Il Fisiologo - Le creature del mito

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Il Fisiologo - Le creature del mito

Miti e leggende possiedono finalità multiformi.Essi sono racconti cosmogonici e di fondazione, volti a spiegare l'origine dell'universo o la creazione di una città, e narrazioni allegoriche, in cui le gesta di uomini e dèi sono la chiave per interpretare i vari aspetti del mondo. Sono anche rappresentazioni dei sogni e delle paure di un popolo, fonti di preziosi insegnamenti e, infine, piacevoli storie (μῦθοι, mûthoi) da raccontare e da ascoltare.Se il podcast ti interessa, lascia una valutazione e seguimi per essere aggiornato sulle prossime uscite.https://www.instagram.com/il_fisiologo

  1. 73

    72 - Fiabe dell'Irlanda - Le dodici oche selvatiche

    Tanto tempo fa, un re e una regina vivevano felici insieme; avevano dodici figli, ma neanche una figlia. Spesso si desidera ciò che non si ha e non si dà alcuna importanza a ciò che si ha, e questo era proprio il caso della regina. Un giorno d'inverno, quando il campo era coperto di neve, ella si affacciò alla finestra del suo salotto e vide un vitello che era stato appena ucciso da un macellaio, e un corvo gli stava di fianco. «Oh» esclamò, «se solo avessi una figlia con la pelle bianca come quella neve, e le guance rosse come quel sangue, e i capelli neri come quel corvo, per lei darei tutti i miei dodici figli». Nell'attimo in cui proferì tale discorso...   Traduzione di Raffaele Pianese

  2. 72

    71 - Fiabe dell'Irlanda - Le Lance d'Oro

    Tanto tempo fa, in una piccola casa sotto una collina, vivevano un'anziana donnina e i suoi due bimbi, i cui nomi erano Connla e Nora.    Proprio di fronte alla porta della casetta, si estendeva un bel prato, e al di là del prato, una montagna si ergeva sino al cielo, la cui sommità era appuntita come una lancia. Per più di metà strada, la montagna era rivestita di una brughiera, e quando la brughiera era in fiore, era come se una veste purpurea, dalle spalle del monte, arrivasse ai suoi piedi.   Sopra la brughiera...   Traduzione di Raffaele Pianese

  3. 71

    70 - Odissea - Libro VIII - Odisseo tra i Feaci

    Sono le isole a dominare la geografia dell'Odissea. Nel poema di Omero, una volta conclusasi la guerra di Troia, l'eroe «dal multiforme ingegno» approda a numerosi mondi insulari: si tratta di piccole porzioni di terra, sulle quali si muovono personaggi ambivalenti, misteriosi, che aiutano e ingannano, che si dimostrano «violenti, selvaggi, senza giustizia» o che, al contrario, si rivelano «ospitali» e «con mente pia versi i numi».   L'isola di Scheria, il regno edenico dei Feaci, governato da re Alcinoo e dalla regina Arete, ai quali Odisseo chiede aiuto per fare ritorno a Itaca, appartiene alle cosiddette «isole…

  4. 70

    69 - Odissea - Libro VII - L'entrata di Odisseo nella sala di Alcínoo

    Nell'Odissea, quando decide di abbandonare la sua dimora celeste per scendere sulla terra, così da parlare con gli eroi che popolano il poema, la dea Atena assume sembianze ogni volta differenti: un pastore, una giovinetta, una rondine. All'occorrenza, però, la figlia di Zeus e le altre divinità olimpiche possono anche adottare una strategia opposta, far cioè uso di una barriera che, interponendosi fra lo sguardo dell'osservatore e la persona verso cui questo sguardo è rivolto, permette loro di diventare invisibili. Aiutato dalla principessa Nausicaa, prossimo a entrare nel palazzo di Scheria, grazie alla dea Atena Odisseo è d'improvviso avvolto da una…

  5. 69

    68 - Odissea - Libro VI - L'arrivo di Odisseo tra i Feaci

    Abbandonata la dimora della ninfa Calipso e sopravvissuto alla furia del dio dei mari Poseidone, Odisseo giunge stremato all'isola di Scheria, un reame edenico che sorge tra il mondo della realtà e il mondo del sogno. È la principessa Nausicaa «braccio bianco», la splendida figlia di re Alcinoo e della regina Arete, la prima persona a cui il sovrano itacese rivolge la parola e, fin dal principio, il naufrago non nasconde la sua ammirazione nei confronti della fanciulla, così bella da essere paragonata addirittura ad Artemide, la vergine dea della caccia.   L'incontro tra Odisseo e Nausicaa è carico di una forte tensione emotiva, e l'idea di un matrimonio prossimo a essere celebrato domina l'intero libro. La dea Atena, però…

  6. 68

    67 - Odissea - Libro V - La zattera di Odisseo

    Il quinto libro dell'Odissea segna un passaggio narrativo da un mondo ordinario a un mondo straordinario. All'isola di Itaca, sacra dimora violata da dei vili pretendenti, raggiungibile con facilità sia da uomini sia da dèi, si sostituisce la misteriosa isola di Ogigia, «l'ombelico del mare», che sorge tra i flutti in un favoloso e remoto occidente. Alla mortale Penelope si accosta Calipso, la «dea luminosa» figlia del Titano Atlante, eternamente vivente e mai toccata da vecchiaia. A Telemaco, giovane principe itacese, subentra il padre Odisseo che, seduto sul promontorio di Ogigia, mentre osserva il mare dinanzi a sé, «sospira il ritorno», gli occhi mai asciutti di lacrime.   Tuttavia, l'arrivo di Hermes, il messaggero divino…

  7. 67

    66 - La leggenda del coniglio lunare

    L'uomo è sempre rimasto affascinato dalla luna, a tal punto che attorno al noto corpo celeste sono state narrate numerose leggende e immaginate fantastiche avventure.   È una pallida dea che si innamora di un bel pastore, secondo i miti ellenici; la dimora del dio Yue Lao, nei racconti mitologici della Cina; un globo luminoso posto nel cielo dalla divinità creatrice Nyame, affinché chiunque possa beneficiare del suo splendore, per le popolazioni Ashanti del Ghana. È anche il luogo in cui è nascosta la cura per la pazzia di Orlando, nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto; la meta finale di un viaggio spaziale descritto dall'autore francese Jules Verne.   Inoltre, secondo una credenza nipponica, sembra che sulla luna viva…

  8. 66

    65 - Selene, la dea della luna

    Numerose sono le coppie divine e mortali che popolano i miti della Grecia antica. Tuttavia, l'amore che Selene, la pallida dea della luna, nutre per Endimione, giovane pastore di straordinaria avvenenza, raggiunge delle ineguagliabili vette di romanticismo e dolcezza. Sono le tenebre della notte a fare da sfondo agli incontri segreti tra i due amanti, le grotte del monte Latmo ad accogliere i loro teneri abbracci.   Poi, un giorno, all'apice della passione, Selene chiese a Zeus, il padre degli dèi dell'Olimpo, di…

  9. 65

    64 - Yamauba: La vecchia della montagna

    Strega spinta da una fame insaziabile, tenera madre che accudisce un figlio dotato di forza sovrumana, donatrice consapevole o involontaria, donna autonoma e svincolata da ogni norma sociale. Nelle leggende nipponiche, Yamauba, la «vecchia della montagna», è un personaggio che nel corso dei secoli ha subìto numerose trasformazioni, estetiche e soprattutto valoriali, a tal punto da essere definita dalla docente statunitense Karen Brazell un «insieme inimmaginabile di contraddizioni».   Controparte orientale della strega di Hänsel e Gretel, fiaba dei fratelli Grimm, e della Baba Jaga del folklore slavo, Yamauba è un oni che vive tra le montagne e che…

  10. 64

    63 - Uji no hashihime: La donna al ponte Uji

    È un tradimento che spinge all'azione la protagonista della leggenda nipponica di «Uji no hashihime» (La donna al ponte Uji).   In una versione contenuta nel romanzo epico «Heike monogatari» (Il racconto della famiglia Taira), risalente al XIV secolo e giuntoci anonimo, una donna abbandonata dal marito si reca un giorno presso un santuario e supplica la divinità lì venerata di essere trasformata in un oni, «demone» del folclore dell'Estremo Oriente, così da vendicarsi del consorte fedifrago e della sua nuova amante.   Affinché la metamorfosi avvenga, è necessario che…

  11. 63

    62 - Fiabe della Scozia - Il paggio e il calice d'argento

    C'era una volta un piccolo paggio, il quale prestava servizio in un maestoso castello. Era un tipetto dall'animo molto buono e svolgeva tutti i suoi doveri con così tanta cura e così di buon grado che tutti gli volevano bene: dal Gran Conte, che il giovane serviva ogni giorno con estremo rispetto, fino al... Traduzione di Raffaele Pianese

  12. 62

    61 - Fiabe della Scozia - Albero d'Oro e Albero d'Argento

    Tanto tempo fa, c'era una piccola principessa di nome Albero d'Oro, una delle bambine più belle al mondo. Sebbene sua madre fosse morta, la piccola conduceva una vita molto felice, perché suo padre la amava con tutto il suo cuore e pensava non ci sarebbe mai stato alcun problema finché la sua figlioletta era contenta. Di lì a poco, però, il sovrano si sposò di nuovo e... Traduzione di Raffaele Pianese

  13. 61

    60 - Fiabe della Scozia - Peerifool

    C'erano una volta, a Rousay, un re e una regina che avevano tre figlie. Quando le giovani principesse divennero grandi, il re morì e la corona passò nelle mani di un lontano cugino, il quale aveva sempre nutrito odio nei confronti del sovrano e non tenne in alcuna considerazione la regina e le sue figlie. Esse furono dunque sgarbatamente cacciate e...   Traduzione di Raffaele Pianese

  14. 60

    59 - Sull'India e le sue meraviglie: la Manticora, la "mangiauomini"

    Numerosi sono gli autori che nel mondo antico hanno descritto l'India e le sue meraviglie: casa di alberi le cui foglie sono grandi «non meno di uno scudo» afferma il geografo Strabone; «circondata da un mare pieno di pietre preziose» canta il poeta latino Properzio; «che dà avorio» la descrive Virgilio nelle Georgiche; solcata da un fiume, l'Indo, «produttore d'incenso» ricorda Ovidio nel terzo libro dei Fasti.   L'India è però anche la terra natia di creature feroci e dall'aspetto ibrido: la Manticora, ad esempio, è…

  15. 59

    58 - Il Bestiario d'Amore

    Composto in prosa nel XIII secolo dal poeta ed erudito francese Richard de Fournival, il «Bestiaire d'Amour» (Bestiario d'Amore) è un ironico trattato allegorico in cui alle fantastiche descrizioni del mondo animale si intrecciano gli ambigui comportamenti degli amanti: gli uomini che «ingannano le donne sincere» sono paragonati alle volpi che inducono in errore le gazze, mentre «coloro che stanno dietro alle dame o alle damigelle» per trarre un vantaggio personale sono come gli avvoltoi che vivono di carogne.   A fianco a bestie realmente esistenti sono però descritte anche creature appartenenti alla mitologia e ai racconti del folclore. Infatti…

  16. 58

    57 - Vampiri folclorici e vampiri letterari

    È nel maggio del 1897 che, a Londra, la casa editrice Constable&Co. pubblica il romanzo Dracula, scritto dall'irlandese Bram Stoker. Annotando riflessioni e timori, speranze e sconforti, Jonathan Harker e gli altri personaggi della storia consegnano al lettore, sotto forma di lettere e di telegrammi, dei brandelli di verità che, pagina dopo pagina, delineano l'immagine del loro antagonista, il Conte Dracula, «un vecchio signore piuttosto alto, […] vestito di nero dalla testa ai piedi, […] dai denti particolarmente bianchi e aguzzi».   «Figlio della notte», Dracula è un «un-dead» (tale avrebbe dovuto essere in origine il titolo dell'opera), un vampiro, nota creatura che compare in numerosi racconti del folclore. Tuttavia, vampiri folclorici e vampiri letterari non presentano sempre le stesse caratteristiche, e infatti…

  17. 57

    56 - Odissea - Libro IV - A Lacedèmone

    Copiose sono le lacrime che bagnano i volti dei personaggi che popolano il IV libro dell'Odissea.   A Sparta, durante un sontuoso banchetto, al pensiero che Odisseo, «un infelice senza ritorno», sia caduto vittima dell'invidia di un dio, il sovrano acheo Menelao, la splendida Elena e i principi Pisistrato e Telemaco non riescono a trattenersi dal piangere. Nella reggia itacese, a struggersi dal dolore è invece la regina Penelope, venuta a conoscenza dall'araldo Mèdonte della partenza notturna del figlio.   In entrambi i casi, ai gemiti si trova però ben presto rimedio: un farmaco (φάρμακον, phármakon), «che l'ira e il dolore calmava», da miscelare a del vino, e poi un fantasma (εἴδωλον, eídolon), inviato dalla dea Atena e con le sembianze di…

  18. 56

    55 - Odissea - Libro III - A Pilo

    «È facile a un dio se vuole, salvare un mortale, anche lontano.»   È a Pilo, dimora dell'anziano e saggio sovrano Nestore, che la dea Atena, sotto le sembianze di Mentore, afferma tale principio, rincuorando un Telemaco scettico circa il ritorno del padre Odisseo. «Facilmente» (ῥεῖα, rheîa) è il termine con cui la sapiente figlia di Zeus dà avvio al suo discorso; un avverbio che, a inizio del verso, e dunque in posizione enfatica, mira a fugare ogni titubanza nel giovane principe itacese: non si può dubitare della possibilità di un nume di prestare soccorso a un uomo.   Tuttavia, la potenza salvatrice degli Olimpi non è illimitata. Essa deve infatti sottostare al volere delle…

  19. 55

    54 - Odissea - Libro II - L'assemblea degli Itacesi e il viaggio di Telemaco

    Sia nell'Iliade sia nell'Odissea, le assemblee presiedute dagli dèi e dai mortali sono dei teatri deliberativi: arene animate nelle quali, tramite il sapiente uso della dialettica, coloro che intervengono dibattono sulle scelte da prendere. Nel «poema della guerra», luogo del confronto degli uomini è il campo di battaglia; nel «poema del ritorno», principalmente Itaca.   È con una riunione assembleare che si apre il secondo libro dell'Odissea: spinto dai saggi consigli di Atena, la dea della sapienza, il principe Telemaco ordina ai pretendenti alla mano della regina Penelope di lasciare subito l'isola, perché «le azioni loro non sono più tollerabili». Alla sua «arringa», che termina con rabbia e nelle lacrime, segue l'aspra difesa di Antìnoo, il capo dei proci, il quale accusa Penelope di «pensieri sapienti e astuzie», che illudono «il cuore nel petto agli Achei».   A una grande tela, «sudario di morte per Laerte divino», la regina itacese lavora di giorno, da anni, ma di notte…

  20. 54

    53 - Odissea - Libro I - Il concilio degli dèi e l'esortazione di Atena a Telemaco

    Poema del «ritorno» (νόστος, nóstos), capace di «penetrare nelle profondità dell'animo umano», e archetipo del «viaggio dell'eroe». Punto d'origine, insieme all'Iliade, della letteratura greca, europea e occidentale, i cui versi gravitano attorno alle disavventure di un «nuovo guerriero», che alla forza fisica antepone l'acume e la prontezza d'intuito. Palcoscenico calcato da immortali figure femminili, dove hanno luogo rituali di iniziazione, con una scenografia divisa tra pericolosi orizzonti fiabeschi e un rassicurante «mondo ordinario», inizio e termine di un lungo errare per mare.   Attribuita al poeta Omero, l'Odissea narra le vicissitudini di Odisseo, sovrano dell'isola di Itaca, in seguito alla fine della guerra di Troia. Tuttavia, protagonista dei primi quattro libri dell'opera è il principe Telemaco e…

  21. 53

    52 - I folletti della Cornovaglia

    Durante la metà del diciannovesimo secolo, lo scienziato e poeta britannico Robert Hunt decise di intraprendere un viaggio di dieci mesi in Cornovaglia, contea dell'Inghilterra sud-occidentale, con il fine di raccogliere «ogni racconto esistente dei suoi antenati». Egli infatti credeva che, in una società in continua e rapida evoluzione, «le storie del vecchio mondo si stessero dissolvendo, simili a ombre tra la nebbia prima del sorgere del sole». Dello stesso avviso era anche William Bottrell, autore dell'opera «Traditions and Hearthside Stories of West Cornwall» (Tradizioni e Storie del Focolare della Cornovaglia Occidentale), il quale riteneva che, «nel giro di pochissimi anni, queste interessanti tradizioni sarebbero andate perdute» se studiosi e folcloristi non le avessero custodite in forma scritta.   Figure che popolano le leggende corniche sono i «pixies», folletti dall'aspetto minuto e in grado di…

  22. 52

    51 - I trow, le fate delle isole Shetland

    Secondo l'antropologo James Alexander Teit, la tradizione folclorica delle Shetland, piccolo arcipelago al largo delle coste della Scozia, presenta un'anima scandinava. Molte delle credenze e delle narrazioni tramandate in queste terre sono invero costellate di motivi che si ritrovano in racconti provenienti dalla Norvegia, dall'Islanda e dalle isole Faroe, i quali si diffusero a poco a poco con i primi insediamenti dei Vichinghi, tra la fine del sesto e gli inizi del settimo secolo dopo Cristo.   Di tale eredità culturale lasciata agli Shetlanders dai popoli dell'Europa del Nord, un esempio è rappresentato da una particolare classe di creature soprannaturali: i trow. Etimologicamente, il termine sembra difatti provenire dalla lingua norrena e derivare dalla parola…

  23. 51

    50 - Le fate irlandesi

    Nell'opera «Ancient Legends, Mystic Charms and Superstitions of Ireland» (Antiche Leggende, Incantesimi Mistici e Superstizioni dell'Irlanda), la poetessa irlandese Lady Wilde, madre dello scrittore Oscar Wilde, sottolinea l'importanza delle «tre grandi fonti di conoscenza» dell'umanità: il linguaggio, la mitologia e i monumenti di un paese. Se dalla lingua si apprendono le vette sociali e mentali che una nazione ha raggiunto in un dato periodo storico – in termini di arti, costumi e civiltà – e le vestigia del passato fanno invece luce sulla fede religiosa di un popolo, i racconti mitologici e del folclore rivelano lo stretto legame che unisce gli uomini a un mondo spirituale e invisibile.   Nel testo sono presenti, ad esempio, diverse sezioni dedicate al mondo delle fate, le quali si riteneva che un tempo fossero…

  24. 50

    49 - Usi e costumi di fate e folletti (2)

    Nel corso dei secoli, le isole britanniche ci hanno consegnato numerose testimonianze e narrazioni folcloriche che hanno per protagonisti fate e folletti.  Autori quali l'irlandese Lady Wilde, lo scozzese John Gregorson Campbell e l'inglese Augustus Hare, i cui scritti rappresentano un prezioso scrigno di infinite curiosità sulle usanze del Piccolo Popolo, consentono a studiosi e curiosi di addentrarsi in un «Reame Pericoloso» – Faërie – che, per sua natura, risulta però difficile da «catturare in una rete di parole», perché «una delle sue qualità è l'essere indescrivibile».  Ciò nonostante, i racconti della tradizione popolare, tramandati dapprima oralmente e poi messi per iscritto, gettano una lama di luce, seppur tenue, su un mondo «dai molti ingredienti». Come, ad esempio, nelle vite degli uomini sono presenti animali domestici e selvatici, così le fate hanno i loro…  

  25. 49

    48 - Draghi nella letteratura fantasy: Smaug, l'Impenetrabile

    «Un'atroce minaccia persino nel sonno» (A dire menace even in his sleep): è con queste parole che il filologo e scrittore inglese J.R.R. Tolkien descrive al lettore il drago Smaug, celebre antagonista del romanzo Lo Hobbit, pubblicato nel 1937. Avido di ricchezze e in grado di esprimersi con modi gentili e al contempo aggressivi, Smaug è una figura letteraria dalla doppia anima: in lui infatti convivono sia una personalità ferina, in linea con il suo aspetto di gigantesco rettile alato, che lo spinge a dar la caccia a Bilbo Baggins, reo di avergli rubato una coppa, «finché non lo avesse preso, dilaniato e calpestato», sia una personalità umana, la quale è sorgente di un'astuzia sottile e di una passione per le conversazioni enigmatiche. Alla base della nascita di Smaug ci sono due draghi, avversari di intrepidi eroi dell'Europa del Nord, i quali…

  26. 48

    47 - Draghi nella letteratura fantasy: Fùcur, il Fortunadrago

    Pubblicato nel 1979, «La Storia Infinita» (Die unendliche Geschichte) è un romanzo fantasy scritto dall'autore tedesco Michael Ende e incentrato sulle avventure di due giovani protagonisti: Bastiano Baldassarre Bucci, «un ragazzino grassoccio» e pauroso, con la capacità di «immaginare le cose con tanta chiarezza che quasi le vedeva e le sentiva», e Atreiu, un bambino «dai lunghi capelli nero-azzurri e dalla pelle olivastra» che «abita nel Mare Erboso, dietro le Montagne d'Argento». Oltre a un vasto mondo dai tratti fiabeschi e a un'entità nemica – il Nulla – che «lento, minaccioso, inesorabile» divora ogni cosa sul suo cammino, a rendere avvincente la narrazione sono anche, e soprattutto, i personaggi: l'Infanta Imperatrice, «sovrana assoluta di tutte le innumerevoli Terre e Paesi dello sconfinato Regno di Fantàsia»; Cairone, «il dottore più importante e più famoso di tutta Fantàsia»; la «bellissima» Xayde, dal volto bianco come il marmo; Fùcur, il candido Drago della Fortuna che, un giorno, finì tra le grinfie di Ygramul, le Molte, e…

  27. 47

    46 - Il drago cinese, presagio di buona e cattiva sorte

    Simbolo del potere imperiale, il drago cinese è una creatura mitologica dalla duplice interpretazione. Nelle testimonianze che ci sono pervenute, esso è infatti sia una preziosa fonte di pioggia, in grado quindi di irrigare i campi di riso e di far germogliare la vita, sia un auspicio funesto, in quanto causa di disastri naturali, quali inondazioni e tempeste. È altresì annunciatore, insieme alla fenice, di nascite di uomini illustri, regnanti e fondatori di dottrine filosofiche, ma al contempo messaggero di eventi luttuosi. Una leggenda narra che, nel 551 a.C., una coppia di draghi azzurri scese dal cielo e…

  28. 46

    45 - Sull'anfisbena e altri serpenti

    Serpenti che emergono dalle oscure profondità del mare, chiamati a punire chi si è macchiato di azioni sacrileghe. Serpenti generati in deserti che segnano i confini del mondo conosciuto; temibile progenie nata dal sangue di creature mostruose. Serpenti che producono veleni in grado di regalare un sonno mortale. Numerosi sono i rettili che compaiono nella tradizione mitologica del mondo greco-romano. Nel nono libro della Pharsalia, poema epico scritto in lingua latina da Marco Anneo Lucano, l'autore dedica dei versi alle pericolose serpi che infestano la Libia: l'aspide «col collo gonfio» e il basilisco, «che nuoce prima di avvelenare»; il seps, «che scioglie le ossa assieme al corpo», e l'anfisbena, dagli occhi luminosi come candele, la quale è provvista di ben due…  

  29. 45

    44 - «Fantasy: Realms of Imagination» - Una mostra alla British Library di Londra

    Dal 27 ottobre 2023 al 25 febbraio 2024, alla British Library di Londra, in Inghilterra, ha avuto luogo la mostra «Fantasy: Realms of Imagination» (Fantasy: Reami dell'Immaginazione). Un'ala della storica biblioteca britannica si è quindi trasformata, per pochi mesi, in uno stimolante spazio d'incontro tra visitatori e opere d'arte collegate al mondo del fantastico: non solo romanzi e racconti fantasy, ma anche «taproot text» e moderne serie videoludiche, lungometraggi animati vincitori di premi Oscar, noti fumetti e giochi da tavolo. Suddivisa in quattro aree tematiche, che rappresentano quattro anime del fantasy, l'esposizione ha dato il benvenuto ai visitatori con una mappa disegnata nel 1917 dall'illustratore inglese Bernard Sleigh, la quale è conosciuta con il nome di…

  30. 44

    43 - Dal mito alla letteratura fantasy: storia di un genere letterario

    Secondo lo scrittore canadese John Clute, è il XVIII secolo – culla di un movimento filosofico, culturale e sociale conosciuto con il nome di Illuminismo – che segna la genesi della letteratura fantasy. Ben prima però dell'«Età dei Lumi», come evidenziato dal professore statunitense Brian Attebery, sono state composte delle narrazioni che, pur non appartenendo al genere fantastico, contengono degli elementi ascrivibili al fantasy. Tali opere, conosciute con il nome di «taproot text», spaziano dalle rappresentazioni teatrali di William Shakespeare a «La tragica storia del Dottor Faust» di Christopher Marlowe, dall'«Edda in prosa» di Snorri Sturluson alla raccolta di racconti «Le mille e una notte», fino ai poemi epici di Omero. Per comprendere quindi l'origine del fantasy, è necessario oltrepassare i confini temporali del Settecento e partire dall'Antichità classica, esaminando in particolare autori quali Ovidio e Apuleio, i quali, con la «materia del mito», si sono dimostrati…

  31. 43

    42 - Maghe e streghe nei miti greco-romani: Panfile e Simeta

    È la notte a fare da sfondo alle oscure pratiche magiche eseguite da Panfile e da Simeta. Protagoniste di due opere letterarie – Le Metamorfosi di Apuleio e Le Incantatrici, il secondo idillio del poeta Teocrito – entrambe le donne sono delle abili streghe, mosse da una passione ardente per due aitanti giovanotti: un anonimo ragazzo della Beozia e l'atleta Delfi di Mindo. Immortalate dai rispettivi autori nei loro «atelier infernali» (feralem officinam), le fattucchiere procedono a cucinare quanto serve ai sortilegi d'amore, di cui sono esperte conoscitrici: «una conserva di sangue di mostri ammazzati e una collezione poderosa di pezzi di cadaveri» spiccano tra gli ingredienti utilizzati da Panfile; le sostanze usate da Simeta sono invece ricavate principalmente dal mondo vegetale, come «della farina d'orzo e dei rami d'alloro, della crusca e dell'Ippomane». Incastonato nell'idillio teocriteo, un breve ritornello scandisce il rito d'amore di Simeta e…

  32. 42

    41 - Maghe e streghe nei miti greco-romani: Deianira, Creusa ed Elena

    È sulle oscure proprietà di un «φάρμακον» (phármakon), di un rimedio magico, che le donne del mondo antico fanno di solito affidamento quando desiderano vendicarsi di un torto subìto o riattizzare le braci di una passione morente. Come l'amore, il cui duplice volto è composto dalle dolcezze delle gioie appagate e dalle amarezze dei disinganni, così anche pozioni e incantesimi rivelano una doppia faccia: essi possono infatti alleviare le sofferenze dell'anima e acuire il dolore fisico; strappare la vita a un nemico nel fiore degli anni e restituire la giovinezza a un anziano prossimo alla morte. Moglie del re di Atene Xuto e protagonista della tragedia euripidea Ione, Creusa decide di sfruttare proprio un «φάρμακον» dal doppio potere per raggiungere il suo obiettivo. Nascoste in un braccialetto e ben separate, «perché non si può mescolare un bene e un male», la sovrana tiene conservate da lungo tempo due gocce di un misterioso veleno ricavato dall'egida della dea Atena. Nell'Odissea, anche Elena, moglie del guerriero spartano Menelao, utilizza un farmaco, il dono di una donna egiziana, e lo miscela a del vino durante un banchetto, affinché…

  33. 41

    40 - Maghe e streghe nei miti greco-romani: Medea e Circe

    Donne che vivono in favolose terre dell'Oriente. Amanti ripudiate e pronte a vendicarsi con ogni mezzo per le offese subite. Esperte conoscitrici di magia. In Medea e in Circe scorre lo stesso sangue. Rispettivamente nipote e figlia di Helios, lo «splendente» dio titano del Sole, le due maghe sono dipinte nei racconti mitologici greco-romani come figure disposte a tutto in nome dell'amore. Medea, principessa della Colchide, una regione situata nei pressi della catena montuosa del Caucaso, per aiutare l'eroe greco Giasone a portare a termine la pericolosa missione di recuperare il vello d'oro, volge le spalle alla sua famiglia e al suo popolo e, seguendo il furore (θυμός, thumós) della passione più travolgente, si macchia di crimini esecrabili. Anche Circe, memorabile personaggio che compare tra le pagine dell'Odissea e delle Metamorfosi, dimostra di non riuscire a soffocare le pulsioni del suo animo. Nel poema ovidiano, la «terribile dea dalla parola umana» è scossa da una profonda gelosia quando il dio marino Glauco respinge le sue profferte amorose, perché invaghito della bella Scilla. Per rivalersi sui loro nemici, Medea e Circe fanno uso di incantesimi arcani e…

  34. 40

    39 - Frankenstein o il moderno Prometeo di Mary Shelley: tra mito e scienza

    In «Frankenstein o il moderno Prometeo», romanzo gotico e fantascientifico concepito dalla scrittrice britannica Mary Shelley e pubblicato nel 1818, sono una sfrenata ambizione e una volontà ferrea che muovono all'azione lo scienziato Victor Frankenstein. Con l'obiettivo di stringere tra le mani «quello che era stato il fine e il sogno degli uomini più saggi sin dalla creazione del mondo», in seguito a numerosi esperimenti durati per anni e condotti su della materia inerte, il protagonista riesce infine a dare la vita a un'orripilante creatura: il celebre Mostro.  Fin dalle prime pagine dell'opera, Victor appare al lettore come l'incarnazione della ὕβρις (húbris), ovvero di quell'ostinata tracotanza, tipica del pensiero ellenico antico, che porta chi si macchia di tale colpa a superare i propri limiti, andando così incontro a una ineluttabile rovina. E la rovina di Victor si cela proprio dietro l'angolo, impersonata da quel «demoniaco cadavere» senza nome che gli ha portato via riposo e salute. Infatti, non appena il Mostro dalla pelle giallastra apre i suoi occhi acquosi, durante una cupa notte di novembre…

  35. 39

    38 - Polimnia, Tersicore ed Euterpe: le Muse dell'oratoria, della danza e della musica

    Polimnia, la Musa «dai molti inni», Tersicore, la Musa che «delizia con la danza», ed Euterpe, la Musa che «regala allegria». «Nascoste da una coltre di nebbia» e «velate di oscurità», mentre sull'Elicona sono intente a intrecciare danze e a intonare canti, dopo aver bagnato «le delicate membra nel Permesso o nell'Ippocrene o nell'Olmeio divino», le tre divinità erano considerate dagli Elleni le sacre custodi di tre branche dell'arte: Polimnia governava sul canto e sull'oratoria; Tersicore era l'olimpia signora della danza; Euterpe regnava invece sulla musica. Nei poemi omerici la capacità di eloquio e la maestria del parlare in pubblico – l'oratoria e la retorica – erano considerate delle virtù conferite ai mortali dagli dèi e da usare all'occorrenza come arma, anche e soprattutto da chi non era più nel fiore degli anni. È al vecchio e saggio Nestore che, nell'Iliade, le parole fluivano dolci come il miele, mentre nell'Odissea, a Eurialo, un abitante dell'isola dei Feaci «simile ad Ares flagello degli uomini», Odisseo ricorda che chi parla con sicurezza, «quando gira per la città, come un dio» viene contemplato e che…

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    37 - Melpomene e Thalia: le Muse della tragedia e della commedia

    Melpomene, la Musa che «glorifica con la danza e con il canto», e Thalia, la Musa che «regala gioia». Invocate dal poeta Esiodo, nella Teogonia, insieme alle loro sette sorelle, affinché «celebrino la sacra stirpe degli immortali, sempre viventi, che da Gaia nacquero e da Urano stellato», entrambe le divinità erano associate dagli antichi Greci a una manifestazione culturale – il teatro – che rappresentò un'importante espressione religiosa ed educativa dell'Atene del V-IV secolo avanti Cristo. Gli Elleni ritenevano che Melpomene fosse la dea della tragedia, rappresentazione scenica considerata la «creazione massima del genio attico», sul cui palcoscenico si avvicendavano celebri personaggi della tradizione mitica, tutti dilaniati da un'insanabile condizione dolorosa. Thalia, invece, era accostata al salace mondo della commedia, «un'imitazione della realtà», come la definì il filosofo Aristotele, in grado di suscitare il riso e di…

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    36 - Erato e Urania: le Muse della poesia amorosa e dell'astronomia

    Erato, la Musa che «provoca il desiderio», e Urania, la Musa «celeste». Fanciulle «a cui il canto è caro nel petto» e «che abitano le olimpie dimore», le due divinità, originarie della Pieria, regione della Tessaglia, sono custodi di due differenti espressioni artistiche: Erato è la dea della poesia amorosa ed erotica, mentre sua sorella Urania è da tradizione associata all'astronomia. È all'inizio del terzo libro di un poema epico scritto in età ellenistica, le Argonautiche, che il poeta Apollonio Rodio si rivolge alla Musa protettrice dei carmi d'amore. L'autore chiede alla sua divina fonte di ispirazione di stargli vicino e di cantargli – così come Calliope aveva già fatto con Omero – delle numerose avventure compiute dall'eroe Giasone, partito con l'obiettivo di conquistare un prezioso vello d'oro, e dell'amore che la maga Medea nutrì per il guerriero ellenico e di come…

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    35 - Calliope e Clio: le Muse della poesia epica e della storia

    Calliope, la Musa «dalla bella voce», e Clio, la Musa «che rende celebri». Figlie di Zeus, padre degli dèi dell'Olimpo, e di Mnemosine, titanide che preserva le memorie degli uomini, le due divinità, che «di Elicone possiedono il monte grande e divino», presiedono a differenti sfere dell'arte: la prima tutela l'epica e, più in generale, la poesia di ispirazione nobile e alta; la seconda, invece, protegge la storiografia. È con un'invocazione a una Musa, la quale solo in età ellenistica sarà identificata con Calliope, che hanno inizio i due poemi che hanno segnato il percorso della civiltà letteraria ellenica, prima, e occidentale, poi: l'Iliade e l'Odissea di Omero. Nei componimenti il poeta si rivolge dunque alla dea affinché ella narri di gesta gloriose e di lunghe peregrinazioni, avvenute in epoche remote; dell'ira funesta del Pelide Achille, dei molti dolori che soffrì il Laerziade Odisseo, distruttore di rocche, e di…

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    34 - Puck e il Sogno di una notte di mezza estate

    Composta nel 1595-1596, la commedia romantica Sogno di una notte di mezza estate (A Midsummer Night's Dream) è una delle opere più celebri del drammaturgo inglese William Shakespeare. Nei cinque atti che compongono la rappresentazione, venati di un'ilarità briosa e ricchi di colpi di scena, lo spettatore assiste a una continua altalena emotiva, le cui imprevedibili oscillazioni finiscono per rendere i sentimenti dei protagonisti – uomini e fate, donne e folletti – una fonte inesauribile di risate. Titania, ad esempio, l'eterea regina delle fate, si invaghirà del tessitore Bottom, un uomo dalla testa d'asino. L'aitante Lisandro, invece, cancellerà Ermia dal suo cuore e si innamorerà perdutamente della giovane Elena, la quale però nutre un sentimento d'affetto nei confronti di un altro ragazzo, Demetrio. Causa di questo intricato reticolo amoroso è il folletto Puck, il quale, un giorno, viene incaricato dal sovrano Oberon di andare alla ricerca di un fiore, così da ottenere un prezioso filtro magico. Peccato però che, una volta trovato…

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    33 - Morgana la Fata (seconda parte)

    Nell'opera La morte di Artù, composta dallo scrittore inglese Thomas Malory e pubblicata nel 1485 da William Caxton, il personaggio di Morgana la Fata subisce un cambiamento radicale, sovvertendo quanto era stato tratteggiato nella Vita Merlini di Goffredo di Monmouth. La benevolenza, che in principio contraddistingueva la figlia del duca Gorlois e di Igraine, cede il posto a un astio profondo nei confronti del fratellastro Artù, che si manifesta in più episodi. Ogni piano che la Fata ordisce per eliminare il re di Camelot è mosso dalla malizia, intriso di acredine e volto all'inganno. Alla saggezza che traspare nel poema epico di Monmouth si contrappone quindi, nella raccolta di leggende arturiane di Malory, un modo d'agire subdolo e meschino; la lealtà viene sostituita dal tradimento, l'altruismo è spazzato via dagli interessi personali.  Eppure, in seguito al combattimento contro Mordred, durante il quale Artù sarà ferito alla testa, Morgana sembra ravvedersi e…

  41. 33

    32 - Morgana la Fata (prima parte)

    Nella Chanson des Saisnes, poema eroico del dodicesimo secolo che tratta della guerra condotta dal sovrano Carlo Magno contro la popolazione dei Sassoni, il poeta francese Jean Bodel parla per la prima volta dei tre cicli letterari medievali di cui un uomo dovrebbe occuparsi: la Materia di Francia, la Materia di Bretagna e la Materia di Roma la grande. Se la prima è collegata alle figure di Carlo Magno e dei suoi cavalieri e l'ultima raggruppa delle narrazioni concernenti la mitologia greco-romana e alcuni episodi storici dell'età classica, la seconda riguarda invece le leggende sorte in Bretagna e nelle isole britanniche: dalle avventure di re Artù, del mago Merlino e dei Cavalieri della Tavola Rotonda alla tragica relazione di Tristano e Isotta, dall'amore che lega Lancillotto alla regina Ginevra fino alla misteriosa figura della Dama del Lago. Personaggio di spicco del Ciclo Arturiano è anche Morgana la Fata, figlia del duca Gorlois e di Igraine, sorellastra di Artù e…

  42. 32

    31 - Il leprecauno, il folletto ciabattino

    Quando leggiamo o ascoltiamo una leggenda, di solito prestiamo attenzione alla vicenda in sé e al messaggio che la narrazione desidera trasmetterci. Difficilmente però la nostra curiosità si spinge oltre. Eppure, le domande che dovremmo porci sono numerose: da dove nascono i protagonisti del racconto? Quali sono i retroterra culturali che li portano ad adottare un certo comportamento? Perché presentano delle similarità, più o meno evidenti, con altre figure che abitano altre tradizioni folcloriche, appartenenti a periodi e civiltà differenti? Folletto che compare nelle leggende irlandesi, il leprecauno è un chiaro esempio – non il solo, ovviamente – di come le credenze di più popoli, sovrapponendosi, diano spesso origine a risultati inediti. Infatti, se pensiamo a…

  43. 31

    30 - Usi e costumi di fate e folletti (1)

    Nel fairylore, la branca del folclore che ha per oggetto di studio le fate, queste sono definite come delle creature soprannaturali, a metà strada tra gli uomini e gli angeli. Proposta dagli studiosi del diciassettesimo secolo, questa descrizione – una delle tante – non ci permette però di cogliere l'estrema eterogeneità che contraddistingue il popolo fatato: non solo i suoi componenti si differenziano tra loro per statura e peso, poteri e abilità, durata della vita e qualità morali, ma anche per abitudini. Le fate, ad esempio, seguono un preciso regime alimentare, che varia a seconda delle occasioni, e utilizzano molteplici mezzi di trasporto per raggiungere una meta, spesso in compagnia di folletti e di streghe. Tuttavia, quando si ritrovano in una cantina a degustare del buon vino, capita talvolta che divengano vittime dell'ebbrezza e allora…

  44. 30

    29 - Maghi e stregoni della Grecia antica

    Nell'opera Il ramo d'oro, saggio in dodici volumi sulle culture primitive, l'antropologo scozzese James George Frazer analizza il rapporto tra magia e religione. Queste forme di organizzazione astratta del pensiero, secondo l'autore, non hanno legami di parentela: per religione si intende un rapporto di implorazione tra un fedele, sottomesso, e una divinità, la quale controlla il corso della natura e delle vicende umane. Durante un rito magico, al contrario, l'incantatore piega l'occulto alla propria volontà, si discosta dalla remissività tipica del sacerdote e ripudia il ruolo di pedina dipendente da un'entità superiore; «non cerca il favore di nessun essere volubile e capriccioso». All'umile mitezza del religioso si contrappone quindi la fiera arroganza del mago. Nella Grecia antica esistevano delle compagnie di maghi, in grado di praticare incantesimi e fatture e di...

  45. 29

    28 - Shuten-dōji, l'oni ubriaco (seconda parte)

    Tutti gli attori che agiscono all'interno di una narrazione, al pari delle persone del mondo reale, sono il frutto del loro passato: delle scelte che hanno preso o che sono stati costretti a prendere; delle vittorie raggiunte e delle sconfitte subite, dei tradimenti ricevuti e dei sogni coronati; tasselli che conferiscono loro spessore e li sottraggono a una piatta standardizzazione. Lungi dall'essere una maschera stereotipata, il sovrano degli oni Shuten-dōji si dimostra un personaggio dai contorni sfumati. Le sue parole e le sue azioni, che lo etichettano come l'antagonista della leggenda, scaturiscono da un trascorso che grava sulle sue spalle. Non si nasce dunque malvagi, bensì lo si diventa. Infatti, se prendiamo in esame…

  46. 28

    27 - Shuten-dōji, l'oni ubriaco (prima parte)

    Della leggenda che ha per protagonista Shuten-dōji ci sono pervenute due principali versioni, le quali si differenziano per alcuni dettagli. Seconda la prima, detta Ibukiyama, la fortezza del pericoloso signore degli oni sarebbe situata tra gli erti declivi dell'inaccessibile monte Ibuki, tra le Prefetture giapponesi di Shiga e di Gifu; la seconda, invece, chiamata Ōeyama, colloca la dimora del demone sulla cima del monte Ōe, nella Prefettura di Kyoto. Inoltre, nella Ibukiyama, è presente una sezione in cui sono spiegate le reali nature dei protagonisti che si muovono all'interno del racconto: Shuten-dōji, ad esempio, rappresenta un nemico di Buddha, ossia il potente sovrano che risiede nel Sesto Cielo, simbolo di profonda malvagità. Il guerriero Raikō, invece, impersona il Re Celeste Vaiśravaṇa, mentre l'astrologo Abe no Seimei incarna il bodhisattva Kannon. Nonostante tali dissomiglianze, entrambe raccontano delle avventure di un gruppo di eroi e di un oni che un giorno…

  47. 27

    26 - L'oni, l'orco dell'Estremo Oriente (seconda parte)

    Nel Nihon Shoki, testo giapponese in cui sono narrate le vicende storiche e mitologiche del Paese del Sol Levante dalle origini fino al 697 dopo Cristo, si fa menzione di un antico rito di probabile origine cinese, conosciuto come Tsuina o Oni-yarahi. Durante tale cerimonia, celebrata l'ultimo giorno dell'anno, ottanta giovani, divisi in quattro gruppi, si coprivano i volti con delle maschere provviste di quattro occhi e impugnavano con le mani sinistre delle alabarde. Dopodiché marciavano simultaneamente attraverso i quattro cancelli del Palazzo Imperiale, seguiti da schiere di persone che rappresentavano degli oni, a loro volta personificazioni dei malanni che la stagione fredda di solito porta con sé. Cacciare gli oni, di conseguenza, equivaleva a preservare la salute e la fortuna dei cittadini. Discendente di quest'antico rito è lo Setsubun, il quale...

  48. 26

    25 - L'oni, l'orco dell'Estremo Oriente (prima parte)

    Figura che compare nelle leggende dell'Estremo Oriente e paragonabile a grandi linee all'orco che popola le fiabe europee, l'oni è stato a lungo oggetto di dibattito tra gli antropologi e i folcloristi. Alcuni studiosi ritengono che esso sia il frutto di un insegnamento filosofico e religioso sorto in India, conosciuto con il nome di Buddhismo, mentre altri avanzano l'ipotesi che sia stato il Giappone a dargli i natali. Secondo lo storico nipponico Kosugi Kazuo, l'oni è imparentato con i gui-shen, fantasmi e spiriti delle leggende cinesi, dei quali sarebbe dunque un discendente. Infine, non mancano accademici che lo considerano un'entità propria di una pratica orientale, l'Onmyōdō. Oltre che protagonista di numerose teorie concernenti la sua origine, tutte parimenti valide, l'oni compare anche in molteplici racconti in cui…

  49. 25

    24 - Le Erinni, le dee della vendetta, nell'Orestea di Eschilo

    Unica trilogia tragica greca a esserci pervenuta completa, l'Orestea del tragediografo Eschilo esamina a fondo molteplici e complesse tematiche; prima fra tutte, la guerra. Il ratto di Elena, moglie del re di Sparta Menelao, da parte del troiano Paride è stata un'azione empia, la quale non solo ha infangato la nobile casata degli Atrídi, ma ha anche oltraggiato Zeus Xenios, protettore degli ospiti. Agamennone, sovrano della città di Argo, parte dunque per condurre una spedizione contro Troia. Il rapimento di Elena non è che una delle numerose blasfemie e sciagure che da quel momento si succedono: per far sì che la flotta ellenica possa prendere il largo, Agamennone, sotto consiglio dell'indovino Calcante, sacrifica la figlia Ifigenia in Aulide, polis della Beozia; una volta giunto a destinazione, lui e i suoi uomini saccheggiano e distruggono i templi troiani, umiliano e annientano i vinti; durante il ritorno in patria numerose navi greche, vittime della volontà degli dèi, vanno incontro a dei naufragi, tali da far «fiorire il mare di cadaveri». Gli spargimenti di sangue non terminano però con le vicende legate alla guerra di Troia. Clitemnestra, moglie di Agamennone, non ha mai dimenticato che è per colpa del marito se Ifigenia ha perso la vita; per tale ragione, spinta dalla sete di vendetta…

  50. 24

    23 - La banshee, dall'inconsolabile pianto

    In passato, durante le celebrazioni funebri, era usanza diffusa rivolgersi a delle donne affinché, dietro compenso, versassero lacrime e levassero alti lamenti in onore di un defunto. Nel Libro del profeta Geremia, testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, delle lamentatrici esperte sono chiamate a gran voce affinché intonino un lamento straziante e insegnino il doloroso canto alle loro figlie. Nell'Antico Egitto esse avevano il sacro compito di piangere un morto, così da assicurargli la resurrezione, mentre in Cina indossavano un abito bianco e tributavano al defunto un elogio malinconico. Nel Cantar de mio Cid, poema epico scritto in lingua spagnola intorno al 1200, in cui si narrano le coraggiose gesta del condottiero Rodrigo Diaz de Vivar, il protagonista richiede che, nell'ora del suo trapasso, non sia fatta venire alcuna lamentatrice (plañidera) di professione; saranno sufficienti le lacrime sincere di Jimena, sua moglie. Secondo una leggenda irlandese, quando erano però tali donne a spegnersi, esse non abbandonavano il mondo terreno, bensì…

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Miti e leggende possiedono finalità multiformi.Essi sono racconti cosmogonici e di fondazione, volti a spiegare l'origine dell'universo o la creazione di una città, e narrazioni allegoriche, in cui le gesta di uomini e dèi sono la chiave per interpretare i vari aspetti del mondo. Sono anche rappresentazioni dei sogni e delle paure di un popolo, fonti di preziosi insegnamenti e, infine, piacevoli storie (μῦθοι, mûthoi) da raccontare e da ascoltare.Se il podcast ti interessa, lascia una valutazione e seguimi per essere aggiornato sulle prossime uscite.https://www.instagram.com/il_fisiologo

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Raffaele Pianese

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