Che cos'è che rimane, bruciata la paglia? Vangelo e omelia | 33ª Domenica. Milano 221113 episode artwork

EPISODE · Nov 17, 2022 · 10 MIN

Che cos'è che rimane, bruciata la paglia? Vangelo e omelia | 33ª Domenica. Milano 221113

from don Domenico Saretto, prete dal 1991 · host SmartPray

Che cos'è che rimane, bruciata la paglia? Vangelo e omelia | 33ª Domenica. Milano 13 novembre 20220:00 Titoli di testa0:10 Vangelo della 33ª Domenica del Tempo ordinario (anno C), Lc 21,5-193:05 Omelia9:50 Titoli di codaSu YouTube 👉 https://youtu.be/G6Bq-Bc3zNk 👈Altro sulle stesse letture 👉 http://bit.ly/Domenica33 👈Trascrizione 👇«Il Signore giudicherà il mondo con giustizia». E lo strumento del giudizio del Signore sul mondo è il fuoco; il fuoco che brucia la paglia, il fuoco che toglie resistenza anche all’acciaio, il fuoco che segna la condanna dei reietti. Ma se «i superbi e coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia — dice il profeta Malachia — per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia». Cos’è questa “paglia” e cos’è, chi è questo “sole di giustizia”?Avvicinandoci alla Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo — domenica prossima —, la Liturgia ci istruisce sulla fine dei tempi, e oggi ci propone questa pagina del Vangelo secondo Luca, in cui Gesù esplicita ciò che sarà bruciato, ciò che sarà distrutto, e ciò che — per grazia di Dio — rimarrà. Di fronte all’ammirazione di alcuni — probabilmente gli stessi discepoli di Gesù — all’ammirazione di questi uomini alla vista del tempio di Gerusalemme «ornato di belle pietre e di doni votivi», Gesù predice: «Non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Sappiamo dalla Storia che questo si sarebbe verificato quarant’anni dopo con l’incendio e la distruzione del Tempio da parte dei Romani. E il Tempio era una cosa molto importante, era il simbolo della religione d’Israele. Immaginate che di fronte a San Pietro in Roma o al nostro Duomo di Milano, Gesù dica: “Non rimarrà pietra su pietra”. E potete avere un’idea di quanto fossero impressionanti queste parole per dei Giudei di allora. Ebbene, dice Gesù: “Tante strutture — anche religiose — faranno il loro tempo».Ma forse possiamo contare sulla stabilità civile, politica? Gesù predice guerre, rivoluzioni: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno». Gesù ci dice che anche questo è “paglia”, che non potrà resistere agli assalti della Storia, al giudizio del fuoco.E poi anche gli elementi naturali: «Vi saranno terremoti, carestie e pestilenze; fatti terrificanti, segni grandiosi dal cielo». E questa è la realtà, è la realtà con cui ci confrontiamo anche oggi, con cui si confronta l’uomo contemporaneo, così fiero del suo progresso tecnologico, che però sa di abitare una terra ballerina, e non è sicuro, non è sicuro che non ci possano essere eventi che scuotano questa terra. La Storia passata ci parla della deriva dei continenti, ci parla di grandi cambiamenti climatici, anche indipendenti dall’azione dell’uomo, ci parla di estinzione di innumerevoli specie viventi. Anche questo è “paglia”. Ma allora che cos’è questo «sole di giustizia«? Questo sole di giustizia non è un qualcosa, ma è una Persona: è Gesù Cristo. Gesù ci chiede fedeltà alla sua persona; ci chiede fedeltà alla fede che ci ha insegnato. Ci chiede fedeltà alla beata speranza del giudizio di Dio su ogni uomo e sulla Storia dell’uomo. Ci chiede di lavorare con amore, come abbiamo ascoltato da San Paolo che scrive ai Tessalonicesi. Tra questi primi cristiani si era diffusa — come sappiamo — la diceria che fosse prossima la fine del mondo, la fine della Storia, il ritorno di Cristo. E San Paolo li smentisce e dice: «Chi non vuole lavorare, neppure mangi!». Perché? Che cosa facevano? Nell’attesa del ritorno di Cristo, andavano in giro a predicare la fine del mondo, vivevano oziosi, avevano abbandonato il loro lavoro. «A questi tali — scrive san Paolo — esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità».Gesù Cristo ci dice, in conclusione del Vangelo di oggi: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Si può anche tradurre: «Salverete la vostra anima»: ψυχή, psyché. E mi piace questa (altra) parola che viene tradotta con «perseveranza»: ὑπομονῇ, upomonè. Upomonè vuol dire “rimanere sul posto, quando si è attaccati dal nemico”. Perseverare, essere lì a difendere, a resistere; non inoperosi, non oziosi, ma crescendo nella fede nella Parola di Dio, nella Parola di Dio che si è incarnata in Gesù Cristo, coltivando la beata speranza nella vita eterna, lavorando con amore.Questo ci ottenga la Vergine Santissima. Chiediamo la sua intercessione perché si realizzi quanto abbiamo chiesto nella preghiera all’inizio della celebrazione liturgica: «Il tuo aiuto, Signore Dio nostro, ci renda sempre lieti nel tuo servizio, perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene, possiamo avere felicità piena e duratura», già su questa terra e poi nella beatitudine.Così sia! Amen!

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