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EPISODE · Jun 24, 2026 · 13 MIN

Caldo è “crisi umanitaria”: se non si agisce può solo peggiorare

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Per la prima volta il discorso annuale sulla crisi climatica del Segretario generale dell’ONU è stato pronunciato non davanti ai rappresentanti dei governi ma davanti a imprenditori, sindaci, società civile radunati nel London Climate Action Week, ce lo racconta proprio dalla conferenza Caterina Sarfatti, direttrice generale per l'inclusione e la leadership globale di C40 (rete globale di città e sindaci per il clima), che ci ricorda il titolo di 'Libération' di qualche giorno fa, già nel pieno dell’ondata di calore, “Bisogna politicizzare la canicola”: “E’ una questione sanitaria, economica, sociale, è una responsabilità collettiva e politica, soprattutto di fare in modo che almeno non peggiori visto che continuiamo a bruciare fossili”. Sarfatti spiega come si preparano le città (il nemico è l’asfalto ma anche la sostenibilità, ad esempio dei data center) e come d’altra parte la negazione climatica sia sempre più subdola: “Ma è solo riducendo la domanda di gas e petrolio che potremmo fermare l’escalation, il dibattito politico deve concentrarsi su questo”. Eppure di fronte a eventi molto chiari come treni che si fermano, scuole chiuse o monumenti che diventano inaccessibili per il calore, non si percepisce l’allarme nemmeno quello sanitario: “L’Europa è la parte del mondo più esposta al cambiamento climatico e l’Italia è un hotspot, c’è una emergenza per cui i governi non sono ancora preparati”, spiega Nicoletta Dentico direttrice del programma di salute globale presso la Society for International Development (SID) e docente di Salute globale all’Università La Sapienza di Roma. “La fascia di popolazione esposta è amplissima e quella più vulnerabile è più vasta di bambini e anziani, pensiamo ai detenuti, ai migranti nei centri di espulsioni, fino agli studenti, tutti quelli che stanno al chiuso”. Dentico racconta il paradosso dell’aria condizionata che il governo francese vorrebbe far diventare obbligatoria ma che ha tutti i suoi limiti. “La Croce rossa internazionale ha definito queste ondate di calore la grande questione umanitaria che dovremo affrontare d’ora in poi”. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

Per la prima volta il discorso annuale sulla crisi climatica del Segretario generale dell’ONU è stato pronunciato non davanti ai rappresentanti dei governi ma davanti a imprenditori, sindaci, società civile radunati nel London Climate Action Week, ce lo racconta proprio dalla conferenza Caterina Sarfatti, direttrice generale per l'inclusione e la leadership globale di C40 (rete globale di città e sindaci per il clima), che ci ricorda il titolo di 'Libération' di qualche giorno fa, già nel pieno dell’ondata di calore, “Bisogna politicizzare la canicola”: “E’ una questione sanitaria, economica, sociale, è una responsabilità collettiva e politica, soprattutto di fare in modo che almeno non peggiori visto che continuiamo a bruciare fossili”. Sarfatti spiega come si preparano le città (il nemico è l’asfalto ma anche la sostenibilità, ad esempio dei data center) e come d’altra parte la negazione climatica sia sempre più subdola: “Ma è solo riducendo la domanda di gas e petrolio che potremmo fermare l’escalation, il dibattito politico deve concentrarsi su questo”. Eppure di fronte a eventi molto chiari come treni che si fermano, scuole chiuse o monumenti che diventano inaccessibili per il calore, non si percepisce l’allarme nemmeno quello sanitario: “L’Europa è la parte del mondo più esposta al cambiamento climatico e l’Italia è un hotspot, c’è una emergenza per cui i governi non sono ancora preparati”, spiega Nicoletta Dentico direttrice del programma di salute globale presso la Society for International Development (SID) e docente di Salute globale all’Università La Sapienza di Roma. “La fascia di popolazione esposta è amplissima e quella più vulnerabile è più vasta di bambini e anziani, pensiamo ai detenuti, ai migranti nei centri di espulsioni, fino agli studenti, tutti quelli che stanno al chiuso”. Dentico racconta il paradosso dell’aria condizionata che il governo francese vorrebbe far diventare obbligatoria ma che ha tutti i suoi limiti. “La Croce rossa internazionale ha definito queste ondate di calore la grande questione umanitaria che dovremo affrontare d’ora in poi”. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.

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