PODCAST · news
CdTalk - L'ospite
by Gruppo Corriere del Ticino
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Angelo Renzetti: «Un nuovo volto alla stazione con il mio progetto “Urbania”»
👉 https://cdtlink.ch/angelo-renzetti 👈Parla Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare molto legato alla Città di Locarno, anche se non è ancora riuscito ad aprire il cantiere del suo progetto di riqualificazione alla stazione — Angelo Renzetti, imprenditore immobiliare 72.enne, racconta al Corriere del Ticino di voler presto concludere il passaggio generazionale dell’attività al figlio, Luca. «Poi vorrei dedicarmi a ciò che mi piace: viaggiare, coltivare amicizie, godermi il tempo della pensione». Sogna, però, di aprire il cantiere di «Urbania», il progetto di riqualificazione alla stazione fermo da anni, e valuta una causa civile, sperando «di smuovere le acque».Signor Renzetti, qual è il suo rapporto con Locarno, anche a livello familiare? «Sono arrivato a Locarno nel 1964, dopo le prime tre classi a Bellinzona. Da allora ho fatto tutto qui. Scuola, lavoro, sport. Mi sento locarnese a tutti gli effetti. Anche la mia famiglia è sempre stata legata a Locarno. La mia prima moglie era locarnese, mio figlio è nato qui, le mie prime esperienze imprenditoriali sono state nel Locarnese. E poi c’è il calcio: dai Pulcini fino alla prima squadra del Locarno».Com’è cambiata? «È una città che offre ciò che nessun’altra in Ticino ha. Un lago importante, valli splendide, la possibilità di muoversi a piedi ovunque. Nel tempo sono cresciute anche le infrastrutture e oggi, con il treno da Milano ogni mezz’ora, è più vicina che mai. Certo, ci sono stati periodi di stasi, soprattutto a livello edilizio. E la mentalità non aiuta. Ogni Comune difende il proprio orticello. Ma la “Grande Locarno” è inevitabile. E necessaria».È attrattiva? Si può migliorare? «Si può sempre migliorare, ma è una città vivibile, con un clima unico e un territorio che non ha eguali. Negli ultimi anni vedo un fermento positivo. Dopo un periodo di immobilismo edilizio, ora si costruisce di più. Artioli sta facendo tanto, con il rinnovo dell’ex Globus o il Grand Hotel Locarno. E poi ci sono elementi che fanno la differenza: il Porto, il Lido di che è la struttura più grande nel suo genere nel Cantone, le passeggiate lungo la Maggia».Cosa ci può dire dello sviluppo immobiliare? Che progetti avete? «Abbiamo un terreno importante nella zona della Rotonda (al vecchio saponificio, ndr), un punto strategico che richiede investimenti significativi. L’idea è svilupparlo a tappe, con una visione moderna. Parliamo di un potenziale di circa 250/300 alloggi in 15-20 anni. Sarà mio figlio a portare avanti il progetto. Abbiamo anche altri interventi più piccoli, ma il vero nodo è Urbania».Il progetto Urbania alla stazione di Locarno, appunto: perché è fermo da anni? «Già. È l’esempio perfetto di come certe cose siano gestite male. Abbiamo promosso un piano particolareggiato che ha superato l’esame di 18 uffici cantonali, una serata pubblica, ha recepito le osservazioni delle associazioni ambientaliste e ha persino vinto un premio nazionale come miglior piano dell’anno. Nonostante questo, dopo aver ottenuto il permesso municipale, la STAN (Società ticinese per l’arte e la natura, ndr) ha fatto ricorso per mantenere i portici esistenti, che tra l’altro sono irregolari e già destinati a essere sostituiti, come la stessa STAN aveva convenuto».E il risultato è... «... che da due anni è tutto bloccato! Nessuno decide, i negozi restano sfitti, i danni economici sono enormi e la zona della stazione, già delicata, sta vivendo un ulteriore deterioramento. Se non si sblocca nulla, dovrò procedere tramite una causa civile contro chi ha fatto opposizione. Non è normale restare anni in attesa, con investimenti fermi e nessuna risposta».Dove sarà Locarno tra dieci o vent’anni? «La vedo come un salotto. Quando arriverà finalmente il collegamento autostradale e si farà la Grande Locarno, potrà competere con chiunque. Anzi, di più: soppianterà chiunque. La qualità di vita è il vero valore. Sicurezza, tranquillità, servizi, natura. In un mondo instabile, con guerre e problemi di sicurezza, chi ha possibilità economiche cerca luoghi sereni. E il Locarnese ha tutto. Non serve avere l’università o il palazzo di giustizia, serve vivere bene».
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Sheldon Suter: un'alba di suoni a Locarno, anche grazie al festival Éther
👉 https://cdtlink.ch/podcast 👈Cresciuto tra le vie della Città Vecchia di Locarno e le campane di Arcegno, Sheldon Suter è una figura singolare nel panorama artistico ticinese: musicista, fotografo, docente, instancabile sperimentatore. A pochi giorni dall’avvio della quinta edizione di "Éther", il festival da lui ideato, e dopo l’uscita del nuovo album "Pink Dawn", l’artista racconta un percorso fatto di ritorni, deviazioni e ricerche ostinate. «Sono nato qui, in Città Vecchia. All’epoca c’erano ancora le vacche e si suonavano le campane con le funi», ricorda con un sorriso. Dopo un apprendistato come fotografo e una giovinezza trascorsa tra Basilea, Zurigo e Parigi, Suter ha coltivato parallelamente due linguaggi: l’immagine e il suono. «Sembrerebbe che fotografia e musica si contaminino, ma per me sono sempre rimasti due mondi separati», precisa. La musica, però, è diventata negli anni il suo territorio più radicale. Batterista di formazione jazz, Suter ha attraversato club, festival e progetti collettivi, fino a rendersi conto che qualcosa gli sfuggiva: «Dopo una decina di dischi mi sono accorto che mancava un intero lato della mia ricerca. In gruppo certi dettagli si perdono. Volevo capire cosa succedeva registrando davvero da vicino ciò che sentivo mentre sperimentavo sullo strumento».Da qui nasce il lavoro solista che lo ha portato a esplorare suoni lunghi, risonanze inattese, tecniche non convenzionali: sfregamenti, archetti, campane tibetane, gong. Una sorta di laboratorio acustico che ha dato vita prima a "Berceuses & Nocturnes" e ora a "Pink Dawn", un disco che segna un passaggio verso atmosfere più luminose. «Dopo il notturno volevo un risveglio. Qualcosa di più fresco, più fruibile», racconta. Il titolo, "Alba rosa", è richiamato anche dalla copertina: una fotografia di un murale dell’artista ticinese Mona Caron, oggi attiva in California. «Quel rosa antico era perfetto. Ho provato a spingere verso un’estetica più pop, ma alla fine sono rimasto su quel tono, un po' sospeso». Nel nuovo album compaiono anche tre ospiti: l’arpista ginevrina Julie Campiche, la cantante zurighese Lea Lu e lo scrittore Vanni Bianconi. Proprio con Lea nasce "Firefly", uno dei brani più evocativi, ispirato alle lucciole che l’artista aveva visto durante il festival "Éther": «È una storia bella perché nasce al mulino, dove tutto è cominciato. Un cerchio che si chiude».Il festival Éther è forse il progetto più comunitario di Suter. Nato cinque anni fa, al suo rientro stabile in Ticino, rispondeva a un’esigenza semplice: creare luoghi di ritrovo. «Mi sono accorto che mancava la vita notturna, mancavano gli spazi informali. C’erano tanti artisti, ma non si incontravano». Così, con pochi mezzi e molta ostinazione, è nata la prima edizione, “quattro soldi e tanta voglia di fare”, come la definisce lui. L’edizione di quest’anno si terrà dal 3 al 6 giugno e si aprirà proprio sul Monte Verità, con un’installazione sonora e visiva di Giuseppe Di Giacomo alla Casa dei Russi. Seguirà un concerto esclusivo al mulino con un duo ginevrino di “twin pop”, un’introduzione alle campane di Arcegno, musica popolare dal Ticino alla Sicilia, un solo violinistico ispirato alla tradizione berbera e un progetto zurighese di synth pop cantato in giapponese.Il festival, volutamente poco pubblicizzato, vive di passaparola. «Ho sempre paura che arrivi troppa gente. Più di cento persone diventa complicato», ammette. Ma Suter guarda già oltre: «Vorrei portare qualcosa anche nel quotidiano urbano di Locarno. C’è un grande vuoto. L’idea è creare pop-up culturali, da una sera a tre mesi».Accanto alla musica, Suter non ha mai abbandonato del tutto la fotografia. Sta riordinando il suo archivio di viaggi e immagina nuovi formati che uniscano i due linguaggi: «Vorrei creare delle storie con proiezioni e musica dal vivo. Una sorta di fotoromanzo sonoro». Nel frattempo continua a lavorare come freelance e a insegnare agli apprendisti fotografi: «Un terzo concerti, un terzo fotografia, un terzo docenza. È un equilibrio che funziona».
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Damiano Vignuta: «La scuola del futuro? Sarà così»
👉 https://cdtlink.ch/gordola-burio 👈 A Gordola la rinnovata sede di elementari e asilo «al Burio» sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni – Il sindaco, Damiano Vignuta: «Nella struttura tornerà a essere operativa anche la piscina, dismessa vent’anni fa e ora sistemata» 🏫✒️🚸🎒 Il cantiere delle scuole di Gordola «al Burio» - il più importante per il Comune dagli anni Settanta, cioè quando queste furono edificate - è ormai in dirittura d’arrivo: la rinnovata sede di elementari e asilo sarà pronta per settembre, con la ripresa delle lezioni. Si avvia così verso la conclusione un progetto costato oltre 15 milioni e iniziato nel 2024, dopo aver superato - nel 2021 - lo scoglio di un «doppio referendum» che chiedeva di radere al suolo la struttura esistente costruendone una ex novo. Il sindaco Damiano Vignuta al Corriere del Ticino esprime soddisfazione soprattutto per un «fiore all’occhiello»: la piscina interna, che tornerà operativa dopo la dismissione del 2007. «Allieve e allievi potranno di nuovo imparare a nuotare durante l’orario didattico, com’è avvenuto per molte generazioni di gordolesi, tra cui la mia. È uno dei pochi centri in Ticino a vantare un’offerta del genere, che intendiamo anche aprire a gruppi organizzati o società sportive. Per un territorio che vuole essere attrattivo per le famiglie come il nostro, è un valore aggiunto notevole». Gli fa eco il municipale Nicola Domenighetti, titolare del dicastero Formazione: «La gestione dei 300 scolari è stata una sfida che finalmente siamo riusciti a vincere. Ogni tre o quattro mesi dovevamo prevedere il trasloco da un blocco all’altro, mentre i lavori erano in corso con fino a una cinquantina di maestranze impegnate». Ogni classe ha vissuto due spostamenti, il primo nelle aule provvisorie e il secondo in quelle definitive. «Passata l’inaugurazione ufficiale, dovremo stipulare una serie di contratti con le ditte specializzate nei vari servizi, alfine di garantirne la piena funzionalità per un lungo futuro». Nel contempo, le due sezioni dell’infanzia hanno dovuto «accontentarsi» dei due piani di prefabbricati provvisori in via Pentima, occupando buona parte del parco. Prefabbricati che non si vede l’ora di rimuovere e rivendere, magari a Enti locali che devono affrontare risanamenti di istituti comunali, visto che sono stati progettati su misura per quello: «Intanto, restituiremo l’area verde ai bambini», riprende Vignuta. «Alcuni contatti informali ci sono già stati, anche con associazioni, ma al momento non c’è nulla di definito. Per poter procedere è necessaria l’autorizzazione del Consiglio comunale. Più rapidamente si muoverà la procedura, meglio sarà. Il messaggio dovrebbe essere trattato nella seduta di giugno, prima della pausa estiva», conclude il nostro interlocutore, ricordando come l’investimento, per questa parte, sfiori il milione di franchi.
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Nadir Cortesi: «Le imposte non bastano più» e Onsernone cerca donazioni
👉 https://cdtlink.ch/onsernone-donazioni 👈 Il Comune di montagna lancia una campagna di raccolta fondi destinata a tre progetti scelti a beneficio della comunità – Una prima serata pubblica è in programma l’11 aprile – Il municipale Nadir Cortesi: «Vogliamo aprire il dialogo con la popolazione». Le entrate delle imposte non bastano e così ora si punta sulle donazioni volontarie. Lo ha appena fatto il Comune di Onsernone, nel quale l’80% delle abitazioni è occupato da persone non domiciliate. Ciò significa che solo un quinto della popolazione sostiene la quasi totalità dei servizi comunali, servizi di cui però beneficiano anche i proprietari delle case di vacanza. Una posizione poco sostenibile, soprattutto a lungo termine. Il Municipio, per far fronte alla situazione, ha dunque deciso di avviare una raccolta fondi. «È da un paio d’anni che ci stavamo pensando e ora abbiamo finalmente lanciato l’idea», racconta al Corriere del Ticino Nadir Cortesi, municipale titolare dei dicasteri Educazione, Salute pubblica, Gestione e pianificazione territorio. Una proposta che, perlomeno nel Locarnese, non si era mai sentita né vista. E che va ben oltre le sole elargizioni su base volontaria, andando a disegnare una strategia di ampio respiro che sarà rivelata man mano: «Ci siamo detti che era necessario aprire un dialogo con chi frequenta la valle senza viverci stabilmente. Molti di loro hanno un legame profondo con questa fetta particolare del territorio, spesso da generazioni, e possiedono competenze e sensibilità che potrebbero essere preziose per la comunità. L’obiettivo è creare un ponte tra due mondi». Una serata pubblica è stata organizzata per presentare il nuovo concetto. L’appuntamento è fissato per sabato 11 aprile alle 20 alla sala multiuso di Russo. «È difficile prevedere quante persone parteciperanno: potenzialmente potrebbero essere molte, visto che le residenze secondarie sono quasi mille», osserva ancora il nostro interlocutore, che precisa anche gli ambiti di questa prima fase. La somma che si riuscirà a mettere in cassa, infatti, sarà impiegata per sviluppare tre progetti scelti dall’Esecutivo a beneficio della comunità: l’installazione di defibrillatori, il sostegno al Corpo pompieri e, infine, il completamento del «Sentierone».A proposito del primo, che richiederà alcune migliaia di franchi per i corsi di formazione rivolti agli interessati che si annunceranno - dal momento che le spese di acquisto e messa a punto sono coperte tramite altri finanziamenti -, porterebbe a sette il numero di dispositivi in tutto il comprensorio ancora nel corso di quest’anno. «In una regione discosta come la nostra, i tempi di intervento dei soccorsi possono essere più lunghi e la presenza capillare di questi apparecchi rappresenta un elemento essenziale per aumentare le possibilità di salvare vite». Più «costoso», invece, il secondo capitolo, che «pesa» tra i 50 e i 60 mila franchi annui, esclusi gli investimenti strutturali sullo stabile della caserma e alla sua manutenzione.«Dal 2026, dobbiamo contribuire al Corpo pompieri di montagna Melezza. Un impegno finanziario importante e un sostegno esterno sarebbe prezioso», sottolinea Cortesi.L’ultimo capitolo riguarda la realizzazione del percorso escursionistico che collegherebbe tutte le frazioni, sfruttando una serie di tratti già esistenti, così da evitare la strada cantonale. «Gran parte del tracciato c’è già, tuttavia mancano alcuni segmenti, come tra Mosogno e Berzona, da costruire ex novo. Non abbiamo ancora una stima definitiva, ma ogni contributo può sostenere progettazione, manutenzione o realizzazione delle porzioni non ancora esistenti». Il municipale afferma che l’Esecutivo guidato da Andri Kunz non ha ancora definito se e come ringraziare pubblicamente chi contribuirà. «È presto per stabilirlo: prima vogliamo capire quale sarà la risposta. Personalmente, troverei bello che chi preferisce non donare al Comune possa comunque sostenere un’associazione attiva sul territorio. Perché l’importante è compiere un gesto a beneficio della valle».Infine, un altro degli scopi dell’operazione: aumentare il numero dei residenti. Una «missione» che sarà compiuta nel corso dei vari incontri. «Molti proprietari non portano il domicilio qui, per il timore di non poter più rivendere la casa come residenza secondaria, ma questo vale solo per gli edifici costruiti dopo il 2012 che in Onsernone si contano sulle dita di una mano. C’è quindi molto margine per chiarire dubbi e, magari, convincere qualcuno a compiere il passo».
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Renato Gallicciotti: «Salviamo il nostro Castello Pedrazzini»
👉 https://cdtlink.ch/castello-pedrazzini 👈 In questa nuova puntata di CdT-L'ospite—oggi con Renato Gallicciotti, vicesindaco del Comune di Tenero, nonché titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura più Pianificazione e sviluppo territoriale—si parla di un problema con il quale l'Ente locale locarnese è confrontato da decenni, ma la cui soluzione potrebbe essere dietro l'angolo. Il territorio conosciuto per l'attività vitivinicola, il turismo dei numerosi campeggi lungo le rive del lago e lo sport, grazie al centro nazionale, non ha ancora definito quale sarà il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca. Il complesso, del Seicento, e quello di Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Ed versa in totale stato di abbandono da parecchio tempo.Il Consiglio di Stato aveva dato via libera alla protezione a livello cantonale del complesso Casa Marcacci-Trevani-Pedrazzini, più noto con l’appellativo di Castello Pedrazzini. Un edificio seicentesco, di proprietà di privati, che da decenni versa in stato di abbandono e che il Comune vorrebbe veder rilanciato come merita. Nel vincolo - che fra l’altro farebbe «salire di livello» la struttura, già riconosciuta a livello locale - era tuttavia raccomandata l’inclusione di tutta la zona, compresa una serie di terreni che si estendono oltre la costruzione stessa. Una questione sulla quale il Municipio aveva fatto sapere di non trovarsi d’accordo. Ora, dunque, sale l’attesa per capire quale sarà la risposta da Bellinzona e, di conseguenza, il destino del maniero in zona Fraccia, sul lato di via San Gottardo e affacciato sulla piazza del paese, tra la chiesa parrocchiale dei santi Pietro e Vincenzo e il ponte sul fiume Verzasca.Un passaggio importante, spiega il vicesindaco Renato Gallicciotti al Corriere del Ticino, perché una volta definiti i contorni, gli attuali proprietari - o eventuali futuri acquirenti - potrebbero accedere a contributi destinati al suo restauro. «Ma l’estensione proposta dalla capitale ci è sembrata eccessiva, avrebbe imposto limitazioni edilizie a numerose proprietà che nulla hanno a che vedere con l’oggetto principale».Il problema più urgente, aggiunge il nostro interlocutore (titolare dei dicasteri Turismo, sport, tempo libero e cultura, nonché Pianificazione e sviluppo territoriale), riguarda il tetto: «Se non viene sistemato, rischia di compromettere l’intero stabile. Come Ente locale ci auguriamo che, una volta chiarito il quadro normativo, si trovi qualcuno disposto a investire nel recupero. Al momento non abbiamo contatti attivi con i proprietari e l’ultimo sopralluogo risale al 2019, insieme ai tecnici cantonali. Sarebbe davvero un peccato perdere questa importante testimonianza».Nel frattempo, dunque, non sono noti progetti in corso. «Spetta ai proprietari presentare eventuali proposte, ma immagino che al momento vorranno capire come si concluderà la procedura. Una volta ottenuto il riconoscimento, avrebbero accesso ai sussidi per il restauro, il che potrebbe facilitare un intervento». Un intervento comunque impegnativo, considerando che l’opera, in stile barocco, è composta da tre ali di due piani da sette locali ciascuno, in parte muniti di soffitti a cassettoni, in parte arcuati.Scoprire, attraverso un pannello trasparente da guardare dalla giusta angolazione, quanto era grande l’antica cartiera. È questo il «piatto forte» del nuovo percorso didattico appena realizzato nella zona riqualificata a sud della stazione ferroviaria di Tenero. «Ci eravamo resi conto che in molti si chiedevano il significato della ciminiera e della grande macina industriale, tuttora protette dal piano regolatore e che devono essere conservate, parte dell’impianto», illustra il vicesindaco Renato Gallicciotti.«Il nostro Comune è cresciuto parecchio negli ultimi decenni e non tutti conoscono la storia del luogo. Questo itinerario serve proprio a raccontarla, sia ai residenti sia ai visitatori, ma soprattutto alle nuove generazioni».Il progetto si inserisce in una cornice più ampia che ha coinvolto le vicine scuole, il cui ampliamento si è appena concluso a settembre con un’opera di quasi 15 milioni, e anche il vicino Lido (in fase di sistemazione con altri tre milioni e mezzo) dagli anni Ottanta di proprietà comunale, ma «nato» come club riservato ai dipendenti di quell’attività ormai scomparsa, che aveva però contribuito parecchio alla crescita del territorio. Tornando ai dintorni del centro commerciale, un’importante area è stata chiusa al traffico veicolare per renderla più sicura e fruibile, collegando il tracciato sia alla ciclopista Locarno-Bellinzona, sia alla zona dei campeggi e delle Bolle.I cartelloni multilingue (in italiano, francese e tedesco), sono collocati in questo particolare luogo ricco di verde e sono in attesa di essere promossi: «Per ora non abbiamo ancora organizzato visite guidate o iniziative specifiche, ma in futuro valuteremo come pubblicizzarlo sia a livello comunale, sia turistico. È probabile che anche le scuole lo utilizzeranno come strumento didattico», conclude Gallicciotti.
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Carla Speziali: «Facciamo i nostri auguri a Moon&Stars»: nessun ricorso per i concerti estivi in piazza grande nel 2027
(PUBBLICATO IL 27 GENNAIO)👉 https://www.cdt.ch/news/ticino/facciamo-gli-auguri-a-moonstars-417257 👈 Parla Carla Speziali, rappresentante legale della TAKK ab di André Béchir: «Il termine per ricorrere contro la decisione di assegnare la rassegna di concerti estivi in piazza Grande a Locarno al concorrente Dani Büchi è scaduto e non intendiamo ricorrere. Ora puntiamo tutto sull'aggiudicazione per il quinquennio 2028-2032»🎵🎙️Alla fine, il ricorso non ci sarà. Resta dunque valida l’assegnazione diretta del Municipio di Locarno alla Moon&Stars Festival SA di Dani Büchi per l’organizzazione della rassegna di concerti estivi in piazza Grande nel 2027. Una scelta compiuta dall’Esecutivo per sbloccare l’impasse che si era creata a seguito di un ricorso da parte di un esercente, che poteva mettere a rischio tutta la manifestazione. Il nuovo bando - che vede in lizza anche una terza società, oltre alle due citate - coprirà dunque il periodo 2028-2032, mentre per l’anno prossimo, appunto, ci penserà ancora Moon&Stars. E così, la TAKK ab di André Béchir, fra l’altro creatore della stessa kermesse che negli anni è passata di mano fino all’attuale gestione, inizialmente stava pensando di farsi avanti. Ma, alla fine, ha desistito: «Facciamo gli auguri ai nostri concorrenti per un’edizione di successo. Ora puntiamo tutto sull’aggiudicazione del quinquennio 2028-2032», riferisce al Corriere del Ticino Carla Speziali, rappresentante legale della società.«Il termine per presentare un ricorso è scaduto ieri, lunedì (26 gennaio 2026, ndr.), e abbiamo deciso di non impugnare la decisione. In realtà l’orientamento era già questo fin dall'inizio. Negli ultimi giorni abbiamo fatto ulteriori valutazioni, ma la conclusione non è cambiata. Consideriamo infatti il 2027 un anno di passaggio, poiché il concorso è ancora in corso e riguarda gli anni successivi. In quest’ottica, l’argomento della continuità, su cui il Municipio ha insistito, a nostro avviso ha un suo peso», ribadisce la nostra interlocutrice, che conferma la scelta di concentrare le energie sull’esito della procedura che determinerà l’assegnazione dal 2028 al 2032: «È parso sensato riconoscere una logica nella sequenza: chi si occupa dell’edizione 2026 prosegue anche nel 2027, garantendo una certa linearità nel lavoro. Ci tengo inoltre a riportare la posizione espressa dai miei clienti, in particolare da Sébastien Vuignier, che ha voluto formulare i migliori auguri a Moon&Stars di Dani Büchi affinché l’edizione 2027 sia di alto livello. Così come, ovviamente, quella del 2026, che rappresenta la base stessa della candidatura che abbiamo presentato. Per noi, la priorità resta offrire qualità costante, e riteniamo di aver proposto un progetto molto solido sia per il 2027 sia, soprattutto, per il periodo 2028-2032 messo a concorso, con l’obiettivo di garantire un’edizione curata e all’altezza delle aspettative negli anni a venire». Dal punto di vista dell’immagine, aprire una candidatura con un ricorso non sarebbe stato l’ideale, sottolinea Speziali. «Questo non significa, però, che non ci consideriamo un interlocutore adatto all’organizzazione dei concerti; anzi, vi sono elementi che meritano di essere ribaditi. L’esperienza accumulata da André Béchir e da Sébastien Vuignier, insieme alla rete di contatti costruita negli anni, unica nel suo genere e che permette un accesso privilegiato a grandi artisti e ai loro manager, rappresenta un valore aggiunto notevole e una garanzia di standard elevati. A questo, si aggiungono la solidità finanziaria, l’affidabilità e le competenze organizzative maturate già negli anni in cui Béchir ha curato i concerti di Moon&Stars. Tutti fattori che, a mio giudizio, dimostrano come abbiamo tutte le carte in regola per ottenere l’assegnazione».Dal punto di vista pratico, presentare un ricorso avrebbe inevitabilmente creato complicazioni, conferma la rappresentante legale: «Sì, più passava il tempo, più ridotti diventavano i margini per organizzare un’edizione di livello, e questo è anche il motivo per cui abbiamo sollecitato a più riprese una decisione. Preparare un evento così complesso richiede tempistiche adeguate, e affrontarlo con scadenze troppo ravvicinate sarebbe stato estremamente impegnativo».
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Marco Solari: «Io, cittadino onorario, di Locarno vi dico che...»
👉 https://cdtlink.ch/marco-solari 👈 Parla Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino, sia come presidente del Festival del film - «Ho scelto un basso profilo, ma non sono un fantasma»Si ringraziano per la collaborazione: Riccardo Lombardo e il Locarno Film Festival, la scuola di cinema Cisa di Locarno (Conservatorio internazionale di scienze audiovisive) e Davide Macchi 💪🦁💙 Marco Solari, due volte «onorario»: sia come cittadino di Locarno, sia come presidente del Festival del film. Ha scelto di tenere un basso profilo, ma ha deciso di concedere un’intervista: «All’inizio non volevo, ma avete fatto leva sul mio senso del dovere», dice al Corriere del Ticino. Già ci sono stati due libri, uno di Matilde Casasopra e una biografia in tedesco «per tentare di spiegare il Ticino ai non ticinesi». In più seminari e conferenze (come quella che si terrà domani, martedì 4 marzo alle 18, alla Biblioteca popolare di Ascona). 💪🦁💙 🟦Perché ha scelto di mantenere un basso profilo e farsi vedere meno? «Perché mi sembrava la cosa più corretta. Chi conclude un incarico dovrebbe farlo con discrezione. Mi riconosco in quella massima dei patrizi bernesi: “Servire e poi sparire”». 🟦Cosa l’ha convinta, oggi, ad accettare questa intervista da cittadino onorario di Locarno? «Avete fatto leva sul mio senso del dovere. Non si può dire sempre no, altrimenti si rischia davvero di diventare un fantasma. Ogni tanto bisogna mostrarsi». 🟦Le manca la vita del Festival? «La nostalgia c’è, eccome: degli anni intensi, dei collaboratori, e soprattutto del pubblico di piazza Grande, che era meraviglioso. Vivo comunque tutto ciò con tranquillità e un equilibrio sereno». 🟦Cosa significa «cultura»? «Di definizioni ne esistono migliaia, ma quella che sento più vicina è un po’ kantiana: la capacità di stupirsi davanti al cielo stellato e, allo stesso tempo, di riconoscere dentro di sé la legge morale». 🟦Oggi incontra spesso il pubblico in contesti più raccolti. «È un rapporto più intimo, direi anche più profondo. In piazza Grande parlavo davanti a ottomila persone, e ogni parola aveva un peso enorme. Ora il dialogo è più vicino, più caldo. È un’altra forma di intensità». 🟦Ha delle figure di riferimento? «Da giovane, quando dirigevo l’Ente del turismo, frequentai persone come Piero Bianconi, Virgilio Gilardoni, Plinio Martini. Hanno influenzato il mio modo di guardare al Ticino». 🟦E in politica? «Sono stato vicino a Flavio Cotti e Pascal Delamuraz. Ho avuto un ottimo rapporto con Marina Masoni». 🟦Nel mondo imprenditoriale? «Moritz Suter fu un compagno di tante avventure, soprattutto per l’aeroporto di Agno. E una figura che mi colpì profondamente fu Angelo Conti Rossini: un ristoratore, un intellettuale, un maestro di vita». 🟦Ha conosciuto Sandro Pertini: che impressione le lasciò? «Indelebile. Un giorno, durante una visita ufficiale negli anni Ottanta a Morcote, al mattino presto, parlammo da soli per un momento. Gli chiesi degli anni in prigione». 🟦Cosa le disse? «Mi rispose con una frase che conservo ancora: “Mai piegarsi alla prepotenza. Mantieni la fiducia, così non perderai la tua dignità”. È stato un uomo di una sincerità disarmante». 🟦Che cosa rappresentò il 700. della Confederazione? «Fu molto più di un anniversario. Era un’occasione per interrogarsi sul futuro del Paese. Ricordo l’inaugurazione sotto la tenda di Botta a Bellinzona: da una parte i gruppi folkloristici legati al fuoco, dall’altra discorsi memorabili. Quello di Jean Starobinski rimane, per me, il più bello dell’anno celebrativo». 🟦Quando è iniziato il suo legame con il Festival del Film? «Nel 1973. Raimondo Rezzonico, allora presidente, mi chiamò per occuparmi dei rapporti con la stampa. Fu lui a salvare il Festival in un momento delicato. Poi, nel 2000, con una nuova crisi in corso, mi venne chiesto di assumere la presidenza». 🟦Oggi, come presidente onorario, ha ancora voce nelle decisioni? «No. Ed è giusto così. Chi lascia un incarico deve garantire la libertà dei successori. Dico sempre: il suocero entra in casa della nuora solo se invitato». 🟦Qual è stata la serata più bella della sua presidenza? «Senza dubbio l’ultima. Bellissima e malinconica insieme. Salutare quel pubblico così sensibile fu molto toccante. Quando chiamai mia moglie sul palco, il suo sorriso illuminò la piazza: molti scoprirono allora che sono sposato».
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«Io, decano dei carnevali, vi racconto come sono cambiati»: parla Luciano Dalsoss, «re Sbotapiss» per quasi mezzo secolo, a Muralto
Per quasi mezzo secolo tutti l’hanno conosciuto come re Sbotapiss. Oggi, però, deposta la corona da regnante di Muralto nel periodo dei bagordi, il «decano» dei carnevali si racconta al Corriere del Ticino: dai suoi primi passi come sire, «quasi controvoglia» passando per la grande evoluzione vissuta dalle popolari manifestazioni. «Era tutto più “alla buona”, ai tempi. Ora c’è meno spontaneità, più controlli e più sicurezza», dice il 90.enne Luciano Daldoss, sottolineando di non vederla per forza come una cosa negativa. «Facevo parte del comitato del carnevale già prima della mia incoronazione, sono entrato nel 1963», premette il nostro interlocutore dalla sua abitazione di Ascona: da ormai dieci lustri, infatti, vive nel Borgo locarnese, luogo ha lavorato a lungo come custode delle scuole comunali. «Sì, sembra assurdo. A Muralto non ci ho mai abitato, nemmeno cinque minuti», esclama con un sorriso prima di riprendere il filo del discorso.
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«Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù»
👉 https://cdtlink.ch/loc.aggregazione 👈 «Oggi parlare di aggregazioni a Locarno non è più un tabù» 😃💪🦁💙 Procede a passo spedito il lavoro «dietro le quinte» per immaginare delle fusioni tra i Comuni del distretto – Marzio Della Santa, caposezione Enti locali: «Un sondaggio rileva tanto benessere, dunque la missione resta sempre difficile» 😃💪🦁💙 Nel distretto di Locarno la parola «aggregazioni» non è più un tabù. Non fa più scalpore come un tempo, perché il tema è ormai entrato nella fase operativa e qualcosa inizia a muoversi anche al di fuori delle scrivanie di alcuni uffici. Lo conferma il caposezione degli Enti locali Marzio Della Santa al Corriere del Ticino, che commenta i risultati freschi freschi di un sondaggio sulla qualità della vita sottoposto alla popolazione dei «fantastici sette»: Locarno, Losone, Orselina, Brione sopra Minusio (nello scenario «Urbano»), Tenero, Mergoscia (di quello denominato «Piano», con Minusio a far parte di entrambi). 😃💪🦁💙 «Rileviamo tanto benessere, dunque la missione resta difficile. Entriamo nel campo delle opportunità e non delle necessità. Ed è più che comprensibile: se sto bene, perché dovrei cambiare?», si chiede l’esperto interpretando un sentimento diffuso. Un grande «ritratto» scattato a suon di dati, insomma, per capire punti di forza, criticità e aspettative che servirà, d’ora in poi, come base di valutazione per l’eventuale «grande passo». Le «fotografie» saranno presentate nel corso di una serata pubblica dedicata, organizzata in ognuna delle località coinvolte. Inoltre, a inizio marzo al Palexpo (ex Fevi) si terrà un grande laboratorio al quale prenderanno parte poco meno di duecento persone in rappresentanza delle istituzioni locali, della società civile e del tessuto economico di ogni realtà, incluso alcuni esperti o politici che hanno a cuore l’annosa questione rimasta ferma tanto a lungo, mentre nel resto del Cantone i poli hanno iniziato ad avere più peso grazie ai vari «matrimoni» istituzionali. «Oltre all’indagine, abbiamo condotto pure un’analisi dei dati finanziari e delle prestazioni offerte dagli enti locali, non tanto per valutare la loro “salute” contabile, quanto piuttosto per capire, nel concreto, che cosa i sette Comuni mettono a disposizione della cittadinanza e in che misura contribuiscono a farla stare bene e, più in generale, alla competitività del territorio», continua il nostro interlocutore, che snocciola alcuni dettagli sulla ricerca: il tasso di partecipazione, sul fronte delle persone fisiche, è stata attorno al 20%, pari a oltre 6.000 questionari compilati su una popolazione di circa 31.000 abitanti. «Si tratta di un risultato considerevole per questo tipo di consultazioni, soprattutto se si tiene conto delle dimensioni relativamente ridotte del comprensorio». La partecipazione delle aziende è stata più contenuta, intorno al 10%, «ma comunque sufficiente per fornire indicazioni statisticamente utilizzabili». Entrando nel merito dei contenuti, il livello di soddisfazione espresso è alto o molto alto per circa il 90% dei partecipanti: «Un dato che testimonia sia la qualità di vita percepita, sia il contributo concreto delle istituzioni attraverso servizi e iniziative». Scorrendo i numeri, saltano all’occhio alcune differenze generazionali. 😃💪🦁💙 L’apprezzamento cresce con l’età, mentre tra i più giovani, in particolare nella fascia tra i 20 e i 25 anni, affiorano segnali di maggiore fragilità: «Un elemento che ritroviamo anche in altri studi e che rimanda a difficoltà più ampie, non solo locali». Interessante è anche l’analisi delle singole dimensioni del benessere: ambiente, sicurezza, abitazione e servizi di pubblica utilità risultano tra gli aspetti più graditi. Al contrario, il tema del lavoro e della conciliazione tra vita professionale e privata appare più critico, «seppure da leggere con cautela, considerando la minore partecipazione di alcune fasce coinvolte». Infine, una curiosità al capitolo «mobilità»: «Lo si sarebbe potuto aspettare come elemento problematico in un territorio come il Locarnese. In realtà, emerge qualche criticità, ma senza scarti marcati rispetto ad altri ambiti».
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Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino, ecco i cantieri che risollevano Cevio
👉 https://cdtlink.ch/cantieri-cevio 👈 Dopo l'alluvione: ponti, ricucitura e Lido Alpino: ecco tutti i cantieri che risollevano Cevio 💪🌉🏔️😌 La sindaca Wanda Dadò elenca i diversi progetti che daranno un futuro al territorio, tra passerelle o passaggi da ricostruire e opere di messa in sicurezza: «Tra le priorità vi è quella di restituire la dimensione rurale alla zona di Fontana» 💪🌉🏔️😌 Piano piano, Cevio si risolleva. Non solo per il ponte di Visletto che il Cantone sta ricostruendo e il cui cantiere sta entrando nella sua fase cruciale, ma anche i vari progetti in campo, tra passaggi, passerelle e opere di messa in sicurezza. Senza dimenticare uno sguardo al futuro Lido Alpino, il centro balneare che dovrà ridare ossigeno al Comune colpito dalla tragica alluvione che si era abbattuta nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024 anche sulla vicina Lavizzara, causando in tutto otto morti. Ed è proprio la sindaca, Wanda Dadò, a fare il punto al Corriere del Ticino sulle numerose questioni da affrontare. A partire dall’acquedotto di Fontana: «I lavori stanno avanzando e in questo periodo ci stiamo concentrando sul consolidamento e sulla messa in sicurezza della struttura, approfittando del livello dell’acqua ancora basso. L’obiettivo è completare gli interventi principali prima dell’arrivo delle piogge primaverili, così da avere la parte essenziale già conclusa». E quando si parla della frazione della val Bavona non si può non ricordarsi dell’enorme frana di 300mila metri cubi, composta anche da massi giganteschi, che ha devastato il piccolo insediamento, creando una sorta di «ferita» tra le vicine Bosco e Mondada. Ferita che sarà curata, appunto, con il progetto di ricucitura: «Circa un mese fa, sono stati selezionati tre gruppi multidisciplinari incaricati di elaborare le proposte progettuali. Stanno finalizzando i loro masterplan, che presenteranno a marzo insieme all’offerta completa. Successivamente, la direzione di progetto dovrà valutare e scegliere il gruppo che proseguirà nella fase di progettazione vera e propria», evidenzia Dadò, che precisa alcuni contorni relativi alle cifre: «Quando il Gran Consiglio aveva affrontato il messaggio lo scorso settembre, erano stati inizialmente stanziati 200mila franchi per questa fase. Considerata però la complessità della sfida, il Parlamento cantonale ha deciso di raddoppiare il contributo a 400mila, approvandolo all’unanimità». Oltre a questo, anche la raccolta fondi privata sta andando avanti. «L’orizzonte temporale è ampio, ma l’idea condivisa dalla direzione di progetto è di procedere gradualmente: non aspetteremo di avere un piano definitivo per iniziare a intervenire», dice ancora Dadò. «Se emergeranno necessità prioritarie e già chiaramente individuate, si potrà partire con quelle, come il recupero di alcuni terreni agricoli. È importante restituire quanto prima anche la dimensione rurale della zona». Il mese prossimo, poi, è in programma una serata dedicata alla presentazione del percorso partecipativo. Il rapporto, elaborato dagli specialisti di «Consultati» dopo aver raccolto esigenze e proposte della popolazione, dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, è stato già esaminato dalla direzione di progetto. «Questo materiale servirà come strumento aggiuntivo, perché racchiude ciò che la comunità immagina per questa pittoresca fetta di territorio». Tornando al presente «in corso», rientra di competenza locale anche la passerella di Cavergno, in fase di ricostruzione: «I basamenti sono pronti e il montaggio della struttura è previsto entro il prossimo mese. Per questo intervento abbiamo ricevuto contributi molto significativi, in particolare dalla Curia vescovile e da due Comuni, uno ticinese e uno del Canton Ginevra». In parallelo, prosegue anche il ripristino del ponte di San Rocco a Bignasco, «finanziato grazie all’impegno congiunto di diversi Rotary. Le imprese sono al lavoro su entrambi questi settori». Infine, largo anche a visioni per un domani di rilancio, con il Lido Alpino (il centro balneare al coperto nato dalle «ceneri» della piscina di Bignasco): «Martedì scorso abbiamo organizzato un evento pubblico per presentare i passi successivi dopo l’approvazione, a dicembre, del credito per la progettazione definitiva».
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Ecco il primo «Airbus» di montagna della Rega a Locarno
👉 https://cdtlink.ch/rega-locarno 👈 La base ticinese della Guardia aerea di soccorso è la prima tra quelle di montagna a ricevere il nuovo elicottero – Dopo 16 anni l’iconico AgustaWestland «Leo» sarà rimpiazzato – Il collaudatore: «È quanto di meglio il mercato possa offrire» — Dopo oltre tre lustri, l’iconico «Leo» se ne andrà in pensione. L’elicottero dalla forma affusolata e aerodinamica era diventato ormai sinonimo di «Rega» - la Guardia aerea svizzera di soccorso - ma, anni fa, la realtà di primo intervento ha scelto il modello che lo rimpiazzerà: l’Airbus H145 D3, già in uso in pianura. Tra qualche giorno, però, un esemplare arriverà anche a Locarno, la prima tra le basi di montagna a metterlo in servizio. Il «Da Vinci» della AgustaWestland solcherà ancora per un po’ i cieli, poiché è sempre di casa nelle zone alpine (nei Grigioni, a Samedan, Untervaz, Erstfeld, oltre che nei cantoni Glarona, a Mollis, e Berna, a Wilderswil e Zweisimmen), tuttavia cederà il passo all’ultimo arrivato, fra l’altro in una versione aggiornata rispetto alla prima soluzione. «È quanto di meglio il mercato possa offrire e nel corso di questo periodo di utilizzo lo abbiamo adeguato alle nostre necessità», racconta al Corriere del Ticino il collaudatore Silvio Pini, di stanza alla «Base 6», all’aeroporto di Locarno. Tre anni fa, tutti gli istruttori hanno ottenuto l’abilitazione per far volare la nuova macchina. Macchina impiegata quotidianamente per le missioni non ambientate tra le valli, «così abbiamo potuto accumulare l’esperienza necessaria per poi formare i colleghi ancora abituati all’apparecchio ‘classico’». Alla fine è pur sempre un aeromobile, ma il nostro interlocutore illustra le differenze tra l’AW109 dell’azienda italo-britannica e la proposta della concorrente che raggruppa società originarie della Germania, del Regno Unito, della Francia e della Spagna. «Il mezzo è differente sotto molti aspetti. Ciò che cambia radicalmente è il modo in cui interagiamo con la meccanica: il cockpit è nuovo, i sistemi di navigazione pure. Le procedure dei vari impianti, dall’elettrico all’idraulico, come la gestione del carburante, sono diverse e richiedono un percorso formativo approfondito». Un cambiamento importante, sottolinea il 46.enne, che da 27 fa il pilota ed è parte della fondazione di aiuto dal 2012. Il quale precisa come siano state tre le generazioni di elicotteri in dotazione all’ente di salvataggio, in una storia iniziata con l’Alouette 3 e proseguita con il 109 K2. Come detto, l’arrivo del quarto «rappresentante» è previsto ancora nel corso di questa settimana, «condizioni meteo permettendo». Dalla prossima, invece, partirà la fase di addestramento: «Altre due, inizialmente con piloti e paramedici, seguite dall’ingresso di medici e alpinisti. Dopo questi primi turni, arriveranno gli altri gruppi». In tutto, un periodo complessivo di circa sei settimane di formazioni. «Se tutto procede come previsto, saremo operativi e pronti per gli interventi verso la fine di marzo». Pini spiega che le procedure di emergenza sono già state ampiamente esercitate al simulatore, «quindi la parte che faremo ora riguarda soprattutto l’impiego operativo: voli al verricello, attività notturne, familiarizzazione nelle nostre valli, cioè nel territorio reale in cui lavoriamo ogni giorno. Per medici e alpinisti, invece, sarà una novità: dovranno imparare la disposizione dei materiali, l’uso della cabina e del verricello, che rispetto al passato cambia parecchio». Infine, una nota di colore sull’aspetto estetico: per i profani che guarderanno sfrecciare l’«ambulanza volante» con il naso all’insù, sarà forse l’unico cambiamento apprezzabile, almeno nell’immediato. «Il “D3” ha linee differenti e può sembrare meno “agile” a colpo d’occhio», racconta l’intervistato. «Ma l’estetica conta davvero poco, per noi ciò che importa è avere uno strumento di lavoro affidabile, sicuro ed efficiente. E la scelta che abbiamo fatto è la migliore». Che piaccia o meno visivamente, insomma, è secondario: «Ciò che conta è la sua efficacia operativa e il beneficio che porta ai pazienti». Anche i movimenti tra le vallate più strette non preoccupano l’esperto: «Non prevedo limitazioni. Per un giudizio tecnicamente più preciso, serve un anno di lavoro vissuto attraverso tutte le stagioni, ognuna con condizioni e sfide proprie. Ma sono convinto che funzionerà benissimo».
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Viabilità in Città Vecchia, dopo un anno di discussioni i pro e i contro ora sono nero su bianco
👉 https://cdtlink.ch/doc-viabilita 👈 È pronto il documento finale allestito dal gruppo di lavoro incaricato di riflettere sull’esame di una nuova gestione del traffico nel quartiere storico di Locarno - Il testo sarà consegnato la prossima settimana - Il sindaco Nicola Pini: «La Commissione della gestione ne terrà conto per la discussione del messaggio» 🚘🚦🏰🦁💙 Dopo un anno, il documento conclusivo del gruppo di lavoro che dovrà seguire la prova di tre mesi per una nuova gestione viaria in Città Vecchia - voluta dal Municipio per sgravare il nucleo storico dal cosiddetto traffico parassitario - ora è realtà. Ben presto, il quartiere potrebbe liberarsi (almeno temporaneamente) di quelle oltre 6.000 automobili che attraversano la zona senza fermarsi, trattando il pittoresco centro alla stregua di una scorciatoia, con l’illusione di risparmiare qualche minuto sull’arrivo a destinazione. La riunione finale si è tenuta martedì sera e la settimana prossima, una volta apportati gli ultimi ritocchi, le riflessioni saranno consegnate al Municipio. Il sindaco di Locarno, Nicola Pini, ribadisce al Corriere del Ticino che la Commissione della gestione «ne terrà conto per la discussione del messaggio». Messaggio nel quale si chiedono 140 mila franchi «destinati ad affinare il progetto e a organizzare la sperimentazione». 🚘🚦🏰🦁💙 Oltre a lui, al tavolo anche il vice, Claudio Franscella, e la capodicastero Sicurezza, Elena Zaccheo. Assenti, come annunciato qualche giorno fa (vedi anche l’edizione del 17 gennaio), i contrari: «Non è stata individuata una soluzione condivisa», avevano fatto sapere. «Da parte nostra c’è la volontà di tenere una porta aperta anche per chi non c’era all’appuntamento di chiusura», afferma Niso Reguzzi, del comitato della locale «pro», che ha coordinato il processo insieme alla presidente, Franca Antognini, e al vice, Emanuele Patelli. «Le loro osservazioni restano comunque all’interno del nostro rapporto. Li avevamo incoraggiati a partecipare, anche senza dover firmare nulla, perché l’obiettivo è fornire tutti gli elementi necessari, sia a favore sia contro, affinché il Legislativo possa poi decidere in modo informato». «Su questi punti è emersa in modo evidente la visione dei due schieramenti, con motivazioni legittime da entrambi i fronti. Quello che ne è uscito, però, è che tale esperimento vada sostenuto, ma anche accompagnato con attenzione, soprattutto dal punto di vista della comunicazione. È fondamentale spiegare bene come funzionerà la nuova viabilità e aiutare commercianti, residenti e anche visitatori o turisti a capire cosa cambia nel concreto, proprio per evitare fraintendimenti». 🚘🚦🏰🦁💙 La compagine, come già scritto, avrà un ruolo nel corso di tutta la fase «cruciale»: «L’idea è che resti parte integrante del processo, affiancando i vari passaggi, già prima della messa in funzione, ad esempio, del sistema di telecamere. Insieme ai tecnici e a chi si occuperà dell’attuazione concreta, sono previsti incontri per definire i dettagli e stabilire in che modo controllare l’andamento complessivo». Ma non solo: perché, nella versione definitiva sarà chiaramente indicata, nero su bianco, una sorta di «clausola di reversibilità». Entrando nel merito dei contenuti, il testo si concentra sui temi più sensibili, soprattutto per quanto riguarda le vie Cittadella e Borghese, ossia le due arterie maggiormente coinvolte. «Se dovesse emergere che questo “esame” non sta dando i risultati sperati o sta creando effetti negativi, ci sarebbe la possibilità di intervenire, anche arrivando a fermarlo prima del termine previsto». Un’altra delle cose che si vorrebbero evitare - conclude Reguzzi - è che «per informazioni incomplete o interpretazioni sbagliate, le persone rinuncino a frequentare negozi, locali pubblici o anche solo usufruire dei servizi che abbiamo qui, pensando che l’accesso sia negato o che il sistema sia più restrittivo di quanto lo sia in realtà». #locarno #oldtown #cdtonline #podcast #tessin #news #schweiz #perte #corriere #automobile #traffico #jam #centrostorico #corrieredelticino
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«Dopo i fatti di Crans-Montana, nella nostra città subito una squadra di esperti per le verifiche antincendio»
▶️ https://cdtlink.ch/sicurezza ◀️La municipale di Locarno Elena Zaccheo spiega la linea della Città sul rispetto delle norme antincendio nei locali - «Niente decisioni affrettate, ma i fatti di Crans-Montana ci hanno portato a creare un gruppo di lavoro composto da esperti»«Non dobbiamo lasciarci trascinare dall’emotività del momento. Agire d’impulso non aiuta, anzi. Ecco perché non abbiamo preso decisioni immediate subito dopo la tragedia in Vallese, al contrario di quanto fatto da altri». Elena Zaccheo, municipale di Locarno e titolare del dicastero Sicurezza, spiega al Corriere del Ticino la linea della Città sul rispetto delle norme antincendio negli spazi pubblici. Il rogo di capodanno a Crans-Montana, nel quale sono morte 40 persone (perlopiù giovani) e altre 116 sono rimaste ferite, ha scatenato una serie di reazioni in tutto il Cantone, non da ultimo l’annuncio del dipartimento del Territorio ticinese di voler introdurre una stretta al materiale pirotecnico al chiuso, con controlli più frequenti e sanzioni più pesanti.Inoltre, sono molti i consiglieri comunali nel distretto che stanno inoltrando interrogazioni, all’indirizzo dei rispettivi Esecutivi, legate ai controlli e alle misure messe in campo per l’intervento dei pompieri in caso di urgenza, non solo nei locali, ma anche nel corso di manifestazioni più o meno grandi.In ogni caso, questo non significa che tutto va bene e che tutto resta così com’è. A Palazzo Marcacci, infatti, si sta lavorando per creare un gruppo di lavoro «composto da figure qualificate in grado di esaminare edifici e strutture sul nostro territorio, così da elaborare strategie mirate e non lasciare nulla al caso. A livello personale, desidero essere una capodicastero capace di anticipare i cambiamenti della società, di cogliere nuove abitudini e tendenze, soprattutto quelle dei giovani, per individuare in anticipo potenziali criticità. Dobbiamo saper leggere il contesto sociale e intervenire per tempo».La squadra non è ancora stata formalizzata nei nomi, ma - secondo quanto riferito dalla nostra interlocutrice - sarà formata da rappresentanti della Polizia comunale, dai Servizi del territorio e dai pompieri. «Tutti esperti in grado di valutare la situazione e proporre soluzioni adeguate». A fine mese, poi, è in programma la «Stranociada» (da giovedì 29 gennaio a domenica 1. febbraio), il carnevale nel quartiere storico che ogni anno attrae sempre più visitatori.«Mantenere la calma»«Gli organizzatori hanno già presentato la loro strategia per garantire l’incolumità agli ospiti, esaminata da professionisti abilitati. I controlli, per esempio sulle tendine, saranno più rigorosi». E ribadisce: «In questo campo, si è efficaci solo se si resta lucidi. Dobbiamo mantenere la calma e restare con i nervi saldi».Bar e ristoranti saranno tenuti d’occhio, tuttavia «dobbiamo farlo in modo intelligente, senza cedere a reazioni impulsive. La priorità è garantire che cittadini e visitatori possano vivere momenti di svago in serenità. Libertà e sicurezza non sono opposte: quando la sicurezza è ben progettata, permette alle persone di godersi il momento senza timori. Allo stesso tempo, dobbiamo restare aggiornati, perché tutto cambia rapidamente e la sicurezza richiede uno sguardo proattivo, non risposte dettate dalla pancia. È una scelta politica che deve basarsi su dati, visione e ragionamento».Infine, Zaccheo propone una riflessione di più ampio respiro: «La domanda che dobbiamo porci non è se stiamo facendo abbastanza, ma se stiamo facendo le cose giuste. È essenziale capire se le nostre scelte sono corrette, e non limitarci a rispettare formalmente le leggi».L’intervistata cita come esempio il progetto per le nuove scuole elementari nel quartiere di Solduno: «La documentazione sotto il profilo antincendio è imponente e dimostra quanto sia fondamentale questo aspetto già dall’inizio. Tale approccio non riguarda solo quel cantiere, ma vale per tutti gli edifici a grande affluenza, come teatri, negozi, cinema e così via». Piani che, nonostante tutto, «dovranno comunque essere aggiornati negli anni, perché la società evolve, così come evolvono esigenze e abitudini. È un lavoro continuo, che richiede sensibilità e capacità di adattamento», conclude Zaccheo.
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«Cari giovani, fatevi avanti»: il discorso di Capodanno di Nicola Pini, sindaco di Locarno
▶️ https://cdtlink.ch/locarno-capodanno26 ◀️ Nel secondo discorso di Capodanno in veste di sindaco, Nicola Pini ha invitato i suoi coetanei ad avere più coraggio – Dalla piazza Grande anche un abbraccio al Vallese e alle famiglie che hanno subìto una perdita nella tragedia di Crans-Montana ▪️ Un grande abbraccio simbolico è partito giovedì dalla piazza Grande di Locarno alla comunità vallesana e alle famiglie che hanno subìto una perdita nella tragedia di Crans-Montana. È così che ha esordito Nicola Pini, nel suo secondo discorso in veste di sindaco, per commemorare Capodanno di fronte alle centinaia di persone radunate sotto il Raiffeisen Pavilion trasparente del villaggio di «Winterland». L’annuale appuntamento dell’Ente per le iniziative del Locarnese di Marco Maggi è promosso anche da Fabio Polverini, che ha portato i tradizionali spazzacamini portafortuna nella storica agorà per la 26. volta. Il timoniere di Palazzo Marcacci, salutando il cittadino onorario Marco Solari, ha tracciato il bilancio di un anno caratterizzato «da una maggior consapevolezza di quanto sia eccezionale Locarno: una città che va oltre ciò che viviamo, vediamo e pensiamo. Qui abbiamo un capitale simbolico enorme di riconoscibilità, simpatia e autorevolezza», ha poi aggiunto il 40.enne ricordando la recente visita a Londra, dove ha tenuto un intervento in veste ufficiale per celebrare il centenario del Patto della pace. «Auguro il coraggio di investire. E noi, come Municipio, non ci tiriamo indietro», ha ancora sottolineato citando i progetti di rilancio in zona Rotonda e «La Nouvelle belle époque», dal valore complessivo attorno ai 22 milioni di franchi. «Ma auguro anche il coraggio di impegnarsi per la collettività, anche se non ci si guadagna nulla». E ha lanciato l’appello alla sua generazione: «Trentenni e quarantenni, fatevi avanti. C’è bisogno di voi in politica, nelle associazioni culturali e sportive, nel sociale, nella comunità locarnese. Sono troppe le assemblee che vi cercano e che vi aspettano». ▪️🦁💙 Ma non solo. Pini è entrato anche nel merito dell’importanza della famiglia: «Auguro il coraggio di avere figli e di aiutare chi li ha. Una società senza bambini non ha futuro, mentre una società con bambini sani è una società sana. Per questo è importante, e ne andiamo fieri, aver recentemente ricevuto la ricertificazione di Comune amico dei bambini, e ricordo che siamo stati i primi in Ticino ad aver intrapreso questo percorso, che conferma la bontà delle varie misure e politiche pubbliche legate all’infanzia, alla gioventù, alla conciliabilità e alla genitorialità». È stata poi la volta di una riflessione sugli scenari che si prefigurano nei prossimi anni a livello di enti locali. Il tema delle aggregazioni è sempre stato un tasto delicato per l’agglomerato sopracenerino: «Auguro il coraggio di andare oltre i propri confini, mentali o fisici. E il coraggio di mettersi in discussione». I risultati dello studio pre-aggregativo avviato nel 2025 saranno protagonisti delle discussioni: «Siamo in attesa delle analisi del Cantone sulle prestazioni che i Comuni di oggi erogano e su quello che un eventuale nuovo Comune potrà fare. In seguito spazio alle discussioni programmatiche e alle decisioni. Si spera senza preconcetti». ▪️🦁💙 Riallacciandosi a quest’ultimo capitolo, Pini ha espresso gli auspici per «rimanere aperti e tolleranti. Empatici. Auguro coraggio di provare. Coraggio di fare quello che abbiamo sempre lì sospeso, come compito, progetto, sogno. Coraggio di cambiare idea. Coraggio di dire ti voglio bene. Coraggio di chiedere scusa. Coraggio di ammettere una debolezza. Coraggio di tendere la mano». Infine, una citazione di Alain Berset espressa in occasione dei festeggiamenti del Patto della pace di ottobre: «Un amico di Locarno, segretario generale del Consiglio d’Europa: “Dall’alto i confini svaniscono e restano solo le scintille di connessione. Nel 2026 possiamo rimanere curiosi, audaci di fronte al cambiamento e fidarci del fatto che, anche nell’oscurità, stiamo andando verso un futuro più luminoso”. Ma, aggiungo io, dobbiamo avere coraggio. Perché il primo gennaio non è solo una data sul calendario, è un momento di rinnovamento, di speranza e di fiducia nel futuro che ci attende».
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Paolo Duca: «Qui alla nostra Siberia, dopo l'estate, largo a bimbi e partite a padel»
👉 https://www.cdt.ch/news/alla-siberia-passato-linverno-largo-a-bimbi-e-partite-di-padel-416065 👈 L’offerta di attività estive alla pista di ghiaccio, da maggio ad agosto, è stata riconfermata dal Municipio di Ascona - Da una parte ci sarà un parco giochi per i più piccoli con strutture gonfiabili, mentre dall’altra due campi dello sport tanto in voga ⛸️😃 🛝🏓💪 Mentre la pista di ghiaccio si riempie di pattinatrici e pattinatori, sui tavoli del Municipio di Ascona già si getta lo sguardo alla stagione estiva. Il concorso per dotare la Siberia di un’offerta durante il periodo da maggio ad agosto, infatti, è stato appena vinto dagli stessi organizzatori che la stagione passata avevano avuto un mandato diretto. «Abbiamo fatto le nostre valutazioni e ci era piaciuta la miscela tra sport e iniziative per bambini», spiega al Corriere del Ticino il municipale Paolo Duca, titolare del dicastero giovani nonché presidente della Brima SA, la società che si occupa della gestione ordinaria del «gioiello» locarnese. Il quale conferma il ritorno dei due campi da padel e, sull’altra metà della superficie, di un’area parco per bambini con gonfiabili e trampolini elastici, denominata «Oasi Park». La prima sarà di competenza della Marbea Sagl di Ludovica Censi, società con sede a Minusio e che a Sant’Antonino ha messo in piedi una sala divertimenti rivolta ai più piccoli con lo stesso nome della proposta asconese. La seconda, invece, è affidata a Francesco Bizzozero, che riproporrà la Siberia Padel. ⛸️😃 🛝🏓💪 «Abbiamo ricevuto parecchi riscontri positivi da parte dei visitatori e siamo rimasti soddisfatti anche del livello di affluenza». Scelta vincente non si cambia, dunque. Anche se, a dirla tutta, qualcosa da cambiare ci sarebbe. Per capire di che si tratta, occorre guardare in alto, cioè alla recentissima copertura inaugurata a fine 2024 dopo un investimento di quattro milioni. «Sì, stiamo affrontando qualche piccolo problema tecnico», afferma il nostro interlocutore. «Nei giorni piovosi, siamo confrontati con inconvenienti legati alla formazione di nebbia sul campo da gioco. La condensa e l’umidità si presentano soprattutto all’inizio del periodo, ma si riducono quando le temperature scendono e il clima diventa più secco, ma resta una criticità. Al momento, la situazione è in fase di analisi: «Stiamo raccogliendo dati per capire la causa e per trovare la soluzione migliore con l’aiuto di specialisti. Certo, quando non avevamo un tetto ed era tutto “all’aperto”, questi fenomeni non si verificavano. Ma stiamo studiando la questione e sono fiducioso. Per ora, non abbiamo ancora una risposta definitiva». ⛸️😃 🛝🏓💪 Una realtà - fondata quasi per caso novant’anni fa da Robert Ottinger Senior nella zona più fredda del Comune al di là dei terreni sulla sponda destra del fiume Maggia, sul confine con Locarno - che oggi gode di ottima salute. Forse troppa? «Ogni giorno siamo pieni e, in effetti, diventa complicato soddisfare tutte le richieste di utilizzo. Solo tra hockey, pattinaggio artistico e curling contiamo circa 500 tesserati, ma l’utenza reale è molto più ampia: scuole di ogni ordine, pubblico privato e amatori. Parliamo di migliaia di persone», risponde Duca. Il «pienone», poi, è rimarcato dal fatto che la «gemella» di Prato Sornico, in Alta Vallemaggia, non risulta più praticabile come un tempo. Per la Lavizzara, si è trattato di un ulteriore colpo causato dalla tragica alluvione di fine luglio 2024, costata la vita a otto persone. ⛸️😃 🛝🏓💪 «Per far fronte alla domanda e come gesto di solidarietà tra enti locali, abbiamo aggiunto uno spogliatoio con un credito straordinario di 300.000 franchi, approvato all’unanimità dal nostro Consiglio comunale. La struttura in quota nel distretto nostro vicino era interessante soprattutto perché rendeva possibile praticare allenamenti già ad agosto e settembre. Ora, questo, non è più possibile dal momento che qui sul piano riusciamo ad aprire solo da circa metà ottobre al massimo». ⛸️😃 🛝🏓💪 «Ci sarebbe bisogno di più impianti: sono piuttosto sicuro che se se ne costruissero altri, si riempirebbero subito», conclude Duca. Che precisa come oggi si debbano fare «i salti mortali per accontentare tutti, ma sono compromessi. Per soddisfare la domanda servirebbero più piste». Insomma, oltre a quella di Winterland (in piazza Grande a Locarno da novembre a gennaio) e a quella di Sonogno, nella regione, c’è «fame» di spazi del genere.
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Carla Speziali: «Non escludiamo un ricorso sui concerti in piazza nel 2027»
L'articolo integrale su https://www.cdt.ch/news/concerti-in-piazza-nel-2027-non-escludiamo-un-ricorso-413729 — In questa puntata di «CdTalk-l'ospite» Parla Carla Speziali, rappresentante legale della TAKK ab di André Béchir, società che si era fatta avanti per la gestione delle rassegne musicali estive a Locarno: «Siamo delusi dell’assegnazione diretta del Municipio alla nostra concorrente Moon&Stars di Dani Büchi, speriamo in un esito migliore per il quinquennio 2028-2032». Prima, la comunicazione da parte del Municipio di voler assegnare la piazza Grande di Locarno per i concerti estivi del 2027 direttamente a Moon&Stars. Una scelta operata nel segno della continuità, in attesa di affrontare il grande interrogativo del concorso su chi, dei tre che si erano già fatti avanti da tempo, se la accaparrerà dal 2028 al 2032. Dopo - cioè oggi - ecco che uno di questi, la «TAKK ab» non esclude di ricorrere a vie legali per evitare che questo accada. Lo ha fatto per bocca del suo rappresentante, l’avvocata (nonché ex sindaca all’epoca dell’introduzione della grande manifestazione nel «salotto buono» della Città) Carla Speziali.
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Alain Scherrer: l'ex sindaco della Città di Locarno a ruota libera
«Sono fiero dello sviluppo della città, ma certe notizie mi fanno arrabbiare» — (integrale su cdtlink.ch/ex-sindaco con tanto di videointervista) — L’ex sindaco di Locarno, Alain Scherrer, a tutto campo dopo un periodo di silenzio «per avere il giusto distacco»: dalle aggregazioni al Film Festival che chiede di cambiare le date, al ricorso sui concerti estivi — «Seguo la politica e preferisco farlo con un certo distacco, perché voglio rispettare le scelte della compagine che ha preso posto a Palazzo Marcacci». «Sì, ora accetto con grande piacere il vostro invito, prima mi pareva prematuro». Alain Scherrer è in formissima e ha scelto Palazzo Marcacci come luogo simbolo per ambientare un’intervista a tutto campo da rilasciare in esclusiva al Corriere del Ticino. «Sono stati gentili, abbiamo la possibilità di starcene nientemeno che nella sala del Municipio, dove ho lasciato un pezzo del mio cuore», afferma carico d’entusiasmo con il suo immancabile sorriso, salutando la ragazza allo sportello della cancelleria. «Credo sia passato il tempo necessario per poter rispondere alle vostre domande senza voler apparire invadente», aggiunge mentre sale le scale a passo spedito verso la stanza dove per lungo tempo ha retto il timone della Città di Locarno. Una volta entrato, si guarda in giro e indica con emozione il suo posto, «a capotavola». Sono passati quasi due anni dalle elezioni comunali del 14 aprile 2024, dalle quali è scaturita la nuova composizione dell’Esecutivo, rinnovato per quattro settimi. Il nostro interlocutore, all’epoca, aveva annunciato con largo anticipo di non volersi ricandidare.«Il nuovo Municipio? Mi piace questa squadra. Conosco molti di loro: chi ha già vissuto questa casa e chi ora vi entra con entusiasmo. Hanno visione, competenza, e soprattutto il mio successore ha un vero senso dello Stato, orientamento strategico, conoscenza profonda delle tematiche e il suo saper fare è lucido e concreto. Li vedo lavorare con serietà, e ho fiducia. È un sentimento raro, e me lo tengo stretto». Il neo sessantenne («Ma non mi sento vecchio, eh? Facciamo solo... meno giovane di prima, dai») riavvolge il nastro del tempo: «Ho cominciato a fare il sindaco proprio il giorno del mio cinquantesimo compleanno. Nove anni intensi. E se ci mettiamo anche i tempi in Municipio, sono quasi vent’anni. Vent’anni passati dentro queste stanze: riunioni interminabili, notti di scelte pesanti, migliaia di pomeriggi spesi per la Città. E, credetemi, ogni ora è stata viva».Si apre, tuttavia, una nuova fase. Più «distaccata», se si può definire così: «Sto molto bene, ho tempo per me e per la famiglia. Quando sei immerso in un ruolo istituzionale così in vista, non ti rendi conto di quanto sia totalizzante. Solo quando ti fermi capisci quanto correvi. Sono orgoglioso della mia Città. Leggo i giornali, mi rallegro quando trovo belle notizie e m’arrabbio per quelle negative, che però adesso vivo in modo differente. Oggi le decisioni sono in mano alla nuova compagine e il mio auspicio è che le sue scelte siano sempre guidate dal bene per la popolazione e non da speculazioni elettorali», esclama, citando i progetti principali che contribuiranno al rilancio di Locarno, come la riqualifica di piazza Grande e Largo Zorzi, il centro congressuale, la Rotonda, il Castello e il Museo di storia naturale. «Mi rendo conto che abbiamo avviato tanti progetti, forse troppi pensando alla forza finanziaria della Città e ciò non rende facile il lavoro a chi siede oggi nell’Esecutivo».E, a proposito di «arrabbiature», sul tavolo di Bellinzona era stata consegnata, ancora nella precedente legislatura, l’istanza di aggregazione con Lavertezzo, insieme alla collega Tamara Bettazza. Qualche settimana fa - dopo il «cambio della guardia» primaverile che ha portato Andrea Berri alla guida del piccolo Comune - colpo di scena: questi appare in foto con l’omologo Damiano Vignuta, di Gordola, voltando le spalle al «matrimonio» previsto con Locarno e avviando un altro tra i loro due Comuni. «Con tutto il rispetto per i protagonisti, questa fotografia mi ha fatto male», dice con rammarico.«Ad ogni modo il merito è stato di riaprire il dialogo, soprattutto con Losone e Minusio, che sono interlocutori preziosi. Altri, invece, sembrano solo approfittare della centralità di Locarno, rivendicano autonomia ma poi non sono capaci di gestire i progetti importanti, come è accaduto a Muralto con il nodo intermodale alla stazione. La fusione degli enti locali attorno al nucleo dell’agglomerato urbano è a mio avviso inevitabile, dato che la frammentazione rallenta lo sviluppo». Note più positive (letteralmente) per un altro capitolo importante nella vita dell’intervistato. Da due decenni, infatti, canta nel complesso «Vasco Jam». «La musica, il palco: è la mia seconda famiglia. Il gruppo ha 41 anni ed è probabilmente la cover band di Vasco più longeva di sempre. È casa mia. Noi sul palco ci divertiamo, e la gente lo sente».Sempre in ambito musicale, ecco spuntare un ulteriore tasto dolente: il ricorso di un esercente di piazza Grande contro i concerti estivi: «Mi rattrista vedere chi antepone interessi personali all’estate di Locarno. Piazza Grande è un simbolo potente. Qui sono passati nomi che hanno lasciato memoria nel mondo. Non possiamo rischiare che qualcuno rovini tutto per egoismi». L’altro pilastro della bella stagione è il Festival, la manifestazione culturale più importante a livello nazionale. Che vorrebbe anticipare la programmazione. Un’opportunità da cogliere? «La questione è delicata. Capisco l’industria cinematografica, ma anche il turismo vive di equilibri delicati. Il calendario è un incastro prezioso. Il Festival è un pilastro: Locarno grazie a questa manifestazione vive di cultura».Infine, la politica. Perché è proprio il «suo» PLR ad aver perso il quarto seggio del distretto in Gran consiglio. «Sì, anni fa avrei voluto fare un’esperienza a livello cantonale. Ma oggi non ne sono più attratto. La politica, parlo in generale, non dialoga più con la vita reale. È incompatibile con il mio modo di intendere il servizio pubblico. Manca il cuore. Manca il coraggio. Manca la coerenza. Manca la concretezza. Si preferisce apparire invece di agire, inseguire consenso invece di assumersi responsabilità. È un mondo che si racconta, ma non costruisce più. Io non ci sto. Voglio continuare a fare del bene, ma non accanto ai giochi di potere. Non come sindaco, voglio farlo come uomo. E le persone, non i ruoli, fanno la differenza».
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Obbligate a prostituirsi nella «perfetta Svizzera»: come battere la tratta di esseri umani
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, affrontiamo un tema non molto conosciuto, una vera e propria piaga invisibile, quella della tratta degli esseri umani, una forma moderna e occulta di schiavitù. Gli sfruttatori impongono la loro volontà arrivando ad impiegare mezzi di coercizione come intimidazioni, violenza verbale e fisica, minacce fondate su credenze religiose o di superstizione. Questa pratica è illegale anche se la vittima è consenziente. È un reato punito in Svizzera dall’articolo 182 del Codice penale. Oltre la metà degli individui coinvolti è sfruttato nell’ambito della prostituzione, esattamente il 56% su 269 casi registrati dal 2015 secondo i dati forniti dal Centro nazionale di segnalazione.Affrontiamo insieme questo viaggio di rinascita e riscatto attraverso le voci di chi combatte ogni giorno per la libertà di queste persone, arrivate in Svizzera con un sogno nel cassetto… che si è velocemente trasformato in un incubo. Il reportage completo di video, dati e infografica, è stato pubblicato il 23 novembre 2022 sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/tratta.Vuoi inviarci una segnalazione? Scrivi a [email protected] oppure su WhatsApp: +41 79 596 64 11
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«L'unico cambiamento delle direttive UE sul riciclo sono i tappi attaccati alle bottiglie»
Marco Piscitelli, CEO di International Gate, racconta la R-Evolution: «La Svizzera non sta sfruttando le potenzialità delle plastiche riciclate, ma la situazione può cambiare presto».L'intervista di Mattia Sacchi la trovate QUI
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L'intelligenza artificiale entra nel campo delle assicurazioni
Oggi, nella puntata del podcast del Corriere del Ticino, affronteremo un tema attuale: l’intelligenza artificiale, declinato ad uno scopo meno usuale, le assicurazioni. Lo faremo parlando anche della colossale grandinata che si è abbattuta con forza inaudita a Locarno nell’agosto del 2023, causando ingenti danni soprattutto alle automobili parcheggiate all’aperto.Il 25 agosto 2023 è una data che a Locarno si ricorderà a lungo. Un periodo di calura intenso e tardivo si è concluso con una serie di forti temporali, violenti e devastanti. Quello che non è stato distrutto dalla grandine, («vere e proprie palle di ghiaccio», nelle parole di chi è stato intervistato il mattino successivo al disastro), è stato poi danneggiato dall’acqua. Una calamità che ha lasciato segni indelebili. Vetri rotti, carrozzerie ammaccate e fanali distrutti riportano «le ferite» di quella notte. Ma non solo le automobili sono state coinvolte: gli edifici stessi hanno subito danni inimmaginabili. Facciate martoriate da fori, quasi fossero crivellate da raffiche di proiettili, proprio come in un attacco di guerra.Da quando è stata inventata, l’IA (intelligenza artificiale, appunto) sta avendo un impatto crescente all’interno di una società sempre più interconnessa. Come vedremo, però, può essere applicata anche per valutare gli ingenti danni provocati da una grandinata come quella di Locarno di fine agosto 2023. Qualcosa che, fino a poco tempo fa, poteva sembrare solo una puntata di «Ai confini della realtà».Il reportage, completo di video, dati e infografica, è stato pubblicato sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/scanner-grandine.
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Dalila Zambelli, la cuoca «olimpionica» che ha iniziato in caserma
Oggi, nella puntata del podcast del Corriere del Ticino, andremo a parlare di una nostra eccellenza, Dalila Zambelli. Una giovane cuoca che continua a vincere gare e medaglie al pari di un’atleta. Nel 2021, la giovane locarnese—di appena 23 anni— è balzata agli onori della cronaca per essere «la migliore apprendista cuoca della Svizzera». La sua ultima prestazione, però, l'ha fornita alle Olimpiadi internazionali della cucina che si sono svolte in Germania, a Stoccarda. Più di mille professionisti di 55 nazioni si sono sfidati ai fornelli e le cinque squadre svizzere hanno conquistato due posti sul podio (la selezione nazionale al secondo posto, quella di Lucerna terza tra le squadre regionali) più un ambitissimo oro, quello della squadra dei cuochi dell’esercito (categoria Community Catering). La nostra interlocutrice sta andando al lavoro, al ristorante Roof Garden di Zurigo, ma può permettersi un paio di minuti per rispondere a qualche domanda. Sorridente e soddisfatta del risultato ci parla, con quel sorriso smagliante che la contraddistingue e occhi castani che riflettono una gioia e una passione che riversa in cucina. L'intervista è stata pubblicata sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/cuoca-mondiale.
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«Questa campagna antip0rno è giusta, ma imbarazzante e troppo severa»
Oggi, nella puntata del podcast del Corriere del Ticino, affronteremo un tema sempre attuale, scottante e molto imbarazzante: la pornografia, soprattutto quella fruita illegalmente dai minori. Anche perché, nei casi più estremi, può diventare una vera e propria patologia. L'occasione è il tono della campagna di comunicazione, destinata a sensibilizzare i più piccoli sul tema e intitolata «Non va bene».È un cartone animato, d’accordo. Ma con quello scuro faccione severo, quella barba trasandata, i sopracciglioni minacciosi e, soprattutto, un vocione camuffato e deformato, che sembra uscito dalla fantasia di qualche scrittore di fantascienza distopica come George Orwell del capolavoro «1984», è molto inquietante. Quel «Io ti osservo», poi, non ricorda di certo un’allegra e colorata produzione Disney. Il misterioso protagonista, che si staglia su uno sfondo nero uniforme, scandisce bene le parole più importanti, ma lo fa con tono perentorio, serio, a tratti, come detto, intimidatorio con minacce di sanzioni. Perché si parla di reati. Di volanti della polizia sotto casa, con gli agenti che entrano a forza nelle stanze di ragazzine e ragazzini, sequestrando tutto di fronte ai genitori. Un’animazione di pochi minuti con una sorpresa finale che ha dell’agghiacciante. Una svolta scioccante, per molti di cattivo gusto e ai più smaliziati arriva persino a suscitare una risata dissacrante.L’«opera», se può essere definita così, non è passata inosservata e ha travalicato i confini della Svizzera. Breaking Italy, il più noto canale YouTube in italiano di approfondimenti delle principali notizie nazionali e internazionali, non ha usato mezze misure: «Il video terrificante per sensibilizzare i giovani in Svizzera» si legge a titolo del commento del canale. Ma che cosa pensano i giovani di questa campagna di sensibilizzazione? Sarà mai efficace? I pareri sono discordanti.Il servizio è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/campagna-minori.
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«Chi ha parlato di Fortezza? Questi sono i nostri Castelli di Bellinzona»
Oggi, nella puntata del podcast del Corriere del Ticino, andremo a parlare di Bellinzona, capitale ticinese nonché cosiddetta «Città dei castelli» e di una diatriba che ha infiammato gli animi di abitanti e turisti. Castelgrande, castello di Montebello e castello di Sasso Corbaro: così si chiamano i tre castelli medievali di Bellinzona, che dal 2000 fanno parte del Patrimonio culturale dell’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Così li hanno definiti in tutta la maestosa importanza strutturale e territoriale: “Le fortificazioni di Bellinzona sono l’unico esempio visibile nell’arco alpino di architettura militare medievale composta da diversi castelli uniti da mura fortificate a protezione della popolazione. Le mura bloccavano l’intera valle del Ticino e i bastioni circondavano il borgo. Bellinzona è quindi un caso unico tra le imponenti fortificazioni del Quattrocento, sia per le dimensioni—influenzate dal sito e dalla sua topografia—, sia per l’eccellente stato di conservazione dell’insieme”. E se queste meraviglie dovessero sparire così di punto in bianco? Niente paura, non stiamo scomodando il mago e prestigiatore David Copperfield che, la sera dell’8 aprile 1983, a soli 26 anni, radunò una ventina di persone su Liberty Island, l’isola davanti a Manhattan. Materialmente, davanti a loro, con un trucco ottico complesso, fece sparire la Statua della Libertà. O almeno riuscì a dare proprio quest’impressione. A Bellinzona niente di tutto questo accade o accadrà. Eppure, la bagarre è molto sentita e qualcuno chiede a gran voce che siano restituiti alla città i propri castelli, sostituiti, sembra, da una fortezza. Cerchiamo di capire il perché.Il reportage è stato pubblicato sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/fortezza.
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«Lo spirito della vendemmia con noi, della nuova generazione»
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, andremo a scoprire le varie fasi della vendemmia. Per noi ha aperto le porte la cantina Matasci, una storica azienda vitivinicola di Tenero che ha spento da poco le candeline dei 102 anni di vita. La pioggia guasta la festa della vendemmia, ma basta qualche ora di sole per far riprendere l’attività in modo frenetico alla cantina Matasci di Tenero, storica azienda vitivinicola a conduzione familiare nel distretto di Locarno fondata nel 1921, da qualche anno in mano alla quarta generazione, rappresentata da Elia Maran, 35 anni. Appare sicuro mentre ci racconta una giornata tipica della sua azienda. Ha i capelli castano scuro scompigliati, la barba apparentemente incolta e gli occhi vispi. Il suo abbigliamento riflette il pensiero di vita della sua ditta, con la scelta di indossare una maglietta verde di un popolare marchio conosciuto come eccellenza nel settore dell’abbigliamento da lavoro, non per caso a conduzione familiare, appunto come la cantina Matasci. Dietro di lui, alcune cassette piene d’uva appena colta sono scaricate in un grande contenitore metallico. È un via vai di rumori, di persone, di mezzi che si alternano, ma soprattutto di forza lavoro intenta a creare quel miracolo che porterà sulle tavole quel vino motivo di vanto ed eccellenza del Ticino.Il reportage, completo di video, dati e infografica, è stato pubblicato sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/vendemmia.
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«Non scherzo, a Zurigo pago meno di 700 franchi al mese di affitto. Ecco perché»
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, sentiremo il racconto di un’esperienza incredibile unita a molti suggerimenti per risparmiare… direttamente da una delle città più care al mondo: Zurigo. Oppure no? A sentire il racconto di un giovane locarnese, qualche dubbio sorge spontaneo. Il suo nome è Adarsh (pronunciato «Adars», ndr) Sitapati. Il 32.enne, nato e cresciuto a Locarno appunto, nella vita fa il coach e lavora come libero professionista. Ma a stupire è la sua abitazione. A casa sua — una decina di minuti dal centro della capitale economica della Confederazione — ha una sala da biliardo, un laboratorio fai-da-te superattrezzato, un'area giochi con tanto di calcetto, un terrazzo talmente grande che ci crescono pure gli alberi, un ufficio con una stampante professionale, una sala multiuso con grande cucina e proiettore. Considerando che un monolocale, da queste parti, può arrivare a costare anche 1.200 franchi al mese (uno di quelli non proprio di lusso, eh), quanto dovrà sborsare per tutto questo agio sconfinato? Quattromila franchi al mese? Cinquemila? «Ah, ma no. Figurati» esclama lui, forse premettendo una cifra ben più alta. E invece no. «Questo è il mio castello urbano. E l'affitto mi costa la bellezza di 680 franchi al mese». Seicentottanta franchi al mese? Ma com'è possibile? Il trucco c'è. E si chiama condivisione.Il reportage, completo di video, dati e infografica, è stato pubblicato sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/casa-condivisa.
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«A piedi fino a Kiev per sostenere la pace in Ucraina»
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, sentiremo un viaggio dal sapore di speranza, scandito dalle note di una guerra che infiamma ancora le pagine di tutti gli organi d’informazione. Parleremo di una straordinaria vicenda che parte da una frazione di Ancona, tra le montagne, e prosegue per 500 chilometri, a piedi, senza aiuti, in una Ucraina devastata da bombardamenti e spari dei fucili. Sì, 500 chilometri tutti a piedi, senza mezzi. Venticinque tappe da 20 chilometri l’una. La lunga marcia a favore della pace dalla Polonia alla capitale dell’Ucraina è stata documentata sui media sociali, con foto, video e anche un podcast. L’idea è intitolata «Walk to Kyiv» (letteralmente, ‘camminare verso Kiev’, scritto con la grafia ucraina del nome della capitale, con le lettere «y» e «i», al posto della «i» e della «e», quest’ultima forma ritenuta più ‘russa’). E così, mentre il transito verso il Paese è da tempo impraticabile (per non parlare dei collegamenti aerei sospesi), un passo alla volta, giorno dopo giorno, il giovane ha trovato nuovi e vecchi amici tenendo alto il nome della pace.Il reportage, completo di video, dati e infografica, è stato pubblicato sul sito internet e potete consultarlo all’indirizzo cdtlink.ch/polonia-ucraina.
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«Io, artigiano e cineasta, carico su YouTube le mie creazioni, evitando la discarica a preziosi pezzi di legno»
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, c’è la storia (tutta da ascoltare) di un giovane ticinese con la passione per il legno e per il riciclo di questo prezioso materiale. Michel Voisin, cineasta 25.enne ticinese che si è formato al CISA di Locarno, ha appena aperto il canale YouTube «Papillon Wood Print». La particolarità della sua iniziativa consiste nel documentare in maniera minuziosa il processo di creazione che sta dietro agli oggetti artigianali in legno: portachiavi, lampade, vassoi. Grazie a suo padre, infatti, oggi è un falegname. Non professionista, beninteso, ma se la cava discretamente. I suoi progetti si concretizzano usando materiali che, se non fosse per lui, finirebbero in discarica. La vita di vecchi manufatti viene così prolungata, sotto un'altra forma, grazie al lavoro delle sue sapienti mani. Che si tratti delle sedie che per vent’anni hanno arredato un ristorante, oppure di vecchi armadi o cassoni, per ‘Mitch’ non esiste limite di dimensione, età o condizione di partenza. Le sue opere, uniche sotto questo punto di vista—dal momento che il materiale di fortuna non è infinito—, sono vendute in rete.Il reportage, completo di foto e videointerviste, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/legno-recuperato.
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«Così mettiamo in piedi uno spettacolo dal vivo, per un pubblico in sala»
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, ci occupiamo di una accademia molto particolare. Quanti di voi hanno sentito parlare del film “Saranno famosi”, e hanno sognato di cavalcare i palcoscenici di tutto il mondo infiammando le platee come delle ardenti e luminose star? Bene, ma sognare non basta. Quello che serve è determinazione, duro lavoro, talento e soprattutto la scuola in grado di dare la giusta istruzione. In Ticino esiste un'accademia famosa a livello internazionale in grado di fornire una formazione altamente qualificata e invidiata in tutto il mondo. Si tratta dell'Accademia Teatro Dimitri. Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/accademia.Vuoi inviarci una segnalazione? Scrivi a [email protected] oppure su WhatsApp: +41 79 596 64 11
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Dentro il laboratorio che realizza (in Ticino) farmaci personalizzati
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, andremo dietro le quinte delle farmacie, visitando il più importante laboratorio galenico del Ticino, Remedia. Il laboratorio galenico è un luogo all’interno di una farmacia, o in sede distaccata, dove i farmacisti preparano farmaci personalizzati. Queste preparazioni possono variare da rimedi naturali a base di erbe a potenti medicinali per il cuore, ad esempio, ma anche antitumorali, per la pressione e via discorrendo. I medicamenti sono realizzati su richiesta del medico tramite ricetta. Le preparazioni galeniche hanno una storia molto antica che risale all’epoca di Galeno, che—a cavallo tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo—adoperò numerose erbe medicinali, o loro estratti, come farmaci. È proprio da lui che deriva il termine “galenico”, riferito all’arte della preparazione dei medicamenti. Dai tempi più remoti fino a circa il 1930, questa attività era di esclusiva competenza dei farmacisti, ma dopo la Seconda guerra mondiale e con l’avvento dell’industrializzazione, il lavoro di preparatore è divenuto più marginale.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/farmaco-su-misura.
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Il Ticino che salva le rane (e i rospi, le salamandre, i tritoni...)
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, ci occupiamo di una creatura che è presente non solo nelle fiabe, nei racconti antichi e in alcuni film della nostra infanzia, ma anche nei boschi e negli stagni: le rane. E, con loro… rospi, tritoni e diversi umani. Capita di frequente che, durante le serate di pioggia, queste piccole creature si lancino ad attraversare strade trafficate con il tragico risultato di finire schiacciate dalle ruote degli automobilisti. Con la presenza antropica, lo scorrere naturale della vita di questi anfibi è diventato più difficoltoso, irto di ostacoli. Un destino che sembra ineluttabile e pericolosamente in salita. Oltre l’indifferenza generale, un gruppo di volontari non ci sta. Eroi moderni, vestiti da etica, empatia e amore per la natura, si dedicano alla salvaguardia dei piccoli saltatori verdi. Infatti, durante i periodi di migrazione dai boschi alle aree acquatiche—ovvero fiumi e laghi—assistono rane e rospi nel loro esodo. Senza lesinare su orari, condizioni metereologiche o avversità sul terreno. Nelle sere di pioggia, sono almeno un centinaio le persone che in Ticino aiutano gli anfibi a evitare la morte sulle strade: «Un'esperienza da provare», assicurano.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/rane.
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Casa Berna, il futuro della biblioteca «pubblica» più antica in Ticino
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, andremo a visitare un patrimonio culturale unico, un gioiello di sapere che ha attraversato gli oceani del tempo fino ai giorni nostri. Si tratta di Casa Berna, la biblioteca pubblica più antica in Ticino. Casa Berna è una delle più importanti dimore storiche a Prato. Il suo valore si basa sull’architettura, sulla storia e sulla biblioteca che il canonico Giovanni Giulio Girolamo Berna, nato nel 1717 e defunto nel 1804, raccolse e aprì al pubblico, clero e nobiltà locali. La biblioteca, formata dagli originali armadi e libri che sono stati catalogati e conservati, è stata spostata nel 2008 in un edificio a Fusio, per evitare il suo deterioramento. Casa Berna e la sua biblioteca sono stati, dal 1762, un centro culturale di alto livello per la val Lavizzara, insieme al centro politico (pretorio del 16° secolo di Sornico) e al centro religioso (chiesa parrocchiale di San Martino, sempre a Sornico). L’edificio è indicato per la sua rilevanza nel contesto del nucleo anche nell’Inventario degli insediamenti svizzeri da proteggere. Per il Cantone si tratta di un caso unico che merita di essere valorizzato.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/casa-berna.
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La robotica entra nelle scuole a colpi di bit e codici
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, trattiamo di una materia avveniristica insegnata all’interno di molte scuole: la robotica. Negli ultimi anni, questa disciplina è diventata sempre più popolare nelle scuole medie di tutto il mondo, grazie alla continua accessibilità a tecnologie che fino a qualche anno fa erano privilegio esclusivo dei pochi centri di competenza che potevano permettersele. Le opportunità di oggi sono colte in pieno dagli istituti che stanno sfruttando il potenziale di questa nuova frontiera per educare gli studenti sulle competenze STEM (in inglese, scienza, tecnologia, ingegneria e matematica o MINT in tedesco: Matematik, Informatik, Naturwissenschaften und Technologie). Tutto questo, in modo interattivo ed entusiasmante. Secondo molti, questa una delle strade giuste per preparare i ragazzi al futuro. Il settore della robotica e dell’automazione è in crescita verticale, sviluppare competenze in questo campo offre più opportunità nel competitivo mercato del lavoro. Sentiremo la voce dei ragazzi e dei loro insegnanti che nella sede della scuola media di Cadenazzo hanno adottato questo interessante e innovativo metodo d’apprendimento.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/robo-si.
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«Au revoir Algeria»: la Svizzera «colonialista» in un fumetto-tabù
Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, trattiamo di una pagina scomoda della storia svizzera: il colonialismo in Algeria. Non siamo abituati a pensare alla Confederazione come un Paese colonialista, eppure... Questa «scoperta» la faremo attraverso le pagine di un media trasversale e universale come il fumetto. A parlarci di tutto questo—dell’esodo, della cacciata e dell’amaro ritorno a casa di chi era partito dalla Svizzera con l'illusione di trovare un nuovo «Eldorato»—è la storica Marisa Fois, autrice, oltre che del fumetto in questione, anche di uno studio sulla presenza svizzera nel Paese nordafricano. Le prime tavole del fumetto «Au revoir Algeria», pubblicato da Seismo Editore, si presentano con l’innocente curiosità del giovane Daniel, che di lì a poco spalancherà il sigillo di uno spinoso vaso di Pandora. I personaggi hanno una linea semplice ed espressiva. Il tratto della fumettista Aminata Devillers-Pierson ricorda quello di Peyo, ovvero Pierre Andrè Gabrielle Culliford, il creatore belga dei famosi puffi. Il suo approccio alla materia anche più drammatica lascia sempre un tocco di leggerezza e sensibilità. Daniel è rappresentato come un ragazzino dei giorni nostri: capelli neri scompaginati, un abbigliamento informale e un grande amore per la nonna. L’anziana ha i tipici capelli raccolti in un candido chignon, esaltato dal bianco e nero delle tavole.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/algeria.
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Locarno mette le ali: si vola alla scoperta della Falconeria
La puntata del 5 gennaio 2024 del podcast CdTalk—L'ospite: alla scoperta della Falconeria di Locarno con i titolari, Pio e Anna Nesa e la falconiera Francesca Palamara: «Un'oasi di verde e natura selvaggia in pieno centro città».Oggi, nel podcast del Corriere del Ticino, parleremo di una delle pratiche più antiche che coinvolge la cooperazione tra uomo e animale, la falconeria. Quando diciamo la parola “falconeria”, nelle mente di ognuno di noi iniziano a turbinare una serie di mondi distanti ma interconnessi tra loro. Oltre al contesto storico, di cui abbiamo parlato, si affacciano anche suggestioni di tipo fantastico che ci riportano inevitabilmente all’infanzia. Fiabe, libri fantasy, cinema. Ma nella sfilata dei collegamenti ipertestuali che si aggrovigliano nella mente, Falconeria associata a Ticino, conduce ad una sola risposta: Locarno. Il parco dedicato agli uccelli rapaci inaugurato nel 2007 da Pio Nesa, infatti, è oggi una realtà consolidata, la cui popolarità va oltre i confini regionali. Siamo davanti ad un sogno, quello accarezzato e concretizzato, insieme alla moglie e compagna di avventure, Anna. Un progetto cresciuto talmente da poter annoverare ben 40 specie di uccelli. Loro, gli animali, i veri protagonisti: dagli allocchi ai gufi, dalle aquile agli avvoltoi. Ma non solo, i visitatori possono trovare anche cavalli, cani lupo, carpe e tante altre creature esotiche e non.Il reportage, completo di foto, videointerviste e infografica, è stato pubblicato sul sito internet all’indirizzo cdtlink.ch/falconeria.
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L’«escape room» a Locarno è all’aperto
Ecco l’innovativa caccia al tesoro che unisce reale e virtuale. Per partecipare? Basta scaricare un’app — L’ideatrice: “Divertimento per tutti”: Locarno, Piazza Grande. Qui inizia l’avventura. Alex, Anna, Desi, Kayo, Svetlana e Vanessa hanno deciso di partecipare a un’innovativa caccia al tesoro, una “escape room” all’aperto [LINK: sato-code.com ] nella quale si avanza a colpi di enigmi e rompicapo risolti. Per entrare nel gioco è sufficiente scaricare un’app, Sato Code, e munirsi dei biglietti (12.40 franchi a testa). Attenzione, però. Lo scopo è fare squadra, ma i gruppi sono limitati a quattro persone. Non abbiamo ancora iniziato e la cosa si fa già interessante, perché Kayo ha creato il suo Patagonia Girls, mentre The Famous Foxes è quasi al completo.
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«La Svizzera indietro sulle leggi per l'intelligenza artificiale: potrebbe essere un problema»
Qualche settimana fa l'Unione Europea ha approvato una normativa per regolamentare l'intelligenza artificiale con l'«A.I. Act», un testo che dovrebbe riuscire a limitare gli abusi di una tecnologia destinata a rivoluzionare la nostra quotidianità. Tuttavia, per quanto queste regolamentazioni dimostrino una certa visione verso il futuro, gli stessi Paesi europei sembrano non ancora pronti ad adeguarsi alle stesse. Con la Svizzera che in questo ambito sembra essere il fanalino di coda: molte realtà elvetiche sono infatti molto attive nella ricerca sull'intelligenza artificiale, ma a livello politico ancora il tema non è stato affrontato.Questo ritardo nelle discussioni può comportare rischi e problemi, ma paradossalmente rappresentare anche un vantaggio: ne abbiamo parlato in questo podcast con Ale Agostini, CEO di Avantgrade.com, azienda specializzata in ricerche di mercato e analisi web.
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Marianna Vetri e Roberto Cioppi: serve davvero far parte del patrimonio UNESCO?
Dal 1972 l'UNESCO sta lavorando per identificare e mantenere la lista dei siti che rappresentano delle particolarità di eccezionale importanza da un punto di vista culturale o naturale. Sono quasi 900 i beni culturali in tutto il mondo che rientrano in questa lista, con ogni anno centinaia di candidature di città che ambiscono a rientrare in questo esclusivo «club». Diventare patrimonio UNESCO è infatti sicuramente un grandissimo onore che può dare un lustro unico al proprio sito. Le sfide e i vincoli da rispettare sono però tanti, proprio per perseguire quella tutela che è alla base della lista dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. Ma quindi è davvero un vantaggio far parte dei patrimoni dell'umanità? Lo abbiamo chiesto a Marianna Vetri e Roberto Cioppi, rispettivamente vicesindaca e assessore alla cultura del comune di Urbino, splendida città marchigiana che proprio oggi celebra i 25 anni di inserimento nella lista UNESCO.Con Vetri e Cioppi, in questa puntata di CdTalk, abbiamo inoltre parlato della collaborazione con Pesaro, il comune con cui fa Provincia e con il quale sta vivendo una particolare situazione. Se assieme si sono infatti candidati per diventare Capitale europea della cultura nel 2033, il prossimo anno sarà invece la sola Pesaro a essere Capitale italiana per la cultura. A rinunciare a concorrere a questo prestigioso ruolo era stato Vittorio Sgarbi, prosindaco di Urbino il quale ha sostenuto che «noi siamo capitale culturale sempre, non solo in un anno specifico». «Non si possono porre in competizione, con un titolo illusorio, città che esprimono e producono cultura come fossero squadre in uno stadio, oltretutto con dimensioni e infrastrutture molto diverse», spiega Sgarbi: ma sarà una scelta condivisa anche dai suoi colleghi? Scopritelo in questo podcast!
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Bastian Baker: «Cantare al circo Knie una delle mie esperienze più belle»
Da qualche giorno ad Agno non c'è più il tendone del circo Knie. Sono però rimaste le emozioni che le migliaia di persone accorse hanno provato di fronte alle spettacolari esibizioni degli artisti. Emozioni che Bastian Baker conosce bene: il cantante svizzero ha infatti vissuto un anno e mezzo in tour con il Knie fra il 2021 e il 2022. Un successo, quello del connubio tra Baker e il più grande circo elvetico, tutt'altro che scontato per un cantante di 30 anni che si approcciava a un'esperienza così insolita.Non solo per il rischio di vedere sminuita la sua cifra artistica, riducendola a «cantante da circo», ma anche per le difficoltà nel cantare dal vivo ogni sera in situazioni particolari, magari a cavallo o nel mezzo di coreografie impegnative dal punto di vista fisico. Prove brillantemente superate dall'artista vodese, che definisce la sua esperienza al circo Knie una delle «esperienze più belle della mia vita, dove ho imparato tante cose sulla musica ma anche su me stesso».Queste sfide, ma anche della sua preparazione fisica e dei suoi progetti futuri, sono state affrontate da Bastian Baker in un podcast con il Corriere del Ticino durante la sua presenza agli Omega European Masters di golf che si sono svolti a Crans Montana, dove il cantante svizzero è stato uno dei protagonisti con una emozionante esibizione live.
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Come «suona» la cucina di un tre stelle Michelin? Siamo andati a scoprirlo Da Vittorio
Da Vittorio. Un semplice nome che in realtà rivela un vero e proprio universo, composto da 6 ristoranti in tutto il mondo, hotel, bar e altre attività che hanno reso la realtà di Brusaporto, alle porte di Bergamo, uno dei principali ambasciatori del made in Italy.D’altronde sono i risultati a parlare in modo inequivocabile: 8 stelle Michelin e 18 punti Gault Millau, oltre a decine di premi dalle principali guide di tutto il mondo. E, da non trascurare, un fatturato stimato da Gambero Rosso in 40 milioni di euro: cifre che stanno proiettando Da Vittorio da attività a conduzione familiare a quasi una multinazionale, con centinaia di dipendenti e una professionalizzazione sempre più qualificata.Un viaggio tra sensazioni e sapori accompagnati dallo chef Paolo Rota, protagonista di questa puntata di CdTalk.
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«L'arte non fa finire le guerre ma può smuovere le coscienze»
Un capolavoro come Guernica di Picasso può contribuire a fermare una guerra? È una delle riflessioni che si pone Pietro Geranzani. Il pittore, tra i più interessanti dell'attuale panorama italiano, ha spesso usato l'arte per denunciare gli orrori e la follia della guerra e del terrorismo, pur con la consapevolezza che non sarà in grado di offrire risposte. Tutt'al più domande, alcune delle quali potrebbero smuovere la coscienza di alcune persone. Ma l'arte rimane e rimarrà sempre necessaria: è da questo caposaldo che il 59.enne londinese offrirà la sua visione in una mostra al Rivellino, curata dal noto critico d'arte Angelo Crespi, dal 9 al 16 settembre.Incontrato durante una sua performance tenutasi alla galleria d'arte locarnese durante i giorni del Locarno Film Festival, Pietro Geranzani è l'ospite di questa puntata di CdTalk.
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Francesco Orlandi: «Nuova Legge Protezione Dati: il Ticino è molto indietro, attenti alle sanzioni»
Mancano ormai pochi mesi all'entrata in vigore della nuova Legge sulla Protezione dei Dati. Eppure molte aziende ticinesi stanno tardando ad adeguarsi alle nuove disposizioni, nonostante il rischio di pesanti sanzioni che colpiranno direttamente le persone fisiche responsabili nel trattamento dei dati.Come fare quindi per evitare situazioni spiacevoli? Ne abbiamo parlato con Francesco Orlandi, direttore commerciale di ALV Innova, azienda specializzata nel disegnare, sviluppare e implementare soluzioni efficaci per gestire tutti i processi di compliance, in questa puntata di CdTalk - L'Ospite.
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Pasquale Diaferia e Patrizia Pfenninger: Open to Meraviglia è un successo?
Continuano le polemiche su Open to Meraviglia, la campagna di promozione del turismo commissionata all'agenzia Armando Testa dal ministero del Turismo e dall'ENIT, l'Agenzia nazionale del turismo, per promuovere l'Italia nel mondo. Tra smentite e accuse, un'operazione che dà l'impressione di essere un disastro annunciato.Eppure, secondo i creativi ed esperti di comunicazione Paquale Diaferia e Patrizia Pfenninger, che hanno curato le campagne promozionali di importanti aziende svizzere e internazionali, Open to Meraviglia sarebbe già un successo. Come mai? Scopritelo in questa puntata di CdTalk-L'ospite!
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Cristina Rogna Manassero: «dobbiamo rimanere Zen»?
Quante volte, di fronte a imprevisti o situazioni sgradevoli, diciamo a noi stessi che «dobbiamo rimanere Zen»? Certo, poi passare dalla teoria alla pratica è un altro discorso: proprio per questo riuscire ad attualizzare i principi e i valori dei samurai e delle geishe, per renderli funzionali alle nostre esigenze, potrebbe essere d'ispirazione.Questo è uno dei tanti argomenti che la Coach Umanista ed Esperta comportamentale nel Life e Business Coaching Cristina Rogna Manassero affronterà nei due incontri «Il potere della gentilezza, la forza della disciplina», venerdì 31 marzo alle ore 17:30 e sabato 1° aprile alle ore 11:00, presso la Marco Lucchetti Art Gallery di Via Cattedrale 3 a Lugano, che proprio in queste settimane sta esponendo una mostra dedicata alle icone giapponesi nell'immaginario del fumetto.
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Enza Mignacca: «Mio marito ha provato a uccidermi, ma ho reagito e mi sono ripresa la mia vita»
Nella giornata internazionale dei diritti della donna vogliamo ricordare tutte quelle altre ricorrenze in cui i buoni propositi che vengono affrontati l'8 marzo vengono totalmente (e vergognosamente) dimenticati. Come durante la notte di Capodanno, nello specifico quello del 2010, in cui Enza Mignacca si è salvata per miracolo dal tentativo del marito di ucciderla. Un episodio sconcertante, come forse è ancora più sconcertante il fatto che la donna si sia trovata di fronte a una lunga e assurda battaglia legale, nel quale il suo aguzzino, seppur riconosciuto colpevole di tentato omicidio, non ha scontato la detenzione in carcere. Mignacca non si è però fatta intimorire ed è diventata un simbolo della lotta alla violenza contro le donne. E, in questa toccante puntata di CdTalk-L'Ospite, invita a reagire e denunciare ogni forma di sopruso.
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Gabriele Meucci: «Pierpaolo Pasolini come Celentano ma più intellettuale. E avrebbe amato i ticinesi»
5 marzo 2023. 101 anni dalla nascita di Pierpaolo Pasolini. Passano gli anni, ma il ricordo e il retaggio artistico del grande intellettuale italiano è vivo più che mai. Le sue riflessioni sulla società sono ancora attuali e sono state recentemente celebrate da un progetto artistico di Davide Toffolo, fumettista e frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Progetto che propone un ritratto inedito di Pasolini e che ha avuto un grande successo, tanto da aver fatto un lungo tour delle principali città europee e che proprio il 21 aprile si concluderà a Lugano, prima di rientrare in Italia, presso la sala Cattaneo del Consolato d'Italia a Milano.In questa puntata di CdTalk - L'Ospite, Mattia Sacchi ne parla con il ministro Gabriele Meucci.
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Leo Gassmann, da Sanremo ad Agartha
È appena terminata la sua esperienza al Festival di Sanremo, dove ha partecipato con Terzo Cuore, ma Leo Gassmann è di nuovo in viaggio. Solo che la destinazione è un luogo immaginario, in una di quelle avventure dove il percorso è più importante della meta. La strada per Agartha è il nuovo concept album, uscito proprio oggi, del giovane cantante romano che, con la sua curiosità e una sensibilità a volte un po' fanciullesca, esplora sé stesso e il mondo intorno a lui. Facendosi accompagnare da dei veri e propri giganti: da Edoardo Bennato (chi meglio di lui per raggiungere un'«isola che non c'è»?) a Massimo Dapporto, passando per Gem Archer e Andy Bell, rispettivamente chitarrista e bassista degli Oasis, e il batterista dei Gorillaz J.Sharrock. Per non parlare di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattiti Nucleari, Giovanni Caccamo, Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale e la band britannica Will & The People. Abbiamo parlato con Gassmann a poche ore dall'uscita dell'album, tra le emozioni del post Sanremo e quelle vissute nella realizzazione di questo suo significativo disco.
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Dall'amore LGBT a Salmo: Shari pronta a (ri)prendersi Sanremo
Dopo aver portato «Sotto Voce» a Sanremo Giovani conquistando un posto tra i big, Shari è pronta a calcare stasera il palco dell’Ariston della 73^ edizione del Festival di Sanremo. La giovane artista avrà l’opportunità di condividere con tutti il suo inedito «Egoista» (Columbia Records/Lebonski 360°/Sony Music Italy), scritto dalla stessa Shari e composto insieme a Maurizio Pisciottu, meglio conosciuto come Salmo, Riccardo Puddu e Luciano Fenudi.In questa canzone è racchiuso tutto il mondo musicale di Shari, la sua voce riesce a modularsi passando dal soul al pop con influenze urban, ma senza mai snaturarsi. Il brano racconta di quanto a volte nella vita si corra il rischio di essere egoisti in amore pur di non restare soli. «Egoista è nato una sera d’estate - racconta Shari - Da un po’ di tempo ero bloccata, non riuscivo a scrivere, poi all’improvviso le parole sono uscite da sole. Mia sorella mi ha dato la carica che mi serviva per farlo ascoltare anche in studio. È piaciuto molto, lo abbiamo prodotto ed è diventata la canzone che presto ascolterete tutti. Sono molto legata a questo brano perché mi ha risvegliata».Abbiamo parlato con lei a poche ore dalla sua esibizione al Festival di Sanremo in questa puntata del podcast «L'Ospite».
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Domenico Savini: «Camilla? Una donna normale»
Domenico Savini vive e lavora a Firenze. Genealogista e storico delle dinastie nobili italiane ed europee, collabora con istituti specializzati e con la RAI, che lo ospita spesso nei suoi studi televisivi. Nel corso della sua carriera ha incontrato più volte Carlo III. Dapprima accompagnato da Diana, «altissima e molto affascinante» racconta. Poi con Camilla: « Una donna assolutamente normale che non vuole togliere le luci della ribalta al marito» aggiunge. Nel podcast del Corriere del Ticino i ricordi delle sue chiacchierate con l’allora principe di Galles. Buon ascolto!
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Michele Posa: ma il wrestling si sta «arabizzando»?
Il wrestling è uno sport disciplina che spesso si alimenta di stereotipi per alimentare le proprie «storylines». E in questi filoni narrativi spesso i lottatori arabi sono stati visti come i cattivi che volevano distruggere i valori americani: iconica, tanto da travalicare il mondo del wrestling, è stata la faida a inizio degli anni '80 tra The Iron Sheik e Hulk Hogan, l'eroe a stelle e strisce che, dopo aver battuto il rivale di origini iraniane, ha dato il via a quel fenomeno globale che è stata l'Hulkamania. La rivalità tra il mondo arabo e quello occidentale è stato usata però dalla WWE, la principale federazione mondiale di wrestling, fino a qualche anno fa: basti pensare che ancora nel 2005 una delle principali storyline riguardava il duo composto da Muhammad Hassan e Shawn Daivari, i quali avevano attaccato il leggendario Undertaker assieme a 5 uomini incappucciati, scatenando non poche polemiche per la contemporaneità del segmento televisivo con un attacco terroristico di matrice islamica avvenuto a Londra lo stesso giorno. Oggi però le cose sembrano essere decisamente cambiate: non solo l'Arabia Saudita ospita regolarmente eventi speciali con le principali superstar WWE, ma adesso sembrerebbe che un fondo arabo stia cercando di acquistare la federazione americana. Indiscrezioni che hanno spaventato alcuni fan, i quali pensano che un'eventuale cambio di proprietà possa cambiare definitivamente le dinamiche dello show, impedendo alle donne di lottare o evitando di affrontare determinati temi che potrebbero essere sensibili per il pubblico arabo. Ma sarà davvero così? Lo abbiamo chiesto a Michele Posa, la voce della WWE in Italia. Uno dei massimi esperti di wrestling in Europa, tanto da essere stato, assieme al collega Luca Franchini, il primo italiano a commentare dal vivo tre edizioni di Wrestlermania, il principale evento al mondo dedicato alla disciplina. Buon ascolto!
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I Cugini di Campagna: «È anche grazie ai Maneskin se siamo a Sanremo»
Dopo oltre 50 anni, i Cugini di Campagna finalmente sbarcano a Sanremo. Sembra quasi incredibile che una delle band più iconiche della musica italiana non abbia mai calcato il palco dell'Ariston. Ma, come si dice, meglio tardi che mai... Peraltro sarà un'esibizione ben lontana dai conosciuti stilemi di «Anima Mia». Anzi, c'è da credere che il gruppo romano possa essere una delle sorprese di questa edizione, con un brano cucito su misura da La Rappresentante di Lista, una delle realtà più interessanti del panorama musicale italiano. «Lettera 22», la canzone che i Cugini di Campagna porteranno al Festival, sembra davvero l'inno a una seconda giovinezza della band, che non a caso ha in serbo diversi progetti in cantiere. Ne abbiamo parlato nel podcast L'Ospite con Nick Luciani, il quale ci ha raccontato delle emozioni della vigilia e di alcune curiosità, come le possibili difficoltà a scendere la famigerata scalinata dell'Ariston... Buon ascolto!
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