EPISODE · Jun 24, 2025 · 7 MIN
Almost Cut My hair (by Factory -live @falò Sept.2017)- remastered 2025
from Silvio Vinci · host Silvio Vinci
FACTORY (Mark I) – Almost Cut My Hair (Live Version) I FACTORY (Mark I) rileggono Almost Cut My Hair di David Crosby con un piglio radicalmente diverso rispetto alla versione originale incisa dai CSN&Y su Déjà Vu. Se l’originale era un inno sofferto alla libertà individuale, intriso di pathos e chitarre incrociate, la versione dei FACTORY vira verso un’intensità nevrotica, quasi elettrica, mantenendo il grido libertario ma caricandolo di una tensione più urbana e instabile. La chitarra di Davide Spanu è tagliente, nervosa, costruisce e disfa con continui contrasti dinamici, mentre Silvio Vinci si prende il carico emotivo e strutturale che nell’originale era distribuito su più mani: alterna piano elettrico e organo Hammond in una tessitura mai ornamentale, ma sempre incisiva, quasi febbrile. La sezione ritmica di Chris Pain al basso e Luca Monaco alla batteria tiene tutto in piedi con una solidità che non è mai statica, ma sempre pronta a spingere o rallentare a seconda delle fughe emotive del brano. Una versione decisamente più rock, urbana e cruda, che pur perdendo l’intreccio vocale e chitarristico del quartetto originario, guadagna in urgenza espressiva, grazie al talento del vocalist Fabrizio Cherubini, con la sua interpretazione viscerale e aggressiva. È un Almost Cut My Hair che non guarda al passato, ma scava nel presente. E lo fa con classe.
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FACTORY (Mark I) – Almost Cut My Hair (Live Version) I FACTORY (Mark I) rileggono Almost Cut My Hair di David Crosby con un piglio radicalmente diverso rispetto alla versione originale incisa dai CSN&Y su Déjà Vu. Se l’originale era un inno sofferto alla libertà individuale, intriso di pathos e chitarre incrociate, la versione dei FACTORY vira verso un’intensità nevrotica, quasi elettrica, mantenendo il grido libertario ma caricandolo di una tensione più urbana e instabile. La chitarra di Davide Spanu è tagliente, nervosa, costruisce e disfa con continui contrasti dinamici, mentre Silvio Vinci si prende il carico emotivo e strutturale che nell’originale era distribuito su più mani: alterna piano elettrico e organo Hammond in una tessitura mai ornamentale, ma sempre incisiva, quasi febbrile. La sezione ritmica di Chris Pain al basso e Luca Monaco alla batteria tiene tutto in piedi con una solidità che non è mai statica, ma sempre pronta a spingere o rallentare a seconda delle fughe emotive del brano. Una versione decisamente più rock, urbana e cruda, che pur perdendo l’intreccio vocale e chitarristico del quartetto originario, guadagna in urgenza espressiva, grazie al talento del vocalist Fabrizio Cherubini, con la sua interpretazione viscerale e aggressiva. È un Almost Cut My Hair che non guarda al passato, ma scava nel presente. E lo fa con classe.
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