Il teatro dello sport

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Il teatro dello sport

Agorà della cultura – Il teatro dello sportUna piazza aperta a 360°, dove riscoprire il piacere di conoscere, ma anche di riconoscersi come parte attiva della società civile. Con questo spirito, la seconda edizione di Agorà della cultura propone un ciclo di appuntamenti dedicati ai Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, indagandone il mito, la storia e l’immaginario.Tre incontri,  che guardano allo sport come fatto culturale e sociale, capace di riflettere trasformazioni profonde: dal mito antico dell’agone alle stagioni olimpiche che hanno segnato la storia del paese, dalla nascita e dall’evoluzione dell’esperienza paralimpica fino alle suggestioni letterarie dello sport sulla neve e sul ghiaccio.Per ciascun appuntamento, due nomi d’eccezione – studiose e studiosi, esperte ed esperti di settore – danno vita a conversazioni aperte, tra divulgazione, approfondimento e confronto, coordinate dalle domande e dagli interventi di Silvia Romani, professor

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    Il senso dello sport per la neve. Appunti per un’Olimpiade, con Lino Guanciale

    Nell’ambito di Il Piccolo per Milano Cortina 2026, venerdì 13 marzo alle 17, presso Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco), Lino Guanciale dà voce a una partitura di pagine letterarie e poetiche, a evocare miti e racconti delle Olimpiadi invernali.13 marzo 2026Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco)Una serata di letture dedicata ai Giochi Olimpici invernali come immaginario collettivo e come spazio di tensione tra ideale e realtà, attraversando valori, narrazioni e rappresentazioni legate allo sport, alla montagna e al corpo in competizione.Muovendosi liberamente tra riferimenti storici, suggestioni letterarie e materiali documentari, le Olimpiadi emergono come luogo simbolico in cui si intrecciano disciplina e desiderio, attesa e caduta, celebrazione e silenzio. Il freddo, la quota, la fatica e il gesto atletico diventano elementi drammaturgici, capaci di evocare non solo l’impresa sportiva, ma anche la dimensione umana del limite.

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    L’Italia e le Olimpiadi invernali. Cortina 1956 / Torino 2006 / Milano Cortina 2026

    Venerdì 6 marzo alle 17, presso la Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco), per il terzo appuntamento del ciclo Agorà della Cultura – Il teatro dello sport, Sergio Giuntini e Maria Canella raccontano le due edizioni delle Olimpiadi invernali che, prima di Milano Cortina 2026, hanno portato l’Italia al centro della scena olimpica: Cortina 1956 e Torino 2006.6 marzo 2026Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco)Cortina d’Ampezzo, 1956: settant’anni fa l’Italia ospitava la settima edizione dei Giochi Olimpici invernali. Da poco entrata nelle case, la televisione restituiva l’immagine di un Paese che si misurava con la modernità e si presentava al mondo in una nuova, smagliante veste internazionale. E mentre Cortina diventava una meta di culto del turismo globale, non solo sportivo, quelle Olimpiadi segnarono un passaggio decisivo nella presenza femminile ai Giochi, davanti e dietro le quinte. Cinquant’anni dopo, l’Italia tornava sotto ai riflettori: Passion lives here è il motto delle Olimpiadi di Torino 2006, che, accanto alle imprese sportive che ne hanno scandito il palmarès, ridefinirono l’immagine della città – dall’entusiasmo delle piazze ricolme, alla rinnovata relazione tra spazio urbano e paesaggio alpino –, attivando un diffuso sentimento di appartenenza e restituendo a Torino un nuovo posizionamento internazionale.Cosa lega queste edizioni dei Giochi Olimpici invernali a Milano Cortina 2026? Per rispondere, Sergio Giuntini e Maria Canella dialogano intorno all’esperienza delle Olimpiadi come fenomeno culturale e sociale, capace di riflettere le trasformazioni del Paese. Modera Silvia Romani.

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    1976-2026: racconti paralimpici. Cinquant’anni di agonismo e di sfide

    Venerdì 20 febbraio alle 17, presso Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco), per il secondo appuntamento di Agorà della Cultura – Il teatro dello sport, Martina Caironi e Linda Casalini ripercorrono la storia delle Paralimpiadi invernali, a cinquant’anni dalla loro prima edizione.20 febbraio 2026Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco)Nate dall’intuizione del neurochirurgo Ludwig Guttmann, che nel secondo dopoguerra riconobbe nello sport uno strumento di riabilitazione, autonomia e dignità per i veterani con lesioni spinali, le Paralimpiadi si sono affermate come uno dei più significativi laboratori di agonismo contemporaneo. Dopo l’avvio dei Giochi di Stoke Mandeville nel 1948 e il riconoscimento ufficiale dei Giochi Paralimpici estivi nel 1960 a Roma, è nel 1976, a Örnsköldsvik, in Svezia, che prende forma la prima edizione delle Paralimpiadi invernali sulla neve. Da allora, l’evoluzione delle discipline, delle categorie e delle tecnologie ha accompagnato una trasformazione profonda del modo di intendere la competizione. Oggi, le Paralimpiadi invernali sono il risultato di un ampliamento progressivo delle possibilità: dall’accesso di atleti con diverse disabilità all’introduzione di nuove specialità, fino alla costruzione di un linguaggio sportivo che coniuga inclusione e agonismo.Nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, a cinquant’anni dalla prima edizione dei Giochi Paralimpici invernali, Martina Caironi dialoga intorno alle Paralimpiadi con Linda Casalini, Rappresentante della Giunta Nazionale del CIP – Comitato Italiano Paralimpico. Modera Silvia Romani.

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    Il mito dei Giochi Olimpici. Dalle origini a oggi: simboli e valori

    Venerdì 13 febbraio alle 17, presso Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco), il primo appuntamento del ciclo Agorà della Cultura – Il teatro dello sport: Laura Pepe e Nicola Gardini dialogano intorno alle origini dei Giochi Olimpici, al loro statuto simbolico e al modo in cui il mondo antico ha vissuto e rappresentato l’esperienza dell’agone.13 febbraio 2026Studio Esse a Casa Esselunga (Cortile delle Armi, Castello Sforzesco)L’importante è partecipare?Un cittadino della Grecia classica difficilmente avrebbe condiviso questa affermazione: nel mondo greco, sul campo di gara come su quello di battaglia, contava la vittoria. Consacrata a Zeus e stella polare della coscienza ellenica, la città di Olimpia era il luogo in cui la pratica religiosa e il culto dell’atletismo si combinavano nel segno della bellezza e della forza, dell’arte e della poesia. Da Eracle a Pelope, fino agli epinici di Pindaro, il mito e la letteratura si sono nutriti dell’immaginario dei Giochi, dei suoi modelli e dei suoi simboli. Ma se lo sport, per i Greci, era fratello della guerra e suo rovescio simbolico, con la rifondazione delle Olimpiadi, alla fine dell’Ottocento, si è affermata un’idea di “spirito olimpico” che insiste sulla partecipazione e su un’etica della misura e del fair play.Cosa resta, dunque, nelle Olimpiadi di oggi, dell’esperienza antica dell’agone? Per cosa si gareggia oggi, per cosa si gareggiava allora? Intorno all’origine dei Giochi Olimpici, per rispondere a queste domande, dialogano Laura Pepe e Nicola Gardini. Modera Silvia Romani. 

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Agorà della cultura – Il teatro dello sportUna piazza aperta a 360°, dove riscoprire il piacere di conoscere, ma anche di riconoscersi come parte attiva della società civile. Con questo spirito, la seconda edizione di Agorà della cultura propone un ciclo di appuntamenti dedicati ai Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, indagandone il mito, la storia e l’immaginario.Tre incontri,  che guardano allo sport come fatto culturale e sociale, capace di riflettere trasformazioni profonde: dal mito antico dell’agone alle stagioni olimpiche che hanno segnato la storia del paese, dalla nascita e dall’evoluzione dell’esperienza paralimpica fino alle suggestioni letterarie dello sport sulla neve e sul ghiaccio.Per ciascun appuntamento, due nomi d’eccezione – studiose e studiosi, esperte ed esperti di settore – danno vita a conversazioni aperte, tra divulgazione, approfondimento e confronto, coordinate dalle domande e dagli interventi di Silvia Romani, professor

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