei la vera eroina. Hanno cercato di convincerci che gli ultimi saranno i primi e forse ci abbiamo creduto. Credo che la lettera Z racchiuda in sé tutte le implicazioni che possono derivare da questa frase».
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Darwin, Nevada
Seguendo le tracce di Charles Darwin, sullo sfondo di una sperduta ghost town americana che porta lo stesso nome dello scienziato, cinque personaggi intrecciano le loro esistenze in un racconto di frontiere, spostamenti e migrazioni, di frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso.Nei sondaggi effettuati da Gallup, all’inizio degli anni 2000, alla domanda “da quanto tempo l’uomo si trova sulla terra?”, il 45% degli americani ha risposto che è stato creato nella sua forma attuale circa 10.000 anni fa. Un ulteriore 40% ha sostenuto invece che si è evoluto nell’arco di milioni di anni da forme di vita meno avanzate, ma sotto la guida di Dio.Nello stesso periodo, nel 2001, venivano rubati dalla biblioteca di Cambridge i preziosi quaderni di Charles Darwin, i taccuini in cui lo scienziato aveva iniziato ad annotare le riflessioni che lo avrebbero condotto a formulare la teoria dell’evoluzione. Vent’anni dopo, nel 2022, i quaderni venivano misteriosamente restituiti, in una busta, con su scritto “Librarian/ Happy Easter/ x”.Chi ha rubato (o preso in prestito...) i preziosi libriccini, frutto di un viaggio di 200 anni fa, dalla Patagonia alle Galapagos, che diedero origine a una delle più controverse rivoluzioni scientifiche?Darwin, Nevada è un racconto di frontiere, di spostamenti e migrazioni, di piaceri e preziosi frammenti di storia della scienza, di conflitti e cambiamenti in corso. Intrecciando i loro linguaggi, Matthew Lenton e Marco Paolini danno vita a una storia del presente, di cui Charles Darwin è il carburante, i personaggi sono il motore e i paesaggi sono il telaio e la carrozzeria.22 gennaio - 16 febbraio 2025Teatro Strehler
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Sogno di una notte di mezza estate
Carmelo Rifici porta in scena uno spettacolo che racconta, ieri come oggi, l’ostinata rivalità tra il potere e l’irrazionale. Una compagnia di giovani attrici e attori si specchia in un grande classico di Shakespeare, mandandolo in risonanza con la contemporaneità.29 novembre - 22 dicembre 2024Teatro Studio Melato
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Arlecchino servitore di due padroni
Conferenza stampa | Arlecchino servitore di due padroniStefano de Luca, con Enrico Bonavera, le allieve e gli allievi diplomatisi alla Scuola di Teatro del Piccolo, porta in scena una nuova edizione del titolo che, dal luglio del 1947, accompagna la storia e la vita dello Stabile milanese. «Uno spettacolo carico di ricordi – spiega il regista – e allo stesso tempo di quel gioioso e necessario oblio che solo la gioventù può regalare».L’Arlecchino del Piccolo, lo spettacolo dei record, la produzione italiana più vista nel mondo, rinasce, per la dodicesima volta in settantotto anni, sul palcoscenico di via Rovello, in una nuova edizione affidata a Stefano de Luca, con Enrico Bonavera e un cast di attrici e attori diplomati alla Scuola di Teatro del Piccolo. In epoche di regie ad alto impatto tecnologico, le maschere della Commedia dell’Arte, le candele, gli oggetti, i broccati del Settecento parlano di un altro modo di fare teatro: «un gioco semplice, antico come l’uomo – spiega de Luca – territorio in cui infanzia e rito ancestrale si incontrano nella gioia del mascheramento, orchestrata dalla partitura di gesti e movimenti studiati da Giorgio Strehler perché le singole personalità fossero al servizio di un’armonia d’insieme.» Da sempre simbolo del passaggio del testimone tra generazioni, sarà uno spettacolo carico di ricordi, con il pensiero rivolto, agli artisti, ai maestri, ai tecnici che si sono alternati negli anni, tramandando l’arte immortale di un «meraviglioso anacronismo o spettacolo acronico, in cui la lingua è un continuo intrecciarsi dei dialetti italiani, ibridazione e contaminazione, sintesi di un’Italia che parla al mondo intero, grazie alla sua unicità.»24 ottobre - 17 novembre 2024Teatro Grassi
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Mein Kampf
Conferenza stampa | Mein KampfNel 1924, Hitler dava alle stampe Mein Kampf (La mia battaglia). Nel 2016, la Germania ne ha permesso la ripubblicazione. Stefano Massini ha studiato tutti i discorsi di Hitler e la prima stesura del libro, creando uno spettacolo che mette in luce la paranoia del dittatore e la follia nazional-socialista.8 - 27 ottobre 2024Teatro Strehler
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Teatro fuori porta
Conferenza stampa | Teatro fuori portaUna collaborazione tra il Teatro Piccolo di Milano e Regione Lombardia per diffondere eventi in contesti non usuali: è questa lo scopo dell’iniziativa denominata ‘Teatro fuori Porta’ nell’ambito della presentazione della stagione 2024/2025 del Piccolo Teatro di Milano.Il Piccolo Teatro di Milano guida questa carovana artistica attraverso 13 Comuni lombardi, trasformando piazze, biblioteche e scuole in teatri improvvisati, dove ogni luogo diventa un palcoscenico e ogni spettatore diventa parte di qualcosa di più grande.Incontro con Claudio Longhi e l'assessore alla cultura di regione Lombardia Francesca Caruso.
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