PODCAST · music
Rock or Dust – Storie di musica per capire il presente
by Corrado Parlati
Non parliamo di musica per ricordare il passato.Parliamo di musica per capire chi siamo adesso.Ogni volta che si parla di rock oggi, la tentazione è sempre la stessa:decretarne la fine o celebrarne la sopravvivenza.Due riflessi ugualmente sterili.Il punto non è chiedersi se il rock sia vivo, ma come parla, a chi, e con quali posture.Rock or Dust racconta storie di dischi, artisti e canzoni per leggere il presente attraverso la musica.Perché certi dischi continuano a parlarci. E certi altri iniziano a farlo solo adesso.Rock or Dust.Se qualcosa resta, non è polvere.
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Dave Grohl e le macerie del suo giocattolo preferito: il reset dei Foo Fighters
C’è un numero che Dave Grohl ha iniziato a contare ossessivamente. Quattrocentotrentadue.Sono le sedute di terapia che ha affrontato nell’ultimo anno e mezzo. Sei giorni a settimana, per settanta settimane.Provate a immaginarlo. L’uomo definito per decenni come “l’eroe gentile del rock” che si siede in una stanza e vede crollare pezzo dopo pezzo l’architettura della propria immagine pubblica. Ma è proprio lì, da quella crepa necessaria, che è sgorgata nuova musica.Se But Here We Are era stato l’esorcismo collettivo per la perdita di Taylor Hawkins e di sua madre Virginia, il nuovo album, Your Favorite Toy, è il resoconto di ciò che resta tra le mani di un uomo quando l’incendio si spegne.Attenzione, però: il nuovo album dei Foo Fighters non è un disco sulla morte. È un manuale di sopravvivenza alle proprie macerie.L'ho ascoltato in anteprima e te lo racconto qui!
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Pino Palladino: da un 45 giri in cameretta ai palchi con The Who, D’Angelo e B.B. King [INTERVISTA]
Cardiff, tarda primavera 1971. Pino è appena tornato da una gita scolastica. Ha ancora addosso l’odore dell’autobus, della salsedine e della pioggia inglese.In tasca non ha più un soldo, i suoi scellini li ha spesi tutti per un disco. Un 45 giri, per la precisione, contenente una canzone che aveva ascoltato pochi giorni prima e di cui si era innamorato. Won’t Get Fooled Again.Sale in camera, chiude la porta. Appoggia il disco sul piatto. La puntina scende. L’introduzione elettronica apre le porte verso nuovi mondi potenzialmente infiniti.Lui si siede sul letto, chiude gli occhi, ascolta.Poi fa ripartire il disco, prende la chitarra, prova a seguire il pezzo. Magari sbaglia, ma ci riprova. Rallenta il disco nella testa.Cerca gli accordi.Non può nemmeno immaginarlo, in quel momento, ma quarant’anni dopo, quella stessa canzone, la suonerà dal palco, affiancando gli uomini che in quel pomeriggio guarda come fossero dèi.Questa è la storia di come un ragazzo che aveva fame di musica è diventato uno dei musicisti più importanti del rock contemporaneo.Uno dei bassisti più ascoltati, rispettati, cercati della musica moderna.Un artista che ha suonato con The Who, D’Angelo, BB King, Pino Daniele, fondendo il soul con il jazz, con il blues, con il pop, con il rock, senza mai perdere l’orientamento della sua bussola.In quella stanza, però, è solo un ragazzo con una chitarra in mano, un disco da ascoltare, un cassetto pieno di sogni e una fame enorme di suoni.E oggi, quel ragazzo è passato sulle frequenze di Rock or Dust per ripercorrere con noi la sua straordinaria carriera.Stiamo parlando di Pino Palladino, che ha gentilmente rilasciato un’intervista ai nostri microfoni.
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Wish You Were Here e Animals: Aubrey Powell racconta l’immaginario dei Pink Floyd [INTERVISTA]
Due uomini in abito elegante si stringono la mano. Uno dei due è in fiamme. Bastano queste poche parole per evocare, inevitabilmente, l'immagine di copertina di Wish You Were Here.Ed è possibile perché, prima che le copertine diventassero miniature su uno schermo, erano mappe. Indizi. Porte d’accesso. Oggetti da decifrare prima ancora di ascoltare una singola nota. Opere d’arte.Negli anni in cui il rock cercava un linguaggio adulto, Aubrey “Po” Powell ha contribuito a inventarlo come autore visivo. Con Hipgnosis, fondato insieme a Storm Thorgerson, ha trasformato il formato dell’LP in un territorio narrativo, firmando alcune delle immagini più potenti della cultura popolare: l’uomo in fiamme di Wish You Were Here, certo, ma anche il prisma di Dark Side of the Moon, il maiale sopra Battersea sulla copertina di Animals.Immagini nate senza computer, senza rendering, senza scorciatoie. Costruite con luce reale, corpi reali, rischio reale.In questa conversazione, Aubrey Powell ripercorre l’avventura di Hipgnosis come si racconta una stagione irripetibile: tra amicizie, intuizioni, incidenti sfiorati e libertà creativa totale.E su ciò che, nella sua carriera, ha resistito davvero alla prova del tempo.Perché oggi, dopo aver raccontato l'America attraverso gli occhi di Bruce Springsteen, entriamo nell'immaginario dei Pink Floyd a cavallo tra i cinquant'anni di Wish You Were Here (1975) e quelli di Animals (1977).
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Springsteen's Highway - L'America vista con gli occhi del Boss
Ogni volta che si parla di America, prima o poi, finiamo per parlare di Bruce Springsteen.Non perché sia stato il più grande. O meglio, non solo.Ma perché è stato quello che ha saputo guardare più a lungo.Springsteen non ha scritto solo canzoni.Ha tracciato percorsi.Mappe emotive e sociali per orientarsi dentro un Paese che cambia pelle, che si spezza, che promette e tradisce, che cade e poi, ostinatamente, prova a rialzarsi.Oggi affrontiamo un itinerario che attraversa Factory e Racing in the street (1978), My Hometown e Born in the U.S.A (1984), The River (1980), Youngstown (1995), The Ghost of Tom Joad (1995), Jungleland e Born to Run (1975), Land of Hope and Dreams (1999), The Rising (2002), Wrecking Ball (2012), American Skin (41 Shots) (2000), Chasin’ Wild Horses (2019, da Western Stars), Repo Man (2025), la cover di Chimes of Freedom (1988).Bruce Springsteen ha raccontato l’America come si racconta una persona amata e difficile. Senza sconti. Senza menzogne.Ogni sua canzone è un capitolo di un romanzo infinito. Un rifugio. E una promessa.L’America brucia. Ma, finché qualcuno la canta così,continua a sognare.
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Rock or Dust - Se qualcosa resta, non è polvere
Non parliamo di musica per ricordare il passato.Parliamo di musica per capire chi siamo adesso.Ogni volta che si parla di rock oggi, la tentazione è sempre la stessa: decretarne la fine o celebrarne la sopravvivenza.Due riflessi ugualmente sterili.Il punto non è chiedersi se il rock sia vivo, ma come parla, a chi, e con quali posture.Rock or Dust racconta storie di dischi, artisti e canzoni per leggere il presente attraverso la musica.Perché certi dischi continuano a parlarci.E certi altri iniziano a farlo solo adesso.Rock or Dust.Se qualcosa resta, non è polvere.Un podcast di MentiSommerse.it🎤 Corrado Parlati
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Non parliamo di musica per ricordare il passato.Parliamo di musica per capire chi siamo adesso.Ogni volta che si parla di rock oggi, la tentazione è sempre la stessa:decretarne la fine o celebrarne la sopravvivenza.Due riflessi ugualmente sterili.Il punto non è chiedersi se il rock sia vivo, ma come parla, a chi, e con quali posture.Rock or Dust racconta storie di dischi, artisti e canzoni per leggere il presente attraverso la musica.Perché certi dischi continuano a parlarci. E certi altri iniziano a farlo solo adesso.Rock or Dust.Se qualcosa resta, non è polvere.
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Corrado Parlati
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