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Qui non siamo razzisti - La strage di Castel Volturno raccontata a mia nipote
by Michela Suglia
E' una sera di settembre del 2008 e in una sartoria a Castel Volturno (a nord di Napoli) muoiono sei africani, freddati da una banda dei Casalesi. Nessun legame con la camorra, lo spaccio o la prostituzione. Uccisi anche perché neri, sentenzia poi la Corte di Cassazione e riconosce che è la prima strage in Italia con l’aggravante del razzismo. Quello stesso giorno - il 18 settembre 2008 - nasce una bambina. In anticipo di almeno 2 mesi, pesa poco più di un chilo. Oggi Aurora ha 17 anni e ignorava la storia della strage degli africani a Castel Volturno.A raccontargliela e accompagnarla in un viaggio a ritroso c'è sua zia, Michela. Tra bus improbabili e ricordi taglienti, tra confidenze e scoperte. Un podcast in 6 episodi scritto e prodotto da Michela Suglia.Montaggio e sound design di Luca Bozzoli.
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6. Più veloci dello ius soli
Nella Castel Volturno di oggi c'è una squadra di basket nata contro ogni previsione, ostacolata dalla burocrazia e tenuta assieme dalla voglia di "giocare e basta". Andando oltre il colore della pelle e le diversità.Un traguardo per chi, come Karim, si è sentito diverso in passato e ha conosciuto il peso dell'esclusione perché nero.La sua storia incrocia un'adolescente bianca.
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5. L'uomo in più
Il 18 settembre 2008 nella sartoria a Castel Volturno un uomo tiene gli occhi chiusi, stretti. Addosso ha il corpo di un amico ucciso: cade su di lui e lo protegge. Joseph è l'unico a salvarsi dei sei africani freddati dai Casalesi. E appena riapre gli occhi, racconta.Il giorno dopo, lo sgomento diventa ribellione. Per la prima volta una comunità sfida la camorra e dice no.
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4. Il fattore umano
Il viaggio alla scoperta di Castel Volturno continua, e zia e nipote si ritrovano insieme sul luogo della strage dei 6 africani uccisi nel 2008. Dalle parole alle immagini, superando il pudore e andando oltre il sangue e i lenzuoli sui cadaveri. Scoprendo insieme chi erano le vittime. Tra sogni, aspettative e "resistenze" a tanto orrore.
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3. "Ma ci andiamo?"
La curiosità di un'adolescente innesca il viaggio verso Castel Volturno. Si muove insieme alla zia, salendo e scendendo da autobus e treni. E scoprendo strati di antropologia sommersa. Un viaggio inaspettato nel 'come eravamo': dal miraggio del Villaggio Coppola passando per la bolla americana e l'ondata dei migranti.
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2. L'ascensore e le finte divise
Il 18 settembre 2008 un ascensore preso al volo mette a contatto - più vicino possibile, allora - una bambina appena nata e sua zia. Un legame segnato quasi dal caso.Quello stesso giorno, invece, non c'è nessuna casualità nell'azione di una banda della camorra a Castel Volturno. L'azzardo con le finte divise è inverosimile, ma profondamente voluto.
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1. Un giovedì di settembre
E' un giovedì sera di settembre e una sartoria è ancora aperta lungo la Domitiana, tra Castel Volturno e Napoli. Ma sulla statale dove tutti corrono veloce, regna quasi il silenzio.Tutti presi dalla sfida tra il Napoli e il Benfica, che si gioca poco lontano. Tutti, tranne sei africani e una bambina appena nata.
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Qui non siamo razzisti - TRAILER
Una ragazzina di 17 anni incrocia la storia di Castel Volturno grazie alla zia, giornalista, che le racconta dei sei giovani africani uccisi lì e senza un perché, il 18 settembre 2008. Lo stesso giorno in cui lei è nata, a 600 km di distanza.Così attraverso viaggi improbabili, confidenze e scoperte, zia e nipote riavvolgono il filo della prima strage in Italia con l'aggravante del razzismo (riconosciuta dalla Corte di Cassazione). E di quel che resta ancora di razzismo e diversità, oggi
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E' una sera di settembre del 2008 e in una sartoria a Castel Volturno (a nord di Napoli) muoiono sei africani, freddati da una banda dei Casalesi. Nessun legame con la camorra, lo spaccio o la prostituzione. Uccisi anche perché neri, sentenzia poi la Corte di Cassazione e riconosce che è la prima strage in Italia con l’aggravante del razzismo. Quello stesso giorno - il 18 settembre 2008 - nasce una bambina. In anticipo di almeno 2 mesi, pesa poco più di un chilo. Oggi Aurora ha 17 anni e ignorava la storia della strage degli africani a Castel Volturno.A raccontargliela e accompagnarla in un viaggio a ritroso c'è sua zia, Michela. Tra bus improbabili e ricordi taglienti, tra confidenze e scoperte. Un podcast in 6 episodi scritto e prodotto da Michela Suglia.Montaggio e sound design di Luca Bozzoli.
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Michela Suglia
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