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God Save The Wine
by God Save The Wine
God Save The Wine è il festival itinerante del vino che, da oltre 10 anni, porta il produttore direttamente al pubblico finale attraverso vere e proprie feste del vino in location 5 stelle a Firenze, Roma, Bologna, Verona, Milano e oltre. In questo podcast ascolterai il direttore artistico Andrea Gori intervistare i vari produttori durante le serate.
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Girasasso - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
“Durante lo scasso dei terreni per impiantare i vigneti, rimanemmo colpiti dalla quantità e dalla qualità dei sassi che emergevano. Alcuni erano così grandi che dovemmo girarli più volte per riuscire a spostarli.” Da questo gesto ripetuto, quasi per gioco, nasce il nome Girasasso: un nome che evoca la forza e la tenacia della terra maremmana. La tenuta si trova di fronte al castello della Pia de’ Tolomei, che Dante ricorda nel Quinto Canto del Purgatorio: 18 ettari totali di cui 8 a vigneto, certificati biologici da “Suolo e Salute”. Vermentino, Viognier e Ciliegiolo crescono su terreni sassosi e minerali, dando vita a vini dalla gradazione contenuta, acidità distintiva e grande bevibilità. La filosofia è chiara: equilibrio tra maturazione e alcolicità, vini che rispondono alle esigenze della ristorazione moderna superando l’eccesso di alcol tipico degli anni ’90. Ogni vendemmia riflette l’autenticità artigianale: uve raccolte a mano, vinificazioni separate per clone e parcella, fermentazioni lente, affinamenti su feccia fine. Ma Girasasso non è solo vino. Sono gli unici in Maremma a coltivare more di rovo biologiche, più aglione della Val di Chiana e susine.La tenuta è un ecosistema completo: cavalli, galline ornamentali, pavoni, pony, cani, tutti nutriti con prodotti dei campi biologici. E poi c’è il design: le etichette di Girasasso hanno vinto il Best Design Award 2024 a Vinitaly, un riconoscimento alla bellezza e all’eccellenza del lavoro. Vini con nomi ironici e letterari – Pecorella Briaca (Vermentino), La Volpe e l’Uva (Viognier), L’Orso Brillo (Ciliegiolo rosso), Il Gatto Ciucco (Ciliegiolo rosato) – che raccontano una Maremma diversa: costiera, fresca, giovane.
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Manincor - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
Tra poco saranno 420 anni per questa azienda sul Lago di Caldaro! Era infatti il 1608 quando Hieronymus Manincor costruì gli edifici storici della tenuta ricevuta dall’Imperatore d’Austria, esattamente odve oggi la famiglia Goëss-Enzenberg porta avanti una delle avventure biodinamiche più affascinanti dell’Alto Adige.La storia è molto rilevante: il nome Enzenberg compare in regione già nel 1236, e la famiglia si occupa di viticoltura dalla fine del XVII secolo. Ma la svolta moderna arriva nel 1991, quando il conte Michael Goëss-Enzenberg rileva la tenuta dallo zio e decide di trasformarla da semplice fornitrice di uve cooperative a produttrice di vini di grande pregio dalla firma inconfondibile.Il vero cambio di paradigma però avviene pochi anni dopo. “Poca vita nel terreno”, diagnostica il dottor Andrew C. Lorand. La domanda è semplice: dove troverebbero le viti la forza di produrre uva di prima classe se non da un terreno vivo? La risposta è radicale: passare alla viticoltura biodinamica.Dal 2006 Manincor lavora interamente in biodinamica. Nel 2007 fonda con altre aziende il gruppo “respekt-BIODYN”. Nel 2009 tutti i vini sono certificati. Ma soprattutto, la tenuta si trasforma: pecore Quessant bretoni vivono nei vigneti, api trovano terra di latte e miele, uccelli nidificano ovunque. Gruppi di alberi e siepi spezzano le vigne, in ogni secondo filare si semina un misto di cereali, fiori, trifoglio.Nel 2004 viene inaugurata la “cantina sotto il vigneto”, progettata da Walter Angonese e Rainer Köberl: 3000 mq su tre piani sotterranei, invisibile dall’esterno, climatizzata naturalmente grazie all’umidità del terreno e all’energia geotermica. Un manifesto architettonico della filosofia Manincor: rispetto per il paesaggio, cicli naturali, gravità al posto delle pompe.Oggi i tre figli di Michael e Sophie Goëss-Enzenberg stanno preparando la successione aziendale, pronti a costruire il futuro di Manincor sui valori della tradizione.Nella serata del prossimo God Save The Wine scopriamo i loro vini: dove la biodiversità si fa bicchiere e la biodinamica sale in quota!
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Tanuta Maryamado - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica
Dai nobili fiorentini del 1500 agli attuali proprietari: Tenuta Maryamado porta con sé anni di un’affascinante storia di vera passione per la terra toscana che vi presentiamo in anteprima alla nostra manifestazione!Tenuta Maryamado si trova nel cuore delle colline toscane, una terra intrisa di storia e tradizione agricola. Ogni prodotto nasce come autentica espressione del territorio, frutto di dedizione, rispetto per la natura e maestria artigianale tramandata nel tempo. Quest’area riveste una singolare importanza, essendo situata su un crinale collinare che si estende dalla chiesa di Santa Cristina a San Quirico in Collina. I terreni pliocenici di questa cresta, tra i più rinomati della regione nei dintorni di Firenze, sono il risultato di una fase di subsidenza verificatasi milioni di anni fa, la quale portò a una inondazione marina seguita da una successiva regressione. Durante tale processo, si accumularono sedimenti argillosi, sabbiosi e soprattutto ciottolosi. Pertanto, viene dedicata particolare attenzione al terreno in tutte le fasi delle nostre operazioni agricole, riducendo al minimo le lavorazioni e rispettando il delicato equilibrio tra vite, microrganismi e suolo. L’impegno della Tenuta è quello di raggiungere l’eccellenza e di far vivere attraverso i vini l’intenso connubio di storia, territorio e amore per il vino.
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Il Molino di Grace - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
Se volete capire le potenzialità del Sangiovese a Panzano, il Molino di Grace è una tappa fondamentale. Perchè mai? Innanzittutto siamo a Panzano in Chianti che non è solo la “conca d’oro” del Chianti Classico per la bellezza dei suoi paesaggi, ma anche l’unico enclave 100% biologico del vino italiano. Ed è qui, in questa terra esplosiva per gusto, intensità e profumo, che da oltre vent’anni Frank Grace ha costruito una delle realtà più personali e rispettose del territorio. Quando Frank, insieme alla moglie Judy, arrivò da oltreoceano a metà degli anni ’90, acquistò una proprietà a Panzano che allora era solo vigneti, senza edifici per la produzione. Con pragmatismo e abnegazione tutta anglosassone, restaurò un vecchio edificio agricolo e nel 1998 inaugurò la cantina, dando vita a quella che oggi è una delle più apprezzate cantine produttrici di Chianti Classico.
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Cantina Le Pietre - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
Cantina Le Pietre nasce nel 2021 dall’incontro di due poderi confinanti in Valdarno, uniti da una profonda amicizia e dalla passione condivisa per il vino e la natura. Andrea Cavallari, che dal 1999 coltiva con dedizione il Podere Casa al Bosco insieme al figlio Zeno, e Matteo Giuffrida, che nel 2020 lascia Milano per trasferirsi alla Casuccia, fondano insieme questa realtà vitivinicola dove arte, musica e natura si fondono in un progetto unico. Le terre di Cantina Le Pietre vantano una storia illustre: già nel 1716 Cosimo III dei Medici, con un celebre editto che per primo al mondo regolamentò le aree di produzione dei vini di qualità, elevò il Valdarno Superiore – insieme a Chianti, Carmignano e Pomino – a zona di eccellenza enologica. Un territorio la cui vocazione viticola risale addirittura al 1° secolo d.C., quando Plinio il Vecchio lo indicava tra le migliori aree per la viticoltura. I poderi sono stati nei secoli proprietà di famiglie nobili come i Cavalcanti e i Guicciardini, testimoniando un legame millenario con la tradizione enologica toscana. Nel 2023 viene inaugurata la nuova cantina di vinificazione a Reggello, nel cuore del Valdarno Superiore: un esempio di bioarchitettura moderna ed ecosostenibile che si integra perfettamente nel paesaggio. Le pareti con gabbie di sassi garantiscono isolamento termico naturale, mentre all’interno acciaio e legno creano un ambiente caldo e vivo. Qui, 24 ore al giorno e 365 giorni l’anno, risuona la musica di J.S. Bach attraverso una filodiffusione che accompagna ogni fase della vinificazione, dalla fermentazione all’affinamento.
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Poggio del Chianti - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
Nel cuore della Toscana “Poggi del Chianti” è un azienda agricola biologica, tra Valdarno e Chianti: 4 colline coperte di olivi e cipressi, boschi di castagni e vigneti. Produce Olio Extravergine di Oliva e Vini a denominazione di origine: Chianti Classico, Chianti , Valdarno Disopra, Toscana. Al piano terra dell’antica Casa Colonica del Morellino è possibile degustare ed acquistare direttamente le produzioni aziendali. Su appuntamento svolgere corsi di degustazione del vino e dell’olio, o apprendere i fondamentali della cucina tradizionale toscana. “Poggi del Chianti” è anche un agriturismo: un posto ideale per rilassarsi soggiornando in appartamenti immersi nella quiete grigioverde degli oliveti; od essere un buon punto da cui partire per visitare le città d’arte di Firenze, Siena, Arezzo…, o per “gustare” il Chianti con i suoi vini ed i castelli: Vertine, Meleto, Brolio, Radda, Volpaia, Castellina, Gaiole… Dalla vendemmia 2013 il progetto “Poggi del Chianti” si è completato del suo corollario: una vigna ed un vino Chianti Classico. Dopo 15 anni di ricerche, il colpo di fulmine. Un fazzoletto di terra a 674 m di altitudine sullo spartiacque dei Monti del Chianti, poco sotto le rovine del Castello di Montegrossi nel Comune di Gaiole in Chianti. Il Sangiovese ed un po’ di Cabernet Sauvignon compongono l’uvaggio del Chianti Classico e nelle annate favorevoli della Riserva Chianti Classico. Questa vigna è sempre l’ultima ad essere vendemmiata, ad Ottobre inoltrato. La fermentazione avviene in vasca di acciaio inox, e successivamente l’invecchiamento in botti di rovere per 1 anno. 6/8 mesi di affinamento in bottiglia prima di essere messo in vendita, per la Riserva occorre più tempo in modo da poter esprimersi al meglio.
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Torre Prumiano - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica
Torre Prumiano a San Donato, un terroir nel cuore del Chianti Classico Fiorentino, con 152 Ha di proprietà, di cui 33 Ha di vigneti su un terreno calcareo e argilloso (Sangiovese, Canaiolo e Colorino e gli internazionali Merlot e Cabernet Sauvignon), 4 Ha di Olivi, 98 Ha boschivi e 17 Ha di Seminativo. La Torre, il borgo di Prumiano ed i terreni che li circondano vennero acquisiti nell’800 dalla Casata Corsini, nobile famiglia fiorentina che costruì una vera e propria fattoria, con cantina e frantoio. Grandi amici del Barone Bettino Ricasoli – il Barone di Ferro, colui che diede vita al primo “disciplinare” del vino Chianti, nel 1872 – i Corsini contribuirono attivamente alla definizione di quest’ultimo, sancendo così definitivamente la primogenitura e l’altissima qualità delle uve di Prumiano. Nel 1932, grazie ad un decreto ministeriale, vennero ufficialmente individuati sette distinte zone di produzione del vino Chianti: a quello prodotto nei confini geografici del Chianti originario, venne concesso di utilizzare l’aggettivo “Classico”. Oggi facenti parte dei possedimenti della famiglia Fusi, le terre di Prumiano rimangono storici vigneti legati a questa importante ed antica denominazione.
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Rechof - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/1989)
Nel 1978 papà Giorgio e mamma Lorena acquistano un maso a Grumo, nel comune di San Michele all’Adige a nord di Trento. È un contesto rurale fatto di valorizzazione e attenzione per il territorio, dove crescono i loro figli Andrea e Veronica. Andrea intraprende gli studi presso l’Istituto Agrario di San Michele e fonda la sua Azienda Agricola con un polo biologico in Val di Non e uno viticolo enologico tradizionale a San Michele. Veronica diventa insegnante nella scuola primaria. Ma parallelamente negli anni Giorgio scopre e approfondisce una passione innata per il mondo della spumantificazione, che piano piano coinvolge l’intera famiglia. Da questa passione condivisa e dalla dedizione familiare per il lavoro nel vigneto, nel 2021 Giorgio, Lorena, Andrea e Veronica decidono di fondare la società vitivinicola Rechof: un esempio di tradizione familiare e territorio innovativo, che rispecchia la forza e la tenacia dell’agricoltura trentina. I vigneti sono tre appezzamenti in due areali differenti ma ugualmente pregiati. In Piana Rotaliana ci sono i vigneti Pascolet e Paludi, entrambi coltivati a Chardonnay su pergola doppia trentina (circa 5000 ceppi/ettaro, viti di 35 anni, nessuna irrigazione). Pascolet si trova ai piedi dell’argine del fiume Adige, su terreno sabbioso: la frescura e il costante ricambio d’aria del fiume esaltano gli aromi classici dello Chardonnay. Paludi sorge su terreni bonificati dopo la Prima Guerra Mondiale, limoso-sabbiosi con vene ghiaiose: è una zona molto ventilata che compensa l’alta umidità, migliorando la qualità delle uve. In Val di Non c’è Il Masso (450 m.s.l.m., comune viticolo di Ton): il progetto più innovativo e pionieristico dell’azienda. Il nome deriva da un grosso masso calcareo di epoca glaciale posto a guardia del terreno. Qui Rechof ha rinnovato il vecchio impianto piantumando nel 2023 la varietà Charvir, una delle nuove varietà resistenti approvate dal Mipaaf, molto adatta al metodo classico. Terreno calcareo ghiaioso con argilla cretosa, filari esposti est-ovest, zona collinare di forte pendenza circondata da boschi e frutteti biologici.I vini al momento sono quattro, due Trento DOC millesimati (Brut e Brut Rosé, 70% Chardonnay aziendale e 30% Pinot Nero da colline avisane) e Fluss, un frizzante metodo Charmat che come un fiume scorre lento e placido, ma a volte forte e impetuoso, rappresentando a pieno i vini bianchi effervescenti di montagna e un’etichetta biologica di nicchia derivante dalla vinificazione del Charvir, la nuova varietà resistente piantumata in Val di NonIl futuro è una Riserva di Trento DOC millesimata con 40 mesi sui lieviti, la punta di diamante per la sostenibilità dell’azienda e il simbolo della trasformazione del mondo vitivinicolo trentino, senza abbandonare la tradizione.
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Azienda Agricola San Benedetto - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/1989)
Iniziare il 2026 con l’Azienda Agricola San Benedetto significa celebrare esattamente 200 anni di storia vitivinicola. Era il 1826 quando la famiglia Giannelli iniziò a coltivare vigne, olivi e allevare bestiame in località San Benedetto, sul podere chiamato “Casaccia”. Due secoli dopo, Giovanni, Andrea e Marco rappresentano la quinta generazione che lavora con la stessa passione di sempre, custodendo quel legame profondo con la terra che si tramanda dal bisnonno: dal sistema della mezzadria degli anni ’60, quando i fratelli Dario e Giuseppe con i loro figli decisero di acquistare il primo fazzoletto di terra, fino alla costruzione della prima cantina nel 1975 come Azienda Agricola Giannelli, per arrivare al 1998 quando l’azienda assume il nome attuale. Oggi San Benedetto rappresenta perfettamente la sintesi tra tradizione e innovazione: vigneti storici e attrezzature moderne, rispetto del passato e visione del futuro. La recente apertura di “Capanna 1826” – l’agriturismo ricavato da una costruzione storica immersa tra i vigneti – testimonia questa capacità di valorizzare la storia guardando avanti, offrendo un’esperienza autentica nel cuore della campagna di San Gimignano. Degusteremo insieme i loro vini, espressione di 200 anni di lavoro quotidiano, di gesti che si ripetono con consapevolezza generazione dopo generazione, nella certezza che il futuro sta negli insegnamenti del passato.
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Tenuta San Vincenti - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/1989)
Il 2026 vedrà alfine la completa rinascita stilistica di questa azienda, tra le più remote e originali del Chianti Classico. Siamo nel cuore della Toscana, tra Firenze e Siena, sulle colline del Chianti a poca distanza dall’antico borgo di San Vincenti nel comune di Gaiole in Chianti. La storia di Tenuta San Vincenti è però più che millenaria! Il villaggio originario crebbe intorno al primo oratorio che si trasformò nei secoli in basilica prima e in pieve poi, sede di uno spedale per viandanti e pellegrini, intorno all’anno Mille. Nel 1750 Podere Stignano, al limitare del borgo di San Vincenti, compare nel catasto Leopoldino con le sue coltivazioni a vigneto, che dagli Anni Cinquanta sono note per la produzione di vino sfuso. La prima annata in bottiglia è del 1974: una data che segna i 50 anni del Chianti Classico. La proprietà si estende per 60 ettari, con i vigneti disposti su una dorsale collinare orientata nord-sud a un’altitudine compresa tra i 530 e i 600 m slm., completamente protetti dal bosco selvaggio circostante. Intorno, uno scenario unico: pievi e castelli punteggiano vigne e uliveti, in un contesto dove Natura e Storia convivono in perfetta armonia. All’orizzonte, le Crete Senesi, il Monte Amiata e la Val D’Orcia Patrimonio Unesco.I terreni sono da sempre vocati ad una viticoltura di pregio. La loro composizione è ricca e complessa, con un’esposizione ottimale, da Sud-Est a Sud-Ovest, che li vede illuminati fin dal sorgere del sole. Le viti di Sangiovese e Merlot presentano un’età media di vent’anni; sono piantate con una densità di 6.000 piante per ettaro e allevate con la tecnica del cordone speronato basso.I vigneti sono disposti su una dorsale collinare, orientata da nord a sud, appartenente a una propaggine che si sviluppa dal monte luco, in altitudine compresa tra i 430 e i 600 m slm. La composizione dei terreni è prevalentemente riferibile alle rocce di Macigno Toscano che originano differenziazioni compositive di arenarie con frazioni sabbiose importanti, completate da una buona percentuale paritaria di limo e argille. La posizione climatica è quella tipica della collina alta e scoscesa, ulteriormente favorita dalla presenza della foresta che circonda la tenuta. I vigneti godono di ventilazione e di un ottimo drenaggio naturale. Durante l’estate le condizioni di caldo non sono mai eccessive. A seconda dell’annata la vendemmia avviene dai primi di settembre a metà ottobre, in modalità esclusivamente manuale. La conduzione agronomica è incentrata sul rispetto della biodiversità autoctona con pratiche agronomiche volte ad aumentare il tenore di humus nei terreni con azioni di vivificazione del terreno, rispettando la stratigrafia del terreno e incrementando la variabilità e complessità delle essenze erbacee per dare fondamentale importanza all’ecosistema del vivente tra il sopra e il sottosuolo. La vinificazione è svolta rispettando la provenienza dell’uva dei vigneti, monitorando costantemente l’andamento qualitativo e con metodo di lavoro incentrato sulla manualità delle operazioni al fine di esaltare le caratteristiche uniche del terroir di San Vincenti.
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Fattoria Talosa - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
La cantina Talosa, storica realtà vitivinicola nel cuore di Montepulciano, è stata tra i protagonisti italiani selezionati per partecipare a “Sip of Italy”, l’evento organizzato dalla prestigiosa rivista Wine Enthusiast, lo scorso 11 settembre 2025 presso la City Winery di New York City. Questa iniziativa ha rappresentato una vetrina d’eccezione per il vino italiano, pensata per mettere in dialogo produttori e pubblico professionale internazionale, tra cui buyer, giornalisti e operatori del settore. Da tre generazioni Talosa si impegna con amore, passione e dedizione contribuendo a portare Montepulciano e il suo territorio ai vertici dell’enologia Italiana dove tra l’altro risiede da secoli. A Talosa tutto è cominciato con Angelo Jacorossi, noto imprenditore Romano, con un forte legame con la terra. Proprio questo legame lo spinse ad investire in questa attività e dopo lunghe riflessioni identificò in questo splendido territorio lo sfogo di questa passione. La principale cantina per l’affinamento in legno si trova nel cuore del centro storico di Montepulciano, nei sotterranei di due dei più antichi palazzi della città: Palazzo Tarugi e Palazzo Sinatti.Una visita alle cantine di Talosa è un viaggio nel tempo, risalendo fino al 1500, epoca alla quale queste cantine appartengono. Le gallerie, interamente costruite in mattoni, presentano un affascinante alternarsi di volte e nicchie che ospitano le botti, creando un’atmosfera unica e suggestiva. Un ambiente a dir poco suggestivo che costringe il visitatore ad un atteggiamento di rispetto e quasi riverenza per la forza che la storia trasmette attraverso queste mura. Lo stesso rispetto e la stessa riverenza che l’azienda mette nel coltivare i vigneti e nel produrre vini di qualità.Una visita alle cantine di Talosa è un viaggio nel tempo, risalendo fino al 1500, epoca alla quale queste cantine appartengono. Le gallerie, interamente costruite in mattoni, presentano un affascinante alternarsi di volte e nicchie che ospitano le botti, creando un’atmosfera unica e suggestiva. Un ambiente a dir poco suggestivo che costringe il visitatore ad un atteggiamento di rispetto e quasi riverenza per la forza che la storia trasmette attraverso queste mura. Lo stesso rispetto e la stessa riverenza che l’azienda mette nel coltivare i vigneti e nel produrre vini di qualità.
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Castello di Vicchiomaggio - God Save The Wine c/o Atto di Vito Mollica (29/01/2026)
Anche per il 2026 non ci sono cali di interesse per la storia toscana con la S maiuscola! Il Castello di Vicchiomaggio è una residenza storica celebre tra i tanti turisti che hanno eletto il Chiantishire a paradiso terrestre ed esemplare azienda per la UGA Greve del Chianti Classico, il Castello di Vicchiomaggio è adagiato in cima ad una collina dominante la valle del fiume Greve. Forse tra i tanti bei posti della Toscana, davvero il luogo ideale per vacanze, tour enogastronomici, matrimoni da favola e incontri di lavoro e anche per concerti rock! Il Castello è anche ovviamente una importante azienda vitivinicola, il vino è sempre stato prodotto al castello e i suoi proprietari John (nato in Inghilterra) e Paola Matta sono dediti a mantenere intatta questa tradizione, iniziata secoli addietro e oggi portata avanti dai figli Federica, Delfina, Victoria e Sebastian. La tenuta si estende per 140 ettari di cui: 34 coltivati a vigneto, 10 ad olivo, ed il restante è parco.Tra le varietà coltivate spicca su tutti il Sangiovese, uva tradizionale e fondamentale per la produzione del Chianti Classico. Sono presenti, però, altri vitigni di varietà internazionali quali il Merlot e Cabernet Sauvignon. Queste ultime in particolare vengono utilizzate per la produzione di vini rossi IGT. Il terroir della zona è caratterizzato da un clima mediterraneo e dal tipico terreno ricco di argilla e pietre grandi, il cosiddetto Galestro. Una particolare attenzione è rivolta all’esposizione dei vigneti, sono infatti tutti rivolti verso Sud, per garantire la massima esposizione solare durante tutta la giornata. Per quanto riguarda il sistema di allevamento ne sono stati scelti due differenti: cordone speronato e guyot. La loro applicazione dipende dal tipo di varietà scelto e dalla resa produttiva di ogni vitigno. In questo modo viene gestita la quantità di uva prodotta e, conseguentemente, la qualità del prodotto finito.Inoltre questi sistemi di allevamento permettono di evitare un eccessivo allontanamento dei tralci dal tronco principale e quindi di avere una maggiore concentrazione di sostanze necessarie alla corretta maturazione dell’uva. La gamma è ricca articolata ed evidenzia tutte le particolarità del Chianti Classico con in più l’attenzione all’accento che le uve internazionali acquistano in queste colline permettendo la produzione di IGT molto conosciuti e apprezzati.
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Winelivery - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Winelivery è il vino che vuoi, quando lo vuoi: a casa tua in trenta minuti, alla temperatura perfetta. Ma è anche un’enoteca dove fermarsi, scoprire e degustare. E persino un modo pratico e originale per regalare, all’ultimo minuto, una bottiglia per Natale.In via Fra’ Bartolomeo 18/R a Firenze, Winelivery ha aperto la sua enoteca con degustazioni, proponendo una selezione curata di vini italiani e etichette locali per chi desidera assaggiare e scegliere la bottiglia ideale. Ma l’esperienza va oltre il punto vendita. Winelivery è infatti il primo servizio italiano di consegna a domicilio di vino, alcolici e bevande in tempi rapidissimi. Niente intermediari, rapporti diretti con i produttori, prezzi competitivi e un team che seleziona le migliori proposte.
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Vallepicciola - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Dopo l’ingresso del Chianti Classico 2021 nella Top 100 di Wine Spectator, Vallepicciola continua il suo percorso di esplorazione del terroir di Castelnuovo Berardenga, lavorando non solo sul sangiovese ma anche sui vitigni bordolesi e sul pinot nero. Situata nel cuore delle colline senesi, è una realtà giovane che si è affermata grazie alla visione della famiglia Bolfo, al lavoro del team guidato dall’amministratore delegato Alberto Colombo e alla direzione enologica di Alessandro Cellai. Con lui operano l’agronomo Francesco Beni, il responsabile di cantina Erasmo Mazzone e la hospitality manager Tamara Marini.In pochi anni l’azienda è diventata un riferimento del panorama toscano: dall’inaugurazione della nuova cantina nel 2016, vero gioiello architettonico, fino al lancio della linea di Grandi Cru nel 2023. Oggi conta 275 ettari complessivi, di cui 107 vitati, sei varietà di uve e una produzione di circa 500 mila bottiglie distribuite in quindici etichette. Accanto ai vini si producono anche vinsanto, grappa, champagne e olio, con oltre quattromila piante di ulivo.Nei settanta ettari vitati, la varietà dei suoli permette di coltivare sangiovese per il Chianti Classico e uve internazionali come pinot nero, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verdot e chardonnay. Al momento pinot nero e merlot sono le varietà che esprimono con maggiore forza il legame con il territorio dando vita a vini di grande personalità.E ora vediamo come Vallepicciola si prepara al Natale.
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Tenuta San Vincenti - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Il 2026 vedrà alfine la completa rinascita stilistica di questa azienda, tra le più remote e originali del Chianti Classico. Siamo nel cuore della Toscana, tra Firenze e Siena, sulle colline del Chianti a poca distanza dall’antico borgo di San Vincenti nel comune di Gaiole in Chianti. La storia di Tenuta San Vincenti è però più che millenaria! Il villaggio originario crebbe intorno al primo oratorio che si trasformò nei secoli in basilica prima e in pieve poi, sede di uno spedale per viandanti e pellegrini, intorno all’anno Mille. Nel 1750 Podere Stignano, al limitare del borgo di San Vincenti, compare nel catasto Leopoldino con le sue coltivazioni a vigneto, che dagli Anni Cinquanta sono note per la produzione di vino sfuso. La prima annata in bottiglia è del 1974: una data che segna i 50 anni del Chianti Classico. La proprietà si estende per 60 ettari, con i vigneti disposti su una dorsale collinare orientata nord-sud a un’altitudine compresa tra i 530 e i 600 m slm., completamente protetti dal bosco selvaggio circostante. Intorno, uno scenario unico: pievi e castelli punteggiano vigne e uliveti, in un contesto dove Natura e Storia convivono in perfetta armonia. All’orizzonte, le Crete Senesi, il Monte Amiata e la Val D’Orcia Patrimonio Unesco.I terreni sono da sempre vocati ad una viticoltura di pregio. La loro composizione è ricca e complessa, con un’esposizione ottimale, da Sud-Est a Sud-Ovest, che li vede illuminati fin dal sorgere del sole. Le viti di Sangiovese e Merlot presentano un’età media di vent’anni; sono piantate con una densità di 6.000 piante per ettaro e allevate con la tecnica del cordone speronato basso.I vigneti sono disposti su una dorsale collinare, orientata da nord a sud, appartenente a una propaggine che si sviluppa dal monte luco, in altitudine compresa tra i 430 e i 600 m slm. La composizione dei terreni è prevalentemente riferibile alle rocce di Macigno Toscano che originano differenziazioni compositive di arenarie con frazioni sabbiose importanti, completate da una buona percentuale paritaria di limo e argille. La posizione climatica è quella tipica della collina alta e scoscesa, ulteriormente favorita dalla presenza della foresta che circonda la tenuta. I vigneti godono di ventilazione e di un ottimo drenaggio naturale. Durante l’estate le condizioni di caldo non sono mai eccessive. A seconda dell’annata la vendemmia avviene dai primi di settembre a metà ottobre, in modalità esclusivamente manuale. La conduzione agronomica è incentrata sul rispetto della biodiversità autoctona con pratiche agronomiche volte ad aumentare il tenore di humus nei terreni con azioni di vivificazione del terreno, rispettando la stratigrafia del terreno e incrementando la variabilità e complessità delle essenze erbacee per dare fondamentale importanza all’ecosistema del vivente tra il sopra e il sottosuolo. La vinificazione è svolta rispettando la provenienza dell’uva dei vigneti, monitorando costantemente l’andamento qualitativo e con metodo di lavoro incentrato sulla manualità delle operazioni al fine di esaltare le caratteristiche uniche del terroir di San Vincenti.
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Rechof - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Nel 1978 papà Giorgio e mamma Lorena acquistano un maso a Grumo, nel comune di San Michele all’Adige a nord di Trento. È un contesto rurale fatto di valorizzazione e attenzione per il territorio, dove crescono i loro figli Andrea e Veronica. Andrea intraprende gli studi presso l’Istituto Agrario di San Michele e fonda la sua Azienda Agricola con un polo biologico in Val di Non e uno viticolo enologico tradizionale a San Michele. Veronica diventa insegnante nella scuola primaria.Ma parallelamente negli anni Giorgio scopre e approfondisce una passione innata per il mondo della spumantificazione, che piano piano coinvolge l’intera famiglia. Da questa passione condivisa e dalla dedizione familiare per il lavoro nel vigneto, nel 2021 Giorgio, Lorena, Andrea e Veronica decidono di fondare la società vitivinicola Rechof: un esempio di tradizione familiare e territorio innovativo, che rispecchia la forza e la tenacia dell’agricoltura trentina. I vigneti sono tre appezzamenti in due areali differenti ma ugualmente pregiati.In Piana Rotaliana ci sono i vigneti Pascolet e Paludi, entrambi coltivati a Chardonnay su pergola doppia trentina (circa 5000 ceppi/ettaro, viti di 35 anni, nessuna irrigazione). Pascolet si trova ai piedi dell’argine del fiume Adige, su terreno sabbioso: la frescura e il costante ricambio d’aria del fiume esaltano gli aromi classici dello Chardonnay. Paludi sorge su terreni bonificati dopo la Prima Guerra Mondiale, limoso-sabbiosi con vene ghiaiose: è una zona molto ventilata che compensa l’alta umidità, migliorando la qualità delle uve.In Val di Non c’è Il Masso (450 m.s.l.m., comune viticolo di Ton): il progetto più innovativo e pionieristico dell’azienda. Il nome deriva da un grosso masso calcareo di epoca glaciale posto a guardia del terreno. Qui Rechof ha rinnovato il vecchio impianto piantumando nel 2023 la varietà Charvir, una delle nuove varietà resistenti approvate dal Mipaaf, molto adatta al metodo classico. Terreno calcareo ghiaioso con argilla cretosa, filari esposti est-ovest, zona collinare di forte pendenza circondata da boschi e frutteti biologici.I vini al momento sono quattro, due Trento DOC millesimati (Brut e Brut Rosé, 70% Chardonnay aziendale e 30% Pinot Nero da colline avisane) e Fluss, un frizzante metodo Charmat che come un fiume scorre lento e placido, ma a volte forte e impetuoso, rappresentando a pieno i vini bianchi effervescenti di montagna e un’etichetta biologica di nicchia derivante dalla vinificazione del Charvir, la nuova varietà resistente piantumata in Val di NonIl futuro è una Riserva di Trento DOC millesimata con 40 mesi sui lieviti, la punta di diamante per la sostenibilità dell’azienda e il simbolo della trasformazione del mondo vitivinicolo trentino, senza abbandonare la tradizione.
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Tenute Nicosia - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Ci sarà la neve sull’Etna questo Natale? Di certo il fascino non manca mai su “Iddu”, il grande vulcano che domina questo angolo di Sicilia.Dal 1898, quando Francesco Nicosia aprì la sua bottega a Trecastagni, la famiglia ha dedicato la propria vita al vino etneo. Oggi Tenute Nicosia, guidata da Carmelo con i figli Francesco e Graziano, è una delle realtà più moderne e sostenibili dell’isola. La scelta del biologico, le tecniche di viticoltura di precisione, la mappatura satellitare e l’eliminazione di agrofarmaci e fertilizzanti raccontano un percorso virtuoso che unisce qualità e tutela dell’ambiente. Il vero cuore dell’azienda resta però il territorio. Accanto ai vigneti in zona Cerasuolo di Vittoria, Nicosia coltiva alcune delle contrade più suggestive dell’Etna. A Monte Gorna, ai piedi di un antico cratere spento, i vigneti si arrampicano su terrazzamenti in pietra lavica dove Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante e Catarratto affondano le radici in suoli nati da lave e materiali eruttivi di diversa origine. A Monte San Nicolò, tra 550 e 650 metri di altitudine, convivono viti ad alberello di sessant’anni di Nerello Mascalese e parcelle di Carricante e del raro Minnella bianco, su sabbie vulcaniche e pomice rossa dal grande potere drenante. Completano il mosaico le contrade di Cancelliere Spuligni e Santa Venerina, che offrono interpretazioni differenti di Carricante e Nerello.Sull’Etna nulla è uniforme. Ogni versante, ogni contrada, ogni vigneto ha un carattere preciso. Il clima è temperato ma con tratti continentali, le escursioni termiche sono forti, le piogge abbondanti. Un insieme di microclimi che dà vita a vini minerali, eleganti e di grande longevità.Al God Save The Wine degustiamo l’Etna secondo Nicosia e scopriamo come la forza del vulcano si trasformi in finezza nel bicchiere.
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Manincor - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Sul Lago di Caldaro, dove nel Seicento sorse la tenuta voluta da Hieronymus Manincor, oggi la famiglia Goëss-Enzenberg guida una delle realtà biodinamiche più affascinanti dell’Alto Adige. La storia della famiglia affonda nel Medioevo, ma la svolta contemporanea arriva nel 1991 quando il conte Michael Goëss-Enzenberg rileva la proprietà e la trasforma in un’azienda capace di firmare vini di forte identità. Il vero cambio di rotta nasce dalla convinzione che solo un terreno vivo possa generare uva di qualità. Da qui la scelta di abbracciare la biodinamica, un percorso avviato nei primi anni Duemila e completato nel 2006. Nel 2007 la tenuta è tra i fondatori del gruppo respekt BIODYN e dal 2009 tutti i vini portano la certificazione biodinamica. Nei vigneti convivono pecore bretoni, api e uccelli, le parcelle sono interrotte da siepi e piccoli boschetti, mentre a terra crescono cereali, fiori ed essenze che arricchiscono il suolo.A testimoniare questa visione si aggiunge la cantina sotterranea inaugurata nel 2004, progettata per integrarsi nel paesaggio e lavorare sfruttando gravità, energia geotermica e umidità naturale del terreno.Oggi i figli di Michael e Sophie Goëss-Enzenberg si preparano a raccogliere il testimone e a portare avanti lo stile Manincor con uno sguardo contemporaneo. Durante la serata di God Save The Wine possiamo scoprire i loro vini, espressione autentica di un territorio che fa della biodiversità la sua firma.
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Podere Scurtarola - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
PODERE SCURTAROLA – Massa- Toscana Da oltre 150 anni la famiglia Lorieri produce vino sui Colli di Candia. La produzione comprende il Vino Bianco D.O.C. Candia dei Colli Apuani, bianchi e rossi IGT Toscana, oltre a spumante, grappa, olio, aceto e miele di acacia e castagno. Presso l’agriturismo del Podere Scurtarola, durante tutto l’anno e su prenotazione, è possibile partecipare a degustazioni enogastronomiche. Il nome del podere deriva dal termine dialettale “Scurtarola”, che indica una scorciatoia: il “viottolo della scurtarola” è infatti il sentiero che collega, attraverso i vigneti del Candia, la periferia di Massa alla città di Carrara. Passa proprio accanto alla casa costruita da Federico, bisnonno di Pierpaolo Lorieri, attuale proprietario e conduttore. La tenuta si estende per oltre 5 ettari collinari, da sempre coltivati a vigneto. Qui il suolo, composto da arenarie quarzoso-feldspatiche alternate a siltiti e argille, unito al microclima influenzato dal mare e alla favorevole esposizione a mezzogiorno, crea condizioni ideali per valorizzare i vitigni storici del territorio, con il vermentino bianco e nero in primo piano. La novità dell’anno è la Massaretta, conosciuta in altre zone come Barsaglina, un vino che sorprende per la capacità di interpretare i tempi e rispondere alle richieste del mercato, con uno stile agile ma ricco di carattere.www.scurtarola.com
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Acetaia Giusti - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Sono passati più di quattro secoli e quasi 400 Natale da quando gli antenati della famiglia Giusti allestiscono le prime batterie di botti nel sottotetto di via Farini a Modena. Oggi i Balsamici di Modena Giusti esaltano i piatti dei migliori chef del mondo e impreziosiscono gli scaffali dei negozi più esclusivi in Italia e all’estero.Seguendo una tradizione orale secolare, Giuseppe Giusti è tra i primi a mettere per iscritto le regole per ottenere un Balsamico perfetto. Il suo testo del 1863 per la Fiera Agricola di Modena spiega come la scelta delle uve, la qualità delle botti e il tempo siano gli ingredienti fondamentali. L’attenta cura delle materie prime, i lunghi tempi di invecchiamento e l’uso di botti storiche rendono ancora oggi prezioso il Balsamico di Modena Giusti.Diciassette generazioni dopo, la famiglia Giusti continua a produrre e condividere questo prodotto unico, simbolo della storia di Modena e della sua gente. Insignita di prestigiose medaglie tra Ottocento e Novecento, esporta il suo esclusivo Oro Nero in tutta Europa. Grazie all’intraprendenza di Pietro e Giuseppe Giusti, i prodotti della più antica famiglia produttrice di Balsamico vengono esposti a Parigi, Bruxelles, Vienna e Anversa, riconosciuti come campioni di un sapere tipicamente modenese custodito nei solai familiari. Oggi la famiglia è rappresentata da Claudio e Francesca, che guidano l’azienda insieme a Luciano, continuando con passione una tradizione lunga secoli.
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Girasasso - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
“Durante lo scasso dei terreni per impiantare i vigneti, rimanemmo colpiti dalla quantità e dalla qualità dei sassi che emergevano. Alcuni erano così grandi che dovemmo girarli più volte per riuscire a spostarli.” Da questo gesto ripetuto, quasi per gioco, nasce il nome Girasasso: un nome che evoca la forza e la tenacia della terra maremmana. La tenuta si trova di fronte al castello della Pia de’ Tolomei, che Dante ricorda nel Quinto Canto del Purgatorio: 18 ettari totali di cui 8 a vigneto, certificati biologici da “Suolo e Salute”.Vermentino, Viognier e Ciliegiolo crescono su terreni sassosi e minerali, dando vita a vini dalla gradazione contenuta, acidità distintiva e grande bevibilità. La filosofia è chiara: equilibrio tra maturazione e alcolicità, vini che rispondono alle esigenze della ristorazione moderna superando l’eccesso di alcol tipico degli anni ’90. Ogni vendemmia riflette l’autenticità artigianale: uve raccolte a mano, vinificazioni separate per clone e parcella, fermentazioni lente, affinamenti su feccia fine. Ma Girasasso non è solo vino. Sono gli unici in Maremma a coltivare more di rovo biologiche, più aglione della Val di Chiana e susine.La tenuta è un ecosistema completo: cavalli, galline ornamentali, pavoni, pony, cani, tutti nutriti con prodotti dei campi biologici. E poi c’è il design: le etichette di Girasasso hanno vinto il Best Design Award 2024 a Vinitaly, un riconoscimento alla bellezza e all’eccellenza del lavoro. Vini con nomi ironici e letterari – Pecorella Briaca (Vermentino), La Volpe e l’Uva (Viognier), L’Orso Brillo (Ciliegiolo rosso), Il Gatto Ciucco (Ciliegiolo rosato) – che raccontano una Maremma diversa: costiera, fresca, giovane.
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Famiglia Cecchi - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
La famiglia Cecchi è protagonista della Toscana e dell’Italia del vino, sui mercati nazionali e internazionali. Con il cuore nel Chianti Classico a Castellina, tra Villa Cerna e la storica Villa Rosa, amplia poi la sua attività su altri territori, come Montefalco con la Tenuta Alzatura – dove nasce il primo Montefalco DOC bianco biologico da uve Grechetto – e la Maremma, con investimenti iniziati negli anni ’90.Il Sangiovese è il filo rosso che attraversa territori e generazioni. Dopo Chianti Classico, Maremma, Montefalco e Castellina, arriva oggi Montalcino, dove il celebre vitigno toscano mostra la sua espressione più profonda.4
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Carpineto - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Il 25° posto nella Top 100 di Wine Spectator non è solo un numero, è il riconoscimento internazionale di una visione che da oltre mezzo secolo guida Carpineto. Il Chianti Classico Riserva 2020, valutato 93 punti dalla rivista americana più autorevole del settore, celebra il trionfo di una famiglia che dal 1967 fa della qualità assoluta la propria missione. “Non ho parole per l’emozione”, confessa Caterina Sacchet, enologa di seconda generazione e oggi firma tutti i vini dell’azienda. Dietro questo successo c’è il sogno di due ventenni visionari, Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, che fondano Carpineto con l’obiettivo di produrre il miglior Chianti Classico possibile, senza compromessi. La Riserva 2020 conferma che quella visione era giusta. Nonostante la storia relativamente giovane, Carpineto è oggi presente ovunque si producano vini toscani di qualità. Ha affrontato sfide importanti restando fedele a uno stile classico e affidabile. Accanto al Chianti Classico e al Nobile di Montepulciano nascono i Dogajolo, un’interpretazione innovativa del terroir toscano pensata per i gusti moderni, disponibile in bianco, rosso e rosato.E poi c’è il Farnito, un brut da Chardonnay, oggi anche in versione rosa, che rappresenta un’interessante alternativa alle bollicine italiane più blasonate, prodotte in regioni tradizionalmente più vocate. Un precursore della moda della bollicina in Toscana, zona a vocazione principalmente da vini fermi.
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Angelini Paolo - God Save The Wine c/o Obicà (04/12/2025)
Paolo Angelini dal 1922 (Monferrato, Piemonte)Situata nel cuore del Piemonte, sulle dolci colline del Monferrato, la Società Agricola Angelini Paolo consiste di 40 ettari impiantati a vigneto distribuiti su terreni che variano dai più calcarei a quelli più argillosi. Ogni singola varietà ha trovato il suo posto ideale per dare i migliori risultati. La cantina, recentemente rinnovata, insieme a tecniche di produzione indirizzate a esaltare la tipicità di ogni singolo vitigno, permette di avere una gamma di vini molto varia e strettamente legata al territorio. La storia ha insegnato il rispetto per i vitigni classici del Monferrato, come Barbera e Grignolino, mentre la curiosità ha portato ad osare con Viognier e Syrah.Quattro generazioni di vignaioli guidano l’azienda verso il futuro, forti di un secolo di esperienza. Tutto inizia con Paolo Angelini, classe 1900, che avvia la coltivazione dei primi vigneti e la produzione dei vini tipici della zona. Nel dopoguerra i suoi quattro figli – Luigi, Giuseppe, Stefano e Mario – fanno crescere l’attività e iniziano la vendita in damigiana.Negli anni Ottanta i vigneti raggiungono i 15 ettari e nascono le prime bottiglie. Nel 1995 subentra Paolo, figlio di Luigi e omonimo del fondatore, seguito nel 2004 dal figlio Mauro e nel 2016 dal fratello gemello Franco. La cantina si modernizza nel 2010 con l’introduzione delle vasche in acciaio che sostituiscono quelle in cemento.Nel 2018 apre il Punto Vendita Aziendale, costruito in bioedilizia tra le vigne e dotato di sala degustazione; la sua posizione comoda e vicina alla cantina lo rende subito un riferimento per il pubblico e gli appassionati in visita nel Monferrato.
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Yerbito - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Yerbito nasce dalla visione di Gonzalo, ristoratore e bartender professionista uruguaiano trapiantato a Firenze, e Karin, esperta commerciale con vent’anni di esperienza.Insieme hanno creato un liquore unico a base di yerba mate che fonde tradizione e innovazione, catturando l’essenza del rituale più amato del Sud America. Yerbito richiama fedelmente i sapori e gli aromi tradizionali del mate, rituale quotidiano in Uruguay, Argentina e Brasile. Prodotto con ingredienti naturali – yerba mate, zucchero e alcol – senza coloranti artificiali o sostanze chimiche, rappresenta la perfetta combinazione tra artigianalità italiana e tradizione sudamericana, realizzato con la cura e l’autenticità della tradizione liquoristica toscana. Il logo Yerbito è un omaggio alle nazioni dove il mate è patrimonio culturale. La forma richiama la tradizionale calabaza (il contenitore) e la bombilla (la cannuccia metallica), mentre il sole al centro, il Sol de Mayo, simboleggia il dio Inca del Sole Apu Inti, riflettendo la sua importanza nell’eredità uruguaiana e argentina. I vibranti colori giallo e blu evocano la bandiera brasiliana, mentre il carattere tipografico si ispira a La Boca, lo storico quartiere di Buenos Aires noto per la sua comunità di immigrati italiani.La yerba mate, scientificamente nota come Ilex paraguariensis, prospera nella regione di confine tra Uruguay, Brasile e Argentina. Le sue foglie sono ricche di polifenoli e antiossidanti, con proprietà detossinanti e diuretiche. Contiene mateina, un composto simile alla caffeina che energizza corpo e mente, oltre a una miscela di minerali, in particolare potassio, vitamina C e teobromina, che stimolano il sistema immunitario, aiutano la digestione e riducono i livelli di colesterolo. Gli ingredienti semplici ma potenti – yerba mate, zucchero e alcol – creano una bevanda che incarna veramente lo spirito del Sud America. La missione di Yerbito è introdurre al mercato globale questo liquore rinvigorente e culturalmente ricco, sapientemente realizzato per offrire un gusto ineguagliabile. Fondendo l’essenza tradizionale della yerba mate con la mixology contemporanea, Yerbito reinterpreta un rituale prezioso per il consumatore moderno, con una dedizione alla qualità che si riflette in ogni bottiglia.www.yerbito.it
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Talosa - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
La cantina Talosa, storica realtà vitivinicola nel cuore di Montepulciano, è stata tra i protagonisti italiani selezionati per partecipare a “Sip of Italy”, l’evento organizzato dalla prestigiosa rivista Wine Enthusiast, lo scorso 11 settembre 2025 presso la City Winery di New York City. Questa iniziativa ha rappresentato una vetrina d’eccezione per il vino italiano, pensata per mettere in dialogo produttori e pubblico professionale internazionale, buyer, giornalisti e operatori del settore. Da tre generazioni Talosa si impegna con amore, passione e dedizione contribuendo a portare Montepulciano e il suo territorio ai vertici dell’enologia Italiana dove tra l’altro risiede da secoli. A Talosa tutto è cominciato con Angelo Jacorossi, noto imprenditore romano, con forte legame con la terra. Proprio questo legame lo spinse ad investire in questa attività e dopo lunghe riflessioni identificò questo splendido territorio. La principale cantina per l’affinamento in legno si trova nel cuore del centro storico di Montepulciano, nei sotterranei di due dei più antichi palazzi della città: Palazzo Tarugi e Palazzo Sinatti.Una visita qui è un viaggio nel tempo, fino al 1500, epoca alla quale queste cantine appartengono. Le gallerie, costruite in mattoni, presentano un affascinante alternarsi di volte e nicchie che ospitano le botti, in un’atmosfera unica e suggestiva. Un ambiente che costringe il visitatore ad un atteggiamento di rispetto e riverenza per la forza che la storia trasmette attraverso queste mura. Lo stesso rispetto e la stessa riverenza che l’azienda mette nel coltivare i vigneti e nel produrre vini di qualità.Talosa coltiva oggi 32 ettari di vigneti, in una delle zone più belle di Montepulciano (riconducibile alla denominazione aggiuntiva Pieve Le Grazie) ad un’altitudine di 350-400 mt.Come da tradizione la Cantina Storica ospita grandi botti di rovere nelle quali matura Vino Nobile di Montepulciano. Le botti più vecchie di capacità 115hl, hanno 44 anni di età e grazie ad esse è stata ottenuta la prima bottiglia di Vino Nobile dell’azienda nel 1972.
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La Querce - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Marco Ferretti ha appena concluso l’ennesima vendemmia all’Impruneta nella terra che l’ha accolto come seconda casa dopo la natìa Roma. Nella nostra serata post vendemmia di scena i suoi vini freschi fragranti e floreali dalle colline fiorentine, un terroir particolare che prelude al Chianti Classico ma sa dare gusto e profondità inaspettate a sangiovese e canaiolo. Del resto siamo nello storico terroir di Impruneta con 42 ettari tra vino e olio, terreni con argilla e riserve di acqua anche in annate più siccitose come le ultime. La gran parte dei terreni è rivolta verso Sud nell’ampia valle Sorrettole, con una buona esposizione al sole e brezze leggere nel periodo di raccolta. I vigneti, Sangiovese, Canaiolo e Colorino e Merlot, sono coltivati a cordone speronato e con rese molto basse. Ferretti, romano, fiorentino d’adozione, è il direttore dell’azienda e tiene le rese molto basse per privilegiare profumi e intensità, senza dimenticare che i vini sono fatti per essere bevuti e non solo ammirati. Bellissimi gli ultimi esperimenti: il sangiovese passato in anfora che visto che siamo all’Impruneta, città storica della terracotta, rafforza l’idea di terroir presenti in questi vini.
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Poggio Mandorlo - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
L’azienda agricola sorge ai piedi dell’Amiata (1738 m s.l.m.) nel comune di Seggiano, zona DOCG Montecucco, al crocevia tra Val d’Orcia e Maremma – 12 km da Montalcino, 5 km dall’Abbazia di Sant’Antimo, 10 km da Arcidosso. La tenuta si estende su 38 ettari di cui 12 vitati con Sangiovese, Merlot e Cabernet Franc, più 1 ettaro di oliveto Olivastra Seggianese DOP. I suoli presentano marne argillo-calcaree nelle zone inferiori, tufo o galestro negli appezzamenti più elevati, con scheletro abbondante che include quarzo e pietra focaia. L’altitudine di circa 400 m s.l.m., la presenza della montagna e la vegetazione boschiva circostante garantiscono particolare freschezza alle piante, buona ventilazione annuale e escursioni termiche che favoriscono la corretta maturazione. Le vigne sono state impiantate gradualmente con cloni rari di Merlot e Cabernet Franc provenienti da Saint-Émilion (Bordeaux), acclimatati in Italia da un vivaista altoatesino. Il Sangiovese proviene dalle ultime popolazioni selezionate a Montalcino. I vini sono considerati dalla stampa internazionale Super-Tuscans di qualità superiore, caratterizzati da eleganza, finezza, struttura e intensità. La cantina di 1500 mq è stata progettata con grande rispetto ambientale, strutturata su tre livelli che seguono l’andamento della collina, utilizzando materiali locali di riciclo e pietre di recupero. La porzione produttiva segue criteri di moderna enologia con strumentazioni di alto livello tecnologico.L’enologo Filippo Paoletti racconta come la collaborazione sia nata per caso, durante la sua esplorazione della DOCG Montecucco. “La prima volta che ho visto Poggio Mandorlo ho capito che si trattava di un posto particolare, un incrocio di condizioni climatiche ed agronomiche che non mi era mai capitato di incontrare. Un luogo da ascoltare e capire, dove non c’era posto per forzature o banalità.” La filosofia produttiva si basa sull’umiltà: “Un winemaker a Poggio Mandorlo non può essere protagonista ma solo una spalla al servizio del terroir. Il mio approccio è lavorare non per dare un proprio stile ai vini ma per esaltare la vera natura di questo posto, ottenere il massimo da ogni vigneto senza calcare la mano.”Ogni vitigno viene vinificato diversamente per esprimerlo al meglio. La gamma comprende Il Guardiano (freschezza), La Querce (rigore varietale) e Poggiomandorlo (struttura potente), vini con grande potenziale evolutivo grazie anche all’uso sapiente e moderato dei legni.
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Lis Neris - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Come ogni anno Lis Neris ci stupisce al banco con un trittico di vini pazzeschi ed elegantissimi dai vitigni più importanti per l’azienda ovvero pinot grigio, chardonnay e sauvignon. La sorge dove il fiume Isonzo abbandona gli stretti canaloni che lo imbrigliano durante il suo percorso sloveno ovvero a Gorizia, una delle città di confine più contesa d’Europa. Appare uno scenario incantevole disseminato di piccoli paesi cresciuti intorno a un campanile. I vigneti caratterizzano il paesaggio e con le loro fasi scandiscono il ritmo delle giornate. Dai secchi e sapidi pinot e friulano fino alle meraviglie dolci del Tal Luc (tra i pochi vini dolci premiati dalla critica negli ultimi anni), la gamma dei vini Lis Neris rispecchia un luogo davvero speciale.La valle dell’Isonzo è stata scavata dalle glaciazioni del quaternario e le acque di scioglimento dei ghiacciai ne hanno disegnato il profilo attuale. Nei periodi successivi, grazie all’azione disgregante degli agenti atmosferici, ha avuto origine uno strato superficiale argilloso rossastro ricco di ossidi di ferro e altri minerali. La sottostante massa ghiaiosa favorisce la distribuzione dell’acqua e dell’ossigeno rendendo il sottosuolo molto ospitale per lo sviluppo e l’attività delle radici. Sono più di 70 gli ettari di viti piantati tra il confine sloveno a nord e la riva destra dell’Isonzo a sud. I ciottoli superficiali, chiamati claps, incamerano il calore durante il giorno e lo rilasciano durante la notte: questo favorisce la maturazione delle uve il che permette la nascita di vini potenti. E infine c’è da considerare l’eleganza dei vini stessi data dalla Bora…venti dominanti da nord est in grado di creare escursioni termiche che rallentano la maturazione, favorendo la concentrazione aromatica delle uve e il bilanciamento degli acidi.
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BAF Kombucha - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Nel panorama delle bevande contemporanee, la kombucha sta emergendo come una delle alternative più credibili e affascinanti al vino, non per sostituirlo ma per offrire un’esperienza parallela che condivide molti dei suoi valori fondamentali: complessità, artigianalità, territorialità e capacità di accompagnare il pasto. Nella kombucha trovate caratteristiche sorprendentemente simili a quelle dei grandi vini: acidità strutturata, effervescenza naturale, profili aromatici complessi che spaziano dal floreale al fruttato, dal terroso allo speziato. La fermentazione – quella stessa magia microbica che trasforma l’uva in vino – è al cuore anche della kombucha, dove batteri e lieviti dello SCOBY (Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast) trasformano il tè zuccherato in una bevanda viva, probiotica e sorprendentemente articolata. La kombucha rappresenta una risposta intelligente a un cambio epocale nelle abitudini di consumo. Sempre più persone cercano alternative al vino per motivi di salute, gravidanza, scelte di vita o semplicemente per diversificare l’esperienza a tavola senza rinunciare alla complessità gustativa. La kombucha artigianale di qualità non è una “bibita salutista” ma una bevanda seria che può reggere il confronto con piatti strutturati, formaggi stagionati, crudi di mare o preparazioni grasse, proprio come un vino bianco acido o uno spumante.In questo contesto nasce BAF (Bevande Artigianali Fiorentine), una piccola produzione locale di kombucha artigianale che porta a Firenze l’attenzione per la qualità, la freschezza e la cura artigianale che da sempre caratterizza le migliori produzioni enologiche toscane. L’avventura è appena cominciata, ma l’approccio è quello giusto: locale, artigianale, attento alla materia prima e alla complessità del prodotto finale.Un agronomo, due ingegneri, un esperto di sicurezza alimentare: tanti anni di esperienza e la volontà di creare bevande buone. Buone da bere, buone per la salute, rispettose del Pianeta. In questo momento la BAF produce presso l’azienda agricola del Tizzo della Torre, nel Valdarno (Firenze), con cui collabora nella ricerca di ingredienti del territorio, come il polline e miele usati nelle ricette.Come per il vino, anche nella kombucha conta tutto: la qualità del tè di partenza e di altri ingredienti (in questo caso il miele dell’Azienda Agricola Tizzo Della Torre di Michele Valler), la salute dello SCOBY, i tempi di fermentazione, la temperatura, gli ingredienti aggiunti nella seconda fermentazione. È un mondo che merita lo stesso rispetto e la stessa curiosità che riserviamo ai grandi vini, perché in fondo parliamo sempre di fermentazione, territorio e maestria artigianale. In termini di abbinamento la kombucha è abbinabile anche a funghi e tartufi in questa stagione.
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Champagne Collet - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
La Maison Champagne Collet nasce nel 1921 ad Äy, nel cuore della Champagne, fondata da Raoul Collet con la visione di creare champagne che esprimessero l’essenza del terroir champenois attraverso l’eleganza e la finezza. Situata in uno dei villaggi più prestigiosi della denominazione, dove il Pinot Noir raggiunge la sua massima espressione, la casa ha costruito la propria reputazione sulla maestria nell’utilizzo di questo vitigno nobiliare. La filosofia produttiva di Collet si basa su un equilibrio perfetto tra tradizione e modernità, con particolare attenzione alla selezione delle uve provenienti dai migliori cru della regione. La gamma spazia dalle cuvée classiche come l’Art Déco Brut, che rappresenta lo stile house caratterizzato da freschezza e mineralità, fino alle espressioni più raffinate come il Blanc de Blancs e le cuvée millesimate. La posizione ad Äy, culla storica dello Champagne, conferisce ai vini Collet quella tipicità territoriale che solo i grandi terroir sanno esprimere.
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Fattoi Montalcino - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
La storia della cantina della famiglia Fattoi affonda le sue radici negli anni vitali del boom economico italiano degli anni ’60. Fu in questo contesto dinamico, intorno al 1965, che Ofelio Fattoi, animato da una passione per la terra e forte di una solida esperienza nella coltivazione della vite e dell’olivo, prese una decisione audace e lungimirante: acquistare un appezzamento di terra per intraprendere un percorso imprenditoriale autonomo.Anni di duro lavoro, sacrifici incessanti e una tenacia incrollabile furono necessari a Ofelio e ai suoi due figli, Leonardo e Lamberto, per gettare le fondamenta di quella che oggi è una solida realtà vitivinicola di medie dimensioni. La filosofia aziendale è intrinsecamente legata al terroir di Montalcino. Attualmente l’azienda vanta un patrimonio di 9 ettari di vigneti, coltivati con la massima cura con uve Sangiovese grosso, il vitigno nobile che dà origine ai celebri autoctoni della regione: il Rosso di Montalcino DOC, il Brunello di Montalcino DOCG e il Brunello di Montalcino Riserva DOCG. A questi si aggiungono circa 3 ettari di oliveto, 700 piante di diverse varietà pregiate, tra cui l’Olivastra Seggianese, il Leccino e il Moraiolo, per una produzione di un olio extravergine di oliva dal profilo aromatico unico.La produzione annua complessiva si attesta intorno alle 50.000 bottiglie, suddivise tra circa 26.000 bottiglie di Brunello di Montalcino, 20.000 bottiglie di Rosso di Montalcino e una produzione più limitata, tra le 4.000 e le 4.300 bottiglie, di Brunello di Montalcino Riserva, quest’ultimo solo nelle annate ritenute eccezionali.La gestione del vigneto è improntata alla massima attenzione per i dettagli e al rispetto dei ritmi naturali della vite. La vendemmia, la potatura e le operazioni di selezione dei grappoli vengono eseguite interamente a mano, un metodo tradizionale che consente di monitorare lo stato di salute e la qualità delle uve in ogni fase del ciclo. La raccolta delle uve Sangiovese grosso avviene generalmente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, un periodo cruciale in cui i vigneti raggiungono la maturazione fenolica ottimale, garantendo ricchezza e complessità aromatica ai futuri vini.I vigneti si estendono su un’area collinare a circa 300 mtslm, un’esposizione solare ideale che favorisce una maturazione graduale e completa dei grappoli. Il terreno, caratterizzato da galestro, formazione geologica composta da argilla e minerali, conferisce alle uve e ai vini, una spiccata mineralità e una struttura elegante. In vigna e in cantina rigorose selezioni per ridurre le quantità prodotte e concentrare gli sforzi su una qualità superiore.
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Vallepicciola - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Dopo il loro Chianti Classico 2021 inserito nella top 100 di Wine Spectator del vino mondiale, Vallepicciola prosegue nella sua opera di scoperta del terroir di Castelnuovo Berardenga e non solo con il sangiovese ma anche con vitigni bordolesi e il pinot nero. Situata nel cuore delle colline senesi, è una giovane realtà che si è distinta grazie alla visione della famiglia Bolfo, fondatrice dell’azienda, del lavoro della squadra creata dalla mente lungimirante dell’Amministratore Delegato Alberto Colombo e naturalmente dal “Dream Team” guidato da Alessandro Cellai, enologo e direttore generale: l’agronomo Francesco Beni, il responsabile di cantina Erasmo Mazzone e la hospitality manager Tamara Marini.In pochi anni si è affermata come punto di riferimento nel panorama vitivinicolo: dall’inaugurazione della nuova cantina nel 2016, gioiello architettonico, al lancio della linea di Grandi Cru nel 2023. Attualmente si estende su 275 ettari di cui 107 vitati, caratterizzati da 6 varietà di vitigni per una produzione annua di 500.000 bottiglie divise in 15 etichette. Produce e distribuisce anche vinsanto, grappa, champagne e oli, grazie a 4.000 piante di ulivo. Nei 70 ettari vitati grazie alla varietà dei suoli troviamo Sangiovese, destinato prevalentemente alla produzione di Chianti Classico, e vitigni internazionali quali Pinot Nero, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot e Chardonnay. Tra questi per ora pinot nero e merlot sono quelli che hanno messo in luce un legame davvero particolare con il terroir della Berardenga dando luce a vini davvero ricchi di personalità.
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Donne Fittipaldi - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Magnetic come l’occhio che vi guarda dall’etichetta del vino più particolare dell’azienda… Il modo migliore per scoprire una interpretazione nuova diversa e non meno affascinante del terroir bolgherese. Si tratta di Donne Fittipaldi, la più intrigante delle aziende di Bolgheri che ancora non conoscete!La storia ha inizio nel 2004, quando la famiglia Fittipaldi Menarini acquista terreni a Bolgheri e impianta vigne e olivi. La fama dei vini di Bolgheri è ormai consolidata nel mondo, ma non è quello il motivo principale della scelta di questo territorio. “Bolgheri è soprattutto uno stato d’animo”, si legge nella presentazione del Consorzio di Tutela e Maria Fittipaldi Menarini con le sue quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina se ne rende immediatamente conto. Restano affascinate dal luogo, dal clima, dall’atmosfera, dalla luce del mare che si riflette sulle vigne, dai panorami struggenti, dai profumi, dai borghi medievali, dalla gentilezza degli abitanti. Decidono di assecondare il genius loci e si indirizzano verso una produzione di assoluta levatura con quei vitigni bordolesi che hanno dimostrato di offrire risultati qualitativi altissimi in questo angolo di Toscana: piantano Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot e Malbec. L’Azienda ha sede nella Tenuta la Pineta, sulla Via Bolgherese e si estende su 46 ettari nel cuore della DOC Bolgheri. Di questi, 10 ettari sono piantati a vite con progetti di ulteriore espansione. Vi sono poi 1.200 olivi con i quali viene prodotto olio extravergine di oliva. Donne Fittipaldi – Via Bolgherese, 198 Loc. La Pineta – 57022 Bolgheri, Castagneto Carducci (LI) [email protected]
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Isola delle Falcole - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Ancora un’altra vendemmia durissima ma di grande soddisfazione per Emanuele Graetz che ormai ci ha preso gusto… Tutto parte dalla posizione dei vigneti in quel di Panzano, considerabili dei Gran Cru nella regione del Chianti Classico. Caratteristiche uniche: l’altitudine, che giova all’acidità e alla freschezza dell’uva; l’esposizione, che varia da sud a sud-est e favorisce la maturità e la dolcezza del frutto; il terroir, caratterizzato dal galestro, che enfatizza la tipicità. Tali caratteristiche e il fascino dell’ambiente rendono il luogo ideale allo sviluppo di un percorso mirato alla viticoltura di qualità, all’esaltazione del vero protagonista del vino, il vigneto.Il percorso di Isola delle Falcole inizia nel 2015, quando Emanuele Graetz – interrotto il rapporto lavorativo con la sua famiglia – decide di condividere un progetto con i suoi migliori amici. La passione comune per il vino di qualità e per le sfide porta i tre ragazzi a cercare un vigneto nella zona del Chianti Classico. Dopo vari tentativi, Emanuele, Alessandro (Mannelli) e Niccolò (Righini) si innamorano di un piccolo fazzoletto di terra in una delle zone più vocate al mondo alla produzione di grandi vini: un solo ettaro e 200 mt tra Panzano e Montefioralle, esposto a sud/sud-est e situato a 500 mt sul livello del mare. Soltanto un nome era possibile per quel piccolo angolo di paradiso dove in passato nidificavano i falchi: nasce così Isola delle Falcole.Dopo due vendemmie, nel 2018 una grande opportunità: Maurizio e Loretta – proprietari dell’azienda agricola confinante – entrano in contatto con i tre soci. Notata la passione e la volontà ferrea di sviluppare un progetto di un certo livello, accordano ad Emanuele, Niccolò ed Alessandro la vendita di un complesso composto di due ettari e mezzo di vigna, cantina e bosco. Isola delle Falcole si struttura e ad oggi conta in tutto 18 ettari di proprietà, di cui 4 a vigneto – dai 35 ai 75 anni di età – e altri 4 che saranno convertiti a tale entro il 2030. A completare, un piccolo corpo aziendale umile e semplice, ma ideale per la vinificazione e invecchiamento dei vini.Isola delle Falcole ha preso forma, ma continua a crescere e noi la seguiremo insieme! Isola delle Falcole Srl Società Agricola – Loc. San Cresci, 51 – 50022 – Greve in Chianti (FI) – [email protected]
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Stefano Bottega - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Stefano Bottega guarda all’autunno con una gamma completa di bollicine per ogni occasione, tutte prodotte sotto certificazione di sostenibilità Equalitas per farsi trovare pronta alle nuove esigenze degli appassionati per cui la sfida green è una delle più importanti da giocare oggi. Al contempo non perde occasione per difendere il vino dagli attacchi salutistici (vedi la polemica con la nutrizionista Viola) e dall’usurpazione del nome come Prosek dalla Slovenia.“Dobbiamo costruire il valore del prosecco anche con una forbice più ampia di prezzo, far sì che questo sia il risultato della qualità. Visti i costi affrontati dalle aziende e gli investimenti il prezzo medio del Prosecco, Doc e Docg, dovrebbe essere almeno del 20% in più“. Così parla Stefano Bottega come presidente del Gruppo vinicolo di Confindustria Veneto Est a margine degli “Stati generali del Prosecco” a Treviso lo scorso luglio, alla presenza dei presidenti dei tre Consorzi di tutela. L’iniziativa, ha spiegato Bottega, è stata promossa per “confrontarsi e trovare un modo comune di comunicare. Negli anni ciò è mancato e questo non ha favorito il sistema Prosecco nel suo insieme. Ma la competitività ed i mercati esteri – ha concluso – ci impongono di convergere sulle tematiche che ci accomunano, tra cui la sostenibilità e la promozione del turismo nelle aree di produzione“.
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Banfi - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
In Italia poche aziende possono vantare una gamma di vini ampia e ben mirata come quella di Castello Banfi che dai cru più raffinati di sangiovese (Montalcino con il Brunello ma anche Chianti Classico) arriva fino agli spumanti di alta quota piemontesi (trovate il freschissimo Alta Langa extra brut al bianco) e che nel corso degli anni ha contribuito a far diventare trendy e imprescindibile il vermentino con la sua “Pettegola”.A settembre di 41 anni fa veniva inaugurata a Montalcino questa azienda italo-americana che avrebbe portato la fama del Brunello in tutto il mondo. Un colosso di quasi tremila ettari di cui 800 a vigneto che realizza ogni anno circa 10 milioni di bottiglie di vino, guidato sempre dalla carismatica Cristina Mariani-May. Prosegue il lavoro del Banfi Brunello Ambassador Club con altri ambasciatori, professionisti italiani che fin dai primi anni Ottanta del ‘900, quando entrò sul mercato la prima bottiglia di Brunello Banfi, millesimo 1978, diedero un contributo significativo all’affermazione mondiale dell’azienda che ha segnato il successo commerciale e comunicativo del Brunello di Montalcino. Oggi le parole d’ordine sono sostenibilità e accoglienza: questi i due ambiti dove Castello Banfi opera ogni giorno. Ogni anno l’azienda aggiorna il Bilancio di Sostenibilità della sua cantina diventata uno tra i simboli più riconosciuti dell’universo Brunello e del vino di Montalcino. Si tratta della VII edizione per una realtà fin dalla sua fondazione, nel 1978 da parte della famiglia Mariani, attenta all’impatto sull’ecosistema, naturale e sociale. Tra le novità, l’adesione all’Alleanza Territoriale Carbon Neutrality di Siena e il premio Wiswa 2021 per la sostenibilità di cui è stata insignita Cristina Mariani-May, ceo e proprietaria di Banfi, a riconoscimento della sua capacità di spinta alla responsabilità sociale d’impresa, oltre che all’impegno verso le pratiche produttive etiche e sostenibili di Banfi.
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Alpe Regis - God Save The Wine c/o Serre Torrigiani (27/10/2025)
Una delle più grandi strutture italiane dedicate alla spumantistica di qualità porta il nome del leggendario re Rotari, promulgatore dell’editto che raccoglieva le leggi del popolo longobardo nel 634 che assunse il titolo onorifico di Flavio per richiamare il prestigio imperiale romano e bizantino. Nel cuore delle Dolomiti in Trentino si stagliano i vigneti che danno vita agli spumanti Rotari Trentodoc: i venti freschi, il clima montano-mediterraneo, con gli influssi delle montagne a nord e del lago di Garda a sud e le forti escursioni termiche, rappresentano l’ambiente ideale per la coltivazione delle uve alla base di Rotari: Chardonnay e Pinot Nero. La forma di allevamento più diffusa nei vigneti è la pergola doppia trentina. Oltre a conferire al territorio un aspetto armonico e inconfondibile, questo tipo di allevamento consente di ottenere un’ottima acidità e una buona struttura dei vini base, che daranno vita all’eleganza e raffinatezza degli spumanti Rotari Trentodoc. I vigneti sono coltivati e seguiti con cura e dedizione dai soci agricoltori che li curano con attenzione in ogni stagione, fino alla selezione e raccolta manuale delle uve.
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Berlucchi - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Quella appena passata è stata un’altra annata ricca di soddisfazioni per Berlucchi e per la Franciacorta: nel corso della 11° edizione della Champagne & Sparkling Wine World Championships di Tom Stevenson, Berlucchi Franciacorta ha conquistato nuovi e prestigiosi riconoscimenti: World Champion Brut Nature e Best Franciacorta per il Berlucchi ‘61 NATURE 2016 Magnum. Negli ultimi mesi Berlucchi ha mostrato cosa significa produrre grandi vini iconici senza perdere di vista la “sostenibilità”, ovvero impegnarsi per valorizzare il territorio e promuovere una viticoltura rispettosa della natura, dalla gestione del vigneto fino alla produzione del vino, ridurre l’impatto ambientale e promuovere la biodiversità in azienda. Un percorso di pratiche agricole innovative che rispettano l’equilibrio naturale dei vigneti. Con una serie di video “cinematografici” è possibile seguire i segreti dei vigneti, vigna per vigna, il cambiamento climatico e il suo impatto, l’importanza dell’economia circolare e l’importanza della biodiversità. La visione della Guido Berlucchi si spinge oltre gli aspetti prettamente legati alla produzione enologica e guarda alla complessità delle ricadute socio-culturali sul territorio. Lo scorso maggio all Teatro Grande di Brescia si è svolta la V edizione di Accademia Berlucchi: un evento gratuito aperto al pubblico che ha messo in dialogo cultura, sostenibilità e territorio, con ospiti Daria Bignardi, Francesco Costa, Vasco Brondi e Frida Bollani, dedicato al potere trasformativo della narrazione tra libro e digitale. La storia di questa casa è un grande percorso che ha visto la famiglia pioniera del Metodo Classico e inventore del Franciacorta a partire dal mitico Pinot di Franciacorta nel 1961 (il primo rosè metodo classico italiano l’anno successivo…) fino al continuo e costante impegno nella divulgazione del vino e della sua passione. Su 116 ha. di vigneti propri e sui 450 ha. dei viticultori partner c’è stata una continua lotta all’impoverimento dei suoli con tecniche sperimentali di avanguardia, al contrasto al cambiamento climatico con nuovi approcci enologici e l’utilizzo di varietà indigene più appropriate quali l’Erbamat, alla riduzione del consumo di risorse.
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Il Roglio - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
David e Maria Elena sono compagni nella vita …e nella vigna! Sono loro i “fortunati custodi” di un piccolo pezzo di terra toscana al confine con l’Umbria , quattro ettari equamente divisi tra vigneti ed uliveti a Palazzone, frazione di San Casciano Dei Bagni. Nel 2011, dopo varie esperienze maturate nel settore in varie regioni, è stato deciso di intraprendere la strada di vignaioli recuperando un appezzamento appartenuto ai nonni di Maria Elena. Così si è iniziato ad impiantare i nuovi vigneti di Chardonnay , Merlot, Grechetto e Sangiovese, oltre a “restaurare” la vecchia vigna del 1962; lo stesso con gli ulivi, selezionando le migliori varietà autoctone toscane (Correggiolo, Moraiolo, Leccio del Corno , Leccino) per affiancarle alle piante secolari già presenti.
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Badia Crepaldo - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Dietro la nascita di “Badia Crepaldo” c’è la nostra volontà di portare avanti una storia, di raccontarla con le proprie parole, tramandandola con la stessa emozione. Già nella scelta del nome, che rimanda a un passato storico avvolto nel mito, c’è la nostra voglia di iniziare a scrivere una nuova pagina mantenendo le radici nella tradizione. E di fatti, novità e classicità si fondono a pieno nel lavoro dell’azienda “Badia Crepaldo”: lo sguardo rivolto al futuro di giovani vignaioli, unito ai processi produttivi artigianali sono la formula che ha portato alla luce il nostro progetto.Tutta la filiera è caratterizzata dalla componente umana e tradizionale, ogni passaggio della lavorazione, rigorosamente manuale, è curato con attenzione sia nei confronti del vino che nella caratterizzazione delle bottiglie e delle etichette.Ci riuniamo “a veglia” per pianificare la lavorazione, per preparare le bottiglie e per assaggiare i nostri vini, studiando nuovi metodi per migliorare il nostro prodotto.La storia che vogliamo raccontare, anche se è iniziata molti anni prima della nascita di “Badia Crepaldo”, è la nostra storia e la vogliamo scrivere con le nostre idee e con il nostro lavoro: l’unicità di ciò che siamo e di ciò che produciamo si ritrova negli aromi, nel colore, nel primo sorso.
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Donne Fittipaldi - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Una interpretazione nuova diversa e non meno affascinante del terroir bolgherese vi aspetta in spiaggia in Versilia ! Si tratta di Donne Fittipaldi, la più intrigante delle aziende di Bolgheri che ancora non conoscete… La storia ha inizio nel 2004, quando la famiglia Fittipaldi Menarini acquista terreni a Bolgheri e impianta vigne e olivi. La fama dei vini di Bolgheri è ormai consolidata nel mondo, ma non è quello il motivo principale della scelta. “Bolgheri è soprattutto uno stato d’animo”, si legge nella presentazione del Consorzio di Tutela e Maria Fittipaldi Menarini con le sue quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina se ne rendono immediatamente conto. Restano affascinate dal luogo, dal clima, dall’atmosfera, dalla luce del mare che si riflette sulle vigne, dai panorami struggenti, dai profumi, dai borghi medievali, dalla gentilezza degli abitanti. Decidono di assecondare il genius loci e si indirizzano verso una produzione di assoluta levatura con quei vitigni bordolesi che hanno dimostrato di offrire risultati qualitativi altissimi in questo angolo di Toscana: piantano Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot e Malbec.L’Azienda ha sede nella Tenuta la Pineta, sulla Via Bolgherese: 46 ettari nel cuore della DOC Bolgheri. Di questi, 10 ha. sono piantati a vite con progetti di ulteriore espansione. Vi sono poi 1.200 olivi con i quali viene prodotto olio extravergine di oliva. Lo staff tecnico è costituito dall’agronomo Stefano Bartolomei e dall’enologo Emiliano Falsini. La produzione media è di quasi 70.000 bottiglie, commercializzate in parti uguali sul mercato italiano e su quello anglosassone. Donne Fittipaldi è associata al Consorzio per la Tutela dei Vini DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia. Ognuna delle figlie ha la propria professione, ma tutte sono accomunate da una passione, quella del vino, cresciuta da quando si sono messe in gioco in un settore che è storia, cultura, scienza, arte e filosofia di vita.Proprio il connubio con l’arte consolida la passione di tutte: fin dagli inizi Donne Fittipaldi è legata all’artista e amico Giorgio Restelli, in arte Giores, per la realizzazione di quasi tutte le sue etichette. Di Giores è l’idea del nome “Donne Fittipaldi”, seguita dal progetto ‘Stolen Legs’ dove l’artista trasforma, con un action painting, a base di smalti e acrilici, un suo scatto fotografico, stampato su tela, costantemente rappresentante la sinuosità femminile. Le sue etichette dei rossi sono tre: Bolgheri Rosso Superiore DOC, Bolgheri Rosso DOC e Malaroja IGT Toscana Malbec. A queste si sono affiancate altre due gioiosamente femminili: il Lady F Orpicchio e il “5” Rosato Frizzante Ancestrale. Le ulteriori due etichette sono invece opera di una delle figlie, Giulia. Per il Magnetic, in modo geniale e originale, ha riprodotto il magnetico occhio della madre, così ammaliante che sembra voler carpire le sensazioni dalla mente dell’assaggiatore. L’etichetta del DF rosso 2020, invece, è tanto semplice quanto rappresentativa dello stile Ddonne Fittipaldi.
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Tenuta San Vincenti - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Tra Firenze e Siena, sulle colline del Chianti: queste le coordinate geografiche dell’azienda agricola, a poca distanza dall’antico borgo di San Vincenti a Gaiole in Chianti.La storia di Tenuta San Vincenti è però più che millenaria! Il villaggio originario crebbe intorno al primo oratorio che si trasformò nei secoli in basilica prima e in pieve poi, sede di uno spedale per viandanti e pellegrini, intorno all’anno Mille. Nel 1750 Podere Stignano compare nel catasto Leopoldino con coltivazioni a vigneto. La prima annata in bottiglia è del 1974. La proprietà si estende per 60 ettari. Uno scenario unico: pievi e castelli punteggiano vigne e uliveti, Natura e Storia convivono in armonia. All’orizzonte, le Crete Senesi, il Monte Amiata e la Val D’Orcia. Rispetto per la storia, il territorio e la bellezza della Toscana. La cantina è perfettamente integrata nel territorio, quasi invisibile, costruita sottoterra e con alberi di ulivo in cima. La Villa è già aperta e domani accoglierà anche gli ospiti per la notte.Le viti di Sangiovese e Merlot presentano un’età media di vent’anni; piantate con una densità di 6.000 piante per ettaro e allevate con la tecnica del cordone speronato basso. I vigneti sono su una dorsale collinare, orientata da nord a sud, una propaggine che si sviluppa dal monte Luco, tra i 430 e i 6000 m slm. La composizione dei terreni è riferibile alle rocce di Macigno Toscano: differenziazioni compositive di arenarie con frazioni sabbiose, completate da una percentuale paritaria di limo e argille. La posizione climatica è quella della collina alta e scoscesa, favorita dalla presenza della foresta. I vigneti godono di ventilazione e di ottimo drenaggio naturale. Durante l’estate il caldo non è mai eccessivo. A seconda dell’annata la vendemmia avviene dai primi di settembre a metà ottobre, in modalità manuale. La conduzione agronomica è incentrata sul rispetto della biodiversità autoctona con pratiche volte ad aumentare il tenore di humus nei terreni con azioni di vivificazione rispettando la stratigrafia e incrementando la variabilità e complessità delle essenze erbacee per dare fondamentale importanza all’ecosistema. La vinificazione è svolta rispettando la provenienza dell’uva dei vigneti. La chiave del lavoro in cantina è l’alta professionalità per la massima qualità dei vini rispettando le espressioni aromatiche e trovando un unico denominatore che equilibra ogni vino: l’eleganza.
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La Mundial Barcellona - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Radicalmente diverso. E non potrebbe essere diversamente per il vino spagnolo, tra i più attivi nella ridefinizione del gusto della nostra bevanda preferita! Sulla spiaggia della Versilia abbiamo pensato di portarvi un vino rosé e un bianco spumante dai sapori intensi, fruttati e frizzanti. Preparatevi quindi a godere di questa ricetta unica, realizzata con uve della Catalogna ed estratti di frutta e spezie biologici di alta qualità e certificati.La Mundial Clarea Frizzante è uno spumante bianco, prodotto artigianalmente con un tocco frizzante che lo rende ancora più speciale, da una miscela di uve Macabeo e Parellada, coltivate in modo sostenibile in Catalogna.Il Mundial Rosalea frizzante è invece prodotto da un blend di uve Tempranillo e Garnacha. L’acqua che lo completa è acqua proveniente dalle colline del Penedès, zucchero di canna ed estratti di frutta biologica di alta qualità, per ottenere vini autentici, dal sapore fruttato intenso.I gusti e le stagioni cambiano: è vero che i rossi devono cambiare per restare sul mercato? Sui bianchi e rosa quali sono le tue proposte? È naturale che i gusti evolvano con il tempo e le stagioni influenzino le preferenze dei consumatori. I vini rossi, pur restando un punto fermo, possono adattarsi con stili più freschi o versatili per restare attuali. Per bianchi e rosati, punterei su freschezza, bevibilità e tipicità territoriale, valorizzando aromi e leggerezza per intercettare nuove occasioni di consumo.Abbinamento al luogo e/o al piatto: il più bel posto dove vorresti che fosse bevuto un tuo vino in questi mesi estivi e un abbinamento insolito con un piatto che dovremmo provare. Mi piacerebbe che il mio vino fosse bevuto in qualsiasi località di mare, lago o vacanza: quei luoghi in cui il tempo rallenta e ci si gode il momento. È una bevanda fresca, giocosa, perfetta per l’estate e per accompagnare la leggerezza delle ferie. Un abbinamento insolito ma riuscito? Un’insalata di gamberi con mango, lime e menta, oppure dei tacos di pesce con salsa allo yogurt e frutta tropicale. Esalta la parte fruttata e rinfrescante della bevanda, creando un mix davvero estivo.
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Nativ - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Innovazioni, etichette, comunicazione nuova e sopra le righe, Nativ nasce da una storia antichissima ma è abituata al presente e alle sfide del futuro del vino…Situata sui pendii delle immacolate colline di Taurasi, in una delle aree più vocate dell’Irpinia, si erge nel cuore di Paternopoli, terra ricca di storia e tradizione. In seguito all’emanazione dell’editto di Costantino, che concedeva libertà di culto in tutto l’impero, sempre più uomini iniziarono ad abbandonare la vita agiata e le ricchezze della città, alla ricerca di luoghi isolati, pacifici, dove poter meditare e pregare. Furono soprannominati “Pater”, sulla scia degli eremiti della Valle del Nilo. Il nome fu dunque coniato in loro onore.Nata con il desiderio di diffondere ed esaltare le origine del proprio territorio, Nativ ha voluto selezionare un luogo così ricco di storia e tradizione come Paternopoli, cuore pulsante dell’azienda, dove si svolgono le attività di vinificazione ed imbottigliamento. Il territorio della Campania fu uno dei primi e più importanti centri per l’insediamento, la coltivazione e la diffusione della vite. L’area appenninica dell’Irpinia divenne la patria dei migliori vini campani, come il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino e il Taurasi. L’Irpinia è caratterizzata da una varietà paesaggistica eterogenea: montagne, colline, valli e altipiani. Il territorio ha un’identità forte e unica, peculiarità del sottosuolo e condizioni climatiche. In seguito alla potente eruzione del Vesuvio di migliaia di anni fa, materiali piroclastici trasportati da forti venti dettero vita a uno spesso strato di materiali vulcanici.Oggi, il terroir de presenta una grande ricchezza di micronutrienti minerali. Strati più superficiali sono formati da calcari stratificati, mentre le colline e le valli da depositi di materiali arenacei e argillosi. I terreni mostrano una tessitura ben bilanciata, priva di argilla, con frequenti pietrosità. Il clima mediterraneo espone il territorio a inverni freddi e umidi ed estati calde, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Le peculiarità della montagna, per la vicinanza ai monti Picentini, e al clima mediterraneo, determinano forti distinzioni produttive e situazioni di estrema originalità nei vini. L’equilibrio tra clima, vite e suolo è perfetto, sempre più armonico nel corso dei secoli, dando vita a vini dalle caratteristiche supreme, di complessità aromatica, gusto vellutato, pieno ed elegante, aroma intenso e delicato. Con più di 15 ettari di vigneto nelle aree più vocate dell’Irpinia, oggi Nativ è un’azienda solida con un costante aumento di distribuzione in Europa e nel mondo.
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Casa Lucii - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
La Regina Ribelle del vino toscano che ha impressionato critica e pubblico durante la scorsa anteprima torna con noi sulla spiaggia della Versilia con una delle aziende più spesso sotto i riflettori a San Gimignano. I vini di Casa Luci, sempre più centrati, saporiti e con quel quid di freschezza sapida mai dissociati da un frutto bello nitido e maturo: in pratica tutto quanto oggi il mercato richiede ad un grande vino. La loro storia risale a decine di anni fa… Durante la seconda guerra mondiale il podere fu utilizzato come luogo di rifugio (“sfollare a poggio ai grilli”) da Libanio Lucii. Nel 1948 Teresa e Serafino Lucii insieme a sua moglie Teresa rimisero in piedi l’attività di commercio vini e mosti nella cantina a Certaldo che fin dai primi anni del ‘900 con l’arrivo della ferrovia era un centro di raccolta del vino Chianti per il porto di Livorno con destinazione New York… Il contenitore era il fiasco toscano soffiato, impagliato, riempito e caricato. Negli anni ’80 la nuova cantina, per consentire produzione di vini di qualità conciliando tradizione ed innovazione. Negli anni ’90 è tornata a nuova vita l’antica casa padronale oggi sede aziendale a San Gimignano (Santa Maria a Villa Castelli). La nuova generazione, Luca, Lorenzo, Marta, Michela e Leonardo, vissuta tra terra, cielo e vino, sta apportando con energia e conoscenza nuova linfa vitale all’azienda e alle sue produzioni di eccellenza. La incontrate nella nostra serata e la scoprite nel nuovo negozio online www.casalucii.shop che vende vini ed esperienze.
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Il Birrificio del Forte - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Il Birrificio del Forte di Pietrasanta quest’anno compie 14 anni! Guidato da Francesco Mancini, ha ricevuto nuovamente la Chiocciola da Slow Food, per la sua forte identità produttiva. Ha vinto uno dei 9 premi speciali sull’ultima guida dedicata alla birra artigianale, il Premio Costanza. Diverse birre del birrificio sono segnalate come “etichette imperdibili”, tra cui la Birrasanta, la Cintura d’Orione, Il Tralcio, la Mancina, la Regina del Mare e la Saison del Villaggio.Francesco, che avete imparato a conoscere anche alle nostre serate, ha espresso grande soddisfazione per questi riconoscimenti, attribuendoli alla sua passione per la birra, al lavoro di squadra e alla fedeltà dei clienti e alla scelta di puntare sulla qualità senza compromessi. Del resto ormai dai premi alla World Beer Cup – le Olimpiadi della birra fondate dall’Association of Brewers dal presidente Charlie Papazian – con la loro “La Mancina”, una stupenda Belgian Strong Ale, ne sono passati di birre sotto i ponti!L’avventura del Birrificio del Forte nasce da lontano nel 2010. La forte passione per la birra artigianale ha fatto conoscere Francesco e i suoi soci e li ha entusiasmati fino a coinvolgerli come organizzatori dei più importanti eventi e concorsi a livello locale e nazionale. Negli anni la loro esperienza e conoscenza è aumentata fino a far maturare le competenze necessarie per dar vita al loro progetto di un birrificio artigianale in Versilia. I loro prodotti si legano alla storia del Forte in maniera inossidabile… e anche al Chianti Classico e al vino con la linea di Italian Grape Ale, IGA grazie al legame sentimentale con Sara Mori, proprietaria dell’azienda La Bruscola di San Casciano. Da questa collaborazione nate le birre della Linea del Birrificio ovvero “Le radici” ed il Tralcio, Un intreccio tra mosto di malto d’orzo e mosto d’uva da vino, due tipi di lieviti diversi, uno brassicolo e l’altro enologico, la portano a raggiungere una gradazione alcolica molto vicina a quella dei vini spumantizzati.
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Priore Franciacorta - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Priore FranciacortaDal 1904 3 le generazioni della famiglia Mingotti si sono succedute alla guida dell’Azienda Agricola Priore. Oggi l’attività è diretta da Bruno e Alessandro con un mix di tradizione e innovazione. Il lavoro è ancora svolto con quella passione, cura e responsabilità che hanno imparato fin da piccoli. Passione per la terra e i suoi frutti, cura del prodotto finito e responsabilità nei confronti delle generazioni future; ma anche con innovazione, cercando sempre di aggiornare il modo di lavorare, migliorando il prodotto venduto e l’offerta per il cliente. Dal 1991 l’Azienda fa parte del neonato Consorzio per la tutela dei vini Franciacorta; nel 1999 apre, caso unico in Franciacorta, la Macelleria FATTORIE PRIORE per la vendita delle carni dall’azienda al consumatore diretto. Nel 2007 c’è l’apertura dell’Agriturismo LE FATTORIE con la volontà di chiudere il cerchio produttivo e offrire ai clienti piatti basati sui prodotti derivanti dall’attività dell’azienda agricola e infine nel 2011 l’agriturismo CORTE PRIORE per un’offerta sempre più completa e la possibilità di realizzare cerimonie e banchetti con stile.
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Lvnae - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Il Vermentino dei Colli di LuniScovare il giusto mezzo tra Toscana e Liguria e saper crescere il Vermentino in un luogo che unisca gli influssi del mare (indispensabili per questo vitigno) e le dolci colline di Luni è stata un’impresa non da poco, ma oggi i vini di Diego Bosoni e della sua famiglia sono arrivati a portare l’idea del vino di una delle più antiche zone etrusche fino ai giorni nostri. E se pensate che questa zona sia solo “bianca” allora forse non conoscete i vitigni rossi Pollera Nera e Massareta, e scommetto pensate anche che non esista un Vermentino nero…tempo di ricredersi! Il territorio è quello dei Colli di Luni nel Levante ligure, il vitigno è il Vermentino e l’idea è quella di Paolo Bosoni che sin dagli anni ’60 ha creduto nell’eccellenza e unicità di questa terra e dei suoi frutti. Oggi il Vermentino dei Colli di Luni è il principe dei vini bianchi del Mediterraneo e a Lvnae si declina in una collezione capace di leggere le sfumature dei suoli e interpretare le potenzialità del tempo. Oggi, alla quarta generazione, la famiglia Bosoni guarda ancora lontano e con la nuova cantina, inaugurata a luglio 2023, vuole riflettere ancora più profondamente sul significato di tempo, “casa”, natura, uomo e continuare a “coltivare il futuro”. Le vigne salgono nell’entroterra fino a 300 metri slm, e poi toccano quasi la spiaggia con appezzamenti a soli due km dal mare. Un arco di appena 10 km in linea d’aria. E agli estremi, non a caso, ci sono vigneti di Vermentino. Ogni vigneto esige i suoi tempi, i suoi gesti e standardizzare è impossibile. La complessità è la grande costante della gestione dei vigneti di Lvnae. Ad oggi circa 30 ettari dei vigneti di proprietà sono condotti in biologico. Un percorso di conversione reso possibile dalla collaborazione con l’agronomo Ruggero Mazzili. Il Vermentino ama il mare, la brezza, il sole e la macchia mediterranea. Il triangolo magico della sua produzione tocca Liguria, Toscana del Nord e Sardegna. In ogni territorio acquista caratteristiche peculiari ma è nella zona dei Colli di Luni, con la sua combinazione di suoli e microclima, che trova la sua terra di elezione e diventa Vermentino dei Colli di Luni.
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Tenuta Maryamado - God Save The Wine c/o Filippo Pietrasanta (27/07/2025)
Dai nobili fiorentini del 1500 agli attuali proprietari: Tenuta Maryamado porta con sé anni di un’affascinante storia di vera passione per la terra toscana che presentiamo in anteprima alla nostra manifestazione!Si trova nel cuore delle colline toscane, una terra intrisa di storia e tradizione agricola. Ogni prodotto nasce come autentica espressione del territorio, frutto di dedizione, rispetto per la natura e maestria artigianale tramandata nel tempo.Quest’area riveste una singolare importanza, situata su un crinale collinare che si estende dalla chiesa di Santa Cristina a San Quirico in Collina. I terreni pliocenici di questa cresta, tra i più rinomati della regione nei dintorni di Firenze, sono il risultato di una fase di subsidenza verificatasi milioni di anni fa, che portò a una inondazione marina seguita da una successiva regressione. Durante tale processoì si accumularono sedimenti argillosi, sabbiosi e ciottolosi. Pertanto, viene dedicata attenzione al terreno in tutte le fasi delle operazioni agricole, riducendo al minimo le lavorazioni e rispettando il delicato equilibrio tra vite, microrganismi e suolo. L’impegno della Tenuta è raggiungere l’eccellenza e far vivere attraverso i vini l’intenso connubio di storia, territorio e amore per il vino.I vini Toscana IGT esaltano l’essenza dei terroir di origine, valorizzando la ricca diversità varietale. Accanto al vino, vengono prodotti sette pregiati oli extravergine di oliva: cinque monovarietali e due blend, lavorati a freddo nel frantoio per preservarne l’eccellenza. Oltre al vino e all’olio extravergine d’oliva, prodotta anche pasta di grano duro, miele e prodotti agricoli tipici, simboli della bellezza e unicità di questa terra, in armonia con la natura e la tradizione. Il microclima unico e le molteplici esposizioni dei vigneti conferiscono a questa zona una particolare idoneità alla coltivazione di varietà toscane come Sangiovese, Colorino e Canaiolo, ma anche Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.
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ABOUT THIS SHOW
God Save The Wine è il festival itinerante del vino che, da oltre 10 anni, porta il produttore direttamente al pubblico finale attraverso vere e proprie feste del vino in location 5 stelle a Firenze, Roma, Bologna, Verona, Milano e oltre. In questo podcast ascolterai il direttore artistico Andrea Gori intervistare i vari produttori durante le serate.
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God Save The Wine
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