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scena:nuda

Benvenuti in scena:nude, la rubrica di Rotopalco in collaborazione con UnderPark Radio che dissacra, analizza e scuote il teatro con sarcasmo e lucidità. Qui si parla di palcoscenico senza riverenze, di attori senza aureola e di un'arte che lotta per restare viva nell'era degli algoritmi. Niente romanticismi, niente nostalgia: solo critica feroce, satira postmoderna e un amore spietato per lo spettacolo dal vivo. Se pensate che il teatro sia sacro, questo podcast non fa per voi. Se pensate che abbia bisogno di una scossa, siete nel posto giusto.

  1. 13

    il rischio culturale è morto(?)

    Un tempo, “rischio culturale” significava anche esporsi: a un fallimento, a una contestazione, a un incontro reale con il pubblico. Oggi sembra essere diventato un gioco di prestigio semantico, utile nelle dichiarazioni programmatiche, ma inafferrabile nella prassi quotidiana di chi la cultura la amministra, la produce o la racconta.E SE OGGI “RISCHIO CULTURALE” FOSSE SOLO UN’ALTRA FORMULA IN PASTO AI REPORT MINISTERIALI, MENTRE IL SISTEMA TEATRALE IMPLODE TRA AUTOESCLUSIONE, COMUNICAZIONE FALLACE E PUBBLICO PERDUTO?Senza spettatori, del resto, anche il primo vero finanziatore – lo sbigliettamento – scompare. E allora sì, il teatro, quando non genera dialogo né desiderio, corre il rischio più grande, quello di diventare invisibile.Ma le responsabilità, come sempre, non sono mai in una sola direzione.

  2. 12

    il festival è morto(?)

    Il festival è morto (ma vivaddio è pieno di cadaveri)!Prolificano, si moltiplicano, hanno tutti nomi poetici e claim da bando ministeriale. Ma chi li fa? Chi ci va? Chi li dirige? Un’indagine tra nepotismi, cartelloni-fotocopia e qualche miracolo reale. Perché tra i cadaveri dei festival, ce ne sono alcuni...vivi davvero.

  3. 11

    la rete teatrale è morta(?)

    La rete teatrale è morta (se mai è nata). Ogni teatro fa per sè. Ogni compagnia fa per sè. Ogni festival...idem. La rete teatrale italiana è più fragile di un hotspot con 1 tacca. Ma qualcosa si muove: alleanze, dialoghi, scambi. Forse non è una rete. Ma almeno è un gruppo WhatsApp. E per ora, va bene così.

  4. 10

    l’editoria teatrale è morta(?)

    L’editoria teatrale è morta (ma pubblica post mortem). I libri di teatro si vendono meno dei VHS. I testi restano nei cassetti, le recensioni nelle cartelle stampa. Ma c’è chi resiste: riviste, archivi, progetti online che salvano memoria e voce. Anche se il pubblico legge poco, e spesso solo i titoli. Ma tu no, vero?

  5. 9

    il tecnico è morto (?)

    Caricano, montano, smontano, ricostruiscono sogni con un dimmer rotto e tre fari storti. I tecnici sono gli eroi invisibili che reggono il teatro con il gaffer tape e un esaurimento nervoso. Dietro ogni artista sicuro di sè, c’è un tecnico che lo sopporta in silenzio.

  6. 8

    l’ufficio stampa è morto(?)

    L’ufficio stampa è morto (di lavoro). Dormono con il telefono acceso. Rispondono anche in sogno. Devono piacere a giornalisti, artisti e ai santi in Paradiso. Lavorano h24 per ricevere bonifici nel 2029. E no, non sono scorbutici: sono solo disperati.

  7. 7

    la danza è morta(?)

    Nobili, severi, scolpiti. I danzatori ti guardano e ti giudicano mentre ti muovi male persino per attraversare la strada. Ma dietro l’ armonia, un inferno: poche occasioni, pochi fondi, meno attenzione di un’interferenza radio. La danza merita di più. Anche se i danzatori ti fanno sentire uno sgorbio.

  8. 6

    l’attore è morto (?) #2

    Torna l’attore di teatro. Ma più che tornare, striscia, arranca, combatte per sopravvivere mentre i suoi colleghi del cinema fanno selfie con i brand. Parliamo di disparità, di percezione pubblica, INPS fantasma e sogni a rate. Spoiler: il teatro non paga, ma emozione. E forse non basta.

  9. 5

    la drammaturgia è morta (?)

    Scrivono. Ma nessuno li legge.Stanno sul palco, ma nessuno li mette in cartellone.Esistono, ma solo nei bandi.I drammaturghi italiani sono gli unici a fare letteratura in tempo reale… nel silenzio generale.Nessuno li pubblica, nessuno li riconosce, nessuno li inquadra.Sono come i fantasmi: li vedi solo se credi nei premi.Ma qualcosa si muove. E se ne scriviamo — allora, almeno per oggi, non sono morti per niente.

  10. 4

    la critica è morta (?)

    La critica è morta e non se n’è accorto nessuno.In un mondo in cui tutti mettono stelline su Instagram, che senso ha ancora un articolo? Chi legge, chi paga, chi se ne frega?In questo episodio ci domandiamo a cosa serve la critica teatrale, tra blog fantasma, recensioni post-premiere, articoli promozionali da ufficio stampa reloaded e "critici" che lavorano più gratis di un volontario alla sagra della porchetta.Spoiler: potrebbe servire ancora. Ma va curata. E nutrita. Tipo un Tamagotchi.

  11. 3

    l’attore è morto (?) #1

    Benvenuti al funerale dell’attore, il primo di una lunga serie. Non portate fiori, ma cachet.In questo terzo episodio dissezioniamo con taglio clinico e risata isterica l’essere attore oggi: precario, sottopagato, costretto a fare casting via Zoom e a pagare per lavorare. Il lavoro più bello del mondo, sì... per chi non lo fa.Una riflessione che è insieme requiem e stand-up, perché ridere è meglio che urlare.

  12. 2

    la regia è morta (?)

    Dopo aver decretato il decesso del teatro, si torna con un altro funerale eccellente: quello della regia. Un tempo autoritaria, intoccabile, sacra, oggi la regia è un concetto vago, un’entità astratta che oscilla tra il genio e il “facciamolo con due luci e un telo nero perché non ci sono soldi”. In questo episodio ci chiediamo: il regista è ancora un maestro o ormai è solo un project manager con problemi di budget? E soprattutto, se tutti possono dirigere, perché continuiamo a pagare i biglietti? Un viaggio satirico nel mondo della regia teatrale, tra icone del passato, deliri di onnipotenza e il triste destino di chi cerca di dare una visione in un mondo che ormai guarda solo lo schermo del cellulare.

  13. 1

    il teatro è morto (?)

    Il teatro è morto. Lo sappiamo, brutta notizia. Ma non preoccupatevi: come ogni cosa che muore in Italia, continuerà a esistere senza che nessuno se ne accorga davvero. In questo episodio dissezioniamo il cadavere del teatro con bisturi affilato: perché il pubblico scarseggia? Perché gli attori si applaudono a vicenda in un loop infinito? Perché un tempo il teatro era il cuore pulsante della cultura e oggi è più un cimelio da museo?Tra sarcasmo, satira e qualche verità scomoda, proviamo a capire se vale ancora la pena svegliarlo o se è meglio lasciarlo riposare in pace.

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Benvenuti in scena:nude, la rubrica di Rotopalco in collaborazione con UnderPark Radio che dissacra, analizza e scuote il teatro con sarcasmo e lucidità. Qui si parla di palcoscenico senza riverenze, di attori senza aureola e di un'arte che lotta per restare viva nell'era degli algoritmi. Niente romanticismi, niente nostalgia: solo critica feroce, satira postmoderna e un amore spietato per lo spettacolo dal vivo. Se pensate che il teatro sia sacro, questo podcast non fa per voi. Se pensate che abbia bisogno di una scossa, siete nel posto giusto.

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Benvenuti in scena:nude, la rubrica di Rotopalco in collaborazione con UnderPark Radio che dissacra, analizza e scuote il teatro con sarcasmo e lucidità. Qui si parla di palcoscenico senza riverenze, di attori senza aureola e di un'arte che lotta per restare viva nell'era degli algoritmi. Niente...

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