EPISODE · Mar 10, 2019 · 59 MIN
Alexander Hawkins: Iron Into Wind (Intakt)
from Jazz Anthology
Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell'improvvisazione ma d'altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che - come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell''album - è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt'ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell'ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell'improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E' insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.
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Un attesa solo di piano di Alexander Hawkins. Iron Into Wind: con questo titolo che fa riferimento a due elementi come il ferro e il vento, Hawkins vuole evocare la caducità dell'improvvisazione ma d'altro canto anche la fascinazione per il materiale solido, che - come scrive Richard Williams nelle note di copertina dell''album - è rappresentato dai potenti blocchi di suoni che si sentono in molti brani. Nato nel 1981 a Oxford, dove vive tutt'ora, Alesander Hawkins si è affermato in questi ultimi anni come uno degli esponenti delle giovani generazioni del jazz europeo più brillanti e dinamici. Oltre a guidare formazioni proprie (in questa puntata ascoltiamo anche due brani da Uproot, splendido album, sempre per la Intakt, cointestato a lui e alla cantante Elaine Mitchener), Hawkins è da anni il pianista regolare dei gruppi del leggendario batterista sudafricano Louis Moholo e della band europea del decano dell'ethio-jazz Mulatu Astatke, collabora regolarmente con un caposcuola dell'improvvisazione radicale come il sassofonista Evan Parker, lavora con musicisti italiani come Roberto Ottaviano e Gabriele Mitelli. E' insomma un musicista molto richiesto, per la sua bravura e versatilità: ma tutte queste diverse direzioni e questi impegni non gli impediscono di concentrarsi in un suo mondo poetico molto forte, come si può sentire da questo solo.
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