EPISODE · Jul 6, 2025 · 6 MIN
Almost Cut My Hair -Live@bistrot 2019 - remastered 2025
from Silvio Vinci · host Silvio Vinci
“Almost Cut My Hair – Live @ Bistrot 2019” – FACTORY In questa infuocata versione live al Bistrot del 2019, i Factory trasformano Almost Cut My Hair -dei CSN&Y_ in una cavalcata psichedelica tesa e liberatoria, dove l’introspezione si fonde con l’urgenza elettrica del palco. La chitarra di Giorgio Sale (special guest) è protagonista assoluta: riff ruvidi e struggenti si alternano a lunghi fraseggi dilatati, che sembrano spingersi oltre il tempo, evocando lo spirito di Jerry Garcia e del miglior Neil Young. Sale costruisce un crescendo emotivo fatto di riverberi e feedback controllati, portando il brano verso territori quasi visionari. Ma il momento di massima sospensione arriva con l’acidissimo solo di organo Hammond -firmato Silvio Vinci: un’esplosione lisergica di suoni vorticosi, graffianti e liquidi, che trascina la band e il pubblico in una spirale sonora intensa, liscia come seta e tagliente come vetro. La sezione ritmica, con Chris Pain e Luca Monaco, tiene saldo il battito ipnotico del brano, mentre Fabrizio Cherubini, alla voce, canta con grinta e disincanto, dando voce a quel bisogno disperato di libertà che attraversa ogni verso del testo. Una performance potente, viscerale, con l’anima ribelle dei ’70 e la consapevolezza matura di chi sa cosa vuole dire suonare davvero insieme. Psichedelia, libertà e sudore: un’autentica dichiarazione d’intenti.
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“Almost Cut My Hair – Live @ Bistrot 2019” – FACTORY In questa infuocata versione live al Bistrot del 2019, i Factory trasformano Almost Cut My Hair -dei CSN&Y_ in una cavalcata psichedelica tesa e liberatoria, dove l’introspezione si fonde con l’urgenza elettrica del palco. La chitarra di Giorgio Sale (special guest) è protagonista assoluta: riff ruvidi e struggenti si alternano a lunghi fraseggi dilatati, che sembrano spingersi oltre il tempo, evocando lo spirito di Jerry Garcia e del miglior Neil Young. Sale costruisce un crescendo emotivo fatto di riverberi e feedback controllati, portando il brano verso territori quasi visionari. Ma il momento di massima sospensione arriva con l’acidissimo solo di organo Hammond -firmato Silvio Vinci: un’esplosione lisergica di suoni vorticosi, graffianti e liquidi, che trascina la band e il pubblico in una spirale sonora intensa, liscia come seta e tagliente come vetro. La sezione ritmica, con Chris Pain e Luca Monaco, tiene saldo il battito ipnotico del brano, mentre Fabrizio Cherubini, alla voce, canta con grinta e disincanto, dando voce a quel bisogno disperato di libertà che attraversa ogni verso del testo. Una performance potente, viscerale, con l’anima ribelle dei ’70 e la consapevolezza matura di chi sa cosa vuole dire suonare davvero insieme. Psichedelia, libertà e sudore: un’autentica dichiarazione d’intenti.
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