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EPISODE · Jan 27, 2025 · 3 MIN

Alla guida non sei più solo

from Good morning privacy! · host Guido Scorza

Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati che hanno loro consegnato, di fatto, il controllo assoluto sulla macchina, per fortuna di proprietà della madre di uno dei due.La sintesi del post e della scoperta dei due è questa: chiunque conoscendo semplicemente il cognome e il codice postale, l'indirizzo e-mail, il numero di telefono o la targa del proprietario di una Subaru avrebbe potuto accenderne o spegnerne il motore, recuperarne la posizione attuale e passata nell’ultimo anno con una precisione di 5 metri, accedere ai contatti di emergenza inseriti nell’auto dal proprietario nonché i dati della fatturazione dei servizi a eventualmente attivati sul veicolo, la cronologia delle chiamate di assistenza e l’elenco dei proprietari precedenti del veicolo oltre a tanto di più.Non male per suggerire a chiunque a bordo di una macchina del genere di non illudersi neppure per un istante di esser da solo alla guida.L’unico aspetto positivo di una vicenda che fa rabbrividire è che i due ricercatori, in maniera etica, prima di pubblicare la storia, hanno avvertito la casa costruttrice della vulnerabilità identificata, consentendole di intervenire per risolvere il problema.Ma le note positive si fermano qui.Le altre sono tutte diversamente stonate.A cominciare dalla domanda che correttamente i ricercatori si pongono e pongono: che bisogno c’è, per una casa costruttrice di automobili – anche perché il sospetto è che il fenomeno non sia circoscritto alla sola Subaru – di conservare così a lungo dati tanto puntuali sulla posizione di tutti i veicoli prodotti.Le risposte che i giornalisti americani che si sono sin qui occupati della vicenda si sono sentiti dare dalla Subaru non appaiono convincenti: l’esigenza di garantire ai proprietari un’assistenza adeguata anche grazie a un’immediata localizzazione del veicolo, infatti, se giustifica la raccolta dei dati, giustifica di meno o, forse, niente affatto, la loro conservazione indiscriminata, a prescindere cioè dalla circostanza che si siano o meno verificati incidenti che abbiano richiesto l’attivazione del servizio di assistenza.Nella puntata di qualche giorno fa raccontavo della causa che lo Stato del Texas ha promosso contro una compagnia assicurativa che sembrerebbe aver acquistato, tra l’altro proprio da alcune società costruttrici di autovetture i dati di geolocalizzazione insieme a una montagna di altre informazioni.Uno più uno, non fa sempre due ma il dubbio inevitabilmente sorge.Ma a prescindere da scenari di questo genere, il punto è che i dati in questione sono capaci di raccontare la vita di una persona con una profondità straordinaria, sino a arrivare alle circostanze più intime come eventuali patologie che le impongano di frequentare periodicamente centri di cura specializzati, relazioni personali e professionali che, magari, si vorrebbe, legittimamente, restassero private e tanto tanto di più.Le regole sulla privacy, almeno da questa parte dell’oceano e, in realtà, il semplice buon senso, ancora prima, suggerirebbero, forse, tempi conservazione molto ma molto più brevi almeno di informazioni così tanto puntuali.Quella dei due ricercatori non è una gran bella scoperta ma, naturalmente, meglio saperlo che vivere nell’antica illusione di considerare la nostra macchina come un’alcova privata e impenetrabile.Per chi volesse approfondire, nel testo che accompagna il podcast, il link al blogpost integrale: https://samcurry.net/hacking-s...Buona giornata e goodmorning privacy

Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati che hanno loro consegnato, di fatto, il controllo assoluto sulla macchina, per fortuna di proprietà della madre di uno dei due.La sintesi del post e della scoperta dei due è questa: chiunque conoscendo semplicemente il cognome e il codice postale, l'indirizzo e-mail, il numero di telefono o la targa del proprietario di una Subaru avrebbe potuto accenderne o spegnerne il motore, recuperarne la posizione attuale e passata nell’ultimo anno con una precisione di 5 metri, accedere ai contatti di emergenza inseriti nell’auto dal proprietario nonché i dati della fatturazione dei servizi a eventualmente attivati sul veicolo, la cronologia delle chiamate di assistenza e l’elenco dei proprietari precedenti del veicolo oltre a tanto di più.Non male per suggerire a chiunque a bordo di una macchina del genere di non illudersi neppure per un istante di esser da solo alla guida.L’unico aspetto positivo di una vicenda che fa rabbrividire è che i due ricercatori, in maniera etica, prima di pubblicare la storia, hanno avvertito la casa costruttrice della vulnerabilità identificata, consentendole di intervenire per risolvere il problema.Ma le note positive si fermano qui.Le altre sono tutte diversamente stonate.A cominciare dalla domanda che correttamente i ricercatori si pongono e pongono: che bisogno c’è, per una casa costruttrice di automobili – anche perché il sospetto è che il fenomeno non sia circoscritto alla sola Subaru – di conservare così a lungo dati tanto puntuali sulla posizione di tutti i veicoli prodotti.Le risposte che i giornalisti americani che si sono sin qui occupati della vicenda si sono sentiti dare dalla Subaru non appaiono convincenti: l’esigenza di garantire ai proprietari un’assistenza adeguata anche grazie a un’immediata localizzazione del veicolo, infatti, se giustifica la raccolta dei dati, giustifica di meno o, forse, niente affatto, la loro conservazione indiscriminata, a prescindere cioè dalla circostanza che si siano o meno verificati incidenti che abbiano richiesto l’attivazione del servizio di assistenza.Nella puntata di qualche giorno fa raccontavo della causa che lo Stato del Texas ha promosso contro una compagnia assicurativa che sembrerebbe aver acquistato, tra l’altro proprio da alcune società costruttrici di autovetture i dati di geolocalizzazione insieme a una montagna di altre informazioni.Uno più uno, non fa sempre due ma il dubbio inevitabilmente sorge.Ma a prescindere da scenari di questo genere, il punto è che i dati in questione sono capaci di raccontare la vita di una persona con una profondità straordinaria, sino a arrivare alle circostanze più intime come eventuali patologie che le impongano di frequentare periodicamente centri di cura specializzati, relazioni personali e professionali che, magari, si vorrebbe, legittimamente, restassero private e tanto tanto di più.Le regole sulla privacy, almeno da questa parte dell’oceano e, in realtà, il semplice buon senso, ancora prima, suggerirebbero, forse, tempi conservazione molto ma molto più brevi almeno di informazioni così tanto puntuali.Quella dei due ricercatori non è una gran bella scoperta ma, naturalmente, meglio saperlo che vivere nell’antica illusione di considerare la nostra macchina come un’alcova privata e impenetrabile.Per chi volesse approfondire, nel testo che accompagna il podcast, il link al blogpost integrale: https://samcurry.net/hacking-s...Buona giornata e goodmorning privacy

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Alla guida non sei più solo

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RAISING THE BAR MUSICHYPEBEAST The RAISING THE BAR Podcast is dedicated to providing a fresh and unconventional broadcast platform for the biggest names in music and entertainment.The interview insight provided by the staff of MUSICHYPEBEAST separates us from the pack. The passion of RAISING THE BAR podcast is fueled by Millennial Music culture. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information. CISO Perspectives (public) N2K Networks This season on CISO Perspectives, host Kim Jones explores some of the challenges of leading through uncertainty. We explore the complexity of the changing nature of regulation and working with the federal government, the evolution of privacy and fraud, and how emerging technologies like AI and quantum computing are changing cyber. When you don’t know what questions to ask, you’re afraid to ask, or don’t know who to ask, CISO Perspectives provides the foundation for learning in this brave new world. Tao Te Ching by Laozi (Author), Stephen Mitchell (Full Audiobook) Laozi Lao-tzu's Tao Te Ching, or Book of the Way, is the classic manual on the art of living, and one of the wonders of the world. In eighty-one brief chapters, the Tao Te Ching looks at the basic predicament of being alive and gives advice that imparts balance and perspective, a serene and generous spirit. This book is about wisdom in action. It teaches how to work for the good with the effortless skill that comes from being in accord with the Tao (the basic principle of the universe) and applies equally to good government and sexual love; to child rearing, business, and ecology.Stephen Mitchell's bestselling version has been widely acclaimed as a gift to contemporary culture. Al-Quran In English Dr. Soha The complete Quran translation in English, Narrated by Dr. Soha. Hosted on Acast. See acast.com/privacy for more information.

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How long is this episode of Good morning privacy!?

This episode is 3 minutes long.

When was this Good morning privacy! episode published?

This episode was published on January 27, 2025.

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Due ricercatori americani, nei giorni scorsi, hanno pubblicato un post sul loro blog nel quale raccontano la facilità sconvolgente con la quale sono riusciti a hackerare l’elettronica di bordo di una Subaru accedendo, da remoto, a funzioni e dati...

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