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Rete l'ABUSO - TG NEWS

Il TG tematico con;-Le NEWS settimanali -Gli APPROFONDIMENTI dei nostri consulenti-I dati del Nostro osservatorio permanente

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 40 del 8 Giugno

    https://youtu.be/CRAAl2vfaiI Francesco Zanardi – Don Livio Graziano si proclama innocente Denunciò il padre della vittima 13enne, il suo avvocato e il presidente della Rete L’abuso e malgrado la condanna in terzo grado di giudizio a otto anni, si proclama ancora innocente e si appella al giudizio divino. L’avvocato Della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri ha replicato a quanto don Livio Graziano, attualmente in carcere, fa sapere attraverso il suo avvocato. “Lascia basiti la sfrontatezza delle parole che il religioso ha affidato al suo difensore con cui, poco dopo la sentenza definitiva, si autoproclami innocente, rimettendosi con fiducia alla Giustizia Divina. A riguardo sono d’obbligo, senza alcuna pretesa di completezza, le seguenti osservazioni. La denuncia, tempestivamente presentata dal padre del tredicenne, ha consentito ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino, l’avvio di indagini dall’esisto granitico in grado di resistere nel prosieguo del procedimento ad ogni successivo tentativo di confutazione in fatto ed in diritto. Basti considerare la sequela di segnali emotivi colti sul figlio, comprovati dal numero impressionante di messaggi inviati dal sacerdote sul cellulare del ragazzino. Ciò ha consentito agli inquirenti, oltre che approdare ad importanti elementi di prova, di poter desumere quei tratti di personalità del sacerdote inclini al controllo compulsivo ossessivo permanente. Il minore è stato ascoltato in ambiente protetto e ritenuto attendibile. A questo punto si rivolgono due domande. La prima è su quale sia stato il movente che ha animato un’intera famiglia a sostenere il falso. La seconda se sia il caso di appellarsi alla Giustizia Divina in considerazione dell’alta rischiosità di ottenere questa volta una pena perenne.” https://youtu.be/CRAAl2vfaiI?t=216 Ludovica Eugenio – Prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix E' stato prosciolto dalle accuse di abuso sessuale su minore il cardinale canadese Gérald C. Lacroix, arcivescovo del Quebec. Si è conclusa così l’indagine canonica preliminare a suo carico commissionata da papa Francesco e finalizzata a stabilire la plausibilità delle accuse e a decidere se avviare un processo. Poco più di un anno fa il papa aveva nominato Lacroix tra i membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiuta nell'opera di riforma della Curia. Le accuse contro Lacroix sono emerse lo scorso gennaio, nell'ambito di una class action intentata all'arcidiocesi, come responsabile di presunta violenza sessuale su una diciassettenne avvenuta tra il 1987 e il 1988 nella città di Québec. Per condurre l'indagine il papa ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Québec, André Denis. La class action era stata autorizzata dalla Corte Superiore del Québec nel 2022 e copriva chiunque avesse subito violenze sessuali da parte del clero o del personale laico della diocesi, a partire dal 1940; raccoglie le testimonianze di 147 persone. Il cardinale ha sempre negato «categoricamente» le imputazioni a suo carico, ma si è temporaneamente dimesso dalle sue attività in attesa che la situazione si chiarisse. L’indagine condotta da André Denis non ha però soddisfatto gli avvocati che hanno condotto la class action, che hanno espresso dubbi sulla credibilità e sull'indipendenza delle indagini. Il rapporto di Denis, ha detto l'avvocato Arsenault, «non significa nulla» (La Presse canadienne, 24/5). I documenti d'archivio hanno mostrato – lo ha detto lo stesso Denis – che Lacroix non era ancora prete nel 1987, e questo è un motivo per il quale il cardinale non è canonicamente perseguibile. Inoltre, le dichiarazioni del giudice in pensione evidenziano incompletezze e supposizioni, l’indagine si è chiusa con la conclusione che «non c'erano prove che collegassero Lacroix alle ac- cuse contro di lui». Tuttavia, lo stesso giudice ha ammesso che «Si potrebbe dire» che l'indagine è incompleta. Se la querelante decidesse di testimoniare, l'indagine potrebbe essere riaperta. Da parte sua, l'arcivescovo del Québec, dopo la chiusura dell'indagine, ha tirato direttamente in causa la donna che lo ha accusato, deplorando il suo rifiuto di collaborare con l'investigatore e invitandola «a sporgere denuncia penale contro di lui affinché si possa svolgere un processo adeguato». Per questo, dice, resterà sospeso dal suo incarico episcopale. Una mossa che è stata giudicata una ritorsione dall'avvocato della presunta vittima. «Spetta a lei  – ha spiegato – scegliere dove presentare denuncia. Ha scelto di farlo nell’ambito dell’azione collettiva». Non si fida delle parole del cardinale, secondo cui le vittime di abusi meritano «che si faccia il necessario per ricevere una riparazione che le aiuti a guarire e ricostruirsi». L'arcidiocesi e le istituzioni associate in questa azione collettiva «hanno una sola preoccupazione ed è molto semplice»: «Sono i soldi. Vogliono pagare il meno possibile. E tutte le tecniche sono buone». https://youtu.be/CRAAl2vfaiI?t=414 Alessio Di Florio – Appello urgente della Rete L’ABUSO C’è una storiella che gira sul web da tanti anni che racconta di un lavoro che tutti potevano fare, ognuno si aspettava che qualcuno lo facesse e alla fine non lo fa nessuno. Sarà anche solo un po’ di ironia in libertà ma descrive plasticamente tante dinamiche dell’Italia di oggi. Tra le maggiori dimostrazioni ci sono l’attivismo e l’informazione libera. Tutti si lamentano del disinteresse generale, del Paese che va allo sfascio mentre nessuno alzerebbe la voce. Puntando il dito sugli altri, sempre e solo sugli altri. I social pullulano di tastieristi compulsivi indignati, che denunciano le grandi manovre mondiali e si mostrano come non allineati, fuori dal sistema, che si scagliano contro un mondo marcio e corrotto. Identificato sempre lontano, molto lontano. Poi quando bisogna metterci la faccia, rischiare, denunciare con nomi e cognomi, documentare, prendere posizioni tutto questo si trasforma in quel che la storiella racconta. La denuncia della pedofilia, soprattutto se il crimine viene perpetrato da potenti e alte sfere, è una di queste nauseanti frontiere. Le vittime troppo spesso sono lasciate sole ed isolate, la denunce minimizzate e silenziate, una cappa di omertà e complicità avvolge anche i tastieristi compulsivi di cui sopra. Lamentarsi che l’Italia perde posizioni nelle classifiche sulla libertà di stampa è facile, accusare la stampa tutta facendo di ogni erba un fascio è comodo. Agire no. E così fare informazione indipendente, far conoscere quel che non è main stream diventa ogni giorno di più un calvario, con costi (economici, di vita, di salute) che rischiano di schiacciare. Mentre si rimane soli, isolati, addirittura spesso colpiti da campagne che tentano di delegittimare, infangare, fermare, intimidire. L’Italia è il Paese che si lamenta delle mafie, delle violenze e degli abusi ma poi si prosta al mafiosetto locale spaventati anche della propria ombra e si scatenano fiumi di fango e odio contro le vittime accusate di essere “in cerca di visibilità e notorietà”. Ma è anche il Paese in cui esiste l’unica associazione in Europa di sopravvissuti agli abusi clericali, Rete L’Abuso. Il cui sito web è un archivio immenso e straordinario di notizie e promotrice del Tg L’Abuso e tante altre iniziative. La Rete per proseguire questo prezioso impegno ha bisogno di sostegno e ha lanciato un appello nelle scorse settimane «Adotta la salute dei minori in Italia – Rete L’ABUSO ha urgente bisogno della tua attenzione». L’appello integrale è qui https://retelabuso.org/associazione-sopravvissuti/adotta-salute-minori-sostieni-rete-l-abuso/ , link da cui si può aderire all’appello e inviare una donazione per sostenere la Rete. «Questo appello arriva a seguito della notizia che il Governo, nel passaggio dei registri delle ONG da regionali a nazionali, di fatto al momento ha perso tutti i vostri contributi 5Xmille donati dal 2020, che speriamo e tenteremo di recuperare – denuncia il presidente Francesco Zanardi - per il grave errore del Ministero che si giustifica incolpando un “algoritmo impazzito”, la Rete L’ABUSO risulta inserita solo dal 2024 alla raccolta del 5Xmille , che se saremo fortunati raccoglieremo solo a fine 2025». «Probabilmente già quest’anno saremo costretti a tagliare moltissimi servizi, ad unico danno delle potenziali vittime, dei sopravvissuti, della prevenzione e della vostra stessa consapevolezza. Nessuno di voi se pur oggi adulto è estraneo al tema, in quanto tutti abbiamo figli, nipoti e affetti, oltre al dovere civico di tutelare i più piccini ed indifesi. Le potenziali vittime di stupro da parte di pedofili che dalle proiezioni, solo nel clero italiano, arrivano a un milione di vittime. Per questa che riteniamo una emergenza che rischia di far cessare l’unico punto di riferimento e osservazione in Italia, abbiamo promosso come da anni tante altre realtà, una campagna di emergenza per la raccolta di fondi che puoi sostenere con una donazione a tua scelta, sia “ una tantum” sia “mensile ricorrente” – è l’appello lanciato da Francesco Zanardi -  bastano solo 5€ al mese; ovvero 4 caffè o meno di un pacchetto di sigarette, per poter continuare».

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 39 del 1 Giugno

    https://youtu.be/jcC-K5neFRM Francesco Zanardi – Confermata la condanna a 8 anni per Don Livio Graziano La sentenza di condanna per Don Livio Graziano, il sacerdote alla guida di una comunità di Prata Principato Ultra, è diventata definitiva. Don LIvio era stato condannato ad otto anni di reclusione per gli abusi su un minore. I magistrati della I Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno confermato la condanna emessa nei confronti del sacerdote in primo grado dal tribunale di Avellino ed in appello a otto anni di reclusione, rigettando per inammissibilità l’appello dei difensori. Il tredicenne e  i genitori costituiti parte civile nel processo sono stati rappresentati dall’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma mentre il sacerdote è stato difeso dagli avvocati Carlo Di Casola e Giampiero De Cicco.Dopo la condanna definitiva ora Don Livio Graziano dovrebbe tornare in carcere. La famiglia, come si legge in una nota apparsa sulla pagina ufficiale delle Rete L’Abuso: ”ha espresso gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la chiesa non ha reso”. https://youtu.be/jcC-K5neFRM?t=166 Francesco Zanardi – Sei anni e sei mesi a don Tempesta Sei anni e sei mesi. Questa la condanna di primo grado emessa dal collegio del tribunale di Busto Arsizio (Varese) nei confronti di don Emanuele Tempesta, 32 anni. L’ex parroco vicario di Busto Garolfo, nel Milanese, era arrestato il 15 luglio 2021 ed ora è stata confermata in primo grado l’accusa di abusi sessuali su minore. Il pubblico ministero Martina Melita aveva chiesto una condanna a 11 anni al termine della requisitoria. Tra le pene accessorie anche il divieto di avvicinarsi a scuole o luoghi frequentati da minori. Oltre 20 le parti civili con risarcimenti compresi tra i 750 e i 2mila euro. L’avvocato del sacerdote, il legale Mario Zanchetti, è pronto molto probabilmente a fare ricorso in appello. Stando a quanto emerso già dalle indagini, gli abusi si sarebbero consumati nell’abitazione del sacerdote dove solo alcuni dei piccoli sarebbero stati invitati per giocare ai videogiochi o fare due chiacchiere. Qui poi sarebbero avvenuti gli abusi quando il don aveva 29 anni. I minori vittime invece delle sue violenze avevano un’età compresa tra i 7 e gli 11 anni: i bambini sono stati sentiti dalle controparti con la formula dell’incidente probatorio. Ora si attendono le motivazioni della sentenza che saranno depositate in 60 giorni. https://youtu.be/jcC-K5neFRM?t=263 Ludovica Eugenio – Conferenza CEI; nulla di nuovo e dati di analisi meno ampi Il tema degli abusi sui minori nella Chiesa diluito nel mare degli abusi sui minori nella società, su internet, nello sport; un elogio delle iniziative della Chiesa italiana e del Vaticano per contrastarli, iniziative parziali, lente, astratte, farraginose, che nascono già vecchie. E l’ennesimo no a una commissione indipendente d’inchiesta. Può essere sintetizzato così il senso del convegno organizzato dalla CEI e dall’Ambasciata italiana presso la Santa Sede il 29 maggio dal titolo “Abusi sui minori. Una lettura del contesto italiano 2001-2021”. Diversi gli esperti invitati a parlare, ma le informazioni più rilevanti sono quelle fornite da alcuni degli intervenuti ai giornalisti in margine al convegno. A proposito del processo contro l’ex gesuita Rupnik, mons. Kennedy, segretario della sezione disciplinare del DDF ha detto che «È iniziato veramente bene e passo dopo passo, stiamo tenendo conto di tutti gli aspetti, quello delle accuse contro di lui, l’aspetto delle vittime, quello dell’impatto sulla Chiesa. È delicato, in questo momento non posso dire di più», Peraltro, il prelato irlandese ha sottolineato che la strumentalizzazione di immagini spirituali a fini sessuali, utilizzata anche da altri abusatori, e normalmente definita “falso misticismo”, un crimine contro la fede, non costituisce ancora una fattispecie giuridica nel diritto canonico e dunque allo stato attuale non prevede una pena. Quanto alla collaborazione tra Cei e Dicastero che, nelle parole pronunciate dal presidente CEI card. Matteo Zuppi nel 2022, doveva consistere nella trasmissione dei 613 dossier di abusi sessuali esaminati dal Dicastero  tra il 2001 e il 2021, essa non esiste nella forma in cui era stata illustrata: ha affermato infatti Kennedy: «di per sé il nostro lavoro non è con le Conferenze episcopali, è con il vescovo singolo e con il superiore generale di ogni ordine religioso: sono loro i nostri interlocutori. Se una conferenza episcopale vuole avere delle statistiche, può chiedere alle diocesi di fornirle. Non è un lavoro che facciamo noi». Venuto a mancare il contributo del Dicastero vaticano nella trasmissione diretta alla Cei dei 613 dossier riguardanti casi di abusi sessuali, la Chiesa italiana ha dovuto “ricalcolare il percorso”, come fanno i navigatori. Di qui lo «studio pilota» illustrato dalla neopresidente del Servizio Tutela minori della Cei Chiara Griffini, uno studio che, ha detto, consentirà di svolgere delle ricerche che consentiranno di avere una fotografia del periodo 2001-2021»; un’analisi«qualitativa e quantitativa» nella quale saranno – appunto - i singoli ordinari del luogo a fornire i dati. Due le fasi del progetto: la prima «una ricerca multidisciplinare» dapprima su un campione e poi estesa alle altre diocesi; la seconda una fase di analisi e riflessione. Il tutto sarà condotto da due enti «indipendenti»: l’Istituto degli Innocenti (Azienda pubblica di Firenze) e il Centro interdisciplinare sulla vittimologia e sulla sicurezza dell’Università di Bologna. Tutto appare dominato dall'incertezza e dalla speranza: si auspica, ma non è certo, che il lavoro sia completato entro la fine del 2025; si spera «che da questo studio si possano definire i criteri per poter affinare qualcosa che intercetti la realtà ancora sommersa». L’obiettivo: non avere dati nuovi ma, spiega Griffini, «offrire una lettura qualitativa e quantitativa» dei dati già esistenti. Un compito che appare piuttosto limitato e parziale in confronto a quanto avvenuto in altri Paesi, che taglia fuori ad esempio i dossier approdati alla giustizia civile e si ferma a quella piccola parte dell’emerso denunciata dai vescovi al Dicastero, fermandosi a tre anni fa. (ludovica eugenio) https://youtu.be/jcC-K5neFRM?t=508 Alessio Di Florio – Svizzera, chiese riformate lanciano studio sugli abusi Alla fine di gennaio è stato pubblicato lo studio del Forum sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania. I risultati di tale analisi dimostrano la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale al suo interno: almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Di fronte a questi risultati, la Chiesa evangelica riformata della Svizzera (Cers) e le sue chiese membro si sono poste diverse domande: in che misura lo studio può essere trasposto nel contesto svizzero? Quali sfide ecclesiali e teologiche pongono i risultati? Quali questioni aperte potrebbero essere chiarite da uno studio condotto in Svizzera? Quali lezioni è possibile imparare dallo studio per rendere le Chiese uno “spazio sicuro”? In vista del sinodo annuale che si terrà dal 9 all’11 giugno a Neuchâtel è stato organizzata lunedì 27 maggio una intera giornata di studio sul tema delle violenze e degli abusi nelle istituzioni ecclesiastiche. Il convegno organizzato dal gruppo “Donne e genere” della Cers si è interrogato sull’importanza di questi risultati per la Svizzera. Questi dimostrano in particolare la dimensione sistemica dell’abuso sessuale e spirituale all’interno della Chiesa tedesca. Il Consiglio della Chiesa riformata svizzera propone al Sinodo di realizzare uno studio sugli abusi sessuali. Lo studio, della durata di tre anni, che il Consiglio intende affidare all’Università di Lucerna, consisterà nello svolgimento sia di un sondaggio rappresentativo della popolazione generale sia di uno studio partecipativo. Il mandato di questo studio comprende tre obiettivi: Da un lato, un sondaggio telefonico rappresentativo su 20.000 persone della popolazione svizzera dovrebbe aiutare a offrire la possibilità di presentare stime attendibili sull’entità degli abusi sessuali commessi nell’ambiente ecclesiale e di confrontarle con altri ambiti della Compagnia. Sarà necessario identificare la forma e l’intensità degli atti, gli autori e le circostanze specifiche in cui si verificano gli abusi sessuali nelle Chiese, nonché le conseguenze per le persone interessate. Inoltre, tutti gli interessati che lo desiderano potranno riportare le proprie esperienze ed esprimersi sui temi sopra menzionati garantendo il proprio anonimato nell’ambito di uno studio partecipativo non rappresentativo. Questo approccio mira a rivelare fatti e casi ancora sconosciuti, non documentati in nessun fascicolo fino ad ora. I risultati dello studio dovrebbero essere utili non solo per le chiese, ma per la società nel suo insieme, al fine di identificare i rischi, prevenire il più possibile gli abusi e sostenere adeguatamente le persone colpite. «Abbiamo bisogno di questo studio per poter identificare e prevenire gli abusi sessuali nella Chiesa e nella società. L’argomento è molto importante e non dovrebbe più essere un tabù. Insieme, abbiamo il dovere di agire adesso. Lo dobbiamo alle persone colpite e a tutti coloro che, di conseguenza, potranno sfuggire alla condizione di vittima» dichiara Rita Famos, presidente della Chiesa evangelica riformata svizzera, sul sito internet della chiesa stessa. A questo scopo il Consiglio della Cers richiede un budget di 1,6 milioni di franchi svizzeri. La differenza con la Chiesa cattolica svizzera, che aveva aperto i suoi archivi, appare quindi netta. Si sceglie una via nuova, quella di un sondaggio anonimo.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 38 del 25 maggio

    https://youtu.be/TluG8_YoV9A Francesco Zanardi - “Continuano gli abusi sessuali e gli insabbiamenti” il rimprovero al Papa Lo scorso giovedì la conferenza a Roma, organizzata da ECA Global e Rete L’ABUSO, pochi giorni prima delle celebrazioni vaticane per la Giornata mondiale dei bambini del 25-26 maggio, in cui Papa Francesco ospiterà l'evento inaugurale del Vaticano, accogliendo circa 70.000 bambini da tutto il mondo. Annunciando l'evento, Papa Francesco ha detto: "Come Gesù, vogliamo mettere i bambini al centro e prenderci cura di loro". Ma i dati dimostrano che i vescovi cattolici italiani hanno fatto esattamente il contrario. Secondo l’osservatorio permanente dell’unica Associazione italiana - Rete L’ABUSO, che il giorno prima ha incontrato il Presidente della CEI Matteo Zuppi - si stima che in Italia ci siano circa 1.000.000 di vittime di abusi sessuali da parte del clero. L'ECA e altri sostenitori stanno richiamando l'attenzione su quelli che identificano come problemi sistemici all'interno della Chiesa. Hanno messo in evidenza quelli che descrivono come i quattro peggiori vescovi d'Italia, che hanno presumibilmente coperto i sacerdoti che hanno commesso abusi, nascosto la loro identità ai genitori e trasferito abitualmente i colpevoli a nuove parrocchie. I quattro vescovi italiani con il peggior record di protezione dei bambini nelle loro diocesi sono: Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina Il cardinale Sepe Crescenzio di Napoli Cardinale Luis Ladaria Ferrer, ex capo del CDF Il cardinale Mario Delpini di Milano "Nessuno vuole aprire questo vaso di Pandora", ha detto p. Hans Zollner, il principale esperto vaticano di abusi dal 2014 al 2023, quando si è dimesso dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori di Papa Francesco. In Italia c'è un undicesimo comandamento che dice: "Non fare brutta figura"", ha detto Zollner al Times di Londra. La situazione dei bambini maltrattati e delle loro famiglie in Italia è particolarmente grave. Devono affrontare notevoli barriere legali e culturali per denunciare gli abusi del clero sia ai funzionari della Chiesa che alle autorità civili. I preti pedofili italiani godono spesso di un alto livello di immunità da indagini e procedimenti penali. https://youtu.be/TluG8_YoV9A?t=245 Federica Tourn - Sarà processato l'ex cappellano militare che aveva abusato per anni di un bambino L’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo – originario di Francofonte (in provincia di Siracusa) – accusato di violenze sessuali su minore, sarà giudicato con il rito abbreviato condizionato all’audizione di alcuni testimoni. Una decisione presa dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Siracusa Andrea Migneco per il 67enne che è stato denunciato da un ragazzo oggi 23enne, il quale ha raccontato di avere subìto abusi da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Il gup ha ammesso l’audizione della badante dell’ex cappellano e di monsignor Abruzzese, il cardinale che avrebbe ospitato per anni il giovane che ha denunciato il sacerdote. Su richiesta della parte civile – rappresentata dall’avvocata Eleanna Parasiliti Molica – è stata invece rigettata la richiesta di audizione di Felipe Perfetti, direttore del blog Silere non possum. Un portale di informazione che si occupa dell’attività del Papa, della Santa sede e della Chiesa cattolica. Il giudice per l’udienza preliminare, inoltre, si è riservato sull’acquisizione di alcuni verbali del processo ecclesiastico nel quale Cunsolo è già stato rinviato a giudizio. Anche con le indagini in corso il prete – adesso in pensione – avrebbe continuato a celebrare la messa nella chiesa madre di Francofonte, pur senza alcun incarico ufficiale. Era stato poi il vescovo di Piana degli Albanesi a sospenderlo dallo stato clericale. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua», ha raccontato la vittima, parlando di violenze che sarebbero continuate per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente, ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Non una costrizione nei fatti, ma una situazione che sarebbe dipesa dal legame e dalla frequentazione con il prete. Orfano di padre, dopo il trasferimento della madre fuori dalla Sicilia, dai nove anni, il giovane è andato a vivere con la nonna anziana e malata insieme al fratello disabile. Ha cominciato a frequentare la parrocchia e si è legato a Cunsolo. Nel corso dell’incidente probatorio, il ragazzo ha raccontato che il prete lo avrebbe avvicinato per la prima volta mentre era di ritorno dal cimitero, dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. A denunciare tutto alla squadra mobile di Siracusa, accompagnato dall’arcivescovo Francesco Lomanto, il giovane si sarebbe convinto dopo essere venuto a conoscenza della vicenda del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna, quando era minorenne, da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che a marzo è stato condannato per quei fatti. Anche in quel caso ad assistere la vittima è l’avvocata Parasiliti Molica; lo stesso è anche il legale difensore dei due preti, Antonino Lizio, che prima della carriera in giurisprudenza ha vestito l’abito talare. La prossima udienza è già stata fissata per martedì 25 giugno. Fonte Meridionews https://youtu.be/TluG8_YoV9A?t=447 Ludovica Eugenio - Chiara Griffini presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori Nell’ambito della 79ª Assemblea generale della Cei, il Consiglio episcopale permanente ha provveduto ieri a diverse nomine tra le quali quelle di Chiara Griffini (Lodi) come presidente del Servizio nazionale per la Tutela dei minori. Griffini succede in questo ruolo all’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che lo ha diretto nei suoi primi cinque anni. La scelta di una donna, laica consacrata, ha richiesto una modifica agli Statuti dell’organismo. Chiara Griffini è un personaggio totalmente interno alla Cei. Già membro del Consiglio di presidenza del Servizio nazionale, psicologa, ha coordinato il progetto “SAFE – Educare e Accogliere in ambienti sicuri” che ha interessato per due anni, dal 2019 al 2021, la Comunità Papa Giovanni XXIII (alla quale appartiene), il CSI, Centro Sportivo Italiano, l’Azione Cattolica Italiana e il Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Vittimologia e sulla Sicurezza-Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Alma Mater Studiorum di Bologna». Sottolineando la rilevanza della scelta di una donna per questo incarico, il card. Zuppi, presidente della CEI, ha curiosamente definito Griffini «non telecomandata». “È una psicologa, una professionista seria”, ha detto. «Continuerà ad impegnarsi su un tema che sappiamo quanto ha ferito le vittime e fatto male alla Chiesa”. A sbandierare la presunta pionieristica novità della scelta di una donna è stato mons. Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei: “Il fatto che alla presidenza del Servizio nazionale per la tutela dei minori ci sia una donna, e non un vescovo, non è un fatto secondario”, ha detto: “È stato appositamente cambiato lo statuto, è un segnale di assoluto interesse. Neppure in altre Conferenze episcopali c’è una figura di questo rilievo”. Questo non corrisponde al vero. In Francia, a capo del Servizio Nazionale per la Protezione dei Minori è Ségolaine Moog, laica, e ben dal 2016. Nella Conferenza episcopale irlandese c’è Teresa Devlin, Chief Executive Officer del Servizio minori, e se parliamo di ruoli apicali nelle Conferenze episcopali, c’è Beate Gilles, segretaria nazionale dei vescovi tedeschi, dal 2021. https://youtu.be/TluG8_YoV9A?t=612 Federico Tulli - Non solo Spotlight In tanti conosciamo la sconcertante vicenda di pedoflia scoperta dal Boston globe tra la fine del 2001 e il 2002 - e magistralmente ricostruita nel film Spotlight - ma pochi ricordano in quale contesto si sviluppò. Si tende quindi a credere che quello che accadde nella diocesi di Boston fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Nulla di più lontano dalla realtà. Già prima della metà del 2001 - cioè quasi sei mesi prima del primo articolo di Spotlight che risale al 10 settembre 2001 - dagli Stati Uniti giungevano segnali evidenti che le fondamenta della Chiesa americana cominciavano a scricchiolare pericolosamente. Il 30 aprile 2001 Giovanni Paolo II interviene sul problema dei preti pedofili con il Motu proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”, e poche settimane dopo, il 21 maggio, con l’autorizzazione del De delictis gravioribus firmato dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger, e dal suo segretario, il cardinale Tarcisio Bertone. Ratzinger intima ai vescovi di essere tempestivamente informato delle accuse di pedofilia contro i sacerdoti e li esorta a svolgere indagini, anche di fronte a un semplice sospetto. Nulla deve trapelare se non a procedimenti conclusi, che possono durare però anche decine di anni. Sulla base di queste disposizioni, che rinnovano espressamente quanto stabilito nel Crimen sollicitationis di Giovanni XXIII, un anno dopo il 23 aprile 2002 i tredici cardinali statunitensi entrano in Vaticano al cospetto di Giovanni Paolo II. Il pontefice definisce la pedofilia «un crimine» e «un peccato» dicendo che non c’è «posto nel sacerdozio» per chi potrebbe far male ai bambini. Le stesse parole saranno rivolte dal suo successore nel 2010 ai vescovi d’Irlanda. Siamo nel pieno della bufera sollevata dalle inchieste di Spotlight del Boston Globe che porteranno a fine anno alle dimissioni del cardinale Law. Le conclusioni di quella riunione ispirano i 252 vescovi statunitensi che il 26 giugno 2002 approvano lo Statuto dei vescovi per la protezione dei bambini e dei giovani, in cui si prevede che i preti che sono stati o che saranno coinvolti in casi di pedofilia non potranno più avere contatti con i fedeli, quindi celebrare messa o insegnare catechismo. Non passa,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 37 del 18 maggio

    https://youtu.be/1_8g3SAHkhk Francesco Zanardi – Fondo svizzero risarcimenti quasi a secco Il fondo di risarcimento creato nel 2017 per chi ha subito abusi nella Chiesa cattolica svizzera sarà presto esaurito. Questo perché le richieste di indennizzo sono significativamente aumentate dallo scorso settembre, quando è stato pubblicato l'ormai noto studio dell'Università di Zurigo, che ha portato alla luce più di mille episodi a partire dagli anni Cinquanta. Il risarcimento accordato è modesto, un massimo di 20'000 franchi a testa. Fino a settembre erano ogni anno in media una trentina le persone che trovavano il coraggio di fare richiesta: per la precisione 44 nel 2017, 52 nel 2018, 25 nel 2019, 21 nel 2020, solo 9 nel 2021, 17 nel 2022 e 34 nel 2023. Ora però, come detto, la situazione è drasticamente cambiata. I 500'000 franchi all'anno di cui dispone il fondo, quindi, non basteranno. La commissione che lo gestisce ha già chiesto altri soldi. Quelli ancora in cassa, saranno meno di 80'000 franchi questa estate una volta versato il dovuto per alcuni casi in sospeso, “saranno sufficienti per quattro o cinque persone”, ha confermato la presidente Liliane Gross al portale cath.ch. I principali contributori sono la Conferenza dei vescovi svizzeri - con 300'000 franchi - e la RKZ ovvero l'associazione delle organizzazioni ecclesiastiche cantonali, che versa 150'000 franchi. Secondo cath.ch, l'aumento di questa voce di spesa avrà conseguenze: la Chiesa cattolica, per esempio, non avrà i mezzi per partecipare finanziariamente allo studio sugli abusi previsti in un prossimo futuro anche dalla Chiesa evangelica riformata. https://www.rsi.ch https://youtu.be/1_8g3SAHkhk?t=213 Alessio Di Florio – La CEI considera lo stupro un “atto impuro” con stress, aver bevuto o provocazioni “attenuanti” “La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali” è il titolo di un dossier pubblicato da worldcrunch.com già citato in due precedenti edizioni del nostro tg. Nel dossier sono citate alcune dichiarazioni di Mons. Ghizzoni in occasione della presentazione del primo “rapporto” della CEI nel 2022. Questo uno dei passaggi del dossier in cui si cita Ghizzoni «Ma c'è un altro passaggio degno di nota, quando Ghizzoni spiega il senso della seconda inchiesta in corso sui preti abusatori in Vaticano: “Chi commette dai 10 ai 50 casi nella sua vita è un abusatore seriale ed è un personaggio molto pericoloso, ma chi ha commesso un solo abuso nella sua vita, un giorno in cui ha bevuto, era sotto stress o se è lasciato provocatorio, possiamo considerarlo uno psicopatico seriale? Anche per questi dovremo pensare a soluzioni”. Chissà cosa pensa la vittima del prete che quel giorno aveva bevuto. Le dichiarazioni del Responsabile della tutela dei minori sembrano una sintesi trasparente, anche se evidentemente inconsapevole, delle motivazioni della Chiesa italiana a difendersi prima di cercare giustizia e verità. In definitiva, la questione degli abusi sessuali è diventata una delle questioni chiave su cui verrà misurata la capacità della Chiesa di avere importanza nel mondo di oggi». «Secondo Christine Pedotti, femminista cattolica e direttrice della rivista francese Temoignage Chrétien, le cause dello scandalo vanno ricercate proprio nel rapporto della Chiesa con la sessualità e la democrazia – riporta worldcrunch.com - Il pensiero 'impuro', la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato». «Non esiste un legame diretto tra l'astinenza sessuale richiesta ai chierici cattolici e gli abusi, ma esiste un legame indiretto molto potente – prosegue l'analisi di Pedotti - In primo luogo, quando qualsiasi forma di attività sessuale, inclusa la semplice masturbazione, è considerata sbagliata, disordinata e peccaminosa, non esiste più una gerarchia di trasgressione: il pensiero 'impuro', la masturbazione, lo stupro, vengono tutti confusi sotto il termine generico di peccato, al punto che la differenza tra peccato e crimine diventa sfumata. Questa confusione è espressa nelle stesse parole dei responsabilità, che non smettono mai di parlare di peccato, penitenza e perdono, quando dovrebbero parlare di crimine, colpa, vittima, indagine, giudizio e verdetto». «Il problema, dice Pedotti, è che la Chiesa giudica la sessualità in relazione al sesto comandamento – non commettere adulterio – piuttosto che in termini di consenso – sottolinea worldcrunch.com - In un rapporto non consensuale è una persona che viene violata, non un comandamento. Ecco perché le vittime vengono regolarmente ignorate». https://youtu.be/1_8g3SAHkhk?t=404 Federica Tourn - Rupnik Aparecida  Al Santuario nazionale di Nostra Signora di Aparecida, nello stato di San Paolo in Brasile, la più grande basilica mariana del mondo, è stata inaugurata l'11 maggi la facciata sud. Come la facciata nord, anche il grande ingresso meridionale è ora ricoperto dei mosaici dell'ex gesuita Marko Rupnik, il famoso teologo artista accusato di abusi da oltre venti donne. Un lavoro imponente, che ha coinvolto 41 artisti professionisti e 500 operai nel montaggio di oltre tremila metri quadri di mosaico sulla facciata e 650 metri quadri sulla colonnata con scene della Pasqua di Gesù. Si tratta della tappa più impegnativa della “Jornada biblica”, il progetto artistico e pastorale della Congregazione del Santissimo Redentore che amministra il santuario e che intende trasformarlo «nella più grande Bibbia a cielo aperto del mondo».  «Il prezzo dei mosaici è di circa mille euro al metro quadrato, senza contare i materiali, la manodopera ei lavori di produzione, dai ponteggi all'uso dei macchinari necessari a preparare l'installazione», ha dichiarato Erasmo Freitas de Abreu a Isabel Gnaccarini , collaboratrice della Folha do São Paulo. Freitas è il direttore dell'atelier di architettura e arte sacra Amacom, che lavora con artisti brasiliani, laici e religiosi, e ha partecipato alla posa dei mosaici ad Aparecida sin dall'inizio. Se si calcola che la superficie della facciata nord è di circa 2.300 metri quadri, mentre la sud supera i tremila, a cui si aggiungono i 650 metri quadri di mosaico sulla colonnata, il conto è presto fatto: i padri redentoristi potrebbero aver pagato una cifra ai sei milioni di euro per i mosaici realizzati finora, a cui vanno aggiunti tutti gli altri costi, compresi quelli vicini dell'inaugurazione di ogni facciata. L'inaugurazione dell'11 maggio è stata appaltata in esclusiva al network interno Tv Aparecida. In Brasile finora la stampa è rimasta in silenzio: probabilmente i padri redentoristi non possono permettersi che circolino notizie sullo scandalo sessuale che ha coinvolto Rupnik, con il rischio che i devoti finanziatori aprono gli occhi e smettano di vuotare le tasche nelle casse del santuario. I mosaici di Rupnik nella Basilica di Nostra Signora di Aparecida sono un'opera realizzata da un abusatore e pagata dai fedeli . «I pannelli dei mosaici dovrebbero essere rimossi e rispediti al Centro Aletti», ha detto Marina Massimi dell'Università di San Paolo a Crux, e ha aggiunto: «quando (Rupnik) è stato assunto, le gerarchie ecclesiastiche erano già a conoscenza delle accuse nei suoi confronti. Anche questo è un abuso, stavolta nei confronti dei fedeli che hanno donato i soldi per il progetto. Per ragioni etiche, il denaro dovrebbe essere restituito al fondo dei pellegrini». Fonte: https://appunti.substack.com/p/larte-dellabuso-inchiesta-su-rupnik https://youtu.be/1_8g3SAHkhk?t=623 Ludovica Eugenio - P. Hans zollner: nella questione degli abusi la risposta della chiesa è insufficiente «Il nostro problema non è che non esistano norme o leggi adeguate. Il nostro problema è che il management non è disposto o non è in grado di implementare i propri standard e garantirne la sostenibilità». Lo ha affermato il gesuita p. Hans Zollner in una lunga intervista sugli abusi nella Chiesa rilasciata alla rivista teologica online di lingua tedesca Feinschwarz. Docente di psicologia, psicoterapeuta e direttore dell'Istituto di antropologia dell'Università Gregoriana, è stato membro della Pontificia Commissione Tutela Minorum fino al 2023 quando si è dimesso a causa della mancanza di trasparenza e dell'inefficienza dell'organismo. «Nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, soprattutto quelli con la popolazione più numerosa e più giovane, la violenza sessuale non è ancora un argomento che tocca realmente il pubblico, anzi, spesso è un tabù. E sugli abusi nemmeno la Chiesa cattolica è «un blocco monolitico», afferma Zollner: «Anche nei vertici della Chiesa cattolica non esiste una linea comune». Anche se sono stati fatti passi avanti nella prevenzione, l'incontro concreto con le vittime di abusi continua ad essere «così inquietante e spiacevole» che molti nella Chiesa, tra responsabili e semplici fedeli, lo evitano. La sensazione che la risposta della Chiesa sia inadeguata è forte anche quando la gerarchia chiede scusa: spesso - spiega il gesuita - queste parole di rammarico non provengono da una profonda convinzione personale e non hanno conseguenze adeguate. Molte suonano vuote se le preoccupazioni delle persone colpite continuano a non trovare risposta e se coloro che non hanno tenuto fede alle proprie responsabilità morali e legali si tirano indietro. Ciò accade perché, afferma, «si stanno ancora affrontando casi singoli e non si traggono conseguenze sistemiche». Insomma, «Non è ancora chiaro a molti nella Chiesa – non solo ai ministri – che alcune correzioni marginali non sono sufficienti. Credo che l'aspettativa che le radici degli abusi e degli insabbiamenti vengano analizzate, discusse e cambiate non sia stata soddisfatta. La mentalità, gli atteggiamenti e le strutture che promuovono o cementano il desiderio di prestigio, un'eccessiva identificazione con l'istituzione,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 36 del 11 maggio

    https://youtu.be/ORG4NzZuhSw Francesco Zanardi – Prof di religione pedofilo trasferito nel carcere di Via Aspromonte Alessandro Frateschi, l'ex professore di religione accusatore di abusi sessuali su minorenni, è stato trasferito dal suo arresto domiciliare alla prigione di via Aspromonte a Latina dopo aver continuato a ricevere visite in casa nonostante il divieto di contatti esterni. Il trasferimento è stato disposto dal giudice Laura Morselli su richiesta della Procura della Repubblica di Latina, dopo una serie di verifiche effettuate dalle autorità. L'udienza preliminare per il caso Frateschi è fissata per il 24 maggio. In quella data, il giudice Morselli deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzato dalla Procura. La psicologa nominata dal giudice, Alessia Micoli, depositerà la perizia relativa alle due vittime minori che sono state ascoltate durante l'ultima udienza. Durante l'udienza, gli avvocati di Frateschi potrebbero optare per il processo con rito abbreviato o procedere con il rito ordinario. Frateschi è stato arrestato lo scorso anno con l'accusa di abusi su cinque ragazzi minorenni. È stato ai domiciliari dal luglio 2023, ma è stato trasferito in carcere mercoledì. Durante le udienze, sono emersi nuovi dettagli sulle violenze sessuali, incluso l'approccio inappropriato durante le lezioni di religione al liceo Majorana e durante una gita scolastica a Napoli. L'inchiesta è stata avviata dopo la denuncia del Garante dell'Infanzia, Monica Sansoni. https://youtu.be/ORG4NzZuhSw?si=J-Vb0cOacH_AKoHI&t=186 Alessio Di Florio – Chat “segrete” in Vaticano su Emanuela Orlandi, “dobbiamo far sparire tutto” "Dopo che ho scoperto che Pell ha finanziato la diocesi di Bergoglio tu sei sicuro che non finiremo nella merda?" “Perché questo sara in Vaticano e noi lo doviamo controllare. Il papa e con noi, il cardinale mi a detto che a septembde ci vediamo”.  A settembre dobbiamo far sparire quella roba della Orlandi e pagare i tombaroli. Di questo devi parlare al papa. Poi ce la vedremo con il Vam e altre cose. Ora che torniamo si lavora all’archivio. E basta basta giornali e follie varie”. “Ascoltami bene, oramai abbiamo perso la battaglia giornalisti o meno non sono la soluzione. Adesso facciamo passare l’estate, io vado a Singapore e capirò di più, quando torno pensiamo a cosa fare e anche il papa sarà più lucido. Buttare tutto per aria e distruggere il Vaticano non ha alcun senso. Vediamo se il papa chiuderà il Vam o che farà, intanto io penso a cosa fare. Io ti voglio bene e veramente credo in te e in questa riforma ma così non andiamo lontano. Il papa sbaglia a gestire questo senza la gendarmeria. Io per quanti amici posso avere questi hanno mondi enormi dietro. Questi del georadar della tomba come li paghiamo? Il papà vuole sapere ma poi? Chi paga? E soprattutto di nascosto chi paga? “Piuttosto quella roba della Orlandi deve sparire e tu devi farti gli affari tuoi. Ho visto Giani, io non credo che sia come dici tu su di lui. Quello che hanno fatto è un reato e lui lo deve sapere”. “Non dici niente a Ciani. Orlandi sono cose vanno da serio. El cardinale a detto che doviamo mettere tutta la forzain questo, el papa e con noi” “Io so solo che se mi succede qualcosa sei morto. Ti avviso (e tre faccine che ridono). Brucia questa conversazione appena leggi. Fai le copie almeno di quella cosadella Orlandi e le mando in procura in forma anonima. Questa roba finisce male”. “El papa tiene molto in questo e lo faremo bene. A dopo” Questi sono stralci di messaggi su Whatsapp, rivelati in un’inchiesta del direttore del quotidiano Domani Fittipaldi, tra Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Lucio Vallejo Balda, messaggi consegnati alla Commissione bicamerale di inchiesta sulla scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi da Pietro Orlandi. All'ANSA, Pietro Orlandi ha confermato che "in parte" il contenuto dei messaggi da lui consegnati corrisponde alla pubblicazione di Domani. "Le pagine consegnate - spiega sono otto anche se ovviamente non tutte le pagine parlano di Emanuela". Queste chat, scrive Emiliano Fittipaldi su Domani, erano state consegnate l’anno scorso al promotore di giustizia vaticano Diddi. “Le chat sarebbero conservate in due cellulari riservati che Chaouqui e Balda chiamavano telefoni bianchi, non si sa che fine abbiano fatto. I messaggi sembrano segnalare come qualcuno si fosse mosso con dei tombaroli con un georadar per identificare la tomba di Orlandi, e che i due proprietari dei telefoni sapessero dell’operazione. Fonti suggeriscono che ora già durante il processo Vatileaks 2 la gendarmeria ipotizzasse che documenti dell’archivio della prefettura degli affari economici fossero stati nascosti in un luogo segreto. Chaouqui nei WhatsApp parla in effetti di una cassa e Pietro Orlandi crede che oggi possa essere stata nascosta sotto i cunicoli della Basilica di Santa Maria Maggiore”. Di fronte a Diddi la Chaouqui avrebbe disconosciuto la paternità di questi messaggi aggiunge Fittipaldi. “Il contenuto e le circostanze dei messaggi consegnati da Pietro alla Commissione non saranno oggetto di alcun commento da parte mia perché fanno parte di questioni circa cui sono tenuta al segreto di Stato - ha commentato Chaouqui su X, l’ex Twitter - Mi dispiace solo che il sottofondo non detto sia che qualcuno in Vaticano sappia dove sia Emanuela e non lo dice e non è così. Non conosco dove sia Emanuela e neanche se la pista di Londra sia vera, non ho alcun elemento che possa avvicinare alla verità, se lo avessi e fosse coperto da segreto comunque non lo rivelerei perché per me la lealtà al Pontefice viene prima di tutto. Quindi inutile coinvolgermi. Se c’è una verità io non la conosco”. Fonte: Domani, Ansa, X (ex Twitter) https://youtu.be/ORG4NzZuhSw?si=QgOQhAFFfDpPa1qL&t=449 Ludovica Eugenio - Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri Il sistema di abusi sessuali perpetrati dal prete della diocesi di Treviri in Germania, Edmund Dillinger, deceduto nel 2022, è più vasto di quanto finora noto. Secondo i risultati del rapporto  presentato il 7 maggio dagli investigatori speciali incaricati dalla Commissione indipendente per l'inchiesta sugli abusi sessuali nella diocesi di Treviri, Dillinger ha abusato sessualmente di almeno 19 persone tra il 1961 e il 2018. Undici le vittime di cui si conosce l’identità, ma "moltissime” sarebbero le persone cadute vittime del comportamento deviante di Dillinger, fotografate in pose sessualizzate, o oggetto di avances. Lo studio di 96 pagine conclude "che Dillinger, prete pluripremiato per l'impegno sociale, fondatore di una organizzazione umanitaria in Africa, ha vissuto l'opposto di ciò che ha predicato per decenni": "Ha vissuto la sua (omo)sessualità, che all’esterno disapprovava fortemente, senza inibizioni e in un modo talvolta criminalmente rilevante e appariva ossessionato dal potere, egocentrico, narcisista", hanno detto gli investigatori speciali. Il rapporto punta il dito anche contro i responsabili della diocesi di Treviri, che hanno insabbiato i casi di abusi divenuti noti, in particolare negli anni ‘60 e ‘70: «È difficile comprendere  - così gli inquirenti - che una personalità come Dillinger possa restare al servizio della Chiesa per decenni, nonostante tutta la conoscenza delle sue trasgressioni e dei suoi atti di abuso». Esaminata la gestione di 5 vescovi, tra cui anche quella del card. Reinhard Marx, vescovo della diocesi dal 2002 al 2008. Nelle parrocchie in cui Dillinger ha lavorato o vissuto come parroco, così come nelle associazioni e nei gruppi in cui era attivo, secondo il rapporto, "gli abusi sono stati taciuti" e le informazioni o i "segreti di Pulcinella" non sono stati affrontati. Solo nel 2012 la diocesi di Dillinger ha vietato di celebrare messe e di avere contatti con i giovani. "L'inazione e la chiusura di un occhio da parte dei responsabili della chiesa, che può essere vista solo come una deliberata copertura, afferma il rapporto, sono servite principalmente a proteggere il buon nome della chiesa e della diocesi": " Tutti i riferimenti alle azioni di Dillinger furono in gran parte ignorati." Gli autori dello studio lamentano che "le autorità investigative del Saarland" hanno trattato le prove essenziali in modo irresponsabile "e le hanno quasi completamente distrutte prima che potessero essere esaminate". I due investigatori, l'ex procuratore di Coblenza Jürgen Brauer e l'ex viceprocuratore di Treviri Ingo Hromada, che hanno completato le loro ricerche in Germania intervistando più di 50 testimoni e persone colpite e hanno valutato i fascicoli della diocesi di Treviri e dei pubblici ministeri coinvolti , continueranno il loro lavoro per un altro anno; lamentando "che il Ministero degli Esteri ha completamente ignorato le richieste di informazioni o di sostegno", continuano la loro indagine nei Paesi africani dove Dillinger era solito viaggiare. Domande importanti sono rimaste senza risposta.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 35 del 4 maggio

    https://youtu.be/KxuYt7sphno Francesco Zanardi – Urbino, la procura apre un fascicolo su don Roberto Pellizzari È stata ascoltata dalla Procura di Urbino la presunta vittima nell'inchiesta che ha coinvolto, con l'accusa di abuso su minore, il sacerdote 63enne Roberto Pellizzari, attualmente residente in Svizzera, la cui villa di Sant'Angelo in Vado era stata perquisita e posta sotto sequestro due settimane fa dalla polizia scientifica di Ancona. Gli inquirenti avevano messo i sigilli alla grande abitazione e, per molte ore, avevano passato al setaccio ogni stanza della grande casa messa in vendita dal parroco già dagli inizi del 2022. L'apertura del fascicolo d'indagine, da parte della Procura di Urbino che attualmente sta procedendo d'ufficio, risale al 2023: mesi dopo la Procura ha disposto questa perquisizione su larga scala, con l'utilizzo di otto agenti da Ancona e l'impiego di strumentazioni specifiche volte a cercare non solo impronte digitali ma anche eventuali liquidi biologici. Secondo fonti giornalistiche svizzere Roberto Pellizzari, per il quale non sono noti provvedimenti restrittivi né procedimenti penali a carico in Svizzera, si trova tuttora a Le Locle, sospeso dall'esercizio delle funzioni sacerdotali ma non trasferito. https://youtu.be/KxuYt7sphno?t=173 Federica Tourn – Il legame fra arte e abusi nell'opera di don Marko Rupnik L'11 maggio sarà inaugurata la facciata sud del Santuario di Nostra Signora di Aparecida, la seconda basilica più grande del mondo dopo San Pietro in Vaticano. Come nel caso del rivestimento della facciata nord, inaugurata nel marzo 2022, anche i mosaici che ricoprono il lato sud del Santuario portano la firma di Marko Rupnik, l'ex gesuita accusato di abusi su almeno una ventina di donne ed espulso lo scorso luglio dalla Compagnia di Gesù. L'inaugurazione prevista ad Aparecida per l'11 maggio appare una provocazione per le vittime. Lo stretto legame fra l'opera artistica di Marko Rupnik e gli abusi da lui commessi è confermato proprio da una delle sue vittime, Gloria Branciani, ex religiosa della Comunità Loyola. Branciani ha raccontato (prima al giornale Domani e poi durante una conferenza stampa, lo scorso 21 febbraio a Roma) di aver subito violenze per nove anni da padre Rupnik, quando il gesuita era il padre spirituale della Comunità Loyola, che aveva contribuito a fondare insieme a Ivanka Hosta all'inizio degli anni '90 in Slovenia. «In Rupnik, la dimensione sessuale non si può separare dall'esperienza creativa. Nel ritrarmi, mi spiegava che rappresentavo l'eterno femminino: la sua ispirazione artistica deriva proprio dal suo approccio alla sessualità», spiega Gloria Branciani, che è stata modella di Rupnik quando era ancora studentessa di medicina e frequentava il suo atelier in piazza del Gesù un rom. «Sosteneva che la sessualità si trasforma e viene purificata nell'opera d'arte», aggiunge Branciani. «Le mie attese spirituali per una riflessione sul rapporto fra arte e liturgia sono state la porta che ha permesso a Rupnik di manipolarmi», conferma suor Samuelle, eremita diocesana in una diocesi francese. Suor Samuelle ha vissuto dal 2010 al 2014 al Centro Aletti, dove era andata a fare pratica come mosaicista nell'atelier guidato dall'ex gesuita. Per suor Samuelle, il cantiere è stato il luogo dell'approccio sessuale: «nella realizzazione dei mosaici in Italia e all'estero sono coinvolte persone manipolate e molestate da lui – dice la religiosa – oggi che ne abbiamo la consapevolezza, come possiamo pregare davanti a opere fatte da vittime?». Non solo: «Rupnik ha imparato a fare i suoi disegni quarant'anni fa, grazie alle aggressioni sessuali su Gloria – sottolinea suor Samuelle – I mosaici di oggi hanno la radice nel periodo in cui usava le donne come modelle e mezzora dopo abusava di loro ». Intanto, dopo che il papa ha tolto la prescrizione, si è riaperto il processo a Rupnik per i fatti risalenti all'epoca della Comunità Loyola. Lo scorso 3 aprile l'avvocata rotale Laura Sgrò ha depositato al Dicastero per la Dottrina della fede le denunce di cinque donne, fra cui Gloria Branciani e suor Samuelle . Fonte: OSV Notizie https://youtu.be/KxuYt7sphno?t=356 Alessio Di Florio – Aggressione e minacce, ha chiuso in anticipo la mostra sessualizzata “Gratia Plena” è una mostra allestita nell'ex chiesa di Sant'Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano, dall'artista Andrea Saltini. Ne abbiamo parlato già nell'edizione numero 31 di questo notiziario. Saltini e chi ospita la sua mostra sono finiti nel mirino di chi lo accusa di blasfemia. Secondo taluni la mostra sarebbe blasfema e in ogni rappresentazione ci sarebbero riferimenti sessuali. Saltini ha smentito e dimostrato che così non è e le immagini sono più che chiare. Nonostante questo nelle scorse settimane, come abbiamo raccontato il mese scorso, c'è stato un crescendo contro di lui che è arrivato a minacce fisiche e un'aggressione. Nel ventre del mondo cattolico accade anche questo: si minimizzano o si occultano gli abusi, si nasconde il criminale dominio sessuale esistente e si vede – scatenando un'indignazione e una mobilitazione che mai abbiamo visto nei confronti di abusatori e stupratori seriali, pedofili e non solo – una blasfemia sessuale lì dove non c'è. Un dato su cui ci sarebbe molto da riflettere. Di fronte a tutto questo Saltini ha annunciato di recente la chiusura anticipata della mostra. «La decisione è dettata dal mio precario stato di salute, conseguente all'aggressione e alle continue manifestazioni di dissenso culminate nei noti episodi di violenza fisica e verbale . Per altro, non mi è più possibile sostenere i costi relativi alla sicurezza, prima non preventivati, indispensabili al fine di garantire l'accesso sereno dei visitatori alla mostra e l'incolumità di tutti i collaboratori ed i volontari. Un sentito e doveroso ringraziamento ai curatori della mostra, al mio team ea tutti coloro che mi hanno sostenuto» ha dichiarato Saltini, ripreso dal quotidiano Avvenire. https://youtu.be/KxuYt7sphno?t=486 Federico Tulli - Il santo che copriva i pedofili e il fido scudiero che copriva il santo Mezzo secolo di accuse. Così titolava nel 2002 una scheda pubblicata su “L'Espresso” da Sandro Magister dedicata a Marcial Maciel Degollado fondatore dei Legionari di Cristo, una congrega di livello mondiale potente all'epoca quanto l'Opus Dei: “Le prime accuse di violenza su minori sono del 1948. Sono trasmessi a Roma dai gesuiti di Comillas, in Spagna, dove Maciel aveva mandato i suoi discepoli a studiare. Ma il Vaticano le lascia cadere. Secondo round nel 1956. Questa volta il Vaticano indaga su nuove accuse ancor più pesanti. Maciel è sospeso per due anni dalle sue funzioni ed esiliato da Roma. Ma nel febbraio del 1959 è reintegrato a capo dei legionari. Terzo. Nel 1978 è l'ex presidente dei legionari negli Stati Uniti, Juan Vaca, con un esposto a Giovanni Paolo II, ad accusare Maciel di comportamenti peccaminosi con lui quand'era ragazzo in Messico. Nel 1989 Vaca ripresenta a Roma le sue accuse. Senza risposta. L'ultima tornata inizia nel febbraio del 1997 con la denuncia pubblica, da parte di otto importanti ex Legionari, di abusi sessuali commessi da Maciel a loro danno negli anni Cinquanta e Sessanta in Messico. Nel 1998, il 17 ottobre, due degli otto accusanti, Arturo Jurado Guzman e José Barba Martin, accompagnati dall'avvocato incontrano in Vaticano il sottosegretario della Congregazione per la dottrina della fede, Gianfranco Girotti, e chiedono la formale apertura di un processo canonico contro Maciel. Il 31 luglio del 2000 Martin, incontra di nuovo in Vaticano monsignor Girotti. Ma senza alcun risultato”. La situazione per Maciel precipita pochi anni dopo. Nel 2004 il promotore di giustizia, monsignor Charles Scicluna, incaricato dalla Santa Sede di indagare, raccoglie le testimonianze di trenta ex seminaristi Legionari che accusavano Maciel di abusi sessuali e psicologici. Nel 2005 Joseph Ratzinger diventa Benedetto XVI. Il 19 maggio 2006 l'ultraottantenne fondatore dei Legionari viene sospeso a divinis per le violenze pedofile e per aver assolto dei pedofili in confessione, ed è «invitato» dalla Congregazione, con l'avallo di Benedetto XVI, a ritirarsi a una vita di preghiera e di penitenza ea rinunciare a ogni ministero pubblico. Ma Benedetto XVI è, come detto, Joseph Ratzinger, cioè la stessa persona che quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede tra il 1981 e il 2005 sapeva delle accuse contro Maciel Degollado e non ha fatto letteralmente nulla contro di lui. Ecco cosa scrive al termine di un'inchiesta condotta per sei anni i giornalisti statunitensi Jason Berry e Gerald Renner, raccolta nel libro “I Legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II” (Fazi ed.): “Sotto il papato di Wojtyla, varie inchieste, avviate dopo le numerose accuse di abusi sessuali a carico di Maciel, vennero insabbiate dal Vaticano. Nel 2004, Giovanni Paolo II arrivò a elogiare Maciel durante una solenne cerimonia. E Ratzinger, allora a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, eluse ogni richiesta di mettere il prete Casabella sotto processo, mentre il segretario di Stato Sodano si impegnò strenuamente per difenderlo. L'inchiesta vaticana è brevemente avanzata dopo la morte di Wojtyla per il quale iniziò subito il processo di beatificazione; ma l'annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005) che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi sul nuovo papato. Ancora in settembre, otto mesi prima della punizione inflitta da Benedetto XVI, Sodano invita Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza”. La tesi di Berry e Renner è convincente, osservò il “Boston Globe”: “Maciel ha compiuto abusi sessuali in serie e avrebbe dovuto essere allontanato dalla Chiesa da lungo tempo,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 34 del 27 aprile

    https://youtu.be/5ef6yibTU3M Francesco Zanardi – Pedofilia, al via a Tivoli il processo bis all’ex dirigente di Azione Cattolica Altri guai giudiziari per Mirko Campoli, l’ex dirigente dell’Azione cattolica condannato lo scorso marzo a nove anni in primo grado. Mercoledì presso il Tribunale di Tivoli il secondo rinvio a giudizio per Campoli difeso dagli avv.ti Antonio Todero e Attilio Piacente. Durante la discussione in udienza preliminare, forse valutata la precedente condanna, ha scelto la via del giudizio abbreviato, beneficiando così della riduzione di un terzo della pena prevista, sulla base delle gravi imputazioni formulate a suo carico per il reato di violenza sessuale – in base agli atti – inflitto ai danni di due ragazzini. La Giudice dott.sa Sabrina Lencioni ha anche ammesso come parti civili la Regione Lazio, rappresentata dalla Garante per i diritti dell’infanzia dott.sa Monica Sanzoni, rappresentata dall’avvocato Pasquale Lattari, la Rete L’ABUSO – Associazione sopravvissuti agli abusi del clero, rappresentata dall’avvocato Mario Caligiuri e l’Associazione No child abuse APS rappresentata dall’avvocato Michele De Stefano. La Giudice ha rinviato per l'esame dell'imputato e la discussione al prossimo 11 settembre. https://youtu.be/5ef6yibTU3M?t=170 Federica Tourn - Irruzione in centro Italia in casa di un abate svizzero Il vescovado di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha informato, il 29 settembre 2023, che un sacerdote attivo nel cantone di Neuchâtel era stato sospeso per sospetto di abuso sessuale e che contro di lui era stato avviato un procedimento canonico. Il caso si è sviluppato il 13 aprile 2024, quando è avvenuta una grande irruzione della polizia nella casa di proprietà del sacerdote di origine italiana nel piccolo comune di Sant’Angelo in Vado (Marche). Ricerca importante Secondo ArcInfo , quasi dieci agenti della polizia scientifica sono scesi da tre auto e sono entrati in casa con le loro tute bianche e le loro valigette. Hanno perquisito tutti e tre i piani e hanno posto i sigilli. A interessare gli investigatori erano soprattutto il garage e i locali interrati. Secondo i media neuchâteliani, la polizia italiana sospetta il sacerdote di abusi sulla figlia minorenne dell’assistente medico che si prendeva cura di sua madre. Il caso è stato denunciato alle istituzioni della Chiesa oltre che alla giustizia italiana. Questa denuncia, fatta nel settembre 2023, è stata trasmessa anche a mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), perché il sacerdote risiede attualmente nel cantone di Neuchâtel. Il vescovado ha comunicato il 29 settembre la sospensione del sacerdote e l’avvio di una procedura canonica. La diocesi ha precisato di aver informato la procura di Neuchâtel. Nessuna procedura di Neuchâtel Il pubblico ministero del Cantone di Neuchâtel, Pierre Aubert, ha dichiarato ad ArcInfo di non poter pronunciarsi sull’opportunità di aprire un’indagine penale su questi fatti. Spiega di aver chiesto ulteriori informazioni alle autorità ecclesiastiche italiane. Hanno confermato l’apertura di un procedimento interno, precisando che la presunta vittima e la sua famiglia non avevano ancora presentato denuncia alle autorità civili. Nel cantone di Neuchâtel non è stata quindi aperta alcuna procedura. La diocesi della LGF ha affermato di collaborare con il sistema giudiziario e di essere consapevole che chiunque sia indagato non dovrebbe andare via. Da notare che il sacerdote in questione è già stato condannato per appropriazione indebita nelle parrocchie vodesi. https://youtu.be/5ef6yibTU3M?t=327 Francesco Zanardi - Prete di 89 anni rinviato a giudizio, accusato di abusi su un 14enne Sarebbe un prete accusato di abusi su un 14enne, don Giuseppe Bacchion, 89 anni nativo di Mirano e residente a Noale nella Diocesi di Treviso. Il prelato, difeso dall’avvocato Niccolò Zampaolo del foro di Padova, l’altro giorno è finito davanti al Gup Laura Alcaro, e il giudice ha deciso di rinviarlo a giudizio. Le prove a suo carico sarebbero schiaccianti. L’episodio risale al 30 gennaio del 2023 quando due ragazzini si sono dati appuntamento sul sagrato della chiesa per giocare con gli skate. E mentre si divertivano accanto a loro si è fermata un’automobile, da dove è sceso l’anziano prete. I due adolescenti, senza minimamente sospettare quello che sarebbe accaduto di lì a poco, si sono fermati pensando che il conducente avesse bisogno di un’informazione. Invece nel giro di pochi minuti si è consumata la violenza sessuale. Il sacerdote avrebbe rivolto al ragazzino più piccolo, quello di soli 14 anni, alcuni apprezzamenti inequivocabili, allungando una mano e toccandolo nelle parti intime. Lo studente ha immediatamente reagito scacciando la mano del religioso e, insieme all’amico, lo ha preso a male parole intimandogli di andarsene immediatamente e di lasciarli in pace. Cosa che il don avrebbe fatto, risalendo in auto e allontanandosi. https://youtu.be/5ef6yibTU3M?t=430 Alessio Di Florio – Violento attacco informatico contro Rete L’Abuso In Italia esiste, ormai da molti anni, l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso. Dovrebbe essere una battaglia comune a tanti quelle di vittime e sopravvissuti, dovrebbe scandalizzare ogni abuso contro l’infanzia. Francesco Zanardi può, invece, raccontare quante censure, quante verità di comodo, quanta omertà e quanti intrighi e trame per nascondere, occultare, difendere gli abusatori proliferano in Italia. Rete L’Abuso è online, ha un sito strutturato che è una potente fonte di informazione e conoscenza. La mattina del 23 aprile il sito di Rete L’Abuso è andato offline diverse ore per un violentissimo attacco informatico. Che giunge a distanza di poche settimane da segnalazioni e censure sui social a post e pubblicazioni di denunce di abusi e di sistemi di omertà, connivenza, difesa dell’abusatore. Questo non è il primo attacco subito da www.retelabuso.org negli anni. Ma è il più violento e devastante. «È una realtà che conosciamo fin troppo bene, avendo subito un attacco che fece crollare il nostro sito tre anni fa. E ricordiamo i silenzi, le omertà, i volti girati dall’altra parte – si sottolinea su WordNews.it nell’articolo in cui è stata pubblicata la notizia - Per questo esprimiamo oggi tutta la nostra solidarietà a Francesco Zanardi e a Rete L’Abuso. Contro ogni censura, ogni squadrismo, ogni violenza siamo al loro fianco e continueremo a sostenere ancor di più ogni denuncia, lotta, battaglia, preziosa informazione di Rete L’Abuso. Le nostre pagine, il nostro sito erano, sono e resteranno a totale disposizione della Rete».

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 33 del 20 aprile

    https://youtu.be/bZo-nGdVDDA Francesco Zanardi – Condannati a sei anni i «giustizieri» dei pedofili Un piano folle nato guardando una serie di docu-film NBC tutt’oggi visibile su Youtube in cui un team di giornalisti da la caccia a presunti pedofili e li esponeva al giudizio del pubblico. Così tra il giugno 2022 e il febbraio 2023 tre ragazzi (un ventenne, un diciannovenne e un minorenne) avrebbero sequestrato e rapinato otto uomini, tutti con tendenze omosessuali e interessati a incontri senza veli con giovanissimi. A fare da esca in una chat riservata ai gay era il più grande dei tre, affetto da sindrome di Crouzon che lo faceva apparire molto più giovane. E infatti, spacciandosi per tredicenne, faceva scattare la trappola. Mercoledì 17 aprile, i due maggiorenni sono stati condannati, con rito abbreviato, a sei anni e tre mesi e sei anni e 10 giorni di reclusione. Il terzo è stato invece giudicato dalla magistratura minorile. Quando furono interrogati, i tre chiesero agli investigatori che fine avrebbero fatto le loro vittime, colpevoli secondo loro di comportamenti che sarebbero dovuti essere da biasimare. «Lo abbiamo fatto per fare del bene alla società e per mettere fine a questa piaga», avrebbero dichiarato. Sullo sfondo delle loro «imprese» ci sarebbero però delle situazioni personali quantomeno problematiche. https://youtu.be/bZo-nGdVDDA?si=x90xn6IdvarjM9bk&t=187 Alessio Di Florio – Famiglie delle bambine palpeggiate da un insegnante di una scuola paritaria di Roma vogliono fare causa al Vaticano “per responsabilità morale” Il maestro pedofilo ha pagato e sta pagando. L’arresto. Una condanna definitiva a cinque anni: uno l’ha fatto in carcere, poi i domiciliari. 75 mila euro di risarcimento, in parte in piccole rate, divisi tra le tre famiglie che l’avevano denunciato per le bambine palpeggiate in classe. Bambine di sei e sette anni. Prima e seconda elementare. E ora il problema non è più quel maestro di musica, ma la scuola. La scuola cattolica che si gira dall’altra parte. “Non hanno mai risposto alle lettere dei genitori”, dichiara l’avvocato Guglielmo Mursia, che adesso assiste le famiglie con la collega Sandra Londei e vuole fare causa al Vaticano. “Per responsabilità morale – dice – che secondo il diritto canonico è imprescrittibile”. La direttrice, suor Loredana Brettone, non ci crede davvero neanche dopo dodici anni e le sentenze: “Sì, ho sentito che è stato condannato, ma io ho sempre pensato che non era possibile, ero scettica. Era una persona gentile, rispettosa. Ci sembrava una diceria, per questo ci siamo ritirate e non abbiamo più avuto contatti con nessuno”, ha detto ieri al Fatto Quotidiano la religiosa, tuttora responsabile dell’Istituto Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, una scuola paritaria dell’infanzia e primaria nel quartiere Portuense di Roma, meno di cento bambini. Apprezzata anche perché bilingue. “Con i pasti pagavamo 200-250 euro al mese”, racconta ancora il padre di una vittima dei palpeggiamenti. I fatti risalgono al 2013, la condanna è definitiva dal 2023. In sede civile, racconta l’avvocato Mursia, si accordano con i legali del maestro per 25 mila euro a famiglia, 10 mila subito e il resto a rate di 500 euro al mese. Ma la scuola non risponde e i legali delle famiglie si rivolgono al Vicariato, senza risultati, chiedendo un’assunzione di responsabilità. E ora alla Diocesi di Roma e alla Santa Sede: “L’Istituto scolastico – scrivono – ha omesso di prestare alle minori e alle famiglie il benché minimo appoggio morale e/o materiale”. Fonte: Il Fatto Quotidiano https://youtu.be/bZo-nGdVDDA?si=-2RXdkxqTfV6OZDT&t=331 Federica Tourn - Pedofilia: tutti i risarcimenti della chiesa spagnola Più di 100 condanne e risarcimenti finanziari fino a 70.000 euro: è quanto emerge dall’elenco segreto della gestione dei casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica spagnola, analizzato da El País. Secondo il quotidiano spagnolo in alcuni casi i vescovi anticipano la somma e la detraggono dallo stipendio del sacerdote. Alcuni importi sono più elevati di altri: un accordo privato risalente al 2022, preso nella diocesi di Asidonia-Jerez, nel sud della Spagna, tra la vittima e l’ordine Marianista, ha portato a un risarcimento di 70.000 euro per gli abusi avvenuti tra il 1964 e il 1976. È uno dei più alti finora noti per una singola persona. Secondo El País, però, che ha un database più ampio, la cifra maggiore è quella dell’ordine dei Gesuiti, che nel 2002 hanno pagato 72.000 euro a una vittima di Salamanca. Il quotidiano spagnolo, che nel 2018 ha avviato la prima inchiesta sul tema degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Spagna, svelando in soli tre anni oltre 1.700 vittime, ha rivelato quante sentenze giudiziarie per casi di pedofilia abbiano coinvolto la Conferenza episcopale e la Chiesa cattolica spagnola e quali risarcimenti siano stati pagati alle vittime, sia privatamente che in tribunale. La lista segreta che mostra la gestione degli 806 casi di pedofilia che la Conferenza Episcopale ha ammesso nel suo rapporto di dicembre 2023 Para dar luz (Per fare luce, in cui compaiono sono le cifre generali) cita più di 100 condanne, ma riduce il numero dei casi e ne tralascia più di 300 già riconosciuti, spiega El País. Il risarcimento più alto che coinvolge più persone è quello imposto a un insegnante della scuola agostiniana di Valdeluz, a Madrid, condannato nel 2019 dalla Corte Suprema a 49 anni di carcere per aver abusato di 12 studenti. La cifra ammonta a 142.000 euro; Per quanto riguarda i risarcimenti alle singole vittime, il più alto è quello stabilito dall’Alta Corte di Castilla-La Mancha nel 2022 contro il sacerdote J.L.G., che ammonta a 100.000 euro, ma il ricorso alla Corte Suprema è ancora pendente. El País sottolinea che generalmente nessun processo canonico, quando c’è, prevede il pagamento di un risarcimento. Solo alcune diocesi lo hanno fatto, di propria iniziativa, attraverso accordi presi direttamente con la vittima. In tutti gli altri casi l’accusato viene semplicemente allontanato o espulso, ma la vittima non viene risarcita. In alcuni casi in cui non è previsto un risarcimento, alle vittime viene offerto un trattamento psichiatrico e psicologico e la diocesi si fa carico dei costi della terapia, che ammonta fino a 800 euro al mese per un anno. Secondo il resoconto della Chiesa, in questi casi le vittime hanno preferito non sporgere denuncia. La lista segreta, spiega El País, rivela anche la pratica di alcune diocesi di pagare il risarcimento imposto a un sacerdote dai tribunali sotto forma di prestito, per poi detrarlo dal suo stipendio. In altri casi ancora è lo stesso sacerdote aggressore a risarcire la vittima Fonte: La Svolta, El Pais https://youtu.be/bZo-nGdVDDA?si=ooTDTTQS_E8tUlU8&t=541 Federico Tulli - La lotta impari delle vittime Quando i giornali italiani rilanciano in maniera enfatica e acritica le dichiarazioni roboanti di gerarchi della Chiesa contro la pedofilia, quando sentiamo un monsignore dichiarare convinto di voler fare pulizia fino in fondo, quando vengono elogiati i risultati di loro (presunte) commissioni d’inchiesta e si annunciano impegni ecclesiastici di vario genere nei confronti delle vittime, è bene sapere - perché molto spesso i giornalisti italiani dimenticano di informare i loro lettori - che la cosiddetta “giustizia” ecclesiastica si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto per la Chiesa, quella italiana in particolare, come ho dimostrato sin dal 2010 documenti e testimonianze alla mano nei miei libri e in quello che ho scritto con Emanuela Provera, non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» di papa Francesco, tanto esaltata anche dalla stampa laica e progressista nostrana. Si tratta di una visione umanamente inaccettabile, di cui l’Italia - uno Stato laico per Costituzione - non tiene conto nel tenere in vita il Concordato e l’articolo 4 in particolare che consente ai vescovi di non collaborare con la magistratura civile e costringe i magistrati a informare il vescovo quando viene aperto un fascicolo nei confronti di un suo sacerdote. Cosa comporta questa situazione? Comporta che il prete pedofilo - che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza - sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato, potendo contare sulla “copertura” delle proprie istituzioni, e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società civile. Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione, al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 32 del 13 aprile

    https://youtu.be/WBUU1NRm3cM Francesco Zanardi – I sopravvissuti agli abusi sessuali raccontano le loro storie nel tribunale fallimentare alla presenza dell'arcivescovo di Baltimora L'arcivescovo William E. Lori era seduto in silenzio lunedì mentre i sopravvissuti ad abusi sessuali violenti per mano di sacerdoti e personale impiegato dall'arcidiocesi di Baltimora, raccontavano le loro storie. Una donna ha raccontato che i suoi abusi sono iniziati in prima elementare. Un altra che un prete la minacciava abitualmente con una pistola e che una volta le ha tenuto la testa sott'acqua vicino alle eliche di una barca, per farla tacere sui suoi ripetuti stupri. Un uomo ha descritto come gli abusi subiti da adolescente lo abbiano portato su un percorso di distruzione che lo ha perseguitato per anni. Tutti hanno affermato di vivere ancora oggi con la depressione e gli incubi legati agli abusi subiti. I sopravvissuti agli abusi sessuali hanno combattuto per questa opportunità da quando l’ arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, lo scorso autunno, pochi giorni prima che entrasse in vigore una legge del Maryland chiamata Child Victims Act. La legge consente ai sopravvissuti di fare causa indipendentemente da quando è avvenuto l’abuso. Lori ascoltava attentamente mentre i sopravvissuti raccontavano le storie di come le loro vite e, in alcuni casi, la loro volontà di vivere, furono portate via per mano dei leader della chiesa di cui si fidavano. “Sono venuto come sacerdote e pastore e come qualcuno che spera che, questo possa contribuire in qualche modo alla guarigione”, ha detto l’arcivescovo. https://youtu.be/WBUU1NRm3cM?si=6NM973kCRgl-NgEY&t=192 Alessio Di Florio – La Chiesa italiana non accetta indagini indipendenti sugli abusi In Italia, paese a maggioranza cattolica, lo scandalo degli abusi all’interno della Chiesa ha avuto un impatto deflagrante per la popolazione che ha dovuto prendere coscienza della vastità del fenomeno. Secondo i dati diffusi nel 2022 dall’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso, in Italia sono 325 i sacerdoti denunciati per pedofilia e 161 sono stati condannati in via definitiva, ma sarebbero migliaia le vittime di violenza sessuale da parte di membri del clero. A differenza di quanto accaduto in Francia nel 2018, in Italia non è mai stata avviata una indagine indipendente che potesse far luce sulla reale portata del fenomeno degli abusi nella Chiesa ma sono stati pubblicati, sempre nel 2022, solo i risultati di un rapporto che si basa su alcuni casi segnalati alla Chiesa stessa tramite i suoi Centri d’ascolto, fra il 2020 e il 2021. Secondo tale report vi sarebbero state 89 segnalazioni di molestie a carico di prelati e 613 fascicoli aperti, ma i dati forniti dalla Cei sono ben lontani dalla realtà.  Bisogna sottolineare, infatti, che in Italia non vi è l’obbligo da parte di sacerdoti o vescovi, di denunciare i pedofili alle competenti autorità italiane e, per tale motivo, molti sacerdoti denunciati per abusi sono stati semplicemente trasferiti di sede, lasciando loro la libertà di reiterare i propri comportamenti. È un passaggio di un articolo pubblicato dalla testata Tio.Ch dal titolo “Quella Chiesa che odia i bambini”, report sulla situazione in vari Stati europei. Nel 2022 citato nell’articolo, in occasione della presentazione del report della CEI, mons. Ghizzoni (presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi) disse esplicitamente che la CEI non accetterà mai una commissione indipendente per indagare sugli abusi. Per Ghizzoni e la conferenza dei vescovi italiani solo loro possono “indagare”, solo loro possono occuparsene, solo loro possono esprimersi. In sostanza la posizione dei vescovi italiani è che gli unici autorizzati o dotati delle competenze necessarie per svolgere indagini sulla Chiesa sono gli stessi chierici – ha sottolineato in un articolo già citato in una precedente edizione del tg worldcrunch.com - in questa prospettiva la prevenzione, di per sé giusta e necessaria, serve soprattutto come alibi per non fare luce sul passato. https://youtu.be/WBUU1NRm3cM?si=29LbSNmUryeO1ZWu&t=363 Federica Tourn - In Polonia un terzo degli abusi è commesso da preti La Chiesa cattolica in Polonia è precipitata in una crisi ancora più profonda dopo che un nuovo rapporto, che ha rivelato che quasi il 30% dei recenti casi di abusi sessuali su minori sono stati commessi da preti. Tra il 2017 e il 2020 sono stati segnalati 345 casi di pedocriminalità e di questi la commissione “si sta occupando di 100 casi in cui un membro del clero è stato segnalato come autore di violenza sessuale su un bambino sotto i 15 anni”. La percentuale è tanto più scioccante perché equivale quasi alla percentuale di abusi sui minori commessi da familiari delle vittime, che la commissione valuta pari al 35%. “È davvero una cosa enorme”, ha detto Stéphane Joulain, sacerdote e psicoterapeuta francese specializzato nel trattamento degli abusi sessuali sui minori. “Ciò dimostra tutta la portata del problema in Polonia”, ha affermato. Inoltre, la commissione ha rivelato di aver inoltrato 55 richieste di rinvio a giudizio alla magistratura polacca. Di questi, 36 riguardavano la mancata denuncia di casi di abusi sessuali su minori di cui erano sospettati membri del clero. La commissione ha lamentato che la Chiesa non le ha fornito una serie di documenti richiesti. “Finora abbiamo ricevuto ripetute assicurazioni sulla disponibilità a collaborare. Ne siamo molto soddisfatti, ma non abbiamo ancora visto la realizzazione di questa assicurazione”, ha detto il presidente della commissione Blazej Kmieciak. “Anche se è costretta ad andare avanti su questi temi, l’istituzione polacca resiste e persevera in un sistema di copertura di questi scandali”, ha detto Joulain. È convinto che le cifre appena annunciate siano solo la punta dell’iceberg. “Nel mondo laico, così come in quello religioso, gli abusi sessuali sono largamente sottostimati”, ha sottolineato. “Ciò è particolarmente vero in una società radicata nella tradizione in cui la Chiesa e la famiglia svolgono un ruolo importante: nessuno vuole offuscare l’immagine di queste istituzioni”, ha detto il sacerdote-terapeuta. La Chiesa polacca è scossa da quasi due anni da una grave crisi di fiducia nella sua gerarchia. Il documentario del giornalista Tomasz Sekielski sulla questione nel 2019 ha suscitato indignazione tra i cattolici polacchi. La Conferenza episcopale polacca ha poi pubblicato lo scorso giugno un rapporto da cui sono emerse diverse centinaia di nuove denunce dal 2018 contro membri del clero. A causa di questi scandali molti cattolici polacchi si allontanano dalla Chiesa. “Ci sono sempre più atti pubblici di apostasia”, constata padre Joulain. “In un Paese marcatamente di destra, con una forte presenza della Chiesa nel tessuto sociale, e che è oltretutto il paese natale di Giovanni Paolo II, queste rivelazioni sono un enorme schiaffo in faccia”, ha ammesso. Papa Francesco, solo nell’ultimo anno, ha sanzionato otto vescovi polacchi per aver insabbiato casi di abusi sessuali da parte del clero. “Ma se non saranno assicurati alla giustizia, ciò favorirà un sentimento di imputazione”, ha lamentato Joulain. Ha detto che non escluderebbe uno scenario in Polonia simile a quello verificatosi nel giugno 2019, quando tutti i vescovi del Cile presentarono le loro dimissioni al papa. Fonte: La Croix https://youtu.be/WBUU1NRm3cM?si=7vSWoXVhSNUNbli8&t=565 Ludovica Eugenio – Decapitato il Vicariato di Roma Decapitato il Vicariato di Roma: il cardinal vicario Angelo De Donatis è stato nominato da papa Francesco a penitenziere maggiore in Vaticano e il gesuita mons. Daniele Libanori finora vescovo ausiliare per il settore di Roma centro, diventa «assessore del Santo Padre per la vita consacrata», un ruolo che non ha precedenti. Siluramenti o promozioni? Libanori, nominato ausiliare nel 2017, Libanori ha maturato molta esperienza nella sua veste di commissario di comunità religiose problematiche: dalla slovena Comunità Loyola, co-fondata dall'ex gesuita abusatore Marko Rupnik, alla Famiglia di Maria. Nella gestione del caso Rupnik, Libanori ha sempre ascoltato le sopravvissute agli abusi, e non ha mai difeso Rupnik, che invece gode ancora adesso di grandi protezioni in Vaticano e presso il cardinale, ormai ex vicario, De Donatis, di cui è stato mentore e guida spirituale, che lo ha sempre spalleggiato. Di Libanori è l'indagine che ha portato allo scioglimento della comunità Loyola, dove il teologo artista ha perpetrato a partire dagli anni ‘90 abusi psicologici, spirituali e sessuali su diverse consacrate. In un'intervista al quotidiano francese La Croix del 16 febbraio 2023, Libanori smentì che Rupnik si fosse mai pentito, smentendo di fatto quanto affermato dal generale dei gesuiti p. Arturo Sosa, che in un'intervista aveva affermato il contrario. Libanori ha poi sempre sostenuto le vittime dell'ex gesuita nel loro diritto a un processo e aveva messo in luce che a impedirlo era intervenuta la prescrizione». Il papa, che ha sempre protetto Rupnik, tanto da incontrare non le vittime, ma la presidente del Centro Aletti di Rupnik, lo scorso ottobre, quella prescrizione l'ha tolta, per rendere possibile il processo. Forse ha cominciato forse a nutrire dubbi sull'innocenza di Rupnik, forse ha capito e apprezzato la posizione di Libanori e lo ha voluto valorizzare ora con un incarico di rilievo, al suo fianco. Si capirà solo con il tempo. Quanto alla rimozione del cardinal vicario De Donatis, quasi certamente si tratta di un siluramento. La Penitenzieria apostolica è infatti un organismo antico e prestigioso di scarsa rilevanza su un piano “politico”. Se è vero che il papa sta cambiando idea su Rupnik, potrebbe aver punito De Donatis, con cui il rapporto è sempre stato teso, per la sua posizione ultragarantista nei confronti del mosaicista,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 31 del 6 aprile

    https://youtu.be/V9JaSjnWi8Q Francesco Zanardi - Ben quattro persone avrebbero coperto gli abusi di Frateschi Sarebbero state a conoscenza dei presunti abusi sessuali di cui è accusato Alessandro Frateschi almeno quattro persone, sulle quali indaga la Procura della Repubblica di Latina. Si tratta di due suore e due psicologi, che avrebbero saputo cosa faceva il professore di religione, ma che non lo hanno denunciato. Per l'avvocato delle parti civili, Nicodemo Gentile, gli abusi sessuali al liceo Majorana potevano essere evitati se si fossero presi subito provvedimenti nei confronti del docente. Secondo quanto ricostruito finora in sede d'indagine ad essere a conoscenza dei presunti abusi sessuali compiuti dal professore erano almeno quattro persone, due suore e due psicologi, i quali avrebbero taciuto tutto. Il docente pare sia infatti stato contattato da una prima religiosa, che non lo ha denunciato. Stesso discorso per un'altra suora, che frequentava la stessa casa famiglia del professore. Una ragazza, che viveva in una casa famiglia insieme al fratello, ha raccontato gli abusi che quest'ultimo avrebbe subito e di aver conosciuto il professore. Un rapporto quello dei due fratelli e il docente, che è proseguito a casa sua, dove il ragazzo ha trascorso le vacanze di Natale, mentre la sorella, positiva al Covid, no. E proprio in quel frangente si sarebbero consumate le violenze denunciate dal ragazzo e dalla sorella ai carabinieri. Il giovane infatti si era confidato con una psicologa, esprimendo l'intenzione di rivolgersi alle forze dell'ordine, cosa che non gli è stata permessa. Il ragazzo poi avrebbe raccontato la stessa cosa allo psicologo di un'altra casa famiglia, il quale si sarebbe confrontato con una suora e anche in quel caso non è partita alcuna denuncia. Poi sono arrivate le denunce dal liceo Majorana, che hanno acceso i riflettori della Procura sul caso e il professore è stato arrestato. fanpage https://youtu.be/V9JaSjnWi8Q?si=oSNLy_X8qnrKFs81&t=213 Ludovica Eugenio - È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton È morto a 94 anni mons. Thomas Gumbleton, già vescovo ausiliare di Detroit, campione dell'attivismo per la giustizia sociale e la pace, membro fondatore di Pax Christi USA. Gumbleton era spesso sulla scena dei luoghi più problematici del mondo e negli Stati Uniti fu arrestato per disobbedienza civile durante le proteste contro le armi nucleari e la guerra in Iraq del 2003. Prese anche posizione su questioni dottrinali controverse della chiesa come l'ordinazione delle donne e i diritti dei gay. Tutto ciò gli impedì di diventare vescovo ordinario, ma l’episodio che gli costò la carriera riguarda l’ambito degli abusi sessuali nella Chiesa, nel quale assunse una posizione impopolare che lo rese ancora più inviso alle gerarchie. L’impegno coerente e rigoroso di Gumbleton riguardo alla gestione degli abusi si intensificò dopo che scoprì che il prete che aveva abusato di Barbara Blaine, fondatrice di Snap, associazione di vittime, era ancora in circolazione e che il vescovo competente, al quale si era rivolto per un’azione efficace, non aveva fatto nulla. Nel gennaio 2006, fornì una testimonianza scritta ai legislatori dello stato dell'Ohio appoggiando l'estensione dei termini di prescrizione per le cause civili nei casi di abuso sessuale a vent’anni dopo il compimento dei 18 anni di età della vittima, e in particolare la clausola che proponeva l’apertura di una ulteriore finestra di un anno per consentire alle persone di farsi avanti con accuse che avessero già superato i termini di prescrizione. In quell’occasione rivelò anche di essere stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete, all’età di 9 e 10 anni. La Conferenza episcopale e i vescovi dell’Ohio si erano espressi invece contro il disegno di legge; infuriati per la posizione di Gumbleton, lo denunciarono formalmente per aver violato la “communio episcoporum” (la comunione dei vescovi) presso il nunzio apostolico che si recò immediatamente a Roma. Di conseguenza, fu obbligato a dare le dimissioni da vescovo ausiliare e fu anche rimosso dal suo incarico di parroco presso la chiesa di San Leone, che esercitava dal 1983. Nel 2011, Gumbleton affermò che oltre a ricevere la notifica ufficiale che avrebbe dovuto dimettersi da pastore, nessuno dei suoi colleghi vescovi lo contattò personalmente quando si espresse a sostegno del disegno di legge e rivelò l’abuso di cui era stato vittima. Gumbleton ha continuato ad amministrare nelle parrocchie locali e ha continuato a scrivere e parlare su questioni di giustizia sociale fino alla sua morte. La benedettina suor Anne McCarthy, ex membro dello staff di Pax Christi USA che ha lavorato e viaggiato all’estero con lui ha detto che "quando arrivava il momento critico, Gumbleton sceglieva sempre il Vangelo rispetto all'istituzione". Fonte ADISTA https://youtu.be/V9JaSjnWi8Q?si=e7yo6IbjMGf8Ip1h&t=396 Alessio Di Florio - Blasfemia e ipocrisia, il doppio standard delle alte sfere e dei suoi Andrea Saltini è un artista, “Gratia Plena” è una sua mostra allestita nell'ex chiesa di Sant’Ignazio di Carpi (Modena), sede del Museo Diocesano. Fin qui appare una notizia come migliaia ogni anno compaiono nelle cronache locali. E questo probabilmente sarebbe stato il destino della mostra di Saltini se non ci fosse stato un improvviso polverone scatenato contro di lui da parte dell’integralismo cattolico italiano, locale e persino nazionale. Secondo loro la mostra “Gratia Plena” sarebbe blasfema perché le opere avrebbero delle allusioni sessuali. Tra queste addirittura un uomo chinato accanto a Gesù deposto dalla Croce è diventato una rappresentazione di sesso orale. Simile situazione per tutte le altre opere. Saltini ha chiarito la realtà e qualunque persona guardi senza malizia le opere si renderebbe conto della verità. Ed invece si è scatenata una campagna contro di lui e chi ospita la mostra. Ora, potremmo anche fermarci qui, “sessualizzare” anche ciò che nulla c’entra, vedere delle attività sessuali anche dove non ci sono, si commenterebbe da solo. Non possiamo fermarci perché Saltini lo scorso 28 marzo è stato ferito in maniera grave, aggredito nel luogo di esposizione della mostra. Movente l’indignazione e la rabbia verso la “blasfemia”. Un certo mondo “cattolico” si è, in questo caso, indignato, arrabbiato, sdegnato, mobilitato. In nome della lotta alla blasfemia lì dove la blasfemia non c’è. Nulla di tutto questo è mai accaduto, soprattutto in Italia, di fronte a ben altre vicende che dovrebbero scandalizzare, indignare, scatenare coscienze e masse. Non si potrebbe trovare nessun riferimento evangelico per la mobilitazione contro la mostra “Gratia Plena”, nei Vangeli invece è ampiamente riportata la frase che se si scandalizza un bambino sarebbe meglio per il colpevole mettersi una macina al collo e gettarsi in mare. Eppure non è mai stata considerata blasfema la pedofilia. Di denunce di abusi è piena la storia degli ultimi decenni della Chiesa. Tra gli accusati più noti Rupnik, ex gesuita non si capisce più fino a che punto ex. «La prima volta mi ha baciato sulla bocca dicendomi che così baciava l’altare dove celebrava l’eucaristia, perché con me poteva vivere il sesso come espressione dell’amore di Dio», l’uso del biblico Libro della Sapienza e della Trinità per costringere a rapporti sessuali, sono la denuncia di una suora intervistata da Federica Tourn. Articolo pubblicato nel dicembre 2022 sul quotidiano Domani e parte dell’inchiesta sulla pedofilia clericale portata avanti da ormai due anni. Questa sarebbe blasfemia ma della mobilitazione contro la “blasfemia che non c’è” nelle opere di Saltini (e di una “sessualizzazione” della Passione di Cristo vista solo da certi ambienti integralisti) nessuna traccia. Fonte: Avvenire, Domani

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

    https://youtu.be/SkvnsF1T_Ms Francesco Zanardi – San Gallo, aperta un’indagine per abusi in una scuola evangelica La procura del cantone di San Gallo ha aperto un procedimento penale per presunti abusi subiti da ex alunni di una scuola evangelica privata. Secondo le informazioni dello stesso pubblico Ministero si indaga soprattutto sul reato di violenza carnale. Secondo la radio svizzerotedesca SRF, gli atti contro l'integrità sessuale sono al centro dell'inchiesta: la procura ha confermato oggi a Keystone-ATS il contenuto del servizio radiofonico. Quest'ultimo ha anche riferito che al centro delle indagini vi è un ex insegnante. Lo scorso settembre, un documentario televisivo della stessa SRF aveva rivelato abusi subiti da ex alunni tra il 1995 e il 2002. Gli ex studenti dell'istituto avevano mosso alla scuola gravi accuse, riferendo in particolare di percosse con cinture e di un generale clima violenza psicologica. L'indagine giornalistica era seguita alla pubblicazione nel 2022 di un rapporto esterno su questo caso commissionato dai nuovi responsabili della scuola che aveva fatto violenza sugli alunni. Poco dopo la diffusione del documentario, un'ex allieva ha dichiarato alla SRF di essere stata violentata negli anni Novanta, quando aveva 12 anni, da un insegnante della scuola. https://www.cdt.ch/ https://youtu.be/SkvnsF1T_Ms?si=F9JYCqNenM1y7Mow&t=184 Federica Tourn – Vescovo belga dimesso dallo stato clericale per abusi su minore È stato dimesso dallo stato clericale il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino. I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione e per questo l'uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero. Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi "nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, che rendono necessario un riesame" della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote. In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio. La speranza che la dimissione dallo stato clericale del vescovo belga “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso che ha segnato così profondamente e per tutta la vita loro e i loro cari”. E’ quanto affermano in una nota i vescovi del Belgio a commento della decisione presa da Papa Francesco. Nella Dichiarazione i vescovi del Belgio ricordano di aver “richiesto” questa misura “più volte negli ultimi anni”. “I vescovi del nostro Paese hanno sempre ritenuto, insieme alle vittime degli abusi e a molte altre persone della nostra società, che fosse vergognoso che Roger Vangheluwe avesse potuto rimanere ufficialmente vescovo e sacerdote, nonostante le misure molto restrittive messe in atto dalle sue dimissioni forzate”. I vescovi erano quindi tornati a chiedere la riduzione allo stato laicale del vescovo nell’ottobre 2023. Hanno esortato Vangheluwe a richiederla lui stesso e hanno reintrodotto il suo dossier canonico alle autorità vaticane. Questo file include la dichiarazione di una vittima che ha recentemente testimoniato formalmente contro Vangheluwe. Da qui la decisione di Papa Francesco. I vescovi belgi “esprimono il loro grande rispetto verso le vittime. Hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore”, scrivono nella nota. “Il loro esempio ha ispirato molte altre vittime che, a loro volta, non lasceranno più impunito il loro aggressore”. La nota spiega che Roger Vangheluwe, in linea di principio, può andare dove vuole. Tuttavia, è stato concordato con l’abbazia dove attualmente risiede che potrà continuare a restarvi in ​​isolamento. “I vescovi hanno insistito affinché lo facesse davvero”. Fonte: Vatican News, www.fanpage.it e Agensir https://youtu.be/SkvnsF1T_Ms?si=4amAdCKXQyS2btds&t=370 Ludovica Eugenio – Jean-Michel Merlin, nuovi testimoni accusano ex focolarino PARIGI-ADISTA. È stato efficace l’appello lanciato dalla polizia francese all’inizio di quest’anno affinché si facessero avanti nuovi testimoni e vittime di abusi perpetrati dal laico consacrato ex focolarino Jean-Michel Merlin, oggi 83 anni. Il quotidiano Le Parisien (25/3) ha pubblicato la testimonianza di un uomo, oggi 52enne, che si è recato a denunciare proprio dopo aver appreso dell’appello. L’uomo racconta di essere stato abusato da Merlin dai 13 ai 15 anni, e poi ancora intorno ai 16-17; Merlin cercava le sue prede tra le famiglie rurali e meno abbienti che frequentavano il movimento, conquistando la fiducia dei genitori. Personaggio carismatico e di spicco nel movimento, giornalista, già direttore della rivista dei focolarini Nouvelle cité, nel 2020 Merlin era stato al centro di un’inchiesta del quotidiano Les Jours, con la quale una delle sue vittime, Christophe Renaudin, ha fatto esplodere il caso, battendosi perché una commissione esterna indagasse sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento dei Focolarini. Renaudin, musicista e clown, era stato abusato da bambino da Merlin, che ha passato la vita nel movimento dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato espulso. Lo aveva denunciato già nel 1994, in sede penale (con l’esito di non luogo a procedere) e in sede civile; qui Merlin, e siamo nel 1998, era stato condannato a pagare 50mila euro di risarcimento. Da allora almeno una trentina sono le vittime emerse, per ammissione dei focolarini stessi. Sempre nel 2020, sull’onda dello scandalo mediatico, i vertici francesi si erano dimessi e a dicembre dello stesso anno il Movimento incaricava la società GCPS Consulting di compiere un’indagine. Ne è derivato un rapporto di quasi un centinaio di pagine, frutto di un anno e mezzo di lavoro, basato sulla testimonianza di 26 vittime di Merlin – tutte maschili – mentre si ipotizzava l’esistenza di altre 11 vittime, nel periodo esaminato, dal 1963 al 1998, per un totale di almeno 37 vittime. Alcuni episodi di adescamento erano stati segnalati anche oltre questo periodo, fino al 2017. Lapidaria la valutazione del Rapporto: «Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri». Poiché i fatti erano prescritti, nel 2022 il tribunale di Nanterre ha deferito la questione alla brigata territoriale di protezione della famiglia, affinché proseguisse le indagini cercando nuovi testimoni. Ora la Prefettura di polizia di Nanterre, il 2 gennaio scorso, ha emesso un appello a eventuali altre «vittime non ancora identificate» e a chiunque potesse «fornire informazioni di interesse per l'indagine o desideri denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima in relazione a questo caso» a farsi avanti. L’inchiesta, per aggressioni sessuali su minori e maggiori di 15 anni e su maggiorenni, copre un periodo che va dal 1963 al 2005. Data la rilevanza del personaggio nel movimento e l’estensione del periodo, la questione che si pone ora è chi sapeva, nella gerarchia, e ha protetto Merlin e l’istituzione tacendo. https://youtu.be/SkvnsF1T_Ms?si=atv17WN7IkHaOIPw Alessio Di Florio – Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare, prima firmataria Stefania Ascari, deputata Movimento 5 Stelle Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali del Ministero dell’Interno sul fenomeno delle organizzazioni settarie sebbene, rispetto al 1998, per esse sia diventato molto più facile reclutare soggetti sensibili per via dell’utilizzo delle nuove tecnologie e per un isolamento maggiore delle persone. Ne sentiamo parlare solo quando gli esiti sono i più drammatici, come nel caso della mattanza di Altavilla Milicia o di Roberta Repetto, ma le ricadute dell'azione delle organizzazioni settarie sulle persone sono molteplici e disastrose, in quanto tendono, con la propria attività, a emarginare le vittime che spesso vivono situazioni di fragilità. Se non abbiamo informazioni dettagliate non possiamo realizzare politiche di contrasto né conoscere pienamente il fenomeno. Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Lo scorso 21 marzo in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati ne hanno parlato Stefania Ascari,  e i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI); Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA); Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA); Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN); Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE); Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD); Sergio Pietracito,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 29 del 23 marzo

    https://youtu.be/OVomNsCJlDo Francesco Zanardi - Si torna in aula a Latina per l'udienza preliminare a carico Alessandro Frateschi Si torna in aula al tribunale di Latina, per l'udienza preliminare a carico Alessandro Frateschi, 50 anni, ex prof di religione e diacono arrestato per violenza sessuale a danno di cinque giovanissimi. La giudice Laura Morselli ha accolto la richiesta di incidente probatorio per ascoltare i tre ragazzi minorenni, studenti del liceo Majorana, e oggi dovrebbe essere affidato l'incarico a un perito che dovrà assistere i ragazzi nella delicata ricostruzione di episodi estremamente traumatici. Il giudice dovrà individuare uno psicologo specializzato nei reati sessuali a danno di minori che possa aiutarli nel racconto di quanto accaduto quando furono sottoposti ad abusi da parte del loro insegnante di religione, così come viene ipotizzato dall'accusa. Il perito, ancora non individuato, sarà incaricato di effettuare anche una perizia psicodiagnostica per rispondere a una serie di quesiti, esattamente cinque. Il giudice vuole infatti stabilire se i ragazzi minorenni abbiano subito maltrattamenti o abusi sessuali in ambiente familiare o scolastico, se ci siano stati episodi traumatici o particolari stati emotivi. Difficile al momento ipotizzare i motivi che possano aver portato il giudice a formulare quesiti così specifici. Forse sono legati a particolari passaggi contenuti nelle carte dell'inchiesta, ma è soltanto un'ipotesi visto che la richiesta della Procura in merito all'incidente probatorio riguardava esclusivamente la preziosa testimonianza delle vittime e non ne metteva assolutamente in discussione l'attendibilità. IL MESSAGGERO https://youtu.be/OVomNsCJlDo?si=pKBzfS5AkOOe4pfm&t=196 Federica Tourn - No alle confessioni ai bambini: sono a rischio abuso, lo dice uno studio di Friburgo Anche le confessioni dei bambini non sono esenti dal rischio di potenziali abusi sessuali perché nel confessionale si potrebbero insinuare comportamenti manipolativi o legami ambigui. Si tratta di una riflessione choc che si sta facendo strada nelle comunità cattoliche tedesche al punto che nella diocesi di Friburgo, in Germania, una commissione incaricata di occuparsi degli abusi, ha fatto affiorare il problema, chiedendo di accantonare le confessioni sui più piccini, e posticipandole a una età più adulta. Secondo l’agenzia cattolica KNA lo studio della diocesi ha mostrato che l’amministrazione di quel sacramento ai bambini della prima comunione potrebbe essere un «punto di iniziazione per gli abusi sessuali”, di conseguenza la raccomandazione della commissione è di abbandonarlo. Una misura prudenziale, a causa della stretta relazione tra bambino e il prete, la situazione che si viene a creare e potrebbe «aprire la possibilità di un comportamento manipolativo nei confronti di bambini e minori al punto da violarne i confini». Gli esperti hanno chiesto che i bambini di 7 e 8 anni non siano più invitati alla loro prima confessione. Molto più sensato, scrivono, aspettare che abbiano 15 o 16 anni. Le motivazioni sviluppate dagli psicologi fanno leva sul fatto che i piccoli a quell’età difficilmente hanno già chiara una visione consapevole della colpa e del peccato. L’arcidiocesi di Friburgo è stata così chiamata a correre ai ripari ed, eventualmente, provvedere a nuovi regolamenti. La confessione o sacramento della penitenza, per la Chiesa, ha un enorme significato. Durante la confessione i credenti rivelano i propri errori ed esprimono il loro rimorso mentre il sacerdote assolve il credente dai peccati per conto di Dio. Il sacerdote è poi vincolato al segreto assoluto dal sigillo della confessione. Papa Francesco ha spesso incoraggiato i preti ad essere indulgenti, misericordiosi e a perdonare tutto. «Per favore, fratelli, perdonate tutto, perdonate sempre, senza mettere il dito troppo nelle coscienze; lasciate che la gente dica le sue cose e voi ricevete quello come Gesù, con la carezza del vostro sguardo, con il silenzio della vostra comprensione. Per favore, il sacramento della confessione non è per torturare, ma è per dare pace. Perdonate tutto, come Dio perdonerà tutto a voi. Tutto, tutto, tutto». Fonte: Il Messaggero https://youtu.be/OVomNsCJlDo?si=OPlzq2I0uW5NTgn4&t=346 Alessio Di Florio - Finalmente partita commissione parlamentare Orlandi-Gregori Il 14 marzo si è riunita per la prima volta la commissione parlamentare d’inchiesta su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ed è stato costituito l’ufficio di presidenza. Ora la commissione è pienamente operativa e può iniziare i suoi lavori. Hanno avuto ragione Pietro Orlandi e l’avv. Laura Sgrò, si poteva proporre una commissione e può lavorare. Un fatto incontrovertibile che smentisce chi, dalle aule parlamentari al Vaticano, ha sostenuto il contrario. La settimana scorsa si è titolato su tromboni abbondanti e trombette mancanti, su come ci sono notizie che vengono pubblicate o non pubblicate esprimendo di fatto una posizione, una direzione, una linea. Fin troppo spesso inginocchiata e di comodo ad alte sfere. La partenza della commissione parlamentare lo conferma. L’anno scorso la narrazione, smentita dai fatti e crollata già decenni fa, della magistratura vaticana contro la famiglia Orlandi così come il polverone contro Pietro Orlandi piegando a campagne che hanno tentato di delegittimarlo parole pronunciate in una trasmissione televisiva hanno avuto ampissimi echi e uno spazio mediatico enorme. I due atti intimidatori contro di lui quasi nulla di tutto ciò. Esattamente come, in questi giorni, l’istituzione e la partenza della commissione. Che ora dovrà lavorare seriamente, dovrà fare inchiesta e non cercare “verità di comodo”. Come scrisse mesi fa su Notte Criminale Alessandro Ambrosini la commissione d’inchiesta Orlandi-Gregori “è un metro che misura la volontà effettiva di una classe dirigente di rompere con un passato che non ha raccontato, ha intorbidito. Che non ha cercato, ha coperto. Che non ha risolto, ha deviato”. “E’, e deve essere, la discontinuità con ciò che non è stato fatto troppe volte nella storia d’Italia. Deve essere la prova che lo Stato non ha paura di rispondere alla richiesta di verità e giustizia del proprio popolo. Che non teme di mettere sul tavolo il proprio futuro dissolvendo le nebbie del passato. Non c’è più tempo per passerelle e rassicurazioni. Servono solo fatti e concretezza. Questo deve essere il tempo degli uomini giusti, non delle marionette di un teatro stantio”. https://youtu.be/OVomNsCJlDo?si=Pz7utPCMaK8UHmlH&t=511 Federico Tulli - Tavolette di cera? No, esseri umani Di fronte a un delitto violento e così diffuso nella società civile come la pedofilia, io sono convinto che per comprenderne le motivazioni, organizzare una seria prevenzione a tutti i livelli e anche per fare seria informazione e divulgazione, occorra certamente dare un’adeguata copertura mediatica dei casi - facendo ben attenzione a non scadere nel morboso per vendere qualche copia in più - ma è fondamentale rivolgersi agli esperti. «La cosiddetta ‘pedofilia’ – letteralmente ‘amore per il bimbo’, ma tutto è fuorché amore e sessualità, è un attentato alle capacità della vittima di fidarsi degli altri, di sentire e pensare – è una storia che ha sempre tre componenti: la vittima, l’aggressore e l’ambiente in cui si verifica l’abuso», mi racconta la psichiatra e psicoterapeuta Annelore Homberg, presidente di Netforpp Europa ​​Network Europeo per la Psichiatria Psicodinamica. «È ormai risaputo che nella maggior parte dei casi la violenza avvenga in famiglia. Premetto che all’estero esistono anche consultori per uomini con tendenze ‘pedofile’ che vorrebbero essere aiutati a non attuarle, ma in Italia questo concetto non si è ancora diffuso. Perciò noi psichiatri vediamo, nell’ambulatorio pubblico oppure nello studio privato, soprattutto le vittime: il bambino o l’adulto che è stato abusato da bambino. Sullo sfondo la persona che ha aggredito, lo zio, il padre, il nonno, il nuovo compagno della madre, ma c’è anche il resto della famiglia, i parenti della vittima – molto spesso la madre – che proprio non hanno visto o che hanno fatto finta di non vedere». Della famiglia, di certe famiglie molto credenti in un certo senso fa parte anche il prete della parrocchia dove i figli seguono la messa, si preparano alla comunione e così via. «Molte volte», racconta l'esperta, «quando sento queste storie, ho l’impressione che a livello latente ci sia una connivenza, una complicità della madre, o chi per lei, con il violentatore. C’è un essere d’accordo con l’intento che il bambino vada in qualche modo distrutto, nel senso che non deve uscire psichicamente indenne dall’infanzia e dalla pubertà». È un tema complesso e doloroso ma, osserva la dottoressa Homberg, va affrontato se si vogliono capire le dinamiche vere della cosiddetta pedofilia. «Se si estende questa considerazione al caso specifico della Chiesa cattolica», prosegue la psichiatra «possiamo dire che l’istituzione ecclesiastica rientri nella categoria del terzo elemento della triade, quello della ‘madre’ che preferisce non vedere. Oppure, se vede, arriva a sostenere che la vicenda non ha nessuna importanza in confronto alla storia della Chiesa». Quando qualcuno punta loro il dito contro, come ad esempio ha fatto nel 2014 l’Onu nel caso della violazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, sembra quasi che dicano ‘ma cosa mai sarà successo?’. «È vero. Inoltre siamo in presenza di un fenomeno che è oggettivamente irritante per qualsiasi cittadino di un paese democratico. C’è un paese in Europa, lo Stato del Vaticano, c’è un’istituzione religiosa, la Chiesa cattolica, che si arroga il diritto di porsi al di sopra e al di fuori delle leggi ‘laiche’ dei singoli Stati. Pretende di fatto di poter costituire uno Stato a sé stante dentro gli altri Stati. Questo fenomeno non si vede solo in Italia,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 28 del 16 marzo

    https://youtu.be/L18TjHyR7-w Francesco Zanardi -Dalle parrocchie alle scuole, tre inchieste sulla rete dei pedofili:. Stuprati anche i bambini del centro anti violenze Una rete di pedofili che è nata ed è cresciuta attorno alle scuole dell’hinterland romano che, partendo dalle parrocchie, è riuscita a entrare nelle comunità giovanili e le case famiglia legate ai presidi religiosi sul territorio. Questa rete sinora ha goduto di protezioni, mostrandosi allo stesso tempo in grado di terrorizzare le sue vittime. Ne fanno parte individui che potrebbero aver compiuto abusi pesantissimi anche tra le pareti domestiche. Soggetti abili a colpire i più fragili, quei giovanissimi che hanno subito molestie e che con le loro famiglie da oltre un anno spingono per conoscere la verità. Così, con le loro denunce, si sono guadagnati l’attenzione di tre Procure: prima Latina e Tivoli, ora Roma. Anche i pm di piazzale Clodio vogliono fare luce sulla rete, collegando i puntini di un disegno per ora ancora oscuro. Il tarlo ha iniziato a scavare nella mente degli inquirenti con le inchieste a carico dell’ex dirigente di Azione cattolica, Mirko Campoli a Tivoli, e del diacono Alessandro Frateschi, a Latina. Il primo è stato appena condannato a nove anni di reclusione per abusi su due ragazzini e per il secondo è stato chiesto il rinvio a giudizio. Alla procura di piazzale Clodio il compito di tirare le fila: al vaglio c’è un’enorme quantità di materiale pedopornografico finito sotto sequestro. Foto, video, chat inquietanti. Tutto il necessario per tentare di ricostruire la rete. Tra i protagonisti anche preti e personaggi particolarmente in vista, addirittura politici. Indiscrezioni che hanno bisogno di conferme. Quanto già emerso e quanto sta emergendo tra Tivoli e il capoluogo pontino è però sufficiente. Basta a indirizzare le intenzioni della Procura della Capitale. A convincere i pm che questa storia merita di essere approfondita. FONTE Repubblica https://youtu.be/L18TjHyR7-w?si=pQgpN6FU9St927Ve&t=221 Federica Tourn - Rimosso un vescovo polacco: aveva insabbiato abusi sessuali Alcuni giorni fa, Papa Francesco ha accettato la rinuncia del Vescovo Andrzej Franciszek Dziuba  73 anni, dal governo pastorale della Diocesi di Łowicz, in Polonia. Si tratta di una “rimozione” per l’accusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali su minori. Dalla nota sulla rimozione di Mons. Dziuba, diffusa dalla Nunziatura Apostolica di Varsavia, si apprende: «Sono state riscontrate difficoltà nel governo pastorale e in particolare sue omissioni nel trattare casi di abusi sessuali su minori commessi da alcuni sacerdoti, come è emerso da un’indagine condotta dalla Santa Sede, a norma del Motu proprio Vos estis lux Mundi». La nunziatura di Varsavia ha reso nota la decisione del Pontefice sottolineando che la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Lowicz presentata da monsignor Dziuba era stata richiesta dalla Santa Sede. A carico di Mons. Dziuba, alla Santa Sede sono state presentate delle denunce di negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di cinque minori. Un’indagine a livello diocesano è stata condotta dall’Arcivescovo metropolita di Łodz, Mons. Grzegorz Rys e i documenti raccolti sono stati presentati alla Santa Sede nel 2020. Nel 2022, la Commissione statale sulla pedofilia polacca ha presentato una notifica alla procura con l’accusa a carica di Mons. Dziuba di aver commesso il reato di mancata notifica alle forze dell’ordine degli abusi sessuali a danno di un minore, commessi nel 2016 da un sacerdote a lui subordinato. Il caso di Mons. Dziuba è l’ennesimo in materia di omissioni e coperture nella gestione degli abusi su minori da parte del clero, emersi in Polonia. Il 24 febbraio scorso, il Papa aveva rimosso l’Arcivescovo metropolita di Stettino-Kamień, Mons. Andrzej Dzięga, accusato insieme ai suoi predecessori di aver insabbiato abusi sessuali su minori nella sua diocesi. Il 16 febbraio 2021 era morto in una struttura sanitaria cattolica di Stettino, Don Andrzej Drymer, 58 anni, accusato di abusi sessuali su ragazzi a lui affidati, perpetrato per oltre 25 anni, per le quali non è mai stato condannato. Il canale privato Tvn24 ne aveva ripercorso la vicenda nel programma Il processo più lungo della Chiesa riportando diverse testimonianze. Proprio sulla gestione degli abusi sessuali su minori, qualche giorno fa Papa Francesco ha incontrato in udienza in Vaticano i membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, e suo discorso ha ribadito che non deve più accadere che nella Chiesa Cattolica Romana le vittime di abusi sessuali non siano ascoltate e prese in considerazione. Invece, mentre Mons. Dziuba e Mons. Dzięga vengono rimossi, per negligenza nella gestione di abusi sessuali ai danni di minori, Mons. Gisana, vescovo di Piazza Armerina in Sicilia, che ha coperto il caso di don Giuseppe Rugolo, come emerge dal processo al sacerdote, condannato dal tribunale di Enna  a 4 anni e 6 mesi per violenza su minori, sta ancora al suo posto. L’illecito commesso dai vescovi è il medesimo, quello di aver insabbiato e occultato i reati di abusi sessuali su minori da parte del clero a loro sottoposti, ma per chi “amministra” la giustizia nella Santa Sede, il metodo d’intervento a tutela delle vittime e del sistema di equità è sempre quello dell’applicazione di “due pesi e due misure”, Fonte Korazym.org https://youtu.be/L18TjHyR7-w?si=7V-b1R6e1sp1ANRr&t=435 Alessio Di Florio - Tromboni (in abbondanza) e trombette (mancanti) Un auto esce fuori strada e si schianta, nessun ferito grave, nessun morto, zero altre auto coinvolte. Appare una notizia come centinaia o migliaia che, al massimo, hanno un breve cenno nella cronaca locale. Alla guida si scopre c’era un prete. La notizia potrebbe, quindi, avere un peso un po’ maggiore per la comunità. Ma sempre nell’ambito della cronaca locale si rimane. Emerge che il prete, che non ha danneggiato terzi e lui stesso non ha riportato ferite gravi, è positivo alla cocaina. Ci sarebbero da fare tante valutazioni, su moralità, etica e non solo, ma non è questo il movente di quanto accade in poche ore: la notizia diventa virale e viene pubblicata, con grande evidenza, in brevissimo tempo da quasi tutte le testate della regione e persino da molte nazionali. È accaduto in provincia dell’Aquila, in Abruzzo, alcuni giorni fa. Nulla di tutto questo è accaduto poco più di un anno fa. Eppure, nella vicenda dell’epoca, c’erano persone ferite e danneggiate, implicazioni pesanti e interessava uno delle peggiori piaghe dell’odierna società: la pedofilia. Nonostante se ne interessarono tre testate di respiro nazionale (La Repubblica, Domani e WordNews.it) nessun giornale locale scrisse anche solo una breve di una riga. Repubblica intervistò un ragazzo siciliano, vittima di abusi clericali per anni, che denunciò di essere stato costretto a videochat erotiche con un “prete di Chieti”. Federica Tourn su Domani approfondì la vicenda e documentò implicazioni che arrivavano direttamente al Vaticano e abusi sistematici e durati anni terrificanti. Nell’inchiesta emerse un risvolto ancora più inquietante: il “prete di Chieti” è preside di una scuola, potrebbe quindi avere ancora contatti quotidianamente con centinaia (almeno) di minori. Ed è questa una delle domande poste su WordNews.it. Calate nel silenzio (omertoso) locale. Nulla di nulla, interesse zero, neanche mezza riga. La differenza tra quanto accaduto nei giorni scorsi e oltre un anno fa è così palese che si commenta da sé. https://youtu.be/L18TjHyR7-w?si=4kl_UxIXxhlcuz87&t=606 Pierelisa Rizzo - Incidente probatorio per l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo  «Mi ha fatto male dover raccontare la mia vita che non mi piace». Lo ha detto il giovane di Francofonte , nel corso dell’incidente probatorio che si è tenuto in un’aula del tribunale di Siracusa. In quell’aula era presente anche l’ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, il 67enne che il giovane di 23 anni ha denunciato per le violenze sessuali subite da quando aveva nove anni fino al compimento della maggiore età. Un incidente probatorio che è durato più di quattro ore e, durante il quale ci sono stati momenti drammatici, come a detto a MeridioNews l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica che assiste la vittima. Lo stesso avvocato che è al fianco anche del giovane archeologo che ha denunciato le violenze sessuali subite a Enna quando era minorenne da Giuseppe Rugolo, il sacerdote che è stato condannato la scorsa settimana a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata. La storia era emersa nel 2021, quando il giovane aveva presentato una querela nei confronti di Cunsolo. Il cappellano militare che oggi, per altro, è difeso dallo stesso avvocato di Rugolo, Antonino Lizio, che con i due preti condivide un lungo passato in abito talare. Rimasto orfano del padre e con la madre che si era trasferita a vivere fuori dalla Sicilia, dai nove anni in poi, il giovane cresce con la nonna anziana e malata che deve prendersi cura anche di un fratello disabile. Come molti bambini della sua età, comincia a frequentare le attività della parrocchia del paese del Siracusano. Ed è lì che si sarebbe legato alla figura di Cunsolo. Secondo quanto la stessa vittima ha raccontato nel corso dell’incidente probatorio, il prete lo avrebbe avvicinato la prima volta un giorno mentre era di ritorno dal cimitero dove era andato a portare un fiore sulla tomba del padre. «La prima volta che don Salvatore ha abusato di me avevo nove anni ed è successo a casa sua». Abusi che poi sarebbero andati avanti per quasi dieci anni. «Mi faceva male sia fisicamente che moralmente ma – ha aggiunto il giovane – capivo che non avevo altra scelta». Venuto a conoscenza della vicenda dell’archeologo ennese, il giovane si decide ad andare a raccontare tutto alla squadra mobile.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 27 del 9 marzo

    https://youtu.be/3_WWsIUqo_o -Federica Tourn – Don Giuseppe Rugolo condannato a 4 anni e 6 mesi Don Giuseppe Rugolo è stato condannato a quattro anni e sei mesi per violenza sessuale ex articolo 609 bis e quater del codice penale (quindi su minori di 16 anni) e tentata violenza sessuale, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall'insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.  La curia vescovile della diocesi di Piazza Armerina è stata riconosciuta responsabile civile e dovrà rispondere in solido con il sacerdote del risarcimento delle parti civili. Prescritti invece i fatti avvenuti prima del maggio 2011. Si è concluso così il 5 marzo il processo di primo grado al sacerdote di Enna, 42 anni, chiamato a rispondere di violenza aggravata su minori secondo gli articoli 81 e 609 del codice penale. Il prete di Enna era stato arrestato il 27 aprile 2021 dopo la denuncia di Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti; nel corso delle indagini erano poi emerse anche altre due vittime minorenni. Il tribunale, composto dal presidente Francesco Pitarresi e dai giudici a latere Elisa D’Aveni e Maria Rosaria Santoni ha emesso il verdetto dopo otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che arriva dopo 22 udienze a porte chiuse e 53 testimoni sentiti. Il procedimento si era aperto il 7 ottobre 2021 davanti al tribunale di Enna ( come abbiamo raccontato qui:); Messina, oggi trentenne, aveva raccontato agli inquirenti di essere stato abusato da Rugolo per quattro anni, dal 2009 al 2013. «Questa è una sentenza importante perché non solo è stata riconosciuta la responsabilità penale del sacerdote, ma è stato anche messo in luce un metodo abusante sostenuto dall'ambiente ecclesiastico locale», ha dichiarato Eleanna Parasiliti Molica, avvocata di Antonio Messina. «Sono soddisfatto per il risultato – ha commentato Messina – la condanna è un passo importate perché riconosce la presenza di abusi, anche se è chiaro che per me non ci sono stati tentativi di condizionamento nel corso del processo». Gli avvocati di Giuseppe Rugolo,  Antonino Lizio e Dennis Lovison, non hanno rilasciato commenti. Il 24 dicembre 2018 Antonio Messina aveva denunciato i fatti anche al vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana che, all'inizio del 2019, aveva disposto l'investigatio previa sul sacerdote. L'indagine ecclesiastica si era però conclusa in un niente di fatto, perché l'allora Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero preposto a decidere dei casi di abuso sessuale su minori, aveva stabilito di non essere competente perché Rugolo era ancora un seminarista all'epoca dei primi approcci con il ragazzo. Gli altri abusi, secondo quanto sostenuto dai giudici ecclesiastici, risalivano a quando Antonio era ormai maggiorenne e Rugolo non ancora sacerdote, e quindi non rientravano nei casi di competenza del diritto canonico. Certo è che, secondo le intercettazioni agli atti, il vescovo Gisana era al corrente delle violenze subite da Messina sin dall'agosto 2016, quando don Giuseppe Fausciana, parroco della chiesa di Sant'Anna a Enna, gli aveva riferito le confidenze ricevute dal ragazzo. A giugno 2017 sono i genitori di Antonio Messina ad andare per la prima volta dal vescovo a raccontare gli abusi subiti dal figlio, ma monsignor Gisana prende tempo, dicendo che si occuperà lui della faccenda. Passa ancora più di un anno prima che il vescovo incontri Antonio Messina, a ottobre 2018; don Rugolo, nel frattempo, viene nominato parroco della chiesa di San Cataldo. Il vescovo, dopo aver parlato con Antonio, da un lato avvia l'indagine ecclesiastica, dall'altro offre alla famiglia del ragazzo 25 mila euro (che avrebbe preso dai fondi della Caritas) da giustificare con una generica causale di «borsa di studio». Un risarcimento con il vincolo del silenzio che Antonio Messina rifiuta. Intanto il sacerdote viene mandato nella diocesi di Ferrara per un periodo di studio e riflessione – periodo in cui Rugolo continua a essere in contatto con i ragazzini della parrocchia. Quando scatta la denuncia penale, anche Gisana risulta coinvolto: «Il problema è anche mio perché io ho insabbiato questa storia… eh vabbè, pazienza, vedremo come poterne uscire!», si sente in un'intercettazione. Proprio il comportamento di copertura del vescovo è stato stigmatizzato duramente durante la requisitoria del pubblico ministero Stefania Leonte. Nel processo si erano costituiti parte civile, oltre alla vittima, assistita da Eleanna Parasiliti Molica, i genitori di Antonio Messina con l’avvocato Giovanni Di Giovanni, La Rete l’Abuso, assistita da Mario Caligiuri, e l’associazione Contro Tutte le Violenze con Irina Mendolia mentre responsabili civili erano la diocesi di Piazza Armerina, assistita dall’avvocato Gabriele Cantaro e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna, con Mauro Lombardo. https://youtu.be/3_WWsIUqo_o?si=wKz5WcTuvR8VbVvp&t=182 -Ludovica Eugenio – L’arcivescovo del Quebec card. Gérald Cyprien Lacroix, 65 anni, oggetto di una investigazione preliminare Un anno fa papa Francesco lo aveva nominato tra i nuovi membri del C9, il Consiglio dei cardinali che lo aiutano nell'opera di riforma della Chiesa, ora ha nominato un giudice in pensione della Corte Superiore del Quebec per indagare sulle accuse di abusi sessuali che sono state mosse contro di lui. Parliamo dell'arcivescovo del Quebec card. Gérald Cyprien Lacroix, 65 anni, oggetto di una investigazione preliminare affidata dal papa, in conformità con le disposizioni del Motu proprio Vos estis Lux mundi, a un giudice in pensione della Corte superiore a causa di una class action che lo ha citato come responsabile di presunta violenza sessuale su una adolescente di 17 anni tra il 1987 e il 1988. L'azione legale, autorizzata dalla Corte Superiore del Quebec nel 2022, ontava già 147 imputati, e coinvolge ora, oltre al cardinale, anche 4 istituzioni diocesane tra cui il seminario. è stata lanciata dallo studio legale Arsenault Dufresne Wee Avocats che ha posto fine a un tentativo di composizione amichevole avviato nel contesto della class action contro la diocesi. Lacroix, arcivescovo dal 2011, cardinale dal 2014, e membro di diversi Dicasteri vaticani - ha respinto le accuse, ma il 26 gennaio, in un video di sei minuti, ha annunciato le proprie dimissioni temporanee in attesa che la situazione si chiarisca. «La nostra Diocesi resta fermamente impegnata a garantire che le vittime di abusi ricevano un risarcimento finanziario oltre ad altri mezzi a loro disposizione per ottenere la guarigione. Riconosciamo la sofferenza delle vittime ed è con umiltà che andiamo avanti nel processo di azione collettiva». Il cardinale ha anche espresso delusione per il fallimento delle trattative con lo studio legale: «Temo che questa decisione prolungherà indebitamente i ritardi prima del risarcimento che le sopravvissute ad abusi sessuali aspettano da troppo tempo». Un'uscita ritenuta sorprendente dallo studio legale Arsenault che, secondo quanto riportato da Ici Québec - Radio Canada ha ribadito come le due parti avessero firmato un accordo di riservatezza sul contenuto di questo tentativo di composizione amichevole proposto dalla Corte Superiore e durato più di un anno: «Hanno molta compassione per le vittime, è bellissimo. Ha detto l'avvocato Arsenault. Ma dopo? Sì, preghiamo per le vittime, ma quali azioni hanno intrapreso in seguito?». https://youtu.be/3_WWsIUqo_o?si=EapwhcQHH99q7Y_O&t=341 -Francesco Zanardi – Abusa per 4 anni di due ragazzini, ex dirigente dell’Azione Cattolica condannato a 9 anni Ex dirigente dell’Azione Cattolica, prof di religione e vicepreside. Per lui, accusato di violenza sessuale su minori, erano stati chiesti 10 anni di carcere. Ma la Procura di Tivoli non esclude un secondo processo. È stato condannato a 9 anni di carcere per violenza sessuale Mirko Campoli, ex dirigente dell'Azione Cattolica, insegnante di religione e vicepreside a Tivoli. Per circa quattro anni l'uomo ha abusato di un ragazzino che gli era stato affidato. Ma non è l'unico ad aver subito le violenze di Campoli: per una seconda violenza, avvenuta durante un camposcuola, ha provato a difendersi in aula sostenendo; "In quel periodo soffrivo di depressione". Le indagini sono scattate dopo che i due ragazzini si sono confidati con le fidanzate, anni dopo aver subito gli abusi. È così che sono stati spronati a denunciare, anche con l'aiuto della Garante per l’infanzia e l’adolescenza nel Lazio, Monica Sansoni, che si è costituita in quanto Garante, parte civile nel processo. All'epoca i due avevano 12 e 16 anni. Sul primo ragazzo gli abusi sarebbero andati avanti per quattro anni, fino a quando non è scoppiato il covid ed è stato disposto il lockdown. I genitori del piccolo lo avevano affidato a Campoli, fidandosi di lui che, invece, avrebbe abusato del dodicenne a Tivoli, Guidonia e in altri centri italiani, anche durante una gita a Gardaland, "almeno una volta al mese", per un totale di una cinquantina di episodi. Il sedicenne, invece, sarebbe stato abusato durante un viaggio d'istruzione a Loreto, in provincia di Ancona, a cui Campoli aveva partecipato come professore e vicepreside. Fanpage https://youtu.be/3_WWsIUqo_o?si=WhzneL1-kZe1USBA&t=466 -Alessio Di Florio – Tra le parole e la realtà c’è di mezzo la verità «Papa: abusi, non accada più che non siano ascoltate le vittime» ha titolato l’Ansa il 7 marzo. «Occorre coraggio per andare fino in fondo nell'accertamento rigoroso della verità. Questo vale in special modo quando emergono e devono essere sanzionati comportamenti gravi e scandalosi, tanto più quando avvengono nell'ambito della comunità cristiana» sono le parole del discorso di Bergoglio il 2 marzo all’inaugurazione dell’anno giudiziario vaticano. Due discorsi che apparirebbero più che condivisibili e persino coraggiosi, intenzioni pie e di verità e giustizia, di cristianità autentica.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 26 del 2 marzo

    https://youtu.be/GTag08KajWg Francesco Zanardi - CEI incontra le famiglie. Ma i media diffidano  Una notizia immediatamente verificata dalle agenzie di stampa, data quella precedente che aveva già all’epoca convinto pochi in quanto uscita senza preavvisi solo dopo gli incontri, quindi non certificabile e certo, verissima la privacy, ma il fatto che CEI – al di là del comunicato – non fosse neppure stata in grado di citare quali le circostanze dei fatti dei “presunti ospiti” si trattasse, aveva sollevato qualche più legittimo dubbio. Naturalmente, a questo giro le domande si sono aggiunte alle precedenti perché restano anonime come la volta scorsa le presunte vittime e le circostanze oltre che i luoghi, ma la domanda dei media questa volta è; come è possibile che la Rete L’ABUSO, infondo unica realtà in sostegno delle vittime del clero nel paese, non sia mai stata mai coinvolta in nessuno di questi fondatamente anonimi incontri della CEI? Come è possibile che nessuna delle vittime note ed inevitabilmente (in quanto unica in Italia) in contatto con la Rete, sia mai stata chiamata? L’ultima inevitabile domanda è chi sarebbero questi gruppi, queste famiglie e queste vittime dal momento che in Italia nessuna risulta essere stata chiamata o abbia mai riportato, anche anonimamente, ai media di questi incontri? Domande non certo scontate che giriamo a Zuppi e alla sua squadra di "acchiappa pedofili" perché la risposta non solo ci riguarda, ma ci interessa moltissimo, senza il bisogno di fare nomi. https://youtu.be/GTag08KajWg?si=GeZGKjh0SdyS6-2f&t=107 Federica Tourn - I dati mancanti del report dei vescovi spagnoli Nell’ambito della serie di abusi sessuali su minori commessi all’interno della Chiesa cattolica spagnola, denunciati attraverso  inchieste e pubblicazioni del quotidiano El País , la Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) ha commissionato la preparazione di un rapporto sulla pedofilia in questo ambito. Secondo un’esclusiva del giornale, il documento risultante, intitolato  Dare luce , elimina più di 300 casi di abuso già riconosciuti da 39 ordini o diocesi. Non solo: ci sono più di 600 accuse note che non sono state incluse in detto rapporto. Nello specifico mancano 325 denunce che erano state segnalate al Mediatore. Lo stesso organismo che un mese e mezzo fa ha diffuso un proprio rapporto , un lavoro in cui concludeva che lo 0,6% della popolazione spagnola ha subito abusi nella Chiesa , “un minimo di 2.056 vittime”. In questo senso, secondo il citato giornale, nel rapporto della Chiesa mancano anche le vittime. L’unico dato è relativo ad un calcolo di giugno 2023, che indicava 927 vittime. Tuttavia, ordini religiosi e diocesi ne hanno segnalati almeno 1.385 all’organizzazione guidata da Ángel Gabilondo. “Ognuno ha la sua metodologia e i suoi criteri” Dopo aver consultato la CEE su questa differenza di dati tra i due rapporti, i vescovi hanno precisato di non conoscerne la causa, “ma può darsi che siano state richieste cose diverse, in tempi diversi”, hanno dichiarato. L’addetto stampa, José Gabriel Vera, ha detto a El País che “abbiamo fornito i dati al Mediatore, ma lui non ce li ha forniti”. SEBBENE le diocesi e gli ordini abbiano assicurato di aver trasmesso informazioni identiche al Difensore civico e alla Conferenza, Vera ha affermato che “ciascuno ha la sua metodologia e i suoi criteri di azione e possiamo dire che sono paralleli. Abbiamo rilevato numerosi casi che compaiono in Molti di essi”. Così, dalla CEE hanno assicurato che “abbiamo offerto la nostra collaborazione mettendo a disposizione le informazioni di cui disponiamo, ma, anche se siamo determinati a far sì che il nostro rapporto non tralasci nessun caso, non abbiamo ricevuto informazioni sufficienti” Fonte:www.huffingtonpost.es https://youtu.be/GTag08KajWg?si=uu03LADescTjbxrb&t=247 Federico Tulli - Uomini che odiano le donne e i bambini Nei rilievi della Commissione Onu per i diritti dell'infanzia contro il Vaticano rimasti pressoché inascoltati dal 2014 a oggi non è finita nel mirino degli esperti dell’Onu solo la pedofilia dei preti cattolici. La Convenzione ratificata anche dalla Santa sede si occupa in generale di tutelare, oltre alla sfera psico-fisica dei minori, anche i loro diritti civili fondamentali. In primo luogo, quello a non essere discriminati in base al sesso. È bene ricordare che durante i lavori della Commissione sullo stato delle donne del 2013 la Santa Sede fece obiezione al testo della bozza finale in cui si proponeva che religione, usanze e tradizioni non diventassero il pretesto degli Stati per sfuggire all’impegno di proteggere donne e ragazze da ogni forma di violenza. Le Nazioni Unite riportano a tal proposito un esempio concreto dello sconcertante approccio culturale ancora oggi mantenuto dalla Chiesa nei confronti delle donne oggetto di violenza. Vale a dire il caso avvenuto in Brasile di una bambina di 9 anni stuprata dal patrigno e sottoposta ad un aborto di emergenza per salvarle la vita. Ebbene il vescovo locale reagì scomunicando sia la madre della bambina sia il medico che ha eseguito l’aborto; la sanzione è stata successivamente approvata dalla Santa sede. Per questo motivo l'Onu ha invitato il Vaticano a rivedere la sua posizione sull’aborto che mette a rischio evidente la vita e la salute delle ragazze incinte, e ad emendare il canone 1398  del Codice di diritto canonico. Questo appunto in particolare provocò una scomposta reazione del Vaticano che espresse «stupore e addirittura rincrescimento», perché in alcuni punti del Rapporto si intravedeva «un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa». Avete capito bene, come nella pedofilia – che sarebbe un delitto contro la morale, un peccato di lussuria - anche nei casi di violenza sulle donne al Vaticano non va giù la richiesta di modificare la legislazione interna e la dottrina, e si giustifica l’irritazione denunciando un presunto tentativo di ingerenza e di violazione della libertà religiosa da parte delle Nazioni Unite. L’argomento, insomma, è spinoso, perché nell’alveo ‘religioso’ può essere compreso tutto e il suo contrario. In Italia in particolare siamo in un vicolo cieco, perché riconosciamo l’ordinamento giuridico e morale della Chiesa addirittura nella nostra Carta costituzionale e le permettiamo, in virtù del Concordato, di insegnare ai ragazzi delle scuole pubbliche che l’aborto è un omicidio, negando ciò che la scienza ha dimostrato, e cioè che la vita umana inizia alla nascita, e che è un peccato tale da portare alla scomunica immediata della donna.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 25 del 25 febbraio

    https://youtu.be/M4xNlC8fSkU -Francesco Zanardi – A Savona, la prima panchina in Italia contro gli abusi su minori e persone vulnerabili Indubbiamente un grande pregio per la Città di Savona che ha visto nascere 13 anni fa nel piccolo capoluogo ligure quella che oggi è la più grande ed attiva organizzazione italiana a livello internazionale in tutela delle vittime di violenza sessuale da parte delle Confessioni religiose. Associazione che nei decenni ha contribuito a dare vita ad altre importanti realtà, promotrici dell'iniziativa come ECA Global Justice Project. Il Coordinamento Italy Church Too fondato nel 2022, promotore dell'iniziativa che raccoglie varie realtà sul territorio italiano. Un tema importante quello veicolato dalla Panchina viola, come quello della violenza sulle donne, contro il bullismo e via dicendo. Temi che purtroppo la stessa cronaca documenta siano nei fatti poco sentiti, tanto da produrre ancora oggi troppe vittime anziché tanta prevenzione. Spesso dimentichiamo che gli occhi e gli orecchi della Giustizia sono anche quelli della coscienza civile dei cittadini. Un dato purtroppo indiscutibile e significativo, come il fatto che quella di Savona sia la prima iniziativa in Italia sul tema. Questo probabilmente perché i bambini non si lamentano fino a quando non diventano adulti e comprendono, quanto le persone vulnerabili e, quindi forse nessuno aveva mai pensato a dare voce anche quei bambini e quelle persone vulnerabili. Siamo quindi lieti di annunciare l’inaugurazione della prima panchina italiana sabato 24 alle ore 16 in piazza Giulio II dove insieme al Presidente della Rete Francesco Zanardi, il Consigliere Comunale Aureliano Pastorelli e le varie Istituzioni che risponderanno all’invito, daremo vita al primo impianto di questa bella iniziativa che parte dalla Liguria e che vede già le adesioni dei Comuni di Spotorno e Quiliano. https://youtu.be/M4xNlC8fSkU?si=TxwTZsLjMeqP0y4m&t=139 -Federica Tourn – Una vittima di Rupnik parla in conferenza stampa degli abusi subiti da don Marko Rupnik «Mi sono trovata nel silenzio per troppi anni e oggi chiedo verità, trasparenza e giustizia per le religiose che hanno subito violenza», ha detto Gloria Branciani, durante la conferenza stampa convocata il 21 febbraio a Roma da Anne Barrett Doyle, condirettrice di BishopAccountability.org, per denunciare le coperture del caso di don Marko Rupnik, l'ex gesuita e artista accusato di abusi da almeno una ventina di religiose. Le parole di Gloria Branciani sono risuonate particolarmente gravi a cinque anni dal summit in Vaticano, voluto da papa Francesco proprio per dire basta agli abusi clericali e agli insabbiamenti da parte dei vescovi. Quell'incontro solenne sulla protezione dei minori, che si era tenuto dal 21 al 24 febbraio 2019 ed era stato definito uno storico spartiacque sulla difesa dei bambini e delle persone vulnerabili nella Chiesa, secondo BishopAccountability.org, l'associazione americana che dal 2003 si batte contro gli abusi nella Chiesa cattolica, si è dimostrato nei fatti un clamoroso fallimento. «Abbiamo deciso di parlare per opporci al muro di gomma che le autorità ecclesiastiche hanno alzato in tutti questi anni», ha spiegato Mirjam Kovač, che negli anni '90 era la segretaria della superiora della Comunità Loyola Ivanka Hosta e che due anni fa ha scritto una lettera aperta alle autorità ecclesiastiche per sostenere la richiesta di giustizia di Gloria Branciani. «Non posso accettare che dagli ambienti vicino a Rupnik veniamo definite donnicciole infatuate di lui: il nostro non è desiderio di rivalsa ma necessità di un riconoscimento pubblico per il male che abbiamo sofferto», ha aggiunto Branciani, rievocando gli abusi subiti. «Rupnik è entrato nella mia psiche, ha fatto pressione sulla mia personalità e sulle mie emozioni nel tentativo di cambiare nel profondo la mia identità, incluso il mio progetto vocazionale. Ogni mio dubbio veniva considerato come una parte fragile che doveva essere integrata, una deviazione dal carisma. Se non accondiscendevo alle sue richieste sessuali, diceva che era a causa di un mio impoverimento spirituale; mi manipolava continuamente per farmi diventare obbediente, mansueta, infantile: a sua disposizione». «Il caso di Rupnik ricorda quello dell'ex cardinale Theodore McCarrick – ha affermato Barrett Doyle – le autorità ecclesiastiche erano a conoscenza dei suoi crimini almeno dagli anni '90 ma non sono intervenute, anzi, lo hanno protetto ignorando la sofferenza delle vittime». «Non stiamo parlando di un atteggiamento complessivamente brillante con qualche incoerenza qua e là, ma di un modello continuo di sostegno a molestatori noti e con accuse credibili». «Non è che il papa sia bloccato dai membri della curia nell'applicare le norme sulla protezione delle vittime, o che a volte sia debole di cuore – ha aggiunto Barrett Doyle – Credo che sia contrario alla riforma. Ecco perché i cambiamenti da lui attuati dopo il vertice si sono rivelati del tutto inadeguati e non hanno avuto alcun impatto percepibile». Fonte: Domani https://youtu.be/M4xNlC8fSkU?si=exbEWAoI7XoYk8IU&t=327 -Pierelisa Rizzo – Prete denunciato per violenza sessuale e spaccio Il prete di Desenzano in provincia di Brescia accusato di spaccio e violenza sessuale ha venduto la casa in cui avrebbe organizzato diversi festini a luci rosse. A segnalare il sacerdote è stato un trentunenne che vive a Desenzano ha raccontato di essere stato minacciato e di aver ricevuto il pagamento di alcune prestazioni sessuali. La situazione è poi degenerata la scorsa estate quando a inizio agosto una donna trans si si è spogliata e ha minacciato di suicidarsi dopo essersi lanciata da una finestra è scappata per le strade di Desenzano stando al racconto di alcune persone che erano presenti in casa L'uomo di 65 anni avrebbe provato una specie di esorcismo avrebbe anche detto Esci da questo corpo A casa del sacerdote è stata trovata cocaina i residenti hanno deciso di allontanare il sessantacinquenne perché infastiditi dalle continue feste e serate. Durante la perquisizione degli del commissariato di Desenzano è stata trovata cocaina per questo motivo nei suoi confronti è scattata anche una denuncia per detenzione ai fini di spaccio mentre per questa accusa ha parlato di debolezze per quella di violenza sessuale minaccia nega qualsiasi coinvolgimento. Nel frattempo in questi mesi la diocesi di Verona ha nominato il suo sostituto come Cappellano della fondazione San Angela Merici Onlus. Fonte Fanpage https://youtu.be/M4xNlC8fSkU?si=Rs-nprjP-oxe_R_H&t=416 - Federico Tulli – Nessun prete è “padre” di nessuno La pedofilia è l'annullamento della realtà umana del bambino. Avendo parlato negli anni con centinaia di vittime e raccolto le loro testimonianze mi sento di dire che questa definizione della pedofilia elaborata dallo psichiatra e psicoterapeuta Massimo Fagioli sia quella più precisa in assoluto. L'effetto immediato della violenza sullo sviluppo psico fisico della vittima è devastante. È come se fosse un omicidio psichico che aggredisce e distrugge la vitalità e impedisce di realizzare la propria identità sessuale. Cioè una dimensione interiore specifica dell’essere umano. È bene evidenziare che la vittima non è mai scelta a caso dal pedofilo. È un bambino solo, isolato, “ignorato” dai genitori oppure senza genitori. Prima della violenza fisica c'è quella psichica che consiste nel sostituirsi alle figure adulte di riferimento della vittima, nel carpire la sua fiducia. Il pedofilo è una persona che pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca e dopo aver scelto con cura il suo bersaglio. Ecco cosa mi ha raccontato una volta l’avvocato Luciano Santoianni del Foro di Napoli, legale con lunga esperienza in questo campo: «Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenta ma è raramente esercitata con violenza». Un altro aspetto che emerge dalle testimonianze e che ricorre in molti casi di pedofilia è commentato dallo psichiatra Andrea Masini: «C’è una grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila». Masini tocca poi un altro tasto delicato. I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono infatti l’ipotesi che molti pedofili si scelgano apposta determinate professioni. «Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogino, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia».

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 24 del 17 febbraio

    https://youtu.be/WdYuQU-Iwnw Federica Tourn - Altre testimonianze confermano le accuse a don Salvoldi «Si comportava come un guru, baciava i ragazzi davanti a tutti». Sono ormai almeno una quindicina le testimonianze arrivate a confermare le denunce di Stefano Schiavon e Andrea Travani, che dichiarano di essere stati molestati da don Valentino Salvoldi, sacerdote “fidei donum” della diocesi di Bergamo, formatore e autore di decine di libri a tema religioso. Le storie si somigliano tutte: cambiano gli anni – le testimonianze spaziano dalla fine degli anni '80 a metà degli anni duemila – ma i dettagli sono gli stessi. «Era il '96 o il '97: durante un campo estivo in Val d'Ossola, Salvoldi ci ha portati a fare il bagno in una sorgente di acqua calda», racconta Samuele (nome di fantasia). «Lì, senza scambiare troppe parole, come se fosse già chiaro quel che sarebbe successo, noi ragazzi ci siamo spogliati fino a restare nudi, e così ha fatto il prete – continua Samuele – Ci siamo immersi nell'acqua e a turno abbiamo ricevuto le carezze e i baci di don Valentino. Se qualcuno aveva un principio di eccitazione, don Valentino spiegava che era “soltanto una cosa meccanica”, e che anche a lui “sarebbe partito il pistolino” - testuali parole – se l'avesse messo sotto il potente getto d'acqua termale». Lo stesso Salvoldi, precisa Samuele, poi commentava la giornata con i ragazzi davanti alle madri che erano venute a prenderli, normalizzando così quello che era appena successo. Nell'agosto del 2002, a Mione, in provincia di Udine, Francesco (nome di fantasia), oggi 44 anni, si ritrova a uno dei campi organizzati da Salvoldi: «creava un ambiente suggestivo per dei ragazzini, con rituali serali caratterizzati da luci soffuse e musica, in cui lui era il guru: ricordo bene di averlo visto baciare dei ragazzi», racconta. «durante questi campi si faceva una cena a lume di candela in cui ci si imboccava a vicenda – racconta un altro testimone – e dopo noi ragazzi eravamo invitati a abbracciarci mettendoci l'un l'altro le mani sotto la maglietta». Non solo: «ho visto distintamente don Valentino baciare a lungo sulla bocca un ragazzo seduto sulle sue ginocchia». Il testimone è stranito ma pensa che se nessuno ha qualcosa da eccepire, forse anche i baci fanno parte del “rituale”. «Valentino diceva che le regole dell'esterno non valevano, che con lui si dovevano seguire regole nuove impostate sull'amore, il toccarsi e lo stare insieme». Don Salvoldi il 29 dicembre scorso ha rilasciato una dichiarazione al Corriere della Sera in cui sostiene che i baci e gli abbracci «erano segni di tenerezza e pace, dell’amore per Dio» e che la sua era «una pedagogia liberatoria». La diocesi di Bergamo, in una comunicazione stringata pubblicata sul sito della diocesi, dichiara: «in merito ad alcune notizie di stampa relative ad un anziano sacerdote del clero di questa diocesi per presunti fatti risalenti agli anni ‘90, si è già provveduto per quanto di competenza ad attivare le procedure previste dal diritto canonico, fermo restando il rispetto del lavoro della magistratura nel comune intento del giusto accertamento della verità». Fonte: Domani https://youtu.be/WdYuQU-Iwnw Pierelisa Rizzo – «Salutare toccando i genitali è pratica sdoganata» e in aula mostrano una foto di Baudo e Benigni Udienza dedicata agli avvocati dei responsabili civili e ai legali dell’imputato quella di ieri nel processo a Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danno di minori. La seduta è iniziata poco dopo mezzogiorno e si è conclusa a tarda sera. Parla di “processo mediatico” il legale de vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, Gabriele Cantaro, mentre per l’avvocato della parrocchia di San Giovanni, Mauro Lombardo la modalità di rapportarsi ai giovani di Rugolo, che per salutare toccava le parti intime, sarebbe oramai stata sdoganata. E per dimostrare questo ha mostrato in aula la famosa foto che ritrae Benigni che tocca Pippo Baudo. Un cambiamento dei costumi che viene sottolineato anche da uno dei legali dell’imputato, l’avvocato Antonino Lizio che insieme al collega Dennis Lovison chiedono l’assoluzione di Rugolo perché sarebbe grave rovinare la vita ad un sacerdote per un “non reato”. In aula è proprio Lovison ha svelare che il primo consulente psichiatra di Rugolo sarebbe indagato e gli sarebbe stata sequestrata la cartella clinica. La sentenza è attesa per il prossimo 5 marzo. Fonte Pierelisa Rizzo https://youtu.be/WdYuQU-Iwnw Francesco Zanardi – Ancora ritardi per la panchina Viola contro gli abusi Savona - che vorrebbe candidarsi Città della cultura – si scontra con la “Panchina viola contro gli abusi su minori e persone vulnerabili”. Pochi giorni fa la diffida della Rete L’ABUSO al Sindaco Marco Russo, a cui si chiede conto del perché a due anni di distanza, malgrado la delibera della Giunta che in data 18 luglio 2023 diede il parere favorevole, ad oggi nei fatti, malgrado i vari uffici siano informati – come ribatte l’Assessore Maria Gabriella Branca; malgrado i solleciti dell’Associazione e quelli del Consigliere Aureliano Pastorelli, di fatto non si riesca ancora a realizzare. na panchina “scomoda”; ricordiamo che la delibera arrivò “costretta” solo dopo lo scandalo del maggio 2023 delle panchine abusive istallate in città, sollevato dalla Rete L’ABUSO, poi regolarizzandole. Positiva invece la risposta del Sindaco di Spotorno Mattia Fiorini, che accoglie favorevolmente l’iniziativa. https://youtu.be/WdYuQU-Iwnw Alessio Di Florio – la presidente ungherese Katalin Novak si è dimessa. Concesse la grazia L’Ungheria è da settimane al centro dell’attenzione mediatica e politica italiana. E sono anni che in Italia sia l’informazione “ufficiale” che quella che si definisce “indipendente” (più o meno supposta) si interessa anche in maniera massiccia di Orban e di quel che accade in Ungheria. Eppure c’è una notizia che non ha avuto nessuna risonanza ed interesse, sia nel mainstream che nei supposti “indipendenti”: la presidente ungherese Katalin Novak si è dimessa dopo lo scandalo scatenato dalla notizia di una grazia da lei concessa. Novak ha affermato che si è dimessa dall’incarico perché ha riconosciuto di aver commesso “un errore”. La grazia che ha suscitato sdegno è una di quelle concesse due anni fa in occasione della visita del Papa al vicedirettore di un istituto per minori di Bicske, condannato perché tentò di insabbiare gli abusi pedofili commessi dal direttore dello stesso istituto e di intimidire le vittime. https://youtu.be/WdYuQU-Iwnw Ludovica Eugenio – Accordo tra PCTM e Pontificia università della Santa Croce, promossa e governata dall’Opus Dei Un accordo di collaborazione tra la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori (PCTM) e la Pontificia Università della Santa Croce, promossa e governata dall’Opus Dei, è stato siglato il 7 febbraio scorso, «nella comune missione di prevenzione degli abusi e tutela dei minori e adulti vulnerabili propria della Chiesa universale». «Questa intesa – ha detto il card. Seán O’Malley, presidente della Commissione – si inserisce nel tessuto di accordi di collaborazione che la Commissione firma con altri enti ecclesiali per portare avanti la sua missione, per cui siamo grati alla Santa Croce per la sua generosità in questo progetto». «siamo contenti – ha detto a sua volta il rettore della Santa Croce Luis Navarro - di essere al servizio di uno sforzo cruciale e comune all’interno della Chiesa e la Santa Croce vuole fare la sua parte». Tutto bene? Non proprio, considerando che l’Opus Dei non è affatto esente, al suo interno, da problematiche legate ad abusi di vario genere. Già un anno fa, nel gennaio 2023, la stessa università aveva organizzato una Settimana di Studio “sull’accompagnamento spirituale nei movimenti e nuove comunità”, che aveva suscitato ampie proteste da parte delle vittime di abusi e in merito alla quale il Coordinamento ItalyChurchToo contro gli abusi nella Chiesa aveva diffuso un comunicato denunciando «i numerosi i casi di abuso di potere, abuso di coscienza e abuso spirituale emersi a carico di chierici e di laici celibi con incarichi di formazione e di governo», puntando il dito contro il carattere sistematico e sistemico, e non sporadico o isolato, di tali abusi; «dalle testimonianze dei sopravvissuti – affermava ItalyChurchToo - emerge che sono la stessa organizzazione strutturale e il contenuto della formazione, unite a una prassi consolidata, il veicolo di una cultura abusante, che si concreta in principi e condotte che violano la dignità della persona». Il sospetto, dunque, è che, anche nel caso dell’accordo firmato con la Pontificia Commissione Tutela minorum si sia ancora una volta di fronte a un’operazione cosmetica, come già un anno fa, quando si denunciava «la complicità delle autorità ecclesiastiche che vi partecipano, già sollecitate senza successo dalle vittime a intervenire per la giustizia, e quindi ben consapevoli degli abusi perpetrati all’interno». Lo scorso giugno, inoltre, una denuncia istituzionale per frode normativa contro l’Opus Dei era stata depositata da due ex membri presso la Nunziatura della Santa Sede a Madrid e inoltrata ai dicasteri vaticani del Clero e della Dottrina della Fede. La denuncia, rilanciata da Religión Digital sottoscritta da ex membri di diverse parti del mondo, chiedeva la soppressione dell’Opera. La frode normativa istituzionale, ai danni della Santa Sede e di membri dell'Opus Dei, consisterebbe nel fatto che l’Opera si sarebbe appropriata indebitamente della funzione legislativa che spetta al papa con 46 documenti per uso interno, la cui applicazione si estende ben oltre gli Statuti dell’organismo, superando dunque le norme canoniche. «La cosa più grave – affermava uno dei denuncianti, Antonio Moya, ex numerario che ha passato 42 anni nell’Opera – è che questo sfondo normativo rappresenta il punto di partenza per abusi di potere, di coscienza,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 23 del 10 febbraio

    https://youtu.be/VTdzdnuUCeM Federica Tourn - Un'altra ex suora testimonia contro don Marko Rupnik «Una volta, mentre eravamo seduti a tavola uno di fronte all'altra, Rupnik mi disse: "Ora vediamo chi è più forte!". Mi afferrò le mani sul tavolo e, palmo su palmo, cominciò a premere con grande forza. Io gridai che mi faceva male ma lui non smise. Cercai di allontanarmi e lo pregai di fermarsi. Continuò a spingere, piegandomi il dito in modo così violento che il mio indice destro si ruppe. Ero sconvolta dal dolore ma padre Rupnik non si scusò. Rimase calmo e disse: "Ora hai il sigillo permanente della Compagnia di Gesù". E aggiunse: "L'ho fatto per amore"». A parlare è Pia (nome di fantasia), entrata a far parte della Comunità di Loyola in Slovenia nel 1990, all'età di 24 anni. Questa scena, che si è svolta quando la ragazza era ancora una novizia della comunità religiosa fondata dall'ex gesuita Marko Rupnik e da Ivanka Hosta, è un'altra testimonianza degli abusi che il famoso artista ha commesso ai danni di diverse religiose e di cui dovrà rispondere in un processo canonico, ora che papa Francesco ha tolto la prescrizione ai fatti avvenuti negli anni '90. Il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha sciolto la Comunità Loyola lo scorso 20 ottobre «a causa di gravi problemi riguardanti l’esercizio dell’autorità e della convivenza comunitaria». La superiora generale Ivanka Hosta è stata rimossa a giugno 2023 dal suo ruolo e, tra le altre cose, le è stato proibito di contattare le ex suore per tre anni. Almeno sul fronte dei mosaici del Centro Aletti, però, qualcosa si muove. Jean-Marc Grand, parroco di Saint Joseph-Saint Martin aTroyes, in Francia, ha deciso, dopo un processo di discernimento con testimoni e vittime di abusi, di rimuovere un trittico di Rupnik, realizzato e installato nella cappella del presbiterio nel 1994 «senza consultare la comunità», come si legge in una nota della parrocchia. È la prima volta che si decide di togliere un'opera di Rupnik da una chiesa: un caso che può diventare un precedente per tutte le commissioni che stanno valutando cosa fare dei mosaici del discusso artista. Fonte: Domani https://youtu.be/VTdzdnuUCeM?si=pK5Ea1_r_lLSUWgs&t=151 Francesco Zanardi - 15 anni di abusi e silenzi sui chierichetti del Papa: il caso trasferito a Como Quando la Corte d'appello della Città del Vaticano ha emesso, il 23 gennaio scorso, la sentenza per le scandalose vicende del Preseminario San Pio X, per un attimo si è riaperta una faglia dolorosa. Ma come accade spesso, quando viene messa in discussione un'istituzione globale come la Chiesa, si è subito richiusa. E la storia dimenticata, insabbiata, nascosta, dei "chierichetti del Papa" che vivevano accanto alle residenze di Benedetto XVI e di Francesco. Dietro quelle mura si sono consumati episodi torbidi di sesso, denunciati con coraggio da due ragazzi. Uno era la vittima, oggi trentenne, l'altro il testimone oculare. Per anni le loro parole sono rimaste inascoltate dalle gerarchie, non solo nell'istituto che accoglieva i "ministranti" della Basilica di San Pietro, ma anche nella catena di comando che portava alla Segreteria di Stato. Almeno sette cardinali e tre vescovi ne erano al corrente, informati da lettere puntuali e non anonime. Adesso i giudici hanno accertato che un colpevole c'è stato, ma solo per corruzione di minore, infliggendo 2 anni e 6 mesi a Gabriele Martinelli, tuttavia da tempo sacerdote a Como. Eppure la condanna rischia di dissolversi con il ricorso in Cassazione, così come è evaporata l'accusa più grave di violenza sessuale continuata, consumata nelle camerate del Preseminario, oggi fatto trasferire per decisione di papa Francesco. L'assoluzione con il dubbio di Martinelli e la prescrizione del favoreggiamento contestato al rettore don Enrico Radice, per non aver dato credito alle confidenze della vittima, hanno consegnato una verità incompiuta, ridotta a una fornicazione tra adolescenti. Una giustizia senza condanna. Chi ha denunciato gli abusi diceva il vero, chi li negava ha mentito. Qui si è riaperta la faglia dolorosa in quanto dopo l’esito della giustizia ecclesiastica a Como si apre un nuovo procedimento, ma questa volta da parte della giustizia italiana e nel quale la Rete L’ABUSO si è costituita parte civile. Askanews - Fatto Quotidiano https://youtu.be/VTdzdnuUCeM?si=r-QP1Oc2HCFBN1ZH&t=292 Alessio Di Florio - «La pedofilia potrebbe essere entrata anche nel destino di Emanuela» Un alto prelato molto vicino a Wojtyla «Si faceva portare da due o tre massoni che aveva sempre attorno tre o quattro ragazzine sui 12-13 anni, consenzienti … Si faceva dare le mutandine e faceva da solo, poi gli dava qualche soldino e loro contente se ne andavano. Non le toccava, erano ragazzine che andava a prendere in certi ambienti, zingarelle. E questo  me lo diceva come un fatto divertente».  È quanto una fonte interna vaticana ha rivelato a Pietro Orlandi, lo ha reso noto il fratello di Emanuela Orlandi durante il sit in del mese scorso a Roma. Il 4 febbraio Pietro Orlandi ha mostrato una lettera durante la trasmissione Verissimo su Canale 5. «Poco più di un anno fa sono stato contattato da una persona che mi ha detto di essere convinta che Emanuela sia stata portata effettivamente a Londra", racconta Pietro Orlandi, secondo cui si rafforza dunque la pista di Londra, che vedrebbe Emanuela Orlandi nella capitale del Regno Unito per almeno 14 anni. "Questa persona mi ha raccontato che Emanuela viveva nell'appartamentino a fianco al suo, appartenente ai padri scalabriniani", spiega Pietro Orlandi, che mostra per la prima volta a Verissimo la lettera che questa persona gli ha fatto recapitare e che porterebbe la firma del cardinale Poletti, anche se non ne è provata l'autenticità. L'informatore ha spiegato anche a Pietro Orlandi di aver conosciuto Ugo Poletti perché, all'epoca dei fatti, era membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). "Secondo questa persona ci sarebbe la pedofilia dietro alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Un giro molto ampio in cui questo membro dei Nar faceva parte come braccio operativo", afferma Pietro Orlandi, che si augura di poter essere ascoltato dalla procura per fare luce su questa vicenda: "Spero di essere convocato per poter fare il nome di questa persona". La lettera - se autentica - sarebbe stata inviata dal cardinale Poletti all'ex segretario di Stato inglese Frank Cooper e riguarderebbe proprio il caso di Emanuela Orlandi, che dal contenuto della lettera sembrerebbe essere incinta». «Egregio Dott. Cooper, la ringrazio per essersi messo a disposizione in prima persona per la risoluzione immediata del problema totalmente inaspettato ed indesiderato. Come sono sicuro Le sia stato spiegato dai miei collaboratori nel Regno Unito ed ha sicuramente appreso dai giornali internazionali, la Sig.na Emanuela Orlandi è stata protagonista di vicende di primaria importanza nel panorama diplomatico internazionale e tutt'ora è di vitale importanza che la Sig.na Orlandi rimanga viva o in salute. Per quanto con l'Apostolicae Sedis è chiara la visione del Vaticano nello stabilire che anche un feto all'interno del grembo materno possiede un'anima, comprendo la Sua preoccupazione ed, essendone coinvolto in prima persona, condivido anche parte del suo pensiero. Pertanto, accetto il Suo invito a Londra, informandoLa che partirò personalmente per il Regno Unito il giorno 24 Febbraio. Cordiali saluti» Fonte Wordnews https://youtu.be/VTdzdnuUCeM?si=tzZRtfCB8QvMVjKF&t=466 Pierelisa Rizzo – La direttiva Ue, cancella reato stupro La Fondazione Una Nessuna Centomila, istituzione che promuove la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, guarda con grande preoccupazione a quello che sta avvenendo intorno alla Convenzione di Istanbul. Ancora una volta sul corpo delle donne si sta giocando una partita che favorisce equilibri di potere a discapito di diritti faticosamente conquistati”. “Da quando il nostro Paese nel 2013 ha ratificato la Convenzione – si legge in una nota -, molte delle misure elencate hanno costituito la base per poter legiferare contro la violenza sulle donne. Certo siamo lontani, soprattutto nell’ambito della prevenzione, dagli standard legislativi e culturali che la Convenzione richiede ma averli come obiettivi ha prodotto strumenti di condivisione sociale e politica e pressione istituzionale nel realizzarli o nel decidere di negarli”. “Cresce allora l’indignazione – si legge ancora – nel constatare che dopo gli sforzi di questi dieci anni per cercare e ottenere determinati risultati oggi ci sia il tentativo di tornare indietro nel tempo. Siamo come sempre l’oggetto sacrificale”. La fondazione ricorda che la direttiva europea, proposta a marzo 2022 quale istituto indispensabile per applicare sanzioni agli Stati membri in presenza di inadempienze, in via di approvazione, elimina l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna. Non sono più incluse le molestie sessuali nel mondo del lavoro e per quanto riguarda la violenza online: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private. “Per noi questo è un clamoroso passo indietro rispetto ad una Convenzione a cui bisogna aspirare nella sua completezza e non certo ridimensionare nei suoi strumenti conclude la nota -. E quello che colpisce è la mancanza di dibattito politico. Se in Europa in questo momento si discute, in Italia invece non è dato sapere quale sarà la posizione del nostro Paese in merito. Un silenzio assordante, quel silenzio che alle donne si chiede di spezzare e di cui invece le istituzioni si nutrono”. Fonte Ansa https://youtu.be/VTdzdnuUCeM?si=aX0MYqTacIUKJ73w&t=613 Federico Tulli - Quando la vittima non è un ragazzino

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 22 del 3 febbraio

    https://youtu.be/HHEC5d1xWl8 Federica Tourn – Pubblicato il primo report sugli abusi nella Chiesa evangelica in Germania La vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd), la più popolosa unione di chiese protestanti tedesche per un totale di oltre 19 milioni di fedeli, ha dovuto fare Mea culpa di fronte agli sconvolgenti primi risultati dell’ampio studio sugli abusi nelle chiese e nelle sue organizzazioni; studio fortemente voluto dalla stessa Ekd che lo ha finanziato tre anni fa con ben 3,6 milioni di euro di investimento, all’indomani  dell’emergere di varie testimonianze di abusi raccolte nel tempo. Lo studio fa parte di un pacchetto completo di misure per la protezione dagli abusi e molestie sessuali, che il Sinodo Ekd ha deciso di adottare a novembre 2018. Da allora, la Chiesa evangelica ha istituito un consiglio consultivo per la protezione contro la violenza. Ci sono commissioni indipendenti nelle chiese regionali che riconoscono l’ingiustizia che si è verificata. I dati sono effettivamente sconvolgenti: il team di ricerca indipendente ha identificato almeno 2200 vittime accertate, che sommate ai casi in fase di accertamento, potrebbero portare a oltre 9 mila i minori vittima di abusi nella Chiesa evangelica dal 1946 a oggi, con un numero di presunti abusatori che supererebbe le 3 mila unità. Un terzo fra loro sarebbero pastori e vescovi, gli altri operatori che lavoravano per organizzazioni legate alla chiesa, Diaconia in particolare. Secondo i ricercatori, lo studio mostra solo la “punta dell’iceberg”. Sono stati valutati circa 4.300 dossier disciplinari, 780 dossier personali e circa 1.320 altri documenti. risultati pubblicati mostrano che il 64,7% delle vittime erano uomini e circa il 35,3 donne. Gli imputati, inoltre sono quindi quasi esclusivamente uomini (99,6%). Secondo lo studio circa tre quarti di loro erano sposati al momento del primo reato. La gravità del crimine è molto varia: la maggior parte dei crimini sono le cosiddette azioni pratiche, il che significa che c’è stato un contatto fisico con le vittime, dall’assistenza con contatto fisico pressante non necessaria durante le lezioni di sport alla penetrazione». L’obiettivo è un’analisi complessiva delle strutture protestanti e delle condizioni sistemiche che promuovono la violenza sessuale e rendono difficile affrontarla. Fonte: Riforma e Agensir https://youtu.be/HHEC5d1xWl8?si=gfg776TuyhHEKZAq&t=167 Francesco Zanardi – Fa sedere una ragazza su di sé e la tocca: sacerdote condannato. Un sacerdote e una ragazza, poco più che maggiorenne e atti di natura sessuale che hanno visto il prete, condannato ieri a una pena di 3 anni di reclusione, oltre all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. Secondo quanto accertato dal tribunale di Rovigo, il prete, dopo aver fatto sedere sulle proprie gambe la giovane, le avrebbe infilato le mani dentro i pantaloncini, toccandola nelle parti intime, poi le avrebbe baciato il collo e, dopo averle slacciato il reggiseno, l'avrebbe palpeggiata. Un atto sessuale inaspettato per la ragazza, affetta da una fragilità psicologica, che ha configurato il reato di violenza sessuale, pur nella sua ipotesi lieve e senza il riconoscimento dell'aggravante, che invece l'accusa aveva contestato, ovvero di abuso dei poteri inerenti alla qualità di ministro di un culto. Un episodio che risale al 3 luglio del 2022. E che, un mese dopo, la giovane ha denunciato ai carabinieri. I fatti si sono svolti a casa del sacerdote dove ha ricoperto l'incarico di collaboratore pastorale. Da parte sua, il religioso africano ha spiegato di aver ingenuamente toccato la pancia della ragazza, ma di non aver compiuto atti di natura sessuale come quelli descritti dalla giovane. ilgazzettino https://youtu.be/HHEC5d1xWl8?si=JwiJUQJ-6RawmYjP&t=253 Alessio Di Florio – “Verità e Giustizia per Emanuela” L’altissima partecipazione alla manifestazione del 13 gennaio scorso “Verità e Giustizia per Emanuela” è stata la prima forte risposta a chi vuole silenziare, far dimenticare, impedire oltre quarant’anni dopo che sul rapimento di Emanuela Orlandi cali una definitiva e totale omertà, sull’ampio sistema di ricatti di cui è stato il tassello di un puzzle, come Pietro Orlandi ha scritto su facebook in risposta ad un commento sotto il post in cui ha pubblicato una delle interviste rilasciate nei giorni precedenti la manifestazione. Omertà che continua a far rima con depistaggi, verità di comodo, confusione strumentalizzando e falsificando fatti, atti e parole. Un gioco sporco, come lo ha definito il curatore di Notte Criminale Alessandro Ambrosini che nel dicembre 2022 pubblicò l’audio “Vatican Shock”, dopo quanto fu scatenato contro Pietro Orlandi nelle ore successive ad una dichiarazione nella trasmissione televisiva DiMartedì. «Diddi è furbo. Preferisce cercare una verità di comodo provando a scaricare la colpa sulla famiglia» si legge nel titolo dell’intervista a Pietro Orlandi pubblicata da MowMag l’11 gennaio scorso. Intervista in cui il fratello di Emanuela Orlandi ha criticato la mancanza di “limiti di tempo”, e le sue conseguenze, che ha pubblicamente dichiarato Diddi. Il “promotore di giustizia” (virgolette nostre perché di promozioni di giustizia in un anno non ne abbiamo visto, anzi) vaticano, l’anno scorso ha cercato di opporsi all’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e per almeno due volte ha ferocemente attaccato Pietro Orlandi e la sua famiglia e l’avvocato Laura Sgrò. Affermando che Pietro Orlandi e l’avvocato Sgrò si sarebbe rifiutati di collaborare non fornendo nomi ed elementi utili, cosa nettamente falsa ha ribadito con forza varie volte Pietro Orlandi, e insinuando sulla famiglia stessa. In quegli stessi giorni, dopo che per mesi era stata scatenata una campagna di attacchi, tentativi di delegittimazione e insulti contro Pietro Orlandi, contro di lui ci sono stati due episodi a dir poco inquietanti. Nel silenzio e senza nessun turbamento da parte di chi ha strumentalizzato e falsificato sue dichiarazioni, di chi si è prestato solo a difendere la cupola vaticana e a portare acqua a depistatori e silenziatori in servizio permanente. Nessun rispetto per la famiglia e la ricerca della verità da parte di tanti cicisbei e totale allineamento ad ogni ambiente vaticano. Lo scorso anno dopo essere stato convocato dal promotore Diddi , in seguito all’inchiesta su Emanuela , lo stesso Diddi tramite mezzo stampa disse che ci rifiutavamo di fare nomi. Falso. Questa di seguito è la lista di nomi inserita nel memoriale che consegnai a Diddi . Persone che sarebbe importante fossero convocate e ascoltate perché alcuni sono a conoscenza di fatti altri potrebbero confermare fatti . Queste persone non furono mai ascoltate nella prima e seconda inchiesta , anche perché il Vaticano nella prima inchiesta respinse le rogatorie internazionali presentate dai magistrati italiani. ————————————————— Cardinale Giovanni Battista Re,come persona informata sui fatti ————————————- Mons. Carlo Maria Viganò, persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21 —————————————- Cardinale Leonardo Sandri,persona informata sui fatti riguardante la telefonata dei presunti rapitori arrivata presso la sala stampa il 22 giugno 83, tra ke 20 e le 21 ————————————— Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo ——————————————— Sua Eminenza il Cardinale Angelo Becciu, persona informata sui fatti riguardanti l’incontro in Procura tra il comandante della gendarmeria Giani , il suo vice Alessandrini e il magistrato Capaldo —————————————— Cardinale Santos Abril Y Castelló, persona informata sui fatti ( nel 2014 presidente della commissione cardinalizia dello ior e arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore) —————————————- Monsignor Giovanni Morandini persona informata sui fatti in relazione all’invito ,nell’estate dell’83, tra la presidenza del consiglio e la Santa sede , in riferimento al rapimento di Emanuela, di “ non aprire una falla che difficilmente di potrà’ chiudere” ——————————————- Sua Eminenza il Cardinale Stanislaw Dziwisz persona informata sui fatti —————————————- Sua Eminenza il Cardinale Emery Kobongo persona informata sui fatti ————————————— Monsignor Pierluigi Celata collaboratore , all’epoca, del card Casaroli e padre spirituale di Marco Accetti( indagato nell’ultima inchiesta archiviata nel 2015) ——————————————- Sua Eminenza il Cardinale Salvatore de Giorgi Sua Eminenza il Cardinale Julian Herranz; questi due cardinali, insieme al cardinale Josef Tomko, deceduto nel 2022, tre cardinali hanno fatto parte della Commissione, creata da Papa Ratzinger, per indagare sulla fuga di documenti riservati e su altre vicende delicate della Chiesa. I cardinali hanno consegnato al pontefice la loro relazione all'epoca di Vatileaks a Papa Benedetto XVI. Secondo quanto riferisce la stampa, al momento delle dimissioni. "Il Papa (Benedetto XVI, na) ha deciso che gli atti dell'indagine di cui solo lui è a conoscenza siano a disposizione del futuro pontefice". ————————————— Mons. Jozef Kowalezyk e Mons. Tadeusz Rakoczy; dalle dichiarazioni del card Dziwitz ,riportate nel suo libro del 2007 , erano persone vicine e intime di Giovanni Paolo II al punto che spesso agli inizi del suo pontificato uscivano con Wojtyla e lo stesso card Dziwitz nottetempo all’insaputa di tutti. Potrebbero essere a conoscenza di fatti legati al rapimento di Emanuela. —————————————- Don Piero Vergari; indagato per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi e molto intimo di Enrico De Pedis e della di lui vedova, Carla Di Giovanni.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 21 del 27 gennaio

    https://www.youtube.com/watch?v=vtCdbAV8cZM Federica Tourn - Ribaltata la sentenza sul Preseminario Pio X La corte di appello ha ribaltato la sentenza di primo grado e ha condannato a 2 anni e 6 mesi don Gabriele Martinelli", ex allievo del Preseminario Pio X. Lo dichiara l'avvocato Laura Sgrò, difensore della vittima nel processo per abusi sessuali di cui oggi in Vaticano si è celebrato l'appello. La Corte di appello vaticana, secondo quanto riporta il dispositivo della sentenza, ha dichiarato Martinelli "colpevole del reato di corruzione di minore". La sentenza di secondo grado "dichiara Gabriele Martinelli, "non punibile limitatamente ai fatti contestati fino al 2 agosto 2008, in quanto minore di anni sedici"; assolve Martinelli "dai reati a lui contestati in relazione al periodo successivo al 9 agosto 2008 per insufficienza di prove", conferma "la riqualificazione dei fatti in contestazione quali integrativi del delitto di corruzione di minore previsto e punito dall'art. 335, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009 e, in riforma dell'impugnata sentenza dichiara Martinelli Gabriele colpevole del reato di corruzione di minore, previsto e punito dall'art. 335, comma 1 e 2, c.p., limitatamente al periodo dal 9 agosto 2008 al 19 marzo 2009; visti gli articoli 53, comma 2, e, 47, comma 1, n. 3, c.p., condanna Martinelli Gabriele alla pena complessiva di anni due e mesi 6 di reclusione e euro mille di multa".  Il 6 ottobre del 2021, in primo grado, il Tribunale vaticano aveva deciso di prosciogliere i due imputati don Gabriele Martinelli e don Enrico Radice. Per alcuni reati erano stati assolti, per altri non punibili, per altri ancora era intervenuta la prescrizione. Don Gabriele Martinelli era accusato di violenza carnale e l'ex rettore don Enrico Radice era accusato invece di favoreggiamento. E' la prima volta che in Vaticano viene pronunciata una condanna per abusi per atti commessi nello stesso territorio vaticano. Fonte Ansa https://youtu.be/vtCdbAV8cZM?si=vCPF57FVCisbZJXl&t=137 Francesco zanardi - Più di 9.000 vittime di abusi sessuali nella Chiesa evangelica Il primo rapporto indipendente sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa evangelica in Germania, e le sue 20 chiese regionali, ha fatto emergere oggi un numero di 2.225 bambini e giovani vittime, tre volte superiore alle 858 persone colpite e rese note finora, e un totale di 1.259 autori sospetti dal 1946: le rivelazioni, presentate presso l’Università di Hannover, sono state definite “la punta dell’iceberg” dai responsabili della ricerca. Estrapolando i dati dalla totalità della documentazione raccolta, compresa quella che contiene informazioni non complete, il numero delle vittime sale a 9.355 mentre gli imputati delle violenze, prevalentemente parroci e pastori, lievitano a 3.497 di cui 1.402 parrocchiani. La Evangelische Kirche in Deutschland (EKD) ha commentato ieri così i risultati: «L’elevato numero di casi che i ricercatori hanno raccolto su base scientifica è scioccante. Dietro ogni caso c’è ingiustizia e sofferenza. Allo stesso tempo, però, sappiamo che esiste un gran numero di casi di violenza sessuale non denunciati e anche di casi che sono finiti negli schedari o nei documenti, ma non sono inclusi nel numero totale dei casi». https://youtu.be/vtCdbAV8cZM?si=rTqZt-bvCakGSXjy&t=247 Alessio Di Florio - «Arriveremo alla fine ma non abbiamo limiti di tempo. Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla» Piazza colma di gente, tantissimi accorsi in risposta all’appello di Pietro Orlandi per chiedere “Verità e giustizia per Emanuela”, perché non venga silenziato nulla e non cali un velo di omertà, depistaggi, verità di comodo, a coprire un tassello di un sistema di ricatto (parole di Pietro Orlandi durante la manifestazione). Durante il suo intervento Pietro Orlandi ha fatto ampi riferimenti all’inchiesta vaticana (non una riapertura ma una apertura perché in quarant’anni nulla si era mai mosso) e alla commissione parlamentare che non viene ancora fatta partire. Nel novembre scorso ai partiti aveva indirizzato anche un appello perché la commissione potesse avviarsi il prima possibile. «Mi piacerebbe una parola di Papa Francesco, visto che ha chiesto l'apertura di questa inchiesta in Vaticano, che alzasse un po' la voce. Dovrebbe dire: 'io vi ho detto di andare avanti e ancora stiamo così? Una parola per dire stiamo facendo qualcosa, vogliamo arrivare alla verità quanto prima. Capisco che il Papa abbia altri problemi, ma perché rimanere in silenzio?» «Dal fronte del Vaticano l'ultima uscita del promotore di giustizia Diddi mi è dispiaciuta ma forse voleva intendere altro. Ha detto: ‘arriveremo alla fine, ma non abbiamo limiti di tempo’. Una frase del genere dopo 40 anni non puoi dirla. Due, tre nomi che ho presentato a lui erano importanti e alcuni, a distanza di un anno, non li hanno ancora chiamati. Quello che non accetto è che si insinui sulla famiglia, come è stato accusare mio zio». «Pietro Orlandi si è detto “contento” della Commissione e del Parlamento «perché, nonostante dal Vaticano abbiano fatto capire di non volere questa commissione, quando Diddi si è presentato al Senato e ha detto: ‘noi la vediamo come una intromissione perniciosa dell'ottimo lavoro che stiamo facendo’ è stato come a dire fatevi gli affari vostri. Ma il fatto che il Parlamento abbia agito in modo diverso significa - ha spiegato - non accettare quel tipo di imposizione. Mi piacerebbe che la commissione mi convocasse subito, come sono stato convocato da Diddi, e presenterei lo stesso memoriale depositato in procura e allo stesso promotore”. Alla commissione “consiglierei di non partire da zero, ma di ascoltare le persone relative a fatti avvenuti di recente: la questione di Capaldo, dei due emissari vaticani che sono andati in procura”». (Pietro Orlandi durante la manifestazione del 13 gennaio, fonte Adn Kronos) La voce di Emanuela Orlandi che sembra essere torturata, voci maschili su un nastro del 1983 poi cancellate. Restano ancora tanti gli interrogativi e i misteri nel giallo sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Domande alle quali il fratello Pietro vorrebbe finalmente una risposta. Per questo oggi ha rivolto un appello ai partiti perché si accelerino i tempi per la costituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela e di Mirella Gregori. «L'appello ai partiti è di accelerare i tempi il più possibile: la Commissione di inchiesta è legge e aspettare altri mesi perché i nominativi (dei componenti, ndr) non vengono presentati è pesante», afferma Pietro Orlandi alla presentazione del suo libro 'Cercando Emanuela', alla presenza dei senatori del Pd Simona Malpezzi e Dario Parrini. «Il problema è che per presentare i nominativi (dei membri della Commissione, ndr) non c'è limite di tempo - ricorda Orlandi - questa è la mia preoccupazione perché se ci sta ancora qualcuno che vuole rallentare può farlo». «L'attesa sta diventando ingombrante. L'obiettivo è quello della verità e della giustizia e non riesco a capire perché il raggiungimento debba trovare sempre ostacoli», sottolinea Pietro Orlandi. Una verità velata per anni anche perché, secondo l'avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, «sono stati coinvolti, a mio avviso e non solo a mio avviso, gli apparati dello Stato e forse non hanno avuto un comportamento sempre lineare. Esiste un nastro, depositato nel luglio '83 - ricorda Sgrò - da cui sono sparite delle voci, il nastro originale prevedeva delle voci maschili, andate poi ripulite nel corso degli anni. Pietro (Orlandi, ndr) ha ritrovato tutta una serie di documenti dove si faceva riferimento alla presenza di voci maschili, sarebbe interessante, e la Commissione di inchiesta lo potrebbe fare, recuperare gli originali». Secondo il legale sarebbe interessante «vedere chi ha condotto le indagini da parte dei Servizi, sentire queste persone per ricostruire quel pezzo di storia di non poco conto». «Nel nastro - continua - c'era una voce che, in alcuni tratti, i familiari hanno riconosciuto come la voce di Emanuela che sembra essere torturata. Poi, chiamato in procura, il papà di Pietro si è sentito dire che era un film porno». «Altra cosa che lascia basiti è la sepoltura a Sant'Apollinare di Enrico de Pedis» ha sottolineato. (Adn Kronos 29 novembre 2023) https://youtu.be/vtCdbAV8cZM?si=RAQj-0vDGtxkxZl6&t=525 Federico Tulli - La castità e il celibato Chi è davvero interessato a far luce sui crimini pedofili che avvengono negli ambienti ecclesiastici si chiede spesso se Oltre Tevere sia del tutto chiaro il livello delle mostruosità che per decenni, e probabilmente fino a oggi, sono state compiute nella più totale impunità da preti pedofili. Già perché nella Chiesa, dal papa in giù, prevale ancora l’idea che la violenza su un bambino prepubere sia un delitto contro la morale, di cui peraltro non si è macchiato solo il carnefice: le Norme della Chiesa parlano di atto sessuale di un chierico ‘con’ un minore e nessuno le ha cambiate. Nemmeno papa Francesco. Una questione che spesso viene chiamata in causa si lega all’imposizione della castità e del celibato dei sacerdoti. Il Vaticano stesso ha predisposto un maggior rigore nei controlli sulle ammissioni ai seminari, in particolare per ‘verificare la reale disponibilità dei candidati a votarsi a una vita di celibato e castità’. Celibato, castità e pedofilia. C’è davvero un nesso? Chiediamo allo psichiatra e psicoterapeuta Domenico Fargnoli di aiutarci a fare chiarezza. «Il celibato e la castità», racconta lo psichiatra, «sono solo mezzi per perseguire l’annullamento del corpo e dell’identità connessa a ogni forma di desiderio sessuale. Nelle vite dei santi si legge spesso come il digiuno e la conseguente debilitazione organica fosse un espediente per impedire l’insorgere del desiderio.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 20 del 20 gennaio

    Francesco Zanardi - Addio Simonetta: una leonessa contro le mafie Se ne è andata Simonetta Castiglion, fondatrice e Vice Presidente della “Casa della Legalità”, da cui nel 2013 prese vita la Rete L’ABUSO. Nella sua vita a Genova Simonetta, ha affrontato coraggiosamente senza compromessi mafie e illegalità, proprio come aveva fatto precedentemente a Vicenza, dove si batteva per i diritti dei lavoratori della sanità e perché questa fosse efficace e centrata su diritti e dignità dei pazienti. Lottava da decenni anche contro la Sclerosi Multipla, che la colpiva e lei si rialzava, più e più volte sino a quando, pur restando lucida, non è stata più in grado di muoversi. L’inabilità al lavoro e l’invalidità totale non l’hanno fermata dal continuare a sostenere le battaglie e le iniziative della Casa della Legalità. Seguiva le attività, continuando ad indignarsi per le ingiustizie che osservava e desiderando sempre contribuire al meglio. Purtroppo, il Covid che l’ha colpita a metà dicembre non le ha dato scampo. Se ne è andata serenamente, senza rimanere da sola nemmeno negli ultimi istanti, con dignità e senza accanimento, come ha sempre voluto. Vicino a lei il compagno di sempre Christian Abbondanza. Per ricordarla e salutarla si terrà una cerimonia laica sabato 20 gennaio, alle ore 12, presso il Tempio Laico del Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova. Zanardi – Segretario C.L.C https://youtu.be/EN0rB4IDk1I Pierelisa Rizzo – Rinvio tecnico per l'ex cappellano militare Salvatore Cunsolo Rinvio tecnico per sanare il vizio di notifica al secondo difensore nominato dall’imputato, così come rilevato dal difensore della parte civile. L’udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l'ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni, difeso dall’avvocato Antonino Lizio,  sarà fissata dopo quella del prossimo 30 gennaio. Il Gip, Andrea Migneco dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal Pm Stefano Priolo, a cui i legali del giovane che ha denunciato, Giovanni Di Giovanni del foto di Caltanissetta ed Eleanna Parasiliti Molica, del foro di Enna, non si sono opposti.  Il religioso era stato già sospeso  la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, Giovanni Castiglia, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall'età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che non solo aveva avviato il processo canonico ,  ma aveva personalmente accompagnato il ragazzo, oggi ventenne, a denunciare.  Cunsolo, all'epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. “Martedì, prossimo 16 gennaio,  è una giornata importante per me – aveva scritto il giovane qualche giorno fa sul suo profilo facebook  - Il gip deciderà se rinviare a giudizio o meno don Salvatore Cunsolo , il cappellano che per anni ha abusato di me. La prima volta avevo solo 9 anni successe nell’abitazione di casa sua. Oggi sono un giovane di 23 anni che ha deciso di metterci la faccia per provare a tenere a bada gli  incubi che questo uomo ha causato al mio equilibrio esistenziale. Comunque vada io ho il cuore sereno, sereno di avere fatto la cosa giusta per proteggere anche i tanti che in questa come in altre storie come la mia hanno taciuto ed a cui dico di denunciare. Non abbiate paura!”. https://youtu.be/EN0rB4IDk1I Federica Tourn - Vescovo argentino scelto da papa Francesco si dimette per accuse di abusi sessuali Nuovo scandalo legato ad abusi sessuali in Argentina. Papa Francesco ha accettato la rinuncia di monsignor Gustavo Larrazabal dall’incarico di vescovo di Mar de la Plata, che avrebbe dovuto assumere il prossimo 20 gennaio. È il secondo vescovo in pochi mesi che si dimette dall’incarico senza prima assumerlo e, al suo posto, il Papa ha nominato non un nuovo vescovo ma un amministratore apostolico. La vicenda sta creando imbarazzo in Vaticano, perché il pontefice, che ha più volte preso posizioni nettissime contro gli abusi sessuali, ha difeso fino alla fine la nomina di Larrazabal. Monsignor Larrazabal si è dimesso dopo che è infuriata una polemica legata ad accuse di abusi sessuali da parte di una donna nei suoi confronti, nonostante il Vaticano avesse bollato in un comunicato queste accuse come “prive di fondamento” e il prelato avesse ottenuto il massimo sostegno della nunziatura apostolica in Argentina. Il Vaticano non ha commentato la rinuncia di monsignor Larrazabal, mentre lo stesso nunzio (cioè l’ambasciatore vaticano in Argentina) ha fatto una vera e propria retromarcia emettendo una dichiarazione per la stampa in cui afferma che "al termine di un processo di discernimento e preghiera realizzato con molta coscienza monsignor Larrazabal è giunto alla conclusione che non è opportuno assumere il governo pastorale della diocesi di Mar de la Plata e ha presentato la sua rinuncia a papa Francesco che, con molta comprensione, l’ha accettata". Nonostante ciò, lo scandalo era ormai troppo evidente e Larrazabal, a cui Francesco ha rinnovato la piena fiducia appena pochi giorni fa, ha fatto un passo indietro. Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2007 ed il 2013, ma con maggiore intensità tra il 2008 ed il 2009. La donna, una cinquantaseienne che ha rifiutato di parlare con la stampa, ha già da tempo presentato formale denuncia alle autorità religiose argentine, e avrebbe dichiarato che la situazione è ben nota negli ambienti cattolici di Mar de la Plata. Non è la prima volta che un nuovo vescovo scelto direttamente da Francesco si trova al centro di uno scandalo prima ancora di assumere il governo della sede assegnatagli. Questo accade con maggiore frequenza che in passato perché, per prassi, era la Congregazione per i Vescovi che proponeva al Papa terne di nomi dopo una fase di indagine in cui si scandagliavano pro e contro di ogni possibile nomina. Negli ultimi anni, invece, Francesco ha declassato la Congregazione a dicastero e decide nella massima autonomia i nomi dei nuovi vescovi. Fonte: Fanpage https://youtu.be/EN0rB4IDk1I Ludovica Eugenio - IN RITARDO LE CONCLUSIONI DELL'INDAGINE PRELIMINARE SUI VESCOVI SVIZZERI ACCUSATI DI INSABBIAMENTI L'indagine preliminare contro due vescovi svizzeri mons. Charles Morerod e mons. Jean-Marie Lovey, accusati di aver insabbiato casi di abusi, nonché contro l'abate dimissionario di Saint-Maurice, p. Jean Scarcella, accusato di molestie sessuali) avrebbe dovuto concludersi entro il 31 dicembre 2023, ma è in ritardo. Lo ha confermato la diocesi di Coira in un comunicato richiesto e ottenuto l'11 gennaio dal portale elvetico di informazione religiosa kath.ch. Il rapporto finale dell'inchiesta è atteso a Roma nelle prossime settimane, ma non è affatto chiaro se esso sarà pubblicato e se l'opinione pubblica conoscerà i risultati delle indagini vaticane; secondo quanto afferma il comunicato diocesano, la Chiesa locale non prevede di informare il pubblico. Questi i fatti: alla fine di giugno 2023, papa Francesco aveva incaricato il vescovo di Coira mons. Joseph Maria Bonnemain di condurre un'indagine preliminare canonica contro tre membri della Conferenza episcopale svizzera. Dopo che era trapelata sulla stampa una lettera riservata inviata al nunzio apostolico da un personaggio di rilievo della Chiesa svizzera, mons. Nicolas Betticher. La lettera accusava fondatamente di insabbiamento sei vescovi (quattro ancora in esercizio e due emeriti), provocando l'intervento del Vaticano che ha avviato un'inchiesta previa, affidata al vescovo di Coira, già alla guida in passato di indagini e procedimenti penali analoghi. La lettera andava ad aggiungersi ai risultati dello studio preliminare sugli abusi del clero, commissionato a un gruppo di quattro ricercatori dell’Università di Zurigo e pubblicati il 12 settembre, che rivelavano l'esistenza di 1.002 casi, 510 accusati e 921 vittime. Lo studio accusava un settimo vescovo, ormai deceduto, lo stimato mons. Ivo Fürer di San Gallo, di aver ignorato sistematicamente le denunce di pedofilia contro un suo prete, denunce credibili e supportate da testimonianze. Nella lettera riservata, Betticher tirava in causa il vescovo di Losanna, Friburgo e Ginevra Charles Morerod (per insabbiamento) e tre preti della diocesi, accusati di abusi sessuali; altri cinque vescovi per aver coperto o rallentato l'iter delle denunce: in particolare mons. Jean-Marie Lovey di Sion. Nel comunicato della diocesi di Coira si informa, ora, che l'istruttoria non è ancora stata completata: e che mons. Bonnemain, insieme ai due esperti esterni con cui ha collaborato, vuole approfondire ancora qualche questione e preparare la relazione per il dicastero per i vescovi e poi inviarla a Roma. Con la trasmissione del rapporto d’indagine preliminare «si completa il mandato del Dicastero al vescovo, e non è detto «che la diocesi di Coira sarà informata della decisione». https://youtu.be/EN0rB4IDk1I Alessio Di Florio - «Purtroppo Emanuela è stata il tassello di un puzzle in un sistema di ricatti molto ampio» «Più saremo e più forte sarà il messaggio a chi vuole continuare ad occultare la verità» ha scritto Pietro Orlandi nell’appello per la manifestazione “Verità e Giustizia per Emanuela” tenutasi il 13 gennaio scorso. Un appello alla partecipazione, ad essere in tantissimi per « dare una risposta forte al silenzio che da dopo l’estate sta avvolgendo questa storia. Stanno cercando di far dimenticare, di abbassare l’attenzione e per questo serve una forte presenza alla manifestazione. Devono capire tutti, Vaticano, procura, politica, media, che la sete di giustizia non si può silenziare». L’altissima partecipazione, la piazza piena,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 19 del 13 gennaio

    Francesco Zanardi - Gela – Tentò contatti fisici con ragazzina, sacerdote sotto accusa L’accusa è di avere tentato “contatti” fisici con una ragazzina. Questi i sospetti che pendono su un sacerdote di Gela. Fatti che risalirebbero a un po’ di tempo addietro. È approfittando di contatti con la famiglia della ragazzina, per questioni parrocchiali, che avrebbe tentato di avvicinarla. Questo è lo scenario generale in cui la vicenda sarebbe maturata. Ma la ragazzina avrebbe sempre respinto quei presunti tentativi di cui il sacerdote si sarebbe reso autore. Almeno secondo i contenuti dell’accusa. E successivamente, durante la fase investigativa, la minorenne avrebbe confermato questa versione dei fatti fino a fare aprire un procedimento a carico dello stesso religioso. La ragazza e i suoi genitori si sono costituiti parte civile nell’istruttoria dibattimentale che ne è derivata. https://www.castelloincantato.it https://youtu.be/9GXUkTs62v8?si=pMOsrxQxi9lCMGpP&t=73 Alessio Di Florio - LASCIATE CHE LE FANCIULLE VENGANO A ME! «Se la giustizia non farà il suo corso sicuramente ne risponderanno davanti a Dio». Si lascia andare ad uno sfogo di rabbia e delusione in aula la madre di Marta (nome di fantasia), vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate nel tempo, dal 2009 al 2012, da quando aveva solo 14 anni. Sul banco degli imputati G. V. ex catechista della parrocchia di Santa Rita da Cascia, nel quartiere Casalotti di Roma. L'accusa è di abusi aggravati dal ruolo svolto all'interno della comunità religiosa. «Nel 2013 un presbitero di cui non posso fare il nome mi riferì di alcune problematiche intime sorte all'interno del gruppo di giovani - racconta durante la sua testimonianza uno dei responsabili dei catechisti della parrocchia - mi disse che c'erano stati dei problemi tra un educatore e una ragazzina, ma senza farmi nomi e cognomi». Eppure, anche senza i dettagli, il religioso individua subito chi possa essere coinvolto: «Ho guardato l'elenco, ho chiamato personalmente G. V. e l'ho invitato a casa mia fuori Roma per farmi raccontare cosa fosse realmente accaduto. Lui ha ammesso di essersi baciato con una ragazzina. Mi ha parlato solo di un bacio e quando ho chiesto a Marta di raccontarmi i fatti anche lei ha confermato». Solo qualche bacio in macchina, niente di più, stando alla testimonianza dell'ex catechista e la promessa di non raccontare nulla ai genitori per scongiurare una reazione sconsiderata da parte del padre poliziotto della ragazza. «Così ho informato subito il parroco di Santa Rita da Cascia, ormai deceduto da diversi anni, che mi ha consigliato di non dire nulla a nessuno per non allarmare sia la famiglia della ragazza sia la famiglia dell'imputato, padre di quattro figli». Tutto cambia nel 2018, quando crolla il muro di omertà costruito intorno a questa vicenda. Questa volta è la madre a chiamare il responsabile dei catechisti ed è molto arrabbiata. «Ho ricevuto una telefonata dalla mamma di Marta prosegue l'uomo nella testimonianza - che diceva di aver parlato con la figlia». Marta si sfoga e racconta tutto, descrivendo le violenze sessuali subite in anni di catechismo da parte di quell'uomo del quale lei si fidava ciecamente. «Mia figlia è viva per miracolo si sfoga la donna in aula non ho idea di come abbia fatto a proseguire con la sua vita tenendosi tutto dentro. Ha subito le violenza da quando aveva 14 anni e dopo essere diventata maggiorenne ha deciso di sfogarsi. Una vergogna quello che è accaduto. All'interno della chiesa ci sono persone che fanno del bene, ma non tutte purtroppo. E poi c'è anche la morale. Non mi interessa se il parroco, all'epoca delle violenze, ha detto di tacere. Loro dovevano raccontare tutto e invece non l'hanno fatto». (...) Nel capo d'imputazione si legge un particolare che rende ancora più torbida una storia già difficile da raccontare: l'imputato avrebbe costretto la ragazzina ad avere rapporti sessuali non protetti, per via delle sue convinzioni religiose. https://youtu.be/9GXUkTs62v8?si=KTg63F2SPf9FB2xP&t=274 Federica Tourn - Pubblicato un rapporto sugli abusi nel nord Michigan La procuratrice generale Dana Nessel ha pubblicato un rapporto sulle accuse di abusi avvenuti nella diocesi cattolica di Gaylord, nel nord del Michigan, Stati Uniti. Il rapporto contiene 28 nomi, tra cui 26 sacerdoti e due diaconi, accusati di cattiva condotta sessuale dal 1° gennaio 1950. Secondo il rapporto, 18 di queste persone sono state ordinate o incardinate dalla diocesi di Gaylord. Contiene descrizioni dettagliate delle accuse di abuso, compreso l'adescamento e l'abuso di autorità contro minori e adulti. "La nostra promessa alle vittime era che ogni caso di abuso e aggressione sessuale sarebbe stato attentamente esaminato e che i risultati delle indagini sarebbero stati trasparenti", ha affermato Nessel. "Voglio ringraziare in particolare i sopravvissuti che hanno condiviso le loro storie, a volte per la prima volta dopo decenni di silenzio. La loro disponibilità a farsi avanti ha contribuito a portare l'attenzione su una questione che ha colpito così tante persone nel nostro Stato e nel nostro Paese, in particolare i bambini. ." Secondo Nessel, l'eventuale perseguimento di molti di questi casi non è possibile per i seguenti motivi: •lo statuto delle limitazioni •il prete accusato è morto •se la condotta non violava la legge del Michigan •se la persona che ha accusato un sacerdote di abusi sessuali non vuole perseguire accuse penali Questo fa parte dell'indagine sugli abusi del clero di Nessel. Nell’ottobre 2018, le forze dell’ordine hanno eseguito mandati di perquisizione nelle sette diocesi dello Stato. Il primo rapporto del procuratore generale sulla diocesi di Marquette è stato pubblicato nel 2022. Ad oggi, 11 sacerdoti sono stati accusati di aggressione da parte di Nessel, ma nessuno di questi casi riguardava sacerdoti della diocesi di Gaylord. Fonte: CBS News https://youtu.be/9GXUkTs62v8?si=_RL3GwrmHrC5EYIk&t=401 Pierelisa Rizzo - Dieci anni di reclusione più le pene accessorie. È questa la richiesta del pm Stefania Leonte nel processo che si celebra al tribunale di Enna contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata a danni di minori . La richiesta è giunta dopo una requisitoria durata quasi sei ore nel corso della quale il pm Leonte ha ricostruito passo passo tutti le fasi processuali e le fonti di prova. La pubblico ministero ha avuto parole dure contro il vescovo Rosario Gisana che, in una intercettazione agli atti del processo, parlando al telefono con Rugolo, ammette di avere insabbiato tutto. La Leonte ha parlato del sistema di copertura messo in atto anche dagli altri sacerdoti che sapevano ma non hanno fatto nulla. “ Antonio, questo il nome della vittima, - ha detto il pm-  comunque vada ha vinto contro tutti gi abusi subiti , ha squarciato il velo anche per le altre vittime e per tutti quelli che hanno subito in silenzio”,   In aula anche le arringhe delle parti civili, l’avvocato Eleanna Parasiliti Molica per la vittima, minorenne all’epoca dei fatti,  dalla quale denuncia è scaturita l’inchiesta della Procura di Enna, l’avvocato Mario Caligiuri per Rete l’ Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti alle violenze clericali, Irina Mendola per l’associazione  Co.Tu.Le.Vi, Contro tutte le violenze e Giovanni Di Giovanni per i genitori della vittima. Prossima udienza il 13 febbraio con gli avvocati dei responsabili civili e dell’imputato. La sentenza è prevista il 5 marzo. https://youtu.be/9GXUkTs62v8?si=qsjKk-At4VafK045&t=513 Federico Tulli - Violenza plurima Nell'ambito della nostra ricerca permanente sulle violenze di matrice ecclesiastica torniamo a occuparci delle sue conseguenze sulle vittime, siano esse bambini o donne, con la psichiatra e psicoterapeuta Irene Calesini. “Ogni tipo di violenza, che sia fisica, sessuale, psicologica, tramite il Web, ecc, ha sempre conseguenze sulla sfera psichica, mentale, oltre che fisica. Si va da malattie psicosomatiche, al disturbo post traumatico da stress, a disturbi di ansia, a varie forme di depressione; in alcuni casi ci possono essere anche viraggi verso aspetti francamente psicotici, in genere acuti, e/o dissociativi. Non sono rari i tentati suicidi o i suicidi. La violenza psicologica ha la caratteristica di protrarsi nel tempo, è subdola; si esplicita con atteggiamenti, frasi, oppure silenzi, volti a sminuire l’altra, a intimidirla, a disconfermare le sue azioni, parole, pensieri; con minacce di aggressione o di abbandono. La donna o il bambino vittima esperisce un senso di allarme e di essere costantemente sottoposta a giudizio”. Spesso il violentatore non è uno sconosciuto. “Qui c’è il discorso della fiducia che viene tradita: se qualcuno che tu riconosci come autorità morale – in questo contesto è opportuno parlare di morale – un tuo superiore, un maestro, una persona per te degna di stima e fiducia, ti usa violenza, questa diventa ancora più grave. E lo è tanto che nel nostro codice penale il reato di maltrattamento in famiglia è perseguibile di ufficio, perché viene ritenuto ancora più grave subire violenza da qualcuno con cui è in atto una relazione che implica fiducia. L’Unicef nel 2000 ha dichiarato che «la violenza intra-familiare è una delle negazioni più perniciose dei diritti umani, in quanto è perpetrata non da persone sconosciute, ma da persone di cui ci si fida”. Il magistrato Pietro Forno nel caso della pedofilia dei preti ha parlato di violenza simile a un rapporto incestuoso. “Forse, osserva in conclusione Calesini - se pensiamo alle suore, nelle comunità religiose anche i loro rapporti di convivenza, per vicinanza e consuetudine, si possono considerare familiari. Queste donne sono spesso inoltre in condizioni di dipendenza economica.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 18 del 6 gennaio

    Alessio Di Florio - Verità e giustizia per Emanuela Orlandi, sit in a Roma il 13 gennaio Il 13 gennaio è il giorno del compleanno di Emanuela Orlandi, data in cui il fratello Pietro e tutta la famiglia ogni anno tornano ad esprimere la battaglia lunga ormai più di quarant’anni per chiedere verità e giustizia sul suo rapimento. Anche quest’anno ci sarà una nuova manifestazione a Roma. Appuntamento il 13 gennaio in piazza Cavour alle ore 15.30. “Verità e giustizia per Emanuela Orlandi” si legge nel manifesto di convocazione in cui è riportata la frase di Dostoevskij «Chiunque voglia sinceramente la verità è sempre spaventosamente forte». Nei giorni scorsi Pietro Orlandi ha rilanciato un’inchiesta di Andrea Purgatori in cui è stata riportata l’inchiesta di Mino Pecorelli sulla “Gran Loggia vaticana”. Purgatori intervistò Rosita Pecorelli, sorella del giornalista ucciso. «Mino mandò a Papa Luciani l’elenco dei prelati infedeli … Quella notte il Papa morì» ha dichiarato Rosita Pecorelli nell’intervista. «Questa interessantissima inchiesta di Andrea Purgatori ( che consiglio di vedere)spiega molto bene il mondo sporco di quegli anni tra Stato, Chiesa e criminalità, il coraggio di Andrea di raccontare le cose senza peli sulla lingua – ha scritto sui social Pietro Orlandi - un mondo che ancora oggi occulta la verità sul rapimento di Emanuela». Nell’inchiesta sulla “Gran Loggia vaticana” Pecorelli rivelava che 121 tra alti prelati e cardinali erano membri di una loggia massonica. «Tra loro ce ne erano quattro che riportano ad Emanuela Orlandi: l’allora segretario di Stato Agostino Casaroli, il cardinale Ugo Poletti che fornì la dispensa per la sepoltura del capo della fazione testaccina della Banda Magliana Enrico De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare, sede della scuola di musica di Emanuela – sottolinea Alessandra De Vita su Il Fatto Quotidiano online - nell’elenco consegnato a Papa Luciani, poche ore prima della sua morte, c’erano anche Pietro Vergari, ex rettore della stessa Basilica di Sant’Apollinare e indagato nella seconda inchiesta sul caso Orlandi (poi archiviata) per concorso in sequestro e Paul Marcinkus, ex capo dello Ior, la banca Vaticana». https://youtu.be/1BFKetMyt84?si=POB6MrXj53SKuyx9&t=162 Federica Tourn - I risarcimenti alle vittime di abuso: un problema aperto La Chiesa francese sta cominciando a fare letteralmente i conti di quanto costano i preti pedofili. I numeri aggiornati a ottobre 2023 indicano che hanno interpellato la la Commission Reconnaissaince e Réparation, il programma di ascolto e indennizzo delle vittime di abuso clericale una commissione istituita dai vescovi francesi in seguito alla pubblicazione del rapporto Ciase, 801 persone, di cui 313 hanno ricevuto un risarcimento, per una cifra totale che supera gli undici milioni; 1186 persone si sono invece rivolte all’Inirr dell’Inirr, l’Instance nationale de reconaissance et de réparation, , l'omologa commissione istituita per i religiosi (dati del marzo 2023), di cui 190 sono state risarcite con una cifra media di 37mila euro (il massimo è 60 mila euro):  le due commissioni hanno finora sborsato più di diciotto milioni di euro per soli 503 casi. I soldi  arrivano da un fondo di solidarietà, il fondo Selam, istituito dalla conferenza dei vescovi nel luglio 2021. Alla sua costituzione, questo fondo aveva all’attivo venti milioni, cinque dei quali erano destinati a risarcire le vittime di abuso, ma è stato subito evidente che sarebbero bastati appena per un acconto.  Un’inchiesta di France 2, però, ha fatto i conti in tasca alla chiesa nazionale e ha verificato che la cifra messa a disposizione dei sopravvissuti non è che l’1% del suo patrimonio, stimato intorno agli otto miliardi: la sola diocesi di Lione ha 84,3 milioni di beni immobili e quella di Parigi arriva a 238,8 milioni di euro, con ben 737 immobili. Oltreoceano, il problema è ben chiaro da anni. Un’ondata di cause legali ha travolto la Chiesa cattolica negli Stati Uniti dopo che, nel 2019, è stata permessa una finestra di deroga di tre anni alla prescrizione per gli abusi sui minori. Per far fronte alle richieste di risarcimento, molte diocesi hanno fatto ricorso al Capitolo 11, una norma del diritto fallimentare che permette di stipulare una sorta di concordato preventivo, in cui viene garantita la liquidazione dei debiti con un risarcimento forfettario; l’azienda o l’istituzione rimangono però in funzione, «con i loro meccanismi di guadagno e i loro segreti legali nascosti», come precisa David Clohessy, ex direttore di Snap, la più grande rete di sostegno ai sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti degli Stati Uniti. Questo non significa che la Chiesa non abbia i mezzi per pagare: «nessuna diocesi è senza soldi – precisa Clohessy – i funzionari della Chiesa affermano di essere in rosso, ma in realtà ciò che temono davvero è il contenzioso con le vittime, e in particolare il dover affrontare domande difficili, sotto giuramento, su quanto sapevano e quanto poco hanno fatto per fermare i crimini sessuali commessi dai preti sui minori». Fonte: Domani https://youtu.be/1BFKetMyt84?si=d73eNJDKczFLI1bC&t=332 Francesco Zanardi – Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore Più di 40 anni a combattere fantasmi, ricordi, traumi e dolore. A quell’età eravamo vittime e non solo di pedofili compulsivi e stupratori seriali, eravamo anche vittime dell’abuso del loro potere e della coscienza. Nove mesi dopo lo scandalo degli abusi clericali scoppiato in Bolivia, Flores e un gruppo di persone colpite hanno fondato la Comunità Boliviana dei Sopravvissuti, la prima associazione nazionale delle vittime della pedofilia nel paese latinoamericano. Il suo obiettivo è che ci sia un rifugio per queste persone, in modo che possano venire con fiducia per raccontare la loro storia e sentirsi accolti. “Cerchiamo giustizia, la nostra lotta è per la sicurezza dei nostri ragazzi e ragazze”, dice Flores, che è stato nominato presidente dell’associazione. Al momento sono 25 i membri attivi che compongono l’organizzazione, ma già si contano che più di mezzo migliaio di persone hanno subito abusi in Bolivia negli ultimi decenni, circa 200 all’interno della Compagnia di Gesù. Lo scandalo degli abusi in Bolivia è scoppiato a maggio, dopo la pubblicazione di un'inchiesta di EL PAÍS sul diario segreto del sacerdote spagnolo Alfonso Pedrajas in cui questi confessava di aver abusato di 85 minori tra gli anni '60 e l'inizio degli anni 2000. Il gesuita, che morto nel 2009, ha detto di averlo detto più volte ai suoi superiori e che loro gli hanno insabbiato la cosa. “Non sapevamo essere tanti, di essere troppi. Dopo che è stato rivelato il diario del prete pedofilo, ci siamo ritrovati e abbiamo scoperto l’inferno a cui eravamo collettivamente condannati”, dice Flores. Il rapporto ha provocato un terremoto mediatico venendo alla luce numerosi casi fino ad ora inediti. La Procura boliviana ha avviato un'importante indagine, ancora aperta, e la Conferenza episcopale boliviana ha creato una commissione per raccogliere denunce. El Pais https://youtu.be/1BFKetMyt84?si=2Ki-xEbo3Sow7KVz&t=472 Pierelisa Rizzo – Abusi nella chiesa evangelica Sono attesi per il prossimo 25 gennaio i risultati i uno studio, in Germania secondo i quali anche nella Chiesa evangelica riformata in Svizzera ci sono stati molti abusi. A dirlo è la presidente dell’istituzione, Rita Famos, secondo cui vi è la necessità di agire e di riesaminare i casi di violenza sessuale. La Chiesa evangelica riformata si è voltata dall’altra parte per troppo tempo”, ha detto la Famos nel corso di una trasmissione su una radio svizzerotedesca. “Anche noi abbiamo i nostri casi e certamente sono parecchi”, ha ammesso la presidente, pur dicendosi dell’opinione che la portata sia inferiore a quella emersa nella Chiesa cattolica. La Chiesa Evangelica sta cercando un modo di fare i conti con il proprio passato e garantire di essere un “luogo sicuro” per le persone che cercano sostegno e consulenza, ha continuato Famos. Per far ciò, ad esempio, sono stati istituiti centri di segnalazione per i casi di abuso mentre si fa sempre più strada la possibilità di realizzare uno studio nazionale separato sulla situazione in Svizzera. Fonte https://www.laregione.ch https://youtu.be/1BFKetMyt84?si=C6Upx7jK9ue2HTXg&t=560 Federico Tulli - Dieci anni dopo «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È uno dei passaggi più significativi del rapporto redatto dalla Commissione Onu sui diritti dell’infanzia deputata al controllo del rispetto della relativa  Convenzione da Parte del Vaticano. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile l’obbligo di proteggere la crescita dei bambini da qualsiasi situazione a rischio. Secondo la Commissione Onu l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano, elencando i motivi in un rapporto che fu reso noto il 5 febbraio 2014 al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio del 2013. Sono dunque passati dieci anni da quel durissimo atto di accusa. L'indagine si basò su migliaia di denunce raccolte nel corso di anni da Survivors Voice Europe, Snap, Rete l'Abuso e altre onlus che si occupano della tutela dei diritti delle vittime di preti pedofili. Le organizzazioni hanno chiesto di conoscere i motivi per cui la Santa sede per decenni ha ignorato le denunce contro pedofili ben noti. Tra questi spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 17 del 30 dicembre. Augurando a tutti buone feste

    Federica Tourn – Il prete che si definiva "mendicante d'amore" per attirare i ragazzini La Rete L'Abuso, l'associazione sopravvissuti agli abusi del clero, a ottobre ha presentato un esposto in Procura a Bergamo nei confronti di don Valentino Salvoldi, 78 anni, per le sue «presunte condotte criminali ai danni di circa una decina di persone». Si definisce «un mendicante d'amore», don Valentino Salvoldi, sacerdote della diocesi di Bergamo. Dopo essere stato missionario in Africa, torna in Italia e all'inizio degli anni '90 comincia ad organizzare campi per giovani adulti. Ben presto, però, decide di rivolgersi agli adolescenti perché, sostiene, è quella l'età in cui si forma la persona e dopo «è tardi per cambiare». Li invita a cercare la verità, a viaggiare e a scegliersi un maestro di vita che li guidi. Proprio questo è il rapporto che lui instaura con i suoi “prediletti”, a cui rivolge attenzioni speciali, baciandoli sulla bocca e portandoseli nel  letto “per un riposino” o per la confessione. «Valentino nei campi aveva creato una realtà alternativa, in cui le regole del mondo esterno non valevano: ti invitava a esplorare il tuo corpo, ti incoraggiava a esprimerti, a ribellarti alle convenzioni e nel farlo ti riempiva di elogi, ti convinceva che eri nel giusto», racconta Stefano Schiavon, che ha frequentato i suoi campi a partire dal 1998, quando aveva diciassette anni. Don Salvoldi ha modi informali, sa come conquistarsi la fiducia dei ragazzi quando evoca culture lontane in cui l’amore non è mai proibito ma sempre «generoso, prolifico, senza barriere». «Aveva 35 anni più di me e quando mi baciava era sgradevole, ma lo accettavo come parte dell'esperienza speciale che lui proponeva» dice Andrea Travani, un'altra vittima, all'epoca minorenne. Soprattutto, quel prete che pare così colto ripete ai suoi preferiti che loro hanno menti superiori e sono destinati a realizzare grandi cose: alla molestia sessuale, si somma quindi la manipolazione psicologica. «Il rapporto fisico era la conseguenza dell'appartenere alla sua “élite”: mentre mi toccava, continuava a dirmi che ero unico e avevo qualità straordinarie, mi faceva il lavaggio del cervello», spiega Travani. Prete fidei donum, Salvoldi è anche un autore e conferenziere affermato. All'inizio del Duemila ha fondato la onlus Shalom, «un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, avente come finalità la formazione morale e la crescita culturale dei giovani». Presidente è il fratello, Giancarlo Salvoldi, politico, eletto alla Camera dei Deputati per i Verdi dal 1987 al 1992. Dopo qualche anno la onlus viene messa in liquidazione e in rete non si trovano tracce di progetti effettivamente realizzati. La Rete l'Abuso ha segnalato il caso alla diocesi di Bergamo, dove il prete risulta ancora incardinato, e al presidente della Cei Matteo Zuppi. Fonte: Domani https://youtu.be/biHae6g2E1g?si=HUeasYt72y_1mnnp&t=182 Francesco Zanardi - Sentenza e condanna definitiva per Don Vincenzo Esposito La sentenza è diventata definitiva e Don Vincenzo Esposito è stato condannato a cinque anni per induzione alla prostituzione minorile. Lo hanno condotto in carcere dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I legali stanno valutando se rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo perché al sacerdote non sarebbe stato garantito un equo processo. Originario de provincia di Palermo, e parroco a San Feliciano Magione in Umbria, Esposito fu intercettato dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese mentre effettuava delle videochiamate hard con quattro ragazzini di 16 e 17 anni. In cambio dava loro dei soldi, tramite ricariche telefoniche o Postpay. Piccole cifre comprese fra 10 e 30 euro, utilizzati per andare a mangiare la pizza con gli amici o recarsi dal barbiere. Esposito, il cui fine pena è previsto nel 2026, dovrà risarcire i familiari dei ragazzini, parte civile con l’assistenza degli avvocati Francesco Paolo Sanfilippo, Giuseppe Canzone e Caterina Intile. Una parentesi nel contesto di “una stimata missione pastorale” che non configurava il reato di prostituzione minorile. Così si era difeso il sacerdote sostenendo di non avere chiesto ai minorenni di effettuare le videochiamate. Sarebbe stata una iniziativa dei ragazzini. Esposito si limitava a guardare gli adolescenti in atteggiamenti intimi, prima di servire messa o celebrare un funerale. Fonte Live Sicilia https://youtu.be/biHae6g2E1g?si=Qf0iAOU2CsCkTAta&t=290 Alessio Di Florio - La Chiesa cattolica italiana continua a non affrontare il proprio scandalo degli abusi sessuali Sono passati ventuno anni da quando negli Stati Uniti scoppiò il “caso Spotlight”, lo scandalo degli abusi sessuali su minori da parte di preti cattolici, che spinse la conferenza episcopale del Paese a redigere la prima Carta per la protezione dei bambini e dei giovani nella Chiesa, che consentiva di rimuovere i membri del clero colpevoli e alle diocesi venne chiesto di collaborare con le autorità civili in casi di violenza contro i minori in nome della trasparenza. In cinque lustri tanto è cambiato e anche il Vaticano ha introdotto politiche per proteggere le vittime, collaborare con le autorità giudiziarie in diversi paesi e riflettere sulle cause profonde dello scandalo, vale a dire l’abuso di potere e di coscienza, e la tendenza della Chiesa a difendere l’istituzione a tutti i costi. Il nuovo approccio vaticano è comunque molto limitato: nella realtà di migliaia di diocesi sparse in tutto il mondo la segretezza spesso prevale sulla ricerca della verità, la Chiesa cattolica italiana sembra essere insuperabile nel mantenere un rigido voto di silenzio. Negli ultimi anni si è distinta per la tendenza a lasciare le cose come stanno, sperando che i problemi prima o poi svaniscano. Ma alla fine questo non è stato possibile con lo scandalo degli abusi, soprattutto quando divenne chiaro che avrebbe continuato ad allargarsi e a travolgere la Chiesa in molti paesi. In Francia, Germania, Australia, Austria, Belgio e altri Stati sono state avviate commissioni indipendenti o ci sono stati comunque sconvolgimenti all’interno delle Chiese. In Italia sono stati pubblicati due report sugli abusi da parte della Conferenza Episcopale ma chi sperava in una svolta verso la verità e la giustizia è rimasto deluso: si tiene conto solo dei casi di abusi denunciati ai centri di ascolto ad hoc nel biennio 2020-2021, escludendo quelli pervenuti alla magistratura o a terzi. partiti. Durante questo periodo di tempo ridicolmente breve, nel pieno della pandemia di COVID-19 , sono stati segnalati 89 casi di abuso da 30 centri. Ed è stata completamente esclusa ogni possibilità di creare commissioni indipendenti: “Non creeremo una commissione nazionale composta da persone che non sanno nulla della vita della Chiesa, che si qualificano come oggettive solo perché non sono vescovi, né preti, né credenti, come è stato fatto altrove e causato danni”, ha affermato mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili del Consiglio dei vescovi, presentando il rapporto del novembre 2022 sugli abusi. Fonte: worldcrunch.com/ https://youtu.be/biHae6g2E1g?si=hojmiXdzTgnqqsa2&t=604 Ludovica Eugenio - Le religiose della Comunità Loyola, co-fondata da Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta, torneranno allo stato laicale Tutte le religiose della Comunità Loyola, co-fondata dall'ex gesuita e noto mosaicista sloveno accusato di abusi sessuali Marko Ivan Rupnik e da Ivanka Hosta e recentemente sciolta dal Vaticano, torneranno allo stato laicale. Una conclusione per nulla scontata anche dopo il recente scioglimento della Comunità da parte del Vaticano, come se si affermasse che un carisma autentico non c'è mai stato, che ai voti pronunciati non viene (più) riconosciuta una validità. A rivelare i dettagli del provvedimento, che non è stato pubblicato, è colui che della Comunità Loyola è stato il commissario per due anni, il vescovo ausiliare di Roma mons. Daniele Libanori, in una intervista rilasciata all'agenzia Aci Prensa il 22/12 e ripresa dalla Catholic News Agency. Libanori ha anche rivelato che sarà istituito un fondo per assistere le donne che appartenevano alla comunità al momento del suo scioglimento. La Comunità Loyola, creata in Slovenia negli anni '80 da Ivanka Hosta e Rupnik, accusati di aver commesso per decenni gravi abusi sessuali, spirituali e psicologici sulle consorelle, è stata sciolta dal Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le società di Vita apostolica lo scorso ottobre, dopo la lunga indagine condotta da mons. Libanori, il quale ha affermato che coloro che ne facevano parte «sono allo stesso tempo dispensate dai voti religiosi e ritornano allo stato laicale», trovandosi quindi «nelle stesse condizioni di tutti i laici». Nessun risarcimento è invece previsto, dal momento che, ha spiegato Libanori, «bisogna distinguere tra lo scioglimento dell’istituto e gli abusi attribuiti a Marko Rupnik». E fino a oggi non c'è l'ombra di processi, sentenze o condanne a carico di Rupnik, nonostante papa Francesco abbia deciso di derogare alla prescrizione per i presunti abusi sessuali denunciati, rendendo così possibile un processo. Tuttavia,«il patrimonio intestato alla Comunità di Loyola – ha affermato Libanori - servirà a creare un fondo per l'assistenza di tutte le suore che erano incardinate nella comunità al momento della soppressione». Ivanka Hosta, che ha servito dal 1994 come superiora generale della Comunità di Loyola, è stata rimossa a giugno di quest'anno dal suo ruolo e le è stato proibito di contattare le attuali o ex suore per tre anni. Quanto a Rupnik, espulso lo scorso giugno dalla Compagnia di Gesù, ma solo per disobbedienza ai provvedimenti restrittivi imposti dall'Ordine, oggi è attivo come prete, essendo stato incardinato nella diocesi di Capodistria, nella sua Slovenia.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 16 del 23 dicembre

    Alessio Di Florio - Risarcire le vittime si può, finalmente giustizia per una vittima dopo 50 anni, anche in Italia serve commissione d’inchiesta indipendente su abusi nella Chiesa Risarcimenti alle vittime di abusi nella Chiesa cattolica. È uno dei temi fondamentali che più, soprattutto in Italia, le gerarchie cercano di frenare, ostacolare, rimuovere. Sarebbe un atto di giustizia ma di fronte le denunce di abusi, al di là di proclami e poco altro, di giustizia dentro la Chiesa se ne vede ben poca. È tornato di stretta attualità in questi giorni, dopo 50 anni una vittima ha ricevuto giustizia ricevendo il sacrosanto (termine quanto mai adatto) risarcimento. «Sono la prima vittima italiana di crimini pedofili prescritti dalla legge, perché avvenivano quando avevo 9 anni e adesso ne ho 60, che è stata riconosciuta ufficialmente e simbolicamente rimborsata dalla chiesa cattolica, però non dalla CEI per fatti che avvenivano in Italia e il cui colpevole è un prete italiano ma dalla conferenza episcopale francese perché sono cittadino franco-italiano e vivo in Francia da 30 anni – la testimonianza di Piero Brogi, vittima di abusi da bambino in una parrocchia di Roma e oggi risarcito, per la prima volta nella storia, dalla Chiesa, ad AlaNews - Solo per questa circostanza ho potuto gioire di questa forma di giustizia che tutti gli altri italiani purtroppo non hanno». «Vorrei anche in Italia, come si fa in tutti i paesi civili, una commissione d’inchiesta indipendente che faccia luce su quanto accaduto negli ultimi decenni nella chiesa cattolica – ha dichiarato Brogi toccando un altro tema scomodo per le gerarchie cattoliche e su cui realtà indipendenti come Rete L’Abuso da tanti anni e il coordinamento ItalyChurchToo si battono -  I colpevoli meritano la galera e non di essere spostati in altre diocesi come fanno abitualmente». Alanews – ANSA https://youtu.be/YWYuncCGAi8?si=3-KLpZw9Y5-84__3&t=234 Francesco Zanardi - LA CHIESA CATTOLICA BELGA AVREBBE VENDUTO CIRCA 30 MILA BAMBINI ALL'INSAPUTA DELLE LORO MADRI La Chiesa cattolica avrebbe venduto circa 30mila bambini all'insaputa delle loro madri. È quanto rivelato dalla testata belga Het Laatste Nieuws, che parla eventi svoltisi in un arco temporale che va dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta. Durante il parto, alcune donne sono state sottoposte ad anestesia generale, mentre altre hanno dovuto indossare una maschera: tutti modi per impedire alle madri di vedere il proprio figlio, che veniva immediatamente separato dopo la nascita. Alcune donne sarebbero state addirittura sterilizzate. Altre sono state costrette a firmare un documento in cui rinunciavano al figlio o gli veniva detto che era nato morto. I bambini venivano poi venduti per ingenti somme - tra i 10.000 e i 30.000 franchi belgi (all'incirca tra i 250 e i 750 euro), a volte molto di più - a famiglie adottive. Nel 2015 la Conferenza episcopale si è scusata con le vittime di adozioni forzate in istituti cattolici presso il Parlamento fiammingo. In risposta alle recenti testimonianze, i vescovi hanno espresso la loro compassione per il dolore e il trauma delle vittime, nota il Brussels Times. La Chiesa chiede un'indagine indipendente sulle condizioni descritte dalle donne coinvolte. ANSA https://youtu.be/YWYuncCGAi8?si=ZqX40rSGSpkoSGi_&t=331 Ludovica Eugenio - CITTA' DEL VATICANO-ADISTA. Sembra stringersi il cerchio intorno all'ex gesuita Marko Ivan Rupnik, accusato di abusi sessuali da numerose donne, ma al momento non ancora sottoposto a processo dal Vaticano, nonostante papa Francesco, il 28 ottobre scorso, abbia deciso di derogare alla prescrizione per consentirne lo svolgimento. Il 15 dicembre scorso il Dicastero vaticano per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società  di Vita Apostolica, presieduto dal card. João Braz De Aviz, ha annunciato formalmente in un comunicato la decisione di sciogliere la Comunità Loyola, co-fondata da Marko Rupnik insieme a Ivanka Hosta, dopo un commissariamento durato un anno e mezzo e una nuova visita apostolica annunciata appena qualche settimana fa, affidata a p. Amedeo Cencini  e a suor Marisa Adami. La motivazione: «Gravi problemi relativi all’esercizio dell’autorità e al modo di convivere». La notizia era stata diffusa già il 14 dicembre dal giornale digitale portoghese 7Margens. «la storia della comunità e la sua esperienza è emblematica  - ha affermato Fabrizia Raguso, ex religiosa della Comunità, docente all'Università Cattolica di Braga, in Portogallo, in un webinar del laboratorio Re-In-surrezione sulla Comunità Loyola - perché ancora dopo l’influenza di Rupnik ha continuato a vivere in un clima di abuso spirituale e psicologico costante da parte della superiora generale e fondatrice Ivanka Hosta e di tutte quelle religiose che più profondamente ne hanno assorbito e fatto propri i contenuti, i metodi e le finalità di quello che si considerava il carisma stesso della comunità. Questo è quanto sottolineato e verificato attualmente anche dal processo di commissariamento realizzato tra il 2020 e il 2022». «a causa del rifiuto da parte di Ivanka Hosta di recepire le indicazioni di riforma delle costituzioni e conseguentemente della struttura e del clima relazionale all’interno della comunità, il commissariamento è stato affidato al vescovo ausiliare della diocesi di Roma, mons. Libanori, che in quanto elemento esterno doveva permettere di dialogare con la comunità e dentro la comunità. Ne è seguito un decreto disciplinare del 21 giugno scorso, con l'emissione di un “rimprovero formale” a suor Ivanka Hosta, per il suo comportamento all'interno della Comunità di Loyola “nell'esercitare uno stile di governo lesivo della dignità e dei diritti di ciascuno delle suore che ne fanno parte”. Ora, il decreto finale di scioglimento, tardivo, secondo Raguso, che dovrà essere attuato entro un anno; che sarà delle vittime adesso? E che sarà delle religiose che hanno abbandonato la comunità in passato per quegli stessi abusi? «Questi ultimi tre anni sono stati molto estenuanti, sia per le sorelle che si sono confrontate con la realtà della Comunità, sia per quelle che l'avevano lasciata diversi anni fa, senza alcun sostegno, né psicologico, né spirituale, né materiale», ha commentato con 7Margens Fabrizia Raguso, benché la decisione sia «un atto di verità, necessario anche per evitare che gli abusi continuino, coinvolgendo altre giovani donne sempre più fragili e impreparate». Ora si spera che arrivi anche la giustizia: «Nessuno potrà restituirci le nostre vite distrutte, ma speriamo che tutte le suore, anche quelle che hanno lasciato la comunità da tempo, possano essere equamente risarcite», ha aggiunto. E che «questo esito non ostacoli il corso del processo contro Marko Rupnik». ADISTA https://youtu.be/YWYuncCGAi8?si=8N3wN16x9_TF1uwR&t=563 Federica Tourn - Sviezzera, aumentano le denunce Dal 12 settembre, data della pubblicazione del rapporto di Zurigo sugli abusi commessi nella Chiesa in Svizzera sono 91 le vittime di abusi sessuali annunciatesi nella Svizzera romanda presso il SAPEC, associazione di aiuto alle persone abusate in ambito ecclesiale, o presso la Commissione di Ascolto, Conciliazione e Arbitraggio (CECAR) e anche presso differenti commissioni diocesane. Di queste, 40 sono donne e 51 gli uomini. Si tratta di casi verificatisi tempo fa e caduti in prescrizione. «Dal 13 settembre in poi il telefono ha squillato ogni dieci minuti», racconta Marie-Jo Aeby, vice presidente del gruppo SAPEC. «Le persone che si annunciano non vogliono a priori un incontro. Vogliono piuttosto prima di tutto essere ascoltate e soprattutto credute», aggiunge Aeby. Lo conferma anche Rita Menoud: «Annunciandosi, hanno paura di esser mal ricevute e che non le si creda». E cita il caso di una donna di 70 anni, che aveva denunciato il caso di un prete abusatore durante un campo di vacanza, abusi subiti all’età di otto anni, ma che non erano stati creduti dai genitori e che per questo lei non aveva mai più raccontato. La maggior parte delle vittime sente il bisogno di testimoniare cosa è loro successo. «Hanno anche un forte bisogno di comprendere come questo possa essere accaduto», spiega Brigitte Ansermet. Chiedono anche, quasi sempre, l’accesso al dossier del prete abusatore per vedere se ci siano state altre vittime. «Essere ascoltate ufficilamente le consola», aggiunge Rita Menoud, «e si sentono meno sole quando scoprono che le vittime dello stesso abusatore sono più di una; capiscono che la loro testimonianza può avere un peso. Da qui la necessità di essere comprese». Non sono però i risarcimenti monetari lo scopo di chi si annuncia presso le diverse istanze. «Nell’80 per centro dei casi, le persone vogliono anzitutto essere capite e conosciute come vittime. La domanda di risarcimento può avvenire in un secondo momento», riferisce Rita Menoud. Si tratta di soldi spesi, molto spesso, in cure psicologiche e psichiatriche. «Ma delle vittime chiedono anche che i soldi siano versati ad opere caritative», conclude Brigitte Ansermet. Vi si aggiunge l’incontro con il vescovo della diocesi in cui era incardinato l’abusatore e l’accesso al suo dossier. Proprio nell’incontro con il vescovo, aggiunge la segretaria del CECAR, le vittime molto spesso vogliono essere acocmpagnate. Fonte cath.ch

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 15 del 16 dicembre

    Francesco Zanardi - L’UE risponde all’istanza della Rete L’ABUSO. La comunicazione ai Membri Petizione n. 0354/2023 - Le osservazioni della Commissione Petizioni La Commissione è impegnata a combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. Il 24 luglio 2020, la Commissione ha pubblicato una strategia globale dell'UE per una lotta più efficace contro l'abuso sessuale di minori. La strategia definisce otto iniziative concrete per combattere questi crimini online e offline, utilizzando tutti gli strumenti disponibili a livello UE, legislativi e non legislativi, come finanziamenti. In particolare, un'iniziativa chiave della strategia è garantire la completa attuazione della normativa vigente. La Direttiva 2011/93/UE2 stabilisce norme minime relative alla definizione penale di reati e sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale di bambini, materiale di abuso sessuale e adescamento di minori a fini sessuali. Richiede agli Stati membri adottare una serie di misure per prevenire gli abusi sessuali sui minori, come programmi di intervento per gli autori di reato, campagne di educazione e sensibilizzazione. La Direttiva stabilisce inoltre degli standard e obblighi per gli Stati membri in relazione ai procedimenti giudiziari e all'assistenza e misure di supporto per i minori vittime. Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva nei propri sistemi legislativi nazionali. Quanto alla denuncia dei reati, l'art. 16 rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire la segnalazione, ma lo fa senza imporre un obbligo. Le regole di riservatezza imposte dalla legislazione nazionale su alcuni i professionisti il ​​cui compito principale è lavorare con i bambini non devono costituire un ostacolo alla possibilità, per tali professionisti, di segnalare qualsiasi situazione ai servizi competenti dove hanno fondati motivi per ritenere che un minore sia vittima di reati commessi dalla direttiva. Inoltre, impone agli Stati membri di adottare le misure necessarie per incoraggiare chiunque sia a conoscenza o sospetti che siano stati commessi reati previsti dalla Direttiva, a segnalare l'accaduto ai servizi competenti. Un obbligo potrebbe essere considerato nell'imminente revisione della Direttiva. Per quanto riguarda il certificato, per contrastare i rischi che i delinquenti possano riottenere l'accesso ai minori attraverso attività di lavoro o di volontariato, l'art. 10 della Direttiva attribuisce questo diritto ai datori di lavoro e reclutamento per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con i bambini a richiedere i precedenti penali delle persone da assumere. Obbliga inoltre gli Stati membri a fornire il casellario giudiziale quanto più completo possibile in risposta a tali richieste, ricorrendo al sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari, ove opportuno, e a qualsiasi altra fonte adeguata di informazioni. Per garantire il rispetto degli obblighi sopra menzionati, la Commissione monitora attentamente l'attuazione della Direttiva 2011/93/UE negli Stati membri, compresa l'Italia, continua ad avvalersi dei poteri conferiti loro dai trattati nella misura necessaria per garantire una piena e completa implementazione. La Commissione sta preparando una revisione della direttiva. In questo contesto si sta valutando una possibile inclusione dell'obbligo per gli Stati membri di introdurre un obbligo, almeno per professionisti che lavorano a stretto contatto con i bambini nei settori dell'istruzione, dell'assistenza all'infanzia e della sanità, a segnalare alle autorità competenti se hanno fondati motivi di ritenere che è stato commesso o rischia di essere commesso un reato ai sensi della presente direttiva. Un altra un'eventuale modifica potrebbe mirare a rendere obbligatoria la richiesta del casellario giudiziale a datori di lavoro che reclutano per attività professionali e di volontariato che comportano uno stretto contatto con bambini. Conclusione Si raccomanda di informare il ricorrente che, pur non sussistendo ancora alcun obbligo derivante dalla legislazione dell'UE impone ai singoli individui di denunciare gli abusi sessuali su minori alle autorità competenti, creando un obbligo legale, almeno per le persone che hanno contatti regolari con i bambini in virtù della loro professione, è attualmente allo studio. Inoltre, la Commissione sta anche valutando controlli obbligatori dei precedenti personali per le persone assunte per attività professionali e volontarie attività che comportano un contatto stretto e regolare con i bambini. https://youtu.be/LV5xdiXGKRQ?si=iYYUWz-t9UiBp-LV&t=322 Federica Tourn - Un vescovo svizzero accusato di abusi sessuali Non si ferma l'onda lunga delle denunce di abusi sessuali nella Chiesa cattolica svizzera. L'ultimo episodio in ordine cronologico è arrivato a toccare i vertici della gerarchia ecclesiastica. L'attuale vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Charles Morerod, ha dichiarato che in base ad una testimonianza, il suo predecessore Bernard Genoud - deceduto nel 2010 - avrebbe abusato sessualmente di una 19enne. La violenza si sarebbe ripetuta più volte, nel periodo in cui Genoud insegnava filosofia al Collège du Sud di Bulle (Friburgo). È il primo caso a coinvolgere una personalità di tale rango. Morerod ha specificato che la presunta vittima, che verserebbe in uno stato di "grande sofferenza", ha chiesto di rimanere anonima e per questo la Chiesa non indica il periodo in cui si sarebbero verificati gli episodi. La donna ha contattato l'attuale vescovo alcuni mesi fa. Già vittima di abusi in passato in altre circostanze, la donna si era rivolta a Genoud - che era amico dei suoi genitori -  proprio per confidarsi sulle violenze, ma questi avrebbe abusato della situazione. Parlando con Morerod - lui stesso un ex allievo di Bernard Genoud - la donna avrebbe detto di "essersi liberata di un peso, anche se il percorso è doloroso da intraprendere". L'attuale vescovo ha dunque lanciato un appello a testimoniare, perché la lunga carriera da insegnante del suo predecessore potrebbe celare ulteriori vittime. Ordinato prete nel 1968, Bernard Genoud ha insegnato al Collège du Sud dal 1976 al 1994, ma ha lavorato come docente anche in altre scuole fra gli anni Settanta e Novanta. È stato vescovo dal 1999 fino al suo decesso nel 2010. L'obiettivo, ha detto Morerod, è "liberare la verità". Perché "è compito della Chiesa non lasciare senza risposta la sofferenza di vittime schiacciate dal peso di un silenzio insopportabile". La Chiesa cattolica svizzera continua così a essere travolta da una bufera di rivelazioni sconcertanti. Dopo la pubblicazione, nello scorso settembre, del primo studio scientifico sulla materia, realizzato dall’Università di Zurigo, si sono infatti succeduti gli annunci di nuovi casi. A novembre Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza dei Vescovi svizzeri (CVS), e Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, sono stati ricevuti in Vaticano da Papa Francesco. L’incontro è stato l’occasione per presentare al pontefice un insieme di iniziative prese dai vertici della Chiesa cattolica svizzera per affrontare l’attuale situazione e per prevenire che casi analoghi possano verificarsi in futuro. Fonte: https://www.tvsvizzera.it https://youtu.be/LV5xdiXGKRQ?si=aKgZVMX3q3-sVSpZ&t=473 Pierelisa Rizzo – «Le chat non sono manipolate»: la conferma del perito nel processo al prete per violenze sessuali su minori a Enna Non ci sarebbe stata alcuna manipolazione, nessuna modifica e nessuna alterazione negli  screenshot della chat, che era stata ammessa dal tribunale di Enna nel processo per violenza sessuale aggravata a danni di minori in cui è imputato il sacerdote Giuseppe Rugolo. Lo ha certificato in aula un perito che ne ha confermato la corrispondenza con l’originale. La chat riguarda una conversazione tra l’archeologo Antonio Messina, che ha denunciato il prete per gli abusi subiti quando era minorenne, e che da ultimo è stato, a sua volta,  querelato dal sacerdote per diffamazione, e una sua amica. Un dialogo che proverebbe, all’epoca dei fatti, le violenze subite dalla vittima. Ancora una volta, come era già successo nel corso della scorsa udienza,  di un processo che si celebra a porte chiuse per «esigenze di riservatezza», è saltata la requisitoria della pm Stefania Leonte. Un ulteriore rinvio che, in questo caso, si è reso necessario per via dell’assenza,  giustificata per malattia ,  di uno dei giudici che compongono il collegio per cui la requisitoria è slittata alla prossima udienza che è già stata fissata per mercoledì 10 gennaio. In quella stessa data ci saranno le conclusioni degli avvocati delle parti civili. Appuntamento successivo per martedì 13 febbraio con i legali dei responsabili civili,  la diocesi di Piazza Armerina  e la parrocchia di San Giovanni Battista di Enna. e gli avvocati difensori dell’imputato. La sentenza, con le eventuali repliche,  è prevista per martedì 5 marzo. Fonte (meridionews.it) https://youtu.be/LV5xdiXGKRQ?si=NbzfkwoooNLJAOWX&t=578 Alessio Di Florio - Un anno fa la pubblicazione “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” Il 9 dicembre 2022 sul canale youtube del blog d’inchiesta giornalistica Notte Criminale è stato pubblicato da Alessandro Ambrosini e Marco Milioni il video “Vatican Shock: le radici oscure del caso Orlandi” con l’audio di alcune dichiarazioni nel 2009 di Marcello Neroni. La scomparsa di Emanuela Orlandi «trova una nuova chiave di lettura attraverso le parole di un insider della Banda della Magliana» si legge nella presentazione del video. Dodici mesi dopo Ambrosini su facebook ha pubblicato un riassunto di quanto accaduto dopo la pubblicazione. «Dodici mesi fa, io e Marco Milioni, pubblicammo l'audio che "rubai" a Marcello Neroni. La "spia alla francese" della Banda della Magliana.

  27. 24

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 14 del 9 dicembre

    Federica Tourn - Gli 80 anni dei Focolari, tra luci e molte ombre Margaret Karram e Jesús Morán, presidente e copresidente dei Focolari, sono stati ricevuti in udienza dal papa il 7 dicembre, giorno in cui ricorrono gli ottanta anni dalla fondazione del movimento da parte di Chiara Lubich. Nel pomeriggio, il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha presieduto una messa di ringraziamento nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, insieme ad altri cardinali e vescovi. Una celebrazione in pompa magna per un movimento che ha dovuto ammettere di avere al suo interno diversi casi di pedofilia (66 i casi individuati dal 1969 al 2012, secondo i dati raccolti dalla Commissione interna dei Focolari): il più eclatante è senz'altro quello di Jean-Michel Merlin, un focolarino francese che ha violentato almeno 37 bambini e che è stato definito un «abusatore seriale di minori». Meno di due settimane fa, il 25 novembre, lo stesso papa ha però nominato Margaret Karram membro del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita: una decisione che ha destato stupore e scandalo fra le vittime e i fuorisciti dal movimento. L'Oref, organizzazione ex focolari, ha scritto una lettera aperta al cardinale Farrell in cui sottolinea la grave incompatibilità della nomina della presidente dei Focolari con la funzione di tutela che il Dicastero riveste in caso di denunce di abuso all'interno dei movimenti. «Questa nomina – si legge nella lettera di Oref – si configura come un grave conflitto di interessi: per noi e per le vittime di abusi, quel Dicastero era l’ultima istanza cui rivolgersi nella speranza di ottenere ascolto, comprensione e giustizia. E ora?». Ora, chi controlla adesso il controllore? La contraddizione appare evidente, soprattutto se si pensa alla “tolleranza zero” sugli abusi proclamata più volte da Bergoglio. «Margaret Karram dovrebbe contemporaneamente operare per risolvere il problema degli abusi all'interno del Movimento dei Focolari ed esprimersi poi sulle accuse di questi ultimi in seno al suo Dicastero», spiegano gli ex focolarini. Approvato dalle gerarchie ecclesiastiche nel 1962 (quasi vent'anni dopo la sua fondazione) con il nome di Opera di Maria, il movimento dei Focolari ha la sede centrale a Rocca di Papa ed è oggi diffuso in 182 paesi. Fonte: Domani https://youtu.be/xs-LCoI4wVU?si=nq0yTQY2_njqjHcm&t=150 Ludovica Eugenio E' dedicato interamente al tema degli abusi nella Chiesa l'ultimo numero, il quarto de  2023, della rivista internazionale di teologia Concilium. Un tema già affrontato nel 2004, in un numero intitolato “il tradimento strutturale della fiducia”, che oggi viene ripreso e attualizzato. Cosa si intende per abuso? Lo spiega l'editoriale: “abuso – si legge - è un termine problematico perché potrebbe suggerire che vi possa essere un uso “corretto” di una persona, in contrasto con il suo ab-uso. Ciò non è possibile: non esiste un “uso” giusto o sbagliato di una persona, giacché una persona non dovrebbe mai essere usata. Eppure questa terminologia fa emergere esattamente il nocciolo della questione: nei casi di abuso sessuale gli individui non sono percepiti e rispettati come soggetti e persone. Sono usati, oggettivati, strumentalizzati. L’abuso è quindi sempre un abuso di potere e un abuso di fiducia, soprattutto nei rapporti di dipendenza. In particolare, nei rapporti di direzione spirituale o di cura pastorale. Proprio questo è il fulcro di questo fascicolo. Concilium tratta il tema da diverse prospettive e su un piano internazionale, registrando la difficoltà di contesti molto diversi tra loro in alcuni dei quali è ancora difficile mettere a tema l'abuso clericale. Vi sono dunque contrubuti molto diversi, ma tutti accomunati dal fatto che il contesto istituzionale in gioco è sempre la chiesa. Viene dunque messo in discussione il ruolo e la responsabilità istituzionale e teologica della chiesa cattolica, sia nel consentire relazioni di abuso sia coprendo e insabbiando. Undici i contributi presenti nel numero, tra i quali quelli della teologa tedesca Ute Leimgruber sulla rilevanza teologica della narrazione delle vittime, quello della teologa francese  Marie-Jo Thiel sul Rapporto Sauvé nella Chiesa francese, della ex religiosa, vittima di abusi Doris Reisinger sull'abuso spirituale e di p. Hans Zollner, preside dell'Istituto di antropologia della università Gregoriana sul significato della rielaborazione. https://youtu.be/xs-LCoI4wVU?si=G0NlweA7CIDYrZt1&t=281 Alessio Di Florio - L’ascolto che non ascolta del Vaticano Ascolto. Tante volte papa Francesco, Zuppi o altri della CEI hanno usato questa parola. Ascolto delle vittime, ascolto delle donne, ascolto di tante e tanti. A parole, la verità come spesso accade dietro le mura vaticane è un’altra come sottolinea questa dichiarazione di “Donne per la Chiesa”. Leggiamo la notizia che uno dei temi che verrà trattato da Papa Francesco, riunito con il gruppo dei 9 cardinali in questi giorni, sarà “la dimensione femminile nella Chiesa”. Da una parte ci incuriosisce cosa potrà emergere; dall’altra ci delude che, di nuovo e nonostante le tante istanze della nostra associazione, come di altre, le donne siano assenti al tavolo dove si parla del loro ruolo. Parlano di noi e su di noi ma non con noi. Auspichiamo invece e continuiamo a sollecitare un dialogo più autentico e sinodale, dove le donne siano soggetti del proprio processo di partecipazione nella comunità ecclesiale e dove si possa parlare di ministerialità così come di altre riforme necessarie. Alcune di noi insieme a tante teologhe e teologi contemporanei si domandano se non sia tempo per un superamento del principio petrino e mariano. Aggiungiamo che questa modalità binaria di definire la realtà presuppone separazione e impone paletti che ingabbiano invece di liberare i carismi di ciascuna e ciascuno. Abbiamo la sensazione che questo arroccarsi su alcune specifiche posizioni o teorie teologiche, di nuovo, nasconda un timore per una partecipazione sempre più ampia delle donne nella Chiesa. https://youtu.be/xs-LCoI4wVU?si=Apkmilb1yzs-o2OE&t=401 Francesco Zanardi - Ci siamo fatti in TRE. Nasce Rete L’ABUSO WEB PORTAL con tre siti tematici dedicati Un’esigenza per continuare a mantenere un servizio informativo di eccellenza, soprattutto in Italia dove l’informazione è estremamente carente, tanto da venire troppo spesso meno a quella che dovrebbe essere la sua funzione sociale. Una scelta radicale che valorizza con i suoi contenuti la stessa storia del paese e le inascoltate proteste dei sopravvissuti, documentata con migliaia di contenuti di cui molti non più reperibili sul web, ma presenti nel nostro archivio. Il nuovo PORTALE trova oggi all’indirizzo solito retelabuso.org tre distinte strutture: Il PORTALE – ASSOCIAZIONE SOPRAVVISSUTI che conterrà i soli contenuti relativi all’Associazione, l’operato negli anni, i consigli e i servizi MEDICI e LEGALI regionali, per le vittime. Il PORTALE – TG NEWS – NOTIZIE REGIONALI contenente non solo tutte le edizioni del TG NEWS ma la selezione di tutte le notizie di archivio storico, suddivise per Regione e categoria. Il PORTALE – OSSERVATORIO PERMANENTE contenente gli unici dati statistici italiani. I database sui sacerdoti accusati; quelli condannati; le strutture della chiesa per curare i preti pedofili (nessuna per le vittime); i vescovi insabbiatori tuttavia rimasti al loro posto in Itali, malgrado il Motu proprio; le statistiche sulla base europea; i riscontri sull’entità del fenomeno in Italia. Dati unici in quanto a differenza degli altri paesi, l’Italia non ha mai prodotto. Come è visibile a colpo d’occhio da ogni portale di accesso tematico, emerge uno storico molto chiaro, malgrado i contenuti siano gli stessi di prima. La struttura in realtà, malgrado i tre PORTALI tematici permette tramite la ricerca interna al PORTALE – indipendentemente dal portale utilizzato - la scansione dell’intero ARCHIVIO STORICO, con contenuti documentali che partono dal 1870 con sentenze di condanna (all’epoca MORALE) del RE d’Italia Umberto 1° e continuano con la storia “censurata” dalla memoria del paese, come lo “scandalo” di Varazze, luglio 1907, dietro ai preti pedofili, la guerra civile che in due giorni da Savona, travolse tutta Italia. I tre PORTALI sono già attivi e consultabili a pieno regime nella maggior parte dei servizi, alcuni ancora in fase di riallestimento. https://youtu.be/xs-LCoI4wVU?si=DaIchhjmU8n13kzS&t=573 Pierelisa Rizzo La chiameremo Sheila ed è l’assistente sociale che ha testimoniato in tribunale ed ha contribuito a mettere in prigione uomini che hanno abusato di bambini e adolescenti ospiti degli orfanatrofi cattolici Madonna Manor e Hope Haven, a diverse miglia da New Orleans. “Ho provato. Ho fatto tutto quello che potevo per far arrestare quell’uomo”, ha detto, riferendosi a Harold Ehlinger, che viveva in un dormitorio quando il suo lavoro quotidiano fare l’assistente sociale ai ragazzi del Madonna Manor, ora chiuso. Questi due edifici, che ospitavano gli orfanatrofi belli allora e ben curati,  sono stati il rifugio di sadici e violentatori per decenni, beni immobili importanti  nella protezione dalla bancarotta che l’arcidiocesi ha voluto nel 2020, affrontando cause legali per le vittime di abusi. Il caso della Chiesa ora supera le 500 denunce di abuso grazie anche ad una legge della Louisiana , a rischio di sopravvivenza, che ha eliminato i termini di presentazione delle domande per le vittime. Man manco che si va avanti sta emergendo i contorni di una cultura religiosa criminale sotterranea con circa 100 denunce di abusi incentrate sui due orfanotrofi. Lo chiameremo Leon. Nato nel 1971, fu mandato a Madonna Manor da una famiglia che si era separata, alla fine del 1982 o 1983. “Invece di subire abusi, scappavo – troppe volte per poterle contare.  Era praticamente una prigione”. Era l’autunno del 1980, quando Sheila andò a lavorare al Madonna Manor.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 13 del 2 dicembre

    Federica Tourn - La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi Madrid , 24 nov 14:06 - (Agenzia Nova) - La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha annunciato che risarcirà tutte le vittime di abusi, anche nei casi in cui il colpevole sia deceduto, quando la Chiesa avrà la "convinzione morale" che ciò sia avvenuto. "Dovrà essere studiato caso per caso. E se si arriva a questa conclusione morale, ci sarà una riparazione morale", ha spiegato il portavoce e segretario generale della Cee, Cesar Garcia Magan, nel corso della conferenza stampa seguita all'assemblea plenaria dell'episcopato spagnolo, pur non specificando i tempi previsti per l'approvazione del piano né in merito all'entità dell'indennizzazione. "In linea di principio, la riparazione deve essere pagata dagli autori del reato e, se del caso, dalle istituzioni coinvolte. Ad esempio, se il colpevole è deceduto, l'istituzione. Se si tratta di una diocesi o di un istituto di vita consacrata. In linea di principio, non la Conferenza episcopale", ha chiarito il portavoce. "La Chiesa farà sempre delle riparazioni. Se viene creato un fondo per risarcire tutte le vittime, noi parteciperemo. Se si tratta di risarcire le vittime della Chiesa, sia con una sentenza giudiziaria, sia senza sentenza giudiziaria, sia dal punto di vista dell'obbligo di risarcimento, parteciperemo", ha ribadito Garcia Magan. https://youtu.be/kxuVqB75d7Y?si=N85y6q65uYXxCUrd&t=144 Pierelisa Rizzo - Gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie Una lettera anonima contenente gravi accuse ad un sottoufficiale dei carabinieri di Piazza Armerina e alla moglie sarebbe stata recapitata all’associazione Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di sopravvissuti agli abusi clericali, e poi tramessa dal presidente dell’associazione, Francesco Zanardi, alla Procura di Enna. Nella lettera, scritta al computer, si accuserebbe la moglie del carabiniere, vicina ad una associazione cattolica di Gela e sorella di una donna che ricoprirebbe un incarico delicato all’interno della Diocesi piazzese, di schierarsi apertamente a favore del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, coinvolto nella vicenda di Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo al Tribunale di Enna per violenza sessuale aggravata a danno di minori. Secondo l’anonimo, il carabiniere invece di indagare, si sarebbe posto a fianco della moglie in questa battaglia a difesa di Gisana, non perdendo occasione di schierarsi sul social o nelle parrocchie che frequenta, mentre andrebbe segnalato e trasferito in altra città. E’ questa l’ennesima esasperazione di una vicenda che intreccia Enna con Gela e che ha come fil rouge proprio il vescovo Gisana. Alla stazione dei carabinieri di Piazza Armerina è stato, infatti, trasferito da qualche mese un militare di Gela accusato di violenza sessuale ai danni del figlio minore, visto e fotografato in più occasioni proprio accanto a Gisana. E qualche giorno fa , a Gela, dopo la richiesta di rinvio a giudizio di qualche settimana fa, si sarebbe dovuta tenere l’udienza preliminare contro un formatore-catechista , per anni impegnato in attività alla chiesa Madre gelese. A denunciare il catechista sarebbe stato un giovane, allora minorenne, che ha raccontato alla Squadra Mobile di Caltanissetta come si sarebbero consumati gli atti sessuali, alcuni avvenuti anche nei locali di una chiesa. Il ragazzo ha riferito di avere informato delle violenze sia il vescovo Gisana che Vincenzo Cultraro, ex direttore del seminario ed ora parroco alla chiesa Madre di Gela che però nulla avevano fatto. Sarà dunque il gup a valutare gli elementi acquisiti dalla polizia contro il catechista , tra i quali finti profili social e conversazioni che comproverebbero le violenze. Pierelisa Rizzo https://youtu.be/kxuVqB75d7Y?si=Kyy6RccZxrnf_TPx&t=290 Alessio Di Florio - Una rete di abusi? Formatasi attorno alle comunità giovanili, alle scuole e in particolare alle parrocchie e alle case famiglia, una sinistra rete di pedofili è stata stesa. Si è rafforzata sfruttando rapporti instauratisi all’interno di una importante associazione cattolica, gode di protezioni o quantomeno di una significativa tolleranza. Così Repubblica ha descritto quel che è emerso in un’inchiesta giudiziaria a Tivoli: una rete di abusi con un diacono e un ex dirigente cattolico. Alla luce di una serie di elementi, che man mano che procede il lavoro degli inquirenti si stanno sommando l’uno all’altro, è l’ipotesi che sta facendo perdere il sonno a magistrati e carabinieri prosegue l’articolo. Primo allarme a gennaio, indagini e domiciliari per un prof di religione impegnato anche in una casa famiglia e in parrocchie. Le indagini sono poi arrivate ad un altro insegnante e al diacono. Riporta ancora l’articolo di Repubblica. A uno dei minori che ha riferito di aver subito violenze sessuali ignoti hanno bruciato il citofono di casa. E alla garante per l’infanzia, che segue anche il caso di Tivoli, è stata danneggiata per due volte l’auto. Il procuratore del centro tiburtino, Francesco Menditto, ha utilizzato parole dure: «Il clima di omertà ambientale è molto simile a quello mafioso. I genitori non vogliono accettare la violenza che può avere patito il loro figlio e spesso si rivolgono all’autorità religiosa che tende a tenere la vicenda al suo interno». https://youtu.be/kxuVqB75d7Y?si=PNX_9KkdQIicpIs3&t=399 Federico Tulli - Il peccato originale Anche oggi proseguiamo nella nostra ricerca sulle radici ideologiche della pedofilia, un crimine che in Occidente si consuma da 2500 anni sotto la copertura culturale che comincia con Platone, Socrate e Aristotele e prosegue nel mondo romano prima e quello a tradizione cristiana e cattolica poi fino ai nostri giorni. Disse lo psichiatra Massimo Fagioli durante un dibattito pubblico nel 2010: “Una madre deve essere consapevole che il figlio ha nascita e identità. Non è identità adulta, non ha la parola, non cammina, però è un’identità. Quella del bambino è una identità di pensiero. Mentre nella cultura millenaria il bambino al massimo è considerato un animale. Con il conseguente, terribile, battesimo dei cattolici. Come se il neonato fosse una bestia che soltanto loro rendono umano”. È questa la violenza invisibile che nega la realtà umana del bambino che sta alla base di quella cultura che ancora oggi giustifica e quindi legittima la pedofilia. Riguardo gli «stupratores puerorum», il Cristianesimo segna una cesura radicale nella cultura romana molto ben raccontata da Eva Cantarella nei suoi libri, ma solo perché per la dottrina dei cristiani l’unico rapporto secondo natura è quello che porta alla procreazione. L’aver avuto dei rapporti “con” bambini o poco meno che adolescenti non deve essere stato però così tanto esecrabile nemmeno per i cattolici della prima ora poiché non impediva di diventare Papa. Lo stanno a testimoniare i diciassette pontefici pedofili (tra cui pure qualche santo) che si contano tra il 336, con san Damaso, e il 1555 con Giulio III di cui abbiamo parlato in una delle precedenti puntate. Del resto la sanzione stabilita nel Concilio di Elvira del 305, cui vanno incontro gli «stupratores puerorum», consiste nel divieto perpetuo di fare la comunione. Una sanzione già blanda di per sé che non facciamo fatica a immaginare raramente applicata. Perché? Ma perché l’essere umano è peccatore per natura. Quindi ogni violenza che subisce è considerata un’espiazione. A chi chiedeva: «Perché Iddio permette la morte degli innocenti?» Bartolomeo Spina, maestro del Sacro Palazzo, nel 1523 rispondeva: “Dio opera con giustizia. Perché se essi non muoiono a causa dei peccati commessi, muoiono pur sempre perché colpevoli del peccato originale”. Se alla parola “morte” sostituiamo “stupro” (idea niente affatto peregrina stante il livello di distruzione psichica che subisce un bimbo o una bimba violentata), l’equazione è risolta. La pedofilia è un omicidio psichico ha detto la pediatra e psicoterapeuta della scuola di psicoterapia Bios e Psiche Maria Gabriella Gatti. Con l’idea di peccato originale ogni omicidio, ogni violenza trova nella cultura che propala questa idea di peccato originale, una sua giustificazione. E ogni omicida e violentatore, trova riparo.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 12 del 25 novembre

    Francesco Zanardi - Il Garante per l’infanzia si pronuncia sul vuoto legislativo del Certificato antipedofilia. Il Garante per i diritti dell’infanzia italiano si è pronunciato per la prima volta sul grave vuoto legislativo del certificato anti pedofilia che la Rete L’ABUSO contesta da anni, per via dei vuoti applicativi dello stesso, che lasciano al momento fuori dall’esibirlo alcune categorie tra cui il volontariato. Lo ha fatto, nella giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, alla luce però di una ennesima contestazione della Rete L’ABUSO agli organi sovranazionali, attualmente in corso presso il Parlamento europeo. Una serie di silenzi istituzionali che dura almeno dal 2017, quando il Deputato Matteo Mantero, dopo le inascoltate diffide e denunce dei legali della Rete L’ABUSO agli organi Istituzionali italiani, depositò un’interrogazione Parlamentare, tutt’oggi inascoltata. Segui il primo formale reclamo dell’Associazione per la mancata risposta delle Istituzioni, al Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU, al quale l’Italia non rispose mai. Da qui l’inevitabile scelta di rivolgersi all’Unione Europea all’interno della quale l’Italia è l’unico Stato membro in materia di pedofilia a non essersi reso conto in tredici anni della situazione drammatica sul territorio, malgrado tutti gli altri stati membri producessero attraverso commissioni indipendenti, relazioni a dire poco allarmanti. Quanto dichiarato dal Garante in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, se pur dipenderà nell’attuazione dalla concreta volontà e dall'impegno del Governo, è tuttavia importante per un paese tanto arretrato in materia di diritti dei minori e delle fasce deboli, quanto l’Italia. Rete L’ABUSO https://youtu.be/tbYpnXY_FEA?si=ygCTVDJ763yRvmLW&t=225 Federica Tourn - Negli Stati Uniti, le diocesi dichiarano bancarotta per sottrarsi a giusti risarcimenti per le vittime di abuso Uno dopo l’altro, vari rami della chiesa cattolica in tutta la California hanno dichiarato bancarotta, citando l’incapacità di risarcire i danni derivanti da un gran numero di cause legali per abusi sessuali. Tra questi, le ultime sono state le diocesi di Santa Rosa e Oakland, l’ arcidiocesi di San Francisco,la diocesi di San Diego. Le dichiarazioni di fallimento della Chiesa non sono senza precedenti. Da Portland a Milwaukee e da Helena a Rochester, le diocesi dichiarano bancarotta ai sensi del capitolo 11 da quasi due decenni . E non è solo la Chiesa cattolica a compiere questi passi. Allo stesso modo, i Boy Scouts of America hanno cercato una via d'uscita da migliaia di accuse di abusi sessuali nel 2020. L’ondata di cause legali in California è arrivata dopo che la legislazione del 2019 ha aperto una “finestra di riepilogo” di tre anni che consentirebbe ai sopravvissuti ad abusi sessuali infantili di intentare azioni legali basate su vecchie accuse che normalmente sarebbero escluse dai termini di prescrizione. Quando la finestra si è chiusa lo scorso dicembre, più di 2.000 persone in tutto lo Stato avevano intentato cause contro la Chiesa cattolica. Ma dichiarare bancarotta non significa che la Chiesa sia al verde. Si tratta piuttosto di una strategia legale intrapresa da aziende che affermano di non avere i fondi per pagare un numero elevato di risarcimenti individuali. Conosciute come “riorganizzazioni”, queste protezioni dal fallimento consentono alla chiesa di evitare di intraprendere dozzine, se non centinaia o migliaia, di processi individuali costosi raggruppandoli in un unico accordo. Nel 2019, l’arcidiocesi di Los Angeles ha pagato 8 milioni di dollari a un singolo sopravvissuto agli abusi . Ad oggi, gli accordi sono costati alla chiesa cattolica della California più di 1 miliardo di dollari Ai sopravvissuti agli abusi, il procedimento sembra una scappatoia. “È solo un altro modo per metterci a tacere”, dice Dan McNevin, che guida la sezione di Oakland del gruppo di supporto Survivors Network of those Abused by Priests (Snap). A differenza dei processi, le procedure fallimentari non comportano un processo di trasparenza, il che significa che informazioni chiave su ciò che i leader della chiesa sapevano potrebbero non essere mai rivelate. Melanie Sakoda, coordinatrice del supporto ai sopravvissuti presso Snap, afferma che la rimozione del processo di scoperta si traduce in una nuova traumatizzazione della vittima. “Quello che stanno veramente cercando sono informazioni”, ha detto. Fonte: The Guardian https://youtu.be/tbYpnXY_FEA?si=pYoq3AZEU9mQf1G9&t=394 Ludovica Eugenio – Progetto triennale della diocesi di Bolzano “Il coraggio di guardare” Il progetto triennale della diocesi di Bolzano “Il coraggio di guardare”, per elaborare e prevenire abusi e altre forme di violenza, presentato il 17 novembre, sembrerebbe un caso unico in Italia. Già a partire dalla sua presentazione, avvenuta con il coinvolgimento e la partecipazione della componente civile della società: dai rappresentanti delle istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine, a sottolineare che gli abusi rappresentano un problema sociale che richiede la partecipazione di tutte le parti sociali. Due i cardini del progetto: l’ascolto dei sopravvissuti e il lavoro di indagine con due studi legali indipendenti, uno tedesco (già responsabile del Rapporto sugli abusi delle diocesi di Monaco e di Colonia) e uno altoatesino. Per affrontare gli abusi, il percorso – portato avanti in collaborazione con l’Istituto di antropologia della Pontificia Università Gregoriana, presieduto da p. Hans Zollner  - si basa su tre fasi: chiarire, elaborare, prevenire. Sulla base dei dati emergenti dagli archivi diocesani verranno raccolte ulteriori informazioni con questionari e interviste ai testimoni dei fatti. I risultati verranno resi pubblici e costituiranno la base per il lavoro successivo di elaborazione e prevenzione. Si tratta di un approccio agli antipodi rispetto a quello della Chiesa italiana, che pretende di proteggere, e persino prevenire, a prescindere da un lavoro di verità e giustizia, e da una inchiesta indipendente, puntando molto su una formazione che, in assenza di dati realistici, risulta carente nelle premesse. Fonte sito diocesi di Bolzano https://youtu.be/tbYpnXY_FEA?si=hDJPjEftmvTyZasj&t=500 Alessio Di Florio - Lettera anonima su Emanuela Orlandi È stata inviata a Radio Cusano Campus una missiva anonima su Emanuela Orlandi lo scorso 13 novembre, negli stessi giorni in cui è stata definitivamente approvata in Senato l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta. La lettera è indirizzata al conduttore dell’emittente Fabio Camillaci che diverse volte ha intervistato Pietro Orlandi e segue la battaglia della famiglia Orlandi per Emanuela. Radio Cusano Campus non ha reso noto il contenuto della lettera e si è rivolta direttamente all’anonimo che l’ha inviata: «Se l’autore della lettera sa dove si trova, si faccia avanti, parli, indichi dov’è che bisogna guardare chiaramente, senza giri di parole, senza rebus». Il nome di Emanuela Orlandi all’interno lettera non è esplicitamente menzionato ma all’interno della busta c’è un’altra busta più piccola indirizzata “Alla cortese attenzione di Pietro Orlandi”. «Ho i faldoni di lettere anonime. Sinceramente, dopo quarant’anni lettere simili che formulano enigmi… però bisogna sempre leggere e seguire ogni cosa» ha dichiarato Pietro Orlandi a Movmag. https://youtu.be/tbYpnXY_FEA?si=gSaHDwM3EZCwaXbl&t=594 Pierelisa Rizzo – Le diocesi cattoliche dichiarano bancarotta. I sopravvissuti agli abusi dicono che è un “modo per metterli a tacere”. In Californi le diocesi dichiarano fallimento per non risarcire le vittime degli abusi. “ Oakland ha abbastanza soldi per costruire una cattedrale  da 200 milioni di dollari, fatta non molto tempo fa, ma non riesce a mettere insieme i soldi per ripagare le bambine vittime, che hanno violentato per decenni”. Lo denuncia una vittima che, dall’età di 14 anni, subì ripetuti abusi sessuali dal suo vice preside, un sacerdote ordinato. Per decenni l’uomo ha avuto in incubi e attacchi di panico, gli amici, che avevano subito abusi, hanno cominciato a drogarsi e alcuni sono diventati alcolizzati e molti si sono tolti la vita. “Sono moralmente ed eticamente in bancarotta – aggiunge uno delle vittime – ma non sono finanziariamente in bancarotta”.  Uno dopo l’altro, vari rami della chiesa cattolica in tutta la California hanno dichiarato bancarotta, citando l’incapacità di risarcire i danni derivanti da un gran numero di cause legali per abusi sessuali.  Le diocesi di Santa Rosa e Oakland hanno depositato la domanda in primavera. L’arcidiocesi di San Francisco ha seguito l’esempio in agosto , e la diocesi di San Diego ha condiviso il suo piano per fare lo stesso a novembre. Le cause legali arrivano in un momento in cui il cattolicesimo in California è in crescita,  alimentato in gran parte dall’immigrazione dall’America Latina e dall’Asia, mentre altre parti degli Stati Uniti, compresi gli ex centri cattolici nel nord-est, vedono il loro numero diminuire.  Le dichiarazioni di fallimento della Chiesa non sono senza precedenti.  E non è solo la Chiesa cattolica a compiere questi passi. Allo stesso modo, i Boy Scouts of America hanno cercato protezione tra migliaia di accuse di abusi sessuali nel 2020. L’ondata di cause legali in California è arrivata dopo che la legislazione del 2019 ha aperto una “finestra di riepilogo” di tre anni che consentirebbe ai sopravvissuti ad abusi sessuali infantili di intentare azioni legali basate su vecchie accuse che normalmente sarebbero escluse dai termini di prescrizione. Quando la finestra si è chiusa lo scorso dicembre, più di 2.000 persone in tutto lo Stato avevano intentato cause contro la Chiesa cattolica; Solo la diocesi di Oakland ha registrato 330 accusatori. Ma la chiesa sostiene che il fallimento è anche più giusto nei confronti delle vittime,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 11 del 18 novembre

    Federica Tourn - Scarsa affluenza agli sportelli diocesani: il nuovo rapporto Cei sugli abusi In coda all'assemblea straordinaria della Cei il 16 novembre ad Assisi è stata presentata “Rilevazione sulle attività dei Servizi diocesani per la tutela dei minori e dei Centri di ascolto”, che segue il primo report sugli abusi nella chiesa italiana dell'anno scorso sull''attività del Servizio Diocesano o Interdiocesano per la tutela dei minori, del Centro di ascolto e del Servizio Regionale per la tutela dei minori nelle diocesi italiane nel 2020 e 2021. Ecco quindi i dati, elaborati dall'équipe di ricercatori dell'università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Nel 2022 i presunti abusatori segnalati alla Chiesa sono stati 32 e le vittime 54 (con prevalenza di casi che riguardano il passato per il 56,8%), mentre nel biennio 2020/2021 le vittime erano state 89 e 68 i preti abusatori. L'età delle vittime nel 2022: 25 hanno fra i 15 e i 18 anni e 19 sono maggiorenni, con una netta prevalenza di femmine (44 su 54). Rimangono quindi dieci segnalazioni di abuso che riguardano bambini, ma la sintesi non lo esplicita, così come non nomina mai la parola “pedofilia”. Le vittime minori di 14 anni però ci sono, come si legge nella versione estesa del rapporto: due hanno meno di 4 anni, quattro fra 5 e 9 anni e quattro fra 10 e 14 anni. Le segnalazioni sono arrivate ai 108 centri di ascolto attivi in 160 delle 206 diocesi italiane, mentre nel primo report i centri d'ascolto erano 90, di cui solo 30 avevano fornito dati. Analizzando i casi segnalati per tipologia di abuso, «si nota la prevalenza di comportamenti e linguaggi inappropriati – si legge nella Rilevazione – offese, ricatti affettivi e psicologici, molestie verbali, manipolazioni psicologiche, comportamenti seduttivi, dipendenze affettive». Il profilo dell'abusatore è un sacerdote o un religioso che ha dai 40 ai 60 anni e nel 37% dei casi è un laico. Cambiano i motivi che spingono le persone a contattare i centri: è vero che nel 2022 è cresciuto il numero complessivo di persone che hanno contattato i centri d'ascolto (374 rispetto agli 86 del biennio 2020/21), ma nel 2022 nell'l’81,9% dei casi si tratta in realtà di richiesta di informazioni e soltanto nel 18,1% di una denuncia all'autorità ecclesiastica (rispetto al 53,1% registrato nel 2021). Inoltre, pur avendo ampliato la base di indagine (nel 2022 ha risposto il 92% delle diocesi rispetto al 73% del biennio precedente), gli abusatori presunti sono meno della metà di quelli indicati nel primo report. Non solo: il 63,9% delle diocesi (e addirittura l'85,7% al sud) non ha ricevuto un solo contatto nel periodo 2020-2022. Dati che indicano chiaramente che i centri d'ascolto diocesani non funzionano perché le persone non ci vanno, nonostante siano triplicati gli incontri formativi sulle “buone prassi in parrocchia” e sull'ascolto delle testimonianze. «Nel 2022 sono arrivate più vittime alla Rete L'Abuso che a tutti gli sportelli diocesani italiani», commenta amaro il presidente Francesco Zanardi. La Rete L'Abuso, l'associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, ha documentato 332 casi di violenza da parte di chierici o religiosi dal 2010 a oggi, casi che la Cei non ha finora voluto acquisire. Fonte: Domani https://youtu.be/wBPMDHb2vfk?si=cVoPqWLT_dh6FZGz&t=203 Francesco Zanardi - Lo schiaffo della Conferenza Episcopale Francese alla "nullafacente" CEI, l’unica a fallire in Europa sulla pedofilia La Conferenza Episcopale Francese ha risarcito un sopravvissuto italiano, Piero Brogi. L’uomo - tra i fondatori della Rete L’ABUSO, oggi 60enne e residente in Francia - era stato abusato a Roma nella parrocchia dei SS. Aquila e Priscilla all’età di 9 anni, da monsignor Angelo Pio Loco Boscariol oggi deceduto. Durante l’inchiesta della Commissione indipendente francese CIASE l’uomo (se pur abusato in Italia) decise di presentare comunque la denuncia chiedendo di essere risarcito dalla chiesa in quanto istituzione globale. Dopo una serie di accertamenti da parte della Conferenza Episcopale Francese sul fatto accaduto in Italia, ha ricevuto l’indennizzo economico. Un indennizzo quantificato a seconda dei casi per un massimo di 60.000€, sicuramente simbolico che però almeno restituisce alle vittime un valore più immenso, quello del riconoscimento e del reale pentimento. Purtroppo in Italia questo al momento non è neppure ipotizzabile in quanto la CEI stessa ha scelto di continuare sulla linea criminale, di proseguire  nell’insabbiamento interno, nella NON denuncia alle autorità civili, nel NON riconoscimento delle vittime, alle quali lo stesso Presidente Matteo Zuppi rinnega nei fatti qualunque possibile dialogo. Rete L’ABUSO https://youtu.be/wBPMDHb2vfk?si=sAkq7s-e33NDLKRG&t=314 Pierelisa Rizzo - Si infittisce il giallo dell’aggressione al giovane viceparroco di San Francesco a Gela Si infittisce il giallo dell’aggressione a don Francesco Spinello, giovane viceparroco di San Francesco, a Gela, che sarebbe stato colpito alla testa e medicato con tre punti di sutura mentre si trovava a Roma per un pellegrinaggio. Secondo il quotidiano la Sicilia, in un articolo a firma di Laura Mendola, l’aggressore potrebbe essere una donna, ma potrebbe essere anche un trans. Ma andiamo per ordine. Padre Francesco Spinello fa parte della folta comunità della Piccola Casa della Misericordia che il 6 novembre scorso ha fatto visita, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana  in testa, a Papa Francesco. “Ero nella hall dell’albergo – ci dice a telefono don Spinello – e sono stato aggredito con una tazza da una donna che ce l’aveva con la chiesa”. Secondo la versione fornita, il sacerdote, che si trovava solo, senza altri parrocchiani in albergo, sarebbe stato suturato alla medicheria del Vaticano. Ma c’è invece chi giura che l’aggressione sia stata in zona Colosseo e non sarebbe stata certo una tazza, piuttosto  una bottiglia. E c’è ancora chi avrebbe sentito dire a don Spinello di essere caduto. E c’è chi, in un primo momento, ha parlato di un’aggressione da parte di una mendicante e che Spinello sarebbe stato suturato dopo due giorni, al ritorno, a Gela.  Fatto sta che, stante al racconto del giovane sacerdote, che non ha presentato alcuna denuncia contro chi l’avrebbe aggredito, Don Spinello sarebbe andato con la testa fasciata all’udienza con il Papa. Ma tra i tanti pellegrini della Piccola Casa della Misericordia di Gela le voci si rincorrono e si moltiplicano. In un momento in cui questa istituzione , fondata 10 anni fa, sotto l’impulso di Papa Francesco, che con i suoi diversi servizi dovrebbe offrire  una risposta concreta ai tanti bisogni emergenti del territorio, è al centro di una vicenda politica dopo che il gelese, vicepresidente dell’assemblea regionale siciliana, Nuccio Di Paola,  in un intervista al quotidiano di Gela del 13 novembre 2023, dal titolo “Niente mancette, fondi a Casa della Misercordia e a Consorzio di bonifica”  a proposito di un maxi emendamento, a pochi giorni dalla visita della comunità della Casa della Misericordia a Papa Francesco, dichiara “ Io non mi sono fatto tirare per la giacchetta da nessuno, né ho partecipato alla gara per mance e mancette destinate a sagre e feste” . Ma aggiunge che la somma di centomila euro destinati alla Piccola casa della Misericordia, per iniziative a sostegno di chi è più in difficoltà, così come quella di 200 mila euro per il consorzio di bonifica della zona di Gela, porterebbero la sua firma. Parole, quelle del vice presidente dell’Ars Nuccio Di Paola, eletto nel collegio di Caltanissetta con 3889 voti, che non hanno lasciato indifferenti i tanti, tra gli abitanti di Gela, che guardano con attenzione alla vita delle comunità religiose che ora si interrogano perchè a beneficiare di questa somma sia stata solo la  Piccola Casa della Misericordia e non gli altri centri, che operano sul territorio e  che accolgono poveri e disagiati. Pierelisa Rizzo Fonte La Sicilia, 15 novembre 2023 Quotidiano di Gela , 3 novembre 2023 https://youtu.be/wBPMDHb2vfk?si=-M_mbKp-_PKNQ18E&t=500 Alessio Di Florio - Famiglia Claps: «Per Elisa non chiediamo soldi, il vescovo continua a mentire» Nella scorsa puntata abbiamo sottolineato come dopo la prima messa nella Chiesa della Santissima Trinità a Potenza e il sit in di protesta indetto dalla famiglia di Elisa Claps si sono scatenati ambienti “cattolici” con un copione identico a quanto accaduto in questi mesi contro Pietro Orlandi. Gli ultimi giorni lo hanno confermato, il vescovo in un’intervista al Corriere della Sera ha insinuato - tra le altre dichiarazioni rilasciate – che la famiglia Claps punta solo ad avere risarcimenti economici, che si muoverebbe per denaro. Il fratello Gildo, sempre sul Corriere della Sera, ha ribadito la verità dei fatti e smentito il vescovo: «Per Elisa non chiediamo soldi, il vescovo continua a mentire» il titolo dell’intervista pubblicata il 13 novembre. Mentre accade tutto questo proseguono gli attacchi contro il sit in, definito violento da ambienti in difesa del vescovo e della curia. Un appello è stato promosso su Change.org contro quest’offensiva https://www.change.org/p/caso-claps-appello-collettivo-a-sostegno-della-famiglia-di-elisa-e-della-verit%C3%A0-d7e7eb9d-6c5f-4056-b622-addd1b2b21a5?fbclid=IwAR0soee7_Eya9RJmgGeBJ_7Mq19FU4aLxiIACmiw8eDRTLt08pi9xnNMC6g Caro vescovo, osserva questa foto. Guarda la bellezza di quegli occhi volti al cielo. Sguardi sereni che seguono il volo di un palloncino bianco. "Ovunque tu sia, figlia mia, ti penso sempre", ha detto mamma Filomena mentre liberava il palloncino. Quanta gioia ieri a Potenza. Quanta commozione liberatoria. Oggi le tue parole dure, ingiuste, false in alcune affermazioni, provano a scalfire quella serenità. Non ci riuscirai, non ci riuscirete. Non avete vinto voi. Prendetene atto una volta per tutte e lasciate in pace Elisa e la famiglia Claps.

  31. 20

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 10 del 11 novembre

    Francesco Zanardi - Enna, Antonio Messina commenta le dichiarazioni di Papa Francesco “Saluto il Vescovo di Piazza Armerina, Monsignor Rosario Gisana: bravo, questo Vescovo, bravo. È stato perseguitato, calunniato e lui fermo, sempre, giusto, uomo giusto. Per questo, quel giorno in cui andai a Palermo, ho voluto fare sosta prima a Piazza Armerina, per salutarlo; è un bravo Vescovo.” “A poche ore dalla requisitoria del pm e della discussione delle parti civili, nel processo al sacerdote Giuseppe Rugolo, accusato di violenza sessuale aggravata su minori, e che scaturisce dalla mia denuncia, la nota della sala stampa del Vaticano nella quale Papa Francesco tesse le lodi del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, fa male oltre che fa pensare”. A parlare è Antonio Messina, il giovane che ha denunciato il sacerdote per le violenze subite. “Questo vescovo – dice Antonio Messina – è lo stesso intercettato mentre parla con Rugolo e dice di avere insabbiato tutto”. Antonio rinnova la sua richiesta di potere parlare con Papa Francesco. “Santo Padre mi rivolgo nuovamente a Lei per chiederle di ricevermi. Vorrei parlarle e raccontare, atti alla mano, cosa sta succedendo nella diocesi di Piazza Armerina. Se è vero che il processo al catechista di Gela si aprirà grazie alla perseveranza di due avvocati, quello di Enna si concluderà, con la sentenza il prossimo 10 gennaio”. www.ennalive.it https://youtu.be/saVklxjuXgY?si=cH_nAL2uVktxUSAy&t=104 Ludovica Eugenio – Donne “La violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”. Così si esprime papa Francesco in un messaggio diffuso l'8 novembre dalla Sala Stampa vaticana, in occasione della campagna nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da RAI Radio1 Gr1 e Cadmi D.I.Re “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”,  d “In troppi luoghi e troppe situazioni – dice il papa - le donne sono messe in secondo piano, sono considerate “inferiori”, come oggetti”. Sono parole, queste del papa, che caratterizzano, in effetti, proprio la realtà femminile nella Chiesa, sempre idealizzata ma mai ritenuta degna di parità di diritti, come più volte sottolineato dalle associazioni cattoliche che si battono per questo. “Quante donne sono sopraffatte dal peso e dal dramma della violenza!” prosegue il papa, Quante sono maltrattate, abusate, schiavizzate, vittime della prepotenza di chi pensa di poter disporre del loro corpo e della loro vita, obbligate ad arrendersi alla cupidigia degli uomini, prosegue il papa. Dove c’è dominio c’è abuso! (…) “È nostro dovere, responsabilità di ciascuno, dare voce alle nostre sorelle senza voce: le donne vittime di abuso, sfruttamento, emarginazione e pressioni indebite. Non restiamo indifferenti! È necessario agire subito, a tutti i livelli, con determinazione, urgenza, coraggio”. Parole che stridono con la realtà delle vittime di abusi nella Chiesa, tra le quali numerose donne e religiose come quelle che accusano l'ex gesuita Marko Rupnik, che da anni chiedono invano al papa di essere ascoltate e riconosciute come persone degne di credibilità. Fonte: bollettino Sala stampa vaticana https://youtu.be/saVklxjuXgY?si=POF1PrCJk7bATCqm&t=229 Alessio Di Florio - Commissione Orlandi-Gregori è legge, contro il sit in della famiglia Claps si scatena “l’indignazione cattolica” Finalmente! Dopo otto mesi di rinvii continui e di attacchi il Senato ha votato per l’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori. Due giorni consecutivi di rinvii, il 7 e l’8 novembre, potevano far temere che slittasse ancora il voto finale. Così invece non è stato. Ora la partita sarà l’istituzione effettiva e che questa Commissione sia libera di poter indagare a schiena dritta senza interferenze dello Stato estero più piccolo al mondo e di timori reverenziali. Sui tempi incombe il ritorno alla Camera della votazione per l’istituzione dell’altra commissione d’inchiesta, quella sulla gestione della pandemia, e il rischio è che quindi si slitti ancora di mesi. Alla vigilia il senatore Casini ha dichiarato che avrebbe votato no all’istituzione. «Al di là che in democrazia c'è la libertà di pensarla come si vuole, mi piacerebbe avesse anche il coraggio di spiegarci perché e' contrario ad una Commissione che possa accertare la verità su una vicenda che va avanti da tanti anni» ha dichiarato Pietro Orlandi. Casini si è poi astenuto al momento del voto per “rispetto del dolore della famiglia”. Il dolore si rispetta restituendo finalmente giustizia e verità, smettendola con il seguire i diktat di chi per quarant’anni l’ha impedito e accertando la verità vera e reale. Ma per l’ex esponente del centrodestra berlusconiano, oggi centrosinistro, a quanto pare altra è la concezione. Contro Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò si era scatenata la primavera scorsa un attacco mediatico, politico e religioso fortissimo. Una potenza di fuoco che ha investito anche l’iter istitutivo della Commissione e che non appare molto diverso da quanto sta accadendo in questi giorni a Potenza. Domenica scorsa è stata riaperta la Chiesa della Santissima Trinità, lì dove fu ritrovato il corpo di Elisa Claps, nonostante le proteste della famiglia e di tantissimi cittadini. Un fiume di persone ha partecipato al sit in organizzato dalla famiglia di Elisa. Dopo poche ore è arrivato un comunicato della Diocesi in cui si lamentavano (loro) di quanto avvenuto e affermando che ci sarebbero stati insulti e, addirittura, sputi. Sulla pagina facebook di Avvenire in diversi hanno commentato riportando testimonianze positive della civiltà del sit in e di non aver visto nessuno sputare. Dopo questo comunicato sono arrivati altri dai vescovi della zona, da associazioni cattoliche e si è scatenato un attacco fortissimo. Secondo lor signori il sit in doveva essere silenzioso, quello manca già da trent’anni sulla scomparsa e sull’assassinio di Elisa Claps, e hanno fatto riferimento addirittura a mancanze di rispetto. Quello che sicuramente manca da trent’anni nei confronti di Elisa Claps e della verità e della giustizia sul suo assassinio. (fonte: profilo facebook Pietro Orlandi, Domani, Avvenire) https://youtu.be/saVklxjuXgY?si=wFvPoncnCsV-kUO9&t=429 Pierelisa Rizzo – Richiesta di rinvio a giudizio per l'ex cappellano militare Salvatore Cunsolo Siracusa- Richiesta di rinvio a giudizio dalla procura di Siracusa per violenza sessuale su minori per l'ex cappellano militare Salvatore Cunsolo, 67 anni.  Il religioso era stato già sospeso dallo stato clericale, la scorsa estate dal vescovo di Piana degli Albanesi, dove il cappellano era incardinato.. Le indagini erano scaturite dalla denuncia di un giovane di Francofonte, oggi maggiorenne, che ha raccontato alla squadra mobile di Siracusa le violenze subite dall'età di nove anni fino ai 18 anni. Il giovane prima di rivolgersi alla polizia aveva denunciato i fatti al Vescovo di Siracusa, Francesco Lo Manto che ha avviato il processo canonico tuttora in corso. Cunsolo, all'epoca dei fatti era sacerdote della chiesa Madre di Francofonte. Ed è li che, approfittando della fragilità del ragazzino, rimasto orfano da bambino , si sarebbero verificati prima gli abusi e poi le violenze vere e proprie. L'udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 gennaio 2024. Fonte Ansa https://youtu.be/saVklxjuXgY?si=fyT2gp0_oQsejfxL&t=511 Antonio Messina – Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi Si allarga l’indagine su Alessandro Frateschi, il diacono pontino agli arresti domiciliari dal luglio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori, dopo la segnalazione giunta alla Procura di Latina della garante per l’infanzia e l’adolescenza Monica Sansoni, che nel tempo aveva raccolto le confidenze di alcuni studenti del capoluogo. Il cinquantenne, infatti, era anche insegnante di religione al Liceo Scientifico “Majorana” di Latina, e avrebbe abusato di alcuni giovani dell’istituto scolastico, oltre che di un minore vicino alla sua famiglia. Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, emergerebbe che Frateschi avrebbe mostrato un video avente ad oggetto rapporti sessuali con un sacerdote, con il fine di convincere le vittime a consumare rapporti con lui. Un sacerdote che non sarebbe stato estraneo ai minori adescati, in quanto la conoscenza diretta del presbitero ripreso nell’atto di compiere atti sessuali con il diacono, avrebbe giustificato il compimento degli stessi anche da parte delle vittime. Per gli investigatori il caso si inserirebbe in una rete più ampia di pedofilia che coinvolgerebbe case famiglia, parrocchie e scuole, con un sistema di protezione radicato anche tra insospettabili, che avvicinavano le vittime convincendole a ritirare le denunce con atti intimidatori. Frateschi, inoltre, avrebbe avuto contatti con un ex dirigente dell’Azione Cattolica, tale Mirko Campoli, anch’egli accusato di violenza sessuale aggravata su due minori, a lui affidati in un campo scuola. Repubblica https://youtu.be/saVklxjuXgY?si=5VNhUdoNlnQr6_s3&t=615 Federico Tulli - Chi è il pedofilo? Chi è il pedofilo? Lo abbiamo chiesto questa settimana al professor Andrea Masini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla e docente della scuola di psicoterapia dinamica Bios Psiché Il pedofilo ha una patologia psichiatrica gravissima che però può essere “compresa” in senso scientifico come un disturbo di personalità, tipo psicopatia. I pedofili sono degli psicopatici, sono dei malati che mettono insieme una grave malattia e una lucidità di comportamento propria dei criminali. E con lucidità scelgono le vittime, consapevoli del reato che compiono e dei rischi che possono correre. Nell’Ottocento li chiamavano “criminali nati” ma oggi sappiamo che psicopatici si diventa,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 9 del 4 novembre

    Francesco Zanardi - Salgono a 5 i querelati da don Giuseppe Rugolo Salgono a cinque le persone querelate da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata su minori, a processo a  l tribunale di Enna . La sentenza è attesa per il prossimo 10 gennaio. Tre i giornalisti, querelati, tra quelli che si sono occupati in prima linea della vicenda, da Enna a Savona e Ferrara, per diffamazione e diffusione di atti procedurali. Rugolo ha anche querelato  Antonio Messina, il giovane che aveva denunciato il prelato tre anni fa. Insieme a Messina, da ultimo, sono state denunciate un’altra giornalista di Enna, Manuela Acqua e Federica Tourn, che da oltre un anno conduce un’inchiesta sulla violenze nell’ambito clericale, finanziata dai lettori, su Domani. Come nel caso di Pierelisa Rizzo, querelata dal sacerdote due volte per diffamazione e diffusione di atti procedurali, la Procura di Enna ha chiesto l’archiviazione, ma il legale di Rugolo ha presentato opposizione. La Rizzo comparirà davanti al Gup il 19  e 21 marzo 2024 mentre l’udienza per Antonio Messina e Manuela Acqua è fissata per il 28 maggio 2024. Non si conosce ancora l’esito della denuncia fatta alla Tourn, presentata presso la procura di Ferrara, spostata poi a Savona ed infine approdata alla Procura di Enna  Di fatto tutti quelli che si sono occupati della vicenda Rugolo sono stati querelati. Tra questi anche Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso , unica associazione italiana di sopravvissuti ad abusi clericali. Ad oggi tutte le querele presentate da Rugolo sono state ritenute prive di fondamento, sia dalla Procura di Enna che da quella di Savona dove ha sede l’associazione Rete l’Abuso. “ Fin dall’inizio dell’inchiesta, intorno a me e intorno a chi mi sostiene, è stato creato un clima avvelenato – dice Antonio Messina – E mentre i legali di Rugolo, in un articolo apparso su un giornale on line di Enna, si dichiarano ottimisti sull’esito della sentenza, io sono in possesso di un audio nel quale l’interlocutore, che poi è un giornalista,  sostiene di essere a conoscenza dell’esito della sentenza, tanto da avere già predisposto l’articolo. Questo audio verrà messo a disposizione della magistratura nella quale ripongo piena fiducia”. Fonte - Rete L'ABUSO TG NEWS https://youtu.be/YPSsN3y1-Vs?si=a8BORyVmmZdjZjyM&t=178 Alessio Di Florio - Argentina condanna preti pedofili salvati in Italia dalla prescrizione Era il 2009 quando L’Espresso pubblicò alcune inchieste su accuse di abusi sessuali di appartenenti all’Istituto Provolo di Verona. Negli anni sono arrivate altre inchieste giornalistiche e giudiziarie che hanno accusato appartenenti all’Istituto sia in Italia che in Argentina. A fine ottobre sul sito del settimanale è stato pubblicato un articolo in cui è stata data la notizia che in Argentina sono stati condannati ad oltre 45 anni di carcere sacerdoti accusati di abusi. Mentre in Italia è arrivata la mannaia della prescrizione. «La Corte Suprema di Giustizia di Buenos Aires, che equivale alla nostra Cassazione, ha confermato in via definitiva le condanne per i primi tre religiosi finiti sotto accusa: dovranno scontare pene comprese tra 18 e 45 anni di reclusione. In Italia nessuno ha pagato: zero condanne, anche se le sentenze argentine spiegano che le violenze sui minori sono continuate per almeno cinquant'anni ed erano iniziate in Italia. Dove però l'unica inchiesta giudiziaria si è chiusa sul nascere, senza neppure un indagato, grazie alle norme italiche sulla prescrizione dei reati» riporta L’Espresso. Inchiesta del 2016 avviata grazie alle denunce di Rete L’Abuso. Le indagini argentine sono iniziate nel 2015 dopo la scoperta che uno dei sacerdoti denunciati a Verona era diventato direttore del collegio della provincia di Mendoza. «Questo processo ha riguardato fatti avvenuti tra il 2005 e il 2016 a danno di undici bambini sordi o ipoudenti, quando avevano tra i 5 e i 17 anni. La maggior parte delle vittime proveniva da famiglie povere, che li affidavano ai collegi: i direttori del Provolo reclutavano i bambini sostenendo che il loro era un istituto modello» ha sottolineato la Corte Suprema in un comunicato. «I giudici hanno inflitto 45 anni di reclusione al prete argentino Horacio Hugo Corbacho Blank, ex direttore di Mendoza; 42 al suo vice, il sacerdote italiano Nicola Bruno Corradi Soliman, già attivo a Verona; 18 anni ad Armando Ramón Gómez Bravo, un dipendente dell'istituto religioso. All'arresto è sfuggito un altro sacerdote italiano, Eliseo Pirmati, che nel 2017 è scappato dall'Argentina, rifugiandosi nella sede del Provolo a Verona, dove è stato poi filmato da L'Espresso. Proprio quell’anno Papa Francesco, il pontefice italo-argentino, ha rimosso la dirigenza e commissariato l'istituto Provolo» conclude l’articolo pubblicato da L’Espresso. https://youtu.be/YPSsN3y1-Vs?si=6cTyhEQXMpT4URFZ&t=363 Federica Tourn - Si riapre il processo canonico a don Marko Rupnik Papa Francesco il 27 ottobre ha derogato alla prescrizione decisa dal Dicastero per la dottrina della fede nell'ottobre 2022 sui presunti abusi commessi su diverse religiose ed ex religiose da don Marko Rupnik. «Siamo state molto sorprese dal comunicato della Santa Sede nella quale il Santo Padre chiede di esaminare il caso Rupnik al Dicastero per la Dottrina della fede e deroga alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo che possa rendere giustizia alle vittime. Speriamo che questo sia un passo idoneo per vedere riconosciuta la verità. Siamo in attesa di ulteriori sviluppi». Questa è la dichiarazione che cinque delle persone offese da don Marko Rupnik hanno voluto rilasciare al quotidiano Domani. A firmare sono quattro ex sorelle della Comunità Loyola, di cui Rupnik era il consigliere spirituale nei primi anni '90 – Gloria Branciani, Mirjam Kovač, Vida Bernard, Mira Stare – e una religiosa che appartiene ancora alla comunità, Jožica Zupančič. Le prime quattro il 19 settembre scorso avevano già scritto, insieme a Fabrizia Raguso, un'altra ex suora della Comunità Loyola, una lettera aperta a papa Francesco in cui dichiaravano di sentirsi profondamente offese dalla relazione finale della visita canonica al Centro Aletti, che in sostanza riabilitava la figura di Rupnik, fondatore e mentore del centro. Gloria Branciani e Mirjam Kovač sono uscite dall'anonimato e hanno reso pubblico il nome con cui avevano affidato a Domani le loro testimonianze, quasi un anno fa. Gloria Branciani infatti è “Anna”, che aveva raccontato in una lunga intervista gli abusi sessuali e di coscienza subiti da Rupnik per nove anni, e Mirjam Kovač è “Ester”: aveva raccontato i suoi tentativi di denunciare gli abusi di Rupnik alle autorità ecclesiastiche e ai gesuiti a partire dal 1993. Il Coordinamento contro gli abusi sessuali su minori e persone vulnerabili Italychurchtoo ha accolto favorevolmente la decisione del papa: «la deroga alla prescrizione è certamente la condizione per chiarire le responsabilità di Rupnik e per disegnare un debito percorso di giustizia per le vittime – si legge nel comunicato - Ma le parole non bastano». Ora, continua ICT, ci si aspetta che il processo arrivi in tempi brevi, sia nel segno di una effettiva trasparenza e non si trasformi in un processo alle vittime, che dovranno essere informate e coinvolte nel procedimento. La lettera aperta di ICT si può sottoscrivere mandando una mail a [email protected] fonti: Domani e Italy Church Too https://youtu.be/YPSsN3y1-Vs?si=O1krLGYKSCmQcm28&t=528 Pierelisa Rizzo - Distrutti documenti in Svizzera Fa discutere il caso della Svizzera dove sarebbero stati distrutti documenti secretati contenuti negli archivi dove vengono custoditi gli atti dei processi penali ecclesiastici e tutto quello che riguarda l’abuso sessuale di minori al di sotto dei 16 anni. A vent’anni dalle denunce di Gérard Falcioni, ormai adulto, che per anni ha denunciato, inutilmente, le violenze subite da  bambino , autore del libro “Il banco di prova della vita. Sono stato abusato all’età di cinque anni”, edizioni Mon Village 2002, la Conferenza dei vescovi svizzeri, la Conferenza centrale cattolica romana e le Comunità religiose cattoliche della Svizzera hanno incaricato una commissione indipendente dell’Università di Zurigo di indagare sulla realtà degli abusi in tutte le sei diocesi della Confederazione. I ricercatori – un team guidato da due donne,  Monika Dommann e Marietta Meier – hanno potuto consultare liberamente gli archivi ecclesiastici, compresi quelli “segreti”, a cui ha accesso soltanto il vescovo, in cui vengono conservati gli atti dei processi penali ecclesiastici e quindi anche tutto ciò che riguarda l’abuso sessuale su minori di meno di sedici anni, considerato «reato in materia di costumi». Molti di questi archivi, però è stato scoperto, risultano lacunosi e frammentari per diversi motivi, non ultimo la distruzione di parte dei documenti secretati. Ai ricercatori non è stato invece permesso di visionare i documenti depositati alla Nunziatura apostolica e al Dicastero per la dottrina della fede, segno quanto mai evidente della non disponibilità del Vaticano a una politica di reale trasparenza sulla questione degli abusi, al di là di tutte le dichiarazioni di “tolleranza zero” fatte da papa Francesco. E’ proprio a Lugano che i ricercatori zurighesi hanno avuto le difficoltà maggiori nel ricostruire i casi di abuso, a causa della distruzione di interi archivi segreti, contenenti i “casi riservati”. Nel 1995, secondo quanto riporta una lettera dell’allora vicario generale al nunzio apostolico, il vescovo Eugenio Corecco ha dato l’ordine a un sacerdote di bruciare il contenuto dei suoi cassetti: il sacerdote in questione, contattato dal gruppo di ricerca, ha però negato di aver distrutto la corrispondenza sui casi di abuso sessuale. Quattro anni dopo, un altro prete, già cancelliere diocesano,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 8 del 28 ottobre

    Ludovica Eugenio - Circa 440mila persone, l’1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, dichiara di aver subito abusi sessuali in ambito ecclesiastico Con circa 440mila persone che dichiara di aver subito abusi sessuali nel contesto della Chiesa, pari all'1,13% della popolazione maggiorenne spagnola, di cui circa la metà vittima di un prete o un religioso cattolico  il rapporto sugli abusi oggi pubblicato, che copre gli ultimi 50 anni, fa della Spagna il paese con la più alta proiezione ufficiale di persone colpite, con un 30% in più rispetto alla Francia, il cui Rapporto Sauvé contava 330.000 vittime nel 2021. La metà dei casi, circa 200 mila, riguarderebbe minori. Il rapporto si basa su un sondaggio condotto su 8.000 persone e commissionato dalla commissione d'inchiesta sul fenomeno avviata dal Parlamento e curata dall'istituzione del Difensore civico. Un'indagine durata 15 mesi, nata da una grande inchiesta giornalistica del quotidiano El Pais.. Ángel Gabilondo, difensore civico, che ha coordinato i lavori di un anno e mezzo della commissione, ha precisato in conferenza stampa che la maggior parte degli abusi si è verificata tra il 1970 e il 1990. Inoltre, la commissione di esperti ha intervistato 487 vittime di abusi sessuali, dei quali circa un terzo ha evidenziato problemi emotivi legati allo stress post-traumatico. Per il difensore civico, che il 27 ottobre ha consegnato ufficialmente il rapporto di oltre 700 pagine al parlamento spagnolo, che lo aveva commissionato nel marzo 2022, il testo è una “risposta” alla “sofferenza e alla solitudine” delle persone colpite. Nella Chiesa cattolica spagnola “purtroppo da molti anni prevale una certa volontà di negare gli abusi o di nascondere o proteggere gli autori di abusi”, ha denunciato Gabilondo. Tra le raccomandazioni del rapporto spicca "la creazione di un fondo statale per risarcire" le vittime. La Chiesa cattolica, che per anni ha rifiutato categoricamente qualsiasi indagine esaustiva, ha rifiutato di partecipare alla commissione, anche se alla fine ha fornito i documenti. La Conferenza episcopale, che non ha commentato la notizia, ha convocato per lunedì un'assemblea straordinaria per prendere posizione. https://youtu.be/nyu2L1K8GNQ?si=TKCimavUUMEM-3fW&t=287 Federica Tourn - Rupnik accolto nella diocesi di Capodistria Marko Rupnik, il celebre sacerdote e artista accusato di aver abusato di diverse donne ed espulso dalla Compagnia di Gesù lo scorso 14 luglio, è stato incardinato nella diocesi di Capodistria dal vescovo Jurij Bizjak alla fine di agosto. La voce in Slovenia girava da tempo, ma fino a ieri non si aveva alcuna conferma ufficiale. Secondo quanto ha dichiarato il vicario generale Slavko Rebec, «il vescovo di Capodistria ha accettato sulla base del decreto di dimissione di Rupnik dall'ordine dei gesuiti e sulla base della richiesta di ammissione di Rupnik alla diocesi di Capodistria». L'incardinazione del sacerdote è avvenuta «sulla base del fatto che non era stata emessa alcuna sentenza giudiziaria nei confronti di Rupnik – prosegue monsignor Rebec – chiunque risulti accusato di un reato penale ha il diritto di essere presunto innocente fino a quando è giudicato colpevole in base alla legge, in un procedimento pubblico in cui gli viene data la possibilità di difendersi. Fino a quando Rupnik non sarà condannato, gode di tutti i diritti e le libertà fondamentali dei sacerdoti diocesani» Rupnik aveva semplicemente bisogno di un vescovo che lo accogliesse formalmente per poter continuare a esercitare il ministero come sacerdote diocesano. Infatti non si trova attualmente a Capodistria e né ci lavorerà, ma è «ufficiosamente» a Roma, come ha dichiarato candidamente don Božo Rustja, portavoce della diocesi di Capodistria, ripreso da Družina. È da notare che il vescovo di Capodistria ha dato le dimissioni più di un anno fa per ragioni di età (ha compiuto 75 anni nel febbraio 2022) ed è in attesa che papa Francesco nomini un successore. Secondo quanto si dice nella chiesa slovena, la sedia da vescovo a Capodistria era già pronta per Ivan Bresciani quando è scoppiato lo scandalo Rupnik e tutto è stato congelato. Bresciani, già vicedirettore del Centro Aletti e per sei anni provinciale dei gesuiti in Slovenia, è fra i fedelissimi di Rupnik ed è uscito dalla Compagnia di Gesù poco dopo l'espulsione del confratello. Sempre secondo quanto riferisce Družina, anche altri tre ex gesuiti sloveni del Centro di via Paolina sarebbero stati accolti dal vescovo Maksimilijan Matjaž nella diocesi di Celje, a una settantina di chilometri dalla capitale, ma manca ancora la conferma ufficiale. Fonte: Domani https://youtu.be/nyu2L1K8GNQ?si=PYNs86s_R_qX2dpw&t=431 Francesco Zanardi – Molestie sessuali sui pazienti psichiatrici, tre anni a don Federico De Bianchi Il Tribunale di Treviso ha condannato un sacerdote della Diocesi di Vittorio Veneto, don Federico De Bianchi, imputato di presunte molestie sessuali nei confronti di quattro persone ricoverate, tra il 2009 e 2010, nel reparto di psichiatria dell'ospedale dove prestava servizio come cappellano. Lo riferisce una nota della stessa Diocesi. Il giudice ha assolto don De Bianchi per uno dei quattro casi, e lo ha prosciolto per altri due; per il quarto caso ha riconosciuto la parziale validità dell'accusa, con la conseguente condanna a tre anni dell'imputato. L'accusa aveva chiesto una pena di otto anni di reclusione. De Bianchi «continua a confidare nella giustizia - precisa la nota - ed esprime la disponibilità a proseguire l'iter giudiziario 'con la serenità che viene dalla mia coscienzà, afferma». Il vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, esprime «dispiacere per l'esito del primo grado di questo lungo processo, durato già quasi sette anni, che vede come imputato don De Bianchi. Fin dall'inizio del procedimento don Federico ha sostenuto la propria innocenza, rinunciando a qualsiasi forma di patteggiamento, sicuro che la sua innocenza sarebbe stata documentata dal dibattimento». «In base agli elementi di cui sono a conoscenza rimango convinto che don Federico sia estraneo alle azioni di cui è accusato. Proprio per questo - conclude - incoraggio il ricorso in appello, convinto che sarà dimostrata la sua estraneità a quei fatti che, ancora, gli sono imputati». https://youtu.be/nyu2L1K8GNQ?si=m1AaRnbdTL6tZHYi&t=533 Alessio Di Florio - Elisa Claps, in occasione della manifestazione per l’anniversario accusato di abusi sessuali l’ex parroco Sono passati esattamente trent’anni dalla scomparsa di Elisa Claps. Una prima verità arrivò solo dopo diciassette anni quando il corpo della ragazza fu ritrovato all’interno della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Ci sono alcuni punti fermi sulla vicenda ma trent’anni dopo tanti sono ancora gli interrogativi, i dubbi, le verità parziali o mancate. La Chiesa della Santissima Trinità è stata riaperta al pubblico e tornerà alla sua normale quotidianità religiosa nonostante le proteste della famiglia Claps. In occasione del trentennale della scomparsa di Elisa Claps (e del suo assassinio perché le indagini e i processi hanno accertato che fu uccisa il giorno stesso della scomparsa) si è tenuta una manifestazione di fronte la Chiesa. «Io in quella chiesa – ha dichiarato uno dei presenti, Dino Quarantino – sono stato abusato» aggiungendo, riporta il Quotidiano del Sud, dopo che alcuni presenti gli hanno urlato di fare nomi, di essere «indignato da quella targa apposta all’interno che ricorda don Mimì Sabia», il parroco della Santissima Trinità oggi deceduto. Fonte: Quotidiano del Sud https://youtu.be/nyu2L1K8GNQ?si=6ITvyB-qopghbtPC&t=627 Francesco Zanardi - CIVITAVECCHIA: Don Ivan Leto salvato dalla prescrizione Si è svolto mercoledì a Civitavecchia il processo nei confronti di don Ivan Leto, all’epoca dei fatti parroco della parrocchia di san Giordano Martire, rinviato a giudizio per diffamazione ai danni del Presidente della Rete L’ABUSO. Il sacerdote aveva ospitato nel 2015 un prete, don Francesco Rutigliano, condannato dal santo uffizio per abusi sessuali a danno di minori, omettendo la cosa ai fedeli e lasciandolo a contato con minori. Fedeli che tuttavia si accorsero dei precedenti del sacerdote attraverso il sito della Rete L’ABUSO che ne documentava il caso. Ad aggravare il tutto il fatto che la stessa vittima di don Francesco Rutiliano fuggita dalla Locride dopo gli abusi, si fosse rifatta una vita proprio a Civitavecchia, dove il prete che l'abusò, dopo la sospensione di cinque anni fu reintegrato. Se pur don Leto dichiarò alla Rete L’ABUSO di non essere a conoscenza dei precedenti del collega, che fu costretto a lasciare la parrocchia, pubblicò falsità diffamanti a suo sostegno contro l’associazione e attraverso il sito della stessa diocesi dove affermava in totale malafede che Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, per quei fatti fosse stato raggiunto da un avviso di garanzia già notificato e un procedimento da parte del Garante, oltre il fatto che a suo dire, Zanardi non fosse nuovo ad azioni diffamatorie contro il clero. Notizia totalmente falsa. Tuttavia i provvidenziali ritardi della giustizia italiana, se pur avesse ravvisato la diffamazione aggravata già su base documentale, hanno permesso che il reato si prescrivesse, sia per quanto riguarda il prete, sia per la Diocesi, di fatto responsabile della diffamazione a mezzo stampa. Questa mattina il colpo di scena in aula, dove il difensore della Rete, l’avvocato Mario Caligiuri, non ha potuto che riscontrare purtroppo l’estinzione del reato a causa dell’intervento dei termini prescrittivi. https://youtu.be/nyu2L1K8GNQ?si=msOTKImUEXLfNrRd&t=751 Federico Tulli - Diciassette secoli di pedofilia nella Chiesa cattolica È l’anno 305 quando il Concilio di Elvira stabilisce come punizione per gli «stupratores puerorum» il rifiuto della comunione. Poi,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 7 del 21 ottobre

    Francesco Zanardi – Il fascicolo dalla Rete L’ABUSO sulle omissioni dell’Italia in materia di minori, all’esamina dell’UE lo scorso venerdì, la Commissione per le Petizioni ha ritenuto ricevibile la denuncia dall’Associazione del 19 aprile scorso, nella quale si lamentano le gravi inadempienze del Governo italiano in materia di prevenzione e tutela di minori e persone vulnerabili. Nella sintesi della petizione (0354/2023) pubblicata sul portale UE si rilevano i punti ritenuti di maggiore interesse: “Il firmatario denuncia la presunta incorretta applicazione della Convenzione di Lanzarote in Italia, in materia di reati sessuali, ratificata con la legge n. 172/2012. Il firmatario sottolinea che in Italia sono esenti dall'obbligo di esibizione del certificato antipedofilia le associazioni di volontariato, tra le quali figurano le cooperative di servizi e le confessioni religiose. In particolare, egli sostiene che queste ultime godrebbero al loro interno di una maggiore tutela in riferimento ad eventuali reati sessuali e, sommando questo elemento all'esenzione dal certificato e all'assenza di un obbligo di trasmissione delle denunce alle autorità nazionali, l'insieme rappresenterebbe un incentivo per gli abusivi, con la conseguenza di impunità e di vittime di cui nessuno si fa carico. A sostegno delle proprie tesi cita i dati del report sugli abusi sessuali all'interno del clero, rilasciato dalla Conferenza Episcopale Italiana, nel quale la stessa CEI indica che, dai dati dal 2020 al 2021, da soli 30 sportelli delle 166 diocesi italiane che li hanno promossi, i laici denunciati in ambito ecclesiastico sarebbero 23 su un totale di 68 segnalati, corrispondenti al 33,8 %. Egli sostiene inoltre che, nonostante la Chiesa abbia istituito gli sportelli diocesani per le vittime di abusi sessuali e le persone vulnerabili, questi risulterebbero inadeguati, rappresentando ulteriori strumenti di violenza contro le vittime. Fa presente che gli esiti di questi processi sono spesso condanne mendaci, con diversi tentativi di accordi tra le parti. Ricorda infine che il 28 febbraio 2019, nell'80° sezione, sedute del 23 e 24 gennaio, il Comitato per la tutela dell'infanzia delle Nazioni Unite ha sottolineato la propria preoccupazione per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte del personale religioso della Chiesa cattolica in Italia e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana, dichiarando la necessità di un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini basato sull'istituzione di una commissione d'inchiesta indipendente e imparziale, su indagini trasparenti ed efficaci, sull'obbligo della segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza e infine sulla modifica della legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da includere il volontariato. Il firmatario richiede pertanto l'intervento delle istituzioni europee per chiarire le iniziative europee, al fine di prevenire e reprimere il fenomeno degli abusi sessuali sui minori in Italia ed eventuali iniziative normative per estendere l'obbligo di denuncia a tutti i cittadini ed esigere il certificato antipedofilia alle categorie oggi esenti.” La stessa Petizione (0354/2023) è stata ritenuta “sostenibile” dai cittadini che lo vorranno, direttamente dal Portale delle Petizioni. Un fascicolo simile nei contenuti, era stato parallelamente inviato anche al Comitato per la tutela dell'infanzia dell'ONU, dove pochi giorni fa è stato integrato con il report sulle omissioni al Motu proprio della CEI. https://youtu.be/mDQ-s5LkGq4?si=Cm-qj9s1-EGV2KEk&t=254 REPERTORIO + A questo proposito, se pur omessa dagli organi di informazione nazionali, il 15 lug 2022 - (Agenzia Nova) rendeva noto che - La Commissione europea ha deciso di avviare procedimenti di infrazione contro Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo, in merito al rispetto della direttiva sulla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile. La Commissione ha inviato una lettera di costituzione in mora all'Irlanda, e lettere di costituzione in mora complementari all'Italia, Portogallo e Spagna, per la mancata attuazione delle disposizioni della direttiva, che impone agli Stati membri di stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni in materia di abuso e sfruttamento sessuale dei minori, pornografia minorile e adescamento di minori per scopi sessuali. Essa introduce inoltre disposizioni intese a rafforzare la prevenzione di tali reati e la protezione delle vittime. La Commissione ritiene che i quattro stati membri non abbiano recepito correttamente alcune disposizioni relative alla definizione di determinati reati, alla prevenzione e all'assistenza alle vittime. Gli Stati sottoposti a procedimento, dispongono ora di due mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.” (Agenzia Nova) Mentre tutte le nazioni citate si sono attivate in materia, l’Italia non ha ancora proferito parola. https://youtu.be/mDQ-s5LkGq4?si=PenQpZXQR3ztw_Z9&t=372 Federica Tourn - Emerge un altro caso di pedofilia durante il processo a don Giuseppe Rugolo Più che le presenze, hanno pesato le assenze nell’aula del tribunale di Enna dove si sta celebrando il processo di primo grado con rito abbreviato per violenza sessuale aggravata a danni di minori. Presente l’imputato Giuseppe Rugolo, il prete 40enne che è stato denunciato da un archeologo oggi 28enne ma minorenne all’epoca dei fatti. Assente, invece, il teste chiave dell’udienza chiamato dalla difesa. Anche in questo caso si tratta di un sacerdote, l’ex rettore del seminario diocesano Vincenzo Cultraro, che è anche parroco della chiesa madre di Gela (in provincia di Caltanissetta). La stessa parrocchia dove un catechista di 33 anni a luglio è stato rinviato a giudizio con l’accusa di atti sessuali su un minorenne. Due storie distinte e separate che si incrociano quando iniziano le indagini proprio sull’animatore parrocchiale di Gela. A denunciare il catechista è stato un ragazzo che ha raccontato di avere subito violenze ed essere stato indotto a compiere atti sessuali dall’uomo – che è proprietario di un negozio – già da quando aveva 12 anni, abuso continuato nei successivi sei anni. Episodi che sarebbero avvenuti all’interno della parrocchia. Una situazione di cui sarebbero stati a conoscenza il parroco Cultraro, il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana e anche Giuseppe Rugolo. Nessun provvedimento sarebbe stato adottato nei confronti del catechista che, negli anni, è sempre rimasto attivo nella comunità parrocchiale. Stando a quanto riferito dagli avvocati di Rugolo, che lo avevano chiamato sul banco dei testimoni, Vincenzo Cultraro al momento sarebbe «irrintracciabile». Per arrivare alla sentenza del processo a Rugolo, arrestato nell'aprile 2021 a Ferrara, si dovrà aspettare il 10 gennaio 2024. Nel corso delle udienze, sono emerse diverse chat erotiche del prete e testimonianze di atteggiamenti intimi con altri giovanissimi che frequentavano il gruppo parrocchiale. Sorprendente una conversazione telefonica intercettata fra Rugolo e Gisana, in cui il vescovo lo rassicura dicendogli «Caro Giuseppe, per te ci sono tutti i presupposti per diventare Santo». All’inizio della vicenda, i genitori della vittima avevano denunciato di avere ricevuto dalla diocesi un’offerta di 25mila euro della Caritas in cambio di una clausola di riservatezza e di silenzio. Fonte MeridioNews https://youtu.be/mDQ-s5LkGq4?si=1TALzuC-GBr1R51A&t=528 Alessio Di Florio - Un vescovo minimizza la pedofilia clericale, in passato alcuni preti hanno accusato i bambini vittime “I media vorrebbero farci credere che [l’abuso sessuale] esiste solo nella Chiesa cattolica”, e “abbiamo dei media che vogliono fare sensazionalismo e non sanno come riferire”. Sono alcune delle frasi pronunciate da vescovo Steve Lowe delle diocesi cattoliche di Auckland e Hamilton che ha cercato di minimizzare gli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. In Nuova Zelanda almeno il 14% di tutti gli abusi sono stati commessi da membri della Chiesa cattolica, probabilmente sono molti di più. Dati che smentiscono Lowe che ha ripetuto quanto già affermato da altri vescovi. Non può essere una coincidenza che i vescovi cattolici di tutto il mondo abbiano seguito lo stesso “playbook” rivelato nel Pennsylvania Grand Jury Report del 2018, che identificava una serie di pratiche “che apparivano regolarmente, in varie configurazioni”, negli archivi diocesani ha sottolineato The Post. Minimizzare, spostare l’attenzione altrove, le linee guida dei vescovi. Nel 2015, intervistato su La7, un prete della diocesi di Trento affermò che “ci sono bimbi che cercano affetto perché non lo hanno in casa e quindi alcuni preti possono anche cedere” rispondendo “In buona parte sì” al giornalista che chiese “sono quindi i bambini a provocare la pedofilia?”. “Ci sono minori che sono consenzienti, che desiderano avere rapporti sessuali e che se non stai attento ti provocano persino” affermò nel 2007 in un’intervista al quotidiano “La Opinion” il vescovo di Tenerife. Entrambi i prelati paragonarono la pedofilia all’omosessualità che condannavano mentre sono apparsi più indulgenti nei confronti di preti pedofili. Fonti: The Post, Il Giornale, Quotidiano Nazionale https://youtu.be/mDQ-s5LkGq4?si=n96-02Gq8F2isM33&t=634 Pierelisa Rizzo – Terzo processo per abusi sessuali all’Istituto Provolo - COMUNICATO STAMPA DI XUMEK LAWYERS “Non solo è stato un processo molto lungo (395 udienze in 2 anni, 5 mesi e 15 giorni), ma è stato anche complesso e difficile per le vittime e per quelli di noi che hanno accompagnato la loro richiesta di giustizia”. Lo scrive in un comunicato stampa la Xumek Lawyers,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 6 del 14 ottobre

    Federica Tourn - Crescono i casi di pedofilia in Bolivia La Compagnia di Gesù in Bolivia ha negato la presunta responsabilità istituzionale nei casi di pedofilia commessi da alcuni sacerdoti e per i quali martedì alcune vittime hanno sporto denuncia contro il superiore dell'ordine del paese. "I crimini che alcuni gesuiti potrebbero aver commesso sono interamente di loro responsabilità e la Compagnia di Gesù in Bolivia sarà la prima a prevedere le sanzioni che meritano (...) e non vede alcun senso nella causa presentata", si legge nell'ordinanza. Gli ex alunni del collegio Juan XXIII, della città di Cochabamba, hanno presentato una denuncia contro il superiore provinciale dei gesuiti, Bernardo Mercado, ritenendo che la congregazione cattolica avesse una responsabilità "istituzionale" nel caso dei nove gesuiti accusati di pedofilia. Ci sono anche otto ex provinciali che, secondo i denuncianti, erano a conoscenza degli abusi commessi dai gesuiti e che devono rispondere come “complici”. La denuncia si basa sul fatto che i membri dell'organizzazione religiosa hanno commesso “violazioni sistematiche” nei confronti di una popolazione specifica e sono considerati “contro l'umanità”, quindi non si prescrivono. A questo proposito, la Compagnia di Gesù ha sottolineato che i delitti denunciati “sono di carattere personale” e che tali responsabilità individuali “devono essere punite, determinate e sanzionate dalla giustizia”. I casi di pedofilia nella Compagnia di Gesù sono venuti alla luce lo scorso maggio quando il media spagnolo El País ha pubblicato in un'inchiesta il contenuto del diario del gesuita spagnolo Alfonso Pedrajas, in cui racconta i presunti abusi da lui commessi contro minori in Bolivia. In quel testo, il religioso, morto nel 2009, fa riferimento ai presunti abusi da lui perpetrati su decine di bambini quando era responsabile della scuola Juan XXIII di Cochabamba, dal 1971. Nel 2019, è emerso il caso del sacerdote Luis Roma, ora deceduto, attraverso la denuncia di un ex membro della Compagnia di Gesù, che ha chiesto l'anonimato, e che ha basato le accuse su trenta fotografie esplicite in cui affermava di riconoscere l'aggressore di numerosi minori tra i 6 ed i 12 anni. In seguito a questi avvenimenti, la Procura boliviana ha avviato un'indagine in diversi dipartimenti del Paese per denunce di pedofilia che coinvolgono soprattutto preti cattolici. Lo scorso maggio, il governo del presidente Luis Arce ha presentato un disegno di legge affinché i reati sessuali contro i minori non siano prescritti, progetto respinto dal Parlamento pochi giorni fa tra le proteste di diversi settori che difendono l'infanzia e l'adolescenza. Fonte: EFE/La Vanguardia https://youtu.be/MeQnOo-W8aU?si=uXC_9gpxmqCp5WuD&t=167 Francesco Zanardi – Comunicato stampa dell’Ufficio di Presidenza in riferimento alle affermazioni diffuse dal blog “Silere non possum” il 3 ottobre scorso Il 3 ottobre scorso, sulla pagina Facebook del blog “Silere non possum”, un post recitava testualmente quanto segue, in riferimento al report sulle omissioni al motu proprio della CEI elaborato da Rete L'Abuso, : “La Conferenza Episcopale Italiana non ha recepito dossier da parte di associazionuncole idiote perché non hanno alcun fondamento scientifico e probatorio. Questo per chiarezza.” Non avendo alcun interesse a entrare nel merito dell’affermazione, Rete l'Abuso, associazione italiana che dal 2010 opera in rappresentanza e a sostegno delle vittime della pedofilia clericale, non può esimersi in questa sede da un commento politico sulla triste espressione utilizzata da “Silere non possum” che offende nella dignità una fascia debole, di entità non irrilevante nel nostro Paese e a oggi discriminata, in attesa di una giustizia che ovunque viene ottenuta, tranne che nella nostra penisola, dove il problema, che pure ha radici antiche e costituisce una grave realtà, pare invisibile, persino inesistente. L’associazione intende rimarcare come le espressioni utilizzate dal blog (peraltro non nuovo all'uso di offendere pubblicamente anche giornalisti professionisti, per controbattere a posizioni differenti) esprimano, secondo lo schema più classico della rivittimizzazione in ambito clericale, l'intento di far tacere, screditandolo, chi è già vittima di un abuso. L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO https://youtu.be/MeQnOo-W8aU?si=pUuAOg86lbMdCsUx&t=281 Ludovica Eugenio - “Abuso dell'autorità spirituale - Come affrontare l'abuso spirituale” Un sussidio dedicato all'abuso spirituale è stato presentato il 26 settembre scorso dalla Conferenza episcopale tedesca. Il documento, intitolato “Abuso dell'autorità spirituale - Come affrontare l'abuso spirituale”, elaborato sotto la guida del vescovo di Dresda, del gruppo di lavoro su abusi e violenza, è stato discusso all'assemblea della scorsa  primavera e ha l'intento di mettere a punto gestione e prevenzione del fenomeno. «siamo solo all'inizio dello studio», spiega nella prefazione il vescovo, che appartiene al Movimento dei Focolari, a sua volta non esente da problemi di abusi. Rispetto al versante degli abusi, qui non si risponde a una pressione esterna: «Purtroppo c'era e c'è ancora troppo poco interesse pubblico» per questo versante, spiega il vescovo. Con il sussidio di 47 pagine, ora i vescovi tedeschi intendono fare un ulteriore salto di qualità, definendo il fenomeno dell’abuso spirituale in modo più preciso nelle sue diverse dimensioni e nel suo essere spesso il primo anello di una catena che sfocia nella violenza sessuale, con conseguenze che possono essere psicologiche e fisiche. Le persone colpite, afferma il dossier, devono poter rivolgersi a consulenti indipendenti presso punti di contatto ad hoc per ottenere aiuto, e gli autori dei reati essere ritenuti responsabili. Uno dei motivi infatti per il quale l’abuso spirituale è stato finora poco affrontato è che non è stato ancora definito come un crimine né dal diritto canonico né dal diritto penale. Ed è dunque difficile che si avviino procedimenti giudiziari se non si accompagna all’abuso sessuale. Non esiste inoltre alcun obbligo di denuncia ai sensi del diritto canonico; «Le vittime di abusi spirituali continuano ad avere difficoltà a far sentire la loro voce». La novità, secondo la teologa Barbara Haslbeck, intervistata da katholisch.de,  «è che finalmente ci sono norme chiare da parte della Conferenza episcopale. Il problema degli abusi spirituali è diventato una “massima priorità”. Ma l’argomento non è nuovo. Le persone denunciano da tempo come sono state manipolate, svalutate e rese dipendenti nelle relazioni pastorali e nelle comunità religiose». Uno degli aspetti positivi del sussidio, afferma la teologa, è che si basa sulle esperienze delle persone colpite, che indicando i “segnali” degli abusi spirituali, hanno consentito di redigere una lista di domande che aiutano a identificare e classificare il problema. Ma il fatto che l’abuso spirituale non sia descritto né nel diritto canonico né nel diritto statale è problematico: «Laddove i vertici di una comunità o diocesi non classificano un evento come abusivo, non esistono strumenti per imporre sanzioni. I requisiti per la prevenzione e l'intervento sugli abusi spirituali menzionati nel sussidio sono molto pragmatici, ma diventa presto chiaro alle persone colpite e al loro sistema di supporto quanto poco possono ottenere perché non esistono norme giuridiche e i relativi diritti». https://youtu.be/MeQnOo-W8aU?si=Zh4YvFWmEnRMa_Qb&t=451 Alessio Di Florio - Commissione Orlandi-Gregori, un altro rinvio Rinviato tutto alla settimana prossima, agonia infinita. Le prime parole affidate ai social da Pietro Orlandi riassumono quanto sta accadendo intorno all’istituzione della commissione d’inchiesta sulla “scomparsa” della sorella Emanuela e di Mirella Gregori. La discussione in aula al Senato era prevista per martedì 10. Rinviata ad altra data, da fissare, per l’informativa del ministro degli esteri Tajani e il voto sulle mozioni parlamentari sulla guerra tra Israele e Hamas. I disegni di legge istitutivi delle Commissioni parlamentari di inchiesta sull'emergenza SARS-CoV-2 e sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, già previsti all'ordine del giorno della seduta odierna, sono rinviati ad altra data. Restano confermati gli altri argomenti previsti in calendario. È la comunicazione del rinvio pubblicata su facebook da Pietro Orlandi. Rinviate queste due discussioni, non c’era tempo. Che c’era invece per “gli altri argomenti”. La discussione poteva durare anche solo un’ora, ha sottolineato Pietro Orlandi. Un’ora che “non si trova”. E si dovrà nuovamente riunire la conferenza dei capigruppo per stabilire una nuova calendarizzazione. A quando? Quando finirà questa sconcertante agonia, questo rinvio continuo? Per una commissione che fino alla primavera aveva a favore un’ampia maggioranza trasversale. Aveva, ora? Dopo le parole di Diddi, dopo l’intervento di Mattarella nei mesi scorsi, qualcuno ha cambiato posizione? Almeno lo dica esplicitamente, abbia il coraggio delle proprie posizioni, senza nascondersi dietro continui rinvii… https://youtu.be/MeQnOo-W8aU?si=cNOklPribKdiobpj&t=558 Federico Tulli - Non è un Paese per bambini «Chi vede un bambino non vede nulla»; «Felice chi ha dei figli, ma non infelice chi non ne ha»; «Piccolo è il bambino, piccolo è il lutto»; «Non si deve dire un segreto a una donna, a un pazzo o a un bambino». Si tratta di una breve antologia di detti popolari coniati nell’attuale Europa tra il XV e il XVI secolo e raccolti dallo storico Jean Delumeau in uno dei suoi saggi più famosi, Il peccato e la paura (Il Mulino, 2006).

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    Rete L’ABUSO NEWS – edizione 5 del 7 ottobre

    Ludovica Eugenio - ECA a Roma per il sinodo: tolleranza zero e controreport sugli abusi in italia ROMA-ADISTA. Una settimana intensa, quella tra fine settembre e inizio ottobre, per le organizzazioni di sopravvissuti agli abusi del clero. L'incipiente Sinodo sulla sinodalità, in corso a Roma dal 4 al 29 ottobre, ha rappresentato infatti l'occasione per tentare un'interlocuzione con il Vaticano sul tema della tolleranza zero nella gestione degli abusi e per presentare alcune iniziative di rilievo. In prima fila ECA, organizzazione mondiale di attivisti per i diritti umani con un focus sui diritti dei bambini e sulle vittime di abusi sessuali sui minori perpetrati dal clero), di cui fa parte anche Rete L’Abuso. Più di un centinaio le persone, tra sopravvissuti e attivisti provenienti dai 5 continenti, che hanno dato vita alla manifestazione del 30 settembre, nei giardini di Castel Sant'Angelo, per chiedere tolleranza zero a papa Francesco, tramite una legge universale della Chiesa cattolica, come richiesto dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Concretamente, Eca, in consultazione con i canonisti, chiede una revisione dell'articolo 1395 del Codice di Diritto canonico che contempli, tra l’altro, la dimissione dallo stato clericale e dell'allontanamento da qualsiasi attività nella Chiesa di chiunque – vescovo, prete, diacono, religioso/a, laico, volontario – commetta un abuso sessuale o lo insabbi; l'imprescrittibilità del reato; l'obbligo di denuncia; il dovere di informare delle procedure e degli esiti la vittima e chi denuncia; la rimozione della persona accusata da ogni incarico ecclesiale durante l'investigazione previa, la pubblicazione dell’esito del processo, l’obbligo di risarcimento del sopravvissuto. Il 2 ottobre si è poi svolta una conferenza stampa ricca di iniziative, dalla richiesta di rimozione dell'attuale prefetto del DDF, mons. Víctor Fernández,  ex arcivescovo di La Plata, in Argentina, che avrebbe protetto un prete pedofilo, alla presentazione del Controreport di Francesco Zanardi di Rete l'Abuso: un atto di accusa contro la Cei, che non sembra interessata ad acquisire i 332 casi  dalla Rete in 13 anni di attività, nessuno dei quali denunciato all'autorità civile dalla Chiesa; Nel 100% dei casi in cui c’è stata una condanna da parte della giustizia italiana o ecclesiastica (esclusi i sacerdoti deceduti o suicidi, quelli che hanno lasciato il sacerdozio o i pochi ridotti allo stato laicale dalla stessa Chiesa) i sacerdoti sono sempre stati reintegrati in parrocchie dove è difficile non essere a contatto con minori anche quando c’è un decreto o una raccomandazione del vescovo». Zanardi ha consegnato il suo controreport alle Nazioni Unite a Ginevra sotto forma di denuncia. https://youtu.be/kLK9ULmgD6I?si=u80FAc769IA1cNfz&t=14 Federica Tourn - Pedofilia: Usa, l’arcidiocesi di Baltimora dichiara bancarotta L'arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta, con due giorni di anticipo sull'entrata in vigore di una nuova legge statale che permette alle vittime di preti pedofili di far causa a prescindere da quando si sarebbero svolti gli abusi. L'arcivescovo William Lori ha attribuito il ricorso al Chapter 11, che ora protegge la più antica diocesi degli Stati Uniti, da potenziali debitori, al "gran numero di azioni legali" che finora erano state proibite dalle leggi dello stato del Maryland. Lori ha detto che aver fatto ricorso allo strumento della bancarotta è "la miglior strada possibile per risarcire le vittime alla luce delle limitate risorse della diocesi che altrimenti sarebbero state risucchiate dalle azioni legali". Il ricorso al Chapter 11 blocca tutte le azioni leali contro l'arcidiocesi, che altrimenti sarebbero scattate a partire da domenica. Un giudice si occuperà adesso della riorganizzazione della arcidiocesi, con l'obiettivo di stabilire una scadenza entro cui le vittime potranno farsi avanti davanti alla magistratura. FONTE ANSA https://youtu.be/kLK9ULmgD6I?si=U3SZ5n0TC39fovAw&t=177 Francesco Zanardi – Report sulle omissioni della CEI Sono 332 i casi di violenza commessi da un religioso in Italia documentati dalla Rete l’Abuso nel report sulle omissioni della CEI al Motu proprio di papa Francesco. Casi che l’Associazione trattato dal 2010 a oggi senza riuscire ad avere però ascolto dalla chiesa. Proprio un anno fa, il 18 novembre la Cei aveva pubblicato il primo Report nazionale sulle attività di tutela nelle diocesi italiane. Nonostante i proclami di tolleranza zero però, in Italia la situazione è molto più grave confronto agli altri paesi, di quanto la CEI ammetta. Il cardinale Matteo Zuppi non ha mai voluto acquisire i nostri dati, lo abbiamo incontrato due volte nell’estate del 2022. https://youtu.be/uojvPzMr8_s?si=EJfZr8HNSz3trSc- Nella chiesa si nota infine una forte differenza di trattamento fra le vittime e i sacerdoti pedofili: le prime vengono lasciate senza alcun tipo di assistenza, mentre i preti abusatori sono puntualmente difesi dai migliori avvocati sulla piazza, con parcelle che difficilmente un sacerdote può permettersi. Con il motu proprio Vos Estis Lux Mundi va in scena lo spettacolo della lotta agli abusi, ma senza le vittime. Nella sostanza nulla si muove. Una denuncia forte, che arriva dalle vittime italiane non a caso a due giorni dall’inizio del Sinodo, in cui dovrà essere affrontato anche il tema degli abusi. Attesa anche la seconda parte dell’inchiesta della Cei, che questa volta dovrebbe riguardare i 613 faldoni sui casi di abuso inviati dalle diocesi al Dicastero per la dottrina della fede dal 2000 a oggi. FONTE; Rete L’ABUSO https://youtu.be/kLK9ULmgD6I?si=74YgO8ZQgqIvId-a&t=256 Alessio Di Florio - L’istituzione della commissione parlamentare d’inchiesta Emanuela Orlandi-Mirella Gregori e la sudditanza italica al Vaticano Niente conferenza oggi dei capigruppo al Senato. Ancora nessuna calendarizzazione. Ora mi dicono prossima settimana, forse il tre. Per fortuna sono armato di tanta pazienza ……..forse troppa ha scritto in un post facebook Pietro Orlandi il 27 settembre. Parole che riassumono lo stato d’animo del fratello di Emanuela Orlandi. Nel momento in cui stiamo registrando questa puntata di Tg L’Abuso la notizia è che si dovrebbe andare in aula al Senato martedì 10 ottobre alle 16.30 per le “scomparse” di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Dopo “Vatican Girl” su Netflix, l’audio “Vatican Shock” pubblicato da Alessandro Ambrosini (curatore del blog d’inchiesta Notte Criminale), alcune dichiarazioni del Papa e l’apertura in Parlamento le speranze che il quarantennale del rapimento di Emanuela Orlandi potesse dare una svolta c’erano. Invece l’istituzione della commissione ritarda da mesi e dopo che il promotore di giustizia vaticana Diddi l’ha attaccata pesantemente abbiamo visto un fuoco di fila da giornalisti e non solo contro la stessa. Nel mezzo sempre Diddi ha ricacciato una pista che tale non è che addirittura sposta l’attenzione dal Vaticano alla stessa famiglia Orlandi. Dopo aver addirittura accusato Pietro Orlandi e l’avvocato Laura Sgrò di voler ostacolare le indagini e non volere la verità. Smentito immediatamente da Orlandi e Sgrò le sue parole hanno fatto il giro di social e mass media. Come il fuoco di fila contro Pietro Orlandi strumentalizzando e travisando una sua frase nella trasmissione televisiva DiMartedì. Pietro Orlandi sempre da Floris aveva denunciato a febbraio la «sudditanza psicologica dello Stato italiano nei confronti del potere vaticano».  La commissione d’inchiesta Orlandi-Gregori ha scritto Ambrosini su Notte Criminale “è un metro che misura la volontà effettiva di una classe dirigente di rompere con un passato che non ha raccontato, ha intorbidito. Che non ha cercato, ha coperto. Che non ha risolto, ha deviato”. “E’, e deve essere, la discontinuità con ciò che non è stato fatto troppe volte nella storia d’Italia. Deve essere la prova che lo Stato non ha paura di rispondere alla richiesta di verità e giustizia del proprio popolo. Che non teme di mettere sul tavolo il proprio futuro dissolvendo le nebbie del passato. Non c’è più tempo per passerelle e rassicurazioni. Servono solo fatti e concretezza. Questo deve essere il tempo degli uomini giusti, non delle marionette di un teatro stantio”. Sintesi perfetta della realtà. Fonte:Pietro Orlandi – Notte criminale https://youtu.be/kLK9ULmgD6I?si=6SE2QWNTodPZErb4&t=505 Pier Elisa Rizzo - La Chiesa cattolica sperimenta l’esodo in seguito allo scandalo degli abusi sessuali "Per motivi personali non desidero più essere soggetto all'imposta ecclesiastica." Jérémy Stauffacher, avvocato indipendente, non vuole più pagare per la Chiesa cattolica, come ha fatto sapere la settimana scorsa in una lettera indirizzata alla sua parrocchia. Se l'avvocato ci pensava già da tempo, gli ultimi casi di abusi sessuali lo hanno spinto a rinunciare ai servizi dell'istituto. "La lettera era pronta da tempo, l'avevo digitata sul mio computer", ha detto all'emittente pubblica svizzera RTS. “E alla fine, gli eventi accaduti mi sono serviti da stimolo, senza che si trattasse necessariamente di una vendetta contro la Chiesa”. E Jérémy Stauffacher non è il solo a prendere le distanze dall'istituzione. Nelle ultime tre settimane, solo nel cantone di Friburgo, 500 battezzati hanno lasciato la Chiesa. Si tratta di un record, poiché rappresenta un terzo delle uscite annuali. Insoddisfazione diffusa Centinaia di fedeli hanno lasciato la Chiesa anche nelle città di San Gallo, Lucerna, Basilea e Zurigo. Nel Vallese se ne contano 15 per l'anno in corso, di cui 12 nelle ultime settimane. Questa erosione si è accelerata, ma sta divorando l’istituzione da molto tempo. In dieci anni le partenze in Svizzera hanno fatto un’impennata, passando da 13.809 nel 2011 a 34.182 nel 2021. Il segretario generale dell'Ente ecclesiastico cattolico del cantone di Friburgo, David Neuhaus,

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    Rete L’ABUSO NEWS – edizione 4 del 30 settembre

    Franceso Zanardi – Report delle vittime sulle omissioni al Motu proprio della Conferenza  Episcopale Italiana “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità” Matteo Zuppi … Le botte poi invece le hanno date e a prendersele sono state ancora una volta le loro vittime. Abbiamo cercato di fare chiarezza sui progressi della chiesa in tema di abuso sessuale su minori e persone vulnerabili aiutati da un dato a campione notevole, 332 casi italiani, quelli documentati direttamente attraverso i sopravvissuti che si sono rivolti all’Associazione durante i suoi 13 anni di attività unica in Italia. Le interrogazioni che ci siamo posti nell’indagine; Quale livello di giustizia per le vittime è stato ottenuto? Quale livello di sicurezza, prevenzione si è raggiunto? Quale livello di controllo sulle gerarchie e coloro che insabbiano? Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi? Affidabilità della “linea italiana” della Cei ? Ebbene non i risultati, ma nello scrutinio delle schede, questi i dati che emergono sistematici, quindi scontati. Il report sarà reso pubblico nei prossimi giorni a Roma, durante il sinodo e la annessa manifestazione di 3 giorni (dal 27 al 30) organizzata da Eca Global di cui Rte l’Abuso è fondatrice e che raggruppa le associazioni dei sopravvissuti in tutto il mondo. A questo proposito la Redazione del TG NEWS annuncia fuori dalla sola edizione del sabato, contributi speciali sugli eventi che avranno luogo a Roma. https://youtu.be/O_ZgzPHppKY?si=jHE5znSf-6_4aMpz&t=7 Alessio Di Florio - Un prete-preside videopedofilo su cui è calato il totale silenzio La settimana scorsa abbiamo raccontato una vicenda partita dalla Sicilia e giunta in Vaticano di un prete che ha molestato ed umiliato per anni un ragazzo. «Mi convinse a fare delle video chat erotiche con un prete di Chieti» ha dichiarato la vittima a Repubblica ormai quasi un anno fa. Il prete «da un lato lo umilia dicendogli che è “un incostante cronico, un irrisolto, un inconcludente”, dall’altro gli propone di incontrare un sacerdote di Chieti, suo amico e preside di una scuola privata, che lo potrebbe aiutare a prendere il diploma. Non gratis, ovviamente: “il prezzo da pagare da parte mia sarebbe stata la mia disponibilità a ogni prestazione”» si legge nell’inchiesta di Federica Tourn sul quotidiano Domani. Sono passati oltre nove mesi dalla pubblicazione dell’inchiesta di Federica Tourn e ancora di più dalla pubblicazione di Repubblica. Sin dal novembre 2022 su WordNews.it abbiamo cercato di spezzare il totale silenzio che in provincia di Chieti è calato sulla vicenda. Nonostante se ne sono occupati organi di stampa nazionale nessun turbamento e nulla di nulla. Così come nessun intervento da parte della Diocesi e del vescovo Bruno Forte, grande protagonista del Sinodo per le Famiglie, dopo che nei primi mesi di quest’anno a Chieti è scattata un’inchiesta per prostituzione e pornografia minorile e atti sessuali con un minorenne, chat sulle principali piattaforme social e di messaggistica istantanea in cui si sono diffusi foto e si coordinavano gli accusati nulla di nulla Il vescovo che ha trovato il tempo di polemizzare con un sindaco per le «strade», che in occasione dell’Abruzzo Pride ha inviato un comunicato contro (rimasto per giorni e giorni in alto e in grande evidenza sul sito della Diocesi) mentre nulla sulle violenze omofobe e neofasciste contro alcuni partecipanti, che ripetutamente ha preso posizione contro incontri pubblici (appoggiando di fatto posizioni di Forza Nuova, senza nulla dire quando Roberto Fiore – la cui storia è ampiamente pubblicata sul web – è venuto in città), che ama la famiglia e i più piccoli, nulla di nulla ha mai avuto da dire su questi fatti, sulla denuncia di un «preside» e sull’inchiesta dell’inizio di quest’anno. Sono passati ormai oltre dieci mesi e nessuno è stato turbato. E come su WordNews.it abbiamo sottolineato più volte resta un pesante interrogativo su tutti: se nulla si sa, se nulla si vuol dire, se nessuna posizione si prende il personaggio accusato dalla vittima di Siracusa continua a frequentare scuole e quindi anche minorenni? Una circostanza che turberebbe chiunque ma non, a quanto pare, nella provincia teatina chi dovrebbe … Fonte: Repubblica, Domani, WordNews.it https://youtu.be/O_ZgzPHppKY?si=EVZVWX0TGgfasprc&t=256 Ludovica Eugenio - Francia: il cardinale Ricard condannato dal Vaticano per abuso sessuale Il card. Jean-Pierre Ricard, 78 anni, arcivescovo emerito di Bordeaux, figura di spicco della Chiesa francese, è stato interdetto dal Dicastero per la Dottrina della Fede dall'esercizio pubblico del suo ministero presbiterale, tranne che nella diocesi dove risiede, quella di Digne, nell'Alta Provenza, secondo quanto riporta il quotidiano francese La Croix (27/9). L'accusa era di violenza sessuale aggravata su una donna minore all'epoca dei fatti, ed era stato archiviato per prescrizione dalla procura di Marsiglia il 25 febbraio scorso. La giustizia ecclesiastica nel frattempo è andata avanti, con un processo canonico; il dossier, nelle mani dell'arcivescovo di Marsiglia card. Jean-Marc Aveline, è stato così trasmesso a Roma, al Dicastero per la Dottrina della Fede. L'interdizione a dire messa in pubblico e ad amministrare i sacramenti è valida però solo fuori dai confini della diocesi in cui Ricard risiede, Digne, nell'alta Provenza, grazie a un accordo con il vescovo locale, mons. Emmanuel Gobilliard, che tuttavia appare piuttosto critico: «Non sono d'accordo – si legge su La Croix - che il cardinale Ricard celebri per il momento nella diocesi di Digne, gliel'ho detto, spero che la sanzione venga applicata anche qui». Quanto a Ricard, ha detto di non voler “generare né alimentare alcuna controversia” . Presidente della Conferenza episcopale di Francia dal 2001 al 2007, Ricard si era autoaccusato lo scorso novembre, durante l'assemblea d'autunno dei vescovi, in una lettera ai suoi confratelli: «Mi sono comportato in modo riprovevole, 35 anni fa, quando ero parroco, con una ragazza di 14 anni. Il mio comportamento ha necessariamente causato conseguenze gravi e durature in questa persona», aveva detto. Emerse poi che il caso era già noto da diversi mesi al presidente dei vescovi mons. Eric de Moulins-Beaufort, allertato da suor Veronique Margron, presidente dei religiosi francesi, alla quale la vittima si era rivolta, indignata per il ruolo di delegato pontificio attribuito a Ricard nella gestione degli abusi di una nuova comunità carismatica. Fonte : La Croix https://youtu.be/O_ZgzPHppKY?si=RjmCgzP_v-rqhdKh&t=440 Federica Tourn - Un tribunale ecclesiastico penale per la Chiesa cattolica in Svizzera  La Conferenza episcopale svizzera vuole istituire un tribunale ecclesiastico penale e disciplinare per la Chiesa cattolica in Svizzera. Questa decisione fa seguito all’ampiezza dei casi di abusi sessuali rivelati da uno studio recente condotto dall’Università di Zurigo. In un comunicato diffuso sabato scorso, i vescovi si dicono “sconvolti” dai risultati della ricerca, che ha messo in luce l’esistenza di un gran numero di casi di abusi nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni. Auspicano quindi l’istituzione di un tribunale nazionale: i vescovi stanno lavorando per organizzare un incontro con i responsabili vaticani nelle prossime settimane. Le leggi svizzere continuerebbero ad avere la precedenza e le autorità penali sarebbero obbligatoriamente coinvolte in tutti i casi di abusi o altri reati commessi in ambito religioso. Il tribunale ecclesiastico si occuperebbe anche delle sanzioni necessarie in caso di violazione della legge ecclesiastica. Il presidente della Conferenza episcopale svizzera, il vescovo di Basilea Felix Gmür, ha riconosciuto che sono stati commessi degli errori nell'indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. "La prospettiva delle vittime non è stata presa sufficientemente in considerazione. Sono molto dispiaciuto per questo", ha detto monsignor Gmür. Il vescovo di Basilea ammette che all'inizio del suo mandato episcopale dava maggiore importanza alla gestione giuridicamente corretta dei casi di abuso, ma che con il tempo ha cambiato prospettiva. Il vescovo Gmür si è detto favorevole a un sostegno esterno per le indagini della Chiesa sui casi di abusi sessuali, come richiesto dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera. Il vescovo di Coira, Joseph Bonnemain, che è responsabile di un'indagine sull'insabbiamento di casi di abusi all'interno della Chiesa, "ha detto che sarebbe felice di ricevere tale sostegno. E penso che sia un'ottima cosa". Per il vescovo di Basilea, il potere all'interno della Chiesa deve essere distribuito meglio. "Lavorerò a Roma per garantire che la Chiesa sia decentrata. È necessaria una nuova morale sessuale e la possibilità di prendere accordi a livello regionale", ha sottolineato. Fonte: RSI e RTSInfo https://youtu.be/O_ZgzPHppKY?si=VBBapfq4ss9CzOfF&t=573 Federico Tulli - Le radici del silenzio, dell'omertà, della complicità, dell'impunità «Quando emergono nuovi casi di pedofilia, ascoltando attentamente le dichiarazioni della Chiesa cattolica ci si rende conto che le frasi del portavoce di turno allontanano velocemente l’attenzione dal passato, portandola sul presente e sul futuro. In questo modo il Vaticano vuole farci credere che gli abusi non si ripeteranno nel futuro. In realtà non vuole assolutamente ripulire o risolvere i danni procurati nel passato. I casi di violenza sui bambini nella Chiesa non sono incidentali, ma sono strutturali in tutto il mondo, in tutte le scuole cattoliche, negli oratori, negli istituti: l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è “il” sistema della Chiesa cattolica». A parlare è Ton Leerschool. Vittima a 13 anni di un sacerdote pedofilo,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 3 del 23 settembre

    Francesco Zanardi - Carpineto Romano: Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in appello Si è svolto mercoledì a Piazzale Clodio il processo di appello a padre Carlos Alberto Pérez, un colombiano con una serie di abusi alle spalle e trasferito in Italia, a Carpineto Romano, dove però ha reiterato su più minori gli stessi crimini. La Corte di appello di Roma ha confermato la condanna, in primo grado otto anni, con la riduzione a 7 in appello.. Il religioso dell’Istituto Missionario colombiano di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto Romano da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri. Da una lettera in nostro possesso datata 31 agosto 2018, mosignor Humberto Lugo Arguelles – Fondatore del carisma della casita– accusava in un documento di nove pagine, l’ex Responsabile, Jesús Amaya León di una serie di irregolarità, comprese le complicità in casi di pedofilia, tra cui quello di Perez, tuttavia accolto a Carpineto Romano. La chiesa italiana sembra non abbia mai indagato su chi sia il responsabile del suo trasferimento malgrado i precedenti. https://youtu.be/SU28nn-dm9s?si=hTjX-9HfFlsCB1ew&t=7 Federica Tourn - La diocesi di Roma riabilita Rupnik «Emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: questo il risultato della visita canonica disposta dal cardinale vicario di Roma, il vescovo Angelo De Donatis, sul Centro fondato da Marko Rupnik, l'ex gesuita accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Non solo: il cardinale vicario ha messo in dubbio la scomunica in cui era incorso Rupnik per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale e che gli era stata rimessa pochi giorni dopo, molto probabilmente dal papa in persona. La visita canonica, avviata il 16 gennaio scorso, aveva l'obiettivo di indagare sulle dinamiche interne all'équipe del Centro Aletti, associazione pubblica di fedeli dal giugno 2019, e in particolare, sui rapporti fra l'attuale gruppo dirigente e Rupnik. La relazione finale del visitatore incaricato, don Giacomo Incitti, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, attesta che «la vicenda ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova». Il visitatore canonico non ha avuto nulla da ridire sul fatto che la direttrice del Centro Maria Campatelli – ricevuta qualche giorno fa in udienza privata dal papa - fosse in prima fila il 5 marzo scorso, insieme al resto dell'équipe, quando Rupnik concelebrava nella basilica di Santa Prassede a Roma, violando il divieto dei suoi superiori di esercitare attività ministeriale e sacramentale in pubblico; o sugli esercizi spirituali che Rupnik avrebbe dovuto condurre per il Centro Aletti, in violazione delle restrizioni imposte dalla Compagnia; e, soprattutto, non ha commentato gli abusi che il sacerdote e artista commetteva anche nei locali del Centro, a Roma, approfittando del suo ruolo, come più di una vittima ha testimoniato alla Compagnia di Gesù nel corso dell'indagine avviata lo scorso febbraio. Fonte: Domani https://youtu.be/SU28nn-dm9s?si=sGyDg8w1pk2tinjT&t=103                 Ludovica Eugenio – Lettera delle vittime di Rupnik E continuiamo a occuparci del caso Rupnik, perché in seguito allo sconcertante comunicato del vicariato di Roma sull’esito della visita canonica al Centro Aletti, 5 vittime  hanno rivolto una lettera aperta a papa Francesco, al cardinal vicario De Donatis, al cardinale Zuppi, presidente della CEI e al Cardinal Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi. E lo hanno fatto senza nascondere la loro identità: Fabrizia Raguso, Mira Stare, Gloria Branciani, Vida Bernard e Mirjam Kovac. «L’udienza privata concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti e il comunicato diffuso oggi - affermano le firmatarie nella lettera, pubblicata sul sito del Coordinamento ItalyChurchToo - ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo». Sono due fatti che dimostrano, dichiarano, che “alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria”. “Non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode”, aggiungono, “tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore”. “La manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità. Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio”. Il report della visita canonica, che tenta di riabilitare di fatto Rupnik, “ridicolizza – sottolineano le firmatarie ”il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata”. In questo contesto, continuano, il colloquio concesso dal papa a Campatelli è sbattuto, in faccia alle vittime; un incontro che il papa a loro ha negato, così come non ha mai risposto a quattro lettere a lui recapitate nel luglio 2021.  E così, le vittime sono lasciate “nel grido afono di un nuovo abuso”. Il testo integrale della lettera è pubblicata nella sezione blog del sito www.italychurchtoo.org. Ed è possibile sottoscriverla scrivendo a [email protected] https://youtu.be/SU28nn-dm9s?si=kxh-ZiDEs3mfqwYO&t=232                 Alessio Di Florio - Un’agghiacciante storia tra la Sicilia e il Vaticano La pedofilia e gli abusi da parte di membri della Chiesa sono stati tabù, totalmente censurati per tanti anni. La prima a spezzare l’omertà è stata Sinead O Connor, perseguitata, isolata, boicottata, insultata da allora e persino da morta. Trattata come una pazza o quasi per quella denuncia pubblica. Solo dieci anni dopo arrivò Spotlight, inchiesta giornalista statunitense che scoperchiò il vaso di Pandora negli USA. Uno dei protagonisti, vent’anni dopo, lo ritroviamo in una denuncia di abusi che dalla Sicilia arriva in Vaticano. Ne hanno scritto Repubblica, intervistando la vittima, e con un’approfondita inchiesta Federica Tourn su Domani. A febbraio dell’anno scorso  viene licenziato monsignor John Anthony Abruzzese, originario di Boston e canonico della Basilica papale di Santa Maria Maggiore all’Esquilino. Abruzzese da bambino è stato chierichetto di “Johnny l’Allegro”, come veniva chiamato padre John Gheogan, il prete pedofilo condannato nel 2002 per violenza su minori e ucciso l’anno seguente in carcere. Gheogan, abusatore seriale a cui sono state attribuite 130 vittime in trent’anni di sacerdozio, ha fatto da detonatore al primo grande scandalo sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, portato all’attenzione internazionale dall’inchiesta del Boston Globe, da cui è stato tratto il film Spotlight. La vittima invece è stata abbandonata al suo destino dalla Chiesa. Un’ordinaria storia di brutalità ecclesiastica, in cui eminenti personalità ecclesiastiche si premurano di allontanare un sacerdote perché ospita un ragazzo, soltanto quando questi si decide a rivelare al suo vescovo la violenza subìta. Senza preoccuparsi quindi della vittima né di fermare i suoi potenziali abusatori, ma facendo attenzione a non venire coinvolte in scandali di pedofilia, sottolinea Federica Tourn su Domani. Abusi, manipolazione, stalking: il ragazzo dichiara di aver vissuto sotto il controllo totale di questo prete, in uno stato di soggezione fisico e mentale che lo ha più volte portato in ospedale in preda a crisi di ansia o in seguito a tentativi di suicidio. Il 22 marzo 2021 il ragazzo si rivolge alla giustizia ecclesiastica, e il giorno successivo a quella civile, ma ad oggi non si sa nulla dell’indagine. Il ragazzo, esasperato, dopo la denuncia chiede più volte al vescovo di intervenire nei confronti di questo sacerdote, che continua a dire messa e a frequentare le attività parrocchiali anche con i bambini ma senza risultato. Soltanto il 16 novembre 2021, quando la vittima decide di parlare con la stampa, il vescovo comunica in una nota ufficiale che il prete, «residente nella diocesi di Siracusa senza alcun incarico», il 31 ottobre è stato interdetto dall’esercizio pubblico del ministero. Fonte Domani https://youtu.be/SU28nn-dm9s?si=mHOlP_9DiO6uTEiA&t=382                 Federico Tulli - Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda «Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?». Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann. «Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung. Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 2 del 16 settembre

    Francesco Zanardi - La Procura chiede di indagare a fondo sugli insabbiamenti della Chiesa nei casi di pedofilia Il Pubblico Ministero presenta il suo rapporto annuale, in cui esorta gli alti procuratori spagnoli a valutare “la portata dell'accusa” ai rappresentanti delle istituzioni religiose La Procura generale dello Stato solleva la “necessità” di indagare a fondo sulle responsabilità della Chiesa cattolica nei casi di pedofilia commessi da membri dell'istituzione e di valutare “l'estensione dell'accusa a possibili comportamenti di insabbiamento da parte di rappresentanti di religioni, che avrebbero potuto essere eseguite prima della denuncia e da cui potrebbero derivare responsabilità sia penali che civili”. L'azione della Procura generale sulla questione degli abusi nella Chiesa è iniziata nel gennaio dello scorso anno. Nel dicembre 2021, EL PAÍS ha consegnato al Vaticano e al presidente della Conferenza episcopale spagnola , cardinale Juan José Omella, un dossier con 251 casi di pedofilia, che ha costretto l'istituzione ad affrontare un'indagine interna all'inizio del 2022. L'inchiesta di questo giornale ha confermato che la Chiesa continua a mettere a tacere i casi di abuso di cui era a conoscenza e che il problema è l'opacità e l'inerzia. Pertanto, il 31 gennaio dello stesso anno, la Procura della Repubblica chiese alle procure superiori di tutta la Spagna di trasmettere tutti i procedimenti penali entro un termine di 10 giorni. denunce e denunce in corso di trattamento in materia di violenza sessuale e abuso su minori all'interno di congregazioni, scuole o qualsiasi istituzione religiosa. Il conteggio ammonta a 68 procedimenti aperti, anche se non è specificato quale abbia interessato la Chiesa cattolica e quale abbia interessato altri enti, come la Chiesa evangelica o i Testimoni di Geova. Un totale di 167 casi negli ultimi anni In assenza di un database ufficiale, El Pais ha contato 1.021 accusati di abusi all'interno della Chiesa e 2.190 vittime. La Conferenza Episcopale Spagnola attende tra qualche settimana che lo studio legale Cremades & Calvo-Sotelo consegni la verifica sugli abusi all'interno della Chiesa commissionata nel febbraio dello scorso anno. Allo stesso tempo, il Garante, su incarico del Congresso dei Deputati, sta portando avanti un'altra indagine sulla pedofilia ecclesiale, che si concluderà con la consegna dei risultati alla Camera. Situazione paradossalmente simile a quella italiana, dove però in questo caso, è la Giustizia a favorire non indagando sul clero. Come in Spagna El Pais, lo scorso 15 aprile anche la Rete L’ABUSO ha comunicato ai fini preventivi alla Procura generale della Repubblica l’esistenza di ben 418 casi di sacerdoti potenzialmente pedofili, ma a differenza della Spagna, l’Italia ha omesso persino di acquisire i nominativi. A seguito di questo lo Stato italiano è viene deferito per inadempienza per la seconda volta al Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni unite e anche al Parlamento Europeo, dove I rispettivi fascicoli sono attualmente aperti. In attesa dell’indagine della Rete L’ABUSO sulla CEI, durata più di un anno e che sarà presentata prima del Sinodo al quale saremo presenti, ne “Gli speciali” di oggi a fine TG, il contro report delle vittime italiane, a quello CEI. Fonte: El Pais https://youtu.be/Q8e9o7BaLik?si=8Alab0dy7tIZ3PvG&t=18 Pierelisa Rizzo – Processo per abusi all’Istituto Antonio Provolo Il pubblico ministero ha chiesto 18 anni di carcere per due ex dipendenti dell’Istituto per bambini sordi e ipoudenti Antonio Próvolo, con sede in una cittadina argentina,  accusati di aver facilitato l’abuso sessuale su minori. In quello che è il terzo processo che prova a fare luce su atti criminali commessi nella scuola per bambini con disabilità uditive, il procuratore di Mendoza, Alejandro Iturbe, ha chiesto a fine agosto scorso, che due imputati, l’ex rappresentante legale Graciela Pascual e la suora Asunción Martínez, siano condannati rispettivamente a 18 e 10 anni di carcere. Lo scorso maggio di questanno il procuratore aveva già chiesto ai giudici della corte di condannare la suora giapponese Kumiko Kosaka a 25 anni di carcere per “abuso sessuale aggravato e corruzione di minori”.  Per tutti e tre gli imputati è stata richiesta l’ interdizione dagli incarichi educativi e abitativi in cui siano coinvolti minorenni per almeno 10 anni. Le accuse si riferiscono alle denunce di 10 ex studenti della scuola, vittime di abusi sessuali per un periodo di 12 anni. Già nel novembre 2019, nel corso di un altro processo, due preti cattolici sono stati condannati a più di 40 anni di carcere ciascuno per avere abusato sessualmente alcuni bambini sordomuti. Si tratta del sacerdote italiano Nicola Corradi, condannato a 42 anni di prigione e di quello argentino Horacio Corbacho, condannato a 45 anni di carcere, mentre il giardiniere del Provolo, Armando Gómez, è stato condannato a 18 anni per abusi sessuali. In questo nuovo processo, sia Pascual che Martínez sono accusati di avere partecipato direttamente agli abusi, violando il dovere di diligenza nei confronti delle vittime. Durante questo ultimo processo, iniziato il 3 maggio 2021, si sono svolte più di 300 udienze e state ascoltate più di 100 persone. Il sacerdote Corbacho, riconosciuto colpevole di abuso carnale aggravato, è considerato il principale imputato, a causa del suo status gerarchico nell’istituto che gli avrebbe permesso, approfittando della sua convivenza con minorenni e del dovere di diligenza, di abusare dei ragazzi.  Attualmente sta scontando la sua pena, mentre il sacerdote italiano Corradi, condannato a 42 anni, è morto in carcere il 14 luglio 2021, due anni dopo essere stato riconosciuto colpevole di 28 atti di abuso commessi tra il 2005 e il 2016 e più di 11 di violenza sessuale e tortura. Per la condanna di Gómez, il giardiniere del Provolo, condannato a soli 18 anni,  ha pesato la sua diagnosi di ipoacusia e il suo analfabetismo, che hanno portato i giudici a concludere che ciò lo avrebbe reso facilmente influenzabile. Il quarto imputato in quel processo, era il chierichetto Jorge Bordón, che accettò il patteggiamento dopo aver riconosciuto la sua complicità e il suo coinvolgimento in 11 casi di abuso sessuale. È stato condannato a 10 anni di carcere dopo che è stato raggiunto un accordo tra avvocati difensori e pubblici ministeri. Pierelisa Rizzo Fonte– TEMPI/PERFIL https://youtu.be/Q8e9o7BaLik?si=nIq7nyP1STkB-QbU&t=218 Federica Tourn - La Svizzera documenta mille abusi sessuali nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni Dal 1950 ad oggi ci sono stati più di mille casi di abuso sessuale nella Chiesa cattolica in Svizzera, come documenta uno studio senza precedenti del dipartimento di storia dell'Università di Zurigo. Si ritiene che questa sia solo la punta dell’iceberg poiché la maggior parte dei casi non è stata denunciata e i documenti sono stati distrutti. Lo studio, presentato il 12 settembre, costituisce la prima fase di una ricerca commissionata da tre organismi cattolici tra cui la Conferenza dei vescovi svizzeri. Questo progetto pilota ha coinvolto tutte le diocesi, le strutture di diritto ecclesiastico pubblico e le comunità religiose del Paese e per la prima volta i ricercatori hanno avuto accesso a quasi tutti gli archivi ecclesiastici. I dati parlano di 1002 casi di abuso sessuale. Le vittime sono almeno 921, di cui il 74% minorenni, il 14% adulti e il 12% persone di età sconosciuta. I responsabili delle violenze sono 510, quasi tutti maschi. La stragrande maggioranza degli abusi è stata commessa nel contesto della pastorale. Ciò avveniva soprattutto in situazioni di confessione, di servizio come chierichetti, di insegnamento religioso o anche di attività con gruppi di bambini o adolescenti. Il secondo ambito interessato dagli abusi sessuali è quello della formazione e dell'assistenza sociale. Pertanto, circa il 30% dei casi ha avuto luogo in case, scuole e collegi cattolici o altri istituti ecclesiastici. Gli ordini religiosi e le nuove comunità costituiscono la terza area con meno del 2% dei casi documentati. Inoltre, gli storici hanno potuto provare la distruzione di documenti in due diocesi e numerosi casi di insabbiamento; le sanzioni per i responsabili degli abusi erano inesistenti o molto lievi. La Chiesa cattolica trasferiva abitualmente i chierici accusati e condannati, a volte anche all’estero, nel tentativo di evitare procedimenti penali civili e garantire la riassegnazione dei chierici. L'Università di Zurigo proseguirà e amplierà il suo lavoro dal 2024 alla fine del 2026, per stabilire la reale portata degli abusi, la responsabilità dello Stato nella collocazione dei minori e i legami specifici fra Chiesa cattolica e abusi. Fonte: Rts (Radio Télévision Suisse) https://youtu.be/Q8e9o7BaLik?si=t_Ef0L0rNvISfsAj&t=418 Ludovica Eugenio - Legionari di Cristo, un "ambiente favorevole agli abusi": la denuncia di 32 ex consacrate Due cause sono state intentate in Cile a giugno e ad agosto da due ex studenti, una donna e un uomo, contro i Legionari di Cristo per insabbiamenti e abusi sessuali, di potere e di coscienza avvenuti in due scuole della congregazione religiosa messicana, fondata dal prete pedofilo e tossicomane p. Marcial Maciel, storico amico di papa Wojtyla. Già dopo l'esplosione del primo caso 32 ex consacrate di Regnum Christi, il movimento di apostolato dei Legionari, hanno diffuso una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano cileno La Tercera, in cui confermano il clima abusante della congregazione. “Siamo state sottoposte a un ambiente in cui l'abuso di potere e di coscienza era comune e in cui le aggressioni sessuali descritte nella denuncia si sarebbero potute certamente verificare”, affermano le ex consacrate, che provengono da vari Paesi dell'America Latina e si firmano con nome e cognome. Descrivendo un contesto favorevole agli abusi,

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    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 1 del 9 settembre

    1- Ludovica Eugenio – "Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica" Si intitola "Porta del Vaticano intrisa del sangue di persone abusate dalla Chiesa cattolica" l’ultima opera dell’artista concettuale dissidente russo Andrei Molodkin, 57 anni, noto per l’uso di sangue umano e petrolio greggio nelle sue installazioni audaci e provocatorie, veri atti simbolici di denuncia politica, come la scultura di Putin riempita con il sangue di soldati ucraini del 2022. Molodkin, che vive in Francia, torna infatti ora in Italia con una performance destinata a provocare, se riuscirà a essere realizzata, un forte impatto: secondo quanto riporta il 2 settembre Sky News, tra poche settimane una scultura che rappresenta le chiavi di Pietro, antico emblema cristiano simbolo dell’autorità pontificia, verrà riempita del sangue donato da una quarantina di vittime di abusi e la sua immagine proiettata sulle porte della Basilica di San Pietro. Molodkin ha detto a SkyNews di aver scelto di protestare contro gli abusi nella Chiesa cattolica perché si tratta di una "organizzazione potente" con "molti segreti oscuri", e di aver tratto ispirazione dalla protesta della cantante irlandese Sinead O'Connor, deceduta recentemente, contro gli abusi nella Chiesa cattolica, quando nel 1992 sul palco strappò una foto di papa Wojtyla. All’iniziativa parteciperà anche un prete sopravvissuto ad abusi da bambino; "La scultura – ha annunciato l’artista - è pronta a ricevere il sangue delle persone abusate dalla Chiesa cattolica, per dare loro voce". Quale sarà la reazione in Vaticano? "Penso che ne rimarranno scioccati e sorpresi – ha detto Molodkin. "Vedere questo simbolo sacro... con il sangue delle persone maltrattate, sarà sconvolgente".  Il sangue umano, spiega, è presente nelle sue opere in seguito al suicidio di un amico, abusato dai superiori mentre prestava servizio nell'esercito sovietico. Qui il suo obiettivo è, dichiara, «offrire semplicemente una piattaforma affinché le persone che hanno subito abusi possano uscire dal silenzio”. “Il mio intento non è distruggere, ho solo dato alle persone una voce formale per poter parlare". FONTE: Sky NEWS24 https://youtu.be/IN34LoEJCgg?si=A0LlqiXxewp6BV6U&t=19 2- Francesco Zanardi - “Nessuno entri in quella chiesa”: l’appello dei familiari di Elisa Claps dopo la riapertura dell’edificio in cui la ragazza morì e fu sepolta Una croce infilzata da sandali – gli stessi a occhio di bue che indossava Elisa Claps quel 12 settembre del 1993. Il prossimo 12 settembre, una marcia simbolica per tornare, dopo 30 anni esatti, nel luogo da cui scomparve la 16enne. La stessa chiesa in cui è stata ritrovata cadavere dopo ben 17 anni, a 15 metri di distanza dall’altare. La sta assemblando il regista e attore teatrale Ulderico Pesce, con i sandali della comunità potentina “Per chiedere al Papa che quella chiesa chiuda come luogo di culto, non può venire riaperta per pregare, ci hanno scannato un agnello innocente e ce l’hanno tenuto nascosto per 17 anni. Va sconsacrata e utilizzata per accogliere donne in pericolo, proprio come Elisa. Nella Chiesa in cui Elisa ha trovato la morte per difendersi dal suo stalker e aggressore Danilo Restivo - ora all’ergastolo nel Regno Unito dove si era rifugiato dopo la scomparsa della Claps e dove nel 2002 ha ucciso la sua vicina di casa - è stata ritrovata una targa, accolta con evidente incredulità e sdegno dai potentini, specchio tangibile del sentire comune. Dopo la riapertura, lo scorso il 24 agosto come annunciato e previsto dall’arcivescovo di Potenza Salvatore Ligorio, “in sintonia con Papa Francesco”, il giorno stesso sempre il regista Ulderico Pesce ha acceso i fari su questa targa mai vista prima perché piazzata lì, nel luogo di sepoltura coatta di Elisa, pochi mesi prima che la ragazza venisse ritrovata nel sottotetto e che la Trinità venisse chiusa e messa sotto sequestro. Su quella targa c’è scritto in latino che viene onorato “un grande formatore della disciplina degli adolescenti” per celebrare il parroco che quel giorno, dopo che Elisa scomparve da quella Chiesa, invece di chiamare la Polizia e far partire le ricerche, decise di chiudere tutto, portarsi le chiavi e andarsene alle terme. Nel dialogo tra le parti sulla possibile riapertura si era convenuto “che per i cattolici, al fine di custodire al meglio la memoria di Elisa non c’è modo più appropriato della preghiera”, si legge dalla nota stampa del vescovo Ligorio. Papa Francesco ha scritto a Filomena Iemma, madre di Elisa, per sottolineare questa necessità. E sempre Bergoglio, l’11 luglio da Casa Santa Marta aveva scritto a Ligorio per “ringraziarlo per la sua visita e per la cordialità manifestatami”, a riprova che c’era da tempo una visione comune sul destino della chiesa simbolo della “Potenza bene”. “Nessuno entri in quella chiesa”, dice intanto a uno dei due fratelli di Elisa, Gildo Claps, “Perché quella targa è un ennesimo sfregio alla famiglia e Elisa stessa” così come ritiene “la lettera del Papa di cattivo gusto. FONTE: Il Fatto Quotidiano https://youtu.be/IN34LoEJCgg?si=_UO9p33RKxkKonkI&t=158 3- Federico Tulli - Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo In tanti giustamente ci chiedono Cos’è la pedofilia. Chi è il prete pedofilo. Una premessa fondamentale. “Pedofilia” è un termine improprio giacché di “philos”, di amorevole o amichevole nei confronti del bimbo non c’è nulla. Si tratta infatti di una violenza talmente distruttiva che la psichiatria moderna la definisce un «omicidio psichico», termine coniato dalla psicoterapeuta e ricercatrice Maria Gabriella Gatti. In tal senso la definizione più esaustiva è quella dello psichiatra Massimo Fagioli: «La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino». Per quanto riguarda la pedofilia clericale questa ha dei propri tratti specifici. Tratti che non sono certo quelli descritti da papa Francesco che sin dai primi giorni del suo pontificato mise in chiaro come la pensasse: «La pedofilia nella Chiesa è opera del diavolo è una malattia diabolica… dobbiamo esserne convinti per curarla». Cioè in Vaticano la violenza di un adulto su un bimbo inerme sarebbe qualcosa di astratto, un peccato, non è un crimine contro la persona ma un’offesa a Dio e nei casi più gravi (per la Chiesa), quelli compiuti durante il rito della confessione, un’offesa al sacramento. Anche qui c’è un annullamento o quanto meno una negazione della realtà del bambino. La vittima scompare e il prete va curato perché ha offeso Dio. Si tratta di una visione umanamente inaccettabile. Chi è dunque il prete pedofilo. Come tutti i pedofili ha delle modalità di comportamento equiparabili a quelle di un serial killer. È una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza. Il pedofilo è estremamente lucido, razionale, privo di affetti ed emozioni. Sceglie con cura le vittime. Ed ecco il sacerdote che sfrutta la sua autorità e la sua paternità fittizia, si fa chiamare “padre”, per circuire il bimbo più vulnerabile tra quelli della sua parrocchia. Si sostituisce alle sue figure adulte di riferimento, acquista la sua fiducia, lo isola con sotterfugi e poi passa dalla violenza psicologica a quella fisica. Tutto questo, avviene nella lucida consapevolezza di poter agire pressoché indisturbato, grazie alla “copertura” delle proprie istituzioni, e di un credito socialmente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società. Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi - spesso inspiegabilmente- nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa se questo comporti la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona. Fonti: Adista, Chiesa e pedofilia, il caso italiano (L'Asino d'oro ed., 2014), www.vatican.va https://youtu.be/IN34LoEJCgg?si=GMwT0LaihQSmp2Ir&t=324 4- Federica Tourn - A Ginevra, la diocesi mette in discussione le opere di Marko Rupni La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo ha costituito un gruppo diocesano di riflessione per valutare l'opportunità di smantellare le opere dell'ex gesuita Marko Rupnik, dimesso dalla Compagnia di Gesù lo scorso14 luglio e accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Il Centro Aletti, a lungo diretto da Rupnik, ha infatti realizzato in collaborazione con l'atelier peruviano Encañada  il “Cammino di gioia”, un progetto inaugurato nel 2019, che comprende 13 mosaici collocati in 12 luoghi di culto nel cantone di Ginevra. L'équipe diocesana dovrà valutare l'impatto della vita personale dell'artista sulla sua arte e l'effetto che le opere hanno sulle vittime. «I membri di questa équipe hanno svolto un'ampia consultazione con esperti ed enti competenti, oltre che con le persone coinvolte nella creazione di questo percorso artistico», ha spiegato Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo. Fra le associazioni che collaborano c'è anche il gruppo Sapec, che nel 2016 ha promosso la Cecar, la Commissione indipendente sugli abusi nella chiesa in Svizzera. Una decisione simile è stata presa lo scorso marzo a Lourdes, quando il rettore del Santuario Michel Daubanes e il vescovo di Tarbes e Lourdes Jean-Marc Micas hanno costituito un gruppo di lavoro per verificare l’opportunità di rimuovere i mosaici realizzati da Rupnik nel 2007 sulla facciata della Basilica del Rosario. Molte vittime in pellegrinaggio al Santuario infatti, hanno dichiarato che non riescono più a pregare di fronte alle immagini realizzate da un abusatore.

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    Rete L’ABUSO NEWS – Puntata ZERO del 2 settembre

    1-Francesco Zanardi; Presentazione Buongiorno a tuti e benvenuti a questa prima edizione del TG news. Presento subito i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto; Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista Pierelisa Rizzo – ANSA Sicilia Federica Tourn – Giornalista indipendente Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia Alessio Di Florio – Redattore Word News Antonio Messina – Sopravvissuto Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di oggi saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG. Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0 Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio. Ma le cose stanno davvero così ? Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogniuno possa maturare la propria idea sui fatti. Lascio ora la parola ai colleghi e alla prima edizione. Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video, anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music Ci rivediamo a fine TG negli SPECIALI, l’approfondimento di questa edizione – Lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella 2- Ludovica Eugenio; Troppe cause legali per abusi: arcidiocesi di san Francisco in bancarotta L'arcidiocesi di San Francisco in California ha dichiarato bancarotta a causa di circa 500 cause legali intentatele per abusi sessuali del clero su minori. Lo ha annunciato il 20 agosto l'arcivescovo, Salvatore Cordileone, affermando di aver presentato un'istanza di amministrazione controllata al tribunale fallimentare secondo il capitolo 11: un dispositivo del diritto statunitense che consente al debitore di elaborare un piano di riorganizzazione, bloccando nel frattempo tutte le cause in corso. Il New York Times il 21 agosto sottolinea come il provvedimento abbia lo scopo di proteggere l’arcidiocesi dalle numerose cause civili intentate contro di essa ai sensi di una legge statale del 2019 che ha aperto per 3 anni una “finestra di deroga alla prescrizione” per abusi su minori altrimenti prescritti. Analoghe finestre sono state aperte lo stesso anno da 24 diocesi e 3 territori d'oltremare; per la California è la seconda, dopo quella del 2003 che ha portato a risarcimenti ai sopravvissuti per 70 milioni di dollari, grazie alla vendita di proprietà e a fondi assicurativi. Maine e Vermont hanno aperto “finestre permanenti” per consentire la denuncia, a prescindere dal momento del presunto abuso. Ora San Francisco, 450.000 cattolici, è la terza arcidiocesi californiana a presentare istanza di fallimento quest'anno, dopo Oakland e Santa Rosa ed entro la fine dell'anno sarà la volta di San Diego. Nello Stato di New York, sei delle otto diocesi hanno già dichiarato bancarotta. Secondo un database citato dal NYT, curato da Marie Reilly, docente della Penn State Law, attualmente sono 12 le diocesi e arcidiocesi negli Stati Uniti coinvolte in procedure di fallimento; una trentina in totale quelle che ne hanno avviata una e 17 hanno ormai completato il processo. E non solo: il database mostra che a dichiarare bancarotta sono anche alcune congregazioni religiose. Fonte: New York Times https://youtu.be/aw1FekrXEog?si=TJ5Y7LPgbGQw0oKD&t=150 3- Federico Tulli; Pedofilia: in Italia è vietato indagare sulla Chiesa L’Italia è l’unico tra i Paesi di tradizione cattolica in cui la Chiesa e le istituzioni laiche (Governo, Parlamento) non hanno mai voluto realizzare un’inchiesta su scala nazionale per far luce su un fenomeno criminale che purtroppo è diffuso in tutta la Penisola quanto meno da decenni: la pedofilia. In tanti sicuramente avrete visto il film Spotlight, premio Oscar nel 2016, che ricostruisce la lunga inchiesta dei giornalisti del Boston Globe su centinaia di casi di pedofilia insabbiati dall'arcivescovo Bernard Law. L'indagine valse il Premio Pulitzer al team investigativo ma soprattutto dette a tantissime vittime la forza di denunciare, facendo realizzare numerose inchieste sulla Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti. L’elenco è lungo. Il 27 febbraio 2004 una ricerca indipendente commissionata dalla Conferenza episcopale americana scoprì che tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti, erano stati oltre 4mila i preti pedofili. Gli studiosi hanno contato 10.667 vittime ma si stima che furono un numero compreso tra 40 e 60mila. Cinque anni dopo scandali analoghi esplosero anche in Europa. In Irlanda il Rapporto Ryan raccolse le testimonianze di circa 2.500 vittime, ma ne stimò almeno 30.000, e fu accertato che i responsabili dei crimini furono circa 800, tra sacerdoti e suore. «La violenza e gli abusi sono endemici nella Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiuse l’inchiesta che prende il suo nome. A febbraio 2010, scoppiò il “caso Germania”. Per farsi un’idea senza dare cifre ecco cosa disse il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale di indagare sulle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona: «C’è stato un insabbiamento sistematico da parte delle gerarchie. Non c’è mai stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti». Non finisce qui. Nei mesi e anni successivi emergono decine di migliaia di casi in Austria, Svizzera, Olanda, Belgio, Inghilterra. E poi ancora, fino ai nostri giorni, Australia, Francia, di nuovo in Germania, Spagna, Portogallo. Latitudini diverse, diocesi diverse, prassi identica: omertà delle gerarchie, tutela dei pedofili, silenzio sulle vittime e sulla loro sorte. Centinaia di migliaia di vittime. E in Italia? La pedofilia è notoriamente un crimine seriale e la moderna psichiatria ha definito lo stupro di un minore prepubere «un omicidio psichico», eppure, da noi, come detto, le istituzioni laiche e quelle religiose fanno fronte comune insieme alla stampa mainstream per impedire che si indaghi seriamente. Con il risultato che l’opinione pubblica non ha mai avuto un quadro d’insieme della situazione nel nostro Paese e nessuno si sente in dovere di attivare tutto ciò che è necessario per prevenire nuove violenze e per garantire assistenza psicologica gratuita alle vittime. Vi pare giusto? Fonti: Adista, Ansa, Domani, Left, Chiesa e pedofilia (L'Asino d'oro ed., 2010), New York Times, www.vatican.va https://youtu.be/aw1FekrXEog?si=iNnDm-HB0sf--Eb1&t=270 4- Federica Tourn A- Diocesi offre 25mila euro alla vittima con la clausola del silenzio Erano ormai quasi vent'anni che Massimiliano Gamalero bussava alla porta della Chiesa per denunciare il prete che aveva abusato di lui quando era ragazzo: nessuno gli aveva mai dato retta. Oggi che don Carlo Bottero, reo confesso, ha compiuto 74 anni, ecco che alla vittima arriva una proposta di risarcimento firmata dallo stesso sacerdote, a titolo di riparazione per le violenze subite. Il prete si impegna a versargli venticinquemila euro in cinque anni, in comode rate di cinquemila euro ciascuna. A farsi portatore dell'offerta è monsignor Luigi Testore, vescovo della diocesi di Acqui, a cui don Bottero appartiene. Ma c'è il trucco: infatti l'accordo contiene una clausola di riservatezza e, in caso di divulgazione da parte della vittima, l'impegno del prete verrà meno. Insomma: ti paghiamo, ma tu non dirlo a nessuno. Questo non è l'unico caso in cui alle vittime di abuso clericale è stato offerto un risarcimento in cambio del silenzio e la cifra si attesta quasi sempre sui 25mila euro. Gamalero ha rifiutato la proposta della diocesi ma molti altri, spinti dal bisogno o dalla vergogna, hanno accettato. B- Parroco accusato di pedofilia ritrovato in un’altra parrocchia sotto falso nome Diverso il caso di don Silverio Mura, 64 anni, un sacerdote originario di Ponticelli (Napoli): nel 2010 è accusato da Arturo Borrelli, oggi ultraquarantenne, di averlo ripetutamente stuprato quando era ragazzino: i fatti risalgono a trent'anni fa, dunque il reato in sede penale è ormai prescritto; tuttavia a novembre 2021 il Tribunale civile di Napoli ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di oltre 320mila euro per i danni conseguenti agli abusi sessuali. Don Mura, con il falso nome di don Saverio Aversano, ha esercitato per quasi due anni come parroco a Montù Beccaria (Pavia), prima di essere riconosciuto da una parrocchiana e scomparire. Attualmente risulta ancora irreperibile. C- Diocesi e parrocchia di Bolzano condannate a pagare 700mila euro di risarcimento per un caso di pedofilia A Bolzano, la sezione civile del tribunale della città aveva condannato ad agosto 2013 la diocesi e la parrocchia San Pio X di Bolzano al risarcimento di complessivamente 700.000 euro, oltre agli interessi legali, per il caso di don Giorgio Carli. Nel 2009 il sacerdote bolzanino era stato prosciolto per prescrizione in Cassazione dall'accusa di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana minorenne all'epoca dei fatti. In secondo grado era invece stato condannato a sette anni e sei mesi di reclusione. (Fonti per i casi di Bottero e Mura: Domani; per il caso di Carli: Ansa) https://youtu.be/aw1FekrXEog?si=DYr1swO315cTX-NL&t=461

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    Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2

    Sembrava quasi impossibile organizzarsi in così poco tempo… Invece siamo pronti e in onda da sabato 2 settembre alle 12, con il primo TG tematico al mondo. Una rassegna stampa settimanale con la cronaca dall’Italia e dal mondo, a cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO. La controinformazione autorevole con i giornalisti che dall’inizio dello scandalo italiano hanno raccontato la storia e combattuto in prima persona al fianco dei sopravvissuti. Spesso pagandone le spese. Presento subito la Redazione e i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto; Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista Pier Elisa Rizzo – ANSA sicilia Federica Tourn – Giornalista indipendente Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia Alessio Di Florio – Redattore Word News Antonio Messina – Sopravvissuto Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di questa puntata saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG. Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0 Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio. Ma le cose stanno davvero così ? Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogni uno possa maturare la propria idea sui fatti. Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video *con i volti dei giornalisti replicati dall'Intelligenza artificiale (la voce è originale), anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music https://retelabuso.org/dona/

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    TG NEWS VETRINA – Prova

    A grandi linee quello che sarà il TG, almeno nella sua produzione grafica e nella scenografia. Naturalmente ci saranno le notizie, intervallate dai vari giornalisti che animeranno le prossime edizioni. https://open.spotify.com/episode/0Q55FtnbxPeHDtLqJrUN77?si=LRxrbKRSSYGdlfuogRnY4g

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    Sostieni il nostro impegno – DONA

    Fondata dalle vittime, dal 2010 la Rete L’ABUSO è l’unica associazione italiana che da supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero. In Italia ne lo Stato, ancor meno la chiesa, si sono mai fatti carico di queste persone. A differenza degli altri paesi dove esiste una giustizia che indaga, condanna e indennizza questi malcapitati, permettendo loro quantomeno una riabilitazione. La Rete, in quanto tale, oggi ha creato un capillare gruppo di auto aiuto, composto da familiari, volontari e professionisti, dove i sopravvissuti abbandonati dallo Stato italiano, possono trovare supporto, condividere esperienze e problematiche, tipiche di coloro che subiscono questo devastante shock emotivo, chiamato sindrome post traumatica da stress. L’Associazione ad oggi conta circa 2300 sopravvissuti e diversi loro familiari, alcuni attivisti della Rete che vive delle sole donazioni e, di chi tesserandosi annualmente, sceglie di sostenere questa nobile battaglia in tutela dei minori. https://open.spotify.com/episode/6B3MwVTcCsFaZoIawKeHtN?si=phpTDh_WQ3WIlkHTOccn6Q

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    TG NEWS, 2 Settembre ore 12 – SPOT

    Torna sabato 2 settembre ore 12 Rete L’ABUSO NEWS, il TG tematico con i volti dei giornalisti che in questi anni hanno supportato le vittima, raccontando le loro storie. Il primo TG tematico al mondo, nato dall’esigenza di dare voce ai sopravvissuti, soprattutto in Italia, dove manca il loro contraddittorio. Dove i media da ormai 20 anni rassicurano l’opinione pubblica “che si è trovata una strada”. Sono passati 20 anni e ben tre Papi, ma il problema sembra tutt’altro che risolto. La controinformazione, direttamente dalla voce delle vittime e dei loro legali. Vi aspettiamo, sabato 2 settembre, ore 12 – TG NEWS https://open.spotify.com/episode/6m22UnhrmAPz716PiquGrl?si=dGgkj66_Rve86nP9vMpCaQ https://retelabuso.org/2023/06/02/dal-rispetto-della-religione-al-genuflettersi-e-un-attimo-il-caso-italia-lettera-aperta-al-presidente-sergio-mattarella/   https://retelabuso.org/2023/04/19/comunicato-stampa-eccesso-di-tutela-dei-pedofili-litalia-deferita-a-ue-per-la-seconda-volta-allonu-conferenza-stampa-video/

  46. 5

    Torna il 2 settembre ore 12, il TG NEWS della Rete L’ABUSO

    La controinformazione direttamente dalla voce delle vittime. Cercheremo di dare consapevolezza sui fatti; Cosa ha fatto la Chiesa nel concreto in 20 anni; Cosa sta facendo lo Stato; Cosa stanno facendo gli altri stati; Quale è la posizione degli organi sovrannazionali come UE ed ONU ? Ci vediamo il 2 settembre alle ore 12. Su Rete L'ABUSO NEWS insieme ai giornalisti che da 13 anni insieme ai sopravvissuti animano la rete. https://open.spotify.com/episode/2Ged4Kv170e7yjoHHJG0PZ?si=ExUaNRo8TWG1ExchNeVv8g

  47. 4

    The ABUSE NEWS Network – The weekly counter-information, edited by Survivors of clergy sexual abuse in Italy, returns from 2 September.

    News often local and not reported by the national press, therefore not known to the Italian public. The point of view of the survivors, often contradictory, and omitted by the media which often only take into account the appeals of the church. A technologically revolutionary TG not only for the subject. We are the first TG in the world on the subject. But the novelty; it will be the artificial intelligence of AI to animate the original faces of victims and journalists who publish on the website of the Network. An Italian project of social information, low-cost but absolutely authoritative, which it is hoped will be replicated in other countries. But not only… In-depth sections. Legal news Advice to victimsOour listening centers We are waiting for you from September 2 in the weekly appointment on Saturday - Rete L'ABUSO NEWS Organized by the permanent observatory of the ABUSE Network

  48. 3

    The ABUSE NEWS Network – La contrainformación semanal, editada por Supervivientes del abuso sexual del clero en Italia, regresa a partir del 2 de septiembre.

    Noticias a menudo locales y no reportadas por la prensa nacional, por lo tanto, no son conocidas por el público italiano. El punto de vista de los sobrevivientes, muchas veces contradictorio, y omitido por los medios de comunicación que muchas veces sólo toman en cuenta los llamados de la iglesia. Un TG tecnológicamente revolucionario no solo por el tema. Somos el primer TG en el mundo en el tema. Pero la novedad; será la inteligencia artificial de AI para animar los rostros originales de víctimas y periodistas que publican en el sitio web de la Red. Un proyecto italiano de información social, de bajo costo pero absolutamente autorizado, que se espera sea replicado en otros países. Pero no solo… Secciones en profundidad. Noticias legales Consejos a las víctimas Nuestros centros de escucha Os esperamos a partir del 2 de septiembre en la cita semanal de los sábados - Rete L'ABUSO NOTICIAS Organizado por el observatorio permanente de la Red ABUSE

  49. 2

    Torna dal 2 settembre Rete L’ABUSO NEWS – La controinformazione settimanale, a cura dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia.

    Notizie spesso locali e non riprese dalla stampa nazionale, quindi non note al pubblico italiano. Il punto di vista dei sopravvissuti, spesso contraddittorio, ed omesso dai media che tengono spesso solo conto degli appelli della chiesa. Un TG tecnologicamente rivoluzionario non solo per la tematica. Siamo il primo TG al mondo, sul tema. Ma la novità; sarà l’intelligenza artificiale di AI ad animare i volti originali di vittime e giornalisti che pubblicano sul sito della Rete. Un progetto italiano di informazione social, a basso costo ma assolutamente autorevole, che si spera possa essere replicato in altri paesi. Ma non solo… Rubriche di approfondimento. Le novità giuridiche I consigli alle vittime I nostri centri di ascolto Vi aspettiamo dal due settembre nell’appuntamento settimanale del sabato – Rete L’ABUSO NEWS A cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

  50. 1

    Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Di Francesca Lagatta - Quando il Presidente Francesco Zanardi ed io avevamo deciso nell'aprile scorso che avremmo creato il primo tg al mondo che trattasse il tema della pedofilia clericale, eravamo entusiasti. Non che ci piacesse l'argomento, tutt'altro, ma essere i primi a rompere il tabù su un argomento così delicato e ancora per certi aspetti inesplorato dai media, ci faceva sentire fieri. Così, senza girarci troppo intorno e senza nemmeno curarci troppo delle scenografie, avevamo girato la puntata pilota con la sola attrezzatura disponibile, senza chiedere aiuto a nessuno. Con le immagini girate da due comunissime fotocamere, avevamo dato vita a un piccolo prodotto editoriale di tutto rispetto, tanto da guadagnarci numerose pagine sulla stampa italiana. Col passare delle settimane, erano cresciuti a dismisura i numeri e l'interesse per quel telegiornale in onda settimanalmente sul web che, benché non fosse costato milioni, era riuscito a tirare fuori, con tanto di nomi e cognomi, il peggio del peggio del controverso sistema ecclesiastico. E ce la ridevamo di gusto, pensando alle facce di quei signorotti che in nome Dio compiono i peggiori reati del mondo e che, fino ad allora, non erano abituati ad essere derisi ed accusati in pubblica piazza. Una soddisfazione immensa. Poi, un giorno, il Presidente Zanardi, anima, cuore e mente dell'associazione Rete L'Abuso Onlus, decide di fare un esame medico perché ha qualche piccolo disturbo di salute, comunicandolo in tutta tranquillità e la solita autoironia. Ma la mala sorte, vile e beffarda, in quelle ore se ne stava a spiare dietro l'angolo, pronta ad uscire allo scoperto per segnare, l'ennesima volta, l'anima di un uomo che ha già troppe ferite sanguinanti. Quell'esamino che doveva durare una ventina di minuti al massimo, dura più del previsto, quasi tre ore, seguito da un inquietante silenzio che persiste sino al tardo pomeriggio. Invio un sms per avere buone notizie, sperando che Francesco sia solo un po' debilitato. Invece no, la sua risposta è secca, lapidaria, senza fronzoli. Non so ben spiegare cosa si prova in quei momenti, ma la sensazione è più o meno quella di perdere il contatto con la realtà, quella di non percepire più la terra sotto i piedi. Continui solo a chiedere a te stesso se sta succedendo davvero o sei solo catapultato in un incubo. E quando realizzi che una delle persone alle quali vuoi più bene al mondo, quella con cui hai condiviso gioie e dolori, con cui hai sperato e imprecato per un mondo più giusto, ha il nemico in corpo, anzi due, e uno è così  grosso che non ha lasciato passare la sonda, l'angoscia ti scaraventa nei meandri del dolore e della paura. Ma è solo un momento. Quelli come noi, penso, non possono lasciarsi schiacciare dagli eventi. Abbiamo combattuto e annientato nemici ancora più cattivi e aggressivi, e poi abbiamo sempre promesso che il nostro coraggio sarebbe stato più forte della paura, in qualunque circostanza. E d'altronde Francesco ha subito messo le cose in chiaro: «Questa fase della mia vita sarà solo un altro brutto ricordo». Perché questo uomo esile, che porta i segni della vita in viso e nel corpo, sa bene che è capace di sopravvivere a ogni cosa. E' sopravvissuto alle violenze sessuali di don Nello Giraudo, al suicidio di una madre, all'abbandono del padre, alle ire funeste di certi potenti, alle morti sospette avvenute intorno a lui, alla macchina del fango, ai soprusi, alle intimidazioni, alle minacce, a tutto. Francesco Zanardi è solido come il cemento armato e ne uscirà vincitore anche stavolta. Solo che ora, in attesa di entrare nella trincea di una sala operatoria, ha tanto bisogno di riposare, pertanto, per necessità ed etica, nelle prossime settimane siamo costretti a sospendere ogni attività. Certo, potrebbero condurlo altre persone il tg, ma non avrebbe senso. Francesco Zanardi non è solo il Presidente dell'associazione Rete L'Abuso, lui è Rete L'Abuso. Vittorie, conquiste, idee e battaglie sono tutta farina del suo sacco. E Dio solo sa, se esiste da qualche parte nell'Universo, quanto sacrificio sia costato fondare e trainare una carretta sgangherata, da solo, con le proprie forze, fino a farla diventare una fiammante Testa Rossa dell'associazionismo e dell'informazione su uno dei temi più scottanti al mondo. Ci rivedremo certamente a settembre, e ci rivedremo in una veste certamente più bella ed elegante. Approfitteremo della calma estiva per concentrarci meglio e di più su combattere i balordi di cui verremo, nostro malgrado, a conoscenza. Quanto alla malattia, le abbiamo già prenotato il viaggio di sola andata all'inferno. Presidente, siamo tutti con te.

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