EPISODE · Jun 21, 2026 · 16 MIN
Angelo Renzetti: «Un nuovo volto alla stazione con il mio progetto “Urbania”»
from CdTalk - L'ospite · host Gruppo Corriere del Ticino
👉 https://cdtlink.ch/angelo-renzetti 👈Parla Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare molto legato alla Città di Locarno, anche se non è ancora riuscito ad aprire il cantiere del suo progetto di riqualificazione alla stazione — Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare 72.enne, racconta al Corriere del Ticino di voler presto concludere il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca. «Poi vorrei dedicarmi a ciò che mi piace: viaggiare, coltivare amicizie, godermi il tempo della pensione». Sogna, però, di aprire il cantiere di «Urbania», il progetto di riqualificazione alla stazione fermo da anni, e valuta una causa civile, sperando «di smuovere le acque».Signor Renzetti, qual è il suo rapporto con Locarno, anche a livello familiare? «Sono arrivato a Locarno nel 1964, dopo le prime tre classi a Bellinzona. Da allora ho fatto tutto qui. Scuola, lavoro, sport. Mi sento locarnese a tutti gli effetti. Anche la mia famiglia è sempre stata legata a Locarno. La mia prima moglie era locarnese, mio figlio è nato qui, le mie prime esperienze imprenditoriali sono state nel Locarnese. E poi c’è il calcio: dai Pulcini fino alla prima squadra del Locarno».Com’è cambiata? «È una città che offre ciò che nessun’altra in Ticino ha. Un lago importante, valli splendide, la possibilità di muoversi a piedi ovunque. Nel tempo sono cresciute anche le infrastrutture e oggi, con il treno da Milano ogni mezz’ora, è più vicina che mai. Certo, ci sono stati periodi di stasi, soprattutto a livello edilizio. E la mentalità non aiuta. Ogni Comune difende il proprio orticello. Ma la “Grande Locarno” è inevitabile. E necessaria».È attrattiva? Si può migliorare? «Si può sempre migliorare, ma è una città vivibile, con un clima unico e un territorio che non ha eguali. Negli ultimi anni vedo un fermento positivo. Dopo un periodo di immobilismo edilizio, ora si costruisce di più. Artioli sta facendo tanto, con il rinnovo dell’ex Globus o il Grand Hotel Locarno. E poi ci sono elementi che fanno la differenza: il Porto, il Lido di che è la struttura più grande nel suo genere nel Cantone, le passeggiate lungo la Maggia».Cosa ci può dire dello sviluppo immobiliare? Che progetti avete? «Abbiamo un terreno importante nella zona della Rotonda (al vecchio saponificio, ndr), un punto strategico che richiede investimenti significativi. L’idea è svilupparlo a tappe, con una visione moderna. Parliamo di un potenziale di circa 250/300 alloggi in 15-20 anni. Sarà mio figlio a portare avanti il progetto. Abbiamo anche altri interventi più piccoli, ma il vero nodo è Urbania».Il progetto Urbania alla stazione di Locarno, appunto: perché è fermo da anni? «Già. È l’esempio perfetto di come certe cose siano gestite male. Abbiamo promosso un piano particolareggiato che ha superato l’esame di 18 uffici cantonali, una serata pubblica, ha recepito le osservazioni delle associazioni ambientaliste e ha persino vinto un premio nazionale come miglior piano dell’anno. Nonostante questo, dopo aver ottenuto il permesso municipale, la STAN (Società ticinese per l’arte e la natura, ndr) ha fatto ricorso per mantenere i portici esistenti, che tra l’altro sono irregolari e già destinati a essere sostituiti, come la stessa STAN aveva convenuto».E il risultato è... «... che da due anni è tutto bloccato! Nessuno decide, i negozi restano sfitti, i danni economici sono enormi e la zona della stazione, già delicata, sta vivendo un ulteriore deterioramento. Se non si sblocca nulla, dovrò procedere tramite una causa civile contro chi ha fatto opposizione. Non è normale restare anni in attesa, con investimenti fermi e nessuna risposta».Dove sarà Locarno tra dieci o vent’anni? «La vedo come un salotto. Quando arriverà finalmente il collegamento autostradale e si farà la Grande Locarno, potrà competere con chiunque. Anzi, di più: soppianterà chiunque. La qualità di vita è il vero valore. Sicurezza, tranquillità, servizi, natura. In un mondo instabile, con guerre e problemi di sicurezza, chi ha possibilità economiche cerca luoghi sereni. E il Locarnese ha tutto. Non serve avere l’università o il palazzo di giustizia, serve vivere bene».
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👉 https://cdtlink.ch/angelo-renzetti 👈Parla Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare molto legato alla Città di Locarno, anche se non è ancora riuscito ad aprire il cantiere del suo progetto di riqualificazione alla stazione — Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare 72.enne, racconta al Corriere del Ticino di voler presto concludere il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca. «Poi vorrei dedicarmi a ciò che mi piace: viaggiare, coltivare amicizie, godermi il tempo della pensione». Sogna, però, di aprire il cantiere di «Urbania», il progetto di riqualificazione alla stazione fermo da anni, e valuta una causa civile, sperando «di smuovere le acque».Signor Renzetti, qual è il suo rapporto con Locarno, anche a livello familiare? «Sono arrivato a Locarno nel 1964, dopo le prime tre classi a Bellinzona. Da allora ho fatto tutto qui. Scuola, lavoro, sport. Mi sento locarnese a tutti gli effetti. Anche la mia famiglia è sempre stata legata a Locarno. La mia prima moglie era locarnese, mio figlio è nato qui, le mie prime esperienze imprenditoriali sono state nel Locarnese. E poi c’è il calcio: dai Pulcini fino alla prima squadra del Locarno».Com’è cambiata? «È una città che offre ciò che nessun’altra in Ticino ha. Un lago importante, valli splendide, la possibilità di muoversi a piedi ovunque. Nel tempo sono cresciute anche le infrastrutture e oggi, con il treno da Milano ogni mezz’ora, è più vicina che mai. Certo, ci sono stati periodi di stasi, soprattutto a livello edilizio. E la mentalità non aiuta. Ogni Comune difende il proprio orticello. Ma la “Grande Locarno” è inevitabile. E necessaria».È attrattiva? Si può migliorare? «Si può sempre migliorare, ma è una città vivibile, con un clima unico e un territorio che non ha eguali. Negli ultimi anni vedo un fermento positivo. Dopo un periodo di immobilismo edilizio, ora si costruisce di più. Artioli sta facendo tanto, con il rinnovo dell’ex Globus o il Grand Hotel Locarno. E poi ci sono elementi che fanno la differenza: il Porto, il Lido di che è la struttura più grande nel suo genere nel Cantone, le passeggiate lungo la Maggia».Cosa ci può dire dello sviluppo immobiliare? Che progetti avete? «Abbiamo un terreno importante nella zona della Rotonda (al vecchio saponificio, ndr), un punto strategico che richiede investimenti significativi. L’idea è svilupparlo a tappe, con una visione moderna. Parliamo di un potenziale di circa 250/300 alloggi in 15-20 anni. Sarà mio figlio a portare avanti il progetto. Abbiamo anche altri interventi più piccoli, ma il vero nodo è Urbania».Il progetto Urbania alla stazione di Locarno, appunto: perché è fermo da anni? «Già. È l’esempio perfetto di come certe cose siano gestite male. Abbiamo promosso un piano particolareggiato che ha superato l’esame di 18 uffici cantonali, una serata pubblica, ha recepito le osservazioni delle associazioni ambientaliste e ha persino vinto un premio nazionale come miglior piano dell’anno. Nonostante questo, dopo aver ottenuto il permesso municipale, la STAN (Società ticinese per l’arte e la natura, ndr) ha fatto ricorso per mantenere i portici esistenti, che tra l’altro sono irregolari e già destinati a essere sostituiti, come la stessa STAN aveva convenuto».E il risultato è... «... che da due anni è tutto bloccato! Nessuno decide, i negozi restano sfitti, i danni economici sono enormi e la zona della stazione, già delicata, sta vivendo un ulteriore deterioramento. Se non si sblocca nulla, dovrò procedere...
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