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Tiber Pallia Stories [ITA]
by eArs
Viaggiatori di ogni secolo, benvenuti a Tiber Pallia Stories. Questo podcast vi accompagna alla scoperta dei tesori archeologici dell'Orvietano-Amerino, nel cuore dell'antica Etruria. Insieme a esperti, esploreremo necropoli, santuari e siti etruschi e romani, svelando i segreti di un passato straordinario. Chi visiterà questi luoghi potrà vivere un’esperienza unica grazie alle tecnologie immersive di Tiber Pallia Immersive Discoveries, con ricostruzioni 3D, realtà aumentata e animazioni che riportano in vita la storia. Iniziamo il viaggio!Tiber Pallia Stories è un podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e ArtGlass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione acura di eArs.
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Area archeologica di Poggio Gramignano
Podcast a cura di eArs Area archeologica di Poggio GramignanoNarratore: Spesso non ci rendiamo conto che accanto alla storia con la “S” maiuscola ne esiste un’altra parallela, fatta di racconti di vita di donne e di uomini comuni. Il sito di Poggio Gramignano, nel comune di Lugnano in Teverina, illumina proprio alcune di queste storie. A guidarci tra di esse è l’archeologo Roberto Montagnetti, responsabile dello scavo.Roberto Montagnetti: Dalla collina dove si trovano i resti archeologici, affacciata sulla valle del Tevere, si ammirano le vette dei monti Amiata e Soratte, spaziando fino al promontorio dell’Argentario. Un paesaggio mantenutosi straordinariamente integro lungo i millenni fino a oggi. Qui, di fronte a questa vista affascinante, sorgeva una villa rustica, databile più o meno a partire dalla metà del I secolo a.C.Non sappiamo chi ne fosse il proprietario originario, tuttavia possiamo dedurre dai lavori di scavo che questa persona abitasse con la sua famiglia in stanze lussuose e ben decorate. La servitù risiedeva invece in un’ala laterale della dimora, dove erano situati anche ambienti di servizio utili alle attività agricole.N: Se vi state domandando come doveva essere un’elegante dimora di epoca romana, visitando questo sito archeologico potrete togliervi questa curiosità. Grazie alle ricostruzioni 3D degli spazi interni ed esterni offerte da Tiber Pallia Immersive Discoveries, vi sembrerà per un istante di essere ospiti del dominus della casa, azzerando la distanza temporale che vi separa da queste epoche lontane. Ma cosa possiamo dire di più su chi ha abitato la villa?RM: Una scoperta interessante è stata compiuta nel 2018: una tegola della fine del IV secolo recante il nome Leonzius, esponente della Gens Leoniana. Il nome è incredibilmente simile al toponimo Lugnano. E se questa famiglia fosse stata proprietaria di tutto il territorio su cui verrà fondato successivamente il borgo? L’ipotesi è suggestiva.N: Ma altri ritrovamenti hanno reso unica quest’area archeologica…RM: Infatti. In alcuni ambienti di servizio in disuso della villa è stato individuato un cimitero… un cimitero di bambini, databile intorno agli anni 415 e 435 d.C. circa. Si tratta di ben sessanta sepolcri che raccolgono i resti sia di feti, che di bambini più grandi, fra gli zero e i tre anni, con l’unica eccezione di una bambina fra gli otto e i dodici anni. Le sepolture, realizzate con diverse modalità ma sempre con molta cura, includevano oggetti di vita quotidiana, come piccoli piatti e anfore e addirittura una bambola in osso con arti snodati; reperti oggi esposti nel Museo Civico di Lugnano. Data la vicinanza con il Tevere, è probabile che sia stata la malaria a portarsi via queste giovani vite.N: Ma i bambini non erano lasciati soli a varcare la soglia del mondo ultraterreno.RM: In questo viaggio potevano contare sui loro migliori amici: dei cuccioli di cane, le cui ossa sono state sistemate nelle tombe. Il cane infatti è considerato il guardiano della casa, ma anche del passaggio tra la vita e la morte. N: Dopo la fase delle sepolture, le tracce terminano. Il sito fu abbandonato fino alla sua riscoperta.Spetta ora agli archeologi, e a noi che conosciamo un po’ della sua storia, custodire per il futuro la memoria di questo antico luogo...N: Avete ascoltato Tiber Pallia Stories, podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e Artglass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.Si ringraziano la Regione Umbria, il Comune di Lugnano in Teverina e l’archeologo Roberto Montagnetti che ci ha accompagnato in questo episodio.Per conoscere di più sulla storia antica di questo territorio, vi aspettiamo in visita nei siti archeologici dell'orvietano-amerino e negli altri episodi di questo podcast, a presto!
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Necropoli del Vallone di San Lorenzo
Podcast a cura di eArs Necropoli del Vallone di San LorenzoNarratore: Circondata da un paesaggio incantato, esattamente al centro delle tre città antiche più importanti dell'Umbria - cioè Orvieto, Todi e Amelia - riemerge dal passato la necropoli del Vallone di San Lorenzo. Ci accompagna nella sua visita l'archeologo Stefano Spiganti, responsabile degli scavi.Stefano Spiganti: Il sito è sorto a partire dal VII secolo a.C. in un'area particolarmente permeabile, in cui i commerci fra due popoli dell’Italia preromana, gli etruschi e gli umbri, erano favoriti dal passaggio del fiume Tevere, oltre che da un'importante arteria stradale che univa la costa tirrenica con quella adriatica. In un punto così vitale è sorto l’antico insediamento di Montecchio. Infatti, accanto alla città dei morti, doveva necessariamente esserci quella dei vivi; ma dove si trovava? Abbiamo un’idea, ma in realtà la stiamo ancora cercando. Dalle nostre ipotesi doveva trattarsi comunque di un fiorente centro di certo abbastanza grande e ricco, visto il numero e la qualità delle sepolture presenti nella necropoli.N: Gli etruschi sono stati in grado di realizzare una necropoli assecondando le asperità del fianco di un fosso. Un vero capolavoro di adattamento al proprio ambiente. SS: È proprio così. Allo stato attuale delle conoscenze, abbiamo individuato circa un migliaio di tombe scavate con abilità tecnica nella sabbia compatta di cui è composta la parete nord del profondo fosso di San Lorenzo. Si articolano per file parallele lungo il corso del torrente, a loro volta organizzate su terrazze collegate tra loro. Le sepolture sono costituite da singole camere o da due ambienti coassiali, ed erano tombe familiari. Dal buio dei millenni passati abbiamo riportato alla luce moltissimi corredi funebri, composti da vasellame e da altri oggetti di vita quotidiana, indice di una società dinamica e abbastanza egualitaria. Le spoglie di tre generazioni di cittadini sono state deposte nel Vallone nell'arco di due o trecento anni, fino alla fine del IV secolo A.C.. Dopo questa data comincia una graduale decadenza terminata con il completo o quasi abbandono del sito.N: Quali eventi la hanno provocata?SS: Probabilmente, fu la progressiva espansione dei romani in questi territori conclusa con la conquista di Orvieto nel 264 a.C.. Non solo, i conquistatori romani hanno depredato alcune tombe portandosi via alcuni degli oggetti più preziosi.N: Torniamo alla necropoli. Una scoperta fra tutte ha sorpreso gli archeologi.SS: Nel 2019 abbiamo individuato una tomba diversa dalle altre... non scavata ma costruita con grandi blocchi di travertino. All’interno abbiamo ritrovato un corredo ricchissimo, in cui spiccava anche uno scettro. Si tratta dell'eterna dimora di un principe-sacerdote della città! Il suo status elevato era confermato dalla presenza delle ossa di alcuni grandi animali sacrificati - come bovini, suini ed ovini - di solito immolati solo in occasione delle feste pubbliche più importanti. N: Questi riti antichissimi sono stati ricostruiti con la realtà virtuale, disponibile per i visitatori della necropoli. Ma non è tutto. A chi non piacerebbe provare l'emozione di una tale scoperta? Tiber Pallia Immersive Discoveries farà di certo al caso vostro! Immaginate di riavvolgere le lancette della storia fino a vedere materializzarsi davanti a voi, completamente integra, la tomba del principe-sacerdote! Sarà come rivivere con i propri occhi le storie che questo luogo straordinario sa ancora narrare.N: Avete ascoltato Tiber Pallia Stories, podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e Artglass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.Si ringraziano la Regione Umbria, il Comune di Montecchio, l'università degli studi di Perugia e l’archeologo Stefano Spiganti che ci ha accompagnato in questo episodio.Per conoscere di più sulla storia antica di questo territorio, vi aspettiamo in visita nei siti archeologici dell'orvietano-amerino e negli altri episodi di questo podcast,a presto!
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Area archeologica di Coriglia
Podcast a cura di eArs Area archeologica di CorigliaNarratore: Cosa desidera un viaggiatore? Ieri come oggi, un luogo per rifocillarsi dopo le fatiche di un lungo cammino.Immaginate di essere un ricco dignitario dell’impero romano. Da ore state percorrendo il tracciato della via Cassia o della Traiana Nova, viaggiando tra le città di Bolsena e di Chiusi. Finalmente, si scorge in lontananza una mansio, cioè una stazione di sosta: siete giunti a Coriglia! Continua il racconto l’archeologa Silvia Simonetti, responsabile dello scavo.Silvia Simonetti: Coriglia era il posto perfetto dove fermarsi e riposare. La mansio sorge infatti, a partire dall'età tardo repubblicana - tra il II e il I secolo a.C. - su un terrazzamento artificiale, a presidio di un’ansa del fiume Paglia. Antecedentemente, là gli etruschi avevano edificato un santuario rurale, forse dedicato alle divinità del sottosuolo, legate all’acqua. Qui infatti è proprio l’acqua a farla sempre da protagonista nel corso dei secoli, sia per la presenza del fiume sia per l’affiorare di sorgenti termali, ancora vivissime e poco distanti dal sito. Non ci deve quindi stupire se l’insediamento ha restituito tracce di una frequentazione lunghissima, che dalla fine dell’VIII secolo a.C. - l’epoca degli etruschi - arriva fino al Medioevo.N: Ma soggiornare in questa mansio non era certo per tutti, era anzi un piacere… esclusivo.SS: Sì, perché l’accoglienza era a pagamento, ma il servizio era veramente completo. Mentre artigiani specializzati si prendevano cura dei cavalli e dei carri, i vivandieri scendevano nei magazzini sotterranei per recuperare vino e alimenti. Ai ricchi viandanti non restava così che raggiungere le vasche per godere i benefici delle acque sulfuree. È possibile che nella fretta di immergersi a uno di loro sia scivolato dal dito un piccolo tesoro, recentemente ritrovato: un raro anello in bronzo con la scritta “Roma”, databile al II secolo d.C., probabilmente appartenuto a un eminente personaggio della cerchia imperiale. Pensate che oltre a questo, più di 300 monete sono state ritrovate in corrispondenza dell’ingresso all’insediamento, questi reperti numismatici testimoniano l’utilizzo della mansio in un arco temporale che copre gran parte della storia di Roma, dalla tarda repubblica alla metà del IV secolo d.C.N: I romani, si sa, erano particolarmente gaudenti e amavano il relax e la cura personale, ma il pubblico odierno non pensi di trovare un’antica SPA quando visita Coriglia!Leggere le diverse fasi storiche in ciò che rimane ora dopo lo scavo degli archeologi può risultare difficile. Le tracce del periodo estrusco, ad esempio, risultano di più ardua interpretazione, mentre sono le vestigia romane ad apparire maggiormente comprensibili. Ecco quindi che per il visitatore viene in aiuto la tecnologia con Tiber Pallia Immersive Discoveries per immergersi - non nelle vasche termali - ma nella ricostruzione virtuale della nostra mansio e capire al contempo come si svolgeva l’esperienza del viaggio in età romana.Con la perdita di importanza della via Traiana Nova, alla fine del IV secolo, anche la mansio chiude i battenti. Cosa succede dopo?SS: È ancora una volta l’acqua a portare la vita in questo luogo, che trova nuova frequentazione grazie alle successive attività produttive. Qui viene infatti impiantata la prima fornace di mattoni del territorio di Castel Viscardo, che ancora ai giorni nostri fa del cotto una delle sue eccellenze.N: Acqua e… fuoco!N: Avete ascoltato Tiber Pallia Stories, podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e Artglass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.Si ringraziano la Regione Umbria, il Comune di Castel Viscardo e l’archeologa Silvia Simonetti che ci ha accompagnato in questo episodio.Per conoscere di più sulla storia antica di questo territorio, vi aspettiamo in visita nei siti archeologici dell'orvietano-amerino e negli altri episodi di questo podcast,a presto!
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Area archeologica del Crocifisso del Tufo
Podcast a cura di eArs Area archeologica del Crocifisso del TufoNarratore: Cosa rende tale una città? Le strade? Le case? Be’, non solo… ci vogliono anche spazi per le istituzioni pubbliche, civili e sacre. A Orvieto il complesso processo di urbanizzazione è stato generato da profondi mutamenti sociali. La necropoli di Crocifisso del tufo, sorta sulle pendici settentrionali della rupe orvietana, ci parla di una ristrutturazione urbanistica, portata dal riassetto sociale. Ne parliamo con Giorgio Rocca, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto.Giorgio Rocca: La necropoli di Crocifisso Del Tufo risale già all'VIII secolo a.C., fatto questo che attesta la presenza di un insediamento di carattere protourbano, che era stanziato sulla rupe già a quell’epoca. In questa prima fase il potere si concentra nelle mani di una ristrettissima cerchia di aristocratici - un’aristocrazia che è prettamente agraria. Tuttavia, intorno alla prima metà del VI sec. a.C. si verifica un cambiamento radicale. Infatti, le classi agiate, che potremmo definire alla greca come demos, che erano dedite all’artigianato e al commercio, con l’aiuto dei ceti aristocratici più ”progressisti” - per così dire - riescono in questa fase storica a rovesciare le ristrette oligarchie gentilizie che erano state dominanti fino a quel momento. L’abitato viene a questo punto rifondato su nuovi principi, a testimonianza proprio dell’avvento di una comunità che è rigenerata. Che era aperta agli stranieri e dove i diritti politici sono finalmente estesi anche ai ceti medi. È così in sostanza che è nata la città vera e propria. N: Tutto questo avveniva sulla rupe dove oggi si trova Orvieto, anche se tale insediamento all’epoca portava il nome di Volsini. Come doveva apparire la città in seguito a questo cambiamento nel tessuto politico e sociale?GR: Purtroppo non conosciamo l’aspetto urbano di Volsini o meglio di Vèlsena - è questo il nome etrusco - ma se è vero che la città dei morti ricalca visivamente la città dei vivi, possiamo forse avere un indizio di come il centro urbano apparisse proprio osservando la necropoli di Crocifisso del Tufo.In sostanza, dopo aver fatto piazza pulita dei più antichi mausolei circolari, che erano il simbolo di quelle odiate oligarchie ora battute, i cittadini riorganizzano la necropoli con tombe a dado, che erano simili a case e le dispongono lungo vie rettilinee proprio a formare in pianta una griglia ortogonale, come è ipotizzabile che fosse la nuova Volsini. N: Un'organizzazione architettonica dal carattere unitario, sostanzialmente secondo un piano regolatore dettato dalla nuova autorità urbana, espressione della parità fra cittadini. Ma esisteva comunque qualche differenza?GR: Be’, certamente sì. All’interno, ciascuna tomba custodisce corredi di quantità e pregio differenti, a seconda delle possibilità economiche del defunto. In uno di questi sepolcri, per esempio, è stato deposto un benestante capofamiglia con i suoi congiunti, ma già una ventina d’anni dopo la sua costruzione la tomba fu riaperta per sistemarvi un sarcofago con i resti di una donna anziana, con un corredo piuttosto modesto. Si è quindi ipotizzato che potesse trattarsi di un personaggio di rango servile, magari una nutrice. Comunque una persona particolarmente cara alla famiglia. Segno certamente di un legame affettivo profondo, ma anche di ben marcate distinzioni economiche e sociali!N: Altra peculiarità di questa necropoli è che le tombe… parlano!GR: Non solo parlano: sono proprio i sepolcri a rivelarci a chi appartenevano! Infatti gli architravi delle porte d’accesso presentano delle iscrizioni nelle quali si riconosce sempre la particella “MI”, cioè “io”, a significare “io sono di”, seguita da un nome: ad esempio Lartia Ulkena Verturuscle, Avile Lauceia, Velka Laisece… in un certo senso è come se la tomba si esprimesse in prima persona dicendo “io appartengo a questo personaggio”.Poi si trovano anche nomi di stranieri - non so, osci, latini, celti… - persone immigrate a Volsini e successivamente integratisi nel ceto medio cittadino.N: Chi non sapesse leggere l’etrusco non si spaventi. Tiber Pallia Immersive Discoveries vi verrà in aiuto. Oltre alla ricostruzione 3D di una tomba completa di corredo, l’esperienza vi permetterà di leggere queste interessanti iscrizioni e potrete provare l’emozione di interpretare la lingua antica. Alla fine, qualcuno potrebbe scambiarvi per degli etruschi veri e propri! N: Avete ascoltato Tiber Pallia Stories, podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e Artglass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.Si ringraziano la Regione Umbria, il Comune di Orvieto e Giorgio Rocca, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, che ci ha accompagnato in questo episodio.Per conoscere di più sulla storia antica di questo territorio, vi aspettiamo in visita nei siti archeologici dell'orvietano-amerino e negli altri episodi di questo podcast,a presto!
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Area archeologica di Campo della Fiera
Podcast a cura di eArs Area archeologica di Campo della FieraNarratore: Sapevate che per gli etruschi esisteva un angolo di cielo sulla terra? Una lunga iscrizione ritrovata sulla base di una statua, conservata al Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, lo definisce infatti “luogo celeste”. Stiamo parlando di Campo della Fiera. Simonetta Stopponi, Professoressa dell’Università degli Studi di Perugia, ci svela tutti i segreti di questo importantissimo sito.Simonetta Stopponi: Menzionato dalle fonti antiche, tra cui lo storico romano Tito Livio, questo “luogo celeste”, chiamato dai romani Fanum Voltumnae, è stato cercato per secoli. Oggi siamo certi di averlo finalmente trovato in un’area a sud-est di Orvieto, e lo stiamo ancora indagando con il supporto di studenti universitari provenienti da tutto il mondo.Là, dove esisteva un piccolo luogo di culto rurale, il tiranno etrusco Porsenna fece edificare un grandioso santuario tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.. Tale era la sua importanza che proprio qui si riunivano periodicamente i rappresentanti delle dodici principali città etrusche: si trattava dunque di un santuario federale. Pur riconoscendosi infatti come un unico popolo, gli etruschi erano organizzati in città-stato indipendenti. Nel corso delle assemblee, dal carattere religioso e politico, il santuario si animava di persone venute da tutta l’Etruria e oltre per la celebrazione dei riti sacri, ma anche per lo svolgersi di mercati, giochi atletici e spettacoli teatrali.N: Seppur dominato dall’insediamento di Orvieto, un santuario federale, dovendo essere un luogo neutrale, non poteva certo sorgere all’interno della città. Il sito scelto ha caratteristiche strategiche: è pianeggiante e ben collegato con il fiume Tevere, con Chiusi e con le grandi città etrusche della costa tirrenica.SS: Gli edifici sacri si organizzavano ai lati di una lunga via processionale, fino al tempio principale dedicato al dio Veltune, chiamato Vertumno dai Latini, legato al ciclo delle stagioni.Dopo la conquista romana di Orvieto nel 264 a.C. il santuario perse di importanza. I romani accolsero infatti Vertumno nel loro pantheon, spostando il suo culto a Roma. Gli etruschi non la presero bene: per vendicarsi del divino voltafaccia impiantarono sul tempio un’officina ceramica, pur conservando la venerazione ad altre divinità nei templi minori.N: Ma Roma non si dimenticò di questo luogo…SS: Vero! Un periodo di grande rinnovamento del sito fu quello dell’imperatore Augusto, con opere di abbellimento e restauro e con la costruzione delle terme e di una prestigiosa domus fornita di una grande stanza dove si riunivano i magistrati. Terme e domus vennero costruite spogliando le antiche architetture etrusche. Poi, quasi un secolo dopo, l’imperatore Adriano volle lasciare qui il proprio segno con nuove terme decorate da mosaici.Il sorgere del Cristianesimo soppiantò completamente le pratiche pagane; un cambio di culto, certo, che tuttavia non fece mai cessare la frequentazione delle persone, rimasta ininterrotta fino al Settecento: a circa 2300 anni dalla fondazione di questo luogo!N: Ma come possono i visitatori d'oggi comprendere una storia così complessa? Tranquilli, Tiber Pallia Immersive Discoveries, vi permetterà di entrare letteralmente nelle diverse epoche, osservando con i vostri occhi le ricostruzioni virtuali in 3D delle strutture avvicendatesi lungo la linea del tempo. Grazie alle nuove tecnologie disponibili riuscirete così a capire meglio il passato, anzi a viverlo, quasi ne foste voi stessi i protagonisti. Non resta quindi che… fare i bagagli per un viaggio attraverso l’archeologia!N: Avete ascoltato Tiber Pallia Stories, podcast a cura della Strategia Nazionale Aree Interne - Area interna Sud Ovest Orvietano. Il podcast è stato realizzato da Capitale Cultura Group e Artglass.Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.Si ringraziano la Regione Umbria, il Comune di Orvieto e la Professoressa Simonetta Stopponi che ci ha accompagnato in questo episodio.Per conoscere di più sulla storia antica di questo territorio, vi aspettiamo in visita nei siti archeologici dell'orvietano-amerino e negli altri episodi di questo podcast,a presto!
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Tiber Pallia Stories - Introduzione
Podcast a cura di eArs Tiber Pallia Stories - IntroduzioneViaggiatori di ogni secolo, benvenuti a Tiber Pallia Stories, il podcast realizzato nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne, dedicato ai siti archeologici dell'Orvietano-Amerino. Un territorio straordinario fra Umbria, Toscana e Lazio – il cuore tutto da esplorare della penisola italiana dove un tempo si estendeva l’antica Etruria. Proprio qui prosperarono per secoli la civiltà etrusca e romana. Luoghi di culto, strade, infrastrutture urbane e necropoli sono state riportate alla luce grazie al lavoro infaticabile degli archeologi che hanno studiato e interpretato le testimonianze di questo passato.Lungo le tappe del nostro podcast, vi porteremo alla scoperta di alcuni siti di questa zona, una delle più importanti dell’Etruria interna. E non saremo soli! Ci accompagneranno le voci degli esperti che quotidianamente si occupano di dirigere le operazioni di scavo, ospiti di ciascuna delle cinque puntate. Esploreremo con loro le necropoli di Crocifisso del Tufo e del Vallone di San Lorenzo, per poi respirare le atmosfere sacrali del santuario federale degli etruschi di Campo della Fiera. Nel caso foste stanchi, sosteremo un poco alla stazione di sosta di epoca romana di Coriglia, mentre a Poggio Gramignano rievocheremo i fasti di una domus in cui è stato rinvenuto un inaspettato luogo di sepoltura. Che stiate programmando il vostro itinerario tra le aree archeologiche del centro Italia, o che siate semplicemente curiosi di conoscere di più sul tema, questo è il podcast per voi! Chi visiterà questi siti, non resterà deluso: infatti rivivono oggi grazie alle nuove tecnologie immersive di Tiber Pallia Immersive Discoveries. Tramite la realtà aumentata e la realtà virtuale, potrete vedere materializzarsi di fronte a voi ricostruzioni 3D, storie e animazioni coinvolgenti - un vero e proprio tuffo nei secoli passati!Il nostro podcast e le innovazioni tecnologiche di Tiber Pallia Immersive Discoveries, realizzati con il supporto di Capitale Cultura Group e ArtGlass, fanno parte di un progetto più ampio di valorizzazione e rinascita del territorio dell’Area Interna Sud Ovest dell’Orvietano, che include 19 comuni dell’Umbria. Questo progetto è reso possibile grazie alla Strategia Nazionale per le Aree Interne: una politica innovativa e multisettoriale che mira a potenziare e rivitalizzare questi territori ricchi di storia e cultura, contrastando i fenomeni di declino demografico e promuovendo uno sviluppo equo e sostenibile.Ma ora basta con le presentazioni! Gambe in spalla e lancette indietro tutta. Vi aspettiamo nei prossimi episodi di Tiber Pallia Stories, dove ci attende un viaggio nel tempo tra le mille sfaccettature di una terra unica al mondo… partiamo!Progettazione e produzione di testi, speakeraggio, musica e postproduzione a cura di eArs.
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