Pitturil, pillole di pittura podcast artwork

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Pitturil, pillole di pittura

Pitturil, è un blister di pillole di pittura, alcune più leggere, altre più corpose, senza mai diventare supposte. Vi racconto aneddoti, storie e stranezze sul mondo della pittura e dell'arte.

  1. 132

    I Bentvueghels: i punk del Barocco romano

    Dimenticate l'immagine dell'artista accademico, tutto rigore e pennelli puliti. Tra il 1620 e il 1720, Roma fu letteralmente invasa da una banda di pittori fiamminghi e olandesi che avevano un concetto tutto loro di vita d'artista.Si chiamavano Bentvueghels, letteralmente banda di uccelli o stormo, e furono i punk dell'epoca barocca. In questo episodio vi porto alla scoperta di questa confraternita ribelle che si definiva Schildersbent, il clan dei pittori.Vi racconto di come si opposero con forza al monopolio dell'Accademia di San Luca, rifiutando di pagare la gabella obbligatoria per chi voleva vendere quadri a Roma. Fu una vera e propria sfida al sistema, che continuò anche quando Pietro da Cortona andò a lamentarsi da papa Urbano VIII.Approfondiremo i loro rituali di iniziazione leggendari che si tenevano al mausoleo di Santa Costanza, allora noto come tempio di Bacco, dove ancora oggi si possono leggere i loro nomi incisi sui muri. Parleremo dello stile delle bambocciate, dal soprannome di uno dei loro leader, Pieter van Laer detto il Bamboccio, e di come queste scene di vita quotidiana romana, popolari e grottesche, abbiano sfidato il decoro del tempo.Un viaggio tra disobbedienza, scherno e pittura di genere per capire che, a volte, per fare la storia dell'arte bisogna prima rompere le regole.In questo episodio:La nascita dello Schildersbent a Roma.La guerra aperta con l'Accademia di San Luca e il rifiuto delle tasse.I nomi di battaglia e i riti d'iniziazione tra vino e goliardia.L'eredità dei Bamboccianti e la pittura della realtà.Arrivederci al prossimo Pitturil.

  2. 131

    Lo sfortunato Stil de Grain

    Avete mai sentito parlare di un colore che cambia idea ogni volta che lo guardate? In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta dello Stil de Grain, un pigmento con una storia così bizzarra da sembrare inventata.Dalle bacche immature di rhamnus al nome che "puzza" di equivoco, questo giallo organico ha attraversato i secoli deludendo le aspettative di chiunque cercasse stabilità. È un colore che sbiadisce in fretta, estratto con un metodo che ricorda più un lassativo naturale che un segreto di bottega.Se nel video abbiamo visto la sua stesa "infame", qui entriamo nel dettaglio tecnico di una lacca che ha fatto impazzire i pittori del '600 e '700.Cosa troverai in questa pillola:L'etimologia controversa tra "Dutch Pink" e urina.La chimica instabile delle bacche di Rhamnus cathartica.Perché, nonostante tutto, è ancora presente nelle tavolozze moderne (ma in versione "sicura").Ti è mai capitato di veder sbiadire un tuo lavoro per colpa di un pigmento "traditore"?Arrivederci al prossimo Pitturil.

  3. 130

    I Rossi

    Il rosso non è solo un colore, è un problema di gestione della luce. In questo episodio di Pitturil, ci addentriamo nel labirinto dei pigmenti rossi: una "banda di criminali" tanto affascinante quanto complessa da domare.Perché quel rosso che sembrava perfetto nel tubetto diventa un rosa spento appena tocca il bianco? La risposta non sta nella quantità, ma nella potenza e nella trasparenza del pigmento. Esploriamo il comportamento dei rossi nelle mescolanze:Il conflitto col Bianco: Perché il Bianco di Titanio "bullizza" il rosso ingessando la tinta, mentre il Bianco di Zinco la lascia respirare?L'illusione della brillantezza: Spesso, per far sembrare un rosso più acceso, non serve aggiungere colore, ma lavorare per contrasto sul resto del dipinto.Esempi illustri: Analizziamo come i grandi maestri (come Caravaggio nel suo San Girolamo) hanno gestito queste tinte "pericolose" per creare vibrazioni cromatiche immortali.Un viaggio tra chimica dei materiali e filosofia della visione, per imparare a non farsi "sporcare" la tavolozza dai rossi più prepotenti.Vuoi approfondire le ricette e i nomi dei pigmenti citati?Controlla la caption del video sui social per i dettagli tecnici e le percentuali di mescolanza.Arrivederci al prossimo Pitturil.

  4. 129

    Come accostare i colori

    Ti sei mai chiesto perché certi accostamenti di colore sembrano vibrare, mentre altri "muoiono" sulla tela? La risposta non è solo nei tubetti di colore, ma nel tuo cervello. In questa pillola di Pitturil, vi accompagno alla scoperta del contrasto di simultaneità e della legge dei processi opponenti.Dalle intuizioni rivoluzionarie di Michel Eugène Chevreul alla tecnica vibrante di Giovanni Segantini, scopriamo come la fisiologia dell'occhio diventi uno strumento fondamentale per ogni pittore. Perché mescolare i complementari li spegne, ma accostarli li esalta? E cosa c'entrano i giubbotti di salvataggio con la storia dell'arte?Un viaggio tra neuroscienze e pittura per imparare a gestire la luminanza e a creare contrasti che lasciano il segno. Perché a volte, per dare vita a un quadro, non serve aggiungere altro pigmento, ma solo capire come far dialogare le tinte tra loro.In questo episodio:Che cos'è il completamento percettivo.La legge dei processi opponenti e l’equilibrio neutro della retina.La lezione di Segantini: sintesi sottrattiva vs sintesi ottica.Consigli pratici per non rendere i propri quadri "morti".Note tecniche:Per approfondire le percentuali, i materiali e le ricette citate in questo episodio, non dimenticare di consultare la caption sui nostri canali social.Segui Alessandro Marziano su:Instagram: @alessandromarziano

  5. 128

    Il blu di cobalto

    In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta di un colore che è sinonimo di rigore, stabilità e luce pura: il Blu di Cobalto.Spesso la pittura è una sfida contro il tempo e la chimica, ma il cobalto rompe le regole. Nato nel 1802 grazie all'intuizione del chimico Louis-Jacques Thénard, questo pigmento ha risolto un problema secolare, offrendo agli artisti una tonalità di azzurro pulito, indelebile e incredibilmente resistente. Dalle pennellate en plein air di Monet e Renoir fino alle vibranti spirali della "Notte Stellata" di Van Gogh, il cobalto è il blu della luce, non dell’ombra.Scopriremo perché la sua struttura "spinellica" lo rende inattaccabile e come la sua natura di metallo ferromagnetico possa diventare un alleato strategico in bottega, agendo persino come agente siccativo per le mescole più lente.Un viaggio tra scienza e arte, per capire come un semplice tubetto di colore possa racchiudere una lezione di affidabilità senza tempo.In questo episodio:La genesi del Blu di Cobalto e l’invenzione di Thénard.Perché gli Impressionisti non potevano farne a meno.Segreti tecnici: il cobalto come siccativo e la sua stabilità chimica.La citazione di Vincent Van Gogh al fratello Theo.Ascolta la pillola e lasciati ispirare dalla precisione che incontra il cielo.

  6. 127

    Lustri e Lumi

    Lustro e Lume: La morale della luce secondo LeonardoLa luce non è solo fisica, è una questione di carattere. In questo Pitturil, vi porto tra le pagine del "Trattato della Pittura" di Leonardo da Vinci per scoprire che la luce ha una sua "morale" e persino delle dinamiche sentimentali.Esistono due tipi di luce che definiscono un corpo: il Lume e il Lustro.Il Lume è serio, monogamo e fedele: colpisce l’oggetto e lì resta, incurante di dove vi troviate voi a guardare. Il Lustro, invece... beh, il Lustro è decisamente poliamoroso. Esiste solo in funzione di un triangolo tra la fonte, l'oggetto e il vostro occhio. Se vi muovete voi, si muove lui.In questa pillola esploreremo:La definizione leonardesca di Lume e Lustro.Perché il lustro è "piccoletto" ma fondamentale per la resa dei materiali.Come la posizione dell'osservatore cambia la natura stessa di ciò che vediamo.La pittura è l'arte di gestire questi tradimenti ottici.Per chi vuole approfondire la teoria di Leonardo:Il Lume (luce diffusa) si estende sulle superfici in base alla loro inclinazione rispetto alla fonte luminosa, creando le sfumature che danno volume.Il Lustro (luce riflessa o speculare) è quel punto di massima chiarezza che appare sulle superfici lucide o bagnate. A differenza del lume, il lustro non è "fisso" sull'oggetto: la sua posizione cambia se cambia il punto di vista dell'osservatore (riflessione speculare).Consiglio pratico: quando dipingete un ritratto, ricordate che il punto di luce nell'occhio o sulla punta del naso è un "lustro": deve essere trattato con estrema precisione e con un bordo più netto rispetto al "lume" generale del volto.Arrivederci al prossimo Pitturil.#pitturil #leonardodavinci #tecnicapittorica #storiadellarte #luceelombra

  7. 126

    La prospettiva intuitiva

    Come calcolare l'esatta distanza degli elementi in prospettiva senza impazzire con riga e misurazioni complesse. La tecnica geometrica mostrata nel video si basa sul principio della moltiplicazione prospettica, fondamentale per dare credibilità alla profondità spaziale. Ecco i passaggi tecnici rigorosi da seguire per una corretta costruzione.Uno. Traccia la linea d'orizzonte e stabilisci il tuo punto di fuga.Due. Disegna il primo palo, quello in primo piano, e traccia le linee di fuga dalle sue due estremità, base e cima, verso il punto di fuga.Tre. Posiziona il secondo palo dove preferisci. Questa distanza apparentemente arbitraria determinerà il ritmo matematico di tutta la sequenza.Quattro. Trova il punto medio esatto del primo palo e traccia una linea di fuga mediana.Cinque. La costruzione geometrica. Traccia una linea retta che parte dalla base del primo palo, incrocia l'intersezione tra il secondo palo e la linea di fuga mediana, e prosegue fino a toccare la linea di fuga superiore. Quello è il punto esatto in cui, verticalmente, cadrà il terzo palo.Sei. Ripeti il processo scalando di un palo alla volta.Questo principio garantisce una riduzione impeccabile. Per quanto riguarda la prospettiva aerea, codificata e perfezionata da Leonardo da Vinci, la regola impone che l'atmosfera interposta tra l'osservatore e l'oggetto modifichi la percezione. I tre dogmi per gli elementi distanti sono: drastica diminuzione dei contrasti chiaroscurali, perdita di dettaglio e viraggio delle tinte verso l'azzurro e i colori freddi.#prospettiva #tecnicapittorica #disegno #storiadellarte #pitturil

  8. 125

    Il Magenta

    Nel video accenno a come il magenta sia diventato un colore primario, ma è qui che vi consegno il manuale d'uso per domare questa tinta sulla tavolozza.Nato originariamente come fucsina nel 1859 grazie al chimico François-Emmanuel Verguin, fu presto ribattezzato magenta per sfruttare l'eco mediatica della sanguinosa battaglia omonima. Una cinica operazione di marketing dell'ottocento che ha legato per sempre una carneficina a una sfumatura floreale.Il magenta che usiamo oggi in pittura non è più quello instabile dell'epoca, ma è costituito quasi interamente dal chinacridone, catalogato chimicamente con l'indice pr122. Questo pigmento organico sintetico è caratterizzato da due elementi fondamentali: un'estrema trasparenza e un potere tingente formidabile. È un colore prepotente. Ne basta una quantità microscopica per far virare inesorabilmente un intero impasto verso una temperatura fredda.Il motivo per cui siede sul trono dei primari nella sintesi sottrattiva, scalzando i rossi tradizionali, è la sua ineccepibile precisione ottica. È l'unica tinta in grado di assorbire perfettamente la lunghezza d'onda del verde, restituendo ai nostri occhi le componenti del rosso e del blu. Per questo motivo domina incontrastato nel mondo della stampa in quadricromia, dove rappresenta la emme dell'acronimo cmyk.Nella pittura figurativa classica, tuttavia, la sua utilità si riduce drasticamente. Se cercate la coprenza materica per strutturare un incarnato solido o la luce calda e opaca di un volto, il magenta vi tradirà con la sua consistenza vitrea. Per quei compiti è saggio affidarsi a un rosso cadmio, a un cinabro o a una robusta terra rossa.Il magenta pr122 dà il meglio di sé quando viene sfruttato per le velature, lasciando trasparire la luce del fondo, oppure quando viene mescolato con i blu della famiglia delle ftalocianine per ottenere i viola più vibranti, saturi e puliti che la chimica possa offrirvi.Un colore primario per la fisica della luce, ma un solista da usare con estrema parsimonia sul palcoscenico della tela. E se proprio non riuscite a gestirlo, potete sempre usarlo per i costumi di un musical.#pittura #magenta #teoriadelcolore #chimica #pitturil

  9. 124

    Pigmenti Ladri!

    Ti è mai capitato di guardare un soggetto sul tablet, vederlo vibrante di luce, e poi ritrovarti sulla tela con un colore che sembra la nebbia della bassa bresciana? In questo episodio di Pitturil, esploriamo il "trauma" del passaggio dal digitale all'olio.Il segreto risiede nella fisica:Sintesi Additiva (RGB): I monitor partono dal buio e aggiungono luce. Rosso, verde e blu si sommano fino a creare il bianco puro.Sintesi Sottrattiva (Pigmenti): I colori sulla tua tavolozza non emettono luce, la assorbono. Ogni volta che mescoli due colori, stai "sottraendo" riflettenza, avvicinandoti inevitabilmente al grigio o a quello che chiamiamo bistro.Cosa troverai in questa pillola:Perché dovresti preferire le foto stampate agli schermi come riferimento.Il concetto di assorbimento selettivo.La filosofia delle "ombre" in pittura: innamorarsi di ciò che il colore non dice.Consigli pratici per mantenere la luminosità: accostare invece di mescolare troppo.La fisica non perdona, ma conoscerla permette di dominare la tavolozza senza frustrazioni.Per chi vuole approfondire la "cucina" del colore:I Limiti del Gamut: Lo schermo può riprodurre colori che i pigmenti fisici non raggiungeranno mai in termini di saturazione e luminosità simultanea.Mescolanza Fisica vs Ottica: Meno passaggi di spatola o pennello garantiscono una maggiore purezza del tono. La mescolanza "sporca" le frequenze riflesse.Il Bistro: Un grigio neutro o 'na zozzeria?Ascolta l'episodio per scoprire come smettere di rincorrere la luce di un monitor e iniziare a costruire la luce sulla tela.#pittura #storiadellarte #teoriadelcolore #pitturil #tecnicapittorica

  10. 123

    Il Grigio Cromatico

    Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil. Oggi affrontiamo uno dei più grandi malintesi della pittura: il grigio.Dimenticate il tubetto di nero mescolato al bianco. Quello è un grigio inerte, utile forse per dipingere la nebbia, ma del tutto privo di respiro. Il vero segreto dei grandi maestri, da Delacroix a Cézanne, risiede nel grigio cromatico.La regola della sintesi sottrattiva teorizzata da Itten ci insegna che unendo due colori complementari, come rosso e verde, giallo e viola o blu e arancio, questi si annullano a vicenda. Assorbendo le rispettive lunghezze d'onda, portano il risultato verso il centro neutro del cerchio cromatico. Ma c'è un dettaglio tecnico vitale che regola questa magia: la trasparenza dei pigmenti.Il caso della lacca di alizarina e del verde ftalocianina citato nell'episodio è emblematico. Parliamo di due pigmenti spiccatamente trasparenti, quasi vetrosi, e con un'elevatissima forza tintoria. Quando li mescoliamo, la luce non rimbalza su una superficie opaca, come accadrebbe usando un bianco di titanio, ma attraversa il colore, colpisce la preparazione della tela e torna indietro. Si ottiene così un grigio scuro e freddo, perfetto per le ombre più profonde, che mantiene una luminosità interna irraggiungibile con i colori opachi.Attenzione però al decadimento cromatico. La neutralizzazione deve avvenire mescolando il minor numero di pigmenti possibile e nel minor tempo possibile. Più i pigmenti vengono lavorati e mischiati sulla tavolozza, più si altera il loro indice di rifrazione, trasformando un colore vivo e vibrante in un impasto opaco e spento.Il grigio non è l'assenza di colore, è il colore in potenza. È il punto di equilibrio in cui il caos delle tinte pure trova finalmente il suo ordine.Qual è la vostra combinazione preferita per ottenere un grigio cromatico? Scrivetelo nei commenti.#pitturil #teoriadelcolore #pitturaadolio #grigiocromatico #alessandromarziano

  11. 122

    La prospettiva atmosferica

    Come anticipato nell'episodio, l'aria non è vuota. Il fenomeno dello scattering di Rayleigh ci spiega scientificamente perché le molecole dell'atmosfera disperdono la luce blu molto più delle altre lunghezze d'onda. Questo si traduce in una regola visiva implacabile: più un oggetto è distante, più strati di atmosfera si frappongono tra noi e l'oggetto, rendendolo azzurrognolo e indefinito. Quella che Leonardo da Vinci definiva prospettiva de' perdimenti, un concetto che ha permesso a maestri come William Turner di far divorare la materia dalla luce stessa.Ecco le quattro regole d'oro per restituire questa profonda illusione nei tuoi dipinti:Gestione dei valori tonali. I contrasti più forti e le ombre più scure appartengono esclusivamente al primo piano. Man mano che si indietreggia, i toni scuri si schiariscono progressivamente, diventando grigi o azzurrognoli. Non esiste il nero in lontananza.Temperatura del colore. Il primo piano accoglie i colori caldi, come le terre, i gialli e i rossi. I piani intermedi iniziano a raffreddarsi, fino ad arrivare allo sfondo estremo che deve essere dominato da colori freddi, azzurri e ciano.Livello di dettaglio. I contorni netti, le texture e i particolari minuti vanno riservati agli elementi vicini. Lo sfondo richiede sintesi: contorni fusi, pennellate ampie e dettagli completamente omessi. Le forme, letteralmente, si perdono.Saturazione. I colori in primo piano possono esprimersi in tutta la loro purezza e saturazione. I colori distanti subiscono un'inevitabile desaturazione, inquinati dal colore stesso dell'aria, e richiedono quasi sempre l'aggiunta di bianco e blu per simulare l'opacità atmosferica.Per simulare questa densità, la tecnica più efficace da applicare in fase di rifinitura è lo scumbling, noto anche come sfregazzo. Si tratta di una tecnica a secco che si applica su strati di colore già completamente asciutti. Si preleva una minima quantità di colore opaco e chiaro sulla punta del pennello, preferibilmente senza alcun medium o diluente, e lo si sfrega vigorosamente sulla tela con setole dure. Il colore si deposita solo sulle irregolarità della superficie, rompendo il tratto e lasciando trasparire parzialmente i toni sottostanti. È il modo più antico e infallibile per creare una sensazione tattile di nebbia, foschia e infinita distanza.#pittura #storiadellarte #tecnicapittorica #prospettiva #paesaggio

  12. 121

    Il Nero Pittorico

    Hai mai notato come il nero appena spremuto dal tubetto sembri spesso un "buco" piatto sulla tela? In questo episodio di Pitturil, sveliamo perché il vero segreto dei maestri non è il Nero d’Avorio, ma la creazione di un nero composto.Scopriamo come mescolare sapientemente la Terra d'Ombra Bruciata con diverse sfumature di blu (Oltremare, Prussia, Cobalto) per ottenere ombre vibranti, profonde e, soprattutto, cromaticamente coerenti con il resto del dipinto. Non è solo una questione di estetica: c’è una ragione chimica legata al biossido di manganese che cambierà i tuoi tempi di asciugatura.In questa pillola:Perché il nero puro è spesso un "estraneo" nella composizione.La sintesi sottrattiva applicata alle ombre.Il vantaggio tecnico delle Terre d'Ombra come essiccativo naturale.Una riflessione di Goethe che lega la profondità delle ombre alla luce... e alle persone.Preparati a guardare il buio con occhi nuovi.Note Tecniche (Il Bignami):Ricetta Base: Terra d'Ombra Bruciata + Blu (Oltremare per toni caldi, Prussia per profondità fredda).Proprietà: Il manganese contenuto nelle terre accelera l’ossidazione dell’olio, rendendo il nero composto molto più rapido ad asciugare rispetto al Nero d’Avorio o al Nero Fumo. "Dove è molta luce, l’ombra è più profonda" (J.W. Goethe).Ti è piaciuto l'episodio? Lascia un commento o condividi le tue sperimentazioni cromatiche!

  13. 120

    La Grisaglia: L'Essenza Oltre l'Apparenza

    In questo episodio di Pitturil, andiamo alla scoperta della grisaglia (qui declinata in toni terrrosi), una tecnica che molti considerano arcaica, ma che rappresenta la vera palestra della percezione per ogni pittore serio.Spesso confusa con una scelta datata, la grisaglia è in realtà una semplificazione strategica: eliminando la variabile del colore, il pittore è costretto a confrontarsi con il valore, ovvero la gestione di luci e ombre. È l'impalcatura segreta su cui poggiano i capolavori della storia dell'arte, da Giotto fino all'Ottocento accademico.Attraverso un parallelo con il cinema d'autore — dove il bianco e nero viene scelto non per mancanza di mezzi, ma per amplificare la drammaticità e l'essenza della storia — Alessandro ci spiega perché, se non sai risolvere un volume con il grigio, non ci riuscirai nemmeno con il colore più costoso al mondo.Un viaggio nella tecnica, per capire che il colore non deve essere una maschera, ma un'evidenza che brilla solo su una struttura solida e consapevole.L'etimologia e la funzione: perché "grisaille" non significa tristezza, ma metodo.La lingua madre del cervello: come la nostra mente elabora le forme prima ancora dei cromatismi.Il valore come pilastro: l'importanza del chiaroscuro nella modellazione tridimensionale.Il rigore come trampolino: perché la sottrazione è l'atto creativo più onesto e potente.Arrivederci al prossimo Pitturil!

  14. 119

    Il Bruno Van Dyck

    Esistono colori che sembrano usciti da un film degli anni '80: solitari, un po' malinconici, pronti a cambiare identità per sopravvivere. Il Bruno Van Dyck è proprio così. In questo episodio di Pitturil, vi accompagno alla scoperta di uno dei pigmenti più affascinanti e controversi della storia della pittura.Spesso scambiato per una semplice terra, il Bruno Van Dyck ha un’anima organica e complessa: torba, lignite e materia vegetale decomposta. Ma perché un artista del calibro di Antoon van Dyck ne ha fatto la sua cifra stilistica, nonostante la sua proverbiale instabilità?Dalle ombre drammatiche (e talvolta disastrose) di Sir Joshua Reynolds, fino alle miscele moderne a base di nero fumo e ossidi di ferro, esploriamo come questo pigmento sia riuscito a nobilitare "il fango" rendendolo uno strumento indispensabile per creare incarnati luminosi e drappeggi lussuosi.In questa pillola scoprirai:La vera composizione chimica e organica del Bruno Van Dyck.Perché molti dipinti del Settecento presentano oggi crepe e colature (il dramma del bitume).Come i grandi maestri, da Rembrandt a Van Dyck, lo armonizzavano con il bianco di piombo e la lacca di garanza.Consigli pratici per l'uso nella tavolozza moderna.Perché, in fondo, anche il fango ha la sua dignità artistica... se sai come usarlo.

  15. 118

    Il Paio di Siena: Terra Naturale e Bruciata

    In questo episodio di Pitturil, vi porto alla scoperta di due "nonni" della tavolozza: la Terra di Siena Naturale e la sua controparte "infuocata", la Terra di Siena Bruciata. Due pigmenti che sono molto più di semplici colori: sono il sostegno silenzioso di ogni mescola, pronti a cavarti d'impaccio quando non sai dove andare a parare.Cosa scoprirai in questa pillola:L’identità nobile della Terra Naturale: un’ocra arricchita da biossido di manganese, fondamentale per la siccatività nella pittura a olio.La metamorfosi chimica: come 400°C trasformano un giallo idratato in un rosso bruno, opaco e aggressivo attraverso la disidratazione molecolare.Geopolitica del pigmento: perché si chiama "di Siena" anche se la cava più ricca si trovava a Bagnoli di Arcidosso, sul Monte Amiata.Dalle grotte di Lascaux a Caravaggio: l'evoluzione di un colore che Cennino Cennini raccomandava già nel suo "Libro dell'Arte" per gli incarnati e gli affreschi, grazie alla sua straordinaria stabilità alla calce.Un viaggio che parte dalla chimica delle molecole per arrivare alla maestria di Rembrandt, dimostrando che i pigmenti più comuni sono, dopotutto, le fondamenta stesse della storia dell’arte.Nota Tecnica: Per i dettagli precisi sulle percentuali di manganese e i consigli pratici sull'uso delle Terre di Siena nelle velature, non dimenticare di dare un'occhiata alla caption sui nostri canali social!Segui Pitturil per non perdere le prossime pillole e raccontaci nei commenti (o nei messaggi) quali sono i tuoi "pigmenti del cuore".Arrivederci al prossimo Pitturil!

  16. 117

    La pittura su Rame

    Il fascino della pittura su metallo è una storia di pura brillantezza. Tra la fine del cinquecento e il seicento, il rame ha rappresentato il supporto definitivo per chi cercava la perfezione del dettaglio, ma dietro a quelle superfici smaltate si nascondevano sfide tecniche non indifferenti.Come accennato nel video, la preparazione del rame richiedeva l'uso dell'aglio. Non si trattava di una superstizione o di una bizzarria da cucina, ma di un'operazione chimica precisa: l'allicina contenuta nel succo d'aglio agisce come un blando acido, andando a mordenzare leggermente la superficie metallica altrimenti troppo liscia. Questa micro-porosità permetteva al primo strato di imprimitura, una sottilissima velatura di bianco di piombo battuta con i polpastrelli per annullare ogni segno del pennello, di aggrapparsi tenacemente al supporto.Il divieto assoluto di usare gesso e colla animale, i preparatori classici per le tele e le tavole, deriva dalla loro natura igroscopica e dalla presenza di acqua. Sul metallo, l'umidità innesca un rapido processo di ossidazione, creando il famigerato verderame che finirebbe per distruggere il dipinto dall'interno, portando al distacco irreversibile della pellicola pittorica.L'abbandono del rame con l'avvento del barocco non fu una mera questione di gusto, ma di limiti fisici ed economici. L'arte barocca esigeva pale d'altare monumentali e scenografiche. Una lastra di rame di quelle dimensioni, oltre ad avere un costo letteralmente inavvicinabile, si sarebbe inesorabilmente imbarcata e deformata sotto il suo stesso peso, rendendo l'opera strutturalmente instabile. La tela, infinitamente più economica, leggera e modulabile, vinse inevitabilmente la battaglia del mercato.Oggi, maestri del realismo contemporaneo come David Kassan e Shawn Cheatham hanno recuperato l'ossessione per la superficie assolutamente liscia e riflettente, aggirando però i limiti fisici del rame grazie alla tecnologia moderna. Il Dibond citato nel finale è un pannello composito formato da due sottili lamine di alluminio che racchiudono un'anima in polietilene solido. Questa ingegneria dei materiali garantisce una superficie a specchio, totalmente indeformabile e sorprendentemente leggera, permettendo di stendere il colore a olio con la stessa resa smaltata dei maestri fiamminghi, ma su formati che nel seicento sarebbero stati impensabili.#pitturil #storiadellarte #tecnicapittorica #coloriadolio #pitturarealista

  17. 116

    L'epico scontro tra 'nduja e sushi: il Codice Boxer e la battaglia di Cagayan | Pitturil

    Cosa c'entrano dei soldati partiti dalla Calabria con dei samurai rinnegati e un rapporto di intelligence dell'Impero Spagnolo? In questo episodio esploriamo una delle vicende storiche e artistiche più surreali e affascinanti di sempre.Siamo alla fine del sedicesimo secolo e il nostro punto di partenza è un reperto eccezionale: il Codice Boxer. Realizzato a Manila intorno al 1590 con raffinate tecniche cinesi, oro zecchino e carta di riso, questo manoscritto non è un catalogo di moda, ma un vero e proprio dossier di spionaggio militare. Gli spagnoli lo commissionarono per mappare visivamente popolazioni, alleati e nemici del Pacifico, offrendoci una finestra unica e dettagliatissima sulle dinamiche geopolitiche dell'epoca.Tra le sue pagine si nasconde il prologo visivo di uno scontro epocale: la battaglia di Cagayan del 1582 nelle Filippine. Da una parte i temibili pirati giapponesi Wako, padroni delle arti marziali e armati di letali katane. Dall'altra i formidabili Tercios spagnoli, la fanteria d'élite dell'impero inviata da re Filippo II, la cui spina dorsale era composta in gran parte da soldati reclutati nel Sud Italia, tra cui moltissimi calabresi.Spesso pensiamo alla storia dell'arte come a una rassegna di opere silenziose chiuse in musei perfetti. Documenti straordinari come il Codice Boxer, invece, ci riportano alla dimensione più profonda dell'illustrazione e della pittura: la testimonianza nuda e cruda. L'arte ci racconta le paure, le guerre, i costumi e le connessioni più improbabili dell'essere umano. Ci racconta persino di quel giorno in cui la 'nduja e le armature europee si scontrarono con il sushi e le lame dei ronin giapponesi.Per scoprire come è andata a finire questa titanica collisione tra mondi, premete play.#pitturil #storiadellarte #codiceboxer #tercios #battagliadicagayan

  18. 115

    Il Tintorsetto Lavatore

    Lavare i pennelli è la parte meno nobile del mestiere del pittore, ammettiamolo. È quel momento in cui la poesia del gesto artistico si scontra con la realtà di un lavandino e di solventi dall'odore decisamente poco ispirante. Ma cosa succede quando un prodotto si presenta con un nome rassicurante come "Tintorsetto"?In questo episodio, andiamo alla scoperta dell’ecodiluente: un alleato prezioso che promette di essere non nocivo, inodore e non volatile. Un vero capolavoro di marketing che unisce l’autorità di Tintoretto alla simpatia di un orsetto lavatore. Ma attenzione: "ecologico" non significa necessariamente "innocuo" se usato nel modo sbagliato.Il segreto della non-volatilità: Perché l'ecodiluente non evapora come la trementina e quali sono i rischi per il tuo quadro se ne abusi (spoiler: l'effetto "quadro appiccicoso" è dietro l'angolo).Chimica vs Marketing: Come pulire i pennelli senza respirare vapori tossici, mantenendo le setole morbide come dopo un trattamento al balsamo.Il paradosso del cocktail tossico: Perché versare il residuo nel water è un crimine ambientale, anche se il solvente è "bio".La strategia della gravità: Un metodo semplice ed efficace per riutilizzare il diluente all'infinito, separando il pigmento (metallo pesante) dal liquido pulito.L'ecologia del solvente non cancella la tossicità del colore. Non fatevi ingannare dal musetto dell'orsetto: siate pittori consapevoli!Buon ascolto e... occhio al pigmento!

  19. 114

    L'olio di Papavero

    Hai mai notato che alcuni dipinti del Seicento sembrano fatti ieri, mentre altri sono più gialli di un taxi a New York? Il segreto non è un filtro di Instagram, ma l’Olio di Papavero.In questa pillola di Pitturil, vi porto alla scoperta di uno dei leganti più preziosi e "pazienti" della storia dell'arte. Estratto dal Papaver Somniferum, questo olio è il migliore amico di chi non ha fretta: asciuga lentissimo, non ingiallisce quasi per nulla e permette sfumature così delicate che persino i maestri fiamminghi ne andavano matti.In questo episodio scoprirai:Perché l’olio di lino a volte è un "traditore" cromatico.Il processo di estrazione a freddo.Perché, se vuoi dipingere incarnati perfetti o bianchi brillanti, non puoi farne a meno.Attenzione: Nonostante il nome, l’unico "sballo" che garantiamo è quello estetico.

  20. 113

    Vernici Finali: Protezione o Estrema Unzione?

    Hai appena finito il tuo capolavoro e non vedi l'ora di vederlo splendere? Frena l'entusiasmo (e il pennello)! In questo episodio di Pitturil, vi dico perché la fretta è la peggior nemica della pittura a olio e perché verniciare troppo presto potrebbe trasformare il vostro quadro in una battaglia navale di "affondamenti" e screpolature.Scopriamo insieme:La Regola dell'attesa: perché i 6 mesi di attesa non sono una leggenda metropolitana.Protezione vs Estetica: come difendere il pigmento dai raggi UV e dallo sporco senza sacrificare l'uniformità.Resine Sintetiche e Reversibilità: il segreto per rendere il tuo quadro eterno (o almeno restaurabile).Il "Profumo" della pittura: consigli di sopravvivenza per non intossicarsi in studio.Un mix di consigli tecnici e riflessioni per non scivolare proprio sull'ultima mano. Perché un quadro ben verniciato è un quadro che vive, uno verniciato male... è solo un disastro.Pitturil: pillole di pittura per chi crea pittura, non la guarda e basta.

  21. 112

    Il Giallo Indiano

    Dietro la brillantezza dei cieli stellati e dei tramonti infuocati del diciannovesimo secolo si nasconde una delle storie più bizzarre della chimica dei materiali. Il giallo indiano, noto tecnicamente come euxantato di magnesio, ha illuminato le tele di grandi maestri portando con sé un segreto a lungo dibattuto.La pratica di estrazione affonda le sue radici storiche principalmente nel villaggio di Monghyr, nell'odierno stato del Bihar in India. Qui, i pastori costringevano i bovini a una dieta innaturale e carente a base di sole foglie di mango e acqua, che rendeva le loro urine estremamente ricche di acido euxantico. Il liquido veniva raccolto, riscaldato sul fuoco per far precipitare il pigmento e infine filtrato e pressato a mano. Il risultato erano delle sfere terrose e compatte chiamate piuri o purree. Queste palline, dall'odore penetrante di ammoniaca e stalla, viaggiavano poi via nave verso l'Europa in casse di legno che i mercanti inglesi impararono presto a riconoscere a distanza proprio per il loro fetore inconfondibile.La produzione originale di questo pigmento fu progressivamente abbandonata e infine vietata dalle autorità coloniali britanniche all'inizio del ventesimo secolo, tradizionalmente intorno al 1908, a causa delle crescenti proteste per la crudeltà sugli animali. I tubetti contemporanei che riportano la dicitura giallo indiano contengono oggi moderne alternative sintetiche, come gli azoici, stabili e inodori.C'è un'ironia sottile e profondamente umana in questa vicenda chimica. La tensione assoluta verso l'infinito, la ricerca della luce perfetta per catturare il sublime su una tela, è dovuta passare letteralmente per le stalle del Bengala. La pittura, ancora una volta, ci ricorda che le vette più alte della nostra ispirazione affondano inesorabilmente le radici nella materia più terrena e imperfetta.#gialloindiano #storiadellarte #pigmenti #pitturaadolio #pitturilAlessandro Marziano

  22. 111

    Il bruno di mummia di Marcel Drolling

    In questo nuovo episodio di Pitturil parliamo di un segreto macabro nascosto in bella vista al Louvre. Abbiamo sempre detto che bisogna dipingere con il cuore, ma il pittore francese Martin Drolling ha preso questo consiglio letteralmente.Scopriamo la storia del bruno di mummia, un pigmento bituminoso molto in voga tra il settecento e l'ottocento. Durante la Rivoluzione Francese, con la profanazione delle tombe reali a Saint-Denis, i cuori imbalsamati dei sovrani finirono nelle mani dell'architetto Petit-Radel, che cercò di trarne profitto. Drolling ne acquistò alcuni per macinarli e ottenere le inconfondibili velature brune necessarie al suo capolavoro, un pacifico interno di cucina oggi esposto a Parigi.Un contrasto affascinante tra il perbenismo della facciata neoclassica e la violenza nascosta della materia pittorica, che anticipa molti temi della letteratura e del cinema contemporanei. Una vera zozzeria.Buon ascolto con questa nuova pillola di pittura.#storiadellarte #pittura #pigmenti #louvre #pitturil

  23. 110

    La Pietra Nera

    Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil. Nel video abbiamo visto come abbandonare il grigio brillante della matita per abbracciare l'oscurità profonda della pietra nera. Ma come si ottiene tecnicamente questa magia e quali sono i segreti della sua fabbricazione?Come promesso, ecco il bignami tecnico per chi non si accontenta della superficie. La pietra nera originale è uno scisto argilloso carbonioso, ma la versione moderna in matita che usiamo oggi deve tutto a Nicolas-Jacques Conté. Durante il blocco economico della Francia, la carenza di pura grafite inglese lo spinse a un'intuizione geniale che brevettò ufficialmente nel 1795.Il processo inventato da Conté, applicato poi anche alla pierre noire, prevede la miscelazione di polvere di carbone amorfo e argilla purificata. La proporzione esatta determina la durezza. Per ottenere una matita dura si utilizza circa il sessanta percento di argilla e il quaranta percento di pigmento. Per le gradazioni più morbide e scure, come una 3B, la proporzione si inverte drasticamente, arrivando fino all'ottanta percento di carbone amorfo legato con una minima percentuale di argilla.L'impasto viene estruso in sottili cilindri e cotto in fornaci a temperature che si aggirano tra i novecento e i mille gradi centigradi. Questa cottura vetrifica parzialmente l'argilla, intrappolando le particelle di carbonio e conferendo alla mina quella tipica texture compatta che non sfarina eccessivamente sul foglio.A differenza del carboncino di salice, che scivola via facilmente, o della grafite pura, che riflette la luce creando un effetto metallico, la matrice argillosa della pietra nera assorbe la luce in modo totale. Questo aspetto la rendeva lo strumento prediletto da maestri come Leonardo da Vinci per gli studi preparatori su carta colorata, spesso abbinata alla sanguigna per i mezzitoni caldi e al gesso bianco per le lumeggiature, una pratica passata poi alla storia come tecnica aux trois crayons.Qual è lo strumento che preferisci usare per raggiungere i neri più profondi nei tuoi lavori? Fammelo sapere rispondendo al sondaggio di Spotify qui sotto o lasciando un commento. E se questa pillola ti è stata utile, ricordati di seguire il podcast per non perdere le prossime.#pietranera #disegnoamatita #tecnicapittorica #storiadellarte #pitturil

  24. 109

    la Tavolozza di Zorn

    Scopri come padroneggiare la tavolozza di Zorn: il segreto dei grandi ritrattisti per ottenere incarnati vivi e armonia cromatica con soli quattro colori.In questo episodio di Pitturil, analizziamo il metodo di Anders Zorn, pittore svedese che ha rivoluzionato la gestione della saturazione e dei grigi sofisticati. Imparerai perché limitare i pigmenti non è un ostacolo, ma un acceleratore per il tuo bilanciamento cromatico.Cosa imparerai in questa pillola:0:27 I 4 pigmenti fondamentali: Bianco, Nero, Rosso e Giallo Ocra.0:37 Il ruolo del nero come "freddo" per bilanciare le tonalità della pelle.1:10 I limiti del metodo: perché non puoi dipingere la Costa Azzurra con Zorn.1:30 Applicazioni ideali: ritrattistica e interni a luce controllata.Materiali menzionati:Oltre ai classici testi di Philip Ball e James Gurney, approfondiamo la tecnica di Zorn attraverso la visione di Richard Schmid (Alla Prima).La Ricetta della Tavolozza di ZornPer replicare l'equilibrio cromatico di Anders Zorn, la combinazione classica prevede questi quattro pigmenti specifici:Bianco: Bianco di Titanio (per massima coprenza).Giallo: Giallo Ocra.Rosso: Rosso Cadmio Chiaro (Vermiglione nelle versioni storiche).Nero: Nero d'Avorio.Il segreto tecnico: Il Nero come BluIl Nero d'Avorio ha una tendenza fredda. Mescolato con il Bianco, produce un grigio-azzurro che, accostato all'Ocra e al Rosso, viene percepito dall'occhio come un Blu desaturato. È questo "finto blu" che permette di creare i toni freddi della pelle e i verdi terrosi (Nero + Giallo Ocra).Proporzioni per l'incarnato:Base: Bianco + Giallo Ocra + una punta di Rosso.Ombre fredde: Nero + Bianco + una punta di Giallo Ocra.Sottotoni rosati: Bianco + Rosso + una punta di Nero per "spegnere" la saturazione.Sei pronto a semplificare la tua palette?Salva questo episodio nella tua libreria per averlo sempre a portata di pennello e condividilo con chi pensa ancora che servano mille tubetti per fare un buon quadro.Arrivederci al prossimo Pitturil.#pitturil #tavolozzazizorn #tecnicapittura #storiadellarte #ritrattistica

  25. 108

    Saper leggere un tubetto di colore

    Quante volte ti sei lasciato incantare dal nome poetico di un colore in un negozio di belle arti per poi scoprire, una volta a casa, che non si comportava affatto come speravi? In questo nuovo Pitturil, vi porto oltre l'estetica delle etichette per imparare a "leggere" davvero un tubetto di colore a olio.I simboli e le sigle alfanumeriche che affollano il retro dei tubetti non sono decorazioni, ma la carta d'identità del pigmento. In questo episodio analizziamo i quattro pilastri della scelta consapevole:Codice Pigmento: Come distinguere un monopigmento da una mescola attraverso la sigla internazionale (es. PR101, PBr7).La Serie: Capire la gerarchia dei costi legata alla rarità del pigmento (dal cadmio al cobalto).Grado di Coprenza: Decifrare i quadratini (pieni, semipieni o vuoti) per scegliere tra impasti materici e velature profonde.Resistenza alla luce: L'importanza delle stelle per garantire la longevità delle tue opere nel tempo.Impara a scegliere i tuoi materiali con la testa, oltre che con gli occhi, per ottenere miscele pulite e risultati voluti.Per chi vuole approfondire, ecco la legenda rapida per la tua prossima spesa tecnica:Sigle Colori: P (Pigment) + Iniziale colore (Y: Yellow, B: Blue, R: Red, Bk: Black, W: White, G: Green, V: Violet, Br: Brown).Opacità: * Quadratino Nero: Opaco (massima coprenza).Quadratino Semipieno: Semitrasparente.Quadratino Bianco: Trasparente (ideale per velature).Permanenza: Solitamente indicata con stelle (da * a *** o ***** a seconda del brand) o lettere (AA, A, B). Più alto è il valore, minore è il rischio di sbiadimento (fading).Se hai trovato utile questa pillola, non dimenticare di seguire il podcast e attivare la campanella per non perdere i prossimi approfondimenti sul mondo della pittura.

  26. 107

    Arte e fluidi corporei

    Quando il colore nel tubetto diventa troppo impersonale, l'arte contemporanea decide di attingere direttamente alla fonte. In questo episodio esploriamo l'uso dei fluidi corporei nella storia dell'arte recente, un percorso estremo alla ricerca di un'autenticità viscerale e totale.Come accennato nell'episodio, ecco l'approfondimento tecnico e storico di queste opere controverse, per capire non solo il gesto, ma anche la materia.Partiamo dall'azionismo viennese. A partire dagli anni sessanta, Hermann Nitsch, all'interno del suo teatro delle orge e dei misteri, teorizza e realizza gli schuttbilder, ovvero la pittura a getto. Il sangue non è usato solo per il suo forte impatto cromatico, ma viene versato sulla tela per rievocare antichi riti sacrificali e innescare una catarsi psicologica profonda, superando la rappresentazione pittorica classica.Passando alla chimica applicata all'arte, nel 1977 Andy Warhol inizia la serie delle oxidation paintings. La tecnica è precisa: Warhol prepara tele coperte con una speciale vernice a base di polvere di rame. Su questa superficie, la pipì, ricca di acido urico, innesca una reazione di ossidazione immediata. Il rame si trasforma, creando patine cromatiche astratte che variano dal verde smeraldo al marrone ruggine. È la biologia che si sostituisce al pennello per gestire le reazioni chimiche dei pigmenti.Il caso di Marc Quinn è invece una vera e propria sfida alla conservazione museale e alla termodinamica. La serie di autoritratti self, iniziata nel 1991, è composta da sculture per le quali Quinn preleva dal suo stesso corpo circa quattro litri e mezzo di sangue. Il fluido viene poi colato in uno stampo di silicone e congelato. L'aspetto tecnico cruciale è che l'opera, per esistere e non decomporsi liquefacendosi, necessita di una teca refrigerata a una temperatura costante di meno quindici gradi centigradi. L'opera è letteralmente dipendente dalla rete elettrica per sopravvivere.Opere limite, come traces of sperm di Liu Ding del 2001, chiudono questo cerchio concettuale portando all'estremo il concetto di firma e traccia personale.Questo bisogno di abbattere la barriera tra il creatore e il materiale utilizzato ci riporta alla necessità di sfidare il limite visivo. Come diceva Marcel Duchamp, il buon gusto è il più grande nemico dell'arte. L'artista del novecento smette di voler compiacere l'occhio e decide di aggredire la mente, mettendo letteralmente se stesso nell'opera.

  27. 106

    Constantin Brâncuși e l'arte sdoganata

    Cosa definisce un'opera d'arte? Nel 1926, non era una domanda per filosofi, ma per i giudici della corte doganale di New York. In questo episodio di Pitturil, ripercorriamo l'incredibile vicenda giudiziaria che ha visto protagonista Constantin Brancusi e la sua scultura "Bird in Space".Spedita da Parigi su invito di Marcel Duchamp, l'opera fu bloccata alla dogana americana. Il motivo? Per i funzionari non era un uccello, né tantomeno arte, ma un "utensile da cucina" o una "fornitura ospedaliera". Questa classificazione comportava un dazio del 40%, poiché solo le opere d'arte originali godevano dell'esenzione fiscale.Approfondiamo i dettagli tecnici e storici di questa battaglia legale:L'opera: "Bird in Space" (Uccello nello spazio) è una serie di sculture realizzate da Brancusi tra il 1923 e il 1940. L'esemplare del processo era in bronzo lucidato a specchio, privo di ali o piume, volto a catturare l'essenza del volo piuttosto che la forma dell'animale.La normativa: Il Tariff Act del 1922 permetteva l'ingresso libero per le sculture originali, ma la definizione legale era ancora ancorata a canoni ottocenteschi che richiedevano una somiglianza realistica con l'oggetto rappresentato.La sentenza: Solo nel novembre 1928, il giudice J. Waite emise una sentenza storica. Riconobbe che, sebbene l'opera non somigliasse a un uccello, era "bella e simmetrica nelle linee" e che una nuova scuola d'arte "astratta" era ormai una realtà consolidata.Questa causa non fu solo una questione di soldi, ma il momento in cui l'astrattismo venne legalmente "sdoganato" negli Stati Uniti, aprendo le porte alla modernità.Ascolta l'episodio per scoprire come il genio di Brancusi ha cambiato per sempre le regole del gioco.

  28. 105

    Il Verde Viridian

    Benvenuti a un nuovo episodio di Pitturil.Oggi parliamo del verde viridian, un ossido di cromo idrato che a metà dell'Ottocento ha mandato in pensione tinte estremamente tossiche e mortali come il famigerato verde di Parigi. Scoperto e brevettato nel 1859 dal chimico francese Guignet, questo colore non è solo un pezzo di storia della sicurezza sul lavoro per gli artisti, ma un alleato insostituibile e versatile sulla tavolozza.Come da tradizione, ecco il manuale tecnico delle mescolanze esplorate in questo episodio, da tenere a portata di mano per i vostri esperimenti.Per la pittura di paesaggio:Viridian e giallo di cadmio scuro: crea un verde realistico e terroso, perfetto per il fogliame naturale.Viridian e giallo di cadmio limone: genera un verde acido, freddo e molto luminoso.Viridian e nero d'avorio: produce un tono scuro, ombroso e profondo, fondamentale per i contrasti boschivi.Viridian, un blu a scelta e bianco di titanio: la ricetta perfetta per coprire l'intera gamma cromatica delle onde nei paesaggi marini.Per il ritratto e l'incarnato:Essendo il verde complementare del rosso, è la chiave per spegnere i toni carne e creare ombre complesse.Viridian, rosso veneziano e bianco di titanio: produce grigi caldi e ricchi di sfumature. Il rosso veneziano ha un alto potere colorante, quindi va dosato con parsimonia per non sovrastare il verde.Viridian, lacca di garanza e bianco: genera una mescola più sanguigna e leggermente trasparente, ideale per le aree dell'incarnato in mezzombra, chiare ma non colpite dalla luce diretta.Perché la pittura ci insegna che un tubetto di verde, in fondo, non serve solo a colorare noiosi fili d'erba, ma nasconde il segreto per dare profondità e vita a un volto umano.Buon ascolto e alla prossima pillola.

  29. 104

    I Pastelli secchi

    Se quando senti "pastello" pensi alla lavagna di scuola o ai colori sbiaditi, è il momento di resettare tutto. In questo episodio entriamo nel mondo della tecnica più fragile e pura che esista: il Pastello Secco (Soft Pastel).Non è un gesso (che contiene solfato di calcio), ma pigmento puro al 95% tenuto insieme da un soffio di legante. È polvere che si appoggia sulla carta, instabile e vibrante, capace di una saturazione straordinaria.In questa pillola analizziamo:La Chimica: La differenza sostanziale tra pastelli a cera, a olio e soft pastels.La Storia: Dagli studi preparatori rinascimentali (trois crayons) all'esplosione impressionista con Degas, fino al virtuosismo di Boldini.La Conservazione: Il paradosso della fragilità. Perché fissare un pastello significa "ucciderlo"?La Lezione di Guccione: L'aneddoto personale sul maestro di Scicli e il suo segreto per mantenere intatta l'anima del colore (spoiler: niente spray, solo vetro).Nota tecnica per i puristi:Il pastello secco non va confuso con le crete. La sua morbidezza dipende dalla minima quantità di legante (solitamente gomma adragante o metilcellulosa) rispetto al pigmento. È "pittura a secco" vera e propria. Maneggiare con cura (e mani pulite).Segui Pitturil sui social per vedere i video delle opere citate:IG: @alessandromarziano

  30. 103

    L'ocra gialla

    L’ocra gialla è la bisnonna di ogni quadro che ami… e probabilmente non la stai usando come dovresti.Il pigmento più “noioso” della storia dell’arte? È quello senza cui i tuoi quadri crollano.Trentamila anni. Dalle grotte di Lascaux alla tua tavolozza. E ancora regge tutto.Se pensi che l’ocra gialla sia solo un giallo spento, questo episodio ti farà cambiare idea.È la farina della pittura: non la noti… finché manca.Vuoi paesaggi con quella foschia nostalgica che sa di Cézanne? Parti da qui.Il colore più stabile del mondo è anche il più sottovalutato nel tuo studio.Con blu oltremare, con nero d’avorio, nella tavolozza di Zorn… l’ocra è sempre lì. Un motivo c’è.Prima di comprare l’ennesimo tubo “speciale”, guarda cosa può fare questo ossido di ferro.Non è solo un pigmento. È la struttura segreta dietro l’armonia dei tuoi colori.

  31. 102

    Dipingere per riposare: l’ozio creativo

    Esiste un momento in cui il pennello smette di essere uno strumento di lavoro e diventa un prolungamento del pensiero. In questo episodio di Pitturil, esploriamo quel confine sottile tra l’impegno tecnico e il piacere puro di tracciare un segno sul foglio, senza l’ansia del risultato finale.Parliamo di come il disegno e la pittura possano trasformarsi in una forma di meditazione attiva, capace di svuotare la mente dopo una lunga giornata. Dalle sfumature di grafite alle velature ad acquerello, ogni gesto diventa un’occasione per rielaborare versi di poesie, frammenti di canzoni e vecchi pensieri che tornano a trovarci sotto una luce diversa.Come ricordava Goethe, la vera gioia risiede nell’agire senza un fine preciso. È quell’ozio creativo che non è perdita di tempo, ma la madre di tutte le invenzioni. Preparate un foglio, una luce morbida e la vostra musica preferita: riscopriamo insieme il gusto di disegnare o dipingere solo per il piacere di farlo.Arrivederci al prossimo Pitturil.

  32. 101

    L’Incarnato non è un Colore, è una Sinfonia

    Dimenticate il "rosa carne". In questo episodio di Pitturil, Oggi vi porto lontano dalle banalità cromatiche per esplorare la complessità viscerale della pelle umana. L'incarnato non si compra in un tubetto preconfezionato: è un equilibrio instabile di calore, struttura e profondità che richiede una sensibilità quasi chirurgica.Scopriremo insieme come una mescola apparentemente insolita possa dare vita a un'ombra che vibra, evitando l'effetto "personaggio di Barbie" o, peggio, quello di una Peppa Pig pronta per Halloween.In questo episodio: Oltre il pregiudizio: Perché non esiste un colore predefinito per la pelle.La nobiltà del Rosso Veneziano: Un ossido di ferro che possiede la densità del sangue.L’Ocra Gialla: Il segreto per una luminosità solida e mai gessosa.La Terra Verde come neutralizzatore: Come spegnere il rosso in modo controllato e creare ombre profonde e violacee, attingendo alla tecnica rinascimentale del verdaccio.Pelle, muscoli e sangue: La filosofia dietro la ricerca di una carnagione viva.L'incarnato è una narrazione di vita e di ombra. Sei pronto a far vibrare le tue tele o preferisci restare nel rassicurante mondo dei pastelli confetto?Per i dettagli precisi sulle percentuali delle mescole e gli step pratici per applicare la tecnica del verdaccio, leggi la caption del video sui miei canali social!Arrivederci al prossimo Pitturil.

  33. 100

    Il giallolino: un colore dimenticato

    In questo episodio di Pitturil, vi porto alla scoperta di un vero e proprio caso risolto della storia dell’arte: il giallo del giallolino.Protagonista indiscusso delle tavolozze tra il xiv e il xviii secolo, il giallo di piombo e stagno ha dato luce ai capolavori di maestri come Van Eyck, Vermeer e Tiziano, prima di svanire misteriosamente nel nulla intorno al 1750, soppiantato dal giallo di napoli. Una ricetta dimenticata per secoli, fino alla riscoperta quasi fortuita avvenuta nel 1941 grazie alle analisi chimiche di Richard Jacobi.Tra una riflessione sulla malinconia degli amici perduti e un’incursione tecnica sulle proprietà di questo ossido sofisticato, esploriamo come un colore possa definire un’epoca e poi sparire, lasciandoci a interrogarci su quante altre sfumature della storia abbiamo lasciato per strada.I riferimenti tecnici e storici di questa puntata attingono a testi fondamentali come artists' pigments di aa.vv., il manuale dell'artista di Ralph Mayer e i lavori di Philip Ball sulla storia dei colori.Capitoli dell’episodio:il mistero del colore dimenticatoda Van Eyck a Vermeer: l’epoca d’oro del giallorinola chimica del pigmento: piombo e stagno1750: l’avvento del giallo di napoli e l’obliola riscoperta di Richard Jacobi e il ritorno alla luceArrivederci al prossimo Pitturil.

  34. 99

    Preparazione della tela: quando è necessaria?

    Spesso ci accontentiamo delle tele bianche già pronte, ma esistono scenari in cui "manomettere" la preparazione industriale non è solo utile, è necessario per ottenere l'effetto desiderato.Esploreremo le diverse tipologie di tele disponibili sul mercato — dalle trasparenti alle nere a base di nero di carbonio — e capiremo quando intervenire con strati extra di gesso acrilico o preparazioni a olio. Vi spiego come trasformare una trama media in una superficie "effetto velluto" attraverso la stratificazione e la carteggiatura fine.Ma attenzione: modificare l'imprimitura è come cambiare l'accordatura di uno strumento musicale. Ha senso se sai cosa stai facendo, altrimenti rischi di creare un disastro tecnico. Una guida pratica per chi vuole padroneggiare il supporto prima ancora di poggiare il pennello.In questo episodio scoprirai: Dettagli TecniciTele trasparenti e nere: cosa sono e quando usarle.L’effetto velluto: come eliminare la trama della tela con gesso acrilico e carta abrasiva.Imprimiture a olio: i passaggi per i puristi che cercano superfici non assorbenti.Alternativa Vegan Friendly: un accenno alle opzioni etiche rispetto alle colle animali.Il consiglio dell'esperto: quando è meglio affidarsi alla tela moderna e quando invece è il momento di osare.Ricorda: intervieni sulla tela solo se hai un obiettivo tecnico preciso. Altrimenti: "Take it easy, baby" e dipingi tranquillo.

  35. 98

    Preparazione della tela: rito antico o inutile perdita di tempo?

    In questo episodio di Pitturil cerchiamo di sfatare un mito molto diffuso tra chi dipinge: e' davvero necessario preparare la tela prima di iniziare a lavorare?Un tempo la preparazione era un rito complesso e decisamente poco profumato. Si utilizzava la colla animale (spesso colla di coniglio) sciolta a bagnomaria, gesso di bologna e molta pazienza. Questa procedura serviva a isolare le fibre naturali del tessuto dall'acidita' dell'olio, evitando che marcissero nel tempo, e a creare una superficie adatta a ricevere il pigmento.Oggi le tele che acquistiamo in negozio sono gia' dotate di una imprimitura industriale, solitamente a base acrilica o vinilica, arricchita con biossido di titanio. Questo strato assolve gia' perfettamente a tutte le funzioni protettive e meccaniche necessarie. Aggiungere ulteriore gesso sopra una preparazione industriale spesso non fa altro che creare una superficie irregolare che modifica l'assorbenza del supporto in modo imprevedibile, rendendo piu' difficile il controllo della pennellata.Invece di concentrarvi sulla preparazione, imparate a scegliere la tela in base alla grana. La grana grossa e' perfetta per lavori materici e per la pittura a spatola. La grana media e' la scelta piu' versatile per ogni soggetto, mentre la grana fine e' indispensabile per chi cerca la massima resa dei dettagli e sfumature sottili.Esistono comunque dei casi specifici in cui preparare la propria tela e' ancora una scelta sensata, ne parleremo presto in un nuovo episodio.pitturil pillole di pittura arte contemporanea tecniche pittoriche storia dell'arte materiali per artisti

  36. 97

    L'Olietto

    Esiste una regola nella pittura a olio che non ammette deroghe, una sorta di "legge di gravità" del cavalletto: la regola del grasso su magro. Ma cosa significa esattamente nella pratica quotidiana di un artista?In questo episodio di Pitturil, esploriamo l’importanza di gestire correttamente la stratificazione del colore per evitare che il tempo e la chimica giochino brutti scherzi alle nostre opere. Analizziamo l'uso strategico dell'olietto — una miscela equilibrata di olio di lino e solvente — e perché sia fondamentale per mantenere la pellicola pittorica elastica e resistente.Dalle fasi iniziali di un dipinto, dove il colore deve essere "magro" e asciugare rapidamente, fino alle pennellate finali più ricche e corpose, Alessandro Marziano ci guida attraverso i principi tecnici e la filosofia della materia pittorica. Perché, se è vero che l'arte è libertà, è altrettanto vero che per infrangere le regole con consapevolezza, bisogna prima conoscerle alla perfezione.In questo episodio scoprirai:Cos’è l’olietto e come si differenzia dall’olio puro e dai solventi.La chimica dietro la regola del "grasso su magro".Come prevenire le crepe e i sollevamenti della pellicola pittorica.L'approccio maieutico alla tecnica: la conoscenza come strumento di libertà creativa.

  37. 96

    Giallo Orpimento: Il Veleno Splendente dell'Arte

    In questo nuovo appuntamento con Pitturil, vi porto alla scoperta di uno dei pigmenti più affascinanti, luminosi e letali della storia della pittura: il Giallo Orpimento.Conosciuto fin dall’antichità e apprezzato per la sua capacità di imitare la lucentezza dell’oro, l'orpimento nasconde un’anima oscura. Composto da trisolfuro di arsenico, questo minerale veniva estratto in condizioni infernali tra fumi di zolfo e vapori tossici. Eppure, nonostante la sua estrema pericolosità, è stato per secoli un protagonista indiscusso della tavolozza di egizi, romani e miniatori medievali.In questo episodio esploreremo:L’origine e la chimica: perché l’orpimento brilla così tanto?L’uso nei secoli: dai dipinti tombali alla cosmetica (con effetti collaterali decisamente permanenti).Il carattere del pigmento: un compagno difficile che non accetta compromessi, capace di annerire i colori vicini a base di rame.Il declino: come l’avvento del giallo di cadmio ha finalmente salvato la pelle (letteralmente) a generazioni di artisti.Un viaggio tra tecnica, storia e quel pizzico di ironia tagliente che non manca mai quando si parla di "morire d'arte".Cosa troverai in questa puntata:L'etimologia del termine auri pigmentum.Le precauzioni estreme dei pittori del passato.La filosofia del "pallore chic" e le sue tragiche conseguenze.Ti è piaciuto l'episodio? Lascia un commento o scrivmi qual è il pigmento più pericoloso di cui hai mai sentito parlare.

  38. 95

    L' Olio di Lino Polimerizzato: il "Miele" dei Pittori

    In questo episodio di Pitturil, vi porto nel cuore della chimica applicata all’arte, ma senza tute gialle o laboratori clandestini alla Breaking Bad. Parliamo dell'olio di lino polimerizzato (o Stand Oil), un medium affascinante che trasforma la materia pittorica in qualcosa di simile a uno sciroppo d’acero, denso e viscoso.Scopriremo perché questo "miele" della pittura è il miglior alleato per chi cerca la massima brillantezza e trasparenza, permettendo di creare sfumature morbide e velature sottili che rimangono esattamente dove le abbiamo distese, senza colare.Ma attenzione: in pittura, come nella vita, il troppo stroppia. Alessandro ci mette in guardia sulle "controindicazioni": dai tempi di asciugatura biblici al rischio dell'ingiallimento nel tempo, fino a quell'effetto "specchio" che può trasformare un quadro in un esercizio di overthinking visivo.Impareremo quando è il momento di sceglierlo e quando invece è meglio lasciarlo sullo scaffale a favore dell'olio di papavero o di cartamo, specialmente se il candore dei vostri bianchi vi sta a cuore. Perché conoscere i propri strumenti non è solo tecnica: è la libertà di poter scegliere.In questo episodio:Cos'è la polimerizzazione (spiegata in modo semplice).Vantaggi tecnici: brillantezza, viscosità e sfumature.Il comportamento con le terre naturali e i pigmenti sintetici.I "difetti" necessari: asciugatura lenta e ingiallimento.Alternative per i bianchi e i colori chiari.Alessandro Marziano

  39. 94

    Una pittrice rivoluzionaria: Suzanne Valadon

    Da acrobata a musa, fino a diventare una pittrice rivoluzionaria: ecco Suzanne Valadon. In questo episodio ripercorriamo la sua vita straordinaria, vissuta senza padroni né permessi. Scopriremo come ha rubato i segreti del mestiere posando per maestri come Renoir e Degas, per poi scandalizzare Parigi dipingendo il primo nudo maschile realizzato da una donna. Un viaggio tra colori acidi, amori anticonformisti e la famosa 'Trinité Maudite' di Montmartre. Clicca play per scoprire la storia di una donna che ha lasciato il segno.

  40. 93

    L'odore della morte

    Sapete che odore ha la morte? No, non è una domanda retorica, né un trucco da quattro soldi per attirare l'attenzione.In questo nuovo episodio di Pitturil abbandoniamo per un attimo le rassicuranti tele incorniciate per scontrarci con un'esperienza viscerale, fisica e profondamente disturbante. Parliamo di "Yoktunuz" (che tradotto significa Eravate assenti), la potente installazione dell'artista turco di origine curda Ahmet Güneştekin, esposta alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea (GNAM).Immaginatevi di fronte a una gigantesca montagna di scarpe nere. Le scarpe, come abbiamo tragicamente imparato dai resti ammassati ad Auschwitz, non sono mai solo oggetti: sono reliquie laiche, contenitori di storie spezzate, testimoni silenziosi dell'orrore e dell'olocausto. Ma Güneştekin non si è accontentato dell'impatto visivo. Ha scelto di realizzare questa montagna di calzature in gomma, facendole emanare un odore acre, penetrante. Insopportabile.Ed è qui che l'arte si scontra frontalmente con il nostro disperato bisogno di "comfort zone". Il disagio generato da quell'odore è stato tale che custodi, guide e visitatori hanno iniziato a protestare. Sono dovuti intervenire i sindacati, costringendo di fatto il museo a ricollocare l'opera per tutelare i nasi sensibili del pubblico.Ma l'arte deve davvero profumare di lavanda per essere accettata? Le parole di Güneştekin in risposta a questa polemica tagliano come un bisturi: "La povertà, la morte, non sono profumate. Neppure le deportazioni, le prigioni, i massacri. Ma immagino che fuori da certi contesti la realtà più terribile sia ormai solo uno spettacolo virtuale".In un'epoca in cui viviamo il dolore altrui attraverso il filtro asettico di uno smartphone, passando distrattamente da una tragedia a un video di gattini, forse quel pugno nello stomaco (e nel naso) era l'unico modo reale per strapparci dall'anestesia.In questo episodio riflettiamo su alcune domande scomode:Quanto siamo davvero disposti a "sentire" l'odore della verità prima di voltarci dall'altra parte?In un mondo filtrato e ovattato, il disagio fisico è diventato necessario per trasmettere un messaggio?E soprattutto: spostando l'opera, il museo ha protetto il suo pubblico o ha brutalmente indebolito il senso stesso dell'installazione?Mettetevi comodi, ma non troppo. Togliete i filtri, abbandonate le certezze e aprite bene le narici della mente.Buon ascolto!Pitturil - Pillole di pittura è il format ideato e condotto da Alessandro Marziano.Se l'episodio ti ha fatto riflettere (o tappare il naso), non dimenticare di seguire il podcast e di passare sui miei canali social per dirmi la tua.

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    Füssli: l’estetica dell’incubo e il teatro dell’angoscia

    Chi ha detto che la pittura debba solo rassicurare? Esistono artisti che non cercano la luce, ma scavano nel buio più profondo per dare forma a ciò che non osiamo nemmeno nominare. In questo episodio di Pitturil, esploriamo l’universo visionario di Johann Heinrich Füssli, il pittore svizzero (ma naturalizzato britannico) che ha trasformato l’inquietudine in una delle più alte forme d’arte del Settecento.Mentre i suoi contemporanei cercavano l’ordine e la misura della classicità, Füssli preferiva il caos controllato delle passioni. Navigando tra i giganti della letteratura — da Dante a Omero, da Milton a Shakespeare — ha saputo estrapolare l'essenza più oscura del dramma umano. Non è un caso che molti lo considerino un precursore del Romanticismo e, in un certo senso, un antenato estetico del cinema horror psicologico moderno.L’incubo. Una donna abbandonata in un sonno convulso, un demone (l’incubo, appunto) appollaiato sul suo ventre e una giumenta dagli occhi vitrei che emerge dall'oscurità.In questo quadro, Füssli utilizza:Contrasti cromatici estremi: grigi caldi e toni terrosi che si scontrano con improvvisi rossi e gialli ocra intensi.Composizione teatrale: un uso della luce quasi "acidulo", che ricorda le allucinazioni e crea una dimensione sospesa tra il sogno e la realtà.Tensioni muscolari: le figure di Füssli sono spesso esasperate, quasi michelangiolesche nella loro torsione, ma caricate di una tensione nervosa tutta settecentesca.Füssli non si limita a dipingere un racconto; mette in scena un'emozione. Le sue opere sono "teatrini dell'angoscia" dove i demoni interiori prendono vita. Dalle visioni shakespeariane di Lady Macbeth ai tormenti di Dante e Virgilio nel ghiaccio, scopriremo come questo "regista da Oscar" ante litteram abbia influenzato la cultura visuale fino ai giorni nostri.Oltre il Neoclassicismo: il sublime notturno L’incubo (1781): un’icona senza tempoPerché ascoltare questo episodio?Füssli non si limita a dipingere un racconto; mette in scena un'emozione. Le sue opere sono "teatrini dell'angoscia" dove i demoni interiori prendono vita. Dalle visioni shakespeariane di Lady Macbeth ai tormenti di Dante e Virgilio nel ghiaccio, scopriremo come questo "regista da Oscar" ante litteram abbia influenzato la cultura visuale fino ai giorni nostri.Approfondimento Tecnico (per i più curiosi):Nella pittura di Füssli, la preparazione del supporto e la scelta dei pigmenti giocavano un ruolo fondamentale nel rendere quell'atmosfera fumosa e spettrale. L'uso sapiente del bitume (anche se spesso causa di problemi di conservazione nel tempo) serviva a creare quelle ombre profonde e "mangia-luce" che rendono i suoi neri così evocativi.Siete pronti a guardare i vostri incubi dritto negli occhi?Arrivederci al prossimo Pitturil!

  42. 91

    Episode 86: Il blu d'indantrene

    Scopriamo insieme questo colore poco usato nella pittura a olio

  43. 90

    Episode 85: Lo Ftalo

    Cos'è e come si comporta questo pigmento ftalantastisco

  44. 89

    Lo Ftalo

    Cos'è e come si comporta questo pigmento ftalantastisco

  45. 88

    Azzurrite e Malchite

    Storia e uso in pittura di due minerali vicini di casa

  46. 87

    Episode 84: Azzurrite e Malachite

    Storia e uso in pittura di due minerali vicini di casa

  47. 86

    Le chiavi delle tele

    Cosa sono e a cosa servono quei trapezi di legno che troviamo nelle nostre tele

  48. 85

    Episode 83: Le chiavi delle tele

    Cosa sono e a cosa servono quei trapezi di legno che troviamo nelle nostre tele

  49. 84

    La lacca di garanza

    La lacca di garanza: storia e uso di un colore panchinaro

  50. 83

    Episode 82: La lacca di garanza

    La lacca di garanza: storia e uso di un colore panchinaro

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Pitturil, è un blister di pillole di pittura, alcune più leggere, altre più corpose, senza mai diventare supposte. Vi racconto aneddoti, storie e stranezze sul mondo della pittura e dell'arte.

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