OFFICINA GEOPOLITICA di Claudio Bertolotti

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OFFICINA GEOPOLITICA di Claudio Bertolotti

"Ben ritrovati a Officina Geopolitica, il laboratorio dove analizziamo il mondo in movimento, smontiamo le notizie e ricostruiamo i fatti. Perché capire la geopolitica significa anticipare il futuro. Iniziamo!"La scelta di Trump di spingere verso una conclusione del conflitto, anche a discapito dell’Ucraina, è razionale e coerente con la sua promessa elettorale, cioè quello per cui è stato eletto. Ed è, soprattutto, "una leva con cui fare forza nei confronti di Zelensky affinché il presidente possa rispondere al proprio elettorato, al quale aveva promesso di porre termine alla guerra russo-ucraina. È quindi una scelta di politica interna rispetto a un costo che viene imposto ai contribuenti statunitensi". "Detto questo quello dell'amministrazione Trump è un passo certamente importante e significativo in quello che sarà lo sviluppo della guerra, perché andando a ridurre o a congelare gli aiuti l'Ucraina di fatto passerà da un livello di sufficienza minima (garantito dall'amministr

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    011 IRAN Il terrorismo come strumento d'influenza

    La Repubblica islamica non concepisce il terrorismo, o più in generale il sostegno ad attori armati non statali, come un fenomeno separato dalla propria strategia regionale. Lo considera, piuttosto, una leva di influenza. In questa prospettiva, il sostegno a milizie, movimenti armati e organizzazioni radicali non è un effetto collaterale della politica iraniana: è parte della sua architettura di sicurezza. Per questo, ancora oggi, è indicato come uno dei principali, e secondo Washington il principale, sponsor statale del terrorismo.Il perno operativo di questo modello è il sistema dei proxy. Per proxy non intendiamo soltanto gruppi alleati o simpatici a Teheran, ma attori armati che, pur conservando una propria autonomia tattica, operano dentro una cornice strategica convergente con quella iraniana. E questa è la logica dell’“asse della resistenza”: Hezbollah in Libano, Hamas e la Jihad islamica palestinese nei territori palestinesi, gli Houthi in Yemen, e una galassia di milizie sciite in Iraq e Siria. Questi soggetti consentono all’Iran di colpire, logorare, dissuadere e influenzare senza esporsi sempre in forma diretta, mantenendo un margine di negabilità plausibile che è uno dei tratti più sofisticati del suo modello di confronto.

  2. 9

    010 Attacco alla base USA "Diego Garcia": cambia la guerra - OFFICINA GEOPOLITICA

    Una nuova fase della guerra in MO. Quale il significato dell'attacco iraniano alla base UK-USA in mezzo all'oceano indiano, e quali conseguenze sulla "manovra" militare degli USA? Il commento di C. Bertolotti per @HuffingtonPost - Officina Geopolitica di START InSight

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    009 Guerra in IRAN: domande e risposte di Claudio Bertolotti

    Guerra in IRAN: domande e risposteTrump ha invocato l'intervento della Nato e dei Paesi membri dell'Alleanza Atlantica per levarlo dal pantano di Hormuz minacciando in caso di rifiuto, anche tenendo conto delle frizioni createsi nell'ultimo anno all'interno dell'Alleanza, la Nato si trova in un possibilepunto di rottura?La guerra control'Iran è diretta in cocnerto tra israele e stati uniti o è lo stato ebraico a guidare il conflitto?I Paesi del Golfo potrebbero entrare come parti attive nel conflitto o rimarranno in posizione difensiva per timore di ripercussioni anche interne?Qual è, se c'è, una probabile via d'uscita?

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    008 OFFICINA GEOPOLITICA - I Foreign Fighters europei della Russia

    Ben ritrovati a Officina Geopolitica, il laboratorio dove analizziamo il mondo in movimento.Oggi parliamo di influenza russa e reclutamento di foreign fighters in Europa: panorama, rischi e contromisure.Il fenomeno del reclutamento di cittadini e residenti europei all’interno di formazioni armate filo-russe ci pone di fronte a una domanda di fondo: e cioè se si tratti di episodi sporadici o si tratta di una minaccia strutturale che rischia di sedimentarsi nel tessuto sociale dell’Unione? In primo luogo va evidenziato che il reclutamento di combattenti radicali e ideologizzati non è monopolio di Mosca, bensì una dinamica speculare che tocca entrambi i fronti di guerra. Osservare la galassia delle milizie che gravitano attorno al conflitto ucraino è il modo più funzionale per misurare l’intensità e l’estensione del problema.

  5. 6

    L'OFFENSIVA ISRAELIANA: VERSO LA SCONFITTA DI HAMAS? Intervista di Claudio Bertolotti a Radio Cusano (28.08.2025)

    Nell’intervista a Radio Cusano del 28 agosto 2025, Claudio Bertolotti offre una chiave di lettura lucida e tagliente sull’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Al centro del dibattito la domanda cruciale: siamo davvero vicini alla sconfitta definitiva di Hamas? L’analista strategico mette in luce le difficoltà di Israele in un conflitto che rischia di trasformarsi da operazione militare in un logorante scenario insurrezionale urbano. Dall’uso dei tunnel alla guerra psicologica, dalle pressioni internazionali alla fragilità della gestione civile dei territori occupati, Bertolotti descrive una guerra che non si gioca soltanto sul campo, ma anche sul piano politico, sociale e mediatico. Un’analisi senza sconti che aiuta a comprendere la complessità del Medio Oriente e i rischi di un conflitto che potrebbe ridefinire gli equilibri regionali.

  6. 5

    L’arsenale militare iraniano: potenza apparente, limiti strutturali, minaccia asimmetrica

    L’arsenale militare iraniano: potenza apparente, limiti strutturali, minaccia asimmetrica Nonostante una narrativa che tende a enfatizzarne la forza, l’arsenale militare iraniano è segnato da forti limiti strutturali, in particolare nel dominio della guerra convenzionale. Il comparto aeronautico, ad esempio, si basa ancora in gran parte su tecnologie risalenti agli anni ’70, risalenti al periodo pre-rivoluzionario e acquisite durante il regno dello Scià. Ne fanno parte aerei da combattimento come gli F-4 Phantom, gli F-5 e alcuni F-14 Tomcat, mantenuti operativi con difficoltà grazie a reverse engineering, cannibalizzazione di pezzi di ricambio e una rete industriale interna che ha cercato di supplire alla mancanza di accesso ai mercati globali per via dell’embargo. La potenza missilistica: la vera carta strategica Il vero elemento di deterrenza e di proiezione di forza per Teheran risiede nella componente missilistica. Secondo stime attendibili, l’Iran dispone di oltre 3.000 missili balistici, il che ne fa una delle più imponenti potenze missilistiche del Medio Oriente. Questi vettori includono una gamma diversificata di missili a corto e medio raggio (come i Fateh-110, Zolfaghar, Shahab-3 e Sejjil), capaci di colpire bersagli a distanze comprese tra i 300 e i 2.000 km. Dal punto di vista tecnico, questi missili sono spesso alimentati nella fase iniziale tramite razzi a propellente solido o liquido, ma non sono dotati di sistemi di guida o propulsione terminale, il che significa che, una volta raggiunto l’apogeo della traiettoria, ricadono “a caduta libera” sull’obiettivo. Questa caratteristica riduce la precisione rispetto ai più sofisticati sistemi occidentali o russi, ma resta comunque efficace se usata su obiettivi di area o in una logica di saturazione. Tecnologia obsoleta, ma strategia moderna A dispetto dell’obsolescenza tecnologica in molte componenti convenzionali (carri armati, aerei, difesa antiaerea), l’Iran ha saputo adattarsi a una logica di guerra asimmetrica e ibrida. Il know-how sviluppato sul terreno (soprattutto in Siria, Iraq, Libano e Yemen) e il ricorso a proxy armati ben addestrati e forniti, ha trasformato il potenziale militare iraniano in una minaccia diluita, flessibile e difficilmente neutralizzabile con la sola superiorità aerea. In particolare, i programmi missilistici sono accompagnati dallo sviluppo di droni d’attacco e di sorveglianza (come i Mohajer e i Shahed), utilizzati sia direttamente sia forniti a forze alleate (Hezbollah, Hamas, milizie sciite irachene, Houthi). Questi strumenti hanno dimostrato una crescente efficacia, sia in termini tattici che simbolici. Conclusione: una minaccia non convenzionale L’Iran non può competere direttamente con le potenze regionali o globali sul piano convenzionale, ma ha saputo sviluppare un arsenale che, sebbene basato in larga parte su tecnologia obsoleta, rappresenta una minaccia significativa in chiave asimmetrica e strategica. I suoi missili balistici, in particolare, costituiscono un elemento chiave nella dottrina della deterrenza offensiva, in grado di colpire obiettivi critici in tutta la regione. La crescente interconnessione tra capacità missilistiche, droni e rete di proxy regionali moltiplica il potenziale distruttivo dell’Iran, compensando in parte le lacune della sua forza convenzionale.

  7. 4

    007 OFFICINA GEOPOLITICA - Negoziati di Istanbul, Lega araba e accordi sul nucleare con l'Iran

    "Ben ritrovati a Officina Geopolitica, il laboratorio dove analizziamo il mondo in movimento, smontiamo le notizie e ricostruiamo i fatti. Perché capire la geopolitica significa anticipare il futuro. Iniziamo!" Si è conclusa la prima sessione dei negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul: I colloqui di Istanbul si sono limitati allo scambio di prigionieri. Un flop, o attorno a questo summit c’erano aspettative troppo alte? e ancora, evocare ulteriori sanzioni contro Mosca a tavoli aperti, come fatto da Ursula von der Leyen e Donald Trump, non è una mossa controproducente?  Altro aspetto, a ottobre ci sarà un vertice russo con la Lega araba. Putin si è  detto fiducioso. Infine, il presidente americano ha dichiarato che Usa e Iran si stanno avvicinando a un’intesa sul nucleare.  Scenario plausibile, al di là delle dichiarazioni? E cosa significa questo per Israele?Quelli di Istanbul sono i primi formali tra delegazioni russe e ucraine dal 2022, e se non possono essere letti come un fallimento non possono altrettanto essere considerati un progresso sostanziale. L’unico risultato concreto – lo scambio di 1.000 prigionieri per parte – è un segnale limitato ma significativo. Non tanto per il contenuto, quanto per il fatto che certifica l’apertura di un canale diplomatico tra Kiev e Mosca. E, in un contesto di guerra convenzionale prolungata e simmetrica, ciò rappresenta già un dato politico rilevante.

  8. 3

    Rivista Militare. Bertolotti: AI E TARGETING La rivoluzione di “Lavender” nell’esperienza israeliana a Gaza

    AI E TARGETINGLa rivoluzione di “Lavender” nell’esperienza israeliana a Gazadi Claudio Bertolotti per RIVISTA MILITARE dell'Esercito italianoAttraverso le tecnologie dell’intelligenza artificiale (AI), stiamo assistendo all’inizio di un’altra rivoluzione militare (RMA, Revolution in Military Affairs). Come la polvere da sparo, i carri armati, gli aerei e la bomba atomica in passato, l’AI oggi è pronta a definire un nuovo concetto di guerra, i suoi tempi e spazi. In tale ottica, gli Stati stanno utilizzando al meglio l’AI specialmente in aree urbane “complesse” dove la distinzione tra combattenti e civili è sfumata. Ormai l’AI è uno strumento essenziale per la pianificazione militare, le operazioni informatiche e informative. Abbiamo visto recentemente le sue applicazioni in Ucraina per identificare obiettivi russi e, successivamente, con le forze di difesa israeliane (Idf, Israel Defense Forces) nella guerra Israele-Hamas. Tuttavia, l’uso dell’AI solleva questioni etiche significative, portando l’attenzione sul ruolo della supervisione umana. Nel 2024 è stato svelato l’utilizzo del software Lavender nel conflitto Israele-Hamas a Gaza, il programma sviluppato dalle Idf per l’identificazione di obiettivi. 

  9. 2

    06 Officina Geopolitica - lo scenario ucraino

    "Ben ritrovati a Officina Geopolitica, il laboratorio dove analizziamo il mondo in movimento, smontiamo le notizie e ricostruiamo i fatti. Perché capire la geopolitica significa anticipare il futuro. Iniziamo!"La Russia ha abbattuto 337 droni ucraini in diverse regioni durante la notte, tra cui 91 attorno a Mosca, ha affermato il ministero della Difesa in una dichiarazione questa mattina. Altri 126 droni sono stati abbattuti nella regione di Kursk al confine con l'Ucraina. Come ci è riuscita l’Ucraina? Come Hamas/Hezbollah a danno di Israele, ossia raggiungendo il limite di saturazione della difesa aerea russa. Beaver (simili agli Shaheed iraniani forniti alla Russia), 1000km ma vulnerabili alle interferenze dei sistemi russi. 4,5 milioni di droni (FPV) dai produttori nazionali nel 2025. Una capacità acquisita in guerra anche grazie alla collaborazione con partner europei. Minaccia principale alle truppe e ai mezzi corazzati russi, fin dall’inizio della guerra."Officina Geopolitica" si chiude qui, ma il mondo continua a muoversi. Alla prossima! Un saluto da Claudio Bertolotti

  10. 1

    5 Officina Geopolitica: Trump e Zelensky alla resa dei conti? il Commento di C. Bertolotti

    "Ben ritrovati a Officina Geopolitica, il laboratorio dove analizziamo il mondo in movimento, smontiamo le notizie e ricostruiamo i fatti. Perché capire la geopolitica significa anticipare il futuro. Iniziamo!" La scelta di Trump di spingere verso una conclusione del conflitto, anche a discapito dell’Ucraina, è razionale e coerente con la sua promessa elettorale, cioè quello per cui è stato eletto. Ed è, soprattutto, "una leva con cui fare forza nei confronti di Zelensky affinché il presidente possa rispondere al proprio elettorato, al quale aveva promesso di porre termine alla guerra russo-ucraina. È quindi una scelta di politica interna rispetto a un costo che viene imposto ai contribuenti statunitensi". "Detto questo quello dell'amministrazione Trump è un passo certamente importante e significativo in quello che sarà lo sviluppo della guerra, perché andando a ridurre o a congelare gli aiuti l'Ucraina di fatto passerà da un livello di sufficienza minima (garantito dall'amministrazione Biden) al non avere più le risorse per condurre una guerra. Oltretutto, verrebbe a mancare anche la spinta morale, cioè l'assenza di un sostegno statunitense farebbe venir meno la volontà dei soldati stessi di combattere e degli stati maggiori di gestire la condotta sul campo di battaglia". Nulla da eccepire sul piano razionale: se la precedente amministrazione Biden non ha voluto porre l’Ucraina nelle condizioni di vincere la guerra, perché dovrebbe farlo l’amministrazione Trump? È semplicemente la chiusura di un dossier che Washington non reputa più conveniente sostenere.È un game over? "È sicuramente l'avvio di un processo di conclusione di una guerra che sarà sfavorevole all'Ucraina, in termini di cessione di territori a favore della Russia, ma lo sarà ancora di più a livello strategico, proiettato nel lungo periodo”, commenta Bertolotti. “La Russia utilizzerebbe - così come ha già fatto con la Crimea - la base territoriale conquistata come punto di partenza per la successiva possibile fase offensiva. Non avverrà domani né dopodomani, ma nei prossimi 5-10 anni, indipendentemente da quella che sarà la leadership russa".

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