EPISODE · Jun 16, 2026 · 3 MIN
Certottica: dalle mummie agli occhiali per definire nuovi protocolli di conservazione
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Dopo i positivi riscontri del progetto Interreg Opti-Rail, il gruppo di Longarone lancia una sperimentazione che prevede l'uso di tecnologie utilizzate per i reperti archeologici applicate al design industriale del ventesimo secoloFermare il tempo e rallentare i processi di degrado dei materiali: è il problema che, per la scienza della conservazione, accomuna i resti millenari di una mummia e un paio di occhiali in celluloide degli anni 30. Ed è proprio a partire da questa sfida che nasce la nuova sperimentazione avviata da CertotticaGroup. Concluso il progetto transfrontaliero Opti-Rail, il gruppo di Longarone compie ora un ulteriore passo avanti nel campo della conservazione dei materiali plastici storici.«Il punto di partenza è una constatazione spesso poco nota: molte delle plastiche utilizzate nel design del Novecento, come l’acetato e il nitrato di cellulosa impiegati nella produzione di occhiali, sono materiali estremamente instabili – spiega un comunicato di CertotticaGroup - Contrariamente all’immaginario comune, non sono affatto “eterni”, ma soggetti a processi di degradazione chimica autocatalitica e difficilmente arrestabile».Per affrontare questo problema, i ricercatori del gruppo hanno deciso di guardare a un settore apparentemente lontano: quello dell’archeologia e della conservazione dei reperti organici antichi. Da qui è nata la collaborazione con il ricercatore Marco Samadelli dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research di Bolzano, impegnato da anni nello sviluppo di metodologie avanzate per la conservazione e il monitoraggio dei resti umani antichi in tutto il mondo. «Grazie a questa sinergia scientifica, CertotticaGroup si è dotata di due speciali soft box realizzate in film multistrato di polietilene, all’interno delle quali sono stati collocati 30 esemplari di occhiali storici restaurati (nelle foto) - prosegue la nota - Non si tratta di semplici teche espositive, ma di veri e propri micro-ambienti controllati. Le box sono sigillate ermeticamente e dotate di sensori che monitorano costantemente temperatura e umidità interna, segnalando tempestivamente qualsiasi variazione dei parametri ambientali. Nelle prossime settimane l’aria all’interno delle teche verrà inoltre sostituita con Argon, gas nobile inerte che consente di ridurre drasticamente i processi di ossidazione e di limitare la proliferazione di muffe o altri microrganismi responsabili del degrado dei materiali».L’obiettivo della sperimentazione è duplice: da un lato monitorare scientificamente l’evoluzione dei processi di degrado delle plastiche storiche, dall’altro raccogliere dati utili per sviluppare nuovi protocolli di conservazione dedicati ai manufatti del design industriale del Novecento.Per CertotticaGroup l’iniziativa rappresenta anche un passo ulteriore nel rafforzamento del proprio ruolo nel campo della ricerca applicata. «Questa sperimentazione dimostra come l'integrazione di competenze apparentemente distanti possa generare innovazione concreta – commenta nel comunicato il ceo di CertotticaGroup, Corrado Facco - La collaborazione con partner scientifici di eccellenza del territorio contribuisce a far evolvere la nostra attività oltre la certificazione, consolidando Certottica come un vero competence hub capace di affrontare la complessità tecnica a 360 gradi e di anticipare le sfide future».I dati raccolti nei prossimi mesi potranno contribuire alla definizione di nuovi protocolli internazionali per la gestione degli archivi storici aziendali e dei musei del design, aiutando a preservare una parte importante del patrimonio industriale e creativo del made in Italy.A cura della redazione
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