PODCAST · society
The Hobo by Outcasters
by Outcasters
Il primo episodio di Hobo by Outcasters introduce Isu, Ilaria e Fares su un "treno senza controllore" per i fuorisede. L'obiettivo è costruire un'identità collettiva tra gli studenti delle residenze universitarie di Torino, trasformando la solitudine in esperienza condivisa. Il podcast vuole usare le esperienze vissute per curare il "vulnus" (ferita) e le fragilità del sistema welfare. Si definiscono Outcasters perché si sentono "fuori" dai contesti ordinari o dalle caste sociali dominanti. Il termine Hobo descrive lo studente come un viaggiatore-lavoratore che sfida le frontiere e il cambiamento. Rifiutano la figura dell'ospite passivo: rivendicano il diritto di abitare le residenze come "casa propria". Il podcast è uno spazio orizzontale per scambiarsi strategie e tattiche di sopravvivenza quotidiana. Unisce tre generazioni per riallacciare un tessuto sociale lacerato, superando la logica della nostalgia. È un invito aperto al dibattito per chiunque voglia raccontare la propria stori
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Le tribù
Sali sul treno senza controllore per esplorare le tre "tribù" delle residenze: Camaleonti, Isole Internazionali e Invisibili. Un viaggio antropologico tra mimesi culturale e barriere linguistiche per scoprire la vera differenza tra integrazione e inclusione. Unisciti agli Outcasters nel dibattito su come il background sociale e la classe influenzino il nostro diritto ad appartenere.
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Come sopravvivere in una residenza universitaria
Il secondo episodio di Hobo by Outcasters esplora il "trauma" del passaggio dalla famiglia alla residenza, un cambiamento spesso sottovalutato e orientato allo shock. Isu descrive l'impatto con la camera doppia: spazi minimi ("una striscia per passare"), letti a pochi centimetri e la convivenza forzata con estranei. La residenza viene definita un "laboratorio sociale" dove gli studenti imparano concretamente i concetti di confine, frontiera e rispetto degli spazi altrui. Viene suggerito di non cercare "giudici" (come i genitori), ma mediatori e receptionist per imparare a negoziare e comunicare i propri bisogni. La "regola del primo giorno" è la strategia chiave: stabilire immediatamente turni di pulizia e norme di convivenza per evitare scoppi di rabbia futuri. Per preservare la privacy, Isu consiglia di creare "zone simboliche" e "bolle virtuali" attraverso l'uso di cuffie e una disposizione tattica dei mobili. Vivere la residenza sviluppa soft skills e un networking prezioso, insegnando a ragionare come gruppo e non solo come singoli individui. La strategia "In and Out" emerge come risposta al disagio: abitare gli spazi comuni e la reception quando la stanza diventa opprimente. Si riflette sull'importanza di chiedere il permesso per invadere lo spazio privato (ospiti, rumori) e di accettare diversità di ritmi e abitudini. La puntata conclude che la convivenza richiede un'apertura verso l'altro e la capacità di fare un passo indietro per trovare un compromesso sostenibile.
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This is Hobo
Il primo episodio di Hobo by Outcasters introduce Isu, Ilaria e Fares su un "treno senza controllore" per i fuorisede. L'obiettivo è costruire un'identità collettiva tra gli student* delle residenze universitarie di Torino, trasformando la solitudine in esperienza condivisa. Il podcast vuole usare la sua ricerca per curare il "vulnus" (ferita) e le fragilità del sistema welfare. Si definiscono Outcasters perché si sentono "fuori" dai contesti ordinari o dalle caste sociali dominanti. Il termine Hobo descrive l* student* come un viaggiatore-lavoratore che sfida le frontiere e il cambiamento. Rifiutano la figura dell'ospite passivo: rivendicano il diritto di abitare le residenze come "casa propria". Il podcast è uno spazio orizzontale per scambiarsi strategie e tattiche di sopravvivenza quotidiana. Unisce tre generazioni per riallacciare un tessuto sociale lacerato, superando la logica della nostalgia. È un invito aperto al dibattito per chiunque voglia raccontare la propria storia, anche in forma anonima.
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Il primo episodio di Hobo by Outcasters introduce Isu, Ilaria e Fares su un "treno senza controllore" per i fuorisede. L'obiettivo è costruire un'identità collettiva tra gli studenti delle residenze universitarie di Torino, trasformando la solitudine in esperienza condivisa. Il podcast vuole usare le esperienze vissute per curare il "vulnus" (ferita) e le fragilità del sistema welfare. Si definiscono Outcasters perché si sentono "fuori" dai contesti ordinari o dalle caste sociali dominanti. Il termine Hobo descrive lo studente come un viaggiatore-lavoratore che sfida le frontiere e il cambiamento. Rifiutano la figura dell'ospite passivo: rivendicano il diritto di abitare le residenze come "casa propria". Il podcast è uno spazio orizzontale per scambiarsi strategie e tattiche di sopravvivenza quotidiana. Unisce tre generazioni per riallacciare un tessuto sociale lacerato, superando la logica della nostalgia. È un invito aperto al dibattito per chiunque voglia raccontare la propria stori
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