Agire in fretta, a prescindere da Draghi | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Sep 15, 2024 · 3 MIN

Agire in fretta, a prescindere da Draghi | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio La chiusura di stabilimenti di produzione in Germania - fatta recentemente balenare dalla Volkswagen - suona come una sorta di assordante campanello di allarme circa lo stato di profonda crisi in cui troppi anni di politiche velleitarie e ideologizzate (praticate nell’Unione europea) hanno precipitato vasti settori dell’industria comunitaria. Di questi, quello dell’automotive è certamente uno dei casi più inquietanti. I Tedeschi hanno accolto questa eventualità con grande stupore, poiché sarebbe, infatti, la prima volta che, in 87 anni della sua storia, la Casa di Wolfsburg procederebbe alla chiusura di una fabbrica in patria. D’altra parte, i vertici dell’ Azienda - che comprende anche marchi quali Audi, SEAT, Skoda, Bentley, Lamborghini, Porsche e Ducati - hanno testualmente affermato che “la Germania come sede di produzione di auto sta perdendo terreno in termini di competitività e che il clima economico è diventato ancora più difficile, mentre nuovi operatori stanno entrando in Europa”. Ed è proprio quello della “perdita di competitività” dell’industria continentale  l’argomento che non possiamo ulteriormente trascurare o sottovalutare, senza rischiare una completa debacle delle nostre economie e dei nostri modelli sociali. Di conseguenza, è pertanto altamente sperabile che, anche a prescindere dalle raccomandazioni di Mario Draghi, qualcuno a Bruxelles incominci a riflettere seriamente sui guai in cui ci siamo cacciati e su come pragmaticamente cercare di porvi rimedio. Ed a questo proposito, giudichiamo positivo il fatto che, proprio in Germania, non pochi esponenti della CDU (il partito di orientamento cristiano – moderato che esprime, tra l’altro, anche la stessa Ursula von der Leyen) abbiano cominciato ad avanzare richieste affinché l’Unione Europea ripensi la scadenza – prevista per il 2035 - relativamente all’eliminazione delle auto con motore endotermico. Effettivamente, la crociata condotta contro le motorizzazioni tradizionali può, senz’altro, essere considerata come un esempio tipico dei guasti causati da quell’estremismo ideologico / ambientalista che ha guidato almeno dieci anni di decisioni europee, incurante delle conseguenze catastrofiche che da esse sarebbero derivate a tutto il comparto della produzione automobilistica. E non è che i costruttori di auto europei siano diventati improvvisamente degli incapaci...piuttosto dobbiamo, invece, denunciare i contesti penalizzanti in cui, loro malgrado, sono costretti ad operare. Davvero possiamo pretendere che rimangano competitivi anche di fronte ad una concorrenza asiatica che - proprio come avviene per i veicoli elettrici - può sistematicamente contare sulla distribuzione di sussidi e aiuti pubblici di ogni genere? Per molti settori dell’industria europea servono, dunque, misure urgenti e concrete di protezione, se si vuole evitare che questi spariscano in pochi anni, con tutte le conseguenze economiche e sociali che non è difficile immaginare... E, nel sostenere la necessità di introdurre alcune forme di tutela delle nostre produzioni industriali, ci sentiamo autorevolmente confortati anche da quanto, a inizio settimana, abbiamo potuto leggere nel Rapporto sul rilancio dell’economia continentale, la cui stesura, nei mesi scorsi, la  Commissione UE aveva affidato proprio all’uomo del “whatever it takes”, destinato, evidentemente, a dover recitare ancora una volta la parte del “salvatore della patria”...

A cura di Ferruccio Bovio La chiusura di stabilimenti di produzione in Germania - fatta recentemente balenare dalla Volkswagen - suona come una sorta di assordante campanello di allarme circa lo stato di profonda crisi in cui troppi anni di politiche velleitarie e ideologizzate (praticate nell’Unione europea) hanno precipitato vasti settori dell’industria comunitaria. Di questi, quello dell’automotive è certamente uno dei casi più inquietanti. I Tedeschi hanno accolto questa eventualità con grande stupore, poiché sarebbe, infatti, la prima volta che, in 87 anni della sua storia, la Casa di Wolfsburg procederebbe alla chiusura di una fabbrica in patria. D’altra parte, i vertici dell’ Azienda - che comprende anche marchi quali Audi, SEAT, Skoda, Bentley, Lamborghini, Porsche e Ducati - hanno testualmente affermato che “la Germania come sede di produzione di auto sta perdendo terreno in termini di competitività e che il clima economico è diventato ancora più difficile, mentre nuovi operatori stanno entrando in Europa”. Ed è proprio quello della “perdita di competitività” dell’industria continentale  l’argomento che non possiamo ulteriormente trascurare o sottovalutare, senza rischiare una completa debacle delle nostre economie e dei nostri modelli sociali. Di conseguenza, è pertanto altamente sperabile che, anche a prescindere dalle raccomandazioni di Mario Draghi, qualcuno a Bruxelles incominci a riflettere seriamente sui guai in cui ci siamo cacciati e su come pragmaticamente cercare di porvi rimedio. Ed a questo proposito, giudichiamo positivo il fatto che, proprio in Germania, non pochi esponenti della CDU (il partito di orientamento cristiano – moderato che esprime, tra l’altro, anche la stessa Ursula von der Leyen) abbiano cominciato ad avanzare richieste affinché l’Unione Europea ripensi la scadenza – prevista per il 2035 - relativamente all’eliminazione delle auto con motore endotermico. Effettivamente, la crociata condotta contro le motorizzazioni tradizionali può, senz’altro, essere considerata come un esempio tipico dei guasti causati da quell’estremismo ideologico / ambientalista che ha guidato almeno dieci anni di decisioni europee, incurante delle conseguenze catastrofiche che da esse sarebbero derivate a tutto il comparto della produzione automobilistica. E non è che i costruttori di auto europei siano diventati improvvisamente degli incapaci...piuttosto dobbiamo, invece, denunciare i contesti penalizzanti in cui, loro malgrado, sono costretti ad operare. Davvero possiamo pretendere che rimangano competitivi anche di fronte ad una concorrenza asiatica che - proprio come avviene per i veicoli elettrici - può sistematicamente contare sulla distribuzione di sussidi e aiuti pubblici di ogni genere? Per molti settori dell’industria europea servono, dunque, misure urgenti e concrete di protezione, se si vuole evitare che questi spariscano in pochi anni, con tutte le conseguenze economiche e sociali che non è difficile immaginare... E, nel sostenere la necessità di introdurre alcune forme di tutela delle nostre produzioni industriali, ci sentiamo autorevolmente confortati anche da quanto, a inizio settimana, abbiamo potuto leggere nel Rapporto sul rilancio dell’economia continentale, la cui stesura, nei mesi scorsi, la  Commissione UE aveva affidato proprio all’uomo del “whatever it takes”, destinato, evidentemente, a dover recitare ancora una volta la parte del “salvatore della patria”...

NOW PLAYING

Agire in fretta, a prescindere da Draghi | Il Punto della Settimana

0:00 3:44

No transcript for this episode yet

We transcribe on demand. Request one and we'll notify you when it's ready — usually under 10 minutes.

On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

Frequently Asked Questions

How long is this episode of Il Punto della Settimana?

This episode is 3 minutes long.

When was this Il Punto della Settimana episode published?

This episode was published on September 15, 2024.

What is this episode about?

A cura di Ferruccio Bovio La chiusura di stabilimenti di produzione in Germania - fatta recentemente balenare dalla Volkswagen - suona come una sorta di assordante campanello di allarme circa lo stato di profonda crisi in cui troppi anni di...

Can I download this Il Punto della Settimana episode?

Yes, you can download this episode by clicking the download button on the episode player, or subscribe to the podcast in your preferred podcast app for automatic downloads.
URL copied to clipboard!