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EPISODE · Dec 13, 2025 · 26 MIN

Audio - Padre Albanese: «Parlare il mandarino in Africa»

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di Giulio AlbaneseL’influenza del Dragone in Africa non è solo infrastrutture e prestiti: dagli investimenti ai programmi di formazione politica, Pechino plasma nuovi equilibri economici e culturali. Tra soft power e «coesistenza pacifica», Istituti Confucio e scuole modellate sul Pcc, emerge una strategia che mira a orientare il futuro delle élite locali. La via cinese allo sviluppo africano si distingue anche per l’assenza della «clausola di democraticità» e per la politica di «non ingerenza» negli affari interni, particolarmente apprezzate dai governi post-coloniali. Quest’analisi, tratta dall’ultimo libro di padre Giulio Albanese, «Afriche, inferno e paradiso» (Libreria Editrice Vaticana), illumina le dinamiche di una relazione destinata a ridisegnare gli equilibri globali.IN BREVEInvestimenti infrastrutturali La Cina ha investito nel continente ingenti risorse umane ed economiche, dando un impulso notevole allo sviluppo infrastrutturale. Tra il 2017 e il 2020 è stata il più grande investitore in Africa per posti di lavoro e capitale.Coesistenza pacifica Pechino influenza il continente non solo con infrastrutture e prestiti, ma anche attraverso soft power e programmi di formazione politica per le élite locali, in linea con la strategia di «coesistenza pacifica».Non ingerenza La strategia di sviluppo cinese è apprezzata dai governi post-coloniali per l’assenza della «clausola di democraticità» e la «non ingerenza» negli affari interni, principi che hanno favorito proficue relazioni economiche e commerciali.Formazione delle élite Il Pcc ha intensificato la formazione dei funzionari di partito e di governo africani, come dimostra la Mwalimu Julius Nyerere Leadership School in Tanzania, modellata sulla Scuola Centrale del PCC per lo scambio di esperienze di governance.Soft power Gli Istituti Confucio , che insegnano il mandarino e diffondono la cultura cinese, e gli investimenti nelle telecomunicazioni (Huawei e ZTE), che mirano a ridurre il divario digitale, sono elementi chiave del soft power cinese.Giulio Albanese Sacerdote dal 1986, è una figura di spicco nel giornalismo missionario e nella geopolitica del Sud del mondo. Dopo aver diretto il New People Media Centre di Nairobi, nel 1997 ha fondato l’agenzia missionaria Misna.Ha insegnato alla Pontificia Università Gregoriana e diretto riviste missionarie, tra cui Popoli e Missione. Dopo esser stato membro del Comitato per gli interventi caritativi della Cei, nel 2023 è diventato Direttore degli Uffici Comunicazioni sociali e Cooperazione missionaria del Vicariato di Roma. Nel 2024, Papa Francesco lo ha nominato membro del Consiglio della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.Collabora con Avvenire, Limes, Nigrizia e Osservatore Romano. È stato insignito del titolo di Grande ufficiale della Repubblica Italiana per meriti giornalistici dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Ha vinto 20 premi giornalistici e quattro letterari.Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua e-mail, iscriviti a Krisis su Substack This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit krisisinfo.substack.comVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Giulio AlbaneseL’influenza del Dragone in Africa non è solo infrastrutture e prestiti: dagli investimenti ai programmi di formazione politica, Pechino plasma nuovi equilibri economici e culturali. Tra soft power e «coesistenza pacifica», Istituti Confucio e scuole modellate sul Pcc, emerge una strategia che mira a orientare il futuro delle élite locali. La via cinese allo sviluppo africano si distingue anche per l’assenza della «clausola di democraticità» e per la politica di «non ingerenza» negli affari interni, particolarmente apprezzate dai governi post-coloniali. Quest’analisi, tratta dall’ultimo libro di padre Giulio Albanese, «Afriche, inferno e paradiso» (Libreria Editrice Vaticana), illumina le dinamiche di una relazione destinata a ridisegnare gli equilibri globali.IN BREVEInvestimenti infrastrutturali La Cina ha investito nel continente ingenti risorse umane ed economiche, dando un impulso notevole allo sviluppo infrastrutturale. Tra il 2017 e il 2020 è stata il più grande investitore in Africa per posti di lavoro e capitale.Coesistenza pacifica Pechino influenza il continente non solo con infrastrutture e prestiti, ma anche attraverso soft power e programmi di formazione politica per le élite locali, in linea con la strategia di «coesistenza pacifica».Non ingerenza La strategia di sviluppo cinese è apprezzata dai governi post-coloniali per l’assenza della «clausola di democraticità» e la «non ingerenza» negli affari interni, principi che hanno favorito proficue relazioni economiche e commerciali.Formazione delle élite Il Pcc ha intensificato la formazione dei funzionari di partito e di governo africani, come dimostra la Mwalimu Julius Nyerere Leadership School in Tanzania, modellata sulla Scuola Centrale del PCC per lo scambio di esperienze di governance.Soft power Gli Istituti Confucio , che insegnano il mandarino e diffondono la cultura cinese, e gli investimenti nelle telecomunicazioni (Huawei e ZTE), che mirano a ridurre il divario digitale, sono elementi chiave del soft power cinese.Giulio Albanese Sacerdote dal 1986, è una figura di spicco nel giornalismo missionario e nella geopolitica del Sud del mondo. Dopo aver diretto il New People Media Centre di Nairobi, nel 1997 ha fondato l’agenzia missionaria Misna.Ha insegnato alla Pontificia Università Gregoriana e diretto riviste missionarie, tra cui Popoli e Missione. Dopo esser stato membro del Comitato per gli interventi caritativi della Cei, nel 2023 è diventato Direttore degli Uffici Comunicazioni sociali e Cooperazione missionaria del Vicariato di Roma. Nel 2024, Papa Francesco lo ha nominato membro del Consiglio della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato.Collabora con Avvenire, Limes, Nigrizia e Osservatore Romano. È stato insignito del titolo di Grande ufficiale della Repubblica Italiana per meriti giornalistici dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Ha vinto 20 premi giornalistici e quattro letterari.Ricevi gli aggiornamenti direttamente nella tua e-mail, iscriviti a Krisis su Substack This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit krisisinfo.substack.comVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

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