EPISODE · Jun 19, 2026 · 17 MIN
Caucaso, confine culturale fra Vicino Oriente ed Eurasia
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di Aldo FerrariDietro le altissime montagne del Caucaso, la tradizione collocava Gog e Magog, i popoli dell’Apocalisse. Da quella stessa frontiera passavano però eserciti, commerci, miti e religioni, in un intreccio che ha fatto della regione uno dei grandi crocevia della storia eurasiatica. Prima ancora che uno spazio geografico, il Caucaso è stato una barriera mentale. A questa storia di confini, incontri e conflitti è dedicato Storia del Caucaso, il nuovo libro di Aldo Ferrari pubblicato da Carocci, di cui ospitiamo l’introduzione.IN BREVERilevanza geopolitica Citato per la prima volta nel Prometeo incatenato, per millenni il Caucaso ha costituito una frontiera tra popoli nomadi delle steppe eurasiatiche e civiltà stanziali del Vicino Oriente.Identità millenaria Al di là dei conflitti odierni, la regione possiede un’antichissima complessità culturale, profondamente radicata sia nell’immaginario biblico sia in quello classico.Laboratorio culturale Caratterizzato da una ricchezza etno-linguistica quasi insuperabile, il Caucaso si configura come un problematico crogiolo marginale e di perenne frontiera.Dominio russo La conquista zarista a fine Settecento, e il successivo assetto sovietico, hanno unificato l’intero territorio sotto un solo sistema politico duraturo.Anacronismi storiografici Analizzare queste terre applicando la categoria moderna di Stato-nazione è fuorviante a causa di identità locali stratificate, complesse e spesso non univoche.Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, il Caucaso ha iniziato ad attrarre con sempre maggiore intensità l’attenzione internazionale, divenendo una delle aree di maggior rilievo strategico del mondo contemporaneo. I numerosi conflitti scoppiati in quest’area a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo hanno fatto sì che gli studi di carattere geopolitico dedicati a quest’area siano quindi divenuti relativamente numerosi, anche in Italia. Tuttavia, l’odierna rilevanza geopolitica del Caucaso non dovrebbe farne dimenticare la straordinaria dimensione storica e culturale.Questa vasta regione prevalentemente montuosa che occupa lo spazio compreso tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è infatti una delle aree culturalmente più antiche e complesse del mondo e occupa un posto di rilievo nell’immaginario europeo, di derivazione sia biblica che classica. Pensiamo all’Ararat, il monte di Noé, tradizionale simbolo della terra armena [1]. Oppure all’avventura degli Argonauti in cerca del Vello d’Oro, in Colchide, vale a dire nella regione costiera dell’attuale Georgia; o ancora al titano Prometeo – che ha un corrispondente diretto nella figura pancaucasica di Amirani [2]– incatenato su un’alta vetta del Caucaso per aver osato sfidare la collera degli dèi. Proprio nell’opera eschilea Prometeo incatenato, scritta intorno alla metà del V secolo a.C., compare per la prima volta il termine Caucaso, che quindi si è diffuso a partire dalla Grecia.Questa connessione tra la Grecia antica ed il Caucaso non deve sorprendere. Georges Dumézil, che nei suoi studi ha dedicato un’attenzione particolare al Caucaso, parlava di «una cultura in passato comune all’insieme dei popoli della pianura del Sud-Est europeo e delle sponde del Mar Nero» [3]. Come è stato osservato, il Caucaso costituisce «uno dei più problematici laboratori di culture del nostro Mediterraneo» [4], caratterizzato da una quasi insuperabile ricchezza etno-linguistica e al tempo stesso da una dimensione fortemente marginale, “di frontiera”.Per millenni, infatti, il Caucaso ha costituito un confine non solo e non tanto geografico, quanto storico-culturale tra due mondi assai diversi, anche se tra loro comunicanti: quello del Vicino Oriente, con le sue civiltà complesse e durature, e quello delle steppe eurasiatiche, magmatico crogiolo di popoli nomadi.Pur essendo relativamente ben nota a Greci e Romani, poi anche a Bizantini, Arabi e Europei del Medioevo, questa regione rappresentava una sorta di estrema frontiera culturale e psicologica, oltre che geografica, del mondo conosciuto: «terra incognita, dove potevano coabitare fatto e finzione, antico e moderno» [5]. Nell’Antichità nessuno dei grandi imperi del Mediterraneo e del Vicino Oriente riuscì infatti a superare la catena del Grande Caucaso. Lo fecero invece, e di frequente, le popolazioni nomadi provenienti da Nord, dalle steppe eurasiatiche.Non a caso al Caucaso è collegata una tradizione risalente al popolarissimo Romanzo di Alessandro, secondo la quale il grande conquistatore dell’Oriente avrebbe racchiuso delle popolazioni barbare e minacciose al di là delle Porte del Caspio (o del Caucaso). E nella sura XVIII del Corano si racconta di come Alessandro vi abbia costruito una grande barriera («Gog e Magog non riuscirono a scalare lo sbarramento né a forarlo»). Oltre il Caucaso sono dunque rinserrati i popoli dell’Anticristo, connessi con le profezie escatologiche di Ezechiele 38-39 (dove Gog è re del Paese di Magog) e Apocalisse 20, 7-10 («Quando i mille anni saranno compiuti, Satana sarà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magog, per adunarli per la guerra»).Questa percezione liminare del Caucaso fu fatta propria anche nella lontana Europa medievale. Così, per esempio, nella mappa mundi del monastero di Ebstorf, nella Bassa Sassonia, eseguita intorno al 1235, a nord-est dell’Armenia è raffigurata una lunga catena montuosa, evidentemente il Caucaso, dietro alla quale – dice la legenda della mappa – si trovano le «duas gentes immundas Gog et Magog quas comites habebit Antichristus». Anche Marco Polo scrive: «quivi fece fare Alessandro una torre con gran fortezza, perché coloro non potessono passare per venire sopra lui, e chiamasi la “porta del ferro!”. E questo è lo luogo che dice il libro di Alessandro» (Milione, cap. XVII). Nell’immaginario delle popolazioni europee e vicino-orientali, tanto cristiane quanto musulmane, il Caucaso è quindi fortemente connotato come un confine estremo, un argine costantemente minacciato da popolazioni leggendarie, ma in realtà modellate sui nomadi provenienti dalle steppe eurasiatiche.Nonostante la sua convenzionalità, questa percezione coglieva in effetti il dato cruciale della storia del Caucaso, che per millenni ha costituito una frontiera tra i popoli nomadi e le civiltà stanziali del Vicino Oriente. Una frontiera impervia, ma non certo invalicabile, attraversata infinite volte da invasori che costringevano gli sconfitti a rifugiarsi nelle zone più alte e inaccessibili della regione. Si è creato così un crogiolo di tradizioni, popoli e lingue, troppo complesso per costituire uno spazio politico unitario, ma anche per essere dominato durevolmente dall’esterno. Tanto gli imperi del Vicino Oriente quanto quelli delle steppe eurasiatiche non hanno potuto esercitare che un controllo parziale e temporaneo sul Caucaso. Soltanto la conquista russa, a partire dalla fine del XVIII secolo, ha inserito l’intero spazio caucasico in un unico sistema politico, ricreatosi mutatis mutandis in epoca sovietica e parzialmente disgregatosi dopo il 1991.La frammentazione e la relativa marginalità della regione, e anche la forte differenziazione esistente tra la parte meridionale del Caucaso e quella settentrionale (quest’ultima a lungo poco documentata nelle fonti scritte), ne rendono molto problematico lo studio, soprattutto in un’ottica unitaria. Non a caso, all’interno della pur vasta bibliografia dedicata al Caucaso, sono ben pochi gli studi che hanno un carattere d’insieme. Questo vale soprattutto per il nostro Paese, dove sono disponibili solo alcuni testi di impianto ormai superato [6].Un approccio integrato e molto produttivo alla regione è presente nel volume Il Caucaso: cerniera tra culture dal Mediterraneo alla Persia. Secoli IV-XI (1996) in cui sono raccolti Atti della XVIII settimana di Studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, che coprono peraltro un’estensione cronologica relativamente limitata. Sono invece numerosi gli studi dedicati alla storia delle diverse componenti etniche della regione, soprattutto armeni e georgiani, ma anche circassi, osseti e così via, senza però che sia stata tentata una visione di sintesi. D’altro canto, i testi che studiano il Caucaso nell’ottica della geopolitica contemporanea si sforzano di fornirne un quadro unitario, ma risultano inevitabilmente lacunosi per quel che riguarda la prospettiva storica di lunga durata [7]. Il lettore italiano dispone peraltro anche della traduzione del volume di Charles King Il miraggio della libertà. Storia del Caucaso, che si concentra però essenzialmente sull’epoca moderna, a partire dall’espansione imperiale russa fino alla nascita dei nuovi Stati dopo il collasso dell’Unione Sovietica.Pur nella consapevolezza della compVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Aldo FerrariDietro le altissime montagne del Caucaso, la tradizione collocava Gog e Magog, i popoli dell’Apocalisse. Da quella stessa frontiera passavano però eserciti, commerci, miti e religioni, in un intreccio che ha fatto della regione uno dei grandi crocevia della storia eurasiatica. Prima ancora che uno spazio geografico, il Caucaso è stato una barriera mentale. A questa storia di confini, incontri e conflitti è dedicato Storia del Caucaso, il nuovo libro di Aldo Ferrari pubblicato da Carocci, di cui ospitiamo l’introduzione.IN BREVERilevanza geopolitica Citato per la prima volta nel Prometeo incatenato, per millenni il Caucaso ha costituito una frontiera tra popoli nomadi delle steppe eurasiatiche e civiltà stanziali del Vicino Oriente.Identità millenaria Al di là dei conflitti odierni, la regione possiede un’antichissima complessità culturale, profondamente radicata sia nell’immaginario biblico sia in quello classico.Laboratorio culturale Caratterizzato da una ricchezza etno-linguistica quasi insuperabile, il Caucaso si configura come un problematico crogiolo marginale e di perenne frontiera.Dominio russo La conquista zarista a fine Settecento, e il successivo assetto sovietico, hanno unificato l’intero territorio sotto un solo sistema politico duraturo.Anacronismi storiografici Analizzare queste terre applicando la categoria moderna di Stato-nazione è fuorviante a causa di identità locali stratificate, complesse e spesso non univoche.Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, il Caucaso ha iniziato ad attrarre con sempre maggiore intensità l’attenzione internazionale, divenendo una delle aree di maggior rilievo strategico del mondo contemporaneo. I numerosi conflitti scoppiati in quest’area a partire dagli anni Novanta dello scorso secolo hanno fatto sì che gli studi di carattere geopolitico dedicati a quest’area siano quindi divenuti relativamente numerosi, anche in Italia. Tuttavia, l’odierna rilevanza geopolitica del Caucaso non dovrebbe farne dimenticare la straordinaria dimensione storica e culturale.Questa vasta regione prevalentemente montuosa che occupa lo spazio compreso tra il Mar Nero e il Mar Caspio, è infatti una delle aree culturalmente più antiche e complesse del mondo e occupa un posto di rilievo nell’immaginario europeo, di derivazione sia biblica che classica. Pensiamo all’Ararat, il monte di Noé, tradizionale simbolo della terra armena [1]. Oppure all’avventura degli Argonauti in cerca del Vello d’Oro, in Colchide, vale a dire nella regione costiera dell’attuale Georgia; o ancora al titano Prometeo – che ha un corrispondente diretto nella figura pancaucasica di Amirani [2]– incatenato su un’alta vetta del Caucaso per aver osato sfidare la collera degli dèi. Proprio nell’opera eschilea Prometeo incatenato, scritta intorno alla metà del V secolo a.C., compare per la prima volta il termine Caucaso, che quindi si è diffuso a partire dalla Grecia.Questa connessione tra la Grecia antica ed il Caucaso non deve sorprendere. Georges Dumézil, che nei suoi studi ha dedicato un’attenzione particolare al Caucaso, parlava di «una cultura in passato comune all’insieme dei popoli della pianura del Sud-Est europeo e delle sponde del Mar Nero» [3]. Come è stato osservato, il Caucaso costituisce «uno dei più problematici laboratori di culture del nostro Mediterraneo» <a target="_blank"...
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