Libero e Ribelle

PODCAST · fiction

Libero e Ribelle

La «notte nera di Milano», raccontata con le parole di chi c'era. Un progetto audio che ripercorre gli eventi della notte del 16 marzo 2003, dall'omicidio dell'attivista antifascista Davide «Dax» Cesare per mano di tre fascisti alla brutale aggressione da parte della polizia all'ospedale S. Paolo, attraverso le parole e i ricordi di chi li ha vissuti in prima persona.Con le musiche di:Banda Bassotti - "Avanzo de cantiere"99 Posse - "Dedicata"Bull Brigade - "Il fuoco non si è spento"Senza Sicura - "LTLM Ska" ABAN - "Dax"Viva Dax, libero e ribelle.

  1. 9

    08 - Fratelli

    Era il 17 marzo 2003, un giorno come un altro per tanti, ma per alcuni di noi fu l’inizio di un nuovo mondo.“Peter, mi ospiti a casa?”Lui, con un sorriso: “Certo fratello.”Per me, lui c’è sempre stato.Il sole era rosso. Per terra luccicavano i vetri e un moschettone — il mio — inseparabile, oggi appoggiato in un bicchiere vicino a mio fratello, un uomo che mi ha insegnato semplicemente a essere uomo.“Notte Peter", domani è un altro giorno. Riposare serve per essere pronti. Sì, perché guerrieri si nasce e guerrieri si muore.

  2. 8

    07 - Scarafaggi

    La vista è nuvolosa, la testa tra le mani sporche ormai da ore di sangue, le unghie nere.Sento suoni incomprensibili: passi di scarponi, voci, urla, luci che si spengono e vetrate che crollano con un tonfo, seguito da milioni di cristalli che rotolano impazziti sui pavimenti in PVC.Alzo lo sguardo e vedo un gruppo gigante di scarafaggi appoggiati a un angolo, che si dimenano verso ogni dove. Sento una voce di donna, una voce conosciuta. Sento il rumore di qualcosa che sbatte contro l’angolo di alluminio vivo del cartongesso. Il rumore è secco, e vedo che l’oggetto che sbatte è ben impugnato da uno scarafaggio. Sento un fischio nelle orecchie, stringo gli occhi come nei sogni, forse sperando di svegliarmi.

  3. 7

    06 - Colpo su colpo

    Penso fosse all’incirca mezzanotte. Il vialetto era illuminato da una luce arancione, emanata dai lampioni a muro del pronto soccorso.Noi eravamo un po’ sparpagliati, ma uniti nel dolore: chi al cellulare, chi in silenzio cercava di razionalizzare tutto, quando arrivò la polizia italiana con due mezzi.Io ero lontano, appoggiato al muro del pronto soccorso, dove era arrivato Peter, uno dei miei migliori amici e compagni.Si avvicinarono a chi stava più verso l’uscita e a bassa voce iniziarono a parlare; subito i compagni cambiarono sguardo.

  4. 6

    05 - Coltellate

    Attraversai a passo veloce l’astanteria.Mi sentivo su un tapis roulant; camminavo ma ero fermo, il poco che facevo in avanti si vanificava con le mura che scorrevano cadendo alle mie spalle.La porta a vetri bianca restava a distanza inarrivabile e sempre chiusa.Le voci che chiamavano i pazienti erano lente e gonfie, riecheggiavano nel mio cervello come petardi in stanze vuote; quei dieci metri un purgatorio in cerca di un abbraccio, una condivisione di dolore, un ritorno alla realtà e uno schiaffo alla vita, dove per una volta il sentito dire cadeva sulla pelle propria.

  5. 5

    04 - Speranza

    Nel giro di qualche minuto arrivarono tutti i compagni e le compagne che avevano appreso la notizia dell’aggressione. Molti di loro arrivavano direttamente da Brioschi, dove alla nostra partenza la polizia aveva preso possesso delle strade.In silenzio e con educazione ci sedemmo tutti appena fuori dalla camera calda, dove c’era un posacenere abbastanza grosso e la possibilità di parlare senza disturbare i degenti.Ovviamente io e Fabio iniziammo a raccontare l’accaduto, confermato da Nunzio che nel frattempo era arrivato. Le condizioni gravi di Davide erano chiare, ma nessuno azzardava ipotesi e la speranza era tanta.

  6. 4

    03 - Sguardi

    Il mio sguardo si scollò dal viso di Davide, perdendosi nei passanti: gente incredula, gente che queste cose le vede nei film o al telegiornale, magari riempiendosi la bocca di finta violenza, di retaggi gangster da poveracci, tipico del rap da due soldi italiano.In quegli sguardi, gente comune che era lì a bere una birra, gente che forse dovrebbe pensare che noi, in quel caso, eravamo solo la punta dell’iceberg colpita dalla violenza infame fascista, perché diversi nel loro modo e categoricamente disprezzanti dello stesso. Gente che non dovrebbe sentirsi esonerata dalla possibilità di essere prossima vittima di un sistema che crea servi pronti ad avvalersi di tesi razziste, omofobiche, sessiste e impugnarle per farsi giustizia sommaria per le strade, garantita nei tribunali.La situazione sembrò subito grave. Anche Alex si era accasciato in un lago di sangue, Fabio aveva due lamate in un braccio, gli aggressori erano fuggiti, i servi peggiori in arrivo.

  7. 3

    02 - Occhi

    Mi inginocchiai, gli occhi di Davide tendevano ad incrociarsi, come quando era stanco, con quell’atto di strabismo che gli conferiva la dolcezza di un gigante buono, sensibile ed altruista. “Brega, ho paura”, proferì con un filo di voce, con delle labbra che avevano vissuto mille emozioni e ora appassivano, sporche di sangue in un color scuro bluastro. “Non ti preoccupare, ci siamo noi”, risposi.Chiuse gli occhi dopo avermi dato quello sguardo di fiducia e sicurezza di chi, nell’amicizia, crede e vive ogni lato di quel diamante indomabile che è la vita. Quegli occhi non si aprirono più.

  8. 2

    01 - Marzo

    Milano di marzo è strana. L’inizio della primavera può essere prepotente o ritardare. In quell’anno, il lontano ma sempre vicino 2003, faceva abbastanza caldo, umido, il cielo era buio ma sereno, le stelle inesistenti per la prepotenza della patina di smog perenne che porta i riflessi arancio dei lampioni a sfumare l’orizzonte tra le case.

  9. 1

    00 - Vent'anni

    Vent’anni fa eravamo prorompenti, argento vivo. La vita ce la volevamo mangiare, gli insegnamenti non ci interessavano, dovevamo provare. Le teste erano dure e si scontravano, il cuore era perennemente oltre l’ostacolo.Vent’anni fa ti ho perso.

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La «notte nera di Milano», raccontata con le parole di chi c'era. Un progetto audio che ripercorre gli eventi della notte del 16 marzo 2003, dall'omicidio dell'attivista antifascista Davide «Dax» Cesare per mano di tre fascisti alla brutale aggressione da parte della polizia all'ospedale S. Paolo, attraverso le parole e i ricordi di chi li ha vissuti in prima persona.Con le musiche di:Banda Bassotti - "Avanzo de cantiere"99 Posse - "Dedicata"Bull Brigade - "Il fuoco non si è spento"Senza Sicura - "LTLM Ska" ABAN - "Dax"Viva Dax, libero e ribelle.

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