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Quando l'amore per la natura si trasforma in odio verso l'uomo

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    Contenti? La famiglia nel bosco è stata rieducata

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8471CONTENTI? LA FAMIGLIA NEL BOSCO E' STATA RIEDUCATAdi Andrea Zambrano «La mia testa è cambiata. È stato necessario per tornare insieme». La rieducazione della famiglia nel bosco è completa. E ha il formato di un'intervista che - vedrete - ha tutta l'aria di essere il segnale che Nathan Trevallion è finalmente capitolato. È la condizione per poter riabbracciare i suoi figli e la moglie e c'è da stare sicuri che da ora in poi, assisteremo al ricongiungimento famigliare tanto atteso.La casa? La allargheranno con un progetto di bioedilizia (come piace ai dettami green), faranno il bagno a secco e aggiusteranno gli infissi. E poi si collegheranno alla rete elettrica e a quella idrica. Non sentirete mai più parlare di unschooling. Si adatteranno ad una home schooling on line sotto la supervisione dei servizi. Sicuramente più controllata e addomesticata di ogni altra esperienza di scuola parentale italiana. Perché ciò che si vuole raggiungere è il controllo, non la libertà di educazione.Lo Stato ha vinto e la famiglia nel bosco ha perso, crollata sotto una pressione micidiale, dopo quattro mesi di privazioni e umiliazioni, senza poter vivere con i propri figli, qualunque supereroe avrebbe ceduto. E Nathan ha ceduto, come avviene in Cina dove la rieducazione sociale ha bisogno di molte sedute per quelli più tetragoni all'adattamento.L'intervista che il papà del bosco ha concesso mercoledì a Repubblica ha tutta l'aria dell'amara capitolazione. Lo si capisce più dalle domande di Corrado Zunino che dalle risposte del povero Nathan. Domande supponenti, domande che prevedono una risposta addomesticata fatta per compiacere i servizi sociali e il tribunale dei minorenni che gli ha tolto i figli e lo ha diviso dalla moglie.Un uomo, nel difendere ciò che ha di più caro come i figli e la sua famiglia, ha due strade: o rovesciare il tavolo e rintanatosi nel bosco diventare come Rambo o crollare sotto i colpi di un'attenzione mediatica morbosa e asfissiante. Per salvare i suoi cuccioli e per salvare sé stesso.Le domande del giornalista sono come un test in avanscoperta. Come se avesse ricevuto l'incarico di andare a verificare nel bosco di Palmoli se questo strambo naturista ha ancora voglia di andare avanti con la sua guerra personale: "Che cosa accetterete?" Gli chiede. E ancora, bacchettandolo: "È pronto ad accettare le visite dei servizi sociali? In passato non lo avete fatto"; Lo umilia: "Lo sa che i suoi figli ora dovranno studiare la grammatica e non solo giocare col mulo Gallipoli?"; Gli intima le condizioni: "Accetterà le regole delle leggi italiane?" fino alla domanda delle domande, quella che serve per staccare il lasciapassare definitivo: "Ora è cambiato? Ha rivisto qualcuna delle sue idee estreme?".La risposta del poveretto è sconsolata: «Il cuore non è cambiato, la mia testa però sì. È stato necessario». E per forza, dopo 4 mesi di privazioni del bene più importante per un padre, quello dei figli e del diritto a educarli secondo la sua impostazione, la testa cambia per forza. Si può adattare ai soprusi, ma non può adattarsi a ciò che non è naturale, perché un padre che ha la grande responsabilità dei suoi figli e della moglie, ad un certo punto deve scendere a patti e mettere da parte la sua libertà, intesa come piena adesione ad un diritto naturale. Libertà che, invece, ora verrà invocata da un sistema educativo mellifluo che non si è fatto problemi nel provocare choc nei bambini pur di raggiungere il suo scopo.«Accetteremo gli standard italiani, rispetteremo le regole». Così è deciso. E pazienza se in Gran Bretagna, paese di lui e in Australia, paese di sua moglie Catherine, si può vivere anche in spazi più angusti. Se ne tornassero a casa loro, è la sotterranea risposta che tradisce un razzismo che fa comodo quando fa comodo.C'è un aspetto dell'intervista di Nathan a Repubblica che colpisce: l'assenza totale di umanità, la completa noncuranza da parte del giornalista, che questa vicenda ha creato una frattura gigantesca tra lo Stato e il diritto di famiglia. Perché anche il ruolo dei media, in questa storia che sa tanto di maoistica pretesa del «colpirne uno per educarne cento», ha mostrato il suo lato peggiore di cane da compagnia del potere.Immolata alla logica del best interest educativo deciso dallo Stato, la famiglia nel bosco è finalmente civilizzata, il lupo è addomesticato. E il leviatano fatto di toghe e leggi può finalmente distendere il suo tappeto rosso. Una famiglia, intanto, è stata piegata ai voleri dello Stato. E questo servirà come avvertimento per chiunque altro abbia idea di mettersi in testa che la sua libertà valga molto di più delle istituzioni.

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    Parte il circo del clima, ma l'allarmismo è sempre meno credibile

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8355PARTE IL CIRCO DEL CLIMA, MA L'ALLARMISMO E' SEMPRE MENO CREDIBILE di Riccardo Cascioli Il solito circo invernale della Conferenza sul clima - un concentrato di allarmi catastrofisti e soluzioni folli - si apre oggi a Belém, in Brasile, con il vertice dei capi di Stato che durerà due giorni, e terrà banco per due settimane. Ma quest'anno c'è una novità importante: a precederlo, tra i diversi studi che seminano paura tanto per preparare il clima (è proprio il caso di dirlo), è arrivato anche un lungo articolo del filantropo miliardario Bill Gates che suona come un contrordine: il mondo non sta per finire a causa del clima ed è meglio investire per lottare contro la povertà, questo è il succo del suo discorso di cui peraltro abbiamo già dato conto.Anche se era rivolto propriamente ai partecipanti alla COP 30 (Trentesima Conferenza delle parti, ovvero dei 198 Paesi che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, UNFCCC), sarà ben difficile che il messaggio di Bill Gates venga recepito immediatamente. Basti pensare che il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in una intervista al quotidiano britannico The Guardian, per dare il senso della COP 30 affermava la settimana scorsa che «abbiamo fallito l'obiettivo di non superare gli 1.5°C di aumento delle temperature entro i prossimi anni e questo avrà conseguenze devastanti (...). È assolutamente indispensabile cambiare strada per limitare al massimo questo superamento ed evitare altri punti di non ritorno, come potrebbe essere l'Amazzonia. (...) Dobbiamo ottenere una drastica riduzione delle emissioni al più presto possibile».Ma dietro le dichiarazioni massimaliste e gli scenari catastrofici dipinti, la realtà incombe, e il cambiamento di Bill Gates costituisce una prima breccia nel muro dell'ideologia ecologista che è destinata a provocare presto ben altri crolli.  Anche perché Gates in questi anni è stato tra i massimi finanziatori della causa cambioclimatista: si contano poco meno di 8 miliardi di dollari di investimenti personali, oltre a un miliardo e mezzo della Fondazione Bill & Melinda Gates, in gran parte a sostegno della transizione energetica e il resto per lo sviluppo di tecnologie a zero emissioni.NON C'È DA FIDARSIEppure non c'è da entusiasmarsi troppo per questa "conversione" di Bill Gates. Per due motivi: anzitutto perché seppure il suo messaggio - basta catastrofismo e priorità allo sviluppo - è positivo, il fondatore di Microsoft è ancora lontano dal dire tutta la verità; e, in secondo luogo afferma cose di buon senso con qualche decennio di ritardo (il sottoscritto ha pubblicato la prima denuncia dell'ideologia ambientalista e cambioclimatista nel 2004, 21 anni fa, Le bugie degli ambientalisti, Piemme), tanto da lasciare il fondato dubbio che si tratti di tornaconto politico ed economico.Quanto al primo aspetto, Bill Gates rinuncia sì al catastrofismo ma non a considerare il cambiamento climatico un problema serio per cui trovare soluzioni. Ma il fatto che il clima sia in continuo cambiamento non è un problema inedito, è la natura, è sempre stato così fin da prima che l'uomo apparisse sulla faccia della terra. E non ci sono evidenze di aumenti recenti di eventi atmosferici estremi, anche questi sempre esistiti, alcuni - come gli uragani - con ritmi ciclici. Il vero problema - e qui finalmente Gates lo riconosce almeno in parte - è, ed è sempre stato, il sottosviluppo.Perché solo civiltà sviluppate sono in grado di difendersi efficacemente dagli eventi atmosferici, così come dai terremoti e dalle malattie. Non era necessario aspettare di vedere l'uragano Melissa in questi giorni spazzare le coste di Giamaica, Cuba e Haiti provocando 49 morti e distruzioni enormi per rendersi conto che l'impatto sarebbe stato molto più limitato sulle coste americane, dove i sistemi di allarme, le infrastrutture e la struttura delle abitazioni consentono maggiore sicurezza ai cittadini. È sempre stato così.Affermare dunque che è più sensato concentrarsi sul miglioramento delle condizioni di vita che non sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica è una constatazione tanto banale quanto affermare che in caso di temporale è meglio munirsi di ombrello piuttosto che investire tutti i propri risparmi in tecnologie astruse per impedire la pioggia. Eppure in tutti questi anni chi ha osato affermare questi semplici dati di realtà è stato ostracizzato, insultato, etichettato come "negazionista" e così via (film replicato poi con l'emergenza Covid).LA FILANTROPIA DI BILL GATESGates però nel suo scritto, nel continuare a considerare il cambiamento climatico un problema grave, sostiene sempre la necessità di una transizione energetica più rapida possibile, dimenticando che è proprio la demonizzazione dei combustibili fossili che sta creando un impedimento allo sviluppo dei Paesi poveri e sta provocando la crisi economica dei Paesi europei. La verità è che non ci può essere sviluppo senza abbondanza di energia a basso costo, mentre la transizione energetica così come è concepita oggi sta producendo, in proporzione, una diminuzione di energia disponibile e a costi sempre più elevati.Visti gli enormi investimenti di Bill Gates in progetti per le energie rinnovabili si può capire perché insista sulla transizione energetica, ma allo stesso tempo afferma ora che è sbagliato concentrarsi soltanto sulle emissioni di anidride carbonica. Bisogna invece puntare sullo sviluppo della tecnologia, dice.E qui entriamo nel secondo punto da sottolineare. La filantropia di Bill Gates così come dei vari miliardari americani segue sempre degli interessi e dei progetti sulla società. Per cui il giudizio sulla realtà è sempre filtrato da tali interessi e progetti, per questo ci si "accorge" di certe realtà evidenti dopo decenni.Per questo motivo, ad esempio, Richard Lindzen, eminente fisico dell'atmosfera molto critico sul catastrofismo climatico, ritiene che Gates abbia cambiato idea per interessi ben precisi: «Se Microsoft intende continuare a sviluppare l'Intelligenza Artificiale (AI), avranno bisogno di una enorme quantità di energia, vale a dire che l'agenda climatica distruggerebbe Microsoft. Per questo è diventato più prudente».L'ipotesi di Lindzen si basa su elementi molto concreti. L'AI infatti è una industria energivora, con consumi in rapida crescita al punto che le stime prevedono che nel 2030 i centri che raccolgono i dati dell'AI potrebbero arrivare a consumare fino al 20% dell'intera energia elettrica globale. E il 25% del capitale personale di Bill Gates è investito in azioni Microsoft, azienda che di quell'energia ha un bisogno vitale.Ciò non esclude che ci possano essere altre motivazioni nel cambiamento di Gates, che rimane comunque benvenuto.Resta il fatto però che è bene imparare la lezione: le politiche globali seguono gli interessi di élite in grado di influenzare governi, media e opinione pubblica, e non è a questi guru che dobbiamo guardare per capire la realtà in cui viviamo.

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    Davvero è colpa del caldo se non facciamo piu figli?

    VIDEO: L'anno più caldo di sempre ➜ https://www.youtube.com/watch?v=M-jF_SD8mU0TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8236DAVVERO E' COLPA DEL CALDO SE NON FACCIAMO PIU' FIGLI? di Raffaella Frullone Un tempo si diceva "Piove, Governo ladro". Come a dire, qualunque cosa accada, è questo esecutivo disonesto e cialtrone la causa di qualunque disgrazia si abbatta sulle nostre povere vite. Ora invece se piove, è colpa del caldo. Le cosiddette "bombe d'acqua" che ogni estate fanno danni e qualche volta vittime sono figlie del caldo estremo, l'aria trattiene più umidità e quando la temperatura cala rilasciano tutto in violenti nubifragi, prima li chiamavamo semplici temporali, ora la loro azione è come un attacco militare e la colpa è del clima impazzito a causa del caldo estremo.Ma il caldo fa questo e molto altro. A fine giugno a Milano è finito sul banco degli imputati come principale imputato per il crollo dell'insegna sulla torre Hadid dell'iconica City Life avvenuta all'alba di una settimana caldissima. «L'estate che scioglie le insegne» titolava sobriamente Il Domani. Ma ad evocare i 37 gradi che in quei giorni soffocavano il capoluogo lombardo sono state molte testate, dal Corriere a Repubblica, da Fanpage al Sole 24 ore, passando per Open. Sul crollo la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta. L'obiettivo è chiarire quali siano state le imprese coinvolte nell'installazione dell'insegna posta sulla sommità del grattacielo e chi sia il responsabile della manutenzione, essenziale è essenziale capire se vi siano eventuali responsabili penali, chissà se alla sbarra finirà anche il caldo. Che nel caso dovrebbe spiegare perché ha risparmiato le torri della finanza e del commercio di Abu Dhabi, o gli hotel di Las Vegas a pochi chilometri dalla Death Valley. Ma con questo caldo è meglio non impiegare energie a farci troppe domande.Ma il caldo, udite udite, sarebbe anche responsabile della denatalità che non fa che crescere nel nostro Paese. A scriverlo è il quotidiano torinese La Stampa, che citando un rapporto della Società europea di Embriologia e Medicina della Riproduzione, spiega che «i cambiamenti climatici incidono anche sulla fertilità umana, in termini complessivi, di nascite pretermine, di aborti e di basso peso alla nascita. E questo perché l'innalzamento delle temperature e l'aumento dell'inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al DNA. Anche la riserva ovarica nelle donne può essere ridotta». Insomma se non nascono bambini il problema non è culturale, economico o sociale ma la colpa è sempre sua, del gran caldo. Non si spiega però come in Sudan la media di figli per donna si aggiri attorno ai 4,6, mentre arriva addirittura a sei in Niger dove la temperatura media è di quaranta gradi. Ma come abbiamo detto è meglio non farsi troppe domande.Più comodo accodarsi e seguire la moda, del momento si intende. Perché il capro espiatorio è fluido e quindi cambia, e se sul podio dei mali del mondo al momento campeggiano Trump e Putin, se nella top ten troviamo la plastica, l'olio di palma e il fumo, insieme alla carne rossa e i parabeni, un posto d'onore lo ricopre anche il senso di realtà, un tempo così ampiamente diffuso e condiviso, oggi quasi del tutto scomparso dai radar, rimosso dal dibattito pubblico ed espunto dai tantissimi cervelli, perché è quello in fondo, la causa di ogni male, da estirpare a qualunque costo. E a qualunque temperatura.

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    Leone XIV: tra Agostino e Greta, a chi vogliamo dar retta?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8238LEONE XIV: TRA AGOSTINO E GRETA, A CHI VOGLIAMO DAR RETTA? di Roberto de Mattei C'è un luogo comune diffuso, secondo cui il surriscaldamento globale minaccia l'umanità e l'uomo sarebbe il principale fattore di questa situazione. Il cambiamento climatico causato dalle attività umane (in particolare l'uso di combustibili fossili, la deforestazione e l'agricoltura intensiva) avrebbe raggiunto un punto critico tale da costituire una minaccia urgente per l'ambiente, la salute, la stabilità economica e la pace nel mondo. Per far fronte a questa emergenza, sarebbero necessarie una serie di misure in diversi settori, come l'energia, i trasporti, l'industria e l'agricoltura, che l'Unione Europea ha riassunto nella formula della "transizione green" o "Green Deal". Cominciamo col dire che la tesi del surriscaldamento climatico è abbondantemente sovrastimata. In un articolo su "Libero" del 6 luglio, Antonio Socci ha portato una serie di dati scientifici i quali dimostrano che, ai nostri giorni, si muore più per il freddo che per il caldo.Secondo le statistiche, infatti, i decessi per il freddo superano di 9 a 1 quelli per il caldo, e le temperature più elevate stanno attualmente riducendo il numero totale di decessi. Luigi Mariani docente di agrometereologia, sulla base di una serie di studi scientifici recenti, sostiene che a livello globale, dal 2000 al 2019, il 91% dei decessi prodotti da temperature estreme è stato provocato dal freddo e solo il 9% dal caldo. La conclusione alla quale sono giunti gli scienziati non rappresenta una novità.Già dieci anni fa una ricerca internazionale pubblicata sulla prestigiosa rivista The Lancet, esprimeva le stesse convinzioni, sulla base dell'esame di 74 milioni di decessi in 12 diversi Paesi. Quando i media ci presentano solo, con grande enfasi, le morti dovute al caldo distorcono la realtà.CAMBIAMENTI CLIMATICIMa ammessa l'esistenza di cambiamenti climatici, ciò è dovuto alla natura o all'uomo e, in questo caso, in che senso?Non è la prima volta infatti che si verificano cambiamenti climatici. Il clima del Medioevo, ad esempio, era stato mite, come i suoi costumi. Il secolo XIV, che segnò il passaggio all'era moderna, conobbe invece un brusco irrigidimento della temperatura. In questo periodo vi fu un'avanzata dei ghiacciai alpini e polari che ebbe, tra le altre conseguenze, la scomparsa della vite, che si coltivava in Inghilterra. L'abbassamento del limite meridionale dei ghiacciai e l'aumento della piovosità ebbero come conseguenza frane, inondazioni ed alluvioni, che causarono la diminuzione della terra coltivata, e quindi una serie di successive carestie. Il denutrimento indebolì la popolazione europea, rendendola più facile vittima di malattie, come la peste nera, che a metà del XIV secolo ne portò via almeno un terzo. Gli storici Ruggero Romano ed Alberto Tenenti hanno documentato il ciclo ricorrente tra carestie ed epidemie che caratterizzò il Trecento (Alle origini del mondo moderno 1350-1550, Feltrinelli, Milano 1967).Queste calamità non erano dovute all'uomo, ma alla natura. Però, il fatto che Dio, padrone della natura le avesse permesse, fu interpretato come un castigo per i peccati degli uomini che, in questo senso, vennero considerati responsabili delle catastrofi naturali. Non si trattava della fine del mondo, ma della fine di un'epoca; e sempre, nella storia le sciagure naturali hanno accompagnato le infedeltà e l'apostasia delle nazioni. Accadde alla fine del Medioevo cristiano, sembra ripetersi oggi.L'uomo moderno, nel suo prometeismo, ha cercato di cambiare le leggi della natura, ma nella sua sfida all'ordine divino e naturale dell'universo non può che essere sconfitto. La modernità aveva voluto sostituire l'adorazione di Dio con l'adorazione dell'uomo. Di fronte al fallimento di questo progetto, l'ideologia post-moderna sostituisce l'adorazione dell'uomo con l'adorazione della natura. È questa l'ideologia green, nella sua versione più radicale. Il "pianeta Terra" è qualcosa di più di una patria, è una religione terrestre.LA PACHAMAMAQuesta ideologia è penetrata all'interno della Chiesa sotto il pontificato di papa Francesco e si è materializzata nell'immagine di Pachamama, la Madre Terra delle popolazioni amerindi, che è stata intronizzata nei Giardini Vaticani, il 4 ottobre 2019, alla vigilia dell'apertura del Sinodo post-amazzonico.Il nuovo Papa Leone XIV è un fautore di questa ideologia? Non vogliamo credere che sia così. Il 9 luglio 2025 è stata celebrata la Messa per la Custodia della creazione nel Giardino della Madonnina del "Borgo Laudato si'" di Castel Gandolfo. Il Papa ha concluso la sua omelia con le parole con cui sant'Agostino nelle sue Confessioni, associa le cose create e l'uomo in una lode cosmica: o Signore, «le tue opere ti lodano affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere» (Confessioni, XIII, 33,48). "Sia questa - ha detto Leone XIV - l'armonia che diffondiamo nel mondo".L'armonia a cui si riferiscono il Papa e sant'Agostino è antitetica a quella dell'ideologia verde. La retta ragione e la divina Rivelazione ci insegnano che l'uomo, creato ad immagine di Dio, è posto al vertice della scala gerarchica della creazione. La natura è un mezzo donato da Dio all'uomo per raggiungere il suo fine soprannaturale. Un acuto teologo del Novecento, mons. Pier Carlo Landucci ricorda: "Il mondo è la casa dell'uomo, donata dal Creatore dell'uomo. Non dunque l'uomo per la casa, ma la casa per l'uomo, il quale però è tenuto, per rispetto al divino Donatore e per il suo proprio interesse, a difendere e conservarne i valori: ecco l''ecologia' nel suo razionale e morale fondamento" (Istinto e intelligenza negli animali? in "Palestra del Clero", n.14, 15. 7. 1985, p.14.).L'uomo deve rispettare la natura e le sue leggi, che non sono solo quelle fisico-chimiche, ma anche le leggi religiose e morali. Non solo gli individui, ma anche i popoli sono tenuti al rispetto di queste leggi. Se l'uomo si ribella a Dio o si allontana da lui, anche la natura si allontana o si ribella all'uomo. Così è accaduto in tutte le epoche di crisi spirituale e morale e così sembra accadere oggi con il caos climatico che ci aggredisce e che potrebbe manifestarsi in improvvisi castighi naturali. "Però - ha affermato il Papa a Castelgandolfo - nel cuore dell'anno del Giubileo noi confessiamo - e possiamo dirlo più volte: c'è speranza! L'abbiamo incontrata in Gesù. Egli ancora calma la tempesta. Il suo potere non sconvolge, ma crea; non distrugge, ma fa essere, dando nuova vita. E anche noi ci chiediamo: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?"(Mt 8,27).

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    La Germania contro chi non professa la fede ecologista

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8209LA GERMANIA CONTRO CHI NON PROFESSA LA FEDE ECOLOGISTA di Manuela Antonacci A Berlino, chi non rispetta l'agenda green rischia di perdere la propria azienda. Questo è ciò che prevede la nuova legge promossa dall'Unione Cristiana Democratica (CDU) e dal Partito Socialdemocratico (SPD) al Senato. Sotto il nome di Vergesellschaftungsrahmengesetz (legge quadro sulla collettivizzazione), la coalizione ha creato uno strumento che consentirebbe allo Stato di espropriare le aziende private se, secondo le autorità politiche, non riescono a raggiungere gli obiettivi climatici o investono "troppo poco" nell'interesse pubblico.L'iniziativa, annunciata dai Dirk Stettner, portavoce del CDU e Raed Saleh, capogruppo dell'SPD, prevede che questo criterio possa essere applicato alle aziende, non solo per questioni di trasparenza, come dovrebbe normalmente essere, ma anche appunto per questioni "green", ovvero nel caso in cui le imprese non si adoperino abbastanza per rispettare gli impegni ambientali dell'UE e del governo federale. Una misura incredibilmente severa, considerato che forse, a passare al setaccio dello stato dovrebbero essere questioni ben diverse e, forse, più gravi, legate alle aziende, in primis l'uso non trasparente del denaro e comunque questioni in cui l'elemento green non venga certo considerato uno dei criteri più importanti.Anche se la CDU ha sminuito specificando che «non stiamo parlando di espropri», tuttavia il testo della legge parla da solo, ovvero la politica può intervenire quando rileva «fallimenti evidenti e manipolativi» nel mercato, che a ben vedere vuol dire tutto e non vuol dire niente, considerato che è un'espressione con un margine di interpretazione molto largo. L'SPD, infatti, ammette candidamente che questa legge crea una «cassetta degli attrezzi» per intervenire nei processi economici che sono ritenuti devianti da una prospettiva politica. Tra questi, il controllo dei prezzi, i limiti legali ai profitti delle imprese, la trasformazione forzata dei modelli di proprietà in forme di economia comune e, infine, la proprietà statale diretta.Interessante poi, notare gli indicatori, secondo il testo di legge, per l'applicazione di questi interventi: alloggi, energia e acqua, praticamente i servizi essenziali. In base a questo, lo Stato può valutare quando un'azienda non serve più il "bene comune" e agire di conseguenza. Emerge dunque, chiaramente, come questo tipo di legislazione riveda il concetto stesso di proprietà privata in Germania, perché il problema va ben oltre le frodi economiche, in quanto le sanzioni colpiscono chi non agisce secondo gli standard ideologici prevalenti, soprattutto in materia climatica. Un quadro giuridico incerto, dunque confuso e rischioso per qualunque azienda, che rischia di allontanare gli investimenti e di creare un pericoloso precedente: se il clima giustifica tutto, cosa resta fuori dalla portata dello Stato?Un esempio, inoltre, che potrebbe influenzare altri stati europei, portando ad un scenario economico inquietante, in cui il merito aziendale è sostituito dal conformismo politico. A peggiorare il quadro della situazione c'è il fatto che, nel 2021, il 58% dei berlinesi ha votato per nazionalizzare le grandi società immobiliari e, purtroppo, ci si è serviti di quel referendum per farne il punto di riferimento per estendere il concetto a tutti i settori. Insomma, pare che ormai a grandi passi, in Europa, ci si stia dirigendo di fatto verso un modello di vita basato sul pauperismo e sul collettivismo presentati, considerato il graduale evolversi della situazione, non come una scelta forzata, bensì come una scelta di grande libertà.

  6. 52

    Trump: la controrivoluzione parte dalle cannucce di plastica

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8093TRUMP: LA CONTRORIVOLUZIONE PARTE DALLE CANNUCCE DI PLASTICA di Stefano Magni Con tutti i problemi che ci sono nel mondo, Donald Trump deve proprio sprecare il suo tempo per firmare un ordine esecutivo in cui ripristina l'uso delle cannucce di plastica? È soprattutto questo il tenore delle critiche al presidente, oltre a una minoranza di eco-attivista anti-plastica che si sta stracciando le vesti. E c'è da scommettere che, per reazione, l'Ue imporrà una politica comunitaria ancora più stretta sull'imposizione dell'uso delle cannucce. Sembra una battaglia bagatellare, ma è un segnale importante per l'inversione di rotta in corso.Negli Usa non c'è un obbligo nazionale per le cannucce di carta, né un divieto dell'uso di quelle di plastica. Però sempre più città e Stati interi, nell'ultimo decennio, hanno vietato le cannucce di plastica, sostituendole con materiali alternativi e biodegradabili, o almeno eco-friendly. La cannuccia di carta, che si appiccica alle labbra e a volte si scioglie nella tazza, è diventata di uso comune, al di qua e al di là dell'Atlantico.Nell'ordine esecutivo, l'amministrazione Trump stabilisce che non vengano più comprate e distribuite cannucce di carta all'interno degli uffici federali. E al tempo stesso dispone la stesura di un piano nazionale per porre fine agli obblighi di uso delle cannucce di carta (da presentare entro 45 giorni) per «alleviare l'uso obbligatorio di cannucce di carta a livello nazionale». Trump ha dichiarato che le cannucce di carta, semplicemente "fanno schifo", sono disfunzionali e rovinano il piacere della bevuta. Nell'ordine esecutivo che ha firmato martedì 11 febbraio, specifica anche che siano anti-economiche (costano di più e spesso il consumatore ne deve prendere più di una per arrivare alla fine della bevuta), non sono così eco-friendly (non solo la produzione è inquinante, ma anche le sostanze di cui sono composte sono dannose per l'ambiente e potenzialmente anche per l'uomo) e a questo si aggiunge, molto spesso e volentieri, l'ipocrisia delle cannucce di carta avvolte nell'involucro di plastica.RIMEDIARE ALL'ASSURDA BATTAGLIA ECOLOGISTANon chiediamoci perché Trump arrivi a firmare un ordine esecutivo in cui deve porre fine agli obblighi sull'uso delle cannucce di carta. Chiediamoci, semmai, come si sia arrivati ad avere questi obblighi su un oggetto di uso quotidiano. La causa è la battaglia ecologista contro le "isole di plastica" che si sono formate nell'Oceano Pacifico. La loro dimensione e la loro stessa esistenza è tuttora oggetto di dibattito. Secondo i report più pessimistici, l'isola di rifiuti plastici che galleggiano nel Pacifico sarebbe grande quanto il doppio dell'Italia.Ma secondo tutti gli studi più recenti sulla questione, gli Usa non appaiono mai fra i maggiori contributori di rifiuti plastici (men che meno i paesi europei). È infatti quantomeno arbitrario stabilire che i maggiori produttori di plastica siano anche i maggiori inquinatori dell'oceano. Gli Usa, così come l'Europa, hanno sistemi di trattamento dei rifiuti molto più efficienti rispetto ai paesi in via di sviluppo che si affacciano sul Pacifico. Secondo uno studio pubblicato su Science nel 2015, i maggiori contributori dei rifiuti plastici sono la Cina, l'Indonesia, le Filippine, il Vietnam e lo Sri Lanka. In questa classifica gli Usa compaiono solo al 20mo posto. Al contrario, la Cina produce rifiuti quanto Indonesia, Filippine, Vietnam e Sri Lanka messi assieme.L'ESALTAZIONE DELLA DECRESCITASecondo uno studio di Lourens Meijer (e altri) del 2019, fra i primi 10 paesi inquinatori dell'Oceano Pacifico figurano: Filippine, Cina, India, Malesia, Indonesia, Myanmar, Vietnam, Bangladesh e Tailandia. Unico paese atlantico che entra nella classifica dei primi dieci è il Brasile.Uno studio ancor più recente condotto dall'associazione Ocean Cleanup, pubblicato nel 2022, rileva che la maggior fonte di inquinamento non sarebbero oggetti di plastica di uso quotidiano, ma grandi rifiuti prodotti dall'attività dei pescatori. E le responsabili sono soprattutto le industrie ittiche della Cina e del Giappone.Le cannucce di carta sono state dunque introdotte negli Usa, come in Europa, per "dare l'esempio" (virtue signaling, come si direbbe negli Usa), anche se né gli Usa né l'Europa possono ridurre le dimensioni dell'isola di plastica nel Pacifico. Perché non vi contribuiscono. Ma la cannuccia di carta, come ha ricordato brutalmente Trump, "fa schifo". È peggio, sotto tutti i punti di vista, delle cannucce di plastica che si propone di sostituire. Come in altri casi, si sceglie un materiale più inefficiente, costoso e meno amato dai consumatori, per obbedire a una logica che soddisfa solo l'ideologia verde. Siamo anche l'unica parte di mondo che è riuscita a produrre anche una teoria economica che mira alla "decrescita". Ben venga dunque un ordine che riparta dalle cannucce per una controrivoluzione del buon senso.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Stefano Magni, nell'articolo seguente dal titolo "Due nemici dell'Fbi ai vertici dell'Fbi. Anche in difesa dei cattolici" parla delle nomine di Trump ai vertici della polizia federale degli Usa.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 27 febbraio 2025:Ai vertici della polizia federale degli Stati Uniti, la mitica Fbi, chi scegliere di meglio se non i due maggiori contestatori dell'Fbi degli ultimi anni? Trump ha scelto Kash Patel come direttore e poi Dan Bongino come vicedirettore. Il primo, avvocato di origine indiana, fedelissimo di Trump anche negli anni dell'opposizione, ha un curriculum di tutto rispetto, non di agente della polizia (che non è), ma di critico della polizia federale e della sua politicizzazione, con toni ai limiti dell'eversione. Il secondo, che i media italiani definiscono frettolosamente come "podcaster", è un ex agente della polizia di New York, poi entrato nel Servizio Segreto di scorta ai presidenti Bush e Obama e infine creatore di un vero impero mediatico di informazione alternativa. Ancor più di Kash Patel, è convinto che dell'Fbi debba essere "fatta piazza pulita".Kashyap Pramod Vinod "Kash" Patel è stato confermato per il rotto della cuffia con un voto di 51 a favore e 49 contrari al Senato. Anche le senatrici repubblicane Susan Collins e Lisa Murokowski hanno disertato (come in molte altre occasioni in passato, per altro). Di Kash Patel gli oppositori dicono: non ha esperienza nell'Fbi, ha clienti stranieri che possono costituire un conflitto di interessi, è un cospirazionista e che la nomina è dovuta solo a una preferenza personale di Trump, oltre alla sua voglia di vendicarsi di tutte le inchieste che ha subito dal 2016 al 2024 ad opera degli agenti federali. Che Patel non abbia esperienza nelle forze di sicurezza non è vero: dopo la sua attività di assistenza parlamentare nella Commissione antiterrorismo, nel 2017 è stato nominato nella prima amministrazione Trump come funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale, consigliere senior per l'antiterrorismo per la Commissione Intelligence della Camera. Poi promosso direttore senior della Direzione antiterrorismo presso il Consiglio di sicurezza nazionale nel 2019.Se i Democratici lo odiano, è soprattutto per il suo attivismo in difesa di Trump, smontando la tesi del Russiagate (l'indagine, poi finita in un nulla di fatto, su presunte interferenze russe nella campagna elettorale del 2016), poi contestando l'indagine dell'Fbi sui documenti conservati da Trump nella sua residenza di Mar a Lago, infine difendendo anche i condannati del 6 gennaio, dunque gli estremisti arrestati a seguito dell'assalto del Campidoglio.Il suo proposito è quello di de-politicizzare l'Fbi, che ultimamente dava la caccia a "terroristi interni", fra cui associazioni di conservatori e di tradizionalisti cattolici, visti come potenziali minacce. Nella sua audizione in Congresso, Patel ha promesso di indagare sull'origine del documento anti-cattolico prodotto all'interno dell'agenzia in cui si chiedeva di tracciare le attività delle associazioni tradizionaliste. La sua nomina coincide con l'ordine esecutivo di Trump per porre fine ad ogni pregiudizio ideologico anti-cristiano nell'Fbi, in generale per riportare la polizia al suo compito originario: non più uno strumento politico, ma solo un mezzo per combattere il crimine su scala nazionale.Il suo braccio destro sarà Dan Bongino, un poliziotto di New York e scorta presidenziale, che è diventato celebre prima per i suoi libri di memorie, "dentro la bolla" di Washington e poi come podcaster. Nell'era di Internet ha sollevato fra i repubblicani lo stesso entusiasmo che Rush Limbaugh, commentatore repubblicano morto nel 2021, suscitava ai tempi della radio. Il Renegade Republican, poi diventato Dan Bongino Show, è diventato un vero e proprio impero mediatico. E almeno dal 2017, Dan Bongino ha colpito soprattutto un nemico: la polizia federale. Dal Russiagate a al Campidoglio, fino alle investigazioni nella residenza di Trump, l'Fbi è stata accusata da Bongino di essere un'entità interamente corrotta, governata dalle logiche oscure dello Stato Profondo. Per aver "diffuso disinformazione" sulle misure anti-pandemiche, Bongino era stato bannato permanentemente da YouTube e si era trasferito su Rumble, mantenendo intatto il suo audience. La vendetta è un piatto che si consuma freddo: ora sarà lui alla testa dell'Fbi, secondo solo a Patel. Con gran gioia di tutti gli agenti federali che ora si vedono comandare da questo detestato poliziotto di New York che per otto anni ha sparato contro di loro sul Web.Saranno nomine molto utili a tutti, se veramente mantenessero la promessa di spazz

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    Fesserie ecologiste: no all'abete in Vaticano

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8005FESSERIE ECOLOGISTE: NO ALL'ABETE IN VATICANO di Stefano Chiappalone Due volte l'anno gli ecologisti scendono in campo contro le usanze legate all'anno liturgico: se a Pasqua la parola d'ordine è "salviamo gli agnelli", a Natale è "salviamo gli alberi". Rigorosamente in corrispondenza del calendario cristiano, perché è ben più difficile sentirli alzare la voce per salvare oves et boves dalla festa islamica del sacrificio (o dello sgozzamento).Questa volta la petizione è lanciata dal gruppo Bearsandothers, ed è rivolta al Santo Padre, al Governatorato vaticano, all'Apt Garda Dolomiti e al Comune di Ledro (TN) che si appresta a donare 40 abeti al Vaticano: uno per il tradizionale addobbo di Piazza San Pietro e altri 39 destinati ad altri ornamenti natalizi nei vari edifici della Santa Sede. «No al taglio di un albero ultracentenario, estirpato dal bosco per farlo morire dopo qualche settimana di esposizione in piazza S. Pietro», grida la petizione, tanto più «in un momento storico, dove i cambiamenti climatici sono in elevata evoluzione, è necessario dare dei segnali chiari e limpidi per poter cambiare approccio verso il rispetto della Natura, come richiamato anche dal Santo Padre in molti interventi».Donazione che invece non implica alcun danno ambientale, come precisa il Comune: «l'abete che verrà prelevato fa parte di uno dei lotti che devono essere comunque tagliati per la corretta coltivazione del bosco», mentre le altre «39 piante non sono né ledrensi, né secolari, né alte 30 metri: si tratta di abeti normanni che saranno comprati da vivai specializzati, in quanto la richiesta espressa dal Vaticano, fin dai primi contatti di questa estate, è stata di preferire questi alberi perché non perdono gli aghi. Si tratta di piante che non crescono in Val di Ledro» (Gazzetta delle Valli).Oltre all'allarme infondato, quindi, nella protesta colpisce – ma non stupisce – il richiamo ai «molti interventi del Santo Padre», il quale «ha posto in rilievo che l'attività dell'uomo deve essere rispettosa della tutela del Creato, della Natura». E dove? «nelle sue encicliche "Laudato sii" (2015), Laudate Deum ( 2023) e Terra madre (2024)». La prima è giusta (ma con una "i" sola e l'apostrofo), la seconda pure benché tecnicamente non sia un'enciclica ma un'esortazione apostolica. Terra Madre invece non l'ha mai scritta (semmai è l'evento cui Francesco ha inviato un messaggio), ma scommettiamo che se ne accorgeranno in pochi: ormai basta dire che il Papa è green e sono tutti contenti. Compreso lui.Nota di BastaBugie: Anna Bono nell'articolo seguente dal titolo "Il panettone solidale salverà il mondo? Di sicuro lo inquina" parla degli acquisti natalizi per sostenere diritti umani e ambiente con prodotti provenienti dalle zone più disagiate del pianeta. Che però dovranno percorrere enormi distanze. La promessa dell'umanitarismo dolciario è difficile da mantenere, ma l'impatto ambientale è assicurato.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 novembre 2024:Si avvicinano le feste e le organizzazioni non governative con fini umanitari propongono acquisti solidali: regali, biglietti di auguri, decorazioni natalizie i cui proventi serviranno ad alleviare le condizioni di vita dei poveri, soprattutto in Africa. Diverse associazioni propongono di comprare i loro panettoni.ActionAid mette in vendita per 20 euro il suo Panettone Rwanda Classico, «avvolto in una vibrante stoffa ruandese». Amref propone un panettone artigianale «dalla confezione bellissima e riutilizzabile»: un sacchetto di stoffa africana, realizzato a mano da una cooperativa che accoglie ragazze di strada in Rwanda. Classici, uvetta e canditi, sono anche i panettoni di Medici con l'Africa Cuamm e di COOPI, sempre al costo di 20 euro. Ma COOPI assicura che il suo è speciale ed è venduto «in una confezione ancora più speciale». Infatti «il panettone canditone arriva avvolto in una shopper colorata e unica, realizzata a mano in tessuto wax dalle abili artigiane della sartoria sociale Mafric».Ultima, ma ancora altre se ne potrebbero elencare, è Mani Tese che si distingue perché offre un Pandoro Solidale oltre che un Panettone Solidale, entrambi al prezzo competitivo di 18 euro. Tutte queste associazioni hanno un elemento in comune, oltre ovviamente all'intenzione lodevolissima di raccogliere fondi da utilizzare per aiutare il prossimo. Acquistano i loro prodotti al commercio equo e solidale. In particolare il Cuamm si affida a Liberomondo, una cooperativa sociale italiana che lavora con decine di produttori di artigianato e alimentari in America Latina, Africa e Asia, con una attenzione particolare, spiega, a cooperative, organizzazioni di base e associazioni di produttori. I generi alimentari, precisa, sono per la maggior parte trasformati successivamente in Italia. Mani Tese invece opera in collaborazione con Chico Mendes, un'altra cooperativa sociale che prende il nome dal sindacalista e ambientalista brasiliano ucciso nel 1988 da due proprietari terrieri, noto per le sue battaglie in difesa della foresta amazzonica. Missione della Chico Mendes è promuovere un modello di economia più giusta, etica e responsabile, che rispetti le persone e tuteli l'ambiente.Del suo Panettone Solidale, proposto in due varianti, Classico e al Cioccolato, Mani Tese dice che «ogni fetta rappresenta valori di sostenibilità, equità e solidarietà. Prodotto con ingredienti del commercio equo e solidale provenienti da Mauritius, Costa D'Avorio e Repubblica Dominicana, garantisce il rispetto per l'ambiente e per i diritti dei lavoratori e delle comunità locali. Ma c'è di più! Ogni panettone è confezionato con cura in un coloratissimo sacchetto realizzato da giovani sarte in Rwanda. Scegliendo questo panettone, supporti le attività di Mani Tese e di Chico Mendes per la difesa dell'ambiente e dei diritti umani».Difesa dell'ambiente e dei diritti umani, sostenibilità e solidarietà, un mondo più giusto. Questo assicurano convintamente tutte le associazioni che ci chiedono di sostenerle. Compra un panettone e salvi il mondo. Ma la promessa non viene mantenuta, non può farlo. Mauritius, Costa d'Avorio, Repubblica Dominicana, Rwanda. Quante migliaia di chilometri percorrono tutti quei prodotti che dai quattro angoli del pianeta raggiungono l'Italia perché sia possibile cucinare, confezionare e commercializzare panettoni e pandoro? E gli altri doni? Il foulard Niger Kanuri venduto da COOPI per sostenere l'artigianato locale e promuovere l'indipendenza economica delle donne di etnia Kanuri però è realizzato sulle rive del lago Chad. Per arrivare in Italia percorre più di 3mila chilometri se trasportato in aereo, molti di più se via nave e mezzi di terra.Panettoni e regali aiuteranno a migliorare la vita delle donne vittime di violenza in Guinea Bissau, ad assicurare cibo alle famiglie in Benin, acqua potabile a interi villaggi e persino a piantumare mangrovie in Mozambico, come spiega Mani Tese, e molto altro ancora, ma il costo per l'ambiente è proibitivo, insostenibile se si dà credito alle associazioni ambientaliste che, tra le loro battaglie, hanno quella di convincerci ad acquistare prodotti a chilometro zero o almeno a preferire le filiere corte, con pochi passaggi essenziali tra produzione, confezionamento e vendita.Qualcuno ricorderà che, fin dalle origini, il commercio equo e solidale è stato criticato prima di tutto per il pregiudizio che lo ispira, ovvero che il resto del commercio sia invece iniquo ed egoista. Quasi subito gli è stato poi obiettato di non raggiungere gli obiettivi fondamentali dichiarati, come quello di rendere i piccoli produttori dei paesi poveri indipendenti da intermediari e di metterli in condizione di lavorare le materie prime per vendere prodotti finiti dalla resa maggiore. In cambio, si è giustamente detto, li fa dipendere dalle Ong e dalle cooperative che gestiscono le attività equosolidali e scelgono chi aiutare, decidono il prezzo, il tipo di produzione, qualità e caratteristiche. Inoltre, nonostante le assicurazioni, diverse materie prime, come riconosce anche Liberomondo, hanno continuato a essere lavorate altrove, ad esempio in Italia.Poi l'ideologia ambientalista ha preso il sopravvento e, con essa, la teoria del global warming, la misurazione dell'impronta ecologica, l'Earth overshoot day, cioè il calcolo del giorno esatto in cui le totali risorse disponibili in un anno si sono esaurite (per il 2024 sarebbe successo il 1° agosto) e l'umanità incomincia a consumare più risorse di quante ne possa mettere a disposizione il pianeta. Prodotti come quelli equosolidali che, praticamente tutti, percorrono migliaia di chilometri per arrivare a destinazione adesso rappresentano una minaccia o così dovrebbero essere considerati. Secondo questo punto di vista una fetta di Panettone Solidale, in realtà ogni fetta di panettone che noi mangiamo, imprime sulla Terra una impronta ecologica chissà quanto grande e profonda, tanto più se, ingredienti a parte e come se non bastasse, arriva dal Rwanda il sacchetto in cui il panettone viene confezionato.

  8. 50

    La transizione verde non ci sarà mai

    VIDEO: La finta emergenza climatica ➜ https://www.youtube.com/watch?v=ICbcdKK_cIA&list=PLolpIV2TSebURQLIBppY4bAc0bO7DbkRTTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7840LA TRANSIZIONE VERDE NON CI SARA' MAI di Franco BattagliaNel 1981, 4mila delegati da 150 Paesi si riunirono per due settimane a Nairobi per una conferenza dell'Onu con lo scopo di promuovere la transizione energetica dal petrolio al solare. Allora, si temeva l'arrivo di un periodo glaciale, più o meno imminente. Quasi mezzo secolo dopo, siamo terrorizzati per il riscaldamento globale che ci verrà scongiurato solo dalla transizione energetica in corso e che eliminerà presto (entro il 2050) il nostro bisogno di combustibili fossili. Ci dicono di aver fede in essa. Ce lo dicono Papa Francesco, Joe Biden, Ursula von der Leyen e Sergio Mattarella. Ma noi abbiamo fede solo in Dio: tutti gli altri devono fornirci i dati. E siccome non ce li forniscono, ve li forniamo noi, uno per ogni dito della mano.1. UE E USA SONO SOLO UN OTTAVO DELLA POPOLAZIONE MONDIALEIntanto, quella di transizione energetica è essenzialmente un'idea solo della Ue e degli Usa, nel complesso, di chi governa meno di 1 miliardo di noi. L'India, la Cina e gli altri dei rimanenti 7 miliardi del pianeta da quest'idea non sono neanche sfiorati. Al contrario, i numeri mostrano che solo la Cina e l'India - dove hanno in costruzione 30 Gigawatt nucleari - stanno costruendo quantità impressionanti di nuovi impianti a carbone: nei due Paesi sono 170 Gigawatt, una potenza 5 volte superiore a quella nucleare in costruzione.2. L'USO DEI COMBUSTIBILI FOSSILI È AUMENTATO DEL 40% IN 20 ANNINegli ultimi vent'anni, lungi dal diminuire, l'uso dei combustibili fossili da parte delle più grandi economie del mondo (Cina, India, Usa, Germania, Regno Unito e Giappone) è aumentato del 40%.3. LA SOLA CINA VANIFICA TUTTE LE NOSTRE RIDUZIONII dati ci dicono che Usa, Germania, Regno Unito e Giappone hanno diminuito le proprie emissioni di meno di 2 Giga-tonnellate/anno. Peccato che nello stesso periodo quelle di India e Cina siano aumentate di 9 Giga-tonnellate/anno! La sola Cina produce dal carbone più elettricità di quella prodotta da tutto il resto del mondo.4. BUTTATI AL VENTO MILIARDI, OTTENUTO SOLO L'AUMENTO DEI COSTIA fronte dell'aumentata energia da eolico e fotovoltaico degli ultimi 20 anni nel mondo, ottenuta sottraendo ai contribuenti del mondo oltre 4 trilioni di dollari, nello stesso periodo si è avuto un aumento più che triplo di energia da combustibili fossili.5. IMPIANTI EOLICI INUTILINegli Usa nel 2023 hanno installato nuovi 6 Gigawatt di nuovi impianti eolici ottenendo una produzione elettrica del 2% in meno di quella dell'anno precedente: nel complesso, negli Usa, eolico e fotovoltaico ebbero dal 2022 al 2023 un incremento di 12 tera-wattora elettrici. Peccato che l'incremento di elettricità dal solo gas naturale fu di 115 tera-wattora.CONCLUSIONEA dispetto di tutto quanto sopra, che dimostra in modo inequivocabile che non stiamo vivendo alcuna transizione energetica, i cosiddetti - chiamiamoli così - responsabili politici del nostro mondo occidentale e i mezzi di - chiamiamola così - informazione continuano a raccontare il contrario. Evidentemente son convinti che una bugia detta infinite volte si trasformi in verità. La verità, invece, è che non è in corso alcuna transizione energetica, che non ce ne sarà alcuna nel prossimo secolo e oltre, che essa non è neanche desiderabile e, infine, ogni tentativo di perseguirla è solo dannoso.Quanto alla CO2 non dobbiamo temere di immetterne in atmosfera: essa non altera il clima - semplicemente non può alterare il clima - ma fa bene all'ambiente e alla vegetazione: la reazione della fotosintesi clorofilliana è CO2+H2O=tessuto vegetale. Chi vuol sottrarre CO2 all'atmosfera vuole il nostro male.

  9. 49

    Bermuda contro il clima: l'ultima idiozia di un'Europa fuori controllo

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7797BERMUDA CONTRO IL CLIMA: L'ULTIMA IDIOZIA DI UN'EUROPA FUORI CONTROLLO di Max Del PapaPuò suscitare reazioni contrastanti e magari mescolate, contraddittorie la decisione, stupida, insopportabile, di una scuola romana che autorizza - quindi impone - l'abbigliamento balneare in nome del riscaldamento globale. Può indurre a fastidio, insofferenza, "avete veramente rotto", così come a quel divertimento che sale dal compatimento: anche questa? Anche questa. Più la realtà sconfessa le trovate fanatiche, ideologiche, e più i fanatici, secondo ideologia, ci si aggrappano: "ce ne vuole di più".Sono trovate in definitiva per finire sui giornali o sui social, come quel disgraziato filmato da compagni mentecatti mentre, in nome del vittimismo transgender, si esprime come un personaggio di Abatantuono o quello dei fumetti Cattivik: "tutelar i bambin, esser sé stess, siam tutt e tutt" (commento di uno sotto: "avete veramente rotto"). Lo hanno rotto, ma anche se sconfortano i risultati, le prospettive, da incubo, di una società dissociata in mano a questi mostriciattoli, non è colpa loro. Tocca essere non indulgenti ma onesti nel tracciare le cause e gli effetti. E le cause, piaccia o meno, risalgono all'introduzione dell'Unione Europea: che se ne può dire che non risulti per difetto? Alzi la mano chi sa indicare un solo problema risolto dalla Ue, mentre di problemi ne ha originati, fomentati, endemizzati innumerevoli. La ricetta è sempre la stessa: siccome ha fallito, ce ne vuole di più. Purtroppo non si ricorda mai il presupposto: "Ma Ue vive di crisi", disse l'ex cancelliere tedesco Schmidt. Oggi la Baronessa ha inventato una parola, permacrisi, per dire lo stesso. Crisi dietro crisi, crisi perenne da risolvere endemizzandola, col ricorso a trovate autoritarie, impositive e catastrofiche. La svolta green è prevista al costo di 5 trilioni di euro all'anno fino al 2050. Con quali risultati? L'unica certezza è che andranno persi 180 milioni di posti di lavoro, cioè praticamente tutti. "Però speriamo prima o poi di recuperarli". Sperano? Cos'è, una gag di Raimondo Vianello?IL CONDIZIONAMENTO PSICOLOGICOMa non è questo il peggio, il peggio è il condizionamento psicologico, è la weltanschauung gender, il woke d'importazione americana, il tutt* e tutt*; è la mostra nelle istituzioni europee col Cristo che fa le orge crocifisso a dei neri (un imbecille in malafede mi diceva durante una trasmissione che era arte e l'arte è sacra: due minuti dopo voleva censurare l'universo mondo in nome del laicismo putiniano, che solo un fesso poteva assumere quale ossimoro propositivo). È l'abitudine a mentire e mentirsi. Ogni giorno di ogni mese di ogni anno è il più caldo e siccitoso di tutti i tempi, dalla scomparsa dei dinosauri, non è vero, ogni maggio sono inondazioni e nubifragi ma passa la bugia che il pianeta è un unico Sahara per colpa dell'uomo bianco. Quindi vanno mandati gli studenti in bermuda e costume da bagno, a mo' di gesto estetico-ideologico. Un po' come quegli altri alunni finiti per magia a cantare inni palestinesi pro Hamas, faccenda grottesca sulla quale nessuno sa niente, non gli insegnanti, non i dirigenti. Si son messi a salmodiare da soli. Di solito in questi casi i responsabili se la cavano con la formula "d'accordo con le famiglie", laddove le famiglie oscillano tra il culto dell'Islam "buono, inclusivo" e quello di Chiara Ferragni: gente di grande consapevolezza e lucidità estetica, a Pioltello, ricordate?, appena un mese fa, il Ramadan all inclusive, imposto e santificato da Mattarella, "adottato con tutte le famiglie". E di fianco alla scuola tengono una madrassa dove si predica la guerra santa, la cancellazione di chi tutto gli consente.La Ue è l'alluvione di disperati pronti a delinquere, le città a ferro e fuoco ma basta chiamarli nuova generazione e dare la colpa al bianco tossico vecchia generazione. "Colpa del governo" dice immancabilmente il sindaco vanitoso Sala ad ogni situazione malavitosa di Milano. Fino a due anni fa, col governo dei compari, non lo diceva, e anche questo processo di deresponsabilizzazione strategica è opera del conformismo indotto da Bruxelles.L'AUTO ELETTRICATra le bugie colossali, l'auto elettrica: la hanno imposta ma il mercato, cioè gli uomini, cioè i cittadini europei, non la regge, ci stanno rinunciando tutti ma chi li quantifica i costi di un abbaglio durato dieci, quindici anni? Ed è tutto così. Però ce ne vuole di più, siamo alla politica esoterica, fatale. La Ue è nata come camera di compensazione della finanza globale, della grande industria, come si è visto coi vaccini che solo adesso si ammettono pericolosi, dopo tre anni di pressioni autoritarie e fanatiche, ma prendiamo atto che più nessuno vuole uscirne: non si può, la Ue si lascia solo in una bara, come per il crimine organizzato. "Ah, la cambiamo dall'interno".Davvero? Non c'è uno di questi che predicano l'entrismo leninista che non lo faccia per un tornaconto personale. Il resto sono chiacchiere sovietiche, tutto tranne che innocue. A voler vedere il mondo non con gli occhi della realtà ma dei propagandisti si va incontro a esiti imprevedibili ma sicuramente dissipatori e catastrofici. Quando il divulgatore Tozzi si chiede, retoricamente, se valgano di più gli esseri umani o le api, non fa una sparata da social, una sparata elettorale ma ripete in modo preciso, pedissequo, lo stesso dei più pesanti Bill Gates, Klaus Schwab, Fran Timmermans, Ursula von der Leyen, dei programmi europei che impostano la disinfestazione umana ora coi vaccini, ora con la "transizione green", ora con la sterilità indotta da umanità demascolinizzata da "tutt* e tutt*": siamo troppi, siamo il doppio del consentito, va operata la selezione naturale. Il guaio è che le conseguenze le pagano sempre gli altri, le scontano gli inermi e gli innocenti, primi fra tutti i ragazzini, i bambini dei quali l'onorevole Zan dice che "va garantito il cambio di sesso".

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    Case Green? No, il problema saranno le case vuote

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7784CASE GREEN? NO, IL PROBLEMA SARANNO LE CASE VUOTE di Lorenzo BertocchiC'è una emergenza più forte delle altre e che avrà effetti su tutto, compreso il patrimonio immobiliare. Se l'Ue si preoccupa delle case «green», per cui entro il 2030 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero, e il resto del patrimonio edilizio avrà 20 anni di tempo per raggiungere le emissioni zero entro il 2050, l'inverno demografico risolverà il problema alla radice. Perché molte case saranno semplicemente vuote e abbandonate, ce lo insegna il Giappone.La demografia nipponica è in caduta libera da decenni e anche il 2023 ha fatto registrare l'ennesimo minimo storico, come peraltro ha registrato l'Istat per il nostro Paese con appena 379mila nati (il 2008 è l'ultimo anno in cui in Italia si registrava un incremento delle nascite). Calo dei salari, stagnazione economica, ma soprattutto secolarizzazione galoppante e trionfante che ha inciso in modo definitivo sulla propensione a generare prole. Il Giappone è vecchio come pochi e non basta nemmeno l'accelerata del premier Kishida a riattizzare i numeri demografici.Una delle conseguenze dirette di questa situazione demografica è appunto il fenomeno in costante crescita delle case abbandonate e sfitte. «Secondo un'indagine governativa pubblicata il 30 aprile», riporta Asianews, «le abitazioni non occupate sono in tutto 9 milioni, il 13,8% del totale nel Paese, ovvero 1 su 7. Circa la metà delle case sfitte (akiya in giapponese) 4,76 milioni, è in affitto o in vendita, secondo i dati rilasciati dal Ministero degli Interni, mentre altre 380mila sono destinate ad un uso stagionale o occasionale. Ma il dato più significativo è il numero delle case abbandonante e senza destinazione d'uso, aumentato di 370mila unità rispetto alla precedente indagine governativa: attualmente sono 3,85 milioni, numero più alto mai registrato». Sono gli anziani che vengono mandati in case di cura e che muoiono a spingere il fenomeno, e le case ereditate vengono spesso abbandonate a causa dei costi proibitivi di manutenzione e/o abbattimento. Per tacere di tutte le questioni legali spesso dovute a famiglie «nucleari» con figli o con separazioni alle spalle.Per l'Italia le previsioni demografiche sono inesorabili e le prospettive al 2050 parlano di 5 milioni di abitanti in meno, non è difficile pensare che anche per il patrimonio immobiliare la strada è quella indicata dal Giappone. Altroché case «green», il problema che abbiamo davanti sarà quello delle case vuote.Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "Irrealizzabile, inutile e iniqua. Arriva la direttiva sulle Case Green" spiega perché è passata con un voto a maggioranza (l'Italia ha votato contro) la direttiva europea sulle Case Green. Anche se il testo non è così massimalista come la bozza originale del 2021, comporta comunque un costo enorme per i proprietari di immobili. Intervista a Sandro Scoppa.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 13 aprile 2024:Dopo più di due anni di dibattito, la direttiva Ue sulle "case green", che impone norme per il risparmio energetico a tutti gli edifici, pubblici e privati, è stata approvata dall'Ecofin, il Consiglio Europeo dei ministri delle Finanze. La direttiva è stata votata da tutti i membri dell'Ue, tranne l'Italia e l'Ungheria (contrarie), Repubblica ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia (astenute).Si tratta di un testo più moderato rispetto al progetto del 2021, che divideva le case in classi energetiche e prevedeva sanzioni molto dure (incluso il divieto di affittare o vendere) per i proprietari i cui immobili non erano conformi alla classe prescritta. La nuova direttiva comunque impone degli obiettivi molto ambiziosi. E sempre a danno dei proprietari. "Il tema è chi paga", ha commentato a caldo il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, dopo il voto contrario italiano. Cosa ci aspetta? Lo abbiamo chiesto a Sandro Scoppa, avvocato, presidente di Confedilizia della Calabria e molto attivo nella difesa del diritto di proprietà sulla casa, autore di saggi quali: Controllare gli affitti, distruggere l'economia, La proprietà sfrattata, Il miraggio dell'equo canone nell'affitto delle case e In nome della proprietà.In che cosa consiste la nuova direttiva?Viene richiesto ai Paesi Ue di realizzare un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici che garantisca entro il 2050 la decarbonizzazione di tutti gli immobili, in linea con gli obiettivi di emissioni zero di tutta l'economia europea. Per arrivare a ciò le tappe intermedie sarebbero una riduzione di almeno il 16% dell'utilizzo di energia entro il 2030 da parte delle abitazioni e una del 20-22% entro il 2035. Le nuove costruzioni, invece, dovrebbero essere a emissioni zero già dal 2030. Scompaiono, quindi, i diktat inclusi nella proposta iniziale riguardanti il passaggio da una categoria energetica a un'altra. Nel 2040, poi, dovrebbero essere eliminate completamente le caldaie alimentate a combustibili fossili, che, comunque, non potrebbero essere più sovvenzionate già dall'anno prossimo, il 2025.Come giudica questa direttiva?Questa direttiva ha tre "i": è irrealizzabile, inutile, iniqua. Irrealizzabile, prima di tutto, per motivi di natura sia politica che pratica: prevede che sia recepito dagli Stati e interventi e costi enormi in un tempo troppo ristrettoPerché inutile?I dati dell'Unep (United Nations Environmement Programme) sono molto eloquenti: tra il 1850 e il 2021 i Paesi dell'attuale Ue hanno prodotto il 13% delle emissioni di anidride carbonica, senza contare quelle indirettamente causate attraverso la propria presenza economico-politica nel resto del globo, mentre nel 2021 la percentuale di gas serra responsabilità della Ue era solo del 7%. Un 7% che, ricordiamolo, va confrontato con la quota dell'economia mondiale rappresentata proprio dall'Unione Europea, il 18,5%. Significa che inquiniamo molto meno della metà della media in proporzione a quanto produciamo economicamenteEd è anche iniqua?Sì, perché costringe le famiglie ad attingere a risparmi sempre più esigui o i governi, a sostituirsi ad esse, aumentando i debiti e distogliendo risorse da altre finalità più utili per raggiungere obiettivi che, anche nella remota ipotesi fossero realizzabili, non sarebbero di alcun reale beneficio per i cittadini.Però dovrebbe essere rispettosa dei diritti di proprietà, o no?La direttiva dovrebbe essere ancora più invasiva di quel che sembri, perché deve essere realizzata attraverso un reticolato di interventi, di tipo fiscale e normativo, che incidono sia nelle dinamiche del mercato, sia extra-mercato (tasse ambientali, ad esempio). I cui esiti sono fallimentari, producendo, come ha sempre sostenuto la Scuola Austriaca di economia, effetti non intenzionali di azioni intenzionali. E a pagare saremo tutti noi.È una direttiva molto più leggera rispetto al testo originale?Sì, ma quel che conta è che si è aperta una breccia, inserendo un principio. Anche se si è attenuata rispetto alle previsioni, comunque una breccia è aperta. E dipende, poi, da chi la potrà sfruttare. Se questa direttiva finisce nelle mani di un esecutivo giallo-rosso, come quello che abbiamo avuto in Italia nel 2019-21, allora sarà tradotta in super-bonus o reddito di cittadinanza, con danni al bilancio dello Stato incommensurabili. Ma esiste un animo interventista statale anche nel centro-destra, ad esempio la lotta contro gli affitti brevi, sempre contro il diritto di proprietà della casa. Gli effetti sul mercato ci sono già.Quanto ci costerà?Secondo le stime Ance: su 12 milioni di edifici residenziali, oltre 9 milioni non risulterebbero idonei a rispettare le performance energetiche richieste. Secondo l'ultimo rapporto Enea: circa il 75% degli immobili presenti nei comuni italiani sarebbe stato realizzato prima della Legge 10/1991, la norma che regola i consumi dell'energia negli edifici pubblici e privati. Sempre stime Enea, il 74% delle abitazioni italiane, cioè 11 milioni, apparterrebbero a classi energetiche inferiori alla D, nello specifico il 34% in G, 23,8% in F e 15,9% E. La previsione peggiore è quella di Federcepicostruzioni: 9,7 milioni di edifici da ristrutturare, per cui sarebbe necessario investire mille miliardi di euro. Un po' meglio il Rapporto Cresme-Symbola: 3,2 milioni di immobili per l'adeguamento del 16% dei consumi entro il 2020, comportano un costo di 320 miliardi di euro, circa. Ma giusto per renderci conto delle dimensioni: il superbonus è costato quasi 129 miliardi e ha già creato problemi gravi alla tenuta dei conti pubblici."Chi paga?" se lo è chiesto anche il ministro Giorgetti.La direttiva Ue non prevede alcun incentivo. Tutto il costo ricadrà sulle spalle dei proprietari di immobili e dopo il fallimento del super-bonus, interventi statali per alleviare i costi sono sempre più indigesti.Ma allora perché la maggioranza dei governi europei l'ha approvata con entusiasmo?I promotori di questa direttiva sono convinti che il capitalismo sia incompatibile con la preservazione dell'ambiente. Sono mossi da quel che viene ormai chiamato: socialismo ambientale. Accanto al socialismo abitativo, che mira a regolamentare gli affitti, abbiamo ora quello ambientale, che limita il diritto di proprietà sull'immobile per scopi ecologisti.

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    La bottiglia eco-friendly per bere un sorso di ideologia

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7789LA BOTTIGLIA ECO-FRIENDLY PER BERE UN SORSO DI IDEOLOGIA di Stefano ChiappaloneOltre che scomodo lascia anche un retrogusto di ideologia: è il nuovo tappo europeo a prova di dispersione nell'ambiente, quello che non si stacca e ti rimbalza sulla bocca mentre bevi. Basta girarlo, dicono, e il problema è risolto. Resterà pur sempre attaccato, ma è un piccolo sacrificio logistico per "salvare l'ambiente" - mantra che ormai riecheggia anche dai pulpiti, passando per le scritte diffuse ovunque: "Questo prodotto è green", "Questo cartone è riciclato", "Quest'auto è ecologica". Persino sul navigatore appare l'immancabile fogliolina verde ad avvisarti che il tale percorso è meno inquinante del talaltro. E non senza contraddizioni, quando più emergenze entrano in cortocircuito fra loro: la lotta ecologica al monouso lanciata nel 2019 subì un improvviso dietrofront quando il monouso fu riscoperto nell'anno pandemico.Le bottiglie eco-friendly diventeranno obbligatorie in applicazione della Direttiva (UE) 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla riduzione dell'incidenza di determinati prodotti di plastica sull'ambiente. La ragione? «I tappi e coperchi di plastica dei contenitori utilizzati per bevande sono tra gli oggetti di plastica monouso più frequentemente rinvenuti sulle spiagge dell'Unione. Pertanto, i contenitori per bevande che sono prodotti di plastica monouso dovrebbero poter essere immessi sul mercato solo se soddisfano determinati requisiti di progettazione che riducono in modo significativo la dispersione nell'ambiente dei tappi e coperchi di plastica». Di conseguenza «gli Stati membri provvedono a che i prodotti di plastica monouso elencati nella parte C dell'allegato i cui tappi e coperchi sono di plastica possano essere immessi sul mercato solo se i tappi e i coperchi restano attaccati ai contenitori per la durata dell'uso previsto del prodotto».Problema risolto, almeno quello dei tappi, finché altri rifiuti non implicheranno il proliferare di altrettanti divieti. Un'alternativa ci sarebbe, per quanto demodé: c'era una volta un'usanza sconosciuta che si chiamava "educazione", volta a "civilizzare" (termine ancor più demodé) gli esseri umani e ricopriva un'ampia gamma di comportamenti da: "non metterti le dita nel naso" a "non gettare i rifiuti nel fiume (o in spiaggia o nei boschi o dove vi pare)". Veniva insegnata fin da bambini, molto prima che arrivasse - anzi che nascesse - la svedese con le treccine che ha predicato l'eco-vangelo al mondo. Chi l'ha assimilata non getta il tappo a caso nemmeno se è staccabile (e lo farà per buon senso, non per improvviso fervore ecologista); chi non l'ha assimilata, se il tappo non si stacca getterà pure la bottiglia.«Mai avrei pensato di entrare in un mondo nel quale non puoi staccare il tappo dalla bottiglia di plastica. E non siate così ingenui, per favore, da ritenere tutto ciò irrilevante», scrive su Facebook il filosofo Carlo Lottieri. No, anche se avviene attraverso un oggetto minuscolo e una banale questione logistica, non è affatto irrilevante il passaggio dalla persuasione alla coercizione (o dal tappo green alle case green). Se prima dovevi "solo" sorbirti l'onnipervadente propaganda che ti esortava a vivere in maniera responsabile e rispettosa dell'ambiente, adesso non dovrai preoccupartene più: della tua responsabilità si fa carico direttamente il SuperStato etico (ed ecologico), eliminando in radice il rischio che tu possa buttare il tappo in spiaggia.Il tappo non-staccabile ricorda la catenina del ciuccio per i bambini, affinché non lo buttino in terra. Ha una funzione analoga alla rete del box o alla sponda del lettino o a tutta quella serie di protezioni per evitare che il bambino faccia danni o si faccia male; protezioni che però sono temporanee e vanno necessariamente e progressivamente allentate, affinché l'infante esca dall'età infantile. Qui invece assistiamo all'infantilizzazione del cittadino, oggi in nome dell'ambientalismo, domani di chissà cosa, varcando il sottile confine tra educare e rieducare. Più che un tappo di bottiglia è un vaso di Pandora.

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    Gli ecologisti fanno, da sempre, solo danni

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7737GLI ECOLOGISTI FANNO, DA SEMPRE, SOLO DANNI di Franco BattagliaSiamo in primavera, e quest'anno ricorre il 60mo anniversario della prima edizione italiana (Feltrinelli, 1963) della Primavera Silenziosa, la Bibbia degli ambientalisti. Personalmente ritengo l'ambientalismo - assieme alla schiavitù, al nazismo, al comunismo, al terrorismo - uno dei grandi mali che hanno afflitto questa nostra umanità. Qualcuno dirà che sono severo, qualcun altro taglia corto e dice che sono provocatore e bugiardo. Facciamo così: giudicate voi.L'UTOPIA AMBIENTALISTAÈ indubbio che l'ambientalismo è animato da, apparentemente e a parole, ottime intenzioni, e dove portano le strade così lastricate lo sapete già. E ottime furono, almeno a parole, le intenzioni del nazismo e del comunismo e, se chiedete ai terroristi, anche del terrorismo. L'ottima intenzione dell'ambientalismo - di cui, peraltro, proprio i gerarchi nazisti furono ardenti seguaci - è salvare il pianeta. Da chi e/o da cosa? Da chi, dall'uomo stesso: siamo noi il cancro del pianeta e come ogni cancro va estirpato con la forza. Da cosa, da una pletora di pericoli che, però, sono per lo più inventati. Porre in essere azioni per minimizzare rischi inesistenti o, peggio, per ignorare (o, sempre peggio, aggravare) rischi reali, può avere conseguenze fatali e pandemiche.Rachel Carson aveva iniziato gli studi universitari di biologia e, coerente con una pratica che sarebbe diventata ricorrente tra gli ambientalisti, non riuscì a completarli: si fermò al bachelor (l'equivalente della nostra odierna laurea triennale) e con diversi anni di ritardo rispetto ai coetanei. Fallita come scienziata, si dette alla divulgazione contro la scienza. Anche questo è tipico. Nel 1948 Paul Muller era stato premiato col Nobel per aver inventato la molecola del Ddt, cruciale per la lotta contro il tifo e la malaria. Nel 1948, nella sola isola di Ceylon (odierno Sri Lanka), si contarono 2 milioni di casi di malaria che, grazie al Ddt - poi benedetto da Winston Churchill come "polvere miracolosa" - si ridussero a 31 casi nel 1962.LA MISTIFICAZIONE VERDE SUL DDTE nel 1962 uscì Silent Spring. Nel cui primo capitolo la Carson si inventò di sana pianta una città ove, così avvelenata dal Ddt, le primavere sarebbero, appunto silenziose, a causa della morte di tutte le specie di insetti e uccelli che altrimenti allietano le orecchie di chi va per prati. La città naturalmente non esiste ma, lo stesso, il Ddt fu bollato nel libro come «l'elisir della morte», mentre invece stava salvando milioni di vite umane. Cosa che continuò a fare fino a quando la campagna lanciata dalla Carson e urlata dai movimenti ambientalisti (che stavano al tempo nascendo) lo mise al bando, proibendone l'uso in tutto il mondo. La conseguenza fu (è) che milioni di persone hanno ripreso (stanno continuando) a morire per la malaria: nel mondo, 200 milioni di casi e 400mila decessi solo nel 2019. Nel caso foste ancora convinti che quella mia all'inizio era provocazione, continuate a leggere.GUERRA AGLI OGMNon contenti della strage della malaria, gli ambientalisti del mondo sono impegnati in altre non meno imponenti stragi. La lotta all'agricoltura con organismi geneticamente migliorati (Ogm) è una di queste. Vi sono nel mondo oltre un miliardo di persone che, essendo la loro unica fonte di nutrizione il riso (vegetale di propria natura privo di vitamina A), soffrono di un grave deficit alimentare, che nei casi più severi provoca cecità o anche morte prematura. Se solo quelle persone potessero coltivare golden rice che, geneticamente migliorato, è ricco di beta-carotene (un precursore della vitamina A), il loro destino sarebbe meno miserabile. Ma non possono, perché gli ambientalisti del mondo hanno dichiarato la guerra agli Ogm.LE FAKE NEWS SULLA CO2Un'altra tragica lotta intrapresa dai nostri eroi è quella per la riduzione delle emissioni di CO2. Dovete sapere che l'85% delle azioni che noi facciamo sfruttano energia prodotta con emissioni di CO2 (il restante 15% no, grazie alle tecnologie nucleare e idroelettrica) e che l'80% dei costi del cibo nel nostro piatto sono costi energetici: in pratica, la moderna agricoltura altro non è che la trasformazione di petrolio in cibo. Orbene, ridurre le emissioni di CO2 del 50% come i Verdi vorrebbero imporre all'universo mondo, a noi farebbe saltare la cena, ma porterebbe centinaia di milioni di persone nel mondo dalla condizione di morti-di-fame a quella di morti per fame.E ora il vostro severo verdetto: ditemi se è vero o no che l'ambientalismo è già stato più mortale di schiavitù, nazismo, comunismo e terrorismo messi insieme, e ancora più danni potrebbe fare se i suoi insani propositi non sono fermati.

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    L'ecocidio diventa reato. la nuova follia verde prende forma nell'UE

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7717L'ECOCIDIO DIVENTA REATO: LA NUOVA FOLLIA VERDE PRENDE FORMA NELL'UEDa 5 a 10 anni di carcere per commercio illegale di legname, estrazione dell'acqua da una fonte, diffusione di specie invasive, distruzione dell'ozono (questi ed altri saranno reati paragonabili ai crimini di guerra)di Luca VolontèL'ecocidio reato punibile da 5 a 10 anni di carcere, questo prevede l'ultima folle normativa europea che l'attuale Parlamento, ormai agli sgoccioli, ha definitivamente approvato il 26 febbraio e che dovrà essere traslata nell'ordinamento giuridico dei 27 paesi europei entro i prossimi due anni. Ieri, al culmine della follia, lo stesso Parlamento ha approvato la nuova legge sul «ripristino della natura» dove i protagonisti saranno farfalle e uccelli, non certo gli agricoltori o boscaioli. Martedì, il Parlamento ha approvato in via definitiva nuove misure e sanzioni per contrastare la criminalità ambientale, la nuova direttiva, concordata con il Consiglio il 16 novembre 2023, è stata approvata con 499 voti favorevoli, 100 contrari e 23 astensioni. Tra i nuovi reati figurano il commercio illegale di legname, l'esaurimento delle risorse idriche, le gravi violazioni della legislazione dell'Ue in materia di sostanze chimiche e l'inquinamento provocato dalle navi.I parlamentari europei hanno voluto inserire nel testo anche i cosiddetti "reati qualificati", vale a dire quelli che portano alla distruzione di un ecosistema e sono quindi paragonabili all'ecocidio (ad esempio gli incendi boschivi su vasta scala o l'inquinamento diffuso di aria, acqua e suolo). I reati ambientali commessi da persone fisiche e rappresentanti d'impresa saranno punibili con la reclusione, a seconda della durata dell'evento provocato, della gravità o della reversibilità del danno. Per i cosiddetti reati qualificati o paragonabili ad ecocidii, il massimo è di 8 anni di reclusione, per quelli che causano la morte di una persona 10 anni e per tutti gli altri 5 anni. Per le imprese l'importo dipenderà dalla natura del reato: potrà essere pari al 3 o 5% del fatturato annuo del gruppo, in alternativa, a 24 o 40 milioni di euro. Inoltre, i parlamentari hanno introdotto l'obbligo per gli Stati membri di organizzare corsi di formazione specializzati per forze dell'ordine, giudici e pubblici ministeri, redigere strategie nazionali e organizzare campagne di sensibilizzazione contro la criminalità ambientale.CRIMINALIZZATI I CASI DI DANNO AMBIENTALECon l'approvazione definitiva del Parlamento, l'Unione Europea è diventata il primo organismo internazionale a criminalizzare i casi più gravi di danno ambientale "paragonabili all'ecocidio". La distruzione dell'ecosistema comprende la perdita di habitat e il disboscamento illegale: aspetta dunque a tagliare il boschetto sotto casa o accendere fuochi per incenerire le stoppie! Secondo Marie Toussaint, avvocato francese ed eurodeputata del gruppo Verdi/Alleanza libera europea e già parte del team degli ambientalisti di "EndEcocide", l'Ue sta «adottando una delle leggi più ambiziose al mondo... La nuova direttiva apre una nuova pagina nella storia dell'Europa, punendo da coloro che danneggiano gli ecosistemi e, di conseguenza, proteggendo la salute umana. Significa porre fine all'impunità ambientale in Europa, che è cruciale e urgente», ha affermato.Nella sua relazione sulla lotta contro la criminalità ambientale in Europa, l'Ufficio europeo dell'ambiente (Eeb) cita numerosi esempi di reati ambientali che sono rimasti impuniti perché non sono stati inclusi nella direttiva. La direttiva non include direttamente la parola «ecocidio», nel suo preambolo si fa riferimento solo a «casi paragonabili all'ecocidio», gli ambientalisti si sono detti molto soddisfatti. L'ecocidio è definito come «atti illeciti o arbitrari commessi con la consapevolezza che esiste una sostanziale probabilità che tali atti causino danni gravi e diffusi o a lungo termine all'ambiente» e tale proposta è stata formulata nel 2021 da 12 avvocati di tutto il mondo e presentata dall'organizzazione ambientalista "Stop Ecocide International".UN NUOVO REATOL'approvazione di una definizione comune da parte di diversi Stati di tale nuovo reato, potrebbe consentire il perseguimento e la condanna degli atti di distruzione ambientale da parte della Corte penale internazionale, fondata sullo Statuto di Roma e che al momento si dedica a giudicare in casi di crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità, dei genocidi e delle aggressioni. Insomma, dall'estrazione dell'acqua da una fonte, all'introduzione e alla diffusione di specie esotiche invasive, sino alla distruzione dell'ozono, tutti identificati come reati ambientali paragonabili all'ecocidio nella nuova direttiva, vi porterebbero sul banco dei 'criminali di guerra'. Gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la direttiva riveduta nel diritto nazionale, ma secondo il relatore della direttiva in Parlamento Antonius Mandes del Ppe , potrebbe esser necessario avere anche un pubblico ministero a livello europeo, ampliando il «mandato della Procura europea» per gestire «tali casi».Con l'introduzione dei reati «paragonabili all'ecocidio» l'ideologia green europea tocca il suo apice giustizialista. A riprova che al peggio non c'è limite, il Parlamento europeo ieri ha approvato definitivamente la nuova normativa per il «ripristino della natura» che obbliga gli Stati membri a ripristinare almeno il 20% degli habitat (le foreste, praterie e zone umide ai fiumi, ai laghi e ai letti coralli) entro il 2030, aumentando al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, i paesi dell'Ue dovranno compiere progressi in due dei seguenti tre indicatori: l'indice delle farfalle dei pascoli; la quota di terreni agricoli caratterizzati da un'elevata diversità paesaggistica; lo stock di carbonio organico nel suolo minerale delle terre coltivate.Si deve anche aumentare l'indice di avifauna dei terreni agricoli comuni, perché gli uccelli sono buoni indicatori dello stato generale della biodiversità. L'affidamento ai sacerdoti verdi, protettori di farfalle, uccelli e bestie randagie, segna l'ulteriore scivolamento verso la follia totale degli attuali parlamentari e burocrati di Bruxelles.

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    L'entusiasmo per i veicoli elettrici sta finendo

    VIDEO IRONICO: La fregatura dell'auto ecologica ➜ https://www.youtube.com/watch?v=i7_zQzg4aqA&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1UxpTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7692L'ENTUSIASMO PER I VEICOLI ELETTRICI STA FINENDO di Gary IsbellSe foste così ingenui da credere ai media dominanti e agli ambientalisti estremi, potreste pensare che la gente sia pronta ad abbandonare le proprie auto a carburanti classici per acquistare veicoli elettrici. Alcuni fatti scomodi, tuttavia, dimostrano il contrario.Un dato di fatto è la stanchezza dell'opinione pubblica per il continuo rullare di tamburi degli allarmisti climatici. Sembra che non ci sia evento atmosferico o disastro naturale che non venga attribuito al cambiamento climatico. L'opinione pubblica è giustamente scettica nei confronti dei loro pronostici funesti e quindi riluttante a salire sui veicoli elettrici.Pertanto, il mercato dei veicoli elettrici è in declino, nonostante la propaganda pervasiva che ne sostiene i vantaggi. Le persone cominciano a vedere oltre il clamore e le prove empiriche sono più convincenti dei programmi utopici radicali.La luna di miele è finita. Le auto elettriche non funzionano come promesso, costano molto di più all'acquisto e sono difficili da tenere sotto carica. In effetti, l'infrastruttura di ricarica a livello nazionale, necessaria per supportarne l'uso su larga scala, non si vede dove sta.Il mercato sembra aver raggiunto un punto di saturazione, con gli attuali proprietari di veicoli elettrici costituiti in gran parte da coloro che sono impegnati in un'agenda ecologica estrema e da coloro che non hanno bisogno di percorrere lunghe distanze in vasti deserti di caricabatterie.Questi dati demografici si ripercuotono sulle vendite di veicoli elettrici, in quanto sono sempre meno quelli che si lasciano convincere dagli scenari di benessere degli eco-rivoluzionari. I veicoli elettrici rimangono fermi in innumerevoli parcheggi dei concessionari, mentre le auto a benzina si vendono a gonfie vele. Gli acquirenti americani stanno inviando un messaggio forte e inequivocabile all'industria automobilistica e all'amministrazione Biden: non siamo d'accordo con la agenda ecologica.I CONCESSIONARI DI AUTO SONO MESSI ALLE STRETTEUn altro fatto scomodo è il rifiuto dei concessionari di auto di aderire alla tendenza dei veicoli elettrici. I concessionari hanno investito molto per mettere queste meraviglie elettriche nei loro parcheggi, ma ora si chiedono chi le comprerà.I concessionari devono anche far fronte alle lamentele dei clienti, secondo i quali le stime imprevedibili dell'autonomia sono inaffidabili per tutto ciò che va oltre i viaggi di breve percorrenza e l'uso cittadino. Questi problemi più il tempo necessario per la ricarica rendono le auto ad alto prezzo inaffidabili e poco pratiche.Anche i concessionari devono apportare modifiche costose. Alla fine del 2022, Ford Motor ha chiesto ai concessionari di investire fino a 1,2 milioni di dollari ciascuno per accogliere gli arrivi di veicoli elettrici, comprese le infrastrutture di ricarica. Tuttavia, la casa automobilistica ha recentemente alleggerito alcuni requisiti iniziali per adattare la propria strategia al calo del mercato.General Motors ha informato le concessionarie che devono investire in costose attrezzature di assistenza e nella formazione del personale per raggiungere l'ambizioso obiettivo di GM di diventare 100 per cento VE entro il 2030. Il costo è significativo: le concessionarie dovranno spendere 300.000 dollari o più per riconfigurare le loro attività.Preoccupati per le aspettative irrealistiche sull'adozione dei veicoli elettrici, quasi 4.000 concessionari di auto hanno inviato una lettera ai produttori invitandoli a rivalutare i mandati per i veicoli elettrici. Anche il settore assicurativo ha riconosciuto le sfide insormontabili poste dai veicoli elettrici, con conseguente aumento dei costi assicurativi.LA GESTIONE DALL'ALTO VERSO IL BASSO È CAUSA DI OPPRESSIONEUn ultimo fatto scomodo riguarda le case automobilistiche, che hanno seguito l’onda e si sono date da fare per produrre veicoli elettrici, dato che alcuni Stati americani stanno imponendo la vendita di tutti i veicoli elettrici entro il 2030.Di fronte alla rivolta dei concessionari, alcune case automobilistiche stanno ricorrendo a misure drastiche. General Motors, ad esempio, ha rilevato il 47% delle sue concessionarie Buick nel 2022, che rappresentano circa 940 delle 2.000 concessionarie presenti nel Paese.Le case automobilistiche sostengono inoltre un modello di vendita diretta per i veicoli elettrici, snellendo il processo e riducendo il numero di veicoli elettrici nell'inventario dei concessionari. Queste decisioni dittatoriali e draconiane stanno rendendo la vita miserabile a tutti, dai concessionari ai consumatori.Se tutto questo non bastasse, la mano pesante dei politici e dei sussidi governativi sta imponendo la sua agenda ecologica a tutti gli interessati. Una simile gestione dall'alto dell'economia e della cultura è tipica dei socialisti che professano di agire in nome del popolo mentre lo schiavizzano e lo opprimono.Sono assenti dall'equazione le soluzioni organiche che utilizzano l'esperienza di coloro che lavorano nei loro campi per proporre approcci innovativi che riflettono una cultura dedicata alla pratica della virtù.

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    Eco vandali irrompono a Messa: il vescovo li stima e cede il microfono

    VIDEO: Il contestatore di Greta Thunberg ➜ https://www.youtube.com/watch?v=vPwdjQAV9_ETESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7622ECO VANDALI IRROMPONO A MESSA: IL VESCOVO LI STIMA E CEDE IL MICROFONO di Andrea ZambranoQuello di ieri mattina in Duomo a Torino è stato un vero e proprio assalto compiuto con modalità eversive. Ciò che è paradossale è che il proclama che le due attiviste di Extinction Rebellion (XR) hanno preteso di leggere togliendo la parola all'arcivescovo Roberto Repole, non era un testo di Mao Tse Tung come si sarebbe fatto negli anni '70, ma un'enciclica di Papa Francesco: la Laudate Deum. Ora, non che il testo papale sia da considerare eversivo, ma è indicativo che se ne siano serviti per i loro scopi - questi sì eversivi - le due attiviste che hanno interrotto la Messa.Alla Messa di ieri mattina in cattedrale il vescovo Roberto Repole ha appena terminato di proclamare il Vangelo della prima domenica di Avvento e si accinge a iniziare l'omelia. È a quel punto che un'attivista di Extinction Rebellion gli si si para davanti e con voce stentorea inizia a pretendere di leggere alcuni testi di Papa Francesco sulla causa climatica. Anche un'altra si pone al centro del presbiterio e inizia a proclamare. Seguono momenti concitati e di imbarazzo. Qualche fedele si avvicina e le invita ad andarsene, ma senza usare la forza. Loro continuano. A quel punto, il vescovo, che era rimasto imperterrito all'ambone, scende vicino a loro. Dice qualche cosa per lamentarsi del modo con il quale hanno interrotto la Messa. Però le fa parlare.Ecco come giustificherà poco dopo il fatto di avergli ceduto il microfono: «Ho grande stima per chi si mobilita per la difesa del Creato e accoglie gli appelli di Papa Francesco, apprezzo l'impegno in questo senso delle attiviste di Extinction Rebellion - ha commentato l'arcivescovo - ma mi è dispiaciuto che abbiano ritenuto di prendere la parola in Duomo senza prima volermene parlare e chiedere se potevano intervenire. Avrei risposto che a Messa si prega spesso per la pace e per la salvaguardia del Creato, ma la celebrazione eucaristica non è un momento idoneo a ospitare interventi pubblici: ho inizialmente lasciato che le attiviste parlassero; poi ho chiesto che terminassero perché la Messa è un momento di preghiera e in quanto tale dev'essere rispettata, anche e soprattutto da coloro che dichiarano di voler operare nel rispetto di tutti».LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO SULLA PRESUNTA CRISI CLIMATICAQuindi Repole ha stima per gli "eco vandali", e questa potrebbe essere una notizia nella notizia, ma il problema è solo che non gliel'hanno chiesto preventivamente, lasciando intendere che uno spazio, dentro o fuori dalla Messa, ma in chiesa si sarebbe comunque trovato.Le due donne invece hanno gridato: «Vogliamo portare l'attenzione dei fedeli sulle parole che papa Francesco sta spendendo per la crisi climatica». E poi hanno letto il messaggio che il pontefice ha inviato alla Cop28 di Dubai, con l'invito a smettere di finanziare guerre e devastazione ambientale.Poco dopo sul profilo X dell'organizzazione è avvenuta la rivendicazione in perfetto stile eversivo con tanto di foto: «Questa mattina, #ExtinctionRebellion ha brevemente interrotto la Messa nel Duomo di #Torino. Durante il silenzio che precedeva l'omelia, un gruppo di persone ha letto a voce alta dei passi del Laudate Si e del Laudate Deum di #PapaFrancesco». Strafalcioni a parte - l'enciclica del 2015 si chiama Laudato sì - si tratta della prima azione con modalità eversive fatta da XR in Italia e avente come teatro una chiesa, per giunta durante una funzione sacra.Non stupisce la sostanziale arrendevolezza del vescovo di Torino, per il quale il sacrilegio dell'interruzione della Messa è solo un problema di "inidoneità" o di inopportunità. Si dice dispiaciuto, come se l'irruzione sia un fatto personale e non una ferita. Del resto, i testi oggetto del proclama erano quelli del papa in persona. Come avrebbe potuto impedirglielo?Chissà se li avrebbe fatti parlare lo stesso se invece che di Bergoglio avessero letto un testo di Papa Ratzinger o se l'argomento dell'irruzione non fosse stato il climatismo, ma la piaga degli aborti o altre emergenze non sposate dalla nuova Chiesa che va a braccetto con le ideologie del momento? Siamo autorizzati a pensare che avrebbero agito in maniera più energica per cacciarle fuori dalla chiesa.Appunto, cacciare fuori dalla chiesa. È questo il punto nevralgico di questa storia. Repole dovrebbe sapere perfettamente, infatti, che, decidendo di interrompere la Messa e di mettere in campo un'azione di tipo politico, sono stati compiuti una profanazione e un reato. Per quanto riguarda la prima, l'azione di XR meriterebbe un atto di riparazione perché la Messa è stata profanata in uno dei suoi momenti centrali, la liturgia della Parola, per finalità politico-ideologiche che nulla hanno a che fare con il culto. Ma siamo sicuri che nessuno si incaricherà di riparare il sacrilegio.ART. 405 CODICE PENALE: TURBATIVA DI FUNZIONI RELIGIOSEIn quanto al reato, è abbastanza palese che, decidendo di irrompere in un tempio durante la celebrazione sacra, alla presenza di un ministro di culto, sia stato violato l'articolo 405 del codice penale che, delineando l'illecito della turbatio sacrorum recita: «Chiunque impedisce o turba l'esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa, le quali si compiano con l'assistenza di un ministro del culto medesimo o in un luogo destinato al culto, o in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è punito con la reclusione fino a due anni».Certo, non avranno mai due anni di carcere, anche perché la lettura della Laudate Deum potrebbe fungere da attenuante, ma forte di questo aspetto del diritto concesso non dalla Chiesa, ma dallo Stato repubblicano, Repole avrebbe potuto pretendere l'arrivo dei Carabinieri per ristabilire la giustizia. Cosa che non ha fatto, alimentando così il sospetto che per l'Arcivescovo, sono i modi così irruenti a destare perplessità. La causa invece… bè la causa del climatismo eco vandalico è da sposare senz'altro.Del resto non c'è da stupirsene. Non più tardi di un anno fa Avvenire solidarizzava con i gruppi estremisti giustificando le loro azioni. In quanto alla Laudate Deum presa a modello in chiave eco vandalica, forse qualche interrogativo in più sulla contestata encliclica papale sarebbe lecito porselo.Peccato che questo episodio non sia accaduto prima dell'approvazione dell'ultimo decreto sicurezza, dove i blocchi stradali degli "eco vandali" di XR sono passati da illeciti amministrativi a reati veri e propri. I cattolici dovranno in futuro invocare un comma specifico per i blocchi delle liturgie? Quelle cattoliche, ovviamente. Per le altre, quelle islamiche ad esempio, ci pensano già i musulmani a far rispettare le regole in moschea.

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    Il video virale della suora che placca un attivista green che vuole impedire la costruzione di una chiesa

    VIDEO: La suora placca l'ambientalista ➜ https://www.youtube.com/watch?v=DLOCf86hbyETESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7581IL VIDEO VIRALE DELLA SUORA CHE PLACCA UN ATTIVISTA GREEN CHE VUOLE IMPEDIRE LA COSTRUZIONE DI UNA CHIESA di Paola BellettiLa scena diventata presto virale è solo una parte della vicenda, certo la più suscettibile di condivisione e battute. Il 16 ottobre infatti la nazionale francese di rugby è stata eliminata dalla Coppa del Mondo e il placcaggio della suora immortalato il giorno successivo sembra una involontaria beffa alla batosta sportiva.Nel video che gira da due giorni su social e testate giornalistiche si vede chiaramente una giovane suora vestita di blu, zainetto sulle spalle, che intercetta nella corsa e trattiene per il torace, cadendo con lui a terra, un uomo che si sta allontanando a grandi e atletiche falcate con del materiale da costruzione appena sottratto al cantiere. Più precisamente si tratta di due tubi, e nel sito se ne vedono diversi pezzi, alcuni a terra e parecchi portati a braccia e poi calpestati e distrutti da altri manifestanti presenti sul posto.Siamo in Francia, nella regione sud-orientale dell'Alvernia-Rodano-Alpi, dipartimento di Ardèche, comune di Saint-Pierre-de-Colombier, un piccolo centro di 451 abitanti. Un fazzoletto di terra che attira numerosi pellegrini, fino ad ora accolti nella chiesa parrocchiale. Secondo la famiglia religiosa e anche secondo un certo buon senso, la capienza della chiesa non è più sufficiente al flusso di fedeli, così raccontano le suore stesse sul loro sito.Per questo la Famiglia Missionaria di Nostra Signora sta portando avanti la realizzazione di un complesso che comprenderà la Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, come nel desiderio dei fondatori fino dal 1946, e strutture dedicate all'accoglienza dedicate a San Giuseppe. Dal canto loro, gli eco-attivisti, che da tempo ronzano intorno al cantiere e hanno forzato anche in altre occasioni le recinzioni a protezione del sito, ritengono di difendere un altro irrinunciabile progetto, anch'esso, pare, di una madre piuttosto potente, la natura. In quel territorio infatti ci sarebbero delle piante rare da proteggere in nome della preziosa e benefica biodiversità.Ciò che contestano è la mancanza di tutte le necessarie autorizzazioni e forse confidano nella forza costrittiva delle spire burocratiche, capaci di stritolare lentamente ma inesorabilmente qualunque attività. Gli attivissimi attivisti che fin dal suo esordio cercano di ostacolare e si augurano di poter bloccare il progetto, appartengono al gruppo Les Amis de la Bourges e ritengono che le ambizioni delle suore siano fuori luogo. [...]"È un progetto arrogante per una comunità religiosa", ha detto il gruppo in una dichiarazione a Fox News Digital.Non mancano naturalmente i riferimenti alla pretesa mansuetudine [...] che secondo questi ecologisti dovrebbe immancabilmente fare parte del corredo di ogni cristiano, soprattutto se religioso: la suora è colpevole di reazione aggressiva, non loro che sono notoriamente pacifici. Queste scaramucce moderatamente violente sul terreno di un edificio religioso in costruzione sono una rappresentazione vivida di una sorta di guerra civile: due fazioni opposte che difendono due idee di difesa della vita piuttosto distanti.Per i primi la piantina rara ha la priorità su tutto il resto, per i religiosi è più importante la persona e la sua salvezza, che passa anche dalla possibilità di pregare in comunità, meditare la parola di Dio, accostarsi ai sacramenti, senza per questo devastare l'ambiente circostante. In fondo si tratta sempre di bio-diversità e la seconda, quella che pretende di portare a tutti i fratelli la salvezza di Cristo, è per sua natura estendibile anche ai recalcitranti e piuttosto riottosi ambientalisti: costoro si sono solo dimenticati di riconoscere, tra le specie da proteggere, quella umana, soprattutto se ha la pretesa di ricordare al mondo che l'uomo è peccatore e bisognoso di redenzione.La suora disposta al placcaggio e a rotolare nella terra fangosa del cantiere in costruzione per recuperare del materiale edile lo ha fatto in modo piuttosto originale.

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    All’Onu, nei mass media e in vaticano regna il catastrofismo antiscientifico sul clima

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7570ALL'ONU, NEI MASS MEDIA E IN VATICANO REGNA IL CATASTROFISMO ANTISCIENTIFICO SUL CLIMA di Luca VolontèLe morti legate al clima sono diminuite del 99% negli ultimi cento anni; diminuiti pure gli incendi e uragani causati dal clima. Ma il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel suo discorso di apertura al Climate Ambition Summit di New York, un evento di due giorni a cui hanno partecipato le élite mondiali, ha dichiarato che «l'umanità ha aperto le porte dell'inferno».Scienziati allarmisti hanno fatto previsioni climatiche catastrofiche che negli ultimi decenni, su modelli imprecisi e politicamente indirizzati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), facente capo all'Onu, sono state costantemente smentite. Tuttavia, invece di aprirsi al confronto scientifico con più di 1600 scienziati, di cui due premi Nobel, che negano l'allarmismo climatico e denunciano la palese politicizzazione e il prossimo impoverimento di miliardi di persone causato dalle speculazioni che lobby e plutocrati stanno facendo sul clima, Guterres ha detto che «il caldo orrendo sta avendo effetti terribili. Agricoltori sconvolti che vedono i raccolti portati via dalle inondazioni, temperature soffocanti che generano malattie e migliaia di persone che fuggono spaventate dall'infuriare di incendi storici», attribuendo la colpa ai combustibili fossili.Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, non è stato da meno, chiedendo un aumento degli investimenti pubblici e privati in soluzioni energetiche verdi per contribuire a «rendere il mondo a prova di clima», aggiungendo che la sua amministrazione «ha trattato questa crisi come una minaccia esistenziale dal momento in cui ci siamo insediati, non solo per noi ma per tutta l'umanità». Al summit era invitata anche Jacinda Ardern, per la quale, ora che si è convertita alla cultura woke e globalista, la libera discussione nelle reti è diventata la peggiore minaccia per la lotta ai cambiamenti climatici e, di conseguenza, il maggior pericolo per l'establishment internazionale che aspira a governarci. La Ardern ha sottolineato che la libertà di parola è un'arma da guerra virtuale e «non possiamo permettere che la libertà di parola ostacoli la lotta contro "minacce" come il cambiamento climatico». Non si può vincere la guerra al cambiamento climatico se la gente non crede alla versione apocalittica del problema: l'unica soluzione è mettere a tacere chi ha obiezioni o argomenti scientifici contrari.IL PROFESSOR JOHN CLAUSERÈ stato così, infatti, per il premio Nobel 2022 per la Fisica, il professor John Clauser, a cui è stato ritirato l'invito al seminario del Fondo Monetario Internazionale sui cambiamenti climatici, per le sue posizioni scientificamente fondate e perciò scettiche sul catastrofismo della propaganda occidentale. Della libertà di parola, della libertà di ricerca e del confronto scientifico l'Onu e il suo segretario generale paiono non preoccuparsi troppo; del resto, la stessa censura ferrea aveva colpito centinaia di milioni di persone durante i lockdown e le restrizioni giustificate con il pretesto del Covid.Però è necessario segnalare un salto di qualità nelle bugie propagandate nelle ultime settimane dai mass media mondiali, inclusi quelli pubblici e privati italiani. Tre fatti emblematici di una propaganda sempre costretta a mentire.Primo: il tasso di incendi boschivi è diminuito dal 2001 in tutto il mondo. La narrazione sugli incendi disastrosi dovuti ai cambiamenti climatici, mentre erano causati principalmente da delinquenti incendiari o dall'incuria, ci è stata data come quotidiano companatico per tutti i mesi estivi, dagli incendi in Canada ai fumi che invadevano le città americane. Nelle scorse settimane, a tale proposito, sia Biden che Trudeau non avevano perso tempo nell'invitare i cittadini a riflettere sugli «impatti del cambiamento climatico» e a denunciare come «anno dopo anno, con il cambiamento climatico, assistiamo a incendi selvaggi sempre più intensi». Tutto ciò che ci hanno detto è palesemente falso. In realtà, i dati raccolti dal Wall Street Journal dimostrano che gli incendi delle foreste avvengono ad un ritmo sempre più basso e con minori estensioni negli ultimi decenni.GLI URAGANI SONO MENO FREQUENTI, NONOSTANTE GRETA THUNBERGSecondo: gli uragani stanno diventando sempre meno frequenti. Tutti ricordiamo i preparativi per l'avvento degli uragani estivi in Florida e le critiche di noncuranza e scetticismo climatico verso il governatore Ron DeSantis, un repubblicano impegnato anche nelle primarie del suo partito. Le accuse pubblicate dal New York Times, poi amplificate a dismisura, rimproveravano al governatore della Florida di non credere agli «scienziati che affermano che gli uragani che colpiscono il suo Stato sono intensificati dal riscaldamento globale causato dall'uomo». Ovviamente chi fossero questi scienziati interpellati dal New York Times non è dato sapere. Al contrario, il numero di uragani in Florida e complessivamente nel mondo, lo dimostrano i dati esposti al seminario internazionale tenutosi a Glasgow l'inverno scorso, è diminuito significativamente nell'ultimo secolo.Che ne è però delle decine di migliaia di morti causati dai cambiamenti climatici? Anche questa narrazione, così in voga tra i protagonisti della novella, siano essi grandi ufficiali del Palazzo di Vetro o burocrati occupanti il Palazzo Berlaymont (sede della Commissione europea) o inquilini temporanei del Vaticano, è falsa.Terzo. Nonostante l'oracolo dei cambiamenti climatici e della "Madre Terra", l'attivista Greta Thunberg, avesse twittato nel 2018, poi cancellato maldestramente quest'anno, che «il cambiamento climatico spazzerà via l'intera umanità» entro i prossimi cinque anni (dunque, entro il 2023), nell'anno in corso non si ha notizia dell'ecatombe globale tanto minacciata. Anzi, il dato più importante da tenere a mente è questo: le morti legate al clima sono diminuite del 99% in tutto il mondo negli ultimi cento anni, grazie alla diffusione dei combustibili fossili, della libertà del mercato e d'impresa e della genialità innovativa umana. Tre fatti emblematici su cui anche all'Onu dovrebbero riflettere.Nota di BastaBugie: Eugenio Capozzi nell'articolo seguente dal titolo "Laudate Deum o laudate Gaia? La resa della Chiesa ai verdi" spiega perché la Chiesa ha imboccato la pericolosa strada verso l'ideologia ecologista. Una strada che può portare a conseguenze devastanti sulla stessa ragion d'essere della Chiesa.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 ottobre 2023:L'esortazione apostolica Laudate Deum, dedicata alla "crisi climatica", con la quale significativamente papa Francesco ha voluto aprire il "Sinodo sulla sinodalità" di Roma, non si limita a inserirsi nella già consolidata scia dell'ubriacatura della Chiesa cattolica per l'ideologia ambientalista millenarista e i suoi dogmi sul "cambiamento climatico" antropocentrico, ma rappresenta lo spartiacque attraverso il quale il cattolicesimo viene trascinato in un territorio che con l'umanesimo cristiano è di fatto incompatibile, estremizzando una tendenza già manifestatasi con l'enciclica Laudato sì e in molti altri pronunciamenti pontifici.Si tratta di un documento molto pericoloso, sia nel metodo che nel merito delle sue argomentazioni. Per quanto riguarda il primo aspetto, esso concentra la sua attenzione su temi esclusivamente politici, economici e scientifico-tecnologici, invocando il perseguimento di un obiettivo pratico e specifico, e dando così l'impressione di mettere da parte quello che sarebbe il compito fondamentale della Chiesa: la predicazione del kérigma, del messaggio di salvezza per tutti gli uomini che guarda alla vita sub specie aeternitatis e trascende ogni singolo tema del dibattito pubblico nella dimensione della storia, pur non disinteressandosi certo a esso.Inoltre, nell'allocuzione il pontefice pretende di presentare argomentazioni irrefutabili in campo scientifico e tecnico senza averne alcuna autorità, e citando a supporto di esse fonti dichiarate affidabili su una base del tutto acritica, come quelle degli scienziati facenti capo al panel Ipcc dell'Onu (la cui stessa esistenza dipende da un'assunzione politica, quella dell'emergenza climatica, e non da un libero percorso di ricerca della verità), mentre ne rifiuta altrettanto aprioristicamente e acriticamente altre, cioè tutte quelle critiche rispetto alla tesi del cambiamento climatico di origine antropica.Per quanto riguarda poi il merito, la Laudate Deum presenta una imbarazzante serie di asserzioni una più infondata e contraddittoria dell'altra. Si dichiara innanzitutto come fosse un dato acclarato, senza sentire il bisogno di citare alcuna fonte a supporto, che "il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura", e che il cambiamento climatico produrrà un impatto sociale ed economico drammatico in

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    Come san Francesco combatteva le eresie

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3095COME SAN FRANCESCO COMBATTEVA LE ERESIE di Vincenzo SansonettiIl primo ecologista? Facile: Francesco d'Assisi. Complice il lavorio di migliaia di insegnanti della scuola, statale e privata, dei mass media, di parrocchie e oratori politicamente corretti, l'idea che San Francesco sia il padre nobile del pensiero ambientalista è diventato un dogma invincibile del nostro tempo. Peccato che sia completamente falso. Come falsa è la notizia che il santo fosse un vegetariano. Francesco non fu nemmeno un animalista. Né, tanto meno, un naturista che rifiutava la civiltà, compresi i vestiti. Francesco pauperista? Falso anche questo. Nel libro San Francesco antimoderno (Fede & Cultura, 2009), Guido Vignelli – apologeta tra le firme del Timone – ha svolto un ottimo lavoro di «demitizzazione» del santo di Assisi, con il dichiarato scopo di «difendere il Serafico dalle falsificazioni progressiste». Attingiamo molti spunti e informazioni proprio da questa fonte.LA NATURANon c'è dubbio che la sensibilità straordinaria per il Creato di Giovanni di Pietro da Bernardone (questo il vero nome del santo) lo espone all'equivoco e al fraintendimento, soprattutto da parte di un mondo confuso e superficiale come quello in cui viviamo.In verità, il problema si era posto già in tempi passati. Nel 1926, in occasione dell'VIII centenario della morte di san Francesco, Pio XI diede alle stampe l'enciclica Rite expiatis, nella quale fra l'altro scrive: «Essendo Araldo del Gran Re, Francesco volle che gli uomini si conformassero alla santità evangelica e all'amore della Croce, non già che si trasformassero in sdolcinati amanti di fiori, uccelli, agnelli, pesci e lepri. Se egli mostrava una certa affettuosa tenerezza verso le creature (...) non era mosso da altra causa che dall'amore per quel Dio che è comune origine, e in esse contemplava la divina bontà». Anche G.K. Chesterton aveva ben compreso questo equivoco ideologico che incombeva sulla interpretazione del santo di Assisi. «San Francesco», scrive Chesterton nel suo libro dedicato al santo, «non era un amante della natura (...). Tale qualifica implica infatti che si concepisca l'universo materiale come qualche cosa che vagamente ci circonda, una sorta di panteismo sentimentale. (...) Ma come ogni mistico san Francesco era nemico mortale di tutti coloro che cancellano i limiti delle cose, dissolvendo ogni entità nell'ambiente che la circonda; egli fu esattamente l'opposto di quella sorta di visionario orientale che è mistico solo perché è troppo scettico per essere materialista». In questo senso, si comprende meglio che il meraviglioso Cantico delle Creature – prima grande opera in quel volgare che fece nascere la lingua italiana, la lingua di Dante e di Petrarca, di Leopardi e di Manzoni – non vuole certo idolatrare la natura, ma ribadire la bontà del creato di fronte alle terribili idee catare e albigesi, che invece predicano una malvagità intrinseca del mondo.Uno dei più grandi mistici del ventesimo secolo, Don Divo Barsotti, spazza via ogni presunta commistione fra san Francesco e l'animalismo. Per il santo di Assisi non c'è paragone fra l'uomo e le bestie, tanto è vero che nella sua visione del mondo, scrive Barsotti, «l'uomo è veramente il re del Creato; le creature sono poste al servizio dell'uomo (...) è il peccato dell'uomo che ha diviso e opposto Dio e la creazione; ma chi vive in Dio ritrova la creazione; in Dio egli diviene Signore del mondo. (...) La benedizione francescana è una benedizione che ridà all'uomo la sua innocenza primitiva, lo fa veramente re di tutto il creato». Una pagina stupenda, nella quale si può apprezzare la distanza siderale che separa Francesco e il suo saldo cattolicesimo da ogni forma di ecologismo animalista, mirante a mettere l'uomo – quando va bene – sullo stesso piano degli animali. Una concezione che aborrisce l'idea di signoria dell'uomo sul creato, che invece Francesco ben conosce e ben interpreta per tutta la vita.GLI ANIMALIProprio dall'esistenza breve e intensissima del poverello si può cogliere questa limpida visione dell'uomo, creatura di Dio. Quando, ad esempio, Francesco dimostra tenerezza nei confronti di un agnello, egli spiega – come ci riferisce san Bonaventura da Bagnoregio nella Legenda maior – che l'animale gli ricorda «l'Agnello mitissimo che volle essere ucciso per redimere i peccatori». Dunque, Francesco non si diede mai da fare per salvare gli agnelli dalla macellazione per festeggiare la Pasqua, né avrebbe approvato le manifestazioni isteriche di certo animalismo aggressivo. Anzi: pare che a Francesco la carne piacesse parecchio. Fra' Ginepro racconta che Francesco volle ristorare un frate malato con carne di maiale, giacché «i porci sono stati creati ad uso dell'uomo». Nella Prima Regola il santo di Assisi raccomanda che i frati si cibino della carne ricevuta in elemosina. E quando giungeva il Natale, Francesco voleva che si facesse festa mangiando un intero pasto a base di carne perché «quando è Natale non vi sono astinenze che tengano. E se i muri potessero mangiare carne, bisognerebbe darla in pasto anche a loro». Tant'è vero che Francesco non manca di usare espressioni ruvide nei confronti degli animali. Egli ritiene pacifico che le bestie sono state create per faticare a vantaggio dell'uomo. Nella Compilatio perusina il santo vuole esortare il cristiano a dominare il «frate corpo», e suggerisce di maltrattarlo e bastonarlo «come si fa con un bue pigro e recalcitrante, che pretendesse di mangiare senza guadagnarselo portando pesi». Secondo Francesco d'Assisi, gli uomini perversi o mondani erano da considerare animales homines, letteralmente «uomini bestiali».L'UOMO E IL PROGRESSOSu un punto, bisogna ammetterlo e anzi ricordarlo con forza, san Francesco si pone in contrasto all'azione dell'uomo di fronte al Creato: il santo delle stigmate condanna l'idea – tipicamente moderna e rinascimentale – secondo la quale la natura sarebbe uno sterminato campo di esercizio della prometeica volontà di potenza da parte della civiltà umana. Se ci si pensa bene, la stragrande maggioranza dei problemi ambientali – veri e non frutto di paturnie ideologiche – è stata prodotta negli ultimi secoli, proprio a partire della svolta antropocentrica alimentata dal razionalismo cartesiano e dallo scientismo galileiano. Come la rivoluzione francese si abbatte contro l'idea aristotelico tomistica della natura in senso filosofico, così la rivoluzione industriale si abbatte sulla natura nella sua dimensione biologica. Uno dei più grandi scrittori del novecento, J.R.R. Tolkien, rappresenterà in maniera simbolica questa violenza della civiltà sulla natura, in particolare nello scontro fra gli Ent e la furia devastatrice di Saruman, come si legge ne Il Signore degli anelli. Francesco d'Assisi, che pure viveva in pieno medioevo, ricorda all'uomo che la creazione è stata fatta con infinita saggezza da Dio, e che l'uomo non può farne letteralmente ciò che vuole, ma è obbligato a usarla bene e per il bene.LA POVERTÀ, MEZZO PER LA SANTITÀL'altra grande menzogna intorno alla figura di Francesco riguarda la povertà. Che egli visse da povero, facendosi povero in piena libertà e rinunciando ai beni cui aveva diritto come figlio di un mercante di Assisi, è certamente vero. Ma che egli fosse un pauperista, un rivoluzionario, un nemico della proprietà privata, il propugnatore di un odio classista verso i beni di questo mondo... beh, tutto questo è pura fantasia.Come scrive Vignelli, «il vero significato e valore del francescanesimo consisteva nel testimoniare la possibilità di una vita radicalmente evangelica, rinunciando a tutto e godendo della beatitudine promessa a quei poveri che la Bibbia chiama anawìm». Termine che indica i poveri per scelta, cioè umili che decidono di affidarsi totalmente alla Provvidenza. Il problema non è costituito tanto dalle ricchezze terrene, ma dalla capacità del cristiano di rinunciare al mondo, cioè ai piaceri, agli onori, alle sicurezze, ai diritti e alle pretese. Dunque la povertà è per Francesco non un fine, ma un mezzo per vivere da vero cristiano, totalmente dentro la Chiesa. E senza aver mai preteso che tutti seguissero pedissequamente il suo cammino. Del resto, la povertà radicale non è, di per sé stessa, un'invenzione di Francesco: nel XII secolo erano già sorti movimenti come i Valdesi, gli Umiliati, i Poveri di Cristo, che si proponevano di vivere in rigorosa povertà. Fra costoro non mancò chi istigò i poveri alla rivolta, cosa che Francesco non fece mai.

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    L'unica ristrutturazione da fare (altro che casa green!)

    VIDEO: Case green ➜ https://www.youtube.com/watch?v=_IkK0sxi8mQ&list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2ZTESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7540L'UNICA RISTRUTTURAZIONE DA FARE (ALTRO CHE CASA GREEN!)Spendiamo per pannelli fotovoltaici e pompe di calore, anziché misure anti-terremoto come fanno in Giappone dove gli edifici resistono anche alle grandi scosse (VIDEO: Case green)di Nicola PorroCon una tragica ripetitività, i terremoti uccidono migliaia di esseri umani. Gli scienziati ormai sanno con buona approssimazione dove possono avvenire, ma non hanno la più pallida idea di quando la scossa ci possa davvero essere. Definiamo questa un'emergenza? Non sembra proprio. Ed è incredibile. Siamo così pronti a definire quella climatica, che molti autorevoli scienziati e premi Nobel contestano, come una catastrofe che si avvicina a rapidi passi. Ma non vediamo il tragico ripetersi di catastrofi vere, certificate, filmate. E dolorose.I morti di inquinamento sono un'astrazione probabilistica e una proiezione di possibile premorienza. Così si definisce chi secondo calcoli magici ci si sarebbe aspettati che morisse a 87 anni e invece è morto a 84 per cause che vengono sempre definite climatiche. Una religione, quella climatica, che si scontra con la realtà della terra che trema. In Pianura Padana vogliono chiudere le industrie e bloccare le auto per una direttiva europea. È un'area tra le più inquinate d'Europa secondo i parametri scelti da Bruxelles, ma - strano a dirsi -, quella in cui l'aspettativa di vita è la più alta.Siamo degli scriteriati. Spendiamo fortune colossali per mettere i cappotti termici, cambiare gli infissi agli appartamenti, verificare le classi energetiche, investendo centinaia di miliardi che in un mondo razionale dovrebbero essere spesi per rendere le nostre vecchie case resistenti ai terremoti. La tecnologia per di più c'è ed è sperimentata. In Giappone gli edifici resistono a scosse mostruose. E noi sull'altare dell'ambientalmente corretto, per rispondere alle sfide della CO2, usiamo le nostre risorse, per definizione limitate, per alimentare la «filiera del verde».Meglio sarebbe pensare al nero, il colore del lutto per migliaia di uomini sepolti da edifici crollati per scosse che non si possono evitare. E la lista dei morti e dei danni, in questo caso, non è una probabilità, non è una proiezione, ma è una triste contabilità di bare in cui il rapporto tra causa (crollo degli edifici) ed effetto (morti e feriti, appunto) è diretto, palese.Eppure questa periodica tragedia si può efficacemente contrastare. Certo non con pannelli fotovoltaici o pompe di calore. Ma con un piano costoso di riqualificazione anti-terremoto dei nostri immobili. Siamo un Paese con vaste zone ad alto rischio sismico, dove invece di rafforzare le fondamenta e puntellare le mura, cambiamo gli infissi e installiamo le pompe di calore. Una follia.

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    Non uccidere l'orsa sacra, rischi la prigione e gli animalisti ti daranno la caccia

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7538NON UCCIDERE L'ORSA SACRA, RISCHI LA PRIGIONE E GLI ANIMALISTI TI DARANNO LA CACCIA di Stefano MagniDa quattro giorni le cronache italiane sono ricche di versioni differenti e di commenti su quanto accaduto a San Benedetto dei Marsi, poco fuori dal Parco degli Abruzzi. Un macellaio, Andrea Leombruni, 56 anni e padre di famiglia, ha sparato a un'orsa che, secondo la sua testimonianza, era entrata nel suo pollaio verso le 23 del 31 agosto. Successivamente, Amarena (così era nota ai locali, perché ghiotta di amarene) è stata ritrovata morta per le ferite riportate. Dopo oltre due giorni di ricerche sono stati ritrovati, vivi, i suoi cuccioli. È un tragico episodio di convivenza fra uomo e animale, dunque. Ma il seguito è ancora peggiore: l'uomo, anche se si è detto pentito della sua reazione armata, vive letteralmente sotto assedio, nell'incubo di subire una rappresaglia da parte degli animalisti.La Procura di Avezzano ha aperto un fascicolo nei confronti del macellaio. Aveva un regolare porto d'armi, ha sparato ad un grande predatore all'interno della sua proprietà, ma rischia di essere condannato per il reato 544bis del codice penale, ossia chiunque procuri per crudeltà o senza necessità la morte di animali. L'uomo rischia dai 4 mesi ai 2 anni di reclusione. Il pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato ha nominato un perito, un esperto di balistica, per stabilire l'esatta traiettoria del colpo di fucile che ha causato la morte dell'orsa e per confrontarla con la posizione dell'indagato. Come se si trattasse dell'omicidio di un uomo.CITTADINO ONORARIO?Il vicino comune di Villalago ha commentato la notizia come se fosse morto un suo cittadino onorario: "La comunità di Villalago ti aveva accolto e protetto, te ed i tuoi cuccioli, potendo con rispetto ammirare lo spettacolo della natura". Il Parco ha reagito subito con un post sui social dove dichiara: "L'episodio è un fatto gravissimo, che arreca un danno enorme alla popolazione che conta una sessantina di esemplari, colpendo una delle femmine più prolifiche della storia del Parco. Ovviamente non esistono motivazioni di nessuna ragione per giustificare l'episodio visto che Amarena, pur arrecando danni ad attività agricole e zootecniche, sempre e comunque indennizzati dal Parco anche fuori dai confini dell'Area Contigua, non aveva mai creato alcun tipo di problema all'uomo" (corsivo nostro). Il Parco ha dunque l'unico interesse a preservare una numerosa popolazione di grandi predatori, mentre non considera "problemi per l'uomo" i danni alle attività agricole e zootecniche.Il presidente del Parco Nazionale della Maiella, Lucio Zazzara, nella sua nota, parla di sottocultura: "L'uccisione dell'orsa Amarena rappresenta un gesto sconsiderato per diverse ragioni, sia d'interesse scientifico, sia sociale, sia economico; ma soprattutto è la manifestazione di una pericolosa sottocultura che continua a privilegiare un approccio violento alle problematiche, che pure sussistono, nel rapporto uomo-natura" (corsivo nostro). Il presidente della regione Abruzzo, Marco Marsilio, è stato, se possibile, ancora più duro, definendo, senza mezzi termini, il suo cittadino come un "delinquente", a processo non ancora iniziato: "Mai un orso ha rappresentato in Abruzzo un qualunque pericolo per l'uomo, neanche quando si è trovato a frequentare i centri abitati. L'atto violento compiuto nei confronti del plantigrado non ha alcuna giustificazione". Quindi si dice "pronto a costituire la Regione come parte civile contro questo delinquente per tutelare l'immagine e l'onorabilità della nostra gente" (corsivo nostro).MINACCE DI MORTESe questi sono i messaggi che arrivano dalle autorità, figuriamoci quelli degli animalisti che hanno subito lanciato la carica sul Web e anche per telefono (perché nome, cognome, indirizzo, numero di telefono del macellaio sono stati subito diffusi). "Sono tre giorni che non dormo e non mangio, non vivo più, ricevo in continuazione telefonate con minacce di morte, messaggi; hanno perfino chiamato mia madre 85 enne, tutta la mia famiglia è sotto una gogna", spiega Leombruni ai giornalisti dell'agenzia Ansa. "Non è giusta questa violenza e questo martirio che ci stanno facendo - commenta la moglie - c'è la Procura che indaga, sono loro i titolati a farlo, a giudicare, noi sicuramente saremo puniti e ripeto giustamente, ma perché dobbiamo vivere sotto scorta? Perché dobbiamo aver paura di vivere?"Primo risultato fra i suggerimenti Google (dunque le ricerche effettuate dalla maggioranza degli utenti) per "Andrea Leombruni" è: "bracconiere". Eppure, appunto, ha sparato dentro il suo pollaio, con un'arma che deteneva regolarmente, non si è addentrato nel parco a uccidere animali protetti. Di fianco a casa sua è stato dipinto un murales con uno scheletro che spara con un fucile da caccia e la scritta "Giustizia". È stato cancellato per ordine del sindaco, così come è stata annullata una manifestazione di animalisti nel paese. Non per proteggere l'allevatore, ma ufficialmente per non disturbare la ricerca dei cuccioli di Amarena.Cinque mesi fa, quando Andrea Papi, un uomo di 26 anni che si allenava a correre in un bosco del Trentino, venne sbranato da un orso, si levarono alte le voci degli animalisti. Per difendere l'animale dal possibile abbattimento, argomentarono affermando che fosse "nel suo habitat". Era l'uomo, semmai, che ne aveva invaso lo spazio vitale. Ora è un'orsa che ha invaso lo spazio dell'uomo ed è stata uccisa. E la colpa è solo dell'uomo? Quindi che cosa chiede l'animalismo all'uomo, di non entrare negli spazi vitali degli orsi e di lasciar entrare gli orsi nei propri? A questo punto non è più una mera difesa degli animali, ma una loro sacralizzazione: l'orsa Amarena è vista come una sorta di vacca sacra che può andare dove vuole, fare quel che vuole e guai a chi la tocca.

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    I Verdi vogliono rendere reato in Italia il negazionismo climatico

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7500I VERDI VOGLIONO RENDERE REATO IN ITALIA IL NEGAZIONISMO CLIMATICO di Valerio Pece«Presenterò una proposta di legge per il reato di negazionismo climatico», queste le parole di Angelo Bonelli, portavoce del partito Alleanza Verdi e Sinistra. Sul "caldo da record", seppur indirettamente, Bonelli era già stato rimbrottato a dovere da Mario Giuliacci e Paolo Sottocorona, entrambi climatologi. Il primo, laureato in Fisica e fondatore di Epson Meteo, con tono frustrato su Libero ha affermato che «negli ultimi tempi [...] è una gara a chi le spara più grosse tra siti, giornali e tv». Aggiungendo: «Cosa vuol dire tempesta di caldo? Non vuol dire niente. Poi è stata diffusa una bufala. Arrivano i 50 gradi su mezza Europa! Italia, Spagna, Francia. Ma io dico: sarebbe la fine del mondo». Sottocorona, invece, per aver parlato di "procurato allarme", a seguire le idee Bonelli sarebbe addirittura passibile di incriminazione. In un intervento a "L'aria che tira" il metereologo ha affermato senza paura: «La stampa internazionale parla di caldo infernale in Italia: questo dipende dal fatto che leggono i giornali italiani, altrimenti non scriverebbero sciocchezze di questo genere».LO "PSICOREATO" DI ORWELLIl confine tra negare il "caldo record", negare il riscaldamento climatico tout-court o negare la sola origine antropica dello stesso, come al solito è molto labile. Pericolosamente labile. Il codice penale (e magari le manette) come spada di Damocle sulla testa dei cittadini non perfettamente in linea col credo "turbo green" (esattamente l'operazione liberticida del ddl Scalfarotto, poi divenuto ddl Zan) non è esattamente il massimo della costituzionalità. Senza nemmeno citare l'articolo 21 della Costituzionepiùbelladelmondo, per il quale «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero» (perfino chi nutre qualche dubbio sull'auto elettrica).Assodato comunque che la proposta di Bonelli avrebbe come primi imputati due metereologi, quel che davvero rileva è il clima da caccia alle streghe che alligna in Occidente e che va allargandosi a macchia d'olio. Un desiderio di museruola che ad aprile dello scorso anno ha portato il Presidente Biden a costituire un vero e proprio "Ministero della Verità", l'ente destinato alla censura immaginato da George Orwell nel suo 1984. L'esperimento politico (ufficialmente nato per combattere le fake news) aveva il nome di Disinformation Governance Board, cioè "Consiglio per il controllo della disinformazione". Durò lo spazio di poche settimane, finendo per naufragare sotto la pressione degli americani (non solo conservatori). Una pressione ben sintetizzata da una frase del repubblicano Willie Montagu: «C'è qualcosa di più distopico di un Consiglio per governare la disinformazione gestito dal governo federale?».COSA RESTA DELLA LIBERTÀ DI OPINIONE?Allargando il campo e lasciando per un attimo Angelo Bonelli alle sue strampalate proposte di legge, alla luce delle velocissime trasformazioni di pensiero e costume dovremmo seriamente chiederci come rileggere oggi il concetto di libertà (di opinione e non solo). Al netto del folklore, questo è il punto vero della vicenda. [...]Cosa resta dell'Occidente, delle sue conquiste di libertà? Cosa ci separa dalle dittature universalmente riconosciute? Più prosaicamente la giornalista della Verità Maddalena Loy scrive: «I Paesi in cui viene regolarmente soppressa la libertà di opinione cos'hanno da invidiare a un'Italia in cui un Bonelli chiede l'istituzione del reato di negazionismo climatico, a un Regno Unito in cui il conto corrente di Nigel Farage viene chiuso per le sue opinioni non allineate, a un Canada dove i conti correnti dei camionisti che protestano contro il green pass sono bloccati? (Spoiler: nulla)». [...]Ma Bonelli non è solo. La categoria dei "bonelliani", pronti a raccogliere i sassolini nell'Adige ma a mandare in galera chi vorrebbe problematizzare le questioni, nel loro invasato procedere vengono supportati da molti. Non solo i giovani "ecoterroristi" di Ultima Generazione, non solo da quelli di Fridays For Future, forse più miti, ma anche da attori e cantanti. Anni luce dalla misura e dall'eleganza del padre, Alessandro Gassmann giorni fa ha fatto fatica a contenersi: «Andiamo verso temperature mai raggiunte da 100.000 anni a questa parte. Ragazzi!». Il piano scelto da Gassmann, nuovo guru della scienza, è chiaramente apocalittico, quindi teologico, per cui adatto ad una risposta di pari grado. Don Antonello Iapicca, missionario in Giappone, a mo' di monito ha ricordato all'attore l'«ennesima follia di un antropocentrismo senza Dio» che «spinge l'attuale generazione ai vertici del ridicolo». Il reato di negazionismo climatico, proposta folle prima ancora che liberticida, è oltre il ridicolo.

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    Follia green contro le pizzerie: inquinano

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7489FOLLIA GREEN CONTRO LE PIZZERIE: INQUINANO di Giuliano GuzzoA New York ci sono la bellezza di 1.700 pizzerie, tre le quali si segnalano anche locali storici come Lombardi's. Non sono le 8.200 che si trovano a Napoli, d'accordo, ma sono comunque parecchie. Non a caso ci sono siti che riportano che nella Grande Mela «la pizza è praticamente ovunque». L'Independent scrive addirittura che si tratta della «capitale della pizza degli Stati Uniti». Eppure in futuro potrebbe non essere più così, dal momento che nella grande metropoli americana si è da poco scatenata una nuova crociata contro le pizzerie. Proprio così, una crociata - manco a dirlo - di matrice ambientalista.Il Dipartimento per la protezione ambientale della Grande Mela si sta infatti muovendo per chiedere alle pizzerie di ridurre le loro emissioni in modo significativo. Una richiesta, benché pesante, subito presentata come obbligata per il bene comune. «Tutti i newyorkesi meritano di respirare aria sana e le stufe a legna e a carbone sono tra i maggiori contributori di inquinanti nocivi nei quartieri con scarsa qualità dell'aria», ha a questo proposito dichiarato Ted Timbers, portavoce del Dipartimento. Di qui il varo di nuove regole che, però, potrebbero costare caro ai gestori dei locali in questione.Le nuove norme proposte dal Dipartimento per la Protezione Ambientale newyorkese, infatti, imporrebbero ai ristoranti con forni a carbone e a legna di ridurre le emissioni di CO2 fino al 75%. Le pizzerie con sistemi di cottura di questo tipo, costruiti prima del maggio 2016, dovranno perciò acquistare costose tecnologie di controllo delle emissioni - che possono valere anche decine di migliaia di dollari. Certo, non è detta l'ultima parola. Un ristoratore ha difatti dichiarato al New York Post che sono in corso trattative coi funzionari comunali per decidere se includere o esentare le pizzerie con forno a carbone e a legna.Staremo a vedere. Quello che è certo è che, a meno di ulteriori novità, almeno un centinaio di pizzerie storiche di New York potrebbero essere costrette a chiudere nei prossimi mesi. Il che vorrebbe dire, inevitabilmente, un bel po' di disoccupazione tra camerieri, pizzaioli e naturalmente ristoratori che dovessero finire sulla strada. Per caso al Dipartimento per la protezione ambientale della Grande Mela hanno pensato anche a questo? Viene seriamente da domandarselo, dal momento che l'impressione è che molte politiche green vengano ideate senza pensare alle conseguenze.Non è un caso che le reazioni a questa decisione non si siano fatte attendere. C'è chi è corso - letteralmente - a tirare pizze al municipio, mentre il New York Post riporta l'indignazione del cliente di una pizzeria che se n'è uscito dicendo: «Sono favorevole a pratiche ambientali sostenibili, ma prima dite ad Al Gore di prendere un jet privato in meno». Nella polemica ha voluto dire la sua anche il patron di Tesla e proprietario di Twitter Elon Musk: «Tutto questo è assolutamente stupido. Non farà alcuna differenza per il cambiamento climatico». Ciò nonostante, c'è da escludere che gli amministratori della Grande Mela possano davvero rivedere la loro linea. Anzi, è probabile che proseguano esattamente su questa strada.Del resto l'ambientalismo ha da qualche anno smesso d'esser una causa e una tematica, facendosi religione. Di più: è diventato un intoccabile dogma. Per cui non ci sarebbe nulla di strano se davvero a New York volessero portare avanti una crociata contro le pizze più buone: quelle cotte nei forni a legna. Una trovata la cui efficacia la sanno solo i cervelloni del Dipartimento per la protezione ambientale, gente cui, se mai venisse a Napoli, andrebbe proibito - per coerenza - l'ingresso nelle pizzerie. Perché quelle sarebbero pizzerie "inquinanti", giusto?

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    Le ridicole Chiara Ferragni e Greta Thumberg

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7488LE RIDICOLE CHIARA FERRAGNI E GRETA THUNBERG di Max Del PapaHappy days per Chiara "hy guys" Ferragni: va a Sanremo, ne esce con le ossa rotte, la family forse broken e un multone, 170mila euro, che però paga la Rai, cioè noi, circa curiosi movimenti social insieme al compagno Amadeus, roba di pubblicità occulta; fa un "pandoro benefico" e l'Antitrust la fulmina con un procedimento, ancora da definire, in cui sospetta l'inganno sugli acquirenti, indotti a credere, questa l'accusa, che l'ammontare delle donazioni fosse in funzione delle vendite anziché predeterminato.Adesso eccola alla guida della sua berlina extralusso extralettrica, "hy guuuys", in cui, da testimonial scafata, vanta le magnifici sorti e progressive del prodotto in un video Instagram di rara insostenibilità già a partire dal sonoro: "Aigaaaais, eccomi sulla mia macchina eléttrica, si ricarica "all'ottantapercééénto" in due secondi, il mio staff (non era più cool "la mia crew"?) mi dice quali sono gli impegni per oggi, alè, invece di broom broom, zzz zzz, e il profumo di fasullo lo senti fin dal telefono. Perché va bene la pubblicità, va bene l'affarismo, ma almeno mettici un minimo di credibilità, di stile. Invece così sembra proprio fatto nel totale compatimento, neppure mascherato, per gli allocchi. Come comunicatrice questa Chiara Aigaiiis non pare granché, se ne sono accorti anche alla Tod's di Della Valle.Gli impegni della imprenditrice digitale sarebbero questi: aigaaais, io sto sul veicolo da tot milaeuro, voi guardate, io incasso. Solo che il diavolo si nasconde nei dettagli e così Francesca Totolo, giornalista dai cento occhi, ha subito scovato il seguito della story: su un catamarano clamoroso, si vede un motore a nafta potentissimo che occhieggia proprio dietro mrs Aigaaaais, languidamente spalmata su quello che sembra essere proprio un Lagoon 52F Samoa, roba di sciuri, e non certo a soffio elettrico. Per la precisione, il motore si riferisce al Tender di supporto, ma il Lagoon della sciura Aigaaais va ugualmente a supernafta, basta seguire la story, gaaaaiss.È TUTTO FARLOCCOIl commento della diabolica Totolo su Twitter è tutto da gustare. "Ciao guyssss, faccio uno spottone per un'auto elettrica da 60mila euro (ma sono pure di più, Frà) (che devo ricaricare tre volte per fare 250 km) poi, per sponsorizzare una società di charter, mi godo la brezza marina a bordo di un catamarano che naviga per le Eolie utilizzando i ‘cavalli'". Eccoli lì gli impegni della crew. Benone ma non benissimo, amica Totolo: hai dimenticato che la imprenditrice Aigaaaais sta languida in pigiama, anzi "pijama". Et le voilà l'imprenditoria di questi nostri tempi, che è più una prenditoria. Ma su, ma dai, ma come si fa. Questa è l'ecologista che, giusto un anno fa, andava a prendere l'aperitivo in cima a un ghiacciaio alpino con l'elicottero. La stessa Ferragni che, in nome della lotta alle auto a scoppio, si sparava le pose al Gran Premio di Monza con Mattarella. La medesima capace di dire, senza tremare, che nelle Marche non era possibile abortire (subito sbugiardata in coro).Santo cielo, è tutto farlocco nel mondo di questi qui, tutto, tutto: quanto vi ci vuole ancora a capirlo, gaaaaaisss? Una così, giuro, è in trattative per entrare nel Pd direttamente dalla porta del Nazareno, incarichi dirigenziali; è l'ecologismo di sinistra, quello dei jet personali, dei catamarani, degli elicotteri, degli arricchiti con poca spesa e molto fumo che poi dicono: ieri oggi domani è il giorno più torrido degli ultimi 120mila anni. E pretendono di raffreddarlo impedendo agli altri di tirare la vita. Mandandoli "in ospedale o in galera", come il Grillo Parlante di Pinocchio. Questi sono sia Pinocchietti sia grilli parlanti, ma stare da tutte le parti in commedia non si può. E molto spiace che la destra di governo si allinei a una simile agenda tra delirio, spreco e utili mastodontici, roba che dovrebbe subito il primo ministro Meloni ad imminente rimpasto: perché non si può avere un ministro ambientale che si esprime come Carola Rackete.RICORDIAMO ITALIA BRASILE DEL 1982Ferragni è quella che combatte la CO2, in sé necessaria, con l'elicottero, il riscaldamento globale con lo sloop, tipo Greta quando fece la traversata con 4 natanti di scorta a carburante e fece togliere i marchi delle auto e della benzina perché il catamarano apparteneva ai Casiraghi del petrolio. È la Capitana speronatrice che si candida, e come soffre, poveretta, con una formazione di sinistre pulsioni eversive "per salvare il pianeta dalle destre fasciste". Gente che non sa far di meglio, imbonitori di petrolieri riverginati, destinata alle diarie europarlamentari, alle fondazioni lucrative. O alla prenditoria digitale. È tutto un miraggio, tutto. È tutta una balla. Il 5 luglio del 1982, giorno di Italia Brasile al Mundial spagnolo, allo stadio Sarrià di Barcellona c'erano 35,4 gradi centigradi all'ombra alle 5 de la tarde; il primo di ottobre del 1975, a Manila nelle Filippine, Muhammad Ali e Joe Frazier si pestarono per tre quarti d'ora, alle 20 del mattino, con una temperatura assassina di 48,8 gradi e un tasso di umidità del 98%.All'epoca andava di moda preoccuparsi del congelamento planetario, non del surriscaldamento. Ai, gaaais: voi a casa a boccheggiare, e se fate tanto di accendere il condizionatore salta fuori Draghi o Chiara Ferragni a dirvi che così fate la guerra; loro vivono con il climatizzatore incorporato e passano dalla berlina electro al catamarano fossile. E anche se non vi pare li pagate voi, gaaaais.Nota di BastaBugie: Antonio Gurrado nell'articolo seguente dal titolo "Greta Thunberg e la frattura tra immaginazione e realtà" racconta che l'attivista climatica è convinta che, siccome il clima è un'emergenza, bloccare il traffico non è più un reato. La polizia non è d'accordo e la arresta.Ecco l'articolo completo pubblicato su Il Giornale il 25 luglio 2023:Non so se vi ricordate di Greta Thunberg. Ebbene, ieri è stata arrestata - oddio, più che altro portata via di peso - dalla polizia svedese mentre bloccava il traffico su una strada ad alto scorrimento di Malmö. Greta, che ormai ha vent'anni e rischia di diventare una specie di Macaulay Culkin dell'ambientalismo, si è difesa con una curiosa strategia: non ha negato il fatto, anche perché è stata colta in flagrante, ma ha negato che costituisse reato. Infatti, ha argomentato, il clima è diventato un'emergenza, e per le emergenze cosa si fa? Si blocca il traffico, si passa sopra alla quotidianità, si sacrifica l'interesse privato per quello collettivo.Non fa una grinza. Dimostra anzi, questo ragionamento, lo iato fra ideale e concretezza, fra immaginazione e realtà, che caratterizza l'impegno ambientalista rigenerato da Greta: o si accetta che l'emergenza climatica sia vera e presente, e allora si abbraccia l'apocalisse mollando il tran tran, le incombenze triviali, il pendolarismo sulla tangenziale di Malmö; oppure si accetta che sì, l'emergenza climatica è sullo sfondo però ora non è che possiamo metterci a fare i capricci, la vita deve andare avanti con le sue piccole urgenze che non tollerano il blocco ideologico del traffico e in generale dell'attività umana. Greta è convinta che la realtà concreta debba adeguarsi a priorità teoriche, la polizia no. Arrestarla per questo tuttavia è eccessivo: non bisogna essere troppo severi con le persone anziane, che hanno le loro fissazioni e ripetono sempre le stesse cose.

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    Roma città di 15 minuti: prove di totalitarismo verde

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7435ROMA CITTA' DI 15 MINUTI: PROVE DI TOTALITARISMO VERDE di Alessandra NucciUn'iniziativa per trasformare radicalmente l'organizzazione di città grandi e piccole sta attraversando il mondo da Parigi a Melbourne, ma i media, tolte poche testate "ribelli", non ne parlano. Il progetto, battezzato "Città di 15 minuti" dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, mira a ridisegnare i quartieri ed avvicinare i servizi essenziali ai residenti, in modo tale che siano raggiungibili a piedi o in bici grosso modo in 15 minuti, allo scopo di migliorare sia l'aria sia la qualità della vita, e soprattutto salvare il pianeta dalla "terribile" CO2.Detta così sembrerebbe un progetto per niente controverso. Invece la cosa ha scatenato proteste, soprattutto nel Regno Unito, dove i manifestanti contro la "Città di 15 minuti" si sono uniti alle proteste contro l'Ulez (Ultra Low Emission Zone) di Londra che chiude il traffico a veicoli che non incontrino determinati standard.Definito da Nigel Farage un sistema "che susciterebbe l'invidia di Pyongyang", la "Città di 15 minuti" prevede infatti che i residenti di un dato quartiere debbano avere il permesso per poter uscire dal suo perimetro in auto. Per Oxford, la città in cui il progetto è più avanzato, sono previsti ad esempio 100 permessi all'anno, superati i quali le auto verranno multate con sanzioni pesanti (si parla di 100 sterline ad infrazione).SEMBRA BELLO, MA...A Roma, dove realizzare la "città dei 15 minuti" è uno degli obiettivi principali enunciati dal Sindaco Roberto Gualtieri, la protesta si è incendiata, ed è arrivata fin sotto le sue finestre, per via della creazione di un'immensa zona verde dotata di 51 varchi, da cui si prevede di escludere, a partire da ottobre, con sanzioni applicate da novembre, in modo progressivo tutte le auto che non corrispondono a certi parametri ecologici.Di fronte a vibrate contestazioni il Comune di Oxford ha fatto un comunicato in cui chiarisce che non sono previste barriere fisiche all'uscita di auto (anche se già adesso in alcune strade ci sono dei fittoni mobili - bollards - non a caso oggetto di sabotaggi notturni) ma solo telecamere in grado di leggere le targhe per applicare le multe. Chi avesse finito i permessi, rassicurano, potrà sempre uscire dal perimetro assegnato seguendo un determinato percorso più lungo.Queste assicurazioni però non hanno ancora rasserenato gli animi di chi rifiuta il concetto stesso del dover chiedere un permesso per muoversi liberamente con l'auto, soprattutto a leggere i traguardi dichiarati dal Consorzio di Sindaci C40, basati sulle mete dell'Agenda 2030 dell'Onu. Come illustrato dal sociologo canadese Jordan Peterson, si punta: a ridurre l'assunzione calorica procapite a 2500 calorie al giorno entro i prossimi 15 anni, ad assicurare che i ceti inferiori, che comprendono tutti all'infuori dell'élite, non possano prendere l'aereo più di una volta ogni tre anni, ad eliminare il 90% delle auto private per costringere la gente a utilizzare trasporti pubblici, ove esistenti, invariabilmente onerosi in termini del tempo richiesto, e a limitare la quantità di viaggi possibili al di fuori del proprio quartiere.LE CITTÀ DI 15 MINUTIL'esperienza dei lockdown per la pandemia ha indubbiamente reso malfidati rispetto alle autorità molti cittadini che una volta sarebbero stati più fiduciosi nelle soluzioni calate dall'alto a problemi globali. Ad esempio, c'è già chi ironizza che per Parigi, che per i Giochi Olimpici del 2024 chiuderà 185 chilometri di strade e installerà le necessarie telecamere di controllo, sarebbe assurdo, passato l'evento, ripristinare la situazione iniziale anziché lasciare in essere delle zone di esclusione utili a separare la plebe dai variamente "autorizzati".Inoltre, le campagne mediatiche che in nome di una scienza ufficiale, durante la pandemia, hanno censurato opinioni discordanti, anche autorevoli, bollandole come "disinformazione", hanno indotto molti ad ascoltare per la prima volta la voce di chi spiega che la CO2 non è cattiva bensì vitale per la vegetazione, il che invaliderebbe la base stessa per ogni restrizione alla libertà di movimento delle persone.Ma le città di 15 minuti (che cambiano nome in 20 minuti o 30 minuti per le zone dove le distanze sono maggiori), potrebbero essere solo un passaggio verso la riorganizzazione sognata dai fautori del governo mondiale, se si considera il progetto di TriState City, la megalopoli progettata per una fetta di Europa del Nord che dovrebbe coprire l'Olanda e debordare in Belgio e in Germania. Il sito del governo olandese nega che questo progetto possa avere alcun legame con le politiche contro l'uso dell'azoto in agricoltura del governo Rutte - defenestrato, non a caso, alle ultime elezioni - che minacciano la sopravvivenza stessa dell'agricoltura.Ancora più avanti, in senso tecnologico, è il progetto The Line, lanciato nel 2021 dall'Arabia Saudita, che prevede una città di lusso ma senza auto, che si stenderà per 170 km in mezzo al deserto, dietro a mura alte 500 metri, invisibili perché coperte da uno specchio. All'interno 9 milioni di Neomiani, così chiamati dal nome dato a questa nuova località, potranno spostarsi da una parte all'altra della città in pochi minuti grazie ad un treno ad alta velocità.

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    Un'orso uccide un povero runner, ma qualcuno difende la bestia

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7376UN ORSO UCCIDE UN POVERO RUNNER, MA QUALCUNO DIFENDE LA BESTIASulla tragedia in Trentino Selvaggia Lucarelli si dichiara contraria all'abbattimento dell'orso... le risponde per le rime la fidanzata dell'uccisodi Giuseppe De LorenzoA quelli che "mi dispiace moltissimo, ma l'orso va salvaguardato" occorre dire due cosette. Semplici semplici. La prima riguarda il principio di priorità: in un mondo normale, in cui evidentemente non viviamo più, la società mette al primo posto la salvaguardia dell'uomo e poi quella degli animali, selvatici e non. Lo dico da amante della natura. La seconda invece attiene al doppiopesismo di certi difensori d'ufficio dell'orso che ha brutalmente assassinato un povero runner colpevole solo di correre nel bosco vicino a casa sua: gli stessi che oggi si schierano con la bestia, infatti, si sono battuti in passato contro il principio della legittima difesa, sostenendo che uccidere un bandito che ti minaccia dentro casa altro non sarebbe che il "via libera al Far West". Tradotto: se un uomo accoppa un altro uomo per "difendere il territorio" o la famiglia, merita l'ergastolo; se invece un orso maciulla un 26enne solo perché "è entrato nel suo bosco" non vogliono nemmeno punirlo. Anzi: lo giustificano accusando il runner di aver sconfinato nel suo habitat.Nei giorni scorsi Selvaggia Lucarelli, maestra delle polemiche, ha vergato un post sulla morte di Andrea Papi. In sintesi: le dispiace "moltissimo" pure a lei, ci mancherebbe, ma rispondere all'assassinio del runner con un'altra "morte ingiusta" sarebbe sbagliato. L'orso ovviamente era "nella natura, nel suo habitat e ha fatto quello che gli animali fanno in natura: ha ucciso quello che forse gli sembrava un pericolo o un'intrusione". Insomma: l'uomo non alcun diritto, neppure per evitare simili tragedie, di "uccidere un animale" che "vive nel bosco in cui ci avventuriamo".Sul fatto che Andrea Papi sia andato a disturbare il povero orsacchiotto ha già risposto Alessia Gregori, fidanzata del runner, in un duro post contro Lucarelli. "Non so se le è chiaro che noi nel bosco ci viviamo, esci dalla porta di casa e sei nel bosco. Nessuno cerca niente, nessuno è uno sprovveduto". Quindi "se non si ha cognizione di causa è meglio tapparsi la bocca e lasciar fare chi se ne intende. Siete voi gli animali che banchettano sul dolore altrui". Inutile aggiungere altro.Sulla "morte ingiusta" dell'animale, che adesso un test del dna identificherà per dare il via alla battuta di caccia, bisogna invece fare un passettino ulteriore. Non si capisce infatti per quale motivo l'orso possa uccidere per proteggere il proprio habitat, mentre all'uomo non è permesso reagire quando lui azzanna uno "dei nostri". Mi spiegate dove sarebbe la giustizia in questa storia? L'uomo ha il diritto di difendersi, in questo caso evitando che la tragedia si ripeta. Direte: l'homo sapiens è più evoluto e non applica mai la legge del taglione. Benissimo. Allora se proprio non volete accoppare l'orso, che lo si catturi, lo si incarceri in una prigione con una cella cinque per sei come accade agli assassini umani. Mettetelo al San Vittore, dategli l'ergastolo che gli spetta: poche ore d'aria, risicati contatti con l'esterno, la luce vista dalle grate di un carcere. Sicuri che non convenga abbatterlo?Nota di BastaBugie: Stefano Magni nell'articolo seguente dal titolo "I boschi sono degli orsi. Gli umani stiano nelle riserve" spiega cosa è successo in Trentino e perché il giovane è stato aggredito e ucciso da un orso. In quell'area gli orsi erano praticamente estinti, ma sono stati riportati in quei boschi per una decisione politica che, come si vede dai risultati, è sbagliata.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 12 aprile 2023:Mercoledì 5 aprile, Andrea Papi, un giovane di 26 anni, a Caldes, Trentino, è stato aggredito e ucciso da un orso. L'uomo stava facendo running in un bosco vicino a casa sua. Dopo aver accertato, tramite autopsia, che è stato realmente ucciso dall'orso e che la morte non è sopraggiunta per altre cause, la provincia autonoma di Trento ha deciso di rintracciare e abbattere l'animale.Non stiamo parlando di un incidente avvenuto in Alaska o nelle Svalbard, o nei grandi parchi nordamericani dove, chi si avventura nelle foreste sa a cosa può andare incontro. Gli orsi erano praticamente estinti nel Trentino. Sono stati reintrodotti nel 1999 per decisione politica, con il programma "Life Ursus". Nel sito della provincia autonoma leggiamo: «per salvare il piccolo nucleo di orsi sopravvissuti da un'ormai inevitabile estinzione, il Parco Adamello Brenta con la Provincia Autonoma di Trento e l'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, usufruendo di un finanziamento dell'Unione Europea, ha dato avvio al progetto Life Ursus, finalizzato alla ricostituzione di un nucleo vitale di orsi nelle Alpi Centrali tramite il rilascio di alcuni individui provenienti dalla Slovenia». Lo scopo del programma era la «costituzione di una popolazione vitale di almeno 40-60 orsi adulti». In realtà di orsi, ora, ce n'è più di cento. Il programma è evidentemente sfuggito di mano. Gli orsi si avvicinano sempre di più ai centri abitati, cronache locali parlano di animali da cortile divorati. In una lettera aperta, una cittadina del Trentino, per far capire la situazione sostiene che riportare i grandi predatori nei boschi a ridosso delle case è stato come "portare gli squali al largo di Rimini".Come risposta alla tragica morte di Papi, la politica locale e nazionale, oltre all'abbattimento dell'orso "reo" dell'aggressione, stanno studiando un trasferimento massiccio dei quadrupedi altrove. Il ministro dell'ambiente Gilberto Pichetto e il presidente della provincia Maurizio Fugatti si sono incontrati ieri a Roma per discutere varie opzioni. Scopo del nuovo trasferimento sarà quello di mantenere "un numero sostenibile di esemplari sul territorio trentino".Ma gli animalisti hanno iniziato a protestare da subito. L'inter-gruppo parlamentare per i "Diritti degli animali e la Tutela dell'ambiente", capitanato da Michela Brambilla, si oppone sia all'abbattimento che al programma di trasferimento. «Dal punto di vista politico – si legge nella nota emessa ieri - è assurdo immaginare di risolvere il problema della convivenza con gli orsi ammazzando gli animali, peraltro protetti dalla legge e da accordi internazionali. E quanti ucciderne? Uno, dieci, cinquanta, tutti e cento? E se si volesse trasferirne la metà, operazione a dir poco impegnativa, dove trasferirli? Sono stati spesi milioni per reintrodurre l'orso e poi per gestirne la presenza negli anni (si pensi solo al costo delle risorse umane impiegate) e ora si vuol fare marcia indietro. Invece bisogna voltar pagina, sottrarre la gestione degli orsi alla politica per riconsegnarla agli esperti, ispirarsi a esperienze di maggior successo, come quella del parco d'Abruzzo, e mettere finalmente in atto misure serie di prevenzione: campagne informative per popolazione e per turisti, cartellonistica ben visibile, limitazioni dell'accesso ai boschi dov'è maggiore la probabilità di incontrare gli orsi, obbligo di non uscire dai sentieri, obbligo di tenere i cani al guinzaglio, presidi e controlli severi e corridoi ecologici per favorire la dispersione degli orsi su un territorio più vasto». In estrema sintesi, l'inter-gruppo parlamentare della Brambilla vorrebbe riservare i boschi agli orsi e semmai limitare i movimenti dell'uomo.Questo atteggiamento riflette la prevalenza dei commenti animalisti sui social network: il giovane, la vittima, è stato "imprudente". C'è chi lo colpevolizza perché avrebbe tentato di difendersi con un bastone, quindi ha "provocato" o "non ha saputo reagire" alla presenza del grande predatore. Seguono una serie di consigli di più o meno sedicenti esperti su come comportarsi con un orso. Il suggerimento più comico: stare fermi e guardarlo fisso negli occhi. Molto realistico, come potrete immaginare, specie quando l'orso dovesse correrti incontro mentre fai jogging. Di fondo, comunque, c'è sempre un motivo di fondo: l'orso è nel suo habitat, è l'uomo l'invasore.Lo si legge a chiare lettere nel primo commento di Selvaggia Lucarelli (editorialista de Il Fatto Quotidiano) che non perde occasione per aizzare polemiche social. Riguardo alla decisione di abbattere l'orso, parla di "morte ingiusta", perché «quell'orso era nel suo bosco, nel suo habitat e ha fatto quello che gli animali fanno in natura». I colpevoli siamo noi umani, siamo noi gli invasori: «Che diritto abbiamo noi di uccidere un animale che non si introduce in casa nostra, ma un animale che vive in un bosco nel quale noi ci avventuriamo?». Infine una stoccata al presidente della provincia (e ovviamente al suo partito): «Puoi uccidere un orso caro Fugatti, ma quello faceva ciò che piace a voi leghisti: stava a casa sua».La prima grande associazione animalista che ha impugnato al Tar la decisione della provincia autonomo di abbattere l'orso è la Lav, la Lega Anti-Vivisezione. Esplorare la pagina Facebook della Lav è sempre un'esperienza interessante, un panorama sul pensiero animalista. Sotto il post che annunciava il ricorso, troviamo tante approvazioni lapidarie: "Viva sempre la natura!" "Sempre con gli animali!" "Salviamo l'orso!" "Aiutiamolo a vivere!" "Viva l'orso. Sempre!"

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    Milano da incubo si paga per entrare e anche per stare fermi

    VIDEO:Il green pass delle automobili ➜ www.youtube.com/watch?v=6Ju7yEpogwU&list=PLolpIV2TSebUZf755kITHNSRL7joJIZ2ZTESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7360MILANO DA INCUBO: SI PAGA PER ENTRARE E ANCHE PER STARE FERMIIl pedaggio per entrare in città e per parcheggiare fanno parte di un piano delle città C40 nella lotta al cambiamento climatico, più avanti... verso il baratro (VIDEO: Il Green Pass delle automobili)di Stefano MagniOgni mattina, un milanese si sveglia e sa che deve affrontare un nuovo divieto o pagare un nuovo pedaggio. Milano è già da anni circondata da una lunga barriera invisibile: l'Area B corrisponde alla cerchia ferroviaria, include quasi tutta la città ed entro di essa si può accedere solo con auto di categorie meno inquinanti (scalabili, a seconda dell'età dell'auto). Dal prossimo futuro potrebbe essere messa a pagamento per tutti, probabilmente con tariffe differenti a seconda dell'auto, ma sempre di pedaggio si tratterà.Se ne è discusso in Consiglio Comunale, al vertice dei capigruppo dei partiti della maggioranza di centrosinistra (Pd, Europa Verde, Riformisti per Milano, Lista Sala e Milano in Salute). L'area B a pagamento, fuori di metafora il biglietto per entrare a Milano, non è l'unica proposta. C'è anche l'aumento (ormai certo) del pedaggio per entrare nell'Area C, che comprende il centro cittadino, entro la cerchia dei bastioni.Arianna Censi, assessore alla mobilità, dichiara che l'Area B a pagamento "non è all'ordine del giorno". Ma è una prospettiva concreta e sufficiente a far insorgere l'opposizione. Silvia Sardone, della Lega, ribatte duramente: «La rivoluzione per le auto in città che vorrebbe proporre la giunta Sala ormai raggiunge vette di follia. L'idea, sempre più concreta, di aumentare il ticket di Area C e introdurre un pagamento per Area B sarebbe l'ennesima scelta anti auto che penalizzerebbe pendolari, lavoratori e famiglie».PARCHEGGIO A PAGAMENTO ANCHE PER I RESIDENTIResta in sospeso anche il parcheggio a pagamento anche per i residenti, di cui si parla dall'inizio dell'anno, tema tornato in auge lo scorso 10 marzo. Spiega la Censi, «È un'ipotesi, ho chiesto ai tecnici di produrmi tutti gli scenari possibili e tutti i risultati ipoteticamente attendibili: il pass oneroso per la seconda auto, il pass oneroso per tutti e per nessuno. Poi la politica sulla base dei dati oggettivi deciderà che strada prendere. Al Consiglio comunale voglio dare tutti gli scenari possibili». Alla fine, però, l'obiettivo della giunta del sindaco Giuseppe Sala è sempre quello di ridurre le auto in circolazione. Dovranno essere, al massimo, 4 ogni 10 abitanti, entro la fine del decennio. Oggi sono 6 ogni 10. Quindi si devono trovare metodi per far rinunciare all'auto, rendendola sconveniente. Come dichiara apertamente la Censi: «Sarebbe già importante valutare la convenienza di quanto costa a una famiglia avere una seconda auto e quanto invece sia più conveniente utilizzare altri sistemi».Perché l'esperimento di Milano dovrebbe interessare anche al resto del Paese? Come già riportato su queste colonne, a gennaio, fa parte del pacchetto anche l'introduzione di un limite massimo di velocità a 30 km/h, per tutta l'area urbana. Anche questa regola, giustificata dalla sicurezza stradale, è scritta su misura per pedoni e ciclisti e scoraggia l'uso dell'auto in città. Quel che si applica a Milano, potrebbe essere replicato altrove, perché queste sono ormai politiche internazionali. Milano è parte del network mondiale C40, che raggruppa 96 grandi città in tutto il pianeta, con un programma che impegna le amministrazioni locali a combattere il cambiamento climatico, anche con misure drastiche.Concepito dall'allora sindaco laburista di Londra Ken Livingstone nel 2005 e potenziatosi con l'ingresso di un'analoga iniziativa Clinton Climate Initiative dell'ex presidente americano, il C40 è una potenza che attrae fondi pubblici e privati da tutto il mondo, promuove politiche ecologiste, crea un "club" di città in cui è sia conveniente che prestigioso esser dentro. È "una rete globale di sindaci che intraprendono azioni urgenti per affrontare la crisi climatica e creare un futuro in cui tutti possano prosperare". Come tutti i progetti ecologisti, anche i programmi del C40 sono onnicomprensivi: vanno dalla qualità dell'aria nelle grandi città allo smaltimento dei rifiuti, passando per lo stile di vita e la dieta di ogni singolo cittadino.DEGRADO CLIMATICO"Anche l'inquinamento atmosferico è intrinsecamente legato al degrado climatico. Molti driver di scarsa qualità dell'aria sono fonti di emissioni di gas serra, come gli inquinanti causati dalla combustione di combustibili fossili. I sindaci comprendono che la salute pubblica, la crisi climatica e la qualità dell'aria urbana sono questioni interconnesse". Le soluzioni suggerite sono: "zone a basse e zero emissioni". E poi: "promuovere l'andare a piedi e in bicicletta".Che l'obiettivo sia chiaramente quello di ostacolare l'uso dell'auto in città e, successivamente, di ridurre il parco auto, è reso evidente dal capitolo sui trasporti: "I trasporti sono la fonte in più rapida crescita di emissioni di gas serra e rappresentano il 27% delle emissioni globali. Il traffico è la principale fonte di inquinamento atmosferico a livello globale e, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, 9 persone su 10 vivono con livelli malsani di inquinamento atmosferico". Quindi: "Rendere il trasporto pubblico, gli spostamenti a piedi e in bicicletta l'opzione preferita per più spostamenti". Poi si proceda con: "Implementazione di restrizioni sui veicoli ad alto inquinamento in una parte significativa di una città". E dulcis in fundo: "Segnare la fine delle auto e dei camion alimentati a benzina e diesel promuovendo l'uso di alternative a emissioni zero".Non è solo un'impressione che lo scopo finale del gioco sia quello di creare un cittadino più stanziale. Al capitolo sull'urbanistica si immagina un nuovo tipo di città ideale: "Attuare politiche di 'città di 15 minuti' o 'quartiere completo' che forniscano servizi pubblici, negozi essenziali e un mix di attività economiche a pochi passi o in bicicletta dalle case dei residenti". L'obiettivo è quello di creare il cittadino che non va oltre il suo quartiere, mai comunque oltre un obiettivo a più di 15 minuti da casa sua. Ma come sarà realizzata questa città ideale? Se solo con incentivi, offrendo tutti i servizi entro un'area limitata, si tratterà comunque di un bell'impegno economico. Tuttavia il Covid ci ha mostrato come le autorità anche democratiche si siano impegnate a limitare o a vietare del tutto il movimento delle persone, con lockdown parziali o totali. E questo renderebbe la città ideale un incubo del futuro.

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    Greta è un fenomeno costruito ad arte dai suoi genitori

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5623GRETA E' UN FENOMENO COSTRUITO AD ARTE DAI SUOI GENITORI di Francesco AgnoliCi sono troppe cose che non tornano nella vicenda Greta.Lasciamo perdere il tema ambientale, su cui ferve una grande discussione. C'è, comunque la si pensi, nel modo di affrontarlo, un che di apocalittico che disturba e che risulta, a chi abbia un po' di memoria, ripetitivo.Da decenni viene ripetuta l'idea che tutto stia per finire: ricordate la "bomba demografica" che in poco tempo avrebbe spazzato via l'umanità? Se ne parla da cinquant'anni, ma tutte le profezie nefaste si sono rivelate errate. E le previsioni del calendario Maya, quello secondo cui il mondo sarebbe finito nel 2012? E le profezie apocalittiche, sempre a partire dalla catastrofe ecologica prossima ventura, del politico americano Al Gore (che voleva salvare la Terra da una distruzione imminente, e si guadagnò il Nobel)?Certamente predire l'Apocalisse di qui a dopo-domani ("il tempo sta per scadere!") permette di sollevare clamore, ma non si sta eccedendo?DOMANDE A CUI NESSUNO RISPONDEAl di là di queste valutazioni, viene da chiedersi se davvero sia possibile credere al fenomeno Greta come a qualcosa di spontaneo!Nell'epoca degli spin doctor, della comunicazione studiata a tavolino nei minimi dettagli, è possibile che una ragazzina di nemmeno 16 anni abbia davvero, da sola, messo il mondo intero a pensare?I sospetti nascono anche leggendo le biografie dei genitori, che appaiono, a qualcuno, i manovratori occulti.La madre è cantante ed attrice. Il padre è un attore, un produttore e un regista, e si occupa dell'immagine della moglie.È così difficile sospettare, anche solo per un attimo, che il fenomeno Greta sia dovuto anche al mestiere dei genitori, al loro amore per una certa visibilità, alla loro capacità "cinematografica"?È così assurdo pensare che una ragazzina sicuramente poco esperta di temi complicati e scientifici, difficilmente al corrente dell'accordo di Parigi e del suo significato, sia in fondo un "burattino", mediaticamente efficace anche a causa della sua disabilità, nelle mani di genitori scaltri, mediatici, molto attenti, per mestiere, alla loro pubblica visibilità?È malizia notare che proprio in occasione del grande successo del famoso sciopero mondiale, sia uscito in varie lingue un libro di Greta?Greta sa scrivere un libro? Sa trovare editori così importanti? Sa programmare i tempi (sciopero mondiale e uscita libro, in contemporanea, in vari paesi), con tanta sapienza?La sindrome di Asperger, da cui è affetta la graziosa Greta, provoca ritardi cognitivi e difficoltà nell'acquisizione delle capacità linguistiche, oltre che generare comportamenti un po' ossessivi e ripetitivi, "attività e interessi in alcuni casi ristretti". Questo non dice nulla?Sono solo alcune delle domande che vengono in mente, a cui se ne potrebbero aggiungere molte altre: perché cercare di fare di una battaglia ecologica, una specie di religione? Perché mescolare così ecologia e evidenti riferimenti politici? Perché affiancare alla battaglia per un minor inquinamento, in sé certamente comprensibile, considerazioni femministe di tipo radicale o elogi dei Gay pride? E' proprio necessario sminuire la distruzione della cattedrale di Notre Dame, per dare maggior valore alla propria tesi?PREMIO NOBEL PER LA PACE?Non appena la fama di Greta è decollata, è stata lanciata la sua candidatura all'ambito e ricco premio Nobel per la pace.Si ripeterebbe così quanto è accaduto con Al Gore, candidato democratico americano di cui si è detto; o con il presidente Obama, un altro democratico, insignito del Premio prima ancora di iniziare a governare.Che qualcuno puntasse già prima al riconoscimento?Che l'Accademia di Svezia voglia avere finalmente una connazionale da premiare?Che sia necessario ricostruire la credibilità di un premio che negli ultimi anni ha perso smalto, in seguito a vari scandali?Che dopo Al Gore e Obama, qualcuno voglia inventare una nuova icona mondiale per il progressismo in crisi?Sono tutte domande, credo, comprensibili, che vengono rafforzate leggendo i suoi tweet (troppo studiati, per essere di una ragazzina). [...]In conclusione, domande di altro genere: il presidente Mattarella, l'eurodeputato Tajani, Pippo Civati, candidato in Europa Verde, e tutti quei politici che fanno a gara per fare professione di gretismo convinto, si sono svegliati davvero a causa delle parole di una ragazza di 16 anni, mentre dormivano quando gli scienziati si scontravano sul tema, con questa o quella posizione? Oppure fanno finta e cavalcano l'onda?Se fanno sul serio, li vedremo davvero, domani, scontrarsi contro i potentati economici che stanno dietro a tutto ciò che, a dire di Greta, andrebbe eliminato, dagli aeroplani, ai cellulari, alla plastica, alle auto ecc.?Da domani li vedremo andare a Bruxelles in calesse invece che in aereo o in auto? Smetteranno di mangiare merendine confezionate e simili prodotti? Getteranno via i loro smartphone?Oppure la commedia è bella, e visto che c'è spazio, ci si fa avanti... perché anche una breve comparsata, in un film di successo, prima delle elezioni, ha il suo perché?

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    Perchè l'Unione Europea vuole convincerci a mangiare gli insetti?

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7312PERCHE' L'UNIONE EUROPEA VUOLE CONVINCERCI A MANGIARE GLI INSETTI?Salvare l'ambiente e combattere la fame nel mondo sono solo fumo negli occhi perché la realtà è che la rottura di un tabù (vedi finestra di Overton) confonde il bene con il male e rovescia le norme moralidi Roberto MarchesiniL'Unione Europea, questa volta, ci chiede di mangiare insetti. Una dopo l'altra, sta autorizzando la commercializzazione di varie specie di insetti per l'alimentazione dei cittadini del vecchio continente. Ovviamente, i media nazionali sono stati attivati e non fanno che parlare di questo, coinvolgendo chef stellati, «scienziati» e diversi testimonial: i cittadini europei devono considerare normale (anzi: «figo») mangiare insetti; retrogrado l'essere scettici o, addirittura contrari a questa pratica. All'unisono, ad esempio, diverse testate hanno cominciato a propalare l'idea che «Già mangiamo insetti senza saperlo», quindi... che problema c'è? Ed ecco aperta una nuova "finestra di Overton".Ma perché dovremmo «cambiare il nostro stile di vita» (cosa che, abbiam giurato, non avremmo fatto nemmeno sotto attacco dei kamikaze islamici) e mangiare qualcosa che non rientra nelle nostre abitudini alimentari, suscita un certo ribrezzo e più di qualche dubbio sulla salubrità? La spiegazione ufficiale è questa: «I sistemi alimentari non possono essere resilienti a crisi come la pandemia di COVID-19 se non sono sostenibili. Dobbiamo riprogettare i nostri sistemi alimentari che oggi rappresentano quasi un terzo delle emissioni globali di gas serra, consumano grandi quantità di risorse naturali, comportano la perdita di biodiversità e impatti negativi sulla salute (dovuti sia alla sottonutrizione che alla sovranutrizione) e non consentono ritorni economici e mezzi di sussistenza equi per tutti gli attori, in particolare per i produttori primari».SALVARE L'AMBIENTE E COMBATTERE LA FAME NEL MONDO?Ovviamente, serve a salvare l'ambiente. Qualcuno sosteneva che mangiare insetti servisse a combattere la fame nel mondo. Qualcuno, un po' più malizioso, sostiene che sia un modo che l'élite ha escogitato per marcare la differenza di status: il popolo, gli «inutili mangiatori», come ci ha definiti l'intellettuale Yuval Noah Harari, mangino insetti; i vip, impegnati a salvare il mondo, si sostentino con cibi raffinati e succulenti. Sarebbe, per farla breve, un modo per umiliare chi non appartiene all'élite.Devo dire, francamente, che nessuna di queste spiegazioni mi convince. C'è, piuttosto, un'altra spiegazione che mi ronza nella testa. L'idea è questa: promuovere l'alimentazione insettivora per infrangere un tabù (alimentare e culturale). Questo è l'obiettivo dell'arte moderna: infrangere tabù estetici e culturali. Ad esempio, nel 2014 i curatori della mostra milanese intitolata Reality Hacking, che hanno commentato la decisione di esporre una «scultura» (un fallo di legno alto quattro metri e pesante una tonnellata) dello svizzero Peter Regli con queste parole: «[...] queste azioni combinano abilità tecnica, intuizione e intelligenza critica per scardinare la percezione di un sistema specifico, di un ordine visivo e concettuale precostituito». Ancora: nell'ottobre dello stesso anno, in piazza Vendome a Parigi, è stata esposta un'opera dello scultore Paul McCarthy: un gigantesco albero di Natale/sex-toy. Alle polemiche che l'oggetto ha suscitato, la Direttrice Artistica della Fiera d'Arte Contemporanea Jennifer Flay, che ha organizzato l'installazione, ha risposto con queste parole: «È chiaro che quest'opera è controversa, che gioca sull'ambiguità tra un albero di Natale e un sex toy: non è una sorpresa né un segreto. Ma non c'è alcuna offesa al pubblico ed è abbastanza ambigua per non sconcertare i minori. Del resto ho ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie, dalla Prefettura, al municipio, fino al ministero della Cultura. A cosa serve l'arte se non per scuotere, porre delle domande, evidenziare le falle di una società?» (cfr. Roberto Marchesini, La Rivoluzione nell'arte, D'Ettoris, Crotone 2016). Credo che lo stesso shock, lo stesso scardinamento, scuotimento morale e culturale sia l'obiettivo della pensata UE.L'ERESIA DELLO GNOSTICISMOPerché? È presto detto: gnosi. Secondo lo studioso Robert Grant, la gnosi nacque tra il popolo ebreo dopo la distruzione del tempio: "I servizi del tempio erano finiti; che dovevano fare i sacerdoti e i leviti? Col tempio distrutto, come potevano i pii farisei continuare ad ubbidire alla legge di Mosè? Col fallimento della visione apocalittica, come poteva questa essere conservata dagli esseni o dagli zeloti? La legge e i profeti rimanevano, ma come potevano ormai essere interpretati?"Gli antichi miti, con i quali gli ebrei erano entrati in contatto nei secoli precedenti e dei quali si era mantenuta la memoria, fornirono una sconvolgente spiegazione: Yahweh non era un dio buono, che proteggeva e tutelava gli ebrei come figli prediletti. Egli era piuttosto un dio malvagio, ingannatore (il demiurgo platonico), che li aveva abbandonati in mano agli invasori dopo averli lusingati con vane promesse. Se la legge divina era un inganno, essa poteva essere infranta senza peccato da chi era «illuminato» dalla conoscenza di questi misteriosi segreti. Anzi: la legge doveva essere infranta, perché era la legge di un dio malvagio e bugiardo. Ciò che è bene è in realtà male, e viceversa. Tutto deve essere rovesciato, valori e norme morali comprese. Attraverso il peccato, l'infrazione di tabù, ci si purifica.Per qualche secolo, la gnosi restò un fenomeno carsico, emergendo qua e là (specialmente in Europa centrale) sotto forma di movimenti ereticali ebraici (Shabbatai Zevi e Jakob Frank) o cristiani (Catari); emergendo definitivamente nel XVI secolo per imporsi, lentamente, come filosofia dominante. Ora assistiamo al suo trionfo. La chiamiamo «modernità».Che aggiungere? Buon appetito!

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    L'Unione Europea imporrà il restauro dei tre quarti delle case italiane

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7283L'UNIONE EUROPEA IMPORRA' IL RESTAURO DEI TRE QUARTI DELLE CASE: IN ITALIA SARA' UN DISASTRO di Stefano MagniDopo le auto, le case. Le auto emettono gas serra, quindi l'Ue intende vietare, entro il prossimo quindicennio, le auto con motore a combustione interna, permettendo solo quelle elettriche. Ma le case emettono gas serra più delle auto, si obietta. E quindi che si fa, si vietano anche le case? Sì. La risposta, sconcertante, è contenuta nella bozza della direttiva Ue sull'efficienza energetica nell'edilizia, di cui si discute da più di un anno e che il 9 febbraio approderà nel Parlamento europeo per il dibattito. Saranno consentiti solo edifici abitativi e pubblici con una maggior classe di prestazione energetica. Tutti gli altri devono essere restaurati per raggiungerla (o abbattuti, perché no?). Il governo Meloni sta provando ad opporre resistenza, così come i partiti di maggioranza FdI e Lega. In Italia, infatti, si dovrebbero rifare i tre quarti del Paese.L'ITALIA È LA PIÙ PENALIZZATAGli edifici si suddividono in sei categorie, da A (la migliore) a F (la peggiore). Secondo la bozza della direttiva che verrà presentata al Parlamento europeo, gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il 1° gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed entro il 1° gennaio 2033 almeno la classe di prestazione energetica D.Di tutti i 27 Paesi dell'Unione, noi siamo fra quelli più penalizzati. "La maggior parte degli immobili italiani è in una classe tra G e F. L'avanzamento di classe energetica richiede solitamente un taglio dei consumi di circa il 25% con interventi come cappotto termico, sostituzione degli infissi, nuove caldaie a condensazione, pannelli solari. Una serie di interventi che necessitano di ingenti investimenti economici per il raggiungimento dei minimi previsti dalla Commissione europea", si legge nella mozione di Riccardo Molinari (Lega). La maggior parte, si intende i tre quarti di tutti gli edifici abitativi italiani. Secondo i dati riportati nella mozione di Tommaso Foti (Fratelli d'Italia), gli edifici ad uso residenziale sono 12 milioni e mezzo e con la direttiva "dovranno essere ristrutturati oltre 9 milioni di edifici residenziali" e non è prevista flessibilità per adattarsi al contesto nazionale."Differentemente dai Paesi nordici, ove gli immobili sono quasi tutti di recente costruzione, l'Italia ha alle sue spalle una lunga storia edilizia che non può essere di colpo adeguata a standard moderni imposti dalle pressanti richieste di ambientalismo ideologico", scrive Molinari. Giorgio Spaziani Testa (Confedilizia), prevede per questo uno scenario fosco: "i tempi ridottissimi determineranno una tensione senza precedenti sul mercato, con aumento spropositato dei prezzi, impossibilità a trovare materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate, professionisti ecc. Nell'immediato, poi, l'effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie".SI AMPLIFICA LO STRESS DEL BONUS 110Per fare un esempio: lo stress provocato sul mercato dal bonus 110 per l'edilizia riguardava appena il 5% degli edifici unifamiliari e lo 0,8% di quelli plurifamiliari. "Imporre gli interventi previsti dalla bozza di direttiva vuol dire obbligare a spese ingenti la quasi totalità della popolazione italiana, a differenza di quanto accade in Paesi - come ad esempio la Germania - in cui la proprietà degli immobili è concentrata in pochi, grandi soggetti di natura societaria". Secondo Foti: "La direttiva, oltre a rappresentare un rischio per i proprietari e per il valore degli immobili, costituisce anche un serio pericolo per le banche e per le loro garanzie: una riduzione generalizzata del valore del patrimonio immobiliare italiano, farebbe conseguentemente emergere un problema creditizio".Questa bozza di direttiva non è solo un monumento alla rigidità dell'Unione Europea, che non tiene affatto conto delle diversità al suo interno, ma è anche un esempio di come la politica climatica sia diventata un Moloch molto esigente. In suo nome si devono fare sacrifici, meglio se più dolorosi. La fretta con cui sono state fissate scadenze vicinissime (come si era già visto per i veicoli elettrici) per eseguire interventi enormi ne è la dimostrazione. Serve ad assecondare lo spirito emergenziale con cui si affronta la questione, il tentativo di mitigare il riscaldamento globale, convinti di essere sull'orlo di una catastrofe irreversibile.Il Moloch climatico chiede sacrifici, ma sempre a danno delle solite categorie. Chi verrebbe penalizzato? Chi ha investito nel mattone. E chi investe nel mattone? Chi pensa di dare un tetto alla famiglia e garantire un'eredità stabile ai figli. Nello spirito della bozza di questa direttiva, il bagaglio, storico e famigliare, è meglio che sia leggero. Meglio se la casa è nuova, meglio se si è disposti a cambiarla. Meglio ancora se non la si possiede neppure (e qui viene in aiuto tutta la retorica a favore della sharing economy, della coabitazione, del "non possiedo nulla e sono felice"). Sono gli obiettivi del socialismo classico, se ci si pensa bene, contro la famiglia e la proprietà privata, sulla casa. È un socialismo che si tinge di verde e viene promosso anche dai maggiori capitalisti, in una sorta di nemesi storica.

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    La trappola di Malthus conduce all'estinzione il popolo italiano

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7274LA TRAPPOLA DI MALTHUS CONDUCE ALL'ESTINZIONE IL POPOLO ITALIANOSi pensa di risolvere il problema importando manodopera dall'estero, ma questa accoglienza si trasforma in sostituzione etnica, qualcosa di diverso che richiama ancora una volta teorie che evocano Malthusdi Clemente SpartacoL'economista e demografo Malthus teorizzò nell'Ottocento il contrasto inevitabile tra le modalità di crescita geometrica della popolazione, che sarebbe raddoppiata ogni 25 anni, e le modalità di crescita aritmetica delle risorse alimentari. Previde quindi che si sarebbe inevitabilmente arrivati ad una divaricazione tale, fra l'una crescita e l'altra, che ad un certo punto le risorse non sarebbero state più sufficienti a soddisfare i bisogni.È questa la cosiddetta "trappola di Malthus": una soglia di insostenibilità che deriva inevitabilmente dell'aumento esponenziale della popolazione.La teoria, invocata ripetutamente dai neo-malthusiani per contrastare con il controllo della natalità l'impoverimento ed il perturbamento delle risorse su scala planetaria, ha una sua forza ed un suo fascino. E lo ha esercitato (e lo esercita ancora) anche in Italia.Fu invocata, ad esempio, negli anni Sessanta, quando la crescita demografica era effettivamente sostenuta e la natalità, specie nel Sud Italia, si manteneva a livelli fra i più alti in Europa. Alimentò nel Sessantotto il dibattito sull'uso e la liceità della pillola anticoncezionale, la cui introduzione nella prassi del controllo delle nascite aprì la via ad ulteriori "conquiste civili", nel cui solco s'inscrive l'aborto, legalizzato con legge dello Stato nel 1978 (la n. 194) e confermato da un referendum popolare nel 1981.Anche l'aborto ha sullo sfondo le teorie di Malthus nella misura in cui, il diritto affermato "ad una procreazione cosciente e responsabile, insieme con il riconoscimento del valore sociale della maternità", si è istantaneamente trasformato in una pratica di controllo delle nascite. Cosicché nel corso di questi 40 anni sono stati soppressi legalmente almeno sei milioni di esseri umani, contribuendo a un impoverimento senza precedenti del tessuto demografico italiano (ma è chiaro che questo vale tanto più su scala mondiale).IL CRASH DEMOGRAFICONel frattempo le dinamiche di crescita e la struttura stessa della popolazione italiana sono radicalmente mutate. La natalità si è andata progressivamente contraendo, la nuzialità si è più che dimezzata e la popolazione è andata sempre più invecchiando, talché oggi l'età media in Italia supera la veneranda (si fa per dire) età di 46 anni. Anche il numero medio di figli ha ampiamente distanziato il livello minimo di garanzia di sostituzione generazionale, attestandosi oggi a 1,24 figli per donna.Di conseguenza a questo crash demografico, che si configura ormai come qualcosa di epocale, si è determinata una nuova trappola, per così dire, inversa, perché ora il problema della progressione geometrica malthusiana si ripropone, ma come regressione della popolazione secondo un trend che appare ormai difficile, se non impossibile, invertire. Il numero dei nati sprofonda infatti verso livelli sempre più infimi, collezionando sempre nuovi record negativi e abbattendo soglie sempre più deprimenti: sotto il mezzo milione appena qualche anno fa; sotto le 400 mila nel 2021. Non è lontano il tempo che saranno sotto le 300 mila.È un tracollo che si autoalimenta, perché meno nati oggi significa ancora meno nati fra una generazione, quando i bambini di oggi dovrebbero poter generare e così via, generando una regressione che alla fine porta all'estinzione.È RARO VEDERE UN FIOCCO COLORATO SULLA PORTAL'anticipazione che sa di presagio nefasto è in realtà già qualcosa di osservabile in alcune realtà del Paese in cui ormai la popolazione giovanile è quasi assente e non nascono bambini da anni, se non da decenni. Non si vede un fiocco colorato sulla porta né ragazzini con i calzoncini corti rincorrere un pallone per strada e le bambole sono riposte con cura nelle credenze a ricordare giochi e tempi andati a vecchi rimasti soli.La desertificazione umana avanza lungo le montagne salendo il declivio che porta ai paesi arroccati sulla dorsale appenninica, dove i pochi giovani sono andati via a cercare vita e fortuna altrove e i bambini si vedono solo in fotografia. Ma anche in città sono sempre più le culle melanconicamente vuote, mentre adulti stressati dal lavoro tornano a casa con poca o nessuna voglia di mettersi a rincorrere il bambino che gattona per casa o a far fronte alle intemperanze della figlia adolescente perennemente innamorata.Si pensa di colmare questo deficit importando più o meno legalmente manodopera dall'estero; e ci sono i teorici che lo sbandierano come progresso, apertura solidale che dischiuderebbe la porta all'avvento di una società multietnica e multiculturale. Ma a questo punto l'accoglienza si trasforma nemmeno tanto inopinatamente in sostituzione etnica, qualcosa di diverso che richiama ancora una volta teorie che evocano Malthus.Queste infatti indistintamente trattano gli esseri umani come numeri e i bambini come bussolotti da sottrarre o addizionare a piacere. Ed è in questo contesto culturale che si inseriscono anche le lamentazioni di chi - ipocritamente - paventa che fra nemmeno 30 anni ci saranno cinque milioni di Italiani in meno, ma nello stesso tempo tacciono sul fatto che all'appello ne mancano più di sei milioni cui è stata negata la possibilità di nascere: ...un'altra volta la trappola di Malthus!

  31. 27

    Le carte di credito rieducano ecologicamente

    VIDEO: OIMOCINAM ➜ www.youtube.com/watch?v=2-IPVvAO4q8&list=PLolpIV2TSebVtj34zS7A0AabuQ9cf1UxpTESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7231LE CARTE DI CREDITO RIEDUCANO ECOLOGICAMENTE di Stefano MagniNormalmente temiamo che la carta di credito blocchi un nostro acquisto, perché è finito il credito. Ma già da due anni si stanno diffondendo carte di credito che bloccano un nostro acquisto perché è climaticamente scorretto. Cioè, secondo i dati della banca emittente, con i nostri acquisti rischiamo di emettere troppa CO2.Al di là dei singoli casi e prodotti finanziari, questo è un tipico esempio di come si afferma un'egemonia ecologista. La Cop27 in Egitto si è conclusa con poco o nulla, come sempre quando si mettono assieme governi molto differenti. E in un periodo di crisi energetica è ancora più difficile convincere le opinioni pubbliche a fare sacrifici nel nome della lotta al riscaldamento globale. Per questo motivo, gli ecologisti hanno sempre tentato di scavalcare i governi e le loro lungaggini per imporre le loro regole direttamente alla società, con metodi che vanno dal persuasivo all'autoritario. Non i pochi estremisti che si incollano alle pareti, imbrattano i quadri nei musei e bloccano il Grande Raccordo Anulare. Quelli fanno notizia, provocano più indignazione che attenzione nella gente comune e il loro gesto rimane quasi certamente senza seguito. Il lavoro degli ecologisti che non si vede, ma ha un impatto decisamente maggiore, è il lavoro di lobbying presso grandi aziende e banche, per introdurre metodi di controllo "dal basso", direttamente nella società, regolando il mercato, prima con norme consuetudinarie e volontarie. Poi, quando il terreno è pronto, anche con leggi di Stato.Come fare a indurre le persone a condurre una vita che produce poche emissioni? Molto semplicemente, colpendolo nel portafogli. L'ultimo esempio è quello della carta di credito, sul circuito Visa, che dall'inizio dell'anno prossimo sarà emessa dalla banca cooperativa canadese Vancity, di Vancouver. Molti siti Internet ne stanno parlando in questo periodo. Per non essere tacciati di complottismo, facciamo parlare direttamente Vancity: «Ogni titolare di carta di credito Vancity Visa sarà in grado di monitorare le emissioni di carbonio stimate per i propri acquisti con carta di credito. I soci potranno vedere come il loro conteggio mensile si confronta con la media nazionale, o quali acquisti con carta di credito hanno il costo ambientale più alto. Il Carbon Counter aiuterà i titolari di carta Vancity a capire l'impronta di carbonio dei loro acquisti e fornirà consigli su cosa fare per ridurre la propria impronta di emissioni».GREEN PASS OBBLIGATORIOPer avere i dati necessari a capire quante emissioni "pesa" ogni bene o servizio acquistato, è intervenuta una azienda ecologista: «Vancity collabora con ecolytiq, una delle aziende leader in Europa nella tecnologia di impegno per il clima, per fornire il primo Visa Carbon Counter in Canada. La soluzione di ecolytiq combina la sensibilizzazione sul clima, l'educazione e il nudging comportamentale nel suo strumento per le istituzioni finanziarie». Con "nudging comportamentale", traducendo dall'oscura terminologia sociologica inglese, si intende: una spinta a comportarsi "bene". Era un esempio di "nudging comportamentale" il Green Pass obbligatorio, ad esempio: anche se non sei obbligato a vaccinarti, non vaccinandoti potrai fare sempre meno nella tua vita.Il progetto non è nuovo, ne avevamo parlato l'anno scorso su queste colonne. Ci aveva pensato anche la start up svedese Doconomy, nel 2020, usando il circuito Mastercard, in quel caso: Do Black, la prima carta di credito che ti dice quanto inquini e blocca le tue spese "se esageri". Gli utenti che si mostrano rispettosi per l'ambiente ricevono anche premi economici. I proprietari di Do Black, infatti, potranno ricevere rimborsi da negozi collegati al sistema.Finché sono scelte personali e sono i clienti che chiedono carte di credito di questo tipo, non è un problema grave. La questione riguarderà solo chi vuole imparare a vivere in modo climaticamente corretto. Non è una scelta facile. Infatti, quel che mangi, bevi, dove vai, quanto ti riscaldi, quanto ti rinfreschi, quanti elettrodomestici usi, come ti vesti, quali sono le tue abitudini, tutto ha un impatto diretto o indiretto sul clima. L'uomo è un peso per il pianeta, secondo l'ideologia ecologista. Meno ci si muove, meno si mangia, meno energia si consuma (e meno figli si fanno) e meglio è. Questa è la logica che deve guidare l'azione dell'uomo nuovo. Ma se questa fosse la scelta di pochi puritani climatici, non ci sarebbe alcun effetto sulle politiche di lotta al riscaldamento globale. Perché questa strategia abbia effetto, tutti devono diventare dei puritani climatici.LE QUOTE CARBONIOUn articolo di Nature (rivista scientifica) reintroduce il concetto delle "Personal carbon allowances" (Pca), cioè le quote carbonio che ogni persona è autorizzata a consumare. Non si rivolge solo a persone che volontariamente adottano questo stile di vita. «Un sistema di Pca prevede che tutti gli adulti ricevano un'uguale quota di carbonio negoziabile che si riduce nel tempo in linea con gli obiettivi nazionali. Nella sua concezione originale, la quota potrebbe coprire circa il 40% delle emissioni di carbonio legate all'energia nei Paesi ad alto reddito, comprendendo le emissioni di carbonio degli individui relative a viaggi, riscaldamento degli ambienti, riscaldamento dell'acqua ed elettricità» (corsivo nostro, ndr). Lo stesso articolo ritiene che questo sistema vada rivisto. Ma come? Introducendo massicciamente l'intelligenza artificiale. Dunque, con un controllo maggiore sull'azione individuale. «L'intelligenza artificiale potrebbe essere particolarmente vantaggiosa per i progetti di Pca che includono anche le emissioni legate al cibo e al consumo. Molte applicazioni volontarie per smartphone sono già in grado di rilevare i comportamenti personali di viaggio e di alimentazione per stimare le emissioni di carbonio e le potenziali conseguenze sulla salute. Gli algoritmi di queste app sono in grado di capire in modo intelligente la modalità di trasporto sulla base della velocità e della traiettoria dell'utente e di stimare le emissioni legate al cibo sulla base delle abitudini di acquisto. Ma soprattutto, l'apprendimento automatico potrebbe aiutarci a capire quali informazioni e consigli sono più efficaci per promuovere il cambiamento di comportamento attraverso le Pca».Ci sarà un governo, prima o poi, che darà l'esempio assegnando a tutti quote carbonio massime consentite, così come oggi già avviene con le aziende e le loro emissioni? Ci si può arrivare in tre semplici passaggi e le nuove carte di credito stanno mostrando la via. Prima l'obbligo di pagare con moneta elettronica. Poi l'introduzione nel mercato di carte di credito che usano la tecnologia per controllare quali acquisti stai facendo e giudicare se sono conformi o meno agli obiettivi ecologici fissati dal governo. Infine basta rendere obbligatorie queste ultime, per completare il giro e avere un regime di controllo capillare, simile a quello cinese dei crediti sociali.Almeno si potrà dire quel che si vuole, anche se non conforme all'ideologia ecologista? Non sempre. Facebook, ad esempio, ha già introdotto il "banner" climatico, dopo aver introdotto quelli sul Covid-19 e sui vaccini. Qualunque cosa un utente scriva sul clima, soprattutto se scettica, verrà automaticamente segnalata da un banner con la dicitura: "Scopri come sta cambiando la temperatura media nella tua area geografica" e il link "Esplora le informazioni sulle scienze climatiche" che porta ai siti dell'Ipcc, della World Meteorological Organization e UN Environment Program. Non è (ancora) una forma di censura. Ma un principio di rieducazione.

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    Crisi energetica: 8 punti per capire che non andrà tutto bene

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7184CRISI ENERGETICA: 8 PUNTI PER CAPIRE PERCHE' NON ANDRA' TUTTO BENE di Nicola PorroRiguardo la crisi energetica che stiamo vivendo per prima cosa dovremmo prendere atto della realtà. E non inseguire le follie del sogno «andrà tutto bene». Vi ricordate quelli che ballavano sui balconi all'inizio del Covid? Ecco. Guardando al comportamento dei politici nell'ultimo anno, c'è da rimanere imbarazzati dalla loro incapacità non tanto di avere una strategia (sarebbe chiedere troppo), ma di avere coscienza di ciò che avviene sotto il loro naso.1. LA CRISI PRECEDE L'INVASIONE RUSSA DELL'UCRAINALa crisi inizia a ottobre del 2021, ben prima dell'invasione russa. Il prezzo unico nazionale dell'energia in quel mese sale da 5 a 25. L'amministratore delegato dell'Enel, Starace, ad un forum a Cernobbio sostiene, prima di tutti, che ci sono anomalie nella formazione del prezzo dell'energia. Tutti fermi.2. L'EUROPA NON HA FATTO NULLA PER EVITARE IL DISASTRODall'inizio della guerra ucraina (24 febbraio 2022) ad oggi, l'Europa è stata appresso a velleitarismi di tutti i tipi. Non ha fatto nulla, ma quel che è più grave prometteva tetti e limiti al prezzo che non poteva realizzare: bastava leggere I promessi sposi e la rivolta dei fornai, che non avevano la bomba atomica contro il prezzo massimo imposto dal gran cancelliere Ferrer.3. L'ITALIA NON PUO' FARCELAL'Italia non ha bisogno di 29 miliardi di metri cubi, ma di 32 miliardi da trovare in sostituzione di quello russo che arriva a singhiozzo. E gli accordi fatti, meritevoli per carità, non stanno sostituendo l'insostituibile.4. I PREZZI AUMENTANO CON IL CRESCERE DELLA DOMANDAAnche un bambino sa che il prezzo dell'acqua aumenta se sei assetato, sei nel deserto e se il venditore è solo uno, mentre il resto sono miraggi. È la situazione in cui ci troviamo oggi: sostituite acqua con energia elettrica e il gioco è fatto.5. LE FONTI RINNOVABILI NON GARANTISCONO QUELLO CHE CI SERVECon il fotovoltaico ci possiamo al massimo fare girare la pista delle macchinine, sempre che sia di giorno. L'Enel nei primi sei mesi ha prodotto 34 gigawatt dal solare, contro i 5.705 dall'idro, i 2.716 del geotermico e gli 8.282 del carbone: insomma, anche se decuplicassimo la produzione dei pannelli ci faremmo poco.6. ANCHE LA FRANCIA CI CHIUDERA' I RUBINETTIIl gas serve da solo (pensate ai forni), ma anche per fare energia elettrica. La Francia ha la metà delle centrali atomiche in manutenzione e difficilmente darà a noi ciò che serve a lei.7. ALTRI CI PASSANO AVANTIDue giorni fa, l'Eni non ha ricevuto neanche una molecola del gas. Il tubo (Nord Stream) che va in Germania era chiuso e i tedeschi possono prenderlo da uno più a sud, che passa per l'Austria e che incidentalmente serve anche l'Italia. Ciò che non è arrivato a noi, è giunto a loro?8. MANCA IL GAS PER TUTTILe municipalizzate, perdonerete il gioco di parole, sono alla canna del gas. In una recente intervista, il numero uno della quotata Iren, Gianni Armani, ha ammesso che in genere la sua azienda aveva il 70% delle forniture di gas coperte da contratti, oggi è al 40. Manca il gas, per essere chiari, o nessuno si fida che nei prossimi mesi ce ne sia a sufficienza.Il gas, per l'Europa, è come l'acqua nel deserto. Scordiamoci tetti e prezzi calmierati. Il venditore fa il mercato anche se quel venditore ci fa orrore: tanto orrore che però continuiamo a chiedergli in ginocchio di non ridurre le forniture fino a quando lo decidiamo noi. Sarebbe bello, ma il mondo, non solo quello economico, non funziona così. Quello governato da Greta, forse.Purtroppo siamo arrivati al redde rationem. Abbiamo fisicamente meno gas di quanto ci serva. E quello che avremo costerà caro. Tra poco dovremmo scegliere come procedere al razionamento. Con i prezzi alle stelle, il mercato fa il suo corso: uccide chi ne consuma di più. Ilva (che ha già un debito monstre con l'Eni), cartiere, vetrerie, ceramiche e tra poco cementieri chiudono. Si dovrà decidere chi salvare. Con in testa una cosa ben precisa, tanto per non fare come ai tempi del Covid quando si brindava alle città deserte e alla riscoperta della natura: il livello energetico di un Paese è il primo indicatore della sua prosperità.

  33. 25

    L'astronauta Samantha Cristoforetti ci invita a mangiare insetti

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7159L'ASTRONAUTA SAMANTHA CRISTOFORETTI CI INVITA A MANGIARE INSETTI di Corrado OconeLa comunicazione ha le sue regole e con essa chiunque voglia dare un senso alla sua attività deve venire oggi a patti. L'impressione è che però spesso il sistema crei dei personaggi che non hanno altra virtù che quella di saper comunicare o di vendere un'immagine a cui corrisponde poco o nulla nella sostanza.L'esempio forse più palese è quello delle influencer, a cominciare da Chiara Ferragni ovviamente. La quale non solo ha creato un brand che non ha sostanza ma spesso, insieme al suo compagno Fedez, decide di scendere direttamente nell'agone politico aggiungendo un'altra voce a quel conformistico coro di massa progressista che pure è il segno dei nostri tempi. Francamente, questa dinamica diventa molto più pericolosa se le "fame usurpate" sono quelle non di persone dello spettacolo ma di esperti di politica internazionale, virologi, esponenti della scienza, che, più astuti dei loro colleghi che buttano il sangue sui libri, negli ospedali e nei laboratori, cominciano a un certo punto ad accondiscendere a quella voglia di creare sempre nuovi eroi (o eroine) a buon mercato che il sistema sembra naturalmente esigere ("eroe di carta" definiva Saviano un illustre accademico scomparso di recente). Eroi che poi, diventati qualcuno per virtù estranee al loro campo di attività, ottengono di rimbalzo anche in esso onori, prebende e incarichi di prestigio.ASTROSAMANTHANon abbiamo gli strumenti intellettuali per capire se una Ilaria Capua, ad esempio, o una Samantha Cristoferetti abbiano conquistato i galloni sul campo, come si diceva un tempo. Ma l'impressione è che la loro immagine pubblica li abbia non poco agevolati. E oggi, per consolidarsi, li spinga a rimarcare sempre più la loro appartenenza a quel campo del progressismo "politicamente corretto" che è la fonte legittimante di ogni fortuna.In questo senso, è significativo un video registrato e lanciato recentemente dallo spazio da AstroSamantha, come viene denominata l'astronauta che è ormai una vera e propria protagonista dello star system. In essa, la nuova eroina di massa ci consiglia di mangiare insetti dando ella stessa l'esempio col masticare una barretta il cui impasto è composto da mirtilli e farina di grilli (sic!).Non si tratta di una iniziativa isolata e eccentrica di un irregolare, ma di un'azione promozionale di spessore politico a tutti gli effetti. È infatti dall'Unione Europea che partirà presto una campagna a largo raggio per promuovere il consumo di insetti, che è giudicato in sostanza il più compatibile con quella idea astratta di sostenibilità che sostiene, per dirla con un gioco di parole, la più grande campagna costruttivistica (e quindi illiberale) che abbia mai animato le democrazie occidentali nel secondo dopoguerra: la transizione ecologica.LA DISTRUZIONE DEL MADE IN ITALYOra, a parte il fatto che le proprietà nutritive e le virtù ecologiche di questo cibo non sono acclarate scientificamente e sono oggetto di controversia fra gli stessi nutrizionisti, se una campagna del genere avesse successo sarebbero colpiti, in una sola volta, sia gli interessi italiani sia la cultura e l'identità del nostro continente (e si può mai costruire una Unione Europea senza cultura e identità, su una sorta di "deserto spirituale")? Dal primo punto di vista, non è proprio l'Italia che sulla dieta mediterranea e più in generale sulla "cultura del cibo" e del "mangiare sano e naturale", che è fatto anche di tempi lenti e attenzione e cura all'ambiente circostante (Roger Scruton docet), ha costruito nei secoli, grazie al suo clima e alla sua diversità biologica, non solo la propria identità ma anche quello che è forse il suo maggior business economico (asse portante del cosiddetto "made in Italy")?Che poi in gioco sia l'identità non solo nostra, ma di tutto il nostro continente, lo dimostra e contrario la stessa Cristoforetti, quando, nel suo video, per perorare la sua campagna, dice di non aver paura perché gli insetti non fanno male e sono da sempre nella dieta di altre culture. E che noi dobbiamo annullare la nostra per far posto alle altre?Una nota di conforto contro queste "follie" post-moderne è per fortuna arrivata da un'altra donna, che i galloni se li è invece sicuramente conquistati sul campo: Giorgia Meloni. Come sua prima uscita da presidente del consiglio in pectore, la leader di Fratelli d'Italia ha scelto la convention milanese di Coldiretti, da sempre impegnata contro l'introduzione degli insetti nella nostra dieta, e ha parlato del suo forte impegno a favore della "sovranità alimentare". Un sovranismo, questo, che ci piace, e che piace anche al nostro palato!

  34. 24

    Stop alle auto a benzina e diesel, ce lo impone l'Europa

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7040STOP ALLE AUTO A BENZINA E DIESEL, CE LO IMPONE L'EUROPA di Stefano MagniDal 2035, basta auto a benzina e diesel. Non lo hanno deciso i consumatori e neppure le case automobilistiche, osservando un trend in calo. Lo ha deciso il Parlamento Europeo, con un voto a maggioranza, ieri.La misura fa parte di un pacchetto di provvedimenti per la lotta al cambiamento climatico, miranti a ridurre le emissioni del 55% e per questo chiamato "Fit for 55". La scadenza è vicina: il 2035 è fra appena tredici anni. Ma il cambiamento richiesto è epocale, perché si tratta, nelle intenzioni dei parlamentari europei, di mettere al bando tutti i veicoli con un motore "a combustione interna", quindi benzina e diesel. La misura è stata votata a maggioranza, 339 voti a favore e 249 contrari, oltre che 24 astenuti. È stato approvato anche l'emendamento "salva Ferrari", proposto dai parlamentari italiani di ogni partito. Si tratta di una deroga alle regole Ue sugli standard di emissione di gas serra di cui beneficiano i piccoli produttori di auto (da 1000 a 10mila veicoli prodotti all'anno) e di furgoni (da 1000 a 22mila veicoli prodotti all'anno). La deroga è prolungata di sei anni, fino al 2036.L'ELETTRICO RICHIEDE SACRIFICIIl Parlamento europeo, comunque, non è un organo legislativo, nel vero senso del termine. Dunque il provvedimento votato ieri non entrerà in vigore, con valore legale, nei Paesi membri dell'Ue, ma sarà oggetto di negoziati fra tutti i governi membri. In Italia, fra i partiti di governo, importati riserve sono state avanzate solo dalla Lega, con il ministro Giorgetti che aveva lanciato (invano) un appello al realismo e Matteo Salvini che definisce questa misura europea "un regalo alla Cina". Il punto è che le maggiori forze che compongono il governo, fra cui soprattutto il Pd, appoggiano non solo la messa al bando delle auto a benzina e diesel, ma tutto il pacchetto "Fit for 55".Nessun realismo, dunque, se solo pensiamo che oggi le auto elettriche costituiscono il 10% del mercato europeo, il plug-in hybrid (l'ibrido in cui la componente elettrica è più importante) il 9% mentre le auto a benzina sono ancora il 36% del mercato, percentuale che aumenta al 61% se si sommano anche le normali auto ibride (che viaggiano comunque a benzina) e le diesel sono ancora il 17% circa del mercato (dati Acea, maggio 2022). Se le percentuali delle auto elettriche sono così basse, ancora nel 2022, non è per pigrizia, pregiudizi o pianificazione politica. L'elettrico richiede ancora tanti sacrifici.Prima di tutto il costo, che è ancora proibitivo. Un'utilitaria elettrica, come la Fiat 500 costa circa il doppio di una utilitaria ibrida di pari dimensioni e prestazioni. Il secondo problema è la scomodità: con le migliori batterie si fanno 300-400 km al massimo, poi si deve ricaricare. Ricaricare non è come far benzina, nella migliore delle ipotesi richiede poco meno di mezzora. Per fare benzina occorrono al massimo 5 minuti. Il tempo è essenziale: per ora non ci sono problemi di coda alle colonnine di ricarica elettrica perché le auto elettriche sono ancora molto rare. Quando tutti i veicoli saranno elettrici, sarà difficile smaltire le code, a meno non venga compiuto un balzo avanti tecnologico che riduca i tempi di ricarica al di sotto dei 5 minuti.IL PROBLEMA DEI PUNTI DI RICARICATerzo: le colonnine si devono trovare e per ora sono appena 28mila in tutta Italia e solo 150 lungo le autostrade. Per dare un'idea della proporzione: nella sola Milano circola un milione di auto al giorno, in media. L'espansione dei punti di ricarica non è illimitata: dipende da quanta energia viene prodotta e dedicata a quel servizio. In Italia, per esempio, il 12% delle colonnine è inutilizzabile per mancanza di allacciamento. In mancanza di centrali nucleari (ora e nel prossimo decennio), rispettando il pacchetto di misure per il clima, l'Italia dovrà produrre molto di più con le fonti rinnovabili. Che sono incostanti, dovendo dipendere dalla natura.Insomma, l'imposizione dell'auto elettrica, oltre a richiedere uno sforzo notevole, con spese non sottovalutabili (in tempo di crisi) ai produttori, per riconvertire tutta l'offerta, impone anche un sacrificio ai consumatori. Se non ci sono grandi balzi in avanti nella tecnologia delle batterie, nel prossimo decennio, la mobilità dovrà essere ridotta. L'auto diverrà un mezzo ideale per viaggiare in città o per viaggi da città a città, soprattutto se si ha modo di fare lunghe soste per le ricariche.Salvini, inoltre, non ha tutti i torti quando parla di "regalo alla Cina", perché le materie prime con cui vengono prodotte le batterie, le "terre rare" sono sempre più monopolizzate dai cinesi, non solo nel suo territorio e in Asia, ma anche in Africa. Controllando il 70% delle forniture globali di terre rare, la Cina è un quasi-monopolista Se per renderci indipendente dal petrolio e dai suoi fornitori, a dir poco inaffidabili, ci mettiamo a disposizione della Cina, non faremo un cambio vantaggioso. Anche da questo punto di vista, l'Ue sta commettendo un suicidio strategico.

  35. 23

    Elon Musk contro gli ambientalisti: siamo a rischio estinzione

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7012ELON MUSK CONTRO GLI AMBIENTALISTI: SIAMO A RISCHIO ESTINZIONE di Lorenza Formicola"Il destino della Terra non è minacciato dalla sovrappopolazione, ma dalla denatalità". Neomalthusianesimo contro realtà. È lo scontro inscenato da un regista d'eccezione. Uno che di futuro e futurismo se ne intende, Elon Musk.Il famosissimo Ceo di Tesla e fondatore di SpaceX, l'uomo dell'anno per Time, padre di sette figli, pochi giorni fa ha confidato al Wall Street Journal, senza giri di parole, «Credo che uno dei maggiori rischi per la civiltà sia il basso tasso di natalità e il tasso di natalità in rapido declino. Eppure, così tante persone, anche le più intelligenti, pensano che ci siano troppe persone nel mondo e che la popolazione stia crescendo senza controllo. È completamente l'opposto. Per favore, guardate i numeri: se le persone non fanno più figli, la civiltà crollerà, segnatevi le mie parole».Parole che pesano sulla coscienza liberal di tutto il mondo. Parole che hanno stordito gli amici malthusiani ed ecologisti, tanto che praticamente nessuno in Italia, e in Europa, ha osato riportare il contenuto di quell'intervista.L'ALLARME «WORKISM»L'ultimo rapporto Istat ci dice che nei prossimi trent'anni, solo nel sud Italia ci saranno 3.5 milioni di persone in meno. Un po' come se sparisse tutta la Calabria e parte della Puglia.L'autorevole rivista Lancet, nell'estate scorsa, aveva già pubblicato uno studio su 195 nazioni dal quale si evinceva come, a metà di questo secolo o poco dopo, la popolazione mondiale inizierà a decrescere e il pianeta da un lato a spopolarsi e, dall'altro, ad invecchiare ulteriormente, con tutte le drammatiche conseguenze del caso.C'è poi il report pubblicato la scorsa primavera dall'Institute for Family Studies che ha un titolo emblematico, More Work, Fewer Babies. I due autori presero in esame il «workism». Espressione la cui paternità alcuni attribuiscono a Derek Thompson, giornalista dell'Atlantic e che sta ad indicare la "religione del lavoro". Quella sposata da Paesi nordici come Norvegia, Olanda, Svezia. I Paesi avanzati ed egualitari, con welfare esemplare e in grado di promuovere alti tassi di fertilità, per intenderci. Ma sono proprio questi ad aver visto diminuire drasticamente la natalità. Come si spiega?Se ragionassimo in termini puramente economici non dovrebbero esserci mai problemi denatalità. Invece il rapporto dell'Institute for Family ha analizzato, attraverso appositi indici, questo approccio a dati internazionali, deducendo che il calo della fertilità è più netto tra quelle persone che ritengono il lavoro importante, le quali generano in media 0,6 figli in meno degli altri. Una differenza per niente da poco.LE DENATALITÀ NON È UNA QUESTIONE DI REDDITOQuindi non è vero che non si fanno figli perché mancano gli asili nido (Napolitano dixit) e non ci sono soldi? Eliminare la povertà sarebbe stato facile, ci hanno insegnato da sempre gli ex coniugi Bill e Melinda Gates, debellando la nascita dei bambini poveri. Lo hanno scritto, ogni anno, a caratteri cubitali, nel rapporto annuale della loro fondazione.«Nascono più bambini nei luoghi in cui è più difficile condurre una vita sana e produttiva. Se continuano le attuali tendenze, il numero delle persone povere nel mondo smetterà di diminuire, e potrebbe perfino iniziare a crescere. Ma la ragione per cui abbiamo avviato la nostra fondazione è che le tendenze attuali non devono continuare».La visione antinatalista di Bill e Melinda Gates, che prende di mira soprattutto l'Africa subsahariana, è in perfetta sintonia con l'agenda dell'Onu, dei burocratici di Bruxelles e di tutte quelle forze politiche che guardano al mito malthusiano e ad esso si richiamano esplicitamente, specie in nome di uno sviluppo sostenibile.Entro il 2030, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile è l'eliminazione della povertà. Come? Non facendo più nascere bambini, e finanziando «la salute sessuale e riproduttiva»: quella che nel linguaggio mondialista significa aborto e contraccezione. Chi non abbraccia questa cultura, che nei decenni ha prodotto anche sterilizzazioni forzate, è per i tanti filantropi un ignorante da disprezzare e silenziare. Un po' come quando Emmanuel Macron, alcuni anni fa, disse, "Presentami la donna che ha deciso, essendo perfettamente istruita, di avere sette, otto o nove figli". Parlava puntando il dito contro l'Africa, con quel filo di razzismo sempre concesso a chi sta a sinistra della storia.Ma ci ha pensato direttamente Elon Musk, alcuni anni dopo, a ribadire che non c'è nessuna correlazione tra crescita della povertà e crescita della popolazione. Anzi le cose stanno esattamente all'opposto. La crisi economica a livello mondiale ha tra le sue principali cause la crisi demografica, che a sua volta deriva dalla mentalità antinatalista che ha invaso le coscienze di tutto il mondo.Che poi è così strano il modus pensandi di Gates e compagni: le loro proiezioni raccontano che, in termini assoluti, il numero dei poveri aumentare entro il 2050, ma, in entrambi i grandi Paesi ad alto tasso di natalità, cioè Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, diminuirà nel primo del 7%, nel secondo del 26%. Qualcosa non torna.

  36. 22

    Di fronte ai problemi veri Greta Thunberg finisce nel dimenticatoio

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6909DI FRONTE AI PROBLEMI VERI GRETA THUNBERG FINISCE NEL DIMENTICATOIO di Leone GrottiÈ da un po' di tempo che Greta Thunberg non lancia i suoi strali contro i potenti a difesa dell'ambiente. Sono stranamente silenziosi i Fridays for Future, a parte qualche timida intemerata contro il green carpet dell'Eni a Sanremo. La lotta al riscaldamento globale, insomma, è lentamente sparita dalle priorità mondiali e gli echi della Cop26, ultima occasione per «salvare il pianeta», sembrano lontanissimi. Una ragione ovviamente c'è ed è semplice: è l'attualità, dai rincari monstre delle bollette alla crisi russo-ucraina, a spazzare via tanti "bla bla bla" dall'effetto mediatico assicurato ma dalla scarsa concretezza.Mai come in questo momento i cittadini europei si sono resi conto che la battaglia per l'ambiente, passando da temi non secondari come l'approvvigionamento energetico e lo stravolgimento dell'industria, tocca non solo il portafogli ma anche la sicurezza del Vecchio Continente. Fare retorica sulla fine del mondo è sempre sconsigliato quando subentra con prepotenza il tema della fine del mese.DALLA FINE DEL MONDO ALLA FINE DEL MESECome annunciato dall'Arera, «pur con gli interventi del governo, nel primo trimestre del 2022 sul primo trimestre 2021 si è registrato un aumento del 131% per il cliente domestico tipo di energia elettrica (da 20,06 a 46,03 centesimi a kilowattora) e del 94% per quello di gas naturale (da 70,66 a 137,32 centesimi per metro cubo, tasse incluse)». Per non parlare del prezzo della benzina, al massimo storico dal 2012. A rischio, come nota il Corriere, sono «in prima battuta le attività produttive».Non è un caso, insomma, che il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, abbia annunciato una nuova «spinta sulle rinnovabili, ma la priorità è tutelare anche i posti di lavoro». Mesi fa, quando l'incanto ambientalista riempiva le piazze e i titoli dei giornali, l'aggiunta non l'avrebbe fatta, ma oggi tutti hanno compreso che è necessaria: abbattere le emissioni di CO2 è buona cosa, ma se fatto troppo velocemente può essere disastroso.Anche se si cerca di negarlo, infatti, l'aumento del costo dell'energia ha molto a che fare con il Green Deal varato dall'Unione Europea. Come spiegato dall'Economist, il sistema Ets dell'Ue ha fatto schizzare alle stelle il prezzo dei permessi inquinanti, «che i produttori di carbone devono comprare per emettere Co2. E se viene bruciato più carbone per compensare la mancanza di gas naturale, l'aumento della domanda per i permessi farà aumentare anche il loro costo». E come spiegato su Tempi da Bjorn Lomborg, le cose andranno prevedibilmente sempre peggio.GRETA PUÒ ATTENDERELa crisi russo-ucraina ha aggiunto un altro tema che rende poco consigliabile esprimersi sull'ambiente e sull'energia solo dal punto di vista retorico: quello della sicurezza. L'Europa importa i due terzi del gas naturale che consuma e il 41 per cento proviene dalla Russia. Questo è il motivo principale per cui l'Ue, al contrario degli Usa che sono indipendenti dal punto di vista energetico, si è guardata bene dal fare la voce grossa con Vladimir Putin.Il rischio di ritrovarsi impotenti e succubi sulla scena internazionale ha spinto Emmanuel Macron a lanciare un grande piano per dotare la Francia di 14 nuove centrali nucleari al 2050. Pur riconoscendo l'importanza delle rinnovabili, il presidente francese ha candidamente ammesso che non possono bastare.Gli ambientalisti duri e puri avranno storto il naso, ma se si vuole combattere i cambiamenti climatici senza compromettere sicurezza e industria è necessario scendere a compromessi. E sono proprio i compromessi che i paladini dell'ambiente à la Greta non accettano. Quando e se la crisi energetica e quella russo-ucraina passeranno, i fan di Frankie il dinosauro potranno tornare sulle prime pagine con le loro roboanti reprimende. Per il momento, sono costretti a restare defilati. La fine del mondo può attendere.Nota di BastaBugie: Eugenio Capozzi nell'articolo seguente dal titolo "La Costituzione green è un'altra vittoria dello Stato etico" spiega perché la modifica degli articoli 9 e 41 in chiave ambientalista avrà effetti devastanti sui cittadini, in termini di nuove restrizioni alle libertà personali ed economiche (mentre si apre la strada alla legittimazione dei "diritti" degli animali, ovviamente dimenticando quelli degli uomini).Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 febbraio 2022:Mentre l'emergenzialismo sanitario mette a dura prova (per usare un eufemismo) la tenuta della Costituzione come argine contro l'abuso di potere, il parlamento italiano, alla chetichella e in un clima di quasi totale unanimismo, apre un'altra breccia in quell'argine, approvando la modifica degli articoli 9 e 41 della Carta per introdurre in essa la tutela dell'ambiente e degli animali, e la subordinazione a essi della libertà economica (approvazione definitiva in quarta lettura l'8 febbraio con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti).Si tratta della seconda modifica costituzionale attuata nel corso di questa legislatura dopo la riduzione del numero dei parlamentari. Ma, a differenza che in quel caso, in cui almeno si è prodotto un dibattito nella classe politica e nella società civile sfociato nel referendum confermativo, gli emendamenti "ambientalisti" hanno attraversato il loro iter parlamentare senza alcuna dialettica, in una irenica convergenza trasversale tra tutti i gruppi presenti nelle Camere, come se fosse un atto dovuto a cui davvero era impossibile dire di no.E infatti il parlamento ha reso acritico e obbediente omaggio a un'ideologia oggi assolutamente dominante tra le élites politiche, culturali, economiche occidentali: l'ambientalismo dogmatico imposto da campagne come quelle condotte da Greta Thunberg, fondato su una visione del mondo apocalittica che addita come imminente il possibile collasso della vita sul pianeta, e sulla colpevolizzazione sistematica della presenza umana in esso. Questo ecologismo è una vera e propria nuova religione dall'impronta neo-pagana, che abbandona la tradizione ambientalista euro-occidentale, in cui la tutela del patrimonio naturale e di quello storico-culturale vengono considerati strettamente connessi come parte della civiltà, per indicare invece come valore supremno un'entità vaga come l'"ecosistema": un equilibrio complessivo tra diverse forme di vita all'interno del quale quella umana non è considerata centrale né essenziale, ma anzi un fattore potenzialmente deleterio di alterazione.Un'ideologia che ha trovato negli ultimi decenni una catalizzazione proprio nell'allarme lanciato contro un presunto "riscaldamento globale" originato dalle emissioni di anidride carbonica derivanti dalle attività umane, ora rubricato come "crisi climatica". Proprio alla ferrea dittatura culturale esercitata oggi dal millenarismo ambientalista, che vede il collasso dell'"ecosistema" dietro l'angolo, è dovuta la totale acquiescenza dei parlamentari italiani all'idea conformista di "ambientalizzare" la Costituzione, così come è dovuto il tenore delle modifiche approvate. Ma la natura essenzialmente retorica e declamatoria di esse, in ciò conforme a varie altre disposizioni costituzionali dai toni predicatori, nulla toglie al fatto che queste clausole comportino rischi enormi di legittimare limitazioni alle libertà individuali peggiori delle molte già esistenti.Nell'articolo 9, infatti, si introduce, accanto alla tutela del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale nazionale, quello molto più ampio, potenzialmente infinito, dell'ambiente, della "biodiversità" e, appunto, degli "ecosistemi", per di più "nell'interesse delle future generazioni". In che modo si possono tutelare nell'ordinamento italiano oggetti tanto vaghi e dilatati nel tempo e nello spazio, al contrario della concreta individuabilità del paesaggio? È evidente che una formulazione di tal genere potrebbe in teoria giustificare un vincolo severo, al limite anche un blocco totale, alle più varie attività economiche, allo sfruttamento di qualsiasi risorsa naturale, alla costruzione di infrastrutture, anche soltanto sulla base del timore di una possibile, ipotetica alterazione degli equilibri ambientali, della fauna, della flora, dell'atmosfera.Per di più, nello stesso articolo vengono introdotti per la prima volta come oggetto di tutela, attraverso una delega alla legislazione ordinaria, anche gli animali. E ciò apre un altro fronte pericolosissimo, offrendo una sponda a una sub-ideologia altrettanto pericolosa: l'animalismo o antispecismo, fondata sull'idea di una sostanziale equiparazione morale tra esseri umani e altre forme di vita, in contraddizione con la gerarchia esercitata dai primi sulle seconde in tutta la storia della civiltà. In presenza di correnti di pensiero anche influenti che sostengono l'idea fanatica di "diritti" degli animali, questa clausola costituzionale apre la strada a norme o sentenze della magistratura che in futuro potrebbero impedire ogni sorta di uso e sfruttamento degli animali stessi, o regolamentarlo tanto rigidamente da produrre danni economici irreparabili.Ma il pericolo maggiore di uno straripamento del potere statale ai danni delle libertà dei cittadini insito nella modifica costituzionale appena approvata sta nella nuova formulazione dell'articolo 41, che già nella sua forma originaria è uno tra i più problematici della Carta, in quanto (in evidente convergenza tra l'ispirazione marxista e quella di un certo corporativismo cattolico) dichiara che l'iniziativa economica è libera, ma solo per poi specificare che essa "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".

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    L'Onu inventa il dinosauro ambientalista che ci terrorizza: vi estinguerete!

    VIDEO: Frankie the dinosaur ➜ https://www.youtube.com/watch?v=L9eFABJqGTMTESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6778L'ONU INVENTA IL DINOSAURO AMBIENTALISTA CHE CI TERRORIZZA: VI ESTINGUERETE!Nonostante la Cina produca il quadruplo dei combustibili fossili rispetto all'Europa, alla Cop26 ottiene l'esenzione fino al 2030 (VIDEO: Un dinosauro all'Onu)di Leone GrottiL'Onu ci è ricascata di nuovo. Ogni volta che la realtà bussa alla porta del Palazzo di vetro, e le trattative tra Stati sugli investimenti per contrastare il cambiamento climatico prendono una brutta piega, le Nazioni Unite decidono di alzare il tono della retorica e del catastrofismo. Non basta più Greta Thunberg, ormai professionista navigata nell'arte dello sferzare i potenti con accuse e minacce, ora c'è Frankie il dinosauro.È lui il protagonista del filmato realizzato dall'Onu in occasione della Cop26, che aprirà i battenti domenica a Glasgow. Nel video (meglio non chiedere quanto è stato speso per realizzarlo) un velociraptor fa irruzione all'assemblea Onu e prende la parola dal pulpito per avvertire gli essere umani che, se non agiranno subito, faranno la stessa fine dei dinosauri. Con una differenza:«Noi ci siamo estinti a causa di un asteroide. Qual è la vostra scusa? Ogni anno i governi spendono centinaia di miliardi di fondi pubblici per finanziare sussidi ai combustibili fossili. È come se noi li avessimo spesi per finanziare meteoriti giganti!».L'operazione simpatia - per la voce è stato ingaggiato niente meno che Jack Black - è assicurata e Frankie il dinosauro strappa applausi alla platea. «Ascoltate gente», esordisce con piglio da capopopolo: «So una o due cosette sull'estinzione. E lasciatemelo dire: l'estinzione è una brutta cosa, ma causare da sé l'estinzione della propria specie è la cosa più ridicola che abbia mai sentito in 70 milioni di anni».Gli astanti dell'assemblea pendono tutti dalle labbra di Frankie, forse per paura di contraddirlo e di esserne divorati poco dopo, e non osano interrompere il suo discorso, che raggiunge presto l'apice: «Siamo onesti: avete davanti un'enorme opportunità, adesso che dovete ricostruire le vostre economie e riprendervi da questa pandemia. Questa è la grande occasione dell'umanità. Ecco quindi la mia pazza idea: non scegliete l'estinzione. Salvate la vostra specie prima che sia troppo tardi».«Adesso o mai più» è lo slogan che compare alla fine del filmato, mentre la platea si alza in piedi ad applaudire Frankie, il dinosauro saggio che, contro ogni aspettativa, non prova neanche un po' di rancore per quella natura matrigna che l'ha condannato all'estinzione.

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    Il riscaldamento globale salva più persone di quante ne uccida

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6776IL RISCALDAMENTO GLOBALE SALVA PIU' PERSONE DI QUANTE NE UCCIDAInoltre i costi delle devastazioni provocate da inondazioni e straripamenti non aumentano, bensì si stanno riducendodi Bjørn LomborgIn un recente appello per un "intervento di emergenza" sul cambiamento climatico, i direttori delle riviste mediche più importanti al mondo hanno dato ampio credito all'affermazione fuorviante secondo la quale le morti per caldo starebbero aumentando rapidamente.Il riscaldamento globale causa sì più morti per caldo, ma i dati statistici usati dai direttori sono ingannevoli. Questi ultimi sostengono che globalmente le morti per caldo sono incrementate del 54 per cento tra gli anziani negli ultimi 20 anni, tuttavia mancano di menzionare il fatto che il numero di persone anziane è cresciuto quasi allo stesso modo. È stata la demografia a guidare l'aumento, non il cambiamento climatico.I firmatari dell'appello tralasciano anche il fatto che l'innalzamento delle temperature ha salvato più vite dai decessi collegati alle temperature di quante ne abbia portate via. Le morti per caldo rappresentano circa l'1 per cento dei decessi globali annuali - quasi 600 mila vittime - ma il freddo uccide otto volte tanto, totalizzando 4,5 milioni di morti ogni anno. Dal 2000, mentre le temperature salivano, le morti per caldo sono aumentate dello 0,21 per cento, mentre le morti per freddo sono diminuite dello 0,51 per cento. Oggi muoiono per il caldo circa 116 mila persone in più ogni anno, ma ne muoiono di freddo 283 mila in meno. Nel complesso dunque attualmente assistiamo a oltre 166 mila decessi legati alle temperature in meno ogni anno.Tipicamente, è più facile mitigare il caldo che il freddo. I sistemi di allerta, bere liquidi e l'accesso a luoghi ombreggiati e rinfrescati contribuiscono a proteggere le persone dalle giornate più torride durante l'anno. Negli ultimi decenni le morti per caldo nei paesi ricchi sono generalmente diminuite grazie al condizionamento dell'aria.È molto più difficile fronteggiare il freddo. Riscaldare bene una casa durante tutto l'inverno può costare cifre proibitive per le famiglie più povere, anche nelle nazioni sviluppate. Uno studio ha concluso che quando intorno al 2010 il fracking fece calare i prezzi del gas negli Stati Uniti, questo permise soprattutto alle famiglie più povere di riscaldarsi meglio, salvando secondo le stime 11 mila vite ogni anno.Il modo migliore per proteggere le persone dal caldo o dal freddo è l'accesso a fonti di energia abbondanti ed economiche, malgrado questo molte volte significhi combustibili fossili. È buffo che tutto ciò non abbia trovato spazio tra le raccomandazioni dei direttori.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Bjørn Lomborg, nell'articolo seguente dal titolo "No, i costi delle alluvioni non aumentano: si stanno riducendo" spiega che anche sulle devastazioni provocate da inondazioni e straripamenti le cose non stanno come le raccontano i media.Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 5 ottobre 2021:Si sente parlare spesso dei costi elevati delle alluvioni, tuttavia il conto che questi fenomeni presentano in termini di beni e di vite si è abbassato nel tempo. Negli Stati Uniti, che hanno dati di lungo periodo tra i migliori a disposizione, i costi relativi delle alluvioni negli ultimi 117 anni si sono ridotti quasi a un decimo, dallo 0,5 per cento del Pil dell'inizio del secolo scorso allo 0,05 per cento attuale. Il rischio di morire si è ridotto a quasi un terzo rispetto al passato.I dati mondiali sono più scarsi, ma alcune ricerche sulle alluvioni indicano che dal 1980 al 2010 i costi in relazione al Pil e le morti in rapporto alla popolazione sono diminuiti a livello globale.I titoli allarmanti sui costi crescenti delle alluvioni derivano in genere da statistiche fuorvianti che riguardano i danni totali, dati che in realtà ci parlano più della crescita economica degli Stati Uniti che non del cambiamento climatico. Dall'inizio del XX secolo la popolazione degli Stati Uniti è quadruplicata e il Pil annuale si è moltiplicato per 36. Non c'erano mai state così tante persone e costruzioni negli Stati Uniti, pianure alluvionali incluse.Un'alluvione che colpisca oggi Atlanta, per esempio, incontrerà molti più abitanti e edifici di trent'anni fa. Il numero di unità abitative esposte al rischio nella pianura alluvionale della città è salito del 58 per cento dal 1990 al 2010. Nello stesso tempo, una maggiore ricchezza e una tecnologia migliore hanno reso le persone e i beni nelle aree depresse più sicure nei confronti delle alluvioni. Solo prendendo in considerazione i danni nel contesto del Pil è possibile distinguere che cosa rappresenta un segnale della crescita della ricchezza e che cosa indica resilienza o vulnerabilità alle alluvioni.Malgrado non sia stato ben pubblicizzato, il Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico (Ipcc) dice di avere «scarsa confidenza nell'influenza dell'uomo sui cambiamenti della portata dei fiumi su scala globale». Si aspetta che un maggior numero di aree in futuro vedano la frequenza delle alluvioni crescere piuttosto che diminuire: un effetto negativo del cambiamento climatico, ma molto meno drammatico di quanto suggerisca la narrazione mediatica. E con l'aumento della ricchezza mondiale, le infrastrutture e la tecnologia probabilmente faranno abbassare i costi relativi e il numero di vittime delle alluvioni. I dati dimostrano che lo stanno già facendo.

  39. 19

    Gli uragani sono sempre meno devastanti e sempre meno frequenti

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6758GLI URGANI SONO SEMPRE MENO DEVASTANTI E SEMPRE MENO FREQUENTI di Bjørn LomborgSiamo continuamente esposti a un diluvio di notizie allarmanti sul clima, con foto di uragani e devastazioni diffuse ogni ora. Ma questo è dovuto in gran parte all'effetto Cnn: oggi molte più telecamere riprendono qualunque catastrofe e ne rilanciano le immagini h24. Ma se vogliamo predisporre misure corrette, dobbiamo guardare ai dati di lungo periodo.Buona parte dei dati migliori viene dagli Stati Uniti. E malgrado quel che si sente ripetere, gli uragani atlantici non stanno diventando più frequenti. Per la verità, la frequenza degli uragani che toccano terra negli Stati Uniti è leggermente diminuita dal 1900.Aeroplani e satelliti hanno enormemente accresciuto la capacità degli scienziati di individuare tempeste in mare. Per questo la frequenza degli uragani che toccano terra, documentata in modo affidabile già dal 1900, è un dato statistico migliore rispetto al numero totale degli uragani atlantici.E non è vero nemmeno che gli uragani oggi siano più intensi. Anche la frequenza degli uragani di categoria 3 o superiore che toccano terra sta leggermente diminuendo dal 1900. Sebbene sentiate un gran parlare di uragani che diventano più forti, un articolo di Nature rivela che si tratta «non di una intensificazione su scala secolare, bensì di una risalita da un picco minimo registrato negli anni Sessanta-Ottanta».Nel resto del mondo, nonostante i dati siano meno dettagliati, si osserva la medesima fotografia. La migliore ricostruzione del periodo 1950-2020 non mostra alcun aumento di frequenza degli uragani più intensi né degli uragani in generale.Le immagini di devastazioni causate dagli uragani abbondano, ma ricordate che lungo le coste lo sviluppo e il popolamento, soprattutto negli Stati Uniti, si sono ampliati enormemente nell'ultimo secolo. Molte più persone vivono sul percorso di queste rovinose tempeste rispetto anche solo a pochi decenni fa.Ma per salvare vite è molto più utile il miglioramento delle infrastrutture, possibile grazie ad aggiornamento tecnologico e ricchezza, che un taglio delle emissioni di Co2. Oggi gli uragani causano nel mondo danni di entità pari allo 0,04 per cento del prodotto interno lordo globale. E anche dando credito alla recente stima del Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico (Ipcc) in base alla quale gli uragani di categoria alta aumenteranno proporzionalmente, la distruzione causata da queste tempeste secondo uno studio di Nature diminuirà in proiezione fino a valere lo 0,02 per cento del Pil globale nel 2100, perché l'economia mondiale diventerà più ricca, rendendo le infrastrutture più resilienti. Anche se potessimo eliminare del tutto il cambiamento climatico (cosa naturalmente impossibile), tale diminuzione dei danni accelererebbe soltanto fino a raggiungere lo 0,01 per cento del Pil nel 2100.I migliori dati di lungo periodo disponibili sugli uragani che colpiscono gli Stati Uniti indicano una diminuzione, anche per gli uragani di categoria alta. E il mondo sta diventando più resiliente a questi fenomeni, con o senza tagli di emissioni.Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "La Cina aumenta la produzione di carbone (addio alle belle promesse sul clima)" spiega che per far fronte alla carenza di energia elettrica, Pechino emetterà ancora più Co2. La mossa di Xi Jinping mina alla radice la Cop26: quando la finiremo di fidarci delle promesse di Pechino? È ormai evidente che il Green Deal è un pericolo per l'economia dell'Europa.Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 9 ottobre 2021:Non solo l'Europa, Anche la Cina è nei guai per problemi legati all'energia. Nelle ultime settimane, per far fronte alla carenza di elettricità, 17 province e regioni hanno annunciato tagli alla produzione industriale dopo che numerosi blackout hanno mandato in tilt la vita di importanti città soprattutto nel Guangdong, Heilongjiang, Jilin e Liaoning. Il presidente Xi Jinping ha quindi deciso di correre ai ripari ordinando di aumentare del 10 per cento la produzione di carbone, come riportato dal Financial Times.La decisione è gravida di conseguenze, soprattutto in vista della conferenza sul clima di Glasgow, la Cop26. La Cina, infatti, non ha migliorato le sue promesse e obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2, come richiesto e fatto da altri paesi. Resta quindi impegnata a raggiungere il tetto delle emissioni nel 2030 e la neutralità climatica nel 2060.Ma le promesse di Pechino fanno costantemente a pugni con le decisioni politiche che vengono prese dal Partito comunista giorno dopo giorno. Tre settimane fa, all'assemblea dell'Onu, Xi aveva dichiarato che la Cina non avrebbe più costruito centrali a carbone all'estero, guadagnandosi l'applauso di tutti i convenuti. Ma quell'annuncio aveva sollevato diverse domande e il timore del solito doppio gioco da parte del regime.Ora è arrivata l'ennesima conferma sulla mancanza di volontà della Cina di impegnarsi seriamente nella lotta al cambiamento climatico: l'anno scorso la Cina ha prodotto 3,9 miliardi di tonnellate di carbone e quest'anno la produzione aumenterà ancora.Dopo l'annuncio di Pechino, la Cop26 sembra indirizzarsi verso l'ennesimo fallimento. Tra i dieci paesi responsabili della maggior parte delle emissioni dal 1850 a oggi, soltanto quattro hanno annunciato obiettivi di riduzione più ambiziosi. Cina, Russia, India, Giappone, Indonesia e Brasile, invece, non hanno presentato piani soddisfacenti.Le mosse di Pechino dovrebbero anche far suonare un campanello d'allarme a Bruxelles. L'Unione Europea, responsabile di appena l'8% delle emissioni globali, con il Green Deal si è lanciata in un piano iper ambizioso per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il piano rischia di danneggiare enormemente l'economia del continente.La scommessa è che i paesi responsabili della maggior parte delle emissioni di Co2 seguiranno l'esempio dell'Europa. Ma i fatti, al momento, sembrano dare torto alle speranze della Commissione Ue e questo, come già spiegato in una nostra inchiesta, potrebbe non solo danneggiare il comparto industriale europeo ma anche peggiorare l'ambiente a livello globale.

  40. 18

    Un tribunale ambientalista distrugge l'ex Ilva

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6599UN TRIBUNALE AMBIENTALISTA DISTRUGGE L'EX ILVA di Luigi AmiconeColpevoli di disastro ambientale. Questo è il verdetto di prima istanza con cui il tribunale di Taranto ha condannato a quarantadue anni complessivi di carcere i fratelli Riva (20 anni a Nicola e 22 a Fabio), ex proprietari del polo siderurgico Ilva. Tre anni e mezzo sono stati inflitti anche a Nichi Vendola, fondatore ed ex leader di Sinistra e Libertà («È stata calpestata la verità», protesta l'ex governatore della Puglia). E condanne minori a un'altra quarantina di imputati di un processo durato cinque anni. Inoltre la Corte d'Assise di Taranto ha disposto la confisca degli impianti e la confisca ai Riva di beni per un totale di 2 miliardi e 100 milioni. In piazza le associazioni ambientaliste e grilline hanno accolto con tripudio festante la notizia delle sentenza.LA CROCIATA DELLA PROCURA DI TARANTOÈ noto infatti che a cominciare dal 2012, quando la Procura sequestrò gli impianti, bloccò sul terreno i prodotti pronti alla commercializzazione causandone il deperimento, spinse il governo Monti a varare il primo "decreto salva Ilva", grillini, associazioni ambientaliste e pubblicistica di stampo giustizialista, si sono sempre battute per esigere la condanna, i risarcimenti e possibilmente la chiusura delle acciaierie.Non c'è mai stato nessun dialogo tra la squadra della Procura di Taranto (composta da un pm e dal capo della Procura) e, per dirla calcisticamente, "il resto del mondo" (dai sindacati al governo). Ancora nel 2016, data di inizio del processo penale, se ne conteranno ben cinque di decreti legge ad hoc varati dai vari governi Monti, Letta e Renzi nel tentativo di conciliare le esigenze della giustizia penale con la difesa dei posti di lavoro. D'altra parte, tutti i governi, a partire da Berlusconi in avanti, hanno cercato con ogni mezzo di mettere in sicurezza ambientale e sanitaria l'industria siderurgica. Ma mai la Procura di Taranto ha accettato di confrontarsi con tempistiche e valutazioni che non venissero dall'interno dei propri uffici.Un primo riscontro a questa intransigenza da parte della magistratura locale si ha già nei giorni del primo sequestro giudiziario del 2012. Allorché ministri e rappresentanti delle istituzioni si precipitano a Taranto in pieno agosto e soltanto il capo della Procura di Taranto si rifiuta di lasciare la località calabrese in cui si trova in ferie per partecipare al tavolo indetto appunto dalle istituzioni radunate a Taranto per tentare di trovare una via di uscita alla situazione che rischiava di distruggere un'azienda che ancora nel 2012 valeva l'1% del Pil Italiano e che ancora oggi, acquisita dagli indiani di ArcelorMittal, pur nel continuo tira e molla con i provvedimenti della magistratura tarantina, vale 8200 dipendenti e 19 miliardi di contributo al Pil.Per chi come noi ha seguito con una certa attenzione in questi anni le vicende Ilva, per rispondere a una sentenza giudiziaria di quasi impossibile interpretazione logica, ma certamente comprensibilissima in chiave propagandistica, la scaletta dei prossimi eventi dovrebbe essere la seguente.COSA SUCCEDE ADESSO1) Domani mattina ArcelorMittal dovrebbe restituire chiavi in mano l'acciaieria al governo italiano, comunicare il congelamento dei contratti e degli impegni presi con il nostro paese, la messa in mobilità dei lavoratori. E annunciare che dopo questa sentenza la proprietà non è più tenuta a onorare gli impegni presi in quanto gli è di fatto reso impossibile proseguire la produzione in condizioni di continui stop and go, fermo e sequestro degli impianti, con ripartenze sempre più condizionate dagli atti giudiziari.2) Fortunatamente è del tutto verosimile che i proprietari dell'ex Ilva verranno prontamente informati del fatto che la sentenza di Taranto sarà riformata in secondo grado. Ed è ancora più verosimile che come già accade per precedenti provvedimenti di sequestro del patrimonio dei Riva presi dal tribunale di Taranto, anche questo verdetto verrà dichiarato "abnorme" e sarà cancellato in sede di Cassazione.Che senso ha investire in Italia?3) Nel frattempo però, mentre il tempo della giustizia italiana provvederà a correggere, non si può escludere che, in tempo di Recovery Fund, emergano nuove preoccupazioni in sede europea. Infatti, perché si dovrebbe venire ancora a investire in Italia? Quale fiducia i partner europei possono avere in un sistema Paese - politico, economico, sociale - impotente davanti a iniziative giudiziarie che mettono a repentaglio il destino di aziende che, come l'ex Ilva, sono state addirittura imprese numero 1 in sede europea e lo sarebbero ancora se l'azione di un solo pm, avallata da un capo della Procura, non avesse prodotto di fatto il sostanziale fallimento di tale azienda già numero 1 in Europa?4) Ma se come si capisce fin dagli inizi, quello di giungere a un grosso risarcimento collettivo era l'obbiettivo di coloro che oggi festeggiano in piazza la sentenza tarantina, perché invece di intentare un Dies irae penale che ha smantellato un intero polo industriale e distrutto quel poco di lavoro che c'è al sud, non si è percorsa la via del giudizio in sede civile?5) Visto che l'Ilva e quindi il disastro ambientale sentenziato non è un'esclusiva dei Riva, quali altri nuovi capitoli da "colonna infame" ci si deve aspettare? Non dimentichiamo che Ilva nasce Italsider nel 1960 e che i Riva subentrano alla gestione statale solo nel 1994. Quando a detta del verbo usato dal Fatto Quotidiano, lo Stato attraverso «l'Iri gestita da Romano Prodi, svende l'ex Italsider alla famiglia Riva». Chi dovrebbe essere incriminato dopo i Riva per disastro ambientale ed essere candidato magari all'ergastolo, visto che dal 1994 al 2012 ci sono 18 anni di "disastro" e dal 1960 al 1994 ce ne sono 34 di anni? Saranno incriminati ex presidenti della Repubblica e l'attuale capo dello Stato in quanto vertice dello Stato che fu proprietario - analogamente ai Riva - di un'acciaieria che ha disastrato l'ambiente?6) Ma poi si dovrà ancora indagare a fondo: chi ha voluto l'Italsider a Taranto? Forse la stessa Taranto e tutti i partiti del sud che oggi si sono inventati il reddito di cittadinanza e ieri le cattedrali nel deserto? E adesso il conto dovrebbero pagarlo i Riva e l'intera platea di contribuenti italiani?Infine, sembra che con il suo verdetto la Corte d'Assise di Taranto ci abbia voluto mostrare con plastica drammaticità, l'urgente necessità di una radicale riforma della giustizia che passi anzitutto dalla messa in mora di inchieste monstre e di sentenze fuori da ogni senso di realtà.

  41. 17

    Il Senato approva una legge sull'agricoltura biologica: tecnica obsoleta e insostenibilie che sarà pagata con i soldi dei cittadini

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6593IL SENATO APPROVA UNA LEGGE SULL'AGRICOLTURA BIOLOGICA: TECNICA OBSOLETA E INSOSTENIBILE CHE SARA' PAGATA CON I SOLDI DEI CITTADINI di Luigi MarianiIl DDL 998, approvato pochi giorni fa in Senato con una maggioranza "bulgara" di 195 favorevoli, un solo contrario (la Senatrice a vita Elena Cattaneo) e un astenuto, e che dovrà comunque effettuare un ulteriore passaggio alla Camera per l'approvazione definitiva, è solo la legge più recente a supporto del settore dell'agricoltura biologica partorita dal nostro Parlamento.Su tale legge, il cui testo approvato in Senato è disponibile online, una parte significativa del mondo scientifico ha ingaggiato una battaglia culturale cui ha partecipato in prima persona anche il sottoscritto e che si è sostanziata in due documenti di analisi, ricchi di bibliografia e inviati ai Deputati e Senatori. Nello specifico il documento inviato a tutti i Senatori il 19 gennaio 2019 è liberamente consultabile sul sito Agrarian Sciences ove è riportata anche la lista dei 444 esperti che lo hanno sottoscritto (fra di loro molti docenti universitari, agricoltori e tecnici del settore agricolo). Tale battaglia si è conclusa appunto con uno stupefacente "195 a 1", che non mi abbatte in alcun modo in quanto ho la coscienza di aver agito per l'interesse nazionale e per la scienza, come vedrò di illustrare nel prosieguo di questo scritto e come dimostra il voto contrario della collega professoressa Elena Cattaneo, di cui ci tengo in premessa a lodare la coerenza rispetto ai propri ideali scientifici, una coerenza che peraltro nell'episodio in questione è stata vissuta nella più totale solitudine.Premetto anche che "il marcio sta a Bruxelles", nel senso che l'Unione Europea da anni legifera a favore del biologico e che più di recente, tramite il cosiddetto "Farm to fork", ha posto il biologico al cuore della politica comunitaria dei prossimi anni.I TANTI MOTIVI DI CONTRARIETÀ ALLE AGRICOLTURE BIOIl DDL 998 devolve denaro pubblico alle agricolture bio (biologico e biodinamico) finanziando ricerca, innovazione, promozione, educazione alimentare al consumo di prodotti bio, insegnamento universitario e creando un sistema sementiero parallelo in cui gli agricoltori scambiano fra loro sementi senza alcun riguardo alle leggi sementiere che i comuni agricoltori sono tenuti a rispettare e che sono uno dei presupposti per un'agricoltura al passo con i tempi, in quanto fissano i requisiti di qualità a cui le ditte che commercializzano sementi sono tenute ad attenersi.Circa l'insegnamento universitario, che è tra le cose che più mi sta a cuore, prego i lettori di immaginare lezioni in cui i professori disquisiscono dottamente delle fantomatiche "energie cosmiche" su cui si fonda il biodinamico, rovinando in tal modo generazioni di studenti. Il povero Galileo si rivolterà nella tomba così come si rivolteranno migliaia di scienziati che alla sua grande lezione (la scienza fondata sull'osservazione della realtà e la sua interpretazione) si sono per secoli ispirati.Ogni legge che il nostro parlamento approva dovrebbe a mio avviso avere come principio ispiratore l'interesse generale, che in agricoltura si esprime come piena sostenibilità (ambientale, economica e sociale), salubrità dei prodotti e autosufficienza alimentare. In altri termini prodotti agricoli di qualità e a prezzi contenuti per il consumatore e per le filiere agro-alimentari.BIO, OBSOLETO E INSOSTENIBILEA tale riguardo il biologico, lungi dall'essere il modello di agricoltura per l'Europa del futuro, si presenta oggi come una tecnologia obsoleta e insostenibile, per l'elementare motivo che a fronte di una qualità dei prodotti non significativamente diversa, produce dal 20 al 70 % in meno del convenzionale. Al riguardo è fondamentale considerare i dati produttivi statunitensi e francesi di pieno campo, perché frutto di sistemi di monitoraggio delle produzioni di gran lunga più efficaci del nostro.Si scopre così che in Francia, secondo dati INRA, l'agricoltura convenzionale offre rese medie di 77 q/ha per il grano tenero (di cui la Francia è il maggior produttore europeo) mentre il frumento tenero biologico produce 29 q/ha (il 62% in meno) e dunque convertire l'agricoltura francese al biologico significherà trasformare un grande paese esportatore di cereali in un importatore, con effetti negativi sulla sicurezza alimentare globale: la Francia sarebbe infatti costretta ad approvvigionarsi sul mercato mondiale facendo aumentare i prezzi, con risvolti negativi sui paesi in via di sviluppo che dal mercato mondiale si riforniscono (chi si ricorda delle primavere arabe del 2008 può intendere appieno cosa significhi un aumento dei prezzi dei cereali sul mercato internazionale).A ciò si aggiunga che l'aumento di domanda sul mercato mondiale spingerebbe molti paesi che si trovano in zone del mondo ecologicamente "fragili" a dissodare per rispondere all'aumentata richiesta, come del resto sta già accadendo nei paesi del bacino del Rio delle Amazzoni: alla faccia della sostenibilità ambientale e delle polemiche contro Bolsonaro, in cui i leader europei, almeno a parole, eccellono. E non ci si venga a dire che diventando tutti vegetariani risolveremmo il problema, in quanto (a parte il fatto che fino a prova contraria siamo onnivori) gli animali domestici consumano sì il 30% dei cereali ma ci ripagano producendo il 21% delle calorie e il 25% delle proteine consumate dall'umanità.CO2, COL BIO EMISSIONI TRIPLEI fautori del bio lo indicano da tempo come "modello di sostenibilità, impegno per il clima e rispetto dell'ambente" ma si scordano ad esempio di dirci che le emissioni di CO2 per tonnellata di riso prodotto sono triple nel biologico rispetto al convenzionale e doppie per tonnellata di frumento. Che dire poi del rame, fitofarmaco obsoleto, con un quadro tossicologico inquietante e che non è biodegradabile per cui persiste nell'ambiente per tempi indefiniti? L'odio ideologico per la chimica e per la stessa genetica (selezione di varietà resistenti alle malattie con l'uso delle più moderne tecnologie) spingono da decenni il biologico a fondare sul rame la difesa fungicida, non proponendo alcuna reale alternativa in termini di molecole a minore impatto ambientale e/o di miglioramento genetico.E la produzione caleràA ciò si aggiunga che in Italia il bio non è in alcun modo una scelta strategica poiché farà calare le produzioni, aumentando la nostra dipendenza dall'estero, già oggi molto forte: importiamo il 50% del frumento per pane e pasta e il 35% dei mangimi zootecnici da cui derivano prodotti da esportazione come i formaggi-grana e i prosciutti.Quanto detto pone dubbi fondati rispetto al panegirico sulle virtù del biologico elevato nell'art. 1, c. 2: "la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell'azienda agricola e di produzione alimentare, basato sull'interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente e azione per il clima e di salvaguardia delle risorse naturali e, grazie all'applicazione di norme rigorose di produzione, contribuisce alla qualità dei prodotti, alla sicurezza alimentare, al benessere degli animali, allo sviluppo rurale, alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, alla salvaguardia della biodiversità e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell'intensità delle emissioni di gas a effetto serra stabiliti...". Tale panegirico rappresenta peraltro un miglioramento, ottenuto anche grazie all'impegno del nostro gruppo di docenti, tecnici e imprenditori agricoli, rispetto al testo originario, in cui il biologico era addirittura definito "di interesse nazionale".Dov'è l'interesse per lo Stato?Qual è la morale di tutto ciò? Se un produttore ritiene che per sfuggire alla logica dei prezzi bassi che caratterizzano le commodities sia per lui conveniente passare al biologico è libero di farlo. Tuttavia, non vedo in base a quale interesse generale si debba pagare con denaro pubblico la minore efficienza in termini produttivi e il maggiore impatto ambientale che da ciò inevitabilmente deriva. Se il biologico è davvero più gradito al consumatore, le relative filiere debbono essere in grado di stare sul mercato godendo degli stessi contributi riservati agli altri agricoltori, contributi che già oggi sono sensibilmente inferiori a quelli riservati al biologico, nel senso che nell'agricoltura convenzionale le sovvenzioni pubbliche coprono il 31% del reddito netto contro il 45% del biologico (fonte: Bioreport 2018).Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Luigi Mariani, nell'articolo seguente dal titolo "Agricoltura bio, c'è un substrato di pseudoscienza" spiega che l'alternativa al bio esiste e si chiama agricoltura integrata, che supera la scarsa efficienza del bio.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° giugno 2021:Le agricolture del gruppo bio hanno un substrato pseudoscientifico inquietante. Pseudoscientifica è l'idea secondo cui una molecola di urea di sintesi possa isterilire il suolo mentre l'analoga molecola presente nelle urine dei mammiferi sia un ottimo concime, così come è pseudoscientifica la distinzione fra fitofarmaci "naturali" buoni e fitofarmaci "di sintesi" cattivi: in natura vi sono i peggiori veleni di questo mondo (la cicuta da Conium maculatum e l'atropina da Atropa belladonna, solo per fare due esempi) e per rendersene conto basta consultare le etichette di alcuni fitofarmaci "naturali" usati dal biologico (Azadiractina, Spinosad, rame) e confrontarle con quella del tanto vituperato Glyphosate (il Roundup di Monsanto). Le etichette sono disponibili nella banca dati dei prodotti fitosanitari presso il Ministero della salute e per i prodotti "naturali" riportano frasi del tipo "molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata" o "può provocare reazioni allergiche", assenti per il Glyphosate.

  42. 16

    Il summit sul clima di Biden è un successo, ma solo per la Cina

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6565IL SUMMIT SUL CLIMA DI BIDEN E' UN ''SUCCESSO'', MA SOLO PER LA CINA di Leone GrottiIl summit sul clima di Joe Biden è stato un «successo». Lo scrivono tutti i giornali, parlando del vertice in videoconferenza dove i principali leader mondiali hanno fatto nuove promesse sul taglio dei gas serra. Ma c'è un paese che ha beneficiato più di tutti dell'appuntamento green, ed è la Cina. Mentre gli altri Stati, incitati dai discorsi di Greta Thunberg e papa Francesco, facevano a gara a migliorare gli impegni assunti con l'accordo di Parigi, Xi Jinping si è guadagnato il plauso dei media di tutto il mondo, pur senza prendere nessun impegno.Il «green» è la vera gallinella dalle uova d'oro per Pechino. Criticato a livello internazionale su tutti i fronti possibili, ha capito che è sufficiente fare roboanti discorsi sul clima per ottenere una tregua. Anche se poi, alle parole, non seguono mai i fatti.Xi ha disperatamente bisogno di migliorare l'immagine della Cina. Ha scatenato una pandemia che ha messo in ginocchio l'economia mondiale. È sotto accusa per il «genocidio» degli uiguri. Ha azzerato le libertà civili di Hong Kong in violazione degli accordi internazionali presi con il Regno Unito. Minaccia costantemente di invadere Taiwan. Protegge la dittatura militare del Myanmar, che sta massacrando il suo stesso popolo, impendendo all'Onu di intervenire. Ruba la tecnologia agli alleati industriali, viola le regole del Wto, invade il mercato con merci a basso costo danneggiando i partner commerciali. Sanziona tutti coloro che osano muovere delle critiche.IL CLIMA È IL CAVALLO DI TROIA DI XINessun paese al mondo potrebbe resistere a tante malefatte. Non è dunque sorprendente che la Cina abbia accettato l'invito di Biden a partecipare al summit virtuale sul clima. Pechino ha disperatamente bisogno di promuovere agli occhi del mondo un'immagine più responsabile del regime e ha trovato nel clima il cavallo di Troia che cercava. Il vertice americano ne è stata la riprova. Xi Jinping non ha promesso nulla, eppure ha ricevuto l'elogio di tutto il mondo.Gli Usa si sono impegnati a tagliare le emissioni di anidride carbonica almeno del 52% entro il 2030; l'Ue le ridurrà del 55% entro il 2030 con l'obiettivo di arrivare a zero emissioni nel 2050. Il Giappone ridimensionerà i gas del 46% entro il 2030, il Regno Unito del 78% entro il 2035. E la Cina? Xi ha vagamente parlato di «investimenti sostenibili», «Via della seta verde», «riduzione del tasso di crescita nei consumi di carbone nei prossimi cinque anni» (riduzione della crescita, non dei consumi). Ha poi ribadito l'impegno degli accordi di Parigi: raggiungere il picco delle sue emissioni di Co2 nel 2030 e la neutralità carbonica nel 2060.Solo tra 10 e 40 anni, dunque, si potrà avere la certezza se Pechino fa sul serio oppure no. Nel frattempo, però, si può dare un'occhiata a come la Cina si sta muovendo per raggiungere i suoi mirabolanti obiettivi. Secondo il gruppo di analisi finanziare TransitionZero, la Cina potrebbe risparmiare fino a 1,6 triliardi di dollari se sostituisse il carbone con alternative più pulite. Eppure «al momento non c'è traccia di questa transizione».Secondo i dati diffusi dalla Cina, il carbone soddisfa il 56,8% del fabbisogno energetico del paese. Pechino resta il principale emettitore di gas serra nel mondo, a livello assoluto, e a breve supererà gli Stati Uniti nella classifica dei paesi per inquinamento pro capite. Nel 2020, le emissioni in Cina sono aumentate dell'1,7%, raggiugendo i 14.400 milioni di tonnellate, pari alle emissioni di 180 paesi del mondo messi insieme.OLTRE 200 NUOVE CENTRALI A CARBONEIn Cina, secondo i dati del Global Energy Monitor, sono attive 1.082 centrali a carbone. Per mantenere gli impegni presi, dovrebbe chiuderne nei prossimi dieci anni 588. Invece, 92 nuove centrali sono in costruzione e altre 135 sono in fase di progettazione. Ogni nuova centrale difficilmente verrà spenta «prima di 40 anni» per non generare perdite. Se nel 2020 il mondo ha spento centrali a carbone per un totale di 37,8 gigawatts in meno, la Cina ne ha costruite per un totale di 38,4 gigawatt in più, vanificando quindi gli sforzi del mondo intero. Ancora, se nel 2019 la Cina aveva commissionato il 64% di tutte le nuove centrali a carbone del mondo, nel 2020 il dato è aumentato al 76%. Nel computo, non sono considerate quelle costruite all'estero.Paradossale, infine, è il fatto che il Dragone domini i settori delle automobili elettriche, dei pannelli solari, delle turbine eoliche e delle batterie. Mentre guadagna dalle promesse green degli altri paesi, quindi, non fa nulla in patria per limitare le emissioni di Co2. Secondo il Climate Action Tracker, l'operato della Cina rispetto agli obiettivi preposti è «altamente insufficiente». È da notare anche che nessun paese fortemente industrializzato guadagna la sufficienza nella classifica. Gli unici paesi definiti “modello” sono al momento Marocco e Gambia.Xie Chunping, membro del Grantham Research Institute on Climate Change, ha affermato che se la Cina vuole mantenere le sue promesse deve ridurre le sue emissioni del 66% entro il 2030. Come riuscirà a farlo in soli nove anni, quando ancora oggi le sue emissioni aumentano anno dopo anno, è un mistero. Ma ai summit sul clima come quello americano non si parla di dati. Si fanno solo promesse. Xi Jinping questa volta non ha fatto neanche quelle. Eppure ha ricevuto l'applauso del mondo intero. Il «green» si conferma un affare d'oro per la Cina.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Leone Grotti, nell'articolo seguente dal titolo "La rivoluzione green si fonda sullo sfruttamento del lavoro forzato in Cina?" rivela che il 95% dei pannelli solari sul mercato è realizzato con materiali lavorati in Cina nel Xinjiang, dove si sfrutta il lavoro forzato degli uiguri.Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 29 aprile 2021:La battaglia per mitigare il cambiamento climatico e la rivoluzione green sognate dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti di Joe Biden potrebbero basarsi su un'amara verità: lo sfruttamento del lavoro forzato in Cina. Si fanno sempre più forti, infatti, i sospetti sulla produzione dei pannelli solari, settore in cui Pechino è leader in ogni fase del processo, concentrata nella provincia del Xinjiang.I pannelli funzionano grazie alla capacità delle celle fotovoltaiche di assorbire e convertire la luce del sole in energia. La stragrande maggioranza delle celle sono fatte con componenti di polisilicio. La produzione globale del polisilicio è per l'82 per cento in mano alla Cina, che nel 2010 deteneva soltanto il 26 per cento del mercato. Nello stesso lasso di tempo la fetta di mercato americana è scesa dal 35 al 5 per cento.Come affermato dall'esperto di Bloomberg New Energy Finance, Jenny Chase, «almeno il 95 per cento dei pannelli solari presenti sul mercato», anche prodotti in altri paesi, «sono fatti di polisilicio che proviene dal Xinjiang». È in questa provincia, infatti, che si trovano quattro dei cinque produttori più grandi al mondo, in grado di offrire prezzi imbattibili: Gcl-Poly, East Hope Group, Daqo New Energy e Xinte Energy.Alla base della competitività delle aziende cinesi non c'è soltanto il possibile utilizzo di lavoro forzato. Ma anche il minor costo dell'energia. Per produrre il polisilicio è necessario un processo industriale che richiede l'utilizzo di fornaci ad altissime temperature. Il 40 per cento dei costi operativi di queste aziende è assorbito dall'energia. E in Xinjiang l'energia viene prodotta con economiche, ma iper inquinanti, centrali a carbone. Ogni fabbrica è infatti costruita di fianco a una di queste centrali che «mina alla radice i benefici per l'ambiente eventualmente prodotti dai pannelli solari», spiega Bloomberg.Il Xinjiang è anche la provincia dove nel 2017 è iniziata la più grande incarcerazione di massa di una minoranza etnica della storia. Da allora, sono stati detenuti senza processo in enormi campi di rieducazione attraverso il lavoro 1,8 milioni di uiguri. La loro colpa è di essere musulmani e di conseguenza, secondo Pechino, estremisti e poco patriottici. Il Partito comunista cinese ha sempre negato le incarcerazioni di massa e lo sfruttamento del lavoro degli internati, spiegando che si tratta di programmi di «reinserimento nella società» attraverso periodi di soggiorno in «centri di formazione». Qui, sempre secondo il regime, gli uiguri possono imparare un nuovo lavoro. La verità, confermata da centinaia di testimonianze, è che gli uiguri vengono rinchiusi, abusati, torturati fisicamente e psicologicamente contro la loro volontà. In molti casi, sono anche sottoposti ai lavori forzati.A gennaio, come riportato dal New York Times, la società di consulenze Horizon Advisory ha realizzato un rapporto sulle aziende che si occupano di tecnologia per lo sfruttamento dell'energia solare in Cina. All'interno si legge ad esempio che Gcl-Poly ha accettato «un surplus di forza lavoro» proveniente da una regione rurale del Xinjiang nel 2020. La stessa cosa era avvenuta nel 2018. Una filiale di Jinko Solar ha ricevuto sussidi per impiegare nel 2020 almeno «40 lavoratori poveri provenienti dal sud del Xinjiang». Una filiale di East Hope «ha accettato 235 impiegati provenienti da una minoranza etnica del Xinjiang meridionale».Secondo una ricerca condotta dal Center for Strategic and International Studies, il think tank più autorevole degli Stati Uniti e uno dei più importanti del mondo, simili diciture rappresentano un paravento per nascondere il lavoro forzato. Gli uiguri impiegati, infatti, non possono né rifiutare né abbandonare il lavoro, non possono allontanarsi dalla fabbrica né partecipare a funzioni religiose, spesso non vengono pagati o non ricevono un salario adeguato, subiscono sessioni di indottrinamento e minacce di arresto.

  43. 15

    Funerali al marito della regina Elisabetta (che voleva reincarnarsi in un virus per uccidere gli uomini e preservare l'ambiente)

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6545FUNERALI AL MARITO DELLA REGINA ELISABETTA (CHE VOLEVA REINCARNARSI IN UN VIRUS PER UCCIDERE GLI UOMINI E PRESERVARE L'AMBIENTE) di Patricia Gooding-Williams"Se mi potessi reincarnare, vorrei tornare come un virus mortale, per contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione". Questa frase del principe Filippo, il cui funerale viene celebrato oggi al Castello di Windsor, nel sud dell'Inghilterra, mette in luce un aspetto importante della sua vita che è stato ampiamente trascurato nelle commemorazioni dopo la sua morte avvenuta lo scorso 9 aprile.A differenza di alcune delle sue gaffe, questo non era uno di quei commenti improvvisati che hanno formato la sua reputazione. Al contrario, con questo egli esprimeva una profonda convinzione che ha determinato tutta la sua azione. La citazione, tratta da un'intervista del 1988 affidata a Deutsche Press-Agentur, si aggiunge ad altre numerose interviste e conferenze da lui tenute sul tema della conservazione. La salvaguardia dell'ambiente era un compito che aveva assunto con dedizione e invitava a fare altrettanto a tutti gli uomini di potere perché, per definizione, questi hanno un impatto diretto sul comportamento di chi è al di sotto di loro.Ma la frase sull'ipotetica reincarnazione, il fatto che il Duca di Edimburgo volesse tornare come virus mortale per "curare" il mondo dalla sua presunta malattia, la sovrappopolazione, uccidendo milioni di persone, creò un certo sbalordimento. Peraltro non ha mai chiarito se provasse qualcosa per l'immensa sofferenza che avrebbe inflitto a coloro che infettava.Tuttavia, il controllo della popolazione, come suggerisce il suo commento, non era l'obiettivo principale del principe Filippo, piuttosto era il mezzo per raggiungere un fine. La sua preoccupazione era preservare un ambiente sostenibile e, a suo avviso, la crescita incontrollata della popolazione era il cancro che, se non curato, alla fine avrebbe portato alla sua scomparsa. Vedeva la questione della crescita incontrollata della popolazione allo stesso modo impassibile con cui vedeva la necessità di abbattere gli animali per mantenere il delicato equilibrio della sostenibilità naturale. Il principe Filippo ha ben chiarito questa sua convinzione usando l'esempio del successo di un progetto delle Nazioni Unite negli anni '40 che ha eradicato la malaria in Sri Lanka. "Quello di cui le persone non si sono rese conto è che la malaria stava effettivamente controllando la crescita della popolazione. La conseguenza è stata che in circa 20 anni la popolazione è raddoppiata. Ora devono trovare qualcosa da far fare a tutte quelle persone e un modo per nutrirle".Filippo diceva sempre quello che aveva in mente e una volta che aveva preso una decisione, la portava fino in fondo. La sua posizione di consorte della regina del Regno Unito ha ovviamente moltiplicato le occasioni a sua disposizione per raggiungere un vasto pubblico; e il messaggio ambientalista che ha diffuso nel mondo è rimasto scolpito nella pietra. Fred Hauptfuhrer lo intervistò per People nel 1981, per un articolo intitolato "Le razze scomparse preoccupano il principe Filippo, ma non tanto quanto la sovrappopolazione".Alla domanda "quale considera la principale minaccia per l'ambiente?", il principe Filippo ha risposto: "La crescita della popolazione umana è probabilmente la più grave minaccia alla sopravvivenza a lungo termine. Sarebbe un grave disastro se non venisse frenata, non solo per il mondo naturale, ma per il mondo umano. Più persone ci sono, più risorse consumeranno, più inquinamento creeranno, più combatteranno. Non abbiamo alternative. Se il numero non è controllato volontariamente, sarà controllato involontariamente da un aumento delle malattie, della fame e della guerra ".Alla domanda: "Il controllo delle nascite fa parte della soluzione?" Il Duca ha risposto: "Sì, ma non puoi legiferare su questi problemi. Devi convincere le persone a capirne la necessità: le persone più importanti, quelle che hanno responsabilità e possono effettivamente fare qualcosa per risolvere il problema. Chi non ha responsabilità deve farlo perché è il destinatario. Devono accettare le misure".Fin dall'inizio, il principe Filippo era intenzionato a lasciare un segno. Ha fondato il World Wildlife Fund (WWF) nel 1961 e ne è stato presidente del Regno Unito dal 1961 al 1982, presidente internazionale dal 1981 e presidente emerito dal 1996. Ha contribuito a fondare l'Australian Conservation Foundation e nel 1963 è stato anche presidente della Zoological Society of London per due decenni, ed è stato nominato membro onorario nel 1977. [...]Chi poi dovesse disinnescare la bomba e prendere le decisioni concrete per garantire la sopravvivenza della specie, era una questione successiva. Subito dopo venne chi doveva disinnescare questa bomba e prendere le decisioni esecutive per garantire la sopravvivenza delle specie. Questa fu la sua risposta: "Non ho dubbi che l'UNFPA sia preoccupata per la conservazione della natura, e il WWF promuove la pianificazione familiare nei suoi progetti di conservazione. (...) Spero di aver chiarito che sia il controllo del numero della popolazione umana che la conservazione della natura si occupano a modo loro della salute e del benessere futuri del pianeta terra e di tutti i suoi abitanti viventi... I leader nel pensiero, nella politica e nell'amministrazione, [dovrebbero] iniziare ad affrontare i fatti e compiere seri sforzi per trovare i modi per risolvere la crisi".La bizzarra dichiarazione del principe Filippo, che è tornata di attualità dopo che Buckingham Palace ha annunciato la sua morte, ha ovviamente provocato nuovo stupore in questo tempo di pandemia e le sue osservazioni sono state collegate alle morti provocate dal COVID-19. Ma quello che molti non comprendono è che le politiche di controllo della popolazione praticate dalle agenzie delle Nazioni Unite, trovano le loro radici nel movimento eugenetico - diffuso nel Regno Unito e negli Stati Uniti - che era già una forza al momento della nascita del principe Filippo nel 1921. Si spera, una volta che sia venuta meno la narrazione politicamente corretta sull'eredità di Filippo, che qualcuno potrà ricostruire le verità omesse sulla sua figura.Fino ad allora, gli entusiasti del controllo della popolazione probabilmente incroceranno le dita nella speranza che il principe Filippo torni davvero come un virus orribile e li aiuti a finire il lavoro! Ma se dovesse deluderli, suo figlio Carlo e suo nipote William, futuro erede al trono, hanno ripreso il suo testimone e lo stanno già rendendo orgoglioso.Nota di BastaBugie: l'autrice del precedente articolo, Patricia Gooding-Williams, nell'articolo seguente dal titolo "Cliniche per il controllo delle nascite, 100 anni di eugenetica e razzismo" ricorda che cento anni fa Marie Stopes apriva a Londra la prima clinica per il controllo delle nascite, un'opera della Società Eugenetica. E l'influenza eugenetica a danno delle donne dura tuttora sotto gli slogan di "scelta" e "libertà".Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 17 marzo 2021:Esattamente cento anni fa, il 17 marzo 1921, fu inaugurata la prima clinica di pianificazione familiare della Gran Bretagna al 61 di Marlborough Road, Holloway, Londra. Le celebrazioni ufficiali del centenario indicano l'evento come uno dei più grandi successi umanitari del secolo scorso. Ma in realtà il valore di questo evento può essere compreso soltanto se si riconosce e si fanno i conti con il movimento eugenetico, che è stato la chiave per l'apertura della prima Mother's Clinic (questo era il nome ufficiale). Aprire un capitolo della storia britannica tanto vergognoso quanto doloroso potrebbe rovinare le celebrazioni, ma aprirebbe un dibattito oggi più che mai necessario su quale influenza ha avuto l'eugenetica sulle attuali pratiche di controllo della popolazione.Il movimento eugenetico è diventato potente in Gran Bretagna all'inizio del XX secolo. La sua missione era prendere il controllo della natalità e creare una razza superiore attraverso la procreazione selettiva. Il tasso di natalità complessivo della Gran Bretagna era in calo dal 1876, il problema per gli eugenisti era che la riduzione non era uniformemente distribuita tra tutte le classi sociali. Le persone più povere in Gran Bretagna erano le più prolifiche e questo implicava un "deterioramento nazionale" della razza, un disastro per le generazioni future e per l'impero britannico. La loro soluzione è stata quella di correggere lo squilibrio eliminando poveri, malati e disabili. L'introduzione della pianificazione familiare nel 1921 serviva a questo scopo.L'eugenetica, che significa "nascere bene", era considerata una scienza rispettabile dall'élite. Il movimento contava alcuni dei britannici più importanti e influenti di quell'epoca. Includevano: John Maynard Keynes, Bertrand Russell, [...] nonché membri senior dell'establishment politico come Winston Churchill [...] che divenne Primo Ministro del Regno Unito dal 1940 al 1945 (durante la Seconda guerra mondiale) e di nuovo dal 1951 al 1955.Una lettera scritta da Winston Churchill nel 1910 al primo ministro Henry Asquith, fa capire come lui e molti membri del movimento eugenetico valutassero lo squilibrio della popolazione in quel momento. "La crescita innaturale e sempre più rapida delle classi di deboli di mente e di pazzi, unita com'è a una costante restrizione delle fasce di popolazione giudiziose, energiche e superiori, costituisce un pericolo nazionale e razziale che è impossibile esagerare".Nel 1921 la Società Eugenetica aveva già consolidato un impatto sulla società. Il manifesto della CBC prendeva di mira coloro che erano considerati non idonei alla genitorialità.

  44. 14

    La verità nascusta su Fukushima 15500 morti a causa del terremoto e solo 1 per l'incidente alla centrale nucleare

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6513LA VERITA' SU FUKUSHIMA: PER IL TERREMOTO 15.500 MORTI, PER L'INCIDENTE NUCLEARE SOLO 1La tragedia di 10 anni fa in Giappone fu causata da una catastrofe naturale: il quarto più potente terremoto mai registrato, ma l'attenzione è stata alla centrale nuclearedi Stefano MagniSe sentite la parola Fukushima, a cosa pensate? All'incidente nucleare, sicuramente. I media, in occasione del 10mo anniversario del terremoto, del maremoto e dell'incidente nucleare nel Giappone nordorientale, hanno parlato quasi esclusivamente dell'incidente nucleare. Come se non bastasse la paura diffusa a piene mani per il Covid, tutti i notiziari ci hanno ricordato che dobbiamo aver paura anche dell'atomo. Ma è stato il modo giusto per ricordare le vittime della tragedia dell'11 marzo in Giappone? È giusto trarre la conclusione, dalla lezione di Fukushima, che il nucleare è pericoloso e bisogna puntare su altre fonti energetiche? Se solo riuscissimo a liberarci dalle emozioni del momento e a riflettere lucidamente su quanto è successo, numeri alla mano, la risposta è: no, ad entrambe le domande.Non è stato il modo giusto per ricordare le vittime della tragedia dell'11 marzo 2011. Quasi tutte sono infatti morte (o la loro vita è cambiata per sempre) a causa di una catastrofe naturale. Il terremoto di magnitudo 9 della scala Richter, il quarto più potente mai registrato, ha causato 15.500 morti (dato ufficiale del governo nipponico) a cui si aggiungono 3mila persone ancora disperse. Il terremoto ha distrutto le infrastrutture, il successivo tsunami, con onde alte da 13 a 15 metri, ha spazzato via ciò che restava in un'ampia fascia costiera. E questo in un Paese all'avanguardia quanto a costruzioni anti-sismiche, sistemi di allarme e protezione dai maremoti.È all'interno di questa tragedia, che non va dimenticata, che si consuma l'incidente di Fukushima. Ed è solo di questo che si parla, per dimostrare che anche una centrale moderna, se sottoposta a uno stress straordinario, può causare una catastrofe. Fukushima è spesso accostata a Chernobyl come secondo peggior disastro nucleare. La Tepco, la compagnia che gestisce la centrale, ha riconosciuto la sua responsabilità e risarcito le vittime. Ma, oltre al fatto che la centrale di Fukushima non era affatto di ultima generazione, quanti morti ha provocato l'incidente nucleare? Probabilmente 1. È d'obbligo il condizionale perché il defunto, un operaio che lavorava alla centrale, è morto a seguito di un tumore e, anche se lo Stato ha risarcito la famiglia riconoscendola come vittima dell'incidente, il nesso fra il tumore mortale e le radiazioni è ancora oggetto di dibattito. Delle 170mila persone evacuate, il numero di contaminati con potenziali conseguenze cliniche è: 9. Nessuno di essi è morto o soffre di patologie gravi.LA SICUREZZA DELLE CENTRALI NUCLEARIIl basso numero di vittime viene solitamente attribuito alla rapidissima evacuazione dell'area. Ma il rilascio di radioattività dalla centrale è stato inferiore a un decimo di quello misurato a Chernobyl. Fukushima, benché si stenti ad ammetterlo, è la dimostrazione che i sistemi di sicurezza delle centrali nucleari funzionano anche in condizioni realmente estreme. E anche quando saltano, è possibile contenere i danni al minimo. I sistemi di sicurezza funzionano: nell'area colpita da sisma e tsunami due centrali su tre, Fukushima Daini e Onagawa, hanno continuato a funzionare. Solo Fukushima Daiichi ha dato il nome all'incidente nucleare ed è balzata all'onore della cronaca. Ma la perdita di radiazioni è stata prontamente contenuta, anche perché i reattori erano spenti. Sono le vecchie barre di combustile del reattore 4 ad aver causato il problema, surriscaldate perché il sistema di raffreddamento si era guastato a seguito della catastrofe naturale. Ma gli effetti sui lavoratori più esposti e sulla popolazione vicina sono stati minimi, appunto. Secondo uno studio effettuato dall'Unscear (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche), redatto nel 2013, "Non sono stati osservati casi di morti o di malattie indotte dalle radiazioni, né tra i lavoratori della centrale né tra i cittadini esposti alle conseguenze dell'incidente. Le dosi assorbite dalla popolazione nell'anno successivo all'incidente sono generalmente basse o molto basse, e ci si aspetta che rimangano tali per il resto della loro vita. Non si ci aspetta nessun tipo di aumento dell'incidenza di effetti sulla salute dovuti alle radiazioni sui cittadini esposti alla contaminazione o sui loro discendenti. Le conseguenze maggiori si sono avute dal punto di vista psicologico e sociale". Un aggiornamento pubblicato all'inizio di marzo, conferma gli stessi risultati. Piuttosto non esiste ancora una stima certa sulle vittime dell'operazione di evacuazione in sé. Soprattutto anziani e ammalati, rimasti privi di cure, sono morti nell'ordine delle centinaia, secondo alcuni studi sarebbero addirittura più di 2mila, molto di più di quelli che sarebbero morti per le radiazioni nello scenario peggiore immaginabile (a Chernobyl, un incidente di gran lunga peggiore, i morti per radiazioni furono meno di 50, le vittime di lungo periodo, per tumore alla tiroide ricollegabile all'incidente, furono poco meno di 4mila in 30 anni).LA TRAGEDIA FU QUELLA NATURALESi parla ancora delle conseguenze di lungo periodo. Ma quali? L'utilizzo di acqua di mare per raffreddare i reattori aveva generato una vera e propria psicosi per il pesce giapponese, mandando in crisi tutto il settore. Ma questa operazione di salvataggio, sebbene abbia causato un iniziale aumento della radioattività nella zona, già nel 2012 non era più un problema. Nel pesce pescato al largo di Fukushima i livelli di radioattività erano analoghi a quelli del resto del mondo. Solo nei pesci che nuotano più in profondità si notava, ancora, un piccolo aumento, ma entro i limiti fissati dalla legge giapponese. A terra, invece, la zona rossa, attorno alla centrale danneggiata, non registra più livelli di radiazioni anomali.L'incidente nucleare di Fukushima, insomma, fu un piccolo tassello di un'immensa tragedia. La tragedia fu quella naturale. Sarebbe ingiusto parlare di Fukushima come di una "tragedia nucleare" e accostare, nei titoli, la conta totale delle vittime del terremoto e dello tsunami (18mila morti). A questo punto, nell'ambito della catastrofe naturale, fu peggio un altro incidente, in un'altra centrale elettrica, idroelettrica in questo caso, di cui però non si parla mai. Il cedimento della diga di Fujinuma, nella stessa prefettura di Fukushima, distrusse cinque case e provocò 8 dispersi, di cui 4 morti accertati. Almeno 4 volte superiore al bilancio delle vittime della centrale nucleare di Fukushima. A questo punto, visto che è di una centrale idroelettrica che si parla, è legittimo affermare che le rinnovabili siano più pericolose del nucleare. Ma non vogliamo essere troppo provocatori. Titolo originale: Fukushima, le rinnovabili uccisero già più del nucleareFonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-03-2021Pubblicato su BastaBugie n. 708

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    Il film autocelebrativo di Greta mostra la sua angosciosa solitudine

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6381IL FILM AUTOCELEBRATIVO DI GRETA MOSTRA LA SUA ANGOSCIOSA SOLITUDINEdi Caterina GiojelliTagliamo corto, quanto più il richiamo a sogni e futuro diventa prezzemolo sparso tra le onde nere dell'Atlantico, i fumi velenosi delle ciminiere, le foreste in fiamme tanto più l'effetto biopic di una climate warrior dovrebbe essere assicurato. Dovrebbe, perché alla fine di I am Greta, osannatissimo docu-film del regista svedese Nathan Grossman, l'unica cosa chiara è chi non sia Greta Thunberg o in cosa non assomigli affatto al movimento giovanile che si picca essere nato a sua immagine e somiglianza.Greta non è una Cassandra verde: nel film non si parla di previsioni e soluzioni all'emergenza climatica anche perché, parole della stessa Thunberg al New York Times, «io non sono uno scienziato. Sono rimasta intenzionalmente fuori dal parlare di cose specifiche e di politica perché non spetta a noi bambini farlo. Sarebbe strano». Non è il Gesù riconosciuto da alcuni recensori su di giri: «Il Gesù che si prendeva cura della vita della terra; il Gesù che ha guarito e nutrito i molti; il Gesù che riveriva le Scritture che rivelano che Dio ama la sua creazione "molto buona"; e il Gesù che inveiva contro l'avidità e il potere che danneggiano la vita», no. E soprattutto non è nemmeno «una di noi», come cantano i chiassosi coetanei dei Fridays For Future che nel suo nome si sono riversati a milioni in piazza per denunciare l'ingiustizia climatica.Per oltre un anno il furbo Grossman ha puntato una implacabile telecamera sulla vita privata e pubblica della giovane attivista. Dai suoi primi timidi scioperi scolastici per il clima davanti al Parlamento di Stoccolma, dalla Svezia alla Germania, dalla Polonia all'Inghilterra, fino al suo celebre discorso alle Nazioni Unite a New York, nel settembre 2019, passando per i suoi colloqui con Emmanuel Macron, papa Francesco e Arnold Schwarzenegger e gli speech al Parlamento europeo di Strasburgo. In mezzo, centinaia di chilometri trascorsi a bordo di un'auto elettrica carica di fagioli, cuccette di treni in cui si può dormire anche senza lenzuola, manifestazioni, fino all'orribile traversata dell'Atlantico a bordo di una barca a vela. E questo è il film che avevamo già visto e sentito: «A cosa mi serve un'educazione se non c'è futuro?», «è troppo tardi», «non c'è più tempo», «il nostro futuro viene distrutto di minuto in minuto», «voglio gettarvi nel panico», «stiamo rimediando ai vostri sbagli e non ci fermeremo», «avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote», «come osate?».UN'ANGOSCIOSA ATTESA DEL PROSSIMO SPEECHQuello che non avevamo già visto e sentito è quanto accade e cosa pensa Greta quando non è sotto i riflettori di palazzi, piazze e parlamenti: quasi nulla. La vita privata di Greta, così come ci viene servita dal regista, è una preoccupata attesa del prossimo, angosciante, momento pubblico. Un monologo fuori campo ricavato dai diari della ragazzina accompagna lo spettatore tra le mansarde anguste di piccoli alberghi europei, sul sedile dell'auto elettrica, nella cuccetta del treno, la telecamera indugia sui primi piani di Greta che abbraccia solo cani e cavalli, siede sui gradini del parlamento svedese infreddolita, mani nelle maniche: Greta è minuscola e sola. «Sembra che solo noi con Asperger o autismo siamo gli unici a vedere attraverso l'immobilità», «a me non piace parlare con le persone o socializzare. A volte divento silenziosa e smetto di parlare per diverse ore». Racconta quel film visto alle elementari sugli orsi polari che morivano di fame e ricorda il monito degli scienziati udito per la prima volta tra i banchi mentre scorrevano le immagini di alluvioni e siccità, "non c'è più tempo": «Da quel momento è iniziata mia depressione, è arrivata l'ansia, ho smesso di parlare, stavo male, ho rischiato di morire di fame». Peluche, goccine, scrivania di legno, carta igienica e mappamondo: questa è la stanza della quindicenne Greta sconvolta dal fatto che giornalisti e politici non conoscano «l'effetto Albedo e la curva di Keeling» (prime e uniche citazioni scientifiche del film, «quando mi interessa un argomento mi fisso come un laser»), stanza che la ragazzina abbandonerà in fretta per farsi immortalare, piccola in impermeabile colorato e treccine davanti a colossali e tetre industrie chimiche che sputano nuvole grigie e avvelenate verso le foreste.Greta non esprime mai verbalmente amore per il pianeta, una passione esuberante per la natura da custodire, solo preoccupazione, parla solo di ciò che è minaccia. Sorride poco, pochissimo. Tranne nei filmati girati dai genitori quando era piccola: «La mia era una famiglia ad alto consumo, mangiavamo carne, guidavamo una macchina a benzina, volavamo in giro per il mondo» (scorrono le immagini di Greta che coccola allegra i peluche presi a Disneyland Paris), «mamma e papà erano come tutti gli altri, non capivano la gravità della situazione» (i genitori le sorridono mentre decorano di luci un albero di Natale), «dicevano "andrà tutto bene, qualcosa si sta facendo". Questo mi spaventava». L'unico "compagno" di Greta per tutto il film è papà Svante, definito in tutte le recensioni un "padre premuroso" ma che in realtà sembra vagare a caso come un figurante al seguito della figlia portando valige e senza sapere che pesci pigliare, se non ricordare a Greta di mangiare, passarle una banana, aspettandola sulle scale mentre riscrive ossessivamente ogni discorso, «deve essere perfetto». Alla mamma è stato lasciato dal regista solo il posto di un viso nei collegamenti disturbati col cellulare, nonché il compito di ragguagliare la figlia sulle condizioni dei cani, che sembrano le uniche creature capaci di strappare a Greta un'autentica gioia bambina. Surreale l'unico dialogo personale tra le due che trova spazio nel film, la donna che tra le lacrime commenta quanto sia straordinario che la figlia mangi in mezzo ad altre persone, e la ragazzina che risponde «è caduto» guardando un pezzo di torta a terra.LA SOLITUDINE DI GRETAPer il resto Greta è sola. Non ci sono parenti, amici, coetanei al di fuori degli sconosciuti impegnati nella sua causa. «I bambini non mi invitavano mai alle feste o ai compleanni, venivo sempre esclusa. Passavo tempo con la mia famiglia e i miei cani», racconta. Quando coetanee attiviste ben truccate e pettinate la trascinano ai comizi si muove a disagio, limitandosi ad afferrare un microfono enorme e assicurare alla folla esuberante che «saremo una spina nel fianco». Le minacce di morte e i commenti di "hater" illustri (da Trump a Bolsonaro) e sconosciuti sui social non la intimoriscono, «so bene che i miei genitori sono spaventati ma a me spaventa di più cosa accadrebbe se non facessi tutto questo». Tuttavia un giorno, seduta su un prato, rivela asciutta a una di queste compagne di palchi e picchetti: «Vorrei studiare, lavorare, sposarmi, ma non riesco nemmeno a pianificare il weekend perché quando qualcuno chiama all'improvviso per una riunione devo andarci. Dobbiamo continuare e ripetere sempre la stessa cosa finché le persone capiscono», «e allora facciamolo», conclude l'entusiasta compare.Il giorno della consegna dei diplomi a Stoccolma, Greta, impacciata e timida, sembra capitata per sbaglio in una sessione di studenti troppo grandi, alti e lunghi. Corre ad abbracciare la cavalla che aspetta un puledro e vengono in mente le parole consegnate sempre al Nyt: «Non passo il tempo in giro con gli amici, perché non riesco a socializzare. Non ho bisogno di farlo per sopravvivere», «prima di iniziare lo sciopero scolastico ho praticamente parlato solo con gli adulti di cui mi fidavo. Trovavo le persone della mia età completamente poco interessanti. A loro non importava di me. Non mi parlavano. Ma poi ho iniziato a scioperare a scuola», «improvvisamente non ero più invisibile. Hanno iniziato a chiedermi di fare foto con loro. A volte mi sentivo sopraffatta e dovevo andarmene, perché avevo troppa paura di loro», «oggi non è più facile. Non so ancora come sono le persone della mia età o come si comportano».IN LACRIME NELL'OCEANOPiange Greta, il giorno della partenza per imbarcarsi a Plymouth, in Inghilterra, sul Malizia II, la barca a basso impatto ambientale di Pierre Casiraghi con la quale raggiungerà New York City per parlare alle Nazioni Unite. Viaggerà così, senza inquinare a bordo di un aereo. Sa che è una pazzia ma «non voglio essere una persona che afferma una cosa e poi ne fa un'altra». Una traversata spaventosa, la barca perennemente inclinata che sbatte come un tamburo sulle onde, il vento che ulula, pioggia e acqua da tutte le parti. Ed è qui che la ragazzina in lacrime registra, ancora una volta senza rivolgersi a nessuno in particolare, il suo diario sul cellulare: «Mi manca casa. Mi manca la vita normale con tutte le mie abitudini e i miei cani. È una tale responsabilità. Io non voglio dover fare tutto questo. È troppo per me, 24 ore al giorno. So bene quanto è importante e cosa c'è in gioco. Ma è una tale responsabilità». Dopo pochi giorni quelle lacrime da bambina diventeranno celebri lacrime di rabbia contro i leader del mondo, i ladri di futuro.Chi è Greta? Un piccolo carro lanciato solo a tutta velocità che vorrebbe disperatamente essere presa sul serio (quanta frustrazione mentre viene strattonata solo per selfie, photo opportunity e coretti), ma che invece si ribalta, disperdendo e rivelando le poche mercanzie trasportate. Non lo ribalta la natura, sovrastante la bambina sempre più esile, consumata, e che appena sputata fuori dall'Atlantico guarda seria la folla di seguaci e coetanei in delirio per lei al porto e chiama tra sé e sé gli esseri umani «animali da branco». Lo ribalta l'impatto col mondo che l'ha resa l'icona del re

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    Grazie coronavirus che hai fatto sparire Greta Thunberg da tv e giornali

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6214GRAZIE CORONAVIRUS CHE HAI FATTO SPARIRE GRETA THUNBERG DA TV E GIORNALI di Mauro FaverzaniAltro che "riscaldamento globale"! Al Polo Sud c'è più ghiaccio marino oggi di 40 anni fa, per estensione e per concentrazione. A rivelarlo, è stato il C3S-Copernicus Climate Change Service, raffrontando i dati rilevati nel giugno 2020 a quelli raccolti nel giugno 1980: in Antartide, infatti, lo scorso mese il ghiaccio marino ha raggiunto un'estensione media di 13,2 milioni di chilometri quadrati contro i 12,5 milioni del giugno 1980; estensione peraltro superiore anche a quella rilevata negli ultimi tre anni. Pure la concentrazione del ghiaccio marino è stata di 10,6 milioni di chilometri quadrati nel giugno 2020 contro i 9,6 milioni del giugno 1980. Cifre, queste, che parlano da sole, come evidenziato dall'NSIDC-National Snow & Ice Data Center.Ciò consente di fotografare la situazione meglio di quanto preteso dalla grancassa mediatica: nei giorni scorsi, infatti, è stato dato grande risalto ad uno studio relativo all'aumento della temperatura al Polo Sud, senza osservare però come in esso si precisi che il contributo antropico non ne stato è un fattore rilevante. L'incremento cioè si sarebbe verificato in ogni caso e per cause naturali, anche senza ricorrere al cosiddetto «global warming». Ma tant'è: l'ideologia ambientalista non dà tregua. Anche se qualche crepa comincia ad esserci. E c'è chi, ad un certo punto, dà retta più alla propria coscienza che al coro. Ad esempio, Michael Shellenberger, presidente di Environmental Progress, organizzazione militante nell'ambito dell'energia pulita, ambientalista della prima ora, proclamato peraltro «Eroe dell'Ambiente» dalla rivista Time nel 2008. È significativo che proprio lui, con un simile curriculum, ora abbia chiesto scusa per l'allarmismo climatico creato negli ultimi trent'anni.TUTTE LE BALLE DEGLI AMBIENTALISTIIn un lungo articolo, apparso sulla rivista della sua associazione, Shellenberger ha precisato: «Come esperto, cui è stato chiesto dal Congresso di fornire una testimonianza obiettiva, invitato dall'Ipcc-Intergovernmental Panel on Climate Change a fare da revisore del suo prossimo rapporto di valutazione, sento l'obbligo di scusarmi per come noi ambientalisti abbiamo fuorviato il pubblico».In particolare, ha esplicitamente negato che l'uomo stia causando una sesta estinzione di massa; che l'Amazzonia sia il polmone del mondo; che i cambiamenti climatici siano la causa dei peggiori disastri naturali.E contemporaneamente ha ammesso che le emissioni di anidride carbonica siano in calo nella maggior parte delle nazioni ricche; che la perdita di habitat e l'uccisione diretta degli animali selvaggi rappresenti una minaccia molto più dei grandi cambiamenti climatici; che i combustibili legnosi siano ben peggiori di quelli fossili; che dal 2003 si sia registrata una riduzione degli incendi pari al 25%; che la causa di quelli avvenuti in Australia ed in California sia da ricercarsi per lo più nell'accumulo di combustibili legnosi e nella crescente presenza di abitazioni vicino alle foreste, non nei cambiamenti climatici; che per prevenire le future pandemie serva più agricoltura industriale e non meno.«So come questi fatti suonino come "negazionismo climatico" per molti - ha detto Shellenberger - ma dimostrano solo il potere dell'allarmismo sul clima»; in realtà, tali dati «provengono dai migliori studi scientifici disponibili, inclusi quelli condotti o accettati dai principali organismi scientifici» internazionali.L'ALLARMISMO CLIMATICO È UNA COLOSSALE BUGIADeterminante la "confessione" fatta pubblicamente da Shellenberger: «Fino allo scorso anno ho principalmente evitato di parlare contro l'allarmismo climatico. In parte perché ero imbarazzato. Dopo tutto, sono colpevole di allarmismo come qualsiasi altro ambientalista. Ma soprattutto avevo paura. Sono rimasto in silenzio sulla campagna di disinformazione sul clima, perché avevo paura di perdere amici e finanziamenti. Le poche volte, che ho trovato il coraggio di difendere la climatologia da coloro che la distorcono, ho subìto dure conseguenze. Quindi ho aspettato e non ho fatto quasi nulla, mentre i colleghi ambientalisti terrorizzavano il pubblico».Una campagna di disinformazione, quella in atto, da lui definita sostanzialmente «fuori controllo», a giudicare almeno da quanto avvenuto l'anno scorso. Ciò lo ha spinto, in coscienza, a rinnovare le sue scuse formali nel libro Apocalypse Never. Why Environmental Alarmism Hurts Us All ovvero «Mai l'Apocalisse: perché l'allarmismo ambientale fa male a tutti noi». Nel libro, fondato su quanto visto e vissuto in vent'anni di ricerca e trenta di militanza, Shellenberger ha evidenziato, tra l'altro, come «le industrie e l'agricoltura moderna siano le chiavi per la liberazione umana ed il progresso ambientale», per ridurre l'inquinamento e le emissioni di carbonio si debba passare «dal legno al carbone al gas naturale all'uranio», l'impatto del vegetarianismo nella riduzione delle emissioni di una persona sia «di meno del 4%». Non solo. Shellenberger ha rivolto anche accuse pesanti e sulle quali sarebbe bene riflettere. Ha detto, ad esempio, che «il dogmatismo di Greenpeace ha peggiorato la frammentazione delle foreste dell'Amazzonia», mentre «gruppi motivati da convinzioni anti-umaniste hanno costretto la Banca Mondiale a smettere di porre fine alla povertà ed a renderla invece "sostenibile". Il clima d'ansia, depressione e ostilità alla civiltà moderna sono alla base di gran parte dell'allarmismo. L'ideologia alla base dell'allarmismo sull'ambiente, il maltusianesimo, è stata ripetutamente sfatata per 200 anni, eppure è ancora più potente che mai», benché messa alla prova dall'emergenza Coronavirus. Come mai? A chi giova? Sarebbero queste le vere domande, cui trovare risposta...

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    Arrivano gli ecopeccati: quante volte hai usato il detersivo? Greta ti sgriderà!

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5881ARRIVANO GLI ECOPECCATI: QUANTE VOLTE HAI USATO IL DETERSIVO? GRETA TI SGRIDERA'! di Rino CammilleriUn amico mi ha inviato la foto di tre foglietti in cui c'è una lunga Confessione da recitarsi dai Fedeli guidati da un Lettore. Nel preambolo c'è una bella incisione antica e si legge: 3 ottobre, cattedrale di Massa, in occasione del beato transito del Serafico Padre (che sarebbe san Francesco d'Assisi). Par di capire che detta Confessione deve essere stata declamata durante la funzione.CONFESSIAMO I NOSTRI DETERGENTI, I NOSTRI COSMETICI, I NOSTRI VESTITI SINTETICIDopo una specie di prefazione, il Lettore (il prete? boh) si rivolge al Signore del Creato, che sarebbe il vecchio Creatore, invocandolo come «Dio di misericordia e giustizia». Poi, scorrendo le risposte alle invocazioni, si trova: «Tutti: confessiamo il nostro abuso di mezzi di trasporto». Non c'è spazio qui per riportare anche le invocazioni del Lettore, ma già avete capito in che cosa è stato coinvolto il solito san Francesco. Limitiamoci alle risposte corali: «Confessiamo i nostri detergenti, i nostri cosmetici, i nostri vestiti sintetici».Sì, perché, spiega il Lettore (sempre rivolgendosi a Dio), il peccato su cui si invoca misericordia e giustizia è stato perpetrato «ignorando che le loro invisibili microsfere di plastica (dei detergenti, dei cosmetici, dei vestiti sintetici, ndr) finiscono nei corsi d'acqua e negli oceani». Continua la confessione generale: «Confessiamo le nostre discariche, i cumuli di ciò che gettiamo via, confessiamo il nostro iperconsumo di cibo ed energia». E il Lettore torna a invocare: «Convertici dalle nostre pratiche maledette». Addirittura! Qualcuno, scherzando, dopo aver letto l'enciclica ecologica di papa Francesco, Laudato si', ha ipotizzato che, continuando l'uscita della «Chiesa in uscita» si sarebbe finiti per uscire dall'altra parte e ritrovarsi ben oltre le periferie, a errare (verbo che, non a caso, ha due significati) sperduti.HO SPUTATO IL CHEWING-GUM SUL MARCIAPIEDEE che i peccati ecologici sarebbero saliti in cima alla lista nel sacramento della Riconciliazione («Ho sputato il chewing-gum sul marciapiede». «Quante volte, figliolo?»). Scherzava, sì, ma non aveva tenuto conto del famoso clericalismo. Il quale vizio tende spesso ad anticipare i desiderata di chi in quel momento comanda, trasformandone i portatori in quelli che i colti chiamavano «più realisti del re». Certo, chi scrive è ormai vecchio e credeva di averne viste tante.Ma mai avrebbe immaginato di dover andare all'Inferno perché porta i calzini di nylon. Santa Greta Thurnberg da Stoccolma, intercedi per noi, perché questi cominciano con la misericordia e finiscono con la giustizia. Non a caso, ai tempi di Robespierre, si celebrava la Virtù ghigliottinando quelli che «virtuosi», a parere di chi comandava, non erano. Molti preti non l'hanno dimenticato e, per non finire «refractaires», giurano sulla Costituzione dell'Anno 2019 prima ancora che glielo chiedano. Ahò, e l'a detto er papa! E chi siamo noi per giudicare? Sant'Antonio de Curtis da Napoli, scampaci.

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    Le contraddizioni dello sciopero del clima

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5859LE CONTRADDIZIONI DELLO SCIOPERO DEL CLIMA di Anna BonoUna delle preoccupazioni che suscita la congettura del global warming antropico sono i limiti che esige al benessere umano: se per i paesi sviluppati la "decrescita felice" rappresenta in realtà un arretramento delle condizioni di vita difficile da accettare, per quelli in via di sviluppo significa la rinuncia a superare situazioni disagevoli, e peggio, associate a ingiustizie e discriminazioni diffuse. Ecco un esempio.Alle donne dei paesi sviluppati si chiede di rinunciare agli assorbenti igienici usa e getta. Nell'arco della vita ogni donna ne usa in media 12.000 che finiscono nell'indifferenziato. Sono fatti di rayon, xantato di cellulosa, polveri super assorbenti derivate dal petrolio, plastica e lattice. Non sono sostenibili. Quindi bisogna trovare un rimedio.Si tentano già campagne per convincere le donne a usare metodi alternativi: dagli assorbenti lavabili, riciclabili, alle coppette mestruali agli assorbenti bio - piuttosto costosi, però - fino al "flusso istintivo libero" che, si dice, quasi tutte le donne possono imparare a controllare evitando così gli assorbenti oltre ad acquisire una migliore consapevolezza del proprio corpo. In attesa di convincere le donne, gli assorbenti devono essere tassati come beni di lusso.Se per le donne occidentali il traguardo è "liberarsi" degli assorbenti usa e getta che inquinano, per quelle dei paesi in via di sviluppo il traguardo è invece dotarsene. In Africa, ad esempio, milioni di studentesse non dispongono di assorbenti igienici, le loro famiglie non hanno i mezzi per comprarli o per farlo regolarmente.Secondo l'Unesco in Africa sub-sahariana una studentessa su dieci non va a scuola nei giorni del ciclo. Alcune perdono così addirittura il 20% della loro istruzione e questo aumenta la probabilità che interrompano gli studi prima di conseguire un diploma.L'associazione Femme International calcola che in un solo paese dell'Africa orientale, il Kenya, le ragazze perdano complessivamente fino a 500.000 giorni di scuola all'anno per via dei problemi che insorgono durante il ciclo mestruale. Prive di assorbenti, si aggiustano come possono, usando stracci, pezzi di carta, foglie. Ma in quelle condizioni hanno paura ad andare a scuola.In Uganda il 30% delle ragazze di famiglie povere non se li possono permettere e perciò durante il ciclo non vanno a scuola. Nel resto del continente la situazione è la stessa, con casi ancora peggiori.Distribuirli gratuitamente è dunque un passo avanti a cui stanno pensando alcuni governi. Lo Zambia è tra questi. Il 3 ottobre il parlamento ha approvato all'unanimità una mozione che prevede la distribuzione di assorbenti igienici nelle scuole. Adesso il governo dovrà trovare i fondi necessari. Inoltre è in esame la richiesta di togliere tasse di importazione e imposta sul valore aggiunto sugli assorbenti.Nota di BastaBugie: oltre a rinunciare agli assorbenti, per essere coerenti i ragazzi affascinati da Greta dovrebbero sapere a cosa si condannano a rinunciare.Interessante la risposta che un giornalista di SkyNews Australia - Andrew Bolt - ha scritto sul suo profilo facebook rivolgendosi ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:Voi siete la prima generazione che ha preteso l'aria condizionata in ogni sala d'aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere 'trendy'; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.Ragazzi, prima di protestare, spegnete l'aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fatevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.Niente di ciò accadrà, perché siete egoisti, mal educati, manipolati da persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile mentre vi trastullate nel lusso occidentale più sfrenato. Svegliatevi, maturate e chiudete la bocca. Informatevi dei fatti prima di protestare.

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    Greta all'Onu: a noi ragazzi avete rubato il futuro e la speranza (e stavolta ha ragione)

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5832GRETA ALL'ONU: A NOI RAGAZZI AVETE RUBATO IL FUTURO E LA SPERANZA (E STAVOLTA HA RAGIONE)Greta, la paladina dell'ambientalismo, all'ONU ha gridato ai politici lì presenti: a noi ragazzi avete rubato il futuro e la speranza. Ovviamente, poco dopo, i media hanno calcato la mano per fare adeguata cassa di risonanza a queste parole che a molti suonano come coraggiose, storiche, di svolta, di punto di non-ritorno.Ebbene, questa volta siamo d'accordo con Greta. Anzi, diciamo di più: questa cosa noi la stiamo dicendo da molto tempo, da tanto - troppo! - tempo.Chi ci sta leggendo è pregato di non agitarsi. Il fatto che siamo d'accordo con Greta non significa che siamo d'accordo sulle cause che avrebbero fatto sì che ai nostri ragazzi siano stati rubati il futuro e la speranza. Piuttosto siamo d'accordo - ahinoi! - che ai nostri ragazzi si sta offrendo una vita senza futuro e senza speranza.Aggiungiamo anche un'altra cosa: è proprio ciò che intende indicare Greta (o chi per lei, visto che alla favola che sia stata lei a costruirsi il proprio personaggio non ci crede più nessuno) come cause che rende i nostri giovani ancor più senza futuro e senza speranza.DERUBATI DEL FUTUROSe Greta e i suoi coetanei sono stati derubati del futuro non è certo perché i mari sarebbero ridotti in un certo modo, oppure se nell'aria ci sarebbero troppe polveri sottili o per qualche grado in più (a riguardo ricordiamo che il XIII secolo fu un secolo molto caldo e non c'era certo l'inquinamento umano), bensì perché la cultura, cioè il giudizio sulle cose e sull'esistere che si è offerto loro è monco del futuro, in quanto non c'è tempo possibile laddove viene censurata totalmente la domanda dell'eterno. E' solo l'eterno che può spiegare e rendere ragione al tempo. Quando il ragazzo riflette sul senso della propria vita, non è perché, affacciandosi alla finestra vede il cielo uggioso o avverte il sole torrido, bensì perché avverte soprattutto un'assenza, che è quella della ragione per il suo spendersi, sacrificarsi e lottare. Se al giovane vengono tarpate le ali, è finito.Se questi decide inconsapevolmente di farsi del male con una vita banalmente spericolata, praticando violenza gratuita, ingurgitando senza senso superalcolici per stordirsi e non pensare, o perfino inserendo nel suo corpo la menzogna illusoria della droga, è perché consapevolmente o inconsapevolmente avverte l'assenza di un fondamento su cui poggiare il proprio esistere.UNA RAMPA DI LANCIO SOLIDAIl giovane è come un razzo che per partire e schizzare verso l'alto ha bisogno di una rampa di lancio solida. Se un razzo volesse decollare dalla debolezza dalla sofficità della sabbia o - peggio - dalla flaccidità del fango, imploderebbe invece che schizzare in alto. A Napoli direbbero: farebbe fetecchia!Ebbene, è vero: a Greta e ai suoi coetanei è stato rubato il futuro e la speranza, ma non certo perché il termometro segnerebbe (non ne siamo sicuri) qualche grado in più, bensì perché noi adulti che avremmo dovuto educarli a valori forti, abbiamo deciso di inquinare la loro vita (questo sì è il più preoccupante inquinamento) con le scorie del relativismo, del nichilismo e del piattume di un desiderio ridotto a moloch a cui stupidamente e vilmente inchinarsi.Abbiamo offerto la sofficità della sabbia (le comodità smodate) e la flaccidità del fango (la perdita del senso del peccato) e loro, i ragazzi, non sanno più spiccare il volo.Il fatto stesso che pensano che il problema ambientale sia il problema più importante la dice lunga... come la dice lunga sui nostri peccati di omissione e sui tanti peccati di omissione di una Chiesa che invece di salvare le anime, pensa a salvare le foreste.Nota di BastaBugie: Romano l'Osservatore nell'articolo seguente dal titolo "Dopo il sabato fascista, arriva il venerdì ecologista" parla della circolare ministeriale che invita gli studenti a partecipare allo sciopero ecologista di venerdì 27 settembre sul tema dei cambiamenti climatici". Una incredibile novità: uno sciopero indetto dal governo. Gli studenti stanno a casa, giustificati, come nei sabati fascisti. Il nuovo regime è però verde e vuole "salvare il pianeta"...Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 24 settembre 2019: "Tutti gli studenti sono invitati a partecipare allo sciopero ecologista di venerdì 27 settembre sul tema dei cambiamenti climatici. L'assenza per la partecipazione alla manifestazione non incida sul numero massimo delle assenze consentite." È questo il testo della direttiva emanata dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, un vero e proprio invito giunto in questi giorni ai dirigenti scolastici delle scuole statali e paritarie (!!!) italiane di ogni ordine e grado.Veramente una novità rivoluzionaria quella di uno sciopero su ordine dell'autorità, anche se per un residuo di pudore l'espressione sciopero generale è sostituita dal termine inglese Global Strike, nella speranza che non tutti la comprendano. Ma il senso è chiarissimo, la dittatura culturale del politicamente corretto fa un ulteriore balzo in avanti, raggiunge gli strati giovanili e dimostra chiaramente, ove ce ne fosse bisogno, che le iniziative della ragazzina svedese Greta Thunberg nulla hanno di spontaneo ma sono il frutto di un progetto globale ben studiato, architettato, realizzato.A che scopo? L'obiettivo è chiarissimo, e 'abbastanza' ambizioso: salvare il pianeta!, destinato a sicura estinzione se non si prendono drastici universali e immediati provvedimenti. E dopo aver coinvolto negli appelli premi Nobel, cantanti, donne e uomini di spettacolo, politici a fine carriera e anche qualche capo di Stato, ora si gioca la carta più emozionale, i giovani. Ma è davvero così? Davvero rischiamo la fine imminente della Terra, e davvero la rischiamo per l'opera dell'uomo?Va ricordato che di previsioni catastrofiste sono piene le cronache degli ultimi anni, per esempio nell'anno 2000 autorevoli riviste assicurarono che di lì a 10 anni in tutte le principali metropoli sarebbe stato obbligatorio indossare le mascherine, e la quantità di luce disponibile si sarebbe dimezzata. In realtà è falso lo stesso slogan 'salviamo il Pianeta'. Noi non possiamo salvarlo, sono i numeri a dirlo. Ogni anno nell'atmosfera vengono emesse 800 miliardi di tonnellate di Co2, ovvero la principale concausa del riscaldamento globale per l'effetto serra che produce. Il 55% di queste emissioni proviene dalla Terra, il 40% dagli oceani e solo il 5% dalle attività antropiche, cioè dalle attività umane.Questo vuol dire che la responsabilità dell'uomo è molto limitata e che le cause del riscaldamento sono tante e non tutte note. Sostenere che l'uomo sia la causa di ogni cosa non soltanto non è suffragato dai dati, ma soprattutto è l'ultima deriva di una visione illuministica. Escludere che ci siano motivi misteriosi che ancora non riusciamo a identificare è una presunzione non fondata, che porta dritti ad analisi faziose. L'ecologismo estremista si è trasformato in una nuova 'religione atea' dell'umanità, un'idolatria laicista, una dottrina irreligiosa dell'apocalisse. I profeti ambientalisti dicono di voler salvare il mondo. In realtà, oltre a favorire corposi interessi economici, vogliono punire l'umanità per i suoi peccati contro il panteismo ecologista e materialista. L'umanità, l'Occidente in particolare, deve pagare per come avremmo maltrattato e non avremmo adorato la Terra, la natura, per non essere stati panteisti ed avere invece adorato gli dei delle nostre religioni. Per questo, ripeto, dobbiamo pagare, realizzare una decrescita ben poco felice, limitare il numero delle nascite perché l'uomo sarebbe il principale nemico della natura.Sia ben chiaro, con questo non vogliamo sostenere che alcune ben precise attività umane siano innocenti sul fronte dell'inquinamento. Ma non nella misura che i catastrofisti vorrebbero farci intendere. È doveroso e sacrosanto studiare e produrre motori meno inquinanti, sviluppare energie pulite, ridurre l'uso delle auto private, intervenire sul versante delle costruzioni e della stessa agricoltura per avete prodotti meno impattanti. Non nella presunzione di salvare il pianeta, perché questo non dipende da noi, ma per rendere più vivibili le nostre città e tutelare meglio la salute dei cittadini.

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    La bufala degli incendi in Amazzonia

    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5807LA BUFALA DEGLI INCENDI IN AMAZZONIA di Eugenio Trujillo VillegasIl mondo piange sconsolato l'Amazzonia. Certo, nessuna persona sensata vuole che un così vasto e importante territorio si trasformi in una torcia accesa, prosciugando la più grande riserva di acqua dolce del pianeta e distruggendo il più ricco patrimonio di vita animale e vegetale esistente. Il furore dei sedicenti difensori della natura s'indirizza decisamente contro il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, accusato di essere il responsabile della tragedia. Alcuni leader delle potenze del G7, riunito qualche giorno fa in Francia, la maggioranza dei movimenti ambientalisti del mondo e, va da sé, la sinistra mondiale, alzano il dito accusatore contro chi in realtà colpa non ne ha. Il peccato di Bolsonaro è infatti solo quello di avere avuto il coraggio di denunciare e sfidare l'agenda ideologica del mondialismo, fondata in gran parte su volgari bugie. Il tempo e il senso comune le smentiranno, tappando la bocca di tutti quelli che creano una psicosi ambientalista.L'ESEMPIO DEL PRESIDENTE BOLIVIANO EVO MORALESL'area amazzonica del Brasile è di quattro milioni di km2, quattro volte la Colombia, e grande quanto tutta l'Europa. Come tutti sanno, non solo in Amazzonia, ma in ogni luogo del mondo avvengono incendi forestali di origine criminale o naturale. Di recente, sono scoppiati in vaste aree della California e nelle Isole Canarie. In Colombia, capitano tutti i giorni. Ma a chi viene in mente l'insensatezza d'incolparne il presidente americano, il premier spagnolo, il presidente colombiano? Secondo rapporti scientifici della NASA, che da anni controlla la vasta regione amazzonica, oggi gli incendi in Brasile sono meno rispetto ad altri anni. E attestano che attualmente il pianeta è più verde di 20 o 30 anni fa, grazie alle politiche di conservazione ambientale e di riforestazione intraprese in diverse parti del mondo. Tuttavia, tra i furiosi ambientalisti, nessuno denuncia che il più grande incendio dell'Amazzonia è stato causato dal Decreto Supremo 3973 del presidente boliviano Evo Morales. Davanti ai media e con grande pomposità, il 9 luglio scorso Morales ha annunciato che avrebbe dato fuoco in modo "controllato" a 500.000 ettari di Amazzonia boliviananei pressi della frontiera brasiliana, al fine di ampliare lo spazio agricolo del suo Paese, che ha come principale coltivazione la foglia di coca. Ma la decisione socialista e dittatoriale del personaggio si è trasformata in un errore madornale. L'incendio è andato fuori controllo e si è esteso ad un milione di ettari, originando così un inferno che, 45 giorni dopo, è ancora attivo: un vero monumento di fuoco alla incompetenza e alla irresponsabilità.L'OBIETTIVO È IL PRESIDENTE BOLSONARO, COLPEVOLE DI NON ESSERE DI SINISTRAMa la sinistra ha parole di accusa solo per il presidente del Brasile. E perché non contro Evo Morales? Per la semplice ragione che questi è di sinistra, come i grandi campioni dell'odierna crociata ambientalista per l'ecologia; inoltre Morales è indigeno, status presentato come modello ideale alla società attuale; infine è il grande protettore dei coltivatori di coca nel suo Paese, il che non sembra recare alcun dispiacere ai promotori di un Nuovo Ordine Mondiale. Basta ipocrisie! È dimostrato che il Brasile protegge in modo responsabile la propria regione amazzonica, anche se ci sarà sempre un margine per farlo meglio. Ma è inaccettabile che altre nazioni dicano al Brasile cosa deve o non deve fare con le sue foreste, quando esse stesse hanno sfruttato e tagliato per secoli le loro. Peggio ancora, è intollerabile che, come se si trattasse di un Paese di serie B, senza sovranità né indipendenza, lo minaccino con sanzioni economiche arbitrarie, fino ad arrivare al delirio di augurarsi una sostituzione del suo capo di Stato, come ha fatto Emmanuel Macron. [...]L'ecologismo oltranzista, penetrato anche nella Chiesa, agisce come una setta e pretende di celebrare il funerale dello sviluppo, per inaugurare un regime socialista e pauperista che innalza sugli altari il modello primitivo e tribale. Tale ideologia verde rifiuta i benefici, pur imperfetti, della società occidentale e il suo stile di vita. Pretende di trasformare la religione cattolica in una pantomima di culti alla natura e alla "Madre Terra", lasciando così alle spalle due millenni di civiltà cristiana. Imbevuti di bugie e ipocrisie, questi fanatici ecologisti fingono d'ignorare che i Paesi con gli indici più alti di prosperità sono proprio quelli che meglio preservano le sorgenti di acqua dolce, che meglio curano i loro boschi, che meno inquinano l'ambiente e che offrono la migliore qualità di vita ai propri abitanti.In realtà sanno tutto alla perfezione, ma deliberatamente lo nascondono al mondo. Speriamo che l'inganno non duri troppo a lungo. Gli incendi un giorno si spegneranno, il fumo si dissiperà, e la realtà riemergerà agli occhi di quanti la vogliono vedere.

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Quando l'amore per la natura si trasforma in odio verso l'uomo

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