EPISODE · Aug 1, 2026 · 4 MIN
(84) Il Palio di Siena
from SAPERE I SAPORI · host Walter Potenza
C’era una volta, e c’è ancora oggi, una corsa di cavalli che non è solo uno spettacolo, ma l’anima stessa di una città. Il Palio di Siena è molto più di tre giri selvaggi intorno alla Piazza del Campo: è identità, rivalità, fede e memoria collettiva. Due volte all’anno, il 2 luglio e il 16 agosto, dieci fantini a pelo nudo spingono i loro cavalli tra le grida delle contrade, mentre migliaia di senesi vivono ogni secondo come se ne andasse della vita.Le radici del Palio affondano nel Medioevo. Già nel XIII secolo Siena ospitava corse di cavalli. Il documento più antico risale al 1239 e parla di una multa inflitta a un uomo che aveva rifiutato il premio di scherno destinato all’ultimo classificato, un maiale. Quella corsa si chiamava “Palio alla lunga”: partiva fuori le mura, vicino a Porta Romana, e terminava davanti al Duomo. Il premio era un drappo prezioso, il pallium, da cui il nome.Per secoli le contrade, i rioni della città, si sfidarono in giochi violenti: pugni, giostre e soprattutto cacce al toro. Quando nel 1590 il Granduca di Toscana proibì le corride, le contrade trovarono nuove forme di competizione. Nacquero le bufalate e le corse con asini, poi, progressivamente, le gare di cavalli in Piazza del Campo.Il passaggio decisivo avvenne nel Seicento. Nel 1633, a causa della peste, si corse per la prima volta un Palio “alla tonda” (circolare) in Piazza del Campo con cavalli. Nel 1656-1659 il Palio di luglio, dedicato alla Madonna di Provenzano, divenne annuale. Quello di agosto, in onore dell’Assunta, si consolidò nei decenni successivi e fu fissato al 16 agosto.Nel Settecento il Palio assunse la forma definitiva. Nel 1721 furono emanati regolamenti tuttora in vigore. Nel 1729-1730 la principessa Violante di Baviera stabilì il numero delle contrade a diciassette e ne fissò i confini, mettendo fine a secolari litigi territoriali. Da allora solo dieci contrade corrono ogni Palio: le sette escluse dalla corsa precedente della stessa data, più tre estratte a sorte.Il vecchio Palio alla lunga fu abolito nel 1874. Quello in Piazza del Campo, invece, ha attraversato guerre, cambiamenti politici e modernità senza mai perdere la sua essenza. Oggi resta un rito vivo: la benedizione del cavallo nella chiesa di contrada, il corteo storico, la tensione della mossa e i tre giri forsennati sul tufo.Per i senesi il Palio non è turismo. È appartenenza. Vincere significa gloria immensa; perdere contro la contrada rivale è una ferita che brucia per anni. In quei pochi minuti di corsa, Siena intera si riconosce ancora come era settecento anni fa: orgogliosa, passionale e indomabile.
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