EPISODE · Apr 7, 2026 · 28 MIN
011 IRAN Il terrorismo come strumento d'influenza
from OFFICINA GEOPOLITICA di Claudio Bertolotti · host Claudio Bertolotti
La Repubblica islamica non concepisce il terrorismo, o più in generale il sostegno ad attori armati non statali, come un fenomeno separato dalla propria strategia regionale. Lo considera, piuttosto, una leva di influenza. In questa prospettiva, il sostegno a milizie, movimenti armati e organizzazioni radicali non è un effetto collaterale della politica iraniana: è parte della sua architettura di sicurezza. Per questo, ancora oggi, è indicato come uno dei principali, e secondo Washington il principale, sponsor statale del terrorismo.Il perno operativo di questo modello è il sistema dei proxy. Per proxy non intendiamo soltanto gruppi alleati o simpatici a Teheran, ma attori armati che, pur conservando una propria autonomia tattica, operano dentro una cornice strategica convergente con quella iraniana. E questa è la logica dell’“asse della resistenza”: Hezbollah in Libano, Hamas e la Jihad islamica palestinese nei territori palestinesi, gli Houthi in Yemen, e una galassia di milizie sciite in Iraq e Siria. Questi soggetti consentono all’Iran di colpire, logorare, dissuadere e influenzare senza esporsi sempre in forma diretta, mantenendo un margine di negabilità plausibile che è uno dei tratti più sofisticati del suo modello di confronto.
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La Repubblica islamica non concepisce il terrorismo, o più in generale il sostegno ad attori armati non statali, come un fenomeno separato dalla propria strategia regionale. Lo considera, piuttosto, una leva di influenza. In questa prospettiva, il sostegno a milizie, movimenti armati e organizzazioni radicali non è un effetto collaterale della politica iraniana: è parte della sua architettura di sicurezza. Per questo, ancora oggi, è indicato come uno dei principali, e secondo Washington il principale, sponsor statale del terrorismo.Il perno operativo di questo modello è il sistema dei proxy. Per proxy non intendiamo soltanto gruppi alleati o simpatici a Teheran, ma attori armati che, pur conservando una propria autonomia tattica, operano dentro una cornice strategica convergente con quella iraniana. E questa è la logica dell’“asse della resistenza”: Hezbollah in Libano, Hamas e la Jihad islamica palestinese nei territori palestinesi, gli Houthi in Yemen, e una galassia di milizie sciite in Iraq e Siria. Questi soggetti consentono all’Iran di colpire, logorare, dissuadere e influenzare senza esporsi sempre in forma diretta, mantenendo un margine di negabilità plausibile che è uno dei tratti più sofisticati del suo modello di confronto.
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