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PODCAST · music

Silvio Vinci

tastierista 1988-92- HIGHWAY 691993-96- MEDICINE MEN1995-96- AMANITA 1999-2000- MONEDA2001-2002- KOSMEN2006-2012- RAILROAD BLUES BAND2012- COSMICK CHARLIEdal 2013- FACTORY

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  1. 500

    Mod grandfather

    Mod grandfather by Silvio Vinci

  2. 499

    The Liver (Reworking)

    **THE LIVER** — un blues progressive dal groove caldo e ipnotico, ispirato alle contaminazioni jazz-rock di Brian Auger e alle atmosfere visionarie dei Traffic di Steve Winwood. Wurlitzer, blues e psichedelia si intrecciano in un brano oscuro e soulful, sospeso tra dipendenza, dolore e ricerca di una via d’uscita.

  3. 498

    Oblivion (part. 2)

    **OBLIVION (Part. 2)** è l’evoluzione in chiave femminile della versione originale, interpretata da Antonio Miscali con Aldo Gallizzi alla chitarra. Qui il brano cambia pelle: cresce d’intensità, la voce si fa più profonda e il blues scivola verso un mood decisamente più **soulful**, caldo e viscerale.

  4. 497

    You Were Never Born (I am The First)

    **YOU WERE NEVER BORN** — il viaggio del primo uomo nello spazio diventa una vertigine interiore: oltre la Terra, scopre che tutto ciò che credeva reale era soltanto una prospettiva. Un brano visionario e psichedelico sul confine tra esistenza, coscienza e infinito. La musica è fortemente ispirata dal soul e dal funky fine anni 60 (Quincy Jones) , si basa su una registrazione su Logic di un giro di accordi in Do maggiore .

  5. 496

    Global Castle Of Lies

    **Global Castle of Lies** — una ballad mod rock dal sapore Sixties, con melodie e atmosfere che strizzano l’occhio ai Kinks, ma con uno sguardo decisamente contemporaneo. Un piccolo viaggio tra verità manipolate, ipocrisie, social media e quel grande “castello di bugie” nel quale, volenti o nolenti, viviamo ogni giorno.

  6. 495

    Anima Che Danza (Reworking )

    ANIMA CHE DANZA – Amanita feat. Silvio Vinci Un frammento dell’underground sassarese degli anni ’90 che torna a respirare. Anima che danza, scritta da Silvio Vinci nel 1996, nasce da una registrazione live degli Amanita, formazione che seppe ritagliarsi un posto speciale nella scena rock cittadina di quegli anni. Alla voce l’indimenticato Samuele, scomparso alcuni anni fa, con Aldo Gallizzi alla chitarra, Marco Olia al basso, Marcello Meridda alla batteria e Silvio Vinci alle tastiere. Questa versione è una rielaborazione realizzata con l’ausilio dell’IA, partendo da quella vecchia testimonianza dal vivo: non vuole sostituire l’originale, ma riportarne alla luce atmosfera, melodia e spirito. Un piccolo viaggio nel tempo e, soprattutto, un omaggio agli Amanita, a quegli anni e alla voce di Samuele, rimasta per sempre dentro questa canzone.

  7. 494

    Lullaby

    reworking of istrumental track Lullaby

  8. 493

    Prexur

    PREXUR – Silvio Vinci Un viaggio hard-prog psichedelico dal sapore profondamente Seventies: riff rocciosi, organi incandescenti e melodie ipnotiche si rincorrono dentro atmosfere sospese e visionarie. Un piccolo omaggio a quel rock britannico che sapeva essere potente, oscuro e melodico nello stesso istante.

  9. 492

    The Hollow Sky

    THE HOLLOW SKY – Silvio Vinci - Un viaggio prog sospeso tra accordi minori, Mellotron e paesaggi sonori dilatati. Ispirato alle atmosfere dei Pink Floyd dei primi anni ’70: malinconico, visionario e psichedelico, con lo sguardo rivolto verso un cielo che sembra non avere confini.

  10. 491

    Lady Draw

    mod rock track from my archives

  11. 490

    Bluesy Man

    reworking by Suno

  12. 489

    Roots

    **“Roots”** è un blues-funk semplice, ruvido e sanguigno, costruito sul groove e sull’energia più istintiva. Hammond e chitarre elettriche sugli scudi, tra riff sporchi, anima blues e quel sapore seventies che riporta tutto alle radici.

  13. 488

    Raining days

    **“Raining Days”** è una soul ballad dal sapore seventies, calda e sensuale, dove la pioggia diventa il pretesto per fermare il mondo fuori dalla porta. Un giorno chiusi in casa, due persone e il tempo per esplorare nuovi sentieri dell’intimità, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal desiderio.

  14. 487

    Shake Your Bones (alt.Version, from original by FACTORY)

    reworking from original track , Shake Your Bones by Factory

  15. 486

    Party Monster (reworking from original track By Factory)

    Rimodellamento del pezzo Party Monster dei Factory (Mod Years 2021-2023)

  16. 485

    Kick Ass And Ride

    Rielaborazione di un mio vecchio pezzo strumentale dal omonimo titolo

  17. 484
  18. 483

    Rigurgitation

    Un mio vecchio pezzo, proposto nel 2023 ai FACTORY, che all'epoca suonavano un potente mod rock , mai pubblicato e in questa versione brillantemente rielaborata da Suno !

  19. 482

    Fun Games For Three

    reworking , Fun Games For Three by FACTORY - from the Mod years

  20. 481

    Sequence Of Chords

    rielaborazione di una sequenza di accordi , in modalità progressive rock

  21. 480

    Ivory

    rielaborazione con SUNO di una mia ballata originariamente composta per piano , dal titolo Ivory , inedita fin ora ...

  22. 479

    Come On Sweet Rain

    Uno **slow blues caldo e viscerale**, nato dalla sensazione quasi fisica di un’estate torrida e immobile e dal desiderio di vedere finalmente il cielo rompersi sotto un temporale. Un giro essenziale lascia spazio al groove e alle atmosfere: **Silvio Vinci suona tastiere e basso**, costruendo il tappeto armonico e il carattere blues del brano. La **voce è realizzata con IA**, mentre la batteria nasce da un **loop LANDR**, successivamente rielaborato e adattato in **Logic Pro**. Pochi elementi, volutamente: basso, tastiere, ritmo e voce per raccontare quella semplice invocazione che diventa il cuore del pezzo: *Come on, sweet rain… fall down on me.*

  23. 478

    Out Of The Blue

    rielaborazione con Suno di Jam In The Country House degli Amanita - 1997

  24. 477

    Mother

    Rimodellamento della canzone degli Amanita , Mother

  25. 476

    Ride The Colors

    Un piccolo viaggio nella **psichedelia britannica**, dichiaratamente ispirato alle atmosfere dei **Kula Shaker** e a quel loro modo di riportare gli anni ’60 dentro un rock più moderno. *Ride The Colors* nasce da un **semplice giro di accordi**, sul quale si intrecciano un riff di chitarra immediato e incursioni di **sitar**, mentre sullo sfondo un **organo acidissimo** sporca e colora tutto il brano, spingendolo verso territori decisamente psych. Una costruzione volutamente essenziale: pochi elementi, un groove diretto e tanti colori sonori. La **voce, elaborata con IA tramite Suno**, completa il carattere straniante e vagamente allucinato del pezzo. **Turn on, tune in… and Ride The Colors.** *Silvio Vinci — Ride The Colors* *British Psych • Sitar • Acid Organ • AI vocals by Suno*

  26. 475

    Green Valley (new vocals remix)

    Nuova rivisitazione di Green Valley (by factory)

  27. 474

    The Drive

    Riedizione cantata dello strumentale The Drive

  28. 473

    When The River Sleeps

    Nato quasi per caso, ispirato da una jam session con Fabrizio Cherubini, amico e compagno di mille suonate, Where The River Sleeps è una ballata dal sapore vagamente soul e R&B, attraversata da venature jazz e blues. Il piano fender Rhodes guida il brano con un andamento lento e notturno, mentre organo e groove gli regalano quel calore vintage che guarda inevitabilmente agli anni ’70. Più che una costruzione studiata, è il risultato di un’intesa musicale maturata attraverso anni di jam, concerti e improvvisazioni. Un piccolo viaggio malinconico e soulful, lasciato volutamente libero di respirare… where the river sleeps.

  29. 472

    Far From Home

    Far From Home nasce da molto lontano. È la ricostruzione, più che la semplice rilettura, di un brano che avevo scritto negli anni ’90 e che allora suonavo con gli Amanita, una delle formazioni storiche dell’underground sassarese di quel periodo. L’idea originale guardava decisamente alle grandi ballad americane degli anni ’70: accordi aperti, andamento lento, atmosfere sospese e quella malinconia tipicamente West Coast che lasciava molto spazio alla melodia. In questa nuova versione, però, il brano cambia pelle. La matrice seventies rimane riconoscibile, ma il suono diventa progressivamente più ruvido, elettrico e inquieto. Le dinamiche si fanno più aggressive, con aperture e improvvise compressioni che richiamano il rock americano dei primi anni ’90 e, in particolare, certe costruzioni dei Pearl Jam: la ballad non rimane confinata nell’intimità, ma accumula tensione fino quasi a esplodere. È proprio questo contrasto a rappresentare Far From Home: una canzone nata negli anni ’90 guardando agli anni ’70, che oggi ritorna portandosi dietro entrambe le epoche. Un piccolo viaggio nella memoria personale, ricostruito senza nostalgia e con un suono molto più duro di quello da cui tutto era cominciato. Silvio Vinci — Far From Home Inspired by “E-Ballad” — Amanita

  30. 471

    the skies were wide

    THE SKIES WERE WIDE — Silvio Vinci Una ballata sospesa tra West Coast e blues, immersa in quelle atmosfere calde e dilatate che sembrano appartenere a un tramonto californiano dei primi anni ’70. L’Hammond rimane sullo sfondo, discreto ma costante, creando un tappeto morbido e avvolgente sul quale la chitarra disegna fraseggi dal sapore Southern Rock, con inevitabili richiami agli Allman Brothers: note lunghe, piccoli ricami blues e quella sensazione di spazio aperto suggerita già dal titolo. Ma è la voce a dare al brano la sua identità più profonda: un’interpretazione intensa, calda e viscerale, nello spirito delle grandi black singers degli anni ’70, capace di passare dalla delicatezza della ballad a improvvise sfumature soul e blues. The Skies Were Wide non cerca la fretta né l’effetto immediato. È un brano da lasciare respirare: Hammond, chitarra, soul e Southern Blues, con davanti una strada lunga e, sopra, un cielo enorme. Silvio Vinci — The Skies Were Wide West Coast Blues / Southern Soul

  31. 470

    Dust On the Highway

    DUST ON THE HIGHWAY — Silvio Vinci Una strada impolverata, il sole basso sull’orizzonte e quel senso di spazio infinito che appartiene al Southern Blues americano. Dust On The Highway nasce da un classico giro slow blues, essenziale e volutamente ipnotico, sul quale Silvio Vinci costruisce da solo l’intera architettura strumentale: basso, Hammond, piano e Mellotron. Il basso tiene il brano ancorato alla terra, con un passo lento e regolare; l’Hammond porta dentro il calore delle vecchie jam del Sud, mentre piano e Mellotron entrano ed escono dal paesaggio creando profondità, polvere e atmosfera. Non è un blues che cerca la velocità o il virtuosismo. È musica che vuole respirare: poche note, spazio tra le frasi e un groove che procede come una vecchia automobile lungo una highway americana al tramonto. Tra Southern Rock, slow blues e suggestioni anni ’70, Dust On The Highway è soprattutto un piccolo viaggio strumentale: ruvido, caldo e cinematografico. Silvio Vinci — bass, Hammond organ, piano & Mellotron; AI: drums and guitars

  32. 469

    Slowing Down

    Ispirato allo spettacolare scenario dell'eclisse solare del 12 agosto 2016 , osservato a Porto Ferro (Alghero) -Sardegna

  33. 468

    We Won't Get Fooled Again - LIVE-17 feb 2026

    FACTORY – WE WON’T GET FOOLED AGAIN Live Session · February 2026 Un frammento potente della stagione Mark IV dei Factory: una rilettura ruvida, diretta e istintiva di un classico del rock britannico, affrontato senza inseguire l’imitazione, ma facendolo passare attraverso il suono e la personalità della band. L’inconfondibile tessitura delle tastiere di Silvio Vinci sostiene e attraversa l’intero arrangiamento; la chitarra di Davide Spanu ne esalta la tensione rock, mentre il basso di Chris Pain costruisce fondamenta profonde e pulsanti. Alla batteria, Claudio Sanna imprime al brano un passo energico e incalzante, sul quale la voce solista di Antonio Miscali conduce la performance fino alla sua esplosione finale. Una registrazione live autentica, senza artifici: cinque musicisti, il volume giusto e tutta l’energia di una band che suona compatta. FACTORY – The MODern Blues Project · Mark IV Antonio Miscali – voce solista Davide Spanu – chitarra Chris Pain – basso Silvio Vinci – tastiere Claudio Sanna – batteria

  34. 467

    No Woman No Cry

    FACTORY – NO WOMAN NO CRY *Jam Session · 24 luglio 2026* Un giardino al tramonto, qualche birra, gli strumenti accesi e nessuna scaletta da rispettare. Nasce così questa versione di *No Woman, No Cry*: non una semplice cover, ma una jam libera e spontanea, costruita sul piacere di suonare insieme. L’Hammond avvolge il brano con il suo respiro caldo e profondo, mentre basso e batteria mantengono un groove rilassato, quasi ipnotico. Le chitarre si intrecciano senza invadere, lasciando spazio alla melodia e a quell’atmosfera sospesa in cui rock, reggae, blues e psichedelia sembrano convivere naturalmente. Una registrazione autentica, con le sue imperfezioni e la sua energia irripetibile: cinque musicisti, un tramonto d’estate e una canzone senza tempo. FACTORY — music first, everything else can wait.

  35. 466

    With a Little help from my friends

    **WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS — FACTORY (MARK V)** *From Sessions • May 2026* Con *With a Little Help from My Friends* prende forma il nuovo corso dei Factory, qui documentato nella sua dimensione più autentica: cinque musicisti riuniti in sala prove, senza artifici, mentre cercano e trovano un nuovo equilibrio collettivo. Il brano conserva la luminosità melodica dei Beatles, ma viene attraversato da un’anima più ruvida, blues e soul-rock, vicina allo spirito della celebre rilettura di Joe Cocker. Chitarre, basso e Hammond costruiscono progressivamente un suono caldo e avvolgente, lasciando alla musica lo spazio per respirare e crescere. L’ingresso del nuovo batterista **Luca Manca** imprime alla band un passo solido e naturale: il suo drumming sostiene il brano con energia e dinamica, senza appesantirlo, contribuendo subito alla nuova identità della formazione. Registrata durante le sessioni di maggio 2026, questa versione non vuole nascondere il carattere vivo della sala prove. Al contrario, ne conserva l’immediatezza, le vibrazioni e quella lieve imperfezione che rende credibile una performance. È il suono di cinque musicisti che non stanno semplicemente eseguendo una canzone, ma stanno cominciando a diventare una nuova band: **Factory Mark V**.

  36. 465

    Lullaby (feat.Luigi Cattani) [instrumental]

    Con Lullaby, Silvio Vinci & Luigi Cattani scelgono la via della sottrazione, lasciando che siano il timbro, il fraseggio e la dinamica a raccontare una storia senza bisogno di parole. Il risultato è una ballad blues strumentale che richiama il suono della West Coast americana degli anni Settanta, dove blues, soul e jazz si incontravano in un linguaggio raffinato e profondamente evocativo. L’introduzione è affidata al respiro caldo dell’Hammond, che disegna un tappeto armonico morbido e avvolgente, quasi una ninna nanna notturna da cui il brano prende il titolo. Le sue sonorità riempiono lo spazio con naturalezza, creando un’atmosfera sospesa e malinconica. Su questo sfondo si intrecciano due chitarre con ruoli ben distinti. La chitarra ritmica sostiene il brano con accordi misurati e un accompagnamento elegante, mai invasivo, mentre la chitarra solista prende progressivamente voce con un fraseggio intenso, melodico e ricco di sfumature emotive. Ogni nota sembra avere il tempo di respirare, senza fretta, nel pieno rispetto della tradizione del blues più espressivo. L’interpretazione di Luigi Cattani evita qualsiasi esibizione virtuosistica fine a sé stessa: il suo assolo privilegia il suono, il vibrato e la costruzione melodica, lasciando emergere una sensibilità che guarda ai grandi chitarristi della West Coast, capaci di emozionare più con una singola nota che con una cascata di tecnica. L’arrangiamento, costruito da Silvio Vinci all’interno di Logic Pro, dimostra come una produzione moderna possa mantenere un’anima profondamente analogica. Il lavoro sulle dinamiche, sugli spazi e sui timbri restituisce un ascolto caldo e naturale, nel quale ogni strumento trova il proprio posto senza mai perdere il senso dell’insieme. Lullaby è una composizione che invita all’ascolto lento. È il blues della notte, delle luci soffuse, dei ricordi e delle strade costiere illuminate dalla luna. Un brano elegante, contemplativo e sincero, nel quale Silvio Vinci costruisce l’architettura musicale con la sensibilità di un arrangiatore, mentre Luigi Cattani completa il racconto con una chitarra capace di parlare direttamente alle emozioni. Più che una semplice ballad, Lullaby è un paesaggio sonoro: un omaggio alla stagione più lirica del blues West Coast, reinterpretato con gusto contemporaneo e profondo rispetto per quella tradizione che ha fatto della melodia e del feeling la propria firma.

  37. 464

    Cold Hard

    Con Cold Hard, Silvio Vinci firma uno dei brani più ipnotici e cinematografici del progetto, affidando la chitarra solista al special guest Luigi Cattani, il cui contributo aggiunge carattere e tensione a un impianto sonoro già ricco di personalità. Il brano si sviluppa attorno a un groove acid jazz essenziale ma irresistibile: una linea di basso e una batteria, entrambe suonate da Silvio Vinci, costruiscono una pulsazione costante, regolare e quasi ossessiva. Non cercano il virtuosismo, ma una ripetizione controllata che diventa il motore dell’intera composizione, trascinando l’ascoltatore in uno stato di continua tensione ritmica. Su questa piattaforma perfettamente calibrata si innesta un raffinato intreccio di Hammond e Fender Rhodes, ancora una volta interpretati da Vinci. I due strumenti dialogano senza mai sovrapporsi, creando un’architettura armonica fatta di incastri, controtempi e piccole variazioni che ricordano la stagione più creativa del jazz-funk e dell’acid jazz degli anni Settanta. A rompere la geometria del groove arriva una chitarra ritmica dal timbro acido, ricca di delay ed echo, che attraversa il brano come una scia luminosa, aggiungendo profondità e movimento senza sottrarre spazio alla sezione ritmica. È un elemento che amplia il paesaggio sonoro, evocando le produzioni più ricercate della West Coast americana. Il momento culminante è affidato a Luigi Cattani, autore di un assolo elettrico intenso e sulfureo, costruito più sulla ricerca del suono e sull’espressività che sulla velocità. La sua chitarra entra con autorevolezza, dialoga con il groove e ne aumenta progressivamente la tensione, fino a trasformare il finale del brano in un crescendo di grande impatto emotivo. Più che un semplice esercizio di stile, Cold Hard è un lavoro di equilibrio e produzione, dove ogni parte è al servizio del groove. Silvio Vinci dimostra ancora una volta una notevole capacità di costruire arrangiamenti complessi suonando personalmente l’intera sezione ritmica e le tastiere, mentre Luigi Cattani impreziosisce il risultato con un intervento solistico che lascia il segno. Il risultato è un brano elegante, magnetico e profondamente “suonato”: un ponte ideale tra il jazz-funk californiano, il blues elettrico e l’acid jazz più sofisticato, reinterpretati con sensibilità contemporanea ma con il cuore saldamente ancorato all’estetica sonora degli anni Settanta.

  38. 463

    Shimmer

    Recensione Con Shimmer, Silvio Vinci & The Butterfly propongono un progetto che guarda con dichiarato affetto all’estetica del funk, del blues elettrico e dell’acid jazz californiano degli anni Settanta, reinterpretandola con gli strumenti della produzione musicale contemporanea. L’elemento più sorprendente dell’album è il metodo di realizzazione: Silvio Vinci suona e programma personalmente tutti gli strumenti utilizzando la DAW Logic Pro, costruendo ogni brano come un musicista-produttore d’altri tempi, ma con la flessibilità e la precisione offerte dalla tecnologia moderna. Tastiere, chitarre, basso, batteria e arrangiamenti si fondono in un linguaggio sonoro coerente, senza rinunciare al calore e alla spontaneità tipici delle registrazioni analogiche. L’influenza dell’acid jazz emerge nelle armonie sofisticate, nei groove morbidi e nelle sonorità elettriche, mentre il blues groove degli anni ’70 affiora attraverso linee di basso pulsanti, organi vintage, Fender Rhodes, chitarre dal timbro caldo e una sezione ritmica che privilegia il feeling rispetto alla semplice precisione metronomica. Più che un esercizio nostalgico, Shimmer è un lavoro che cerca di riportare in vita un modo di concepire la musica fatto di atmosfera, dinamica e ricerca timbrica. Le composizioni scorrono con naturalezza, alternando momenti contemplativi a episodi più energici, mantenendo sempre al centro il piacere del groove. Il risultato è un album elegante e personale, capace di parlare sia agli appassionati delle sonorità di gruppi come gli Steely Dan, i Crusaders, gli Average White Band o la stagione più sofisticata del jazz-funk americano, sia agli ascoltatori che cercano una produzione moderna ma ricca di riferimenti alla grande tradizione musicale degli anni Settanta. Shimmer conferma Silvio Vinci come un musicista e produttore attento al dettaglio sonoro, capace di trasformare la tecnologia in uno strumento espressivo al servizio della musica, senza perdere il gusto per il blues, il funk e il jazz che ne rappresentano l’anima più autentica.

  39. 462

    First

    devastante !!!!

  40. 461

    Cortez The Killer - 6 jul 2026

    **FACTORY – The MODern Blues Project – Mark V** **Cortez The Killer — Jam Sunset Session, 6 Jul. 2026** Una jam lenta, crepuscolare, sospesa tra blues elettrico, west coast psichedelica e spirito seventies. I FACTORY affrontano *Cortez The Killer* non come semplice cover, ma come spazio aperto: un paesaggio sonoro dove le chitarre respirano, l’Hammond avvolge, la sezione ritmica cammina con naturalezza e la voce si muove dentro un clima da tramonto rurale, caldo e malinconico. Questa *Jam Sunset Session* conserva volutamente il sapore dell’improvvisazione: niente fretta, nessuna ricerca dell’effetto immediato, ma un flusso organico che cresce lentamente, come una conversazione tra cinque musicisti immersi nello stesso mood. Il risultato è ruvido, elegante, analogico: una fotografia sonora di fine giornata, tra polvere, amplificatori valvolari, corde vibranti e luce dorata. Un omaggio al grande immaginario rock-blues degli anni ’70, filtrato attraverso l’identità dei FACTORY: istintiva, vintage, profondamente live. Line Up: Antonio Miscali, voce e chitarra, Silvio Vinci, Piano e Hammond, Davide Spanu, chitarra elettrica , Chris Pain , basso, Luca Manca, batteria .

  41. 460

    Feeling Alright -#2 mix- 24 Jun 2026

    **FACTORY LIVE – *Feeling Alright*** **Jun 2026 – Jam Session** C’è qualcosa di profondamente autentico in una jam session quando nasce nel posto giusto, con le persone giuste, senza la rigidità del palco e senza il filtro della produzione. *Feeling Alright – Jun 2026 Jam Session* fotografa esattamente questo momento: i FACTORY in una nuova fase, più libera, più istintiva, più elettrica, riuniti in casa di Luca Manca, nuovo ingresso alla batteria, per una sessione che ha il sapore caldo delle prove vere, delle intuizioni nate sul momento e della musica suonata prima ancora che pensata. La nuova line-up segna un passaggio importante nella storia del progetto. Antonio Miscali , costante presenza alla voce conserva una matrice blues-rock intensa, vissuta, capace di stare dentro il brano senza forzarlo. Chris Pain al basso -sempre fedele al progetto-costruisce la spina dorsale del groove, solida ma mobile, sempre pronta a spingere la band verso territori più aperti. Davide Spanu - il figlio prodigo-alla chitarra lavora di fraseggio, colore e tensione, alternando taglio rock, sensibilità blues e slanci psichedelici. Silvio Vinci - la colonna portante-alle tastiere disegna l’ambiente sonoro: Hammond, piano , tappeti e richiami vintage diventano il collante timbrico che tiene insieme mod rock, southern feeling e suggestioni anni Sessanta/Settanta. Luca Manca, alla batteria, entra nel progetto con naturalezza, offrendo una pulsazione viva, generosa, fisica, perfetta per sostenere una jam nata in casa sua e cresciuta come una conversazione musicale aperta. *Feeling Alright* non è soltanto il titolo di un brano: diventa una dichiarazione di stato d’animo. I FACTORY sembrano ritrovare qui una dimensione essenziale, quasi domestica ma potentissima, dove il piacere di suonare viene prima della forma chiusa. La sessione respira, si allarga, lascia spazio agli strumenti e alle personalità. Non c’è la ricerca della perfezione sterile, ma quella più rara dell’equilibrio spontaneo: il momento in cui basso e batteria agganciano il passo, la chitarra apre la strada, la voce entra con misura e le tastiere colorano tutto con una patina calda, psichedelica, profondamente rock. Il risultato è un documento vivo della nuova incarnazione dei FACTORY: una band, la mark V, che non rinuncia alle proprie radici — il mod rock inglese, il blues elettrico, la west coast, la psichedelia, il soul rock da sala prove — ma che sembra volerle rimettere in movimento, senza nostalgia museale. Qui il passato non viene imitato: viene riacceso. Questa jam di giugno 2026 ha il pregio delle cose sincere. Suona come una stanza piena di strumenti, amplificatori, idee e memoria musicale. Suona come cinque musicisti che si ascoltano, si cercano, si provocano e, poco alla volta, trovano un linguaggio comune. È una fotografia imperfetta e preziosa di un momento di passaggio: l’inizio di una nuova stagione per i FACTORY. E, soprattutto, suona davvero *alright*.

  42. 459

    The Weight - 29 maj 2026

    FACTORY – Mark V “The Weight” – session 29 May 2026 La band è sempre la stessa, fedele alla propria identità: radici blues, anima rock, gusto vintage e quella naturale inclinazione verso il suono caldo, vissuto, “suonato davvero”. Ma in questa nuova sessione qualcosa si muove con maggiore precisione. Il nuovo innesto, Luca Manca alla batteria, porta dentro il groove dei FACTORY un ordine nuovo: più controllo, più respiro, più dinamica. La sua presenza non snatura il carattere della band, anzi lo mette meglio a fuoco, dando alla struttura dei brani una solidità più professionale e una pulsazione più consapevole. In “The Weight”, classico senza tempo, i FACTORY Mark IV ritrovano la loro dimensione più naturale: quella di una band che non cerca l’effetto, ma il feeling. Il brano scorre con passo maturo, tra voce, chitarre, tastiere e sezione ritmica, mantenendo intatto lo spirito roots dell’originale ma filtrandolo attraverso il suono del gruppo. È una fotografia sonora di un momento preciso: una band che continua il proprio percorso, con la stessa anima, ma con un equilibrio nuovo. Più compatta, più centrata, più vera.

  43. 458

    Delta Lady - Factory mark V -29 maj 2026

    **FACTORY – Mark IV** **Delta Lady** Con **Delta Lady**, i FACTORY Mark IV entrano in una dimensione più calda, colorata e istintiva, sospesa tra roots rock, soul bianco, blues e suggestioni West Coast anni ’60. La band conserva la propria identità: suono vivo, strumenti veri, gusto vintage e quel modo naturale di stare dentro il brano senza forzarlo. Ma qui il passo sembra più sciolto, più luminoso, quasi da sessione ritrovata in qualche studio analogico di fine decade. Il nuovo equilibrio ritmico dato da **Luca Manca alla batteria** continua a farsi sentire: il groove è più ordinato, le dinamiche respirano meglio e l’intera band appare più compatta, senza perdere spontaneità. Le tastiere colorano, le chitarre dialogano, basso e batteria tengono insieme il racconto con misura e presenza. **Delta Lady** diventa così non solo una rilettura, ma una piccola dichiarazione di stile: i FACTORY non inseguono il passato, lo abitano. Con rispetto, feeling e una nuova maturità sonora.

  44. 457

    Wang Dang Doodle (focus version) - 6 maj 26

    Jam session notturna, alla ricerca della tonalità perfetta per la voce di Gianfranco Miscali. Si improvvisa senza rete sulle note di Wang Dang Doodle, immortale classico di Howlin’ Wolf, tra piano elettrico, chitarre ruvide e atmosfere acid blues anni ’60. Una versione istintiva, sporca e dilatata, nata nel cuore della notte. Silvio Vinci – piano Pierpaolo Mossa – guitar Emmanuel Ruiu – bass Gianfranco Miscali – voice & drums

  45. 456

    Long Time Gone -jam session- 6 mag 2026

    “Long Time Gone” (cover dei CSN&Y), diventa qui una lunga deriva southern blues, registrata dal vivo durante la jam session del 6 maggio 2026. Una versione estesa, libera e notturna, costruita più sull’atmosfera che sulla forma, dove il tempo sembra rallentare tra Hammond saturi, chitarre calde e groove profondi. L’approccio richiama le grandi jam della The Allman Brothers Band , Grateful Dead e CSN&Y, dei primi anni ’70: improvvisazione aperta, suono analogico e vibrazioni psichedeliche immerse nel blues. SILVIO VINCI all’Hammond disegna tappeti acidi e cinematici, mentre la chitarra di PIERPAOLO MOSSA alterna fraseggi lirici e aperture più ruvide. EMMANUEL RUIU tiene il centro del suono con un basso caldo e pulsante, mentre GIANFRANCO MISCALI guida il brano con una batteria essenziale, sporca e profondamente live, accompagnata da una voce vissuta e autentica. “Long Time Gone (Extended Version)” non cerca la perfezione: cerca il viaggio. Ed è proprio lì, tra le sbavature, il riverbero e l’improvvisazione, che trova la sua verità.

  46. 455

    You don't Love Me (extended version) - 6 maj-2026

    “You Don’t Love Me” è uno dei grandi classici del blues elettrico, ma in questa jam session del 6 maggio 2026 prende una strada diversa: più lunga, più sporca, più visionaria. L’ispirazione dichiarata è quella della The Allman Brothers Band dei primi anni ’70: improvvisazione libera, groove ipnotico e un dialogo continuo tra Hammond e chitarra. La versione firmata da SILVIO VINCI – PIERPAOLO MOSSA – EMMANUEL RUIU – GIANFRANCO MISCALI trasforma il brano in una cavalcata southern blues acida e dilatata, registrata quasi come una fotografia istantanea della sala prove: viva, imperfetta, autentica. L’Hammond di Silvio Vinci costruisce tappeti caldi e psichedelici, la chitarra di Pierpaolo Mossa scivola tra fraseggi blues e aperture jam-band, mentre la sezione ritmica di Emmanuel Ruiu e Gianfranco Miscali sostiene il tutto con un suono ruvido, notturno e profondamente seventies. Più che una cover, è una deriva blues elettrica dal sapore vintage, tra whisky, valvole incandescenti e improvvisazione libera.

  47. 454
  48. 453
  49. 452

    Dust On the Keys

    Groove on the keys

  50. 451

    Almost Cut My Hair - 02 apr 2026

    La versione di **“Almost Cut My Hair”** registrata in sala prove dai **Factory Mark V** ha il sapore autentico delle cose vere: niente filtri, niente costruzioni artificiali, solo musica suonata e vissuta nel momento. Fin dalle prime battute si percepisce un equilibrio interessante tra rispetto dell’originale e personalità della band. La chitarra di **Davide Spanu** costruisce un tessuto sonoro solido, mai invadente, lasciando spazio agli altri strumenti ma mantenendo sempre una tensione blues-rock credibile. Sul lato opposto, la chitarra acustica e la voce di **Antonio Miscali** sono il cuore emotivo del brano: la sua interpretazione è intensa, ruvida al punto giusto, capace di restituire quel senso di libertà e ribellione tipico del pezzo di Crosby, Stills, Nash & Young. Il basso di **Chris Pain** tiene tutto insieme con grande sicurezza, lavorando più sulla profondità che sulla virtuosità, mentre **Silvio Vinci** arricchisce il brano con Hammond e piano, aggiungendo un colore caldo e vintage che eleva l’arrangiamento senza appesantirlo. La vera sorpresa, però, è **Marco Zannin** alla batteria: alla sua prima prova con la band dimostra subito un’ottima sensibilità, sostenendo il groove con precisione ma anche con una certa elasticità, fondamentale per un brano così “respirato”. Quello che colpisce davvero è l’intesa complessiva: pur essendo una registrazione di sala prove, si sente già una direzione chiara. Non è una semplice cover, ma una reinterpretazione sincera, ancora in fase di crescita ma già piena di identità. Se questo è l’inizio dei Factory Mark V, c’è da aspettarsi sviluppi molto interessanti.

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