PODCAST · society
Vite Sospese
by Vite Sospese
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.
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Presentazione del progetto
Parlare di Resistenza significa immaginare un futuro possibile che si può realizzare solo favorendo la trasmissione della memoria di fatti per i quali ormai non ci sono quasi più testimoni e che rischiano di cadere nell’oblio. Spetta alle giovani generazioni raccogliere il testimone di ciò che ha rappresentato quel fondamentale periodo storico nel quale si trova il momento fondativo della nostra Repubblica democratica e della sua Carta Costituzionale.Uno dei lavori che vengono proposti agli studenti della 5CTG dell'Istituto Zenale e Butinone di Treviglio con il progetto TESTIMONI DI RESISTENZA. Una staffetta tra presente, passato e futuro, un percorso didattico multimediale è quello di restituire la “voce” ai quindici caduti partigiani incontrati nel docufilm La mitraglia sul campanile. Storia di un eccidio. Cornalba, autunno 1944.A partire dalle loro biografie e dai documenti ufficiali dell’epoca, gli studenti hanno così “regalato” ai giovani caduti quell’ipotetico futuro che non hanno potuto avere dato che la loro vita è stata brutalmente spezzata il 25 novembre e il primo dicembre 1944 nel corso dei due rastrellamenti fascisti di Cornalba.
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L'eccidio di Cornalba
Cornalba è un piccolo Comune della Valle Serina (una diramazione orientale della Valle Brembana), che nell’autunno 1944 fu teatro di uno degli eventi più drammatici della Resistenza bergamasca.In quel periodo a Cornalba si trovava la sede del Comando della brigata partigiana 24 Maggio di Giustizia e Libertà mente il grosso della formazione era invece stanziato nelle baite sul monte Alben.La mattina del 25 novembre 1944 un’autocolonna di una sessantina di militi fascisti, comandati dal tristemente noto capitano Aldo Resmini, risalì la Valle Serina proveniente da Bergamo per raggiungere Cornalba e dare inizio al rastrellamento. Gli assalitori, informati anche da una spia, giunti sul posto iniziarono un fuoco intensissimo con alcuni mortai, almeno due mitragliatrici (di cui una collocata sul campanile della chiesa) e diverse armi leggere in direzione dei sentieri che portano sul monte Alben e che in quel momento rappresentavano le uniche vie di salvezza per i fuggitivi (partigiani e giovani del posto).Giuseppe Biava, Barnaba Chiesa e Antonio Ferrari furono i primi partigiani a morire: fermati sulla corriera di linea Zambla-Bergamo, dopo essere stati riconosciuti, vennero giustiziati sul posto. Giacomo Tiragallo “Ratti” (il comandante della formazione partigiana), Gino Cornetti (un giovane di Cornalba di appena 17 anni), Giovanni Battista Mancuso, Giuseppe Maffi e Piero Cornetti (di 18 anni, fratello di Gino) furono colpiti a morte nel loro disperato tentativo di fuga. Il tenente Franco Cortinovis e il capitano Callisto Sguazzi, dopo essere stati catturati, vennero interrogati, brutalmente picchiati e quindi assassinati con ferocia. Buona parte del paese venne messo a ferro e fuoco con intimidazioni, soprusi e minacce di rappresaglia ripetutamente rivolte contro una popolazione del tutto inerme. Al termine del rastrellamento vennero portati via e incarcerati a S. Agata quattro giovani della zona. Causa le torture e le sevizie subite, uno di loro, Lorenzo Carrara, abitante a Serina, morirà due anni dopo a soli 21 anni. Solo una settimana dopo il primo rastrellamento, il giorno primo dicembre, ebbe luogo un secondo rastrellamento, questa volta ad opera della Guardia Forestale di San Pellegrino Terme.I militi fascisti, informati anche in questa occasione da una spia, si diressero sul monte Alben dove i partigiani superstiti avevano raccolto, presso una baita, il materiale ancora a loro disposizione. Nei pressi del passo della Crocetta, lungo una mulattiera che va da Corone (frazione di Serina) verso Dossena, Celestino Gervasoni incrociò, con alcuni altri partigiani, un gruppo di rastrellatori.Ne nacque uno scontro a fuoco durante il quale Celestino venne colpito mortalmente. Poco dopo, sul monte Alben, vennero colti di sorpresa quattro partigiani che erano a guardia della baita detta del “Cascinetto”. Mario Ghirlandetti e i partigiani russi Angelo, Carlo e Michele (dei quali non si è mai risaliti alla vera identità) vennero sopraffatti dal nemico e caddero sotto il fuoco degli assalitori. La Brigata 24 Maggio dopo i due tragici rastrellamenti, che l’avevano portata sull’orlo della disgregazione e dello scioglimento, riuscì a riprendersi grazie anche all’arrivo del nuovo comandante, Fortunato Fasana “Renato” (che si era già distinto come ufficiale per le sue capacità militari e organizzative presso la formazione GL Camozzi che operava in Valle Seriana). In breve tempo la 24 Maggio diventò una delle più importanti formazioni di tutta la Resistenza bergamasca tanto da ricoprire un ruolo di primo piano nella liberazione di Bergamo che avviene nei giorni dal 25 al 28 aprile 1945.Sempre avvolti da un alone di mistero sono le figure di Angelo, Carlo e Michele, i nomi di battaglia dei tre partigiani sovietici per i quali non si è mai risaliti alla vera identità. Probabilmente erano fuggiti dal campo di prigionia della Grumellina (poco distante da Bergamo) nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre. Abbiamo poche notizie che riguardano questi tre ragazzi russi. Luigi Carrara nel suo libro I partigiani della brigata “24 Maggio” caduti in Val Serina così li descrive: “Si chiamavano Carlo, Michele, Angelo. Carlo, alto, bruno, dall’aspetto signorile, sempre elegantemente vestito, era, come riferiscono i compagni, un ufficiale dell’aviazione. Si unì alla Brigata Garibaldi, più tardi passò alla Brigata ‘Camozzi’ e ai primi di ottobre alla “24 Maggio”. Fu trovato dopo due giorni dal rastrellamento dietro una roccia. Michele ed Angelo entrarono a far parte della ‘24 Maggio’ ai primi di ottobre e provenivano dalla Brigata ‘Francesco Nullo’. Michele, bruno, piccolo e tarchiato era un umile calzolaio; Angelo invece era contadino, biondo, dall’aspetto dolce e triste, mostrava spesso ai compagni il ritratto delle sue due bambine. Furono trovati a circa 50 metri dalla baita Casinèt”. Ora questi tre partigiani russi riposano nel cimitero di Serina dove, nel 1982, è stato inaugurato un piccolo monumento decorato con un mosaico.
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Ep.1 - Callisto Sguazzi
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Callisto Sguazzi.Nato a Robecco d’Oglio (provincia di Cremona) il 15 ottobre 1917, è il secondo di quattro figli, due femmine e due maschi, è un maestro elementare e consegue anche il titolo di geometra. È attivo nell’Azione cattolica del suo paese, alla cui iscrizione non rinuncia nemmeno quando, dopo essere diventato maestro, deve partecipare al corso obbligatorio di istruttore della Gioventù italiana del littorio. Decide di non seguirlo e per questo viene pedinato e controllato con sospetto. Lo scoppio della guerra lo porta a prestare il servizio militare come capitano nell’aeronautica.Si rifugia, probabilmente dopo l’8 settembre, a Gromo San Marino, in alta Valle Seriana, presso i Frati apostolini di Grumone, che da Cremona si erano trasferiti in montagna per sfuggire ai pericoli della guerra. Qui trascorre alcuni mesi dedicandosi allo studio e all’insegnamento insieme ai missionari.Decide quindi di unirsi, con il nome di battaglia “Peter”, ai partigiani della formazione Camozzi che opera in zona. Pochi giorni prima del rastrellamento il Comando di Giustizia e Libertà decide di inviare il capitano Peter presso la “24 Maggio”, dove il comandante Giacomo Tiragallo aveva bisogno di validi ufficiali. Callisto giunge a Cornalba, presso la sede del Comando, la sera precedente al rastrellamento. Il 25 novembre, all’arrivo dei militi fascisti, cerca la fuga sul sentiero che sulla sinistra del paese sale verso l’Alben ma viene catturato, brevemente interrogato e brutalmente picchiato. Peter non tradisce i suoi compagni. Viene giustiziato sul posto con due colpi di pistola sparati a bruciapelo. Lungo il sentiero che sale sul monte Alben (oggi chiamato sentiero partigiano “Martiri di Cornalba”), non molto lontano dal centro abitato, una croce ricorda il punto esatto dove è stato ucciso. Il 3 maggio 1945 viene sepolto nel cimitero del Comune di Robecco d’Oglio. In questo, che è il suo paese natale, a Callisto Sguazzi è stata intitolata una via.
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Ep.2 - Barnaba Chiesa
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Barnaba Chiesa.Nato a Endenna (Zogno) il 22 settembre 1920, boscaiolo, è l’ultimo di otto figli e orfano di madre. Barnaba è un artigliere del XXII° Settore Guardia alla frontiera e partecipa, dall’aprile 1941, alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera italo-jugoslava. Dopo l’8 settembre fugge dal fronte e due giorni dopo raggiunge il suo paese natale. Nel maggio 1944, insieme all’amico Antonio Ferrari, entra a far parte della formazione “Bortolo Belotti”, che successivamente prenderà il nome “Mario Maini”, per poi raggiungere le baite dell’Alben quando il suo gruppo, ai primi di ottobre, si unisce alla “24 Maggio”. Il giorno del rastrellamento Barnaba è uno dei tre partigiani fermati sulla corriera a Rosolo e brutalmente uccisi dai militi fascisti. Caterina Ferrari, sorella di Antonio Ferrari, un altro dei ragazzi caduti nel rastrellamento e fidanzata di Barnaba (che lei chiamava Bino) così ha raccontato in una testimonianza: “Alla svolta di una curva vidi Bino che riconobbi dalle scarpe, insieme a lui c’era Biava. Con Bino mi sarei dovuta sposare appena terminata la guerra, nonostante nelle tasche non avevamo nulla”. I funerali di Barnaba Chiesa si svolgono insieme a quelli di Antonio Ferrari il 3 giugno 1945 a Zogno. Nel darne la notizia il “Giornale del popolo” riferisce che alle esequie “hanno parlato il loro compagno patriota Pesenti di Endenna e il loro comandante Renato”. Ai due partigiani caduti è stato intitolato nel loro paese un parco all’interno del quale è stato posto un cippo che li ricorda.
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EP.3 - Antonio Ferrari
l 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Antonio Ferrari.Nato a Endenna (frazione di Zogno) il 28 ottobre 1921, ha sei fratelli e cinque sorelle e fa il boscaiolo. Non aveva mai prestato il servizio militare perché per ben tre volte alla visita di leva è fatto rivedibile. Solamente alla quarta visita è ritenuto abile, ma allora non ha un attimo di esitazione e si unisce alle formazioni partigiane. Dopo l’8 settembre fa opera di persuasione in paese perché nessuno si presenti alla chiamata di leva. Il gruppo di renitenti inizialmente è compatto e ben organizzato (sono previsti turni di sentinella per avvisare tutti all’arrivo dei militi fascisti) ma con le difficoltà del periodo invernale si hanno le prime defezioni e allora Antonio decide, insieme ad altri quattro amici, tra cui Barnaba Chiesa, di lasciare il paese e di iniziare la vita del partigiano. Nel maggio del 1944 entra a far parte della banda “Bortolo Belotti” (poi “Mario Maini”). In ottobre il gruppo viene incorporato nella 24 Maggio e lui assume il ruolo di caposquadra. Insieme a lui, nella formazione, ci sono altri due suoi fratelli, Domenico e Giovanni. Il 25 novembre, quando la corriera su cui viaggia (con Giuseppe Biava e Barnaba Chiesa) viene fermata a Rosolo, Antonio nel tentativo di fuggire cerca di saltare oltre un muretto vicino alla strada ma si ferisce a una gamba.Muore ucciso dal fuoco dei militi fascisti. Caterina Ferrari, che è sorella di Antonio e fidanzata di Barnaba Chiesa, così ha raccontato: “… una signora mi disse che nella valle c’era un terzo partigiano, così mi affacciai, presa dal momento, pensai che fosse mio fratello ‘Gioanì’, perché quelli erano i suoi abiti, invece era l’altro mio fratello ‘Tunì’ che li indossava per mascherarsi tra la gente”. I funerali di Antonio Ferrari si svolgono con la stessa cerimonia di Barnaba Chiesa il 3 giugno 1945 a Zogno. A lui e a Barnaba è stato intitolato nel loro paese un parco all’interno del quale è stato posto un cippo che li ricorda.
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EP.4 - Giuseppe Maffi
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Giuseppe Maffi.Nato a Romano di Lombardia il 10 marzo 1923, è il sesto di dieci figli e, come il padre, è cantoniere in ferrovia. Viene richiamato alle armi e dal 12 settembre 1942 all’8 settembre 1943 presta servizio nella IVª compagnia del 3° Reggimento Genio ferrovieri che è di stanza a Enna, in Sicilia. Tornato a casa decide di salire in montagna e si unisce alla formazione “Francesco Nullo” che è attiva in Valle Calepio e Val Cavallina. Raggiunge la “24 Maggio” a Cornalba (insieme a Callisto Sguazzi) solo il giorno precedente il rastrellamento. La mattina del 25 novembre è in compagnia del partigiano Mario Ghirlandetti lungo la strada che porta a Serina, dove si stanno recando per fare provviste per la brigata. All’arrivo dei rastrellatori Mario, che conosce il territorio, riesce a fuggire lungo i sentieri che portano sul monte Alben. Giuseppe, invece, meno esperto del luogo in quanto appena arrivato, cade sotto i colpi delle armi da fuoco dei militi fascisti sul sentiero che sulla sinistra del paese sale verso la montagna. Una croce lungo il sentiero partigiano “Martiri di Cornalba” ricorda il luogo dove è stato colpito a morte. I funerali si svolgono a Romano di Lombardia il 13 maggio 1945 e la camera ardente viene allestita presso l’Oratorio. L’Amministrazione di Romano di Lombardia ha intitolato una via a suo nome e gli ha conferito, il 23 maggio 1965, la medaglia d’oro alla memoria.
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EP.5 - Mario Ghirlandetti
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Mario Ghirlandetti.Nato a Calvenzano il 2 marzo 1927, è il terzo di sei figli e fa il garzone in un mulino.Senza dire nulla né ai familiari né agli amici, il 10 agosto 1944 lascia il suo paese evitando anche di salutare i genitori temendo che gli impediscano di partire. Il giorno successivo si presenta a Cornalba per aderire alla “24 Maggio”. Il comandante esita molto prima di accoglierlo nella formazione data la giovane età e gli fa presente i rischi e i disagi che la vita in montagna comporta. Ma il ragazzo è molto determinato e alla fine il comandante decide di accoglierlo, convinto che sarebbe stato, come in effetti sarà, un ottimo partigiano. Entra nella formazione con il nome di “Marsinèt” (perché appena era possibile gli piaceva portare una giacchetta). Il 25 novembre si sta dirigendo a Serina, con due asini, per il rifornimento di alimentari per la brigata. In sua compagnia c’è il partigiano Giuseppe Maffi arrivato a Cornalba solo il pomeriggio del giorno precedente. Quando si accorge dell’arrivo dei militi fascisti riesce, favorito dalla conoscenza del percorso, a fuggire e a raggiungere le baite del monte Alben. Così non sarà per il partigiano Giuseppe Maffi che quel giorno invece sarà uno dei caduti della “24 Maggio”. Purtroppo Mario verrà ucciso durante il secondo rastrellamento del primo dicembre proprio sull’Alben, nella baita Casinèt, dove era di guardia al magazzino della brigata insieme a quattro partigiani russi di cui tre verranno uccisi e uno ferito. La salma viene riportata a Calvenzano nel luglio 1945 e nel paese ora c’è una via che porta il suo nome.
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Ep.6 - Giovanni Battista Mancuso
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Giovanni Battista Mancuso.Nato a Palmi (provincia di Reggio Calabria) il 28 giugno 1922, risiede a Milano e frequenta il Liceo-Ginnasio “Giuseppe Parini”. Dopo il diploma si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia a Milano. È grande appassionato di sport e, nel 1941, è anche campione italiano di rugby nella Amatori di Milano. Nel febbraio 1943 è chiamato alle armi e avviato al corso di addestramento per conseguire il grado di sergente di Sanità. Il corso è interrotto e lui è congedato come soldato semplice nel maggio 1943. Nel febbraio 1944 sostiene il suo ultimo esame universitario e il 25 maggio viene richiamato alle armi e inviato all’Ospedale militare di Baggio. Il suo fermo ideale antifascista, che aveva già manifestato apertamente durante tutta la sua carriera universitaria e a cui si era avvicinato grazie anche all’amicizia con il suo professore di anatomia patologica, il prof. Pietro Redaelli (che diventerà comandante della Divisione Orobica GL con il nome di battaglia “Marcello”), lo porta a lasciare l’Ospedale e a disertare. La sorella Bianca ha raccontato che nella primavera del 1944 loro padre era riuscito a procurarsi dei documenti falsi che avrebbero permesso a Gianni di riparare in Svizzera. L’ideale di Patria e il senso dell’onore gli impongono però di rifiutarli. È già al termine del corso di laurea di medicina quando raggiunge Cornalba che conosce molto bene perché la sua famiglia trascorreva in questo paese le vacanze estive già dagli anni Trenta proprio nella Cà Bianca (sede del comando della formazione partigiana). Il dottor Mancuso, come lo chiamano affettuosamente a Cornalba, è grande amico di Giuseppe Biava e stringe amicizia con altri ragazzi del luogo che vivranno con lui l’esperienza partigiana. I primi di luglio entra a far parte della “24 Maggio”. La mattina del 25 novembre Giovanni Battista fugge insieme agli altri partigiani che, come lui, erano nella Cà Bianca e imbocca il sentiero che sulla sinistra del paese porta verso il monte Alben. Poco sopra il centro abitato cade, sotto il fuoco intenso delle armi, colpito a morte dai proiettili sparati dagli assalitori. Il suo corpo viene ritrovato e portato al cimitero solo il giorno successivo. Le esequie sono celebrate a Milano, nella chiesa di San Marco, il 16 marzo 1946. Sulla facciata del Liceo-Ginnasio “Giuseppe Parini” a Milano una targa ricorda il suo sacrificio. Nel Comune di Palmi c’è una via che porta il suo nome.
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EP.7 - Franco Cortinovis
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Franco Cortinovis.Nato a Trafficanti (frazione di Costa Serina) il 4 febbraio 1919, risiede a Ranica, è maestro elementare e nell’anno scolastico 1940-41 insegna a Camerata Cornello. Conosce bene le lingue in quanto è iscritto al quarto anno dell’Istituto Superiore di Venezia con specializzazione in lingue e letterature straniere. Chiamato alle armi, nel dicembre 1941, viene assegnato al 33° Fanteria carristi a Parma. Nel 1942 frequenta la scuola ufficiali a Bologna dove consegue il grado di sottotenente. Nello stesso anno suo fratello gemello Antonio, militare nella marina, muore disperso nella zona di Lampedusa. Franco presta servizio prima a Piombino e poi alla Scuola militare di Nettunia dove rimane fino all’8 settembre. Da qui fugge ma viene arrestato a Roma dai tedeschi. Riesce ad evadere e a raggiungere la casa paterna a Ranica dove resta nascosto per due mesi. Nuovamente scoperto, viene arrestato e portato al Comando militare di Bergamo.Grazie alla conoscenza della lingua tedesca, fingendo di adattarsi alla nuova situazione, fa una scelta rischiosissima decidendo di diventare un “infiltrato” in casa nazifascista: compila certificati, esoneri e falsi lasciapassare permettendo a molti giovani e padri di famiglia di evitare l’internamento in Germania. Procura inoltre armi e munizioni per i partigiani delle nostre valli. Nella primavera del 1944 entra a far parte delle Fiamme verdi “Gruppo Selvino” e nell’agosto dello stesso anno viene scoperto da Resmini perché, di ritorno da Serina, è trovato in possesso di ordini e foglietti di propaganda. Arrestato e incarcerato nella caserma Francesco Nullo, è sottoposto a torture per sei giorni e accusato di tradimento ma, grazie all’aiuto di amici, fugge nuovamente.Prima raggiunge Ranica, poi si sposta presso alcuni parenti a Trafficanti. Quindi, alla fine di settembre, sale a Cornalba e si unisce alla brigata “24 Maggio” con il nome di battaglia “tenente Franchi”. La mattina del 25 novembre, non lontano dal centro di Cornalba, Franco Cortinovis cade nelle mani dei rastrellatori. Sottoposto ad un sommario interrogatorio viene selvaggiamente picchiato e ucciso sul posto dallo stesso Resmini con una scarica del suo fucile mitragliatore. Né lui, né nessun altro dei partigiani catturati, si lascia sfuggire una parola in grado di compromettere l’incolumità dei compagni e degli abitanti del paese. I funerali hanno luogo a Ranica il 13 maggio 1945. Il paese di Ranica ha intitolato una via a suo nome. Anche a Trafficanti è stata posta una lapide che ricorda lui e il gemello Antonio.
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EP.8 - Gino e Piero Cornetti
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si raccontano le "vite sospese" di Gino e Piero Cornetti.Luigi (per tutti Gino) nasce a Cornalba il 12 novembre 1927. Pietro (tutti lo chiamano Piero), che ha un anno di più del fratello, è nato a Cornalba il 24 settembre 1926. Entrambi sono boscaioli. Gino e Piero hanno altri cinque fratelli e vivono con la famiglia nella casa adiacente alla Cà Bianca che è la sede del Comando partigiano della “24 Maggio”. Da anni conoscono e sono amici fraterni dei figli di Giacoma (proprietaria della Cà Bianca), così come di Giuseppe Biava e Giovanni Battisti Mancuso e di tutti i partigiani che frequentano la casa. Nonostante la giovane età la loro appartenenza alla “24 Maggio” sarà attestata da una dichiarazione del Corpo volontari della libertà del 30 luglio 1945. Gino è il più giovane dei quindici partigiani della brigata GL a cadere in quelle tragiche giornate. Per sfuggire al rastrellamento tenta la fuga sul lato destro del paese. Stefano Crotti è un ragazzo di Cornalba che, come altri giovani del paese, sta scappando verso il monte Alben e così racconta: “Sentivo le grida: - Mamma! Mamma! – era il Gino. Che grida che faceva! Era stato ferito dal mortaio e ci aveva portato via il polpaccio. Poi sono arrivati su e l’hanno finito con le pistole”. Dalla parte opposta tenta di trovare la salvezza il fratello Piero. Nella sua testimonianza un altro ragazzo del paese, Carlo Carrara, così ricorda: “Vedo giù il Pierino, il ragazzo dei Cornetti. Più sparano e più lui correva! Io dicevo: - Piero fermati! Piero fermati! Fermati! Fermati! -. Ma lui era come se non sentiva, forse voleva raggiungermi. A un certo punto vedo che fa: - Ahi! -. Porca miseria! Ho visto che è crollato giù. L’han colpito mortalmente”.Il Comune di Cornalba ha dedicato ai due fratelli Cornetti una via nel centro del paese e una croce su una cima del monte Alben.
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EP.9 - Celestino Gervasoni
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Celestino Gervasoni.Nato a Sedrina il 4 marzo 1921, vive a San Pellegrino Terme, è il primo di undici figli ed è un operaio. Nel gennaio 1941 è chiamato alle armi nella 3ª Compagnia sussistenza per poi essere inviato sul fronte greco-albanese da cui rientra nel febbraio 1942. Ottiene, nello stesso periodo, di entrare nell’Arma dei Carabinieri come ausiliario a piedi nella Legione Milano.Nel giugno 1942 parte per la Russia nella 239ª sezione mista Carabinieri reali da dove viene rimpatriato per congelamento nel febbraio 1943. Per il suo valoroso comportamento ottiene una decorazione al merito.È fra i primi partigiani a entrare nella “24 Maggio” con il nome di battaglia “Tino”. Dopo il primo rastrellamento partecipa nel cimitero di Cornalba, con altri compagni superstiti, alla cerimonia funebre in onore dei partigiani caduti. Nel secondo rastrellamento, del 1° dicembre, viene ucciso in uno scontro a fuoco con i militi della Guardia forestale di San Pellegrino Terme.Luigi Carrara nel suo libro I partigiani della brigata “24 Maggio” caduti in Val Serina così scrive: “Trovandosi con altri due compagni in una cascina sulla strada per Dossena, pur potendo mettersi in salvo con facilità preferì con i suoi compagni impegnarli in un combattimento e per circa mezz’ora spararono contro i militi. Egli, circondato dai militi forestali, cadde combattendo al passo della Crocetta sulla strada Serina-Dossena”.Il 7 maggio 1994 le spoglie di Celestino sono state traslate dal cimitero al Tempio dei Caduti di San Pellegrino Terme. Nel luglio 2019 è stato inaugurato un cippo, proprio in località Crocetta, dove, oltre alla vecchia croce con il suo nome, una targa ricorda il suo sacrificio.
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EP.10 - Giuseppe Biava
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Giuseppe Biava.Nato a Seriate il 14 novembre 1923, ha un fratello più giovane Giacomo, vive a Bergamo ed è studente universitario. Per evitare di essere richiamato alle armi, nell’autunno del 1943, si rifugia a Cornalba. La scelta di questa località non è casuale perché lui e la sua famiglia conoscono bene il paese. Da qualche anno, infatti, a Cornalba trascorrono i periodi di vacanza proprio nella Cà Bianca (che diventerà sede del Comando partigiano della “24 Maggio”) dove Giuseppe ha conosciuto ed è diventato amico fraterno di Giovanni Battista Mancuso e dei fratelli Gino e Piero Cornetti. È una persona aperta, generosa, con un grande ascendente sui giovani del posto tanto che attorno a lui si raccoglie un piccolo gruppo di ragazzi che condivide le sue idee antifasciste e quando sull’Alben si stabilisce il primo nucleo di partigiani della Brigata “24 Maggio” si unisce a loro. Il comandante gli aveva affidato la custodia del magazzino e incaricato della provvista dei viveri. È il primo partigiano ad essere trucidato nella tragica giornata del 25 novembre 1944. Giuseppe Biava, con Barnaba Chiesa e Antonio Ferrari, sta viaggiando sulla corriera di linea diretta a Bergamo quando, all’altezza di Rosolo, vengono fermati dall’autocolonna fascista della 612ª Compagnia Op (Ordine Pubblico), che sta salendo verso Cornalba, comandata dal tristemente noto capitano Aldo Resmini. Riconosciuto, brevemente interrogato e malmenato, viene immediatamente giustiziato sul posto. I funerali si svolgono a Bergamo il 7 luglio 1945 nella parrocchia di S. Alessandro in Croce partendo dalla sua abitazione di via Pignolo n. 9.La salma verrà successivamente tumulata a Pedrengo dove lo zio materno aveva un mulino e dove la famiglia tornava frequentemente.
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EP.11 - Giacomo Tiragallo
Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.In questo episodio si racconta la "vita sospesa" di Giacomo Tiragallo.Nato a Treviglio l’8 ottobre 1916, orfano del padre Antonio, vive con la madre, Maddalena Cornalba, e con la sorella Chiara. È laureando in legge presso la Regia Università di Milano ma non può compiere i regolari studi perché per oltre sei anni presta servizio militare (dal 1937 all’8 settembre 1943).Rimane per circa 30 mesi sul fronte greco-albanese come ufficiale del 4° Reggimento Alpini. Èdecorato due volte sul campo al valore militare e nel marzo del 1942 viene proposto per una medaglia d’argento. L’8 settembre 1943 è a Palmanova nel II° Reggimento Alpini, 315ª compagnia presidiaria. È già iscritto al Partito d’azione di Udine. Torna a Treviglio e prende parte alla lotta clandestina nelle formazioni partigiane di pianura ma nel maggio 1944 viene segnalato come organizzatore di partigiani. Si sposta prima a Milano e poi chiede di essere mandato in montagna. Il capitano Duzioni (“Cerri”) ha bisogno di un ufficiale per la brigata 24 Maggio in via di formazione in Val Serina e Giacomo Tiragallo, nome di battaglia “Ratti”, è incaricato del comando (la nomina verrà poi ufficializzata da parte di Mario Búttaro, comandante zona Bergamo, il 28 ottobre 1944). Durante il primo rastrellamento del 25 novembre viene colpito a morte da un colpo di mortaio sul sentiero che sulla destra del paese porta verso il monte Alben. Il suo corpo sarà recuperato solo il giorno successivo.I funerali hanno luogo il 13 maggio 1945 a Treviglio dove c’è una via intitolata a suo nome.
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Il 25 novembre e il primo dicembre 1944 Cornalba, piccolo Comune della Valle Brembana, fu teatro di un duplice rastrellamento compiuto da militi fascisti nel corso dei quali vennero trucidati 15 partigiani della brigata “24 Maggio” di Giustizia e Libertà. Il primo rastrellamento riguardò l’abitato di Cornalba e provocò la morte di dieci partigiani mentre il secondo ebbe come obiettivo una baita sul monte Alben (detta Casinet) e costò la vita ad altri cinque partigiani. Il progetto "Vite sospese" vuole raccontare, attraverso dei podcast, come sarebbe stata la vita di questi partigiani caduti.
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