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EPISODE · Apr 8, 2026 · 12 MIN

Come l’Iran racconta la vittoria contro Trump (in stile Lego)

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di Elisabetta BurbaDopo che il presidente degli Stati Uniti ha accettato di trattare sul piano di pace proposto dalla Repubblica islamica, un video animato ha sintetizzato lo scontro Usa-Iran: Washington cede, Teheran trionfa. Più che propaganda, emerge un linguaggio digitale inedito, fatto di ironia, ritmo pop e narrazione lineare. La strategia dei Guardiani della Rivoluzione punta a coinvolgere il pubblico globale usando i codici dei meme, trasformando la comunicazione politica in arma asimmetrica.IN BREVEGuerriglia dei mattoncini Il collettivo Explosive Media, legato ai Pasdaran, usa animazioni Lego per narrare la tregua fra Washington e Teheran. Un linguaggio pop che trasforma la crisi in una storia virale.Mimetismo digitale Teheran abbandona la retorica solenne per i codici dei meme. L’obiettivo è produrre contenuti così accattivanti da rendere irrilevante l’origine governativa del messaggio.Potenza asimmetrica L’Iran monitora il sentimento globale per tradurre la propria ideologia in formati pop. Questa capacità di parlare la lingua dell’avversario neutralizza i filtri critici.Dai Pasdaran ai Maga I video fluiscono dai canali ufficiali ai feed della sinistra anti-imperialista e dei movimenti Maga. Lo scetticismo verso l’interventismo Usa diventa il collante virale.Infiltrazione invisibile Diventando indistinguibile dai contenuti d’intrattenimento, la propaganda dei Guardiani della rivoluzione si fa più insidiosa.Robert A. Pape, professore alla University of Chicago, ha parlato di «enorme sconfitta strategica per gli Stati Uniti, la perdita più grande dalla guerra del Vietnam», sottolineando che «l’Iran è diventato una potenza mondiale». L’analista politico di Washington Trita Parsi ha osservato che «la guerra fallita di Trump ha eliminato la potenza delle minacce militari americane». Più ottimista la BBC, che ha parlato di «vittoria temporanea per Trump».Dopo il passo indietro del presidente degli Stati Uniti, che stanotte ha accettato di trattare sui 10 punti proposti dall’Iran per mettere fine alla guerra, sui media e sui social media si sono moltiplicate le interpretazioni. Analisi, retroscena, letture divergenti… Ogni versione prova a spiegare cosa è successo e, soprattutto, chi ha vinto.Ma ce n’è una che si sta facendo notare più delle altre. Non è la più dettagliata, né tantomeno la più prudente. È la più semplice. È un breve video – tre minuti con animazione in stile Lego – che riduce lo scontro tra Stati Uniti e Iran a una sequenza lineare.Non si tratta di un meme. Si tratta di un modello comunicativo che non lascia spazio all’ambiguità, non apre scenari. Il video definisce una verità narrativa. Gli Stati Uniti hanno perso, l’Iran ha vinto. Tutto è ordinato, chiaro, comprensibile. Ed è proprio la sua semplicità a renderlo efficace.Ma la forza di questo video non è solo una questione di contenuto. È anche una questione di linguaggio. La clip usa gli stessi codici dei video virali globali: animazione elementare, ritmo veloce, narrazione lineare, ironia. Non parla come la propaganda tradizionale. Parla come Internet.Eppure questo video non nasce in un contesto neutro. È prodotto in Iran dal collettivo indipendente Explosive Media, secondo alcuni analisti collegato all’ecosistema dei Pasdaran che negli ultimi anni ha investito sempre di più nei linguaggi digitali e virali.Il video inizia nel 2026, nel cuore del Pentagono. Un Donald Trump raffigurato con tratti arroganti ride accanto a generali sudati e in preda al panico, che caccia dal suo cospetto. Dopodiché preme un pulsante rosso: i jet americani decollano alla volta dell’Iran e bombardano acciaierie, ponti, centrali elettriche.Mentre a Washington si festeggia, in Iran i comandanti militari premono un altro pulsante rosso, su cui compare la scritta «Ritorno all’età della pietra». Uno sciame di missili balistici e di droni si alza in volo. In Israele, la centrale elettrica Orot Rabin e l’aeroporto Ben Gurion vengono distrutti. Nel Golfo, i porti di Dubai, le raffinerie di Abu Dhabi e quelle di Ras Tanura in Arabia Saudita vengono ridotte in cenere. Mentre Trump si agita tutto sudato a letto, l’economia globale crolla. Il Golfo precipita in un’oscurità totale. Gli europei sono al gelo. Gli americani, in coda per il pane, tornano a usare i cavalli. A Dubai e a Riad i cammelli corrono su piste da Formula 1 abbandonate e le pecore pascolano in stadi miliardari vuoti.Intanto, in Iran gli ingegneri ripristinano la rete elettrica e torna la luce. La sequenza culmina con le basi militari USA del Golfo circondate da folle furibonde, che costringono i soldati americani ad alzare bandiera bianca. I monarchi della regione, rappresentati come corrotti, vengono rovesciati. Trump si sveglia dall’incubo e scopre che sono state accettate le 10 condizioni iraniane per il cessate il fuoco. Il video termina con Trump sul pavimento in pigiama, che singhiozza accanto a una bandiera bianca.Come raccontato su Krisis due giorni fa, quella iraniana è molto più che propaganda. È un cambio di paradigma. Dopo l’attacco del 28 febbraio, Teheran ha iniziato a parlare all’Occidente con una lingua nuova. Non più quella ideologica della propaganda tradizionale, ma quella fluida della cultura digitale. Video animati, riferimenti pop, ironia, ritmo narrativo: tutti strumenti pensati non solo per convincere, ma per circolare e farsi ascoltare. Soprattutto in Occidente.Dietro l’offensiva digitale di Teheran si nasconde una trasformazione significativa all’interno del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica. L’ha descritta in un’inchiesta sul New York Magazine Narges Bajoghli, un’antropologa irano-americana che insegna alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies di Washington. La professoressa ha frequentato per oltre un decennio i creatori digitali legati ai Basij e ai Pasdaran, documentando come queste organizzazioni abbiano trasformato la loro comunicazione. «Il regime ha capito che per sopravvivere nell’era digitale non basta più censurare le informazioni» scrive Narges Bajoghli, «ma che occorre imparare a produrre contenuti che la gente voglia effettivamente guardare».A gestire questa transizione è una nuova generazione di creatori digitali, che hanno sostituito la retorica austera dei padri con una profonda conoscenza degli algoritmi occidentali. «L’obiettivo è creare contenuti che si muovano così velocemente online da rendere irrilevante la loro origine governativa» spiega l’antropologa. «Se un video è divertente o visivamente accattivante, viene condiviso prima ancora che l’utente possa chiedersi chi lo abbia prodotto».I propagandisti del regime, che lavorano in uffici che ricordano le startup della Silicon Valley, non si sono limitati a passare dai video di martiri in bianco e nero a grafiche pop e animazioni Lego. Dai loro uffici high-tech, i creatori digitali del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica monitorano il sentimento globale per mettere a punto la loro narrazione. L’obiettivo sembra essersi spostato dalla persuasione ideologica degli iraniani alla conquista dell’attenzione del pubblico globale. «Non stiamo parlando di una propaganda rivolta solo all’interno» precisa Narges Bajoghli, «ma di una macchina capace di tradurre l’ideologia iraniana nei codici della cultura pop globale, rendendo l’Iran una potenza comunicativa asimmetrica».Gli autori dei video hanno fatto propria una lezione fondamentale: per vincere la guerra dell’informazione, bisogna parlare la lingua dell’avversario. I propagandisti di Teheran hanno capito che l’ironia e il formato meme sono i migliori grimaldelli per penetrare nelle discussioni occidentali senza attivare i filtri della censura politica. Ecco perché la loro produzione è diventata ibrida e veloce, pensata per essere frammentata e condivisa su piattaforme come X e TikTok. Come spiega l’antropologa della Johns Hopkins, «questi contenuti sono progettati per essere fluidi: partono dai canali ufficiali di Teheran, vengono rilanciati dalle reti degli Houthi e dai media russi, per poi finire, spesso decontestualizzati, sia nei feed della sinistra anti-imperialista occidentale sia in quelli dei movimenti Maga, uniti da uno scetticismo comune verso l’interventismo americano».Una guerriglia semantica che sta dando ottimi risultati, ma che resta propaganda. Eppure l’efficacia dell’innovativa narrazione di Teheran sta proprio nella sua natura ibrida: l’Iran ha iniziato a parlare all’Occidente nella sua stessa lingua. Paradossalmente, diventando indistinguibile dai nostri meme, la narrazione dei Guardiani della rivoluzione risulta più difficile da riconoscere. E proprio per questo è più insidiosa.Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 InternazionaleElisabetta Burba Fondatrice e direttrice responsabile di Krisis, è una giornalista d’inchiesta e docente a contratto all’Università Statale di Milano. È stata capo della sVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Elisabetta BurbaDopo che il presidente degli Stati Uniti ha accettato di trattare sul piano di pace proposto dalla Repubblica islamica, un video animato ha sintetizzato lo scontro Usa-Iran: Washington cede, Teheran trionfa. Più che propaganda, emerge un linguaggio digitale inedito, fatto di ironia, ritmo pop e narrazione lineare. La strategia dei Guardiani della Rivoluzione punta a coinvolgere il pubblico globale usando i codici dei meme, trasformando la comunicazione politica in arma asimmetrica.IN BREVEGuerriglia dei mattoncini Il collettivo Explosive Media, legato ai Pasdaran, usa animazioni Lego per narrare la tregua fra Washington e Teheran. Un linguaggio pop che trasforma la crisi in una storia virale.Mimetismo digitale Teheran abbandona la retorica solenne per i codici dei meme. L’obiettivo è produrre contenuti così accattivanti da rendere irrilevante l’origine governativa del messaggio.Potenza asimmetrica L’Iran monitora il sentimento globale per tradurre la propria ideologia in formati pop. Questa capacità di parlare la lingua dell’avversario neutralizza i filtri critici.Dai Pasdaran ai Maga I video fluiscono dai canali ufficiali ai feed della sinistra anti-imperialista e dei movimenti Maga. Lo scetticismo verso l’interventismo Usa diventa il collante virale.Infiltrazione invisibile Diventando indistinguibile dai contenuti d’intrattenimento, la propaganda dei Guardiani della rivoluzione si fa più insidiosa.Robert A. Pape, professore alla University of Chicago, ha parlato di «enorme sconfitta strategica per gli Stati Uniti, la perdita più grande dalla guerra del Vietnam», sottolineando che «l’Iran è diventato una potenza mondiale». L’analista politico di Washington Trita Parsi ha osservato che «la guerra fallita di Trump ha eliminato la potenza delle minacce militari americane». Più ottimista la BBC, che ha parlato di «vittoria temporanea per Trump».Dopo il passo indietro del presidente degli Stati Uniti, che stanotte ha accettato di trattare sui 10 punti proposti dall’Iran per mettere fine alla guerra, sui media e sui social media si sono moltiplicate le interpretazioni. Analisi, retroscena, letture divergenti… Ogni versione prova a spiegare cosa è successo e, soprattutto, chi ha vinto.Ma ce n’è una che si sta facendo notare più delle altre. Non è la più dettagliata, né tantomeno la più prudente. È la più semplice. È un breve video – tre minuti con animazione in stile Lego – che riduce lo scontro tra Stati Uniti e Iran a una sequenza lineare.Non si tratta di un meme. Si tratta di un modello comunicativo che non lascia spazio all’ambiguità, non apre scenari. Il video definisce una verità narrativa. Gli Stati Uniti hanno perso, l’Iran ha vinto. Tutto è ordinato, chiaro, comprensibile. Ed è proprio la sua semplicità a renderlo efficace.Ma la forza di questo video non è solo una questione di contenuto. È anche una questione di linguaggio. La clip usa gli stessi codici dei video virali globali: animazione elementare, ritmo veloce, narrazione lineare, ironia. Non parla come la propaganda tradizionale. Parla come Internet.Eppure questo video non nasce in un contesto neutro. È prodotto in Iran dal collettivo indipendente Explosive Media, secondo alcuni analisti collegato all’ecosistema dei Pasdaran che negli ultimi anni ha investito sempre di più nei linguaggi digitali e virali.Il video inizia nel 2026, nel cuore del Pentagono. Un Donald Trump raffigurato con...

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Piramidi Club The Bitcoin Butcher La Migliore Pizza di Firenze Vampires of the Paper Flower Consortium Elizabeth Guizzetti Come for the evening, stay for eternity! Paper Flower Consortium is a podcast from the largest vampire coven in Seattle. Their stories are told by Loretta Fabron Onfoy, coven historian and librarian, in the hope that the modern vampire's way of life is not lost during the next great language transformation. Some tales in this anthology are horrific, some are droll, some are filled with misadventure--just like any eternal existence. Episodes sponsored by the Paper Flower Consortium's Business Community. The history is followed by questions from curious initiates. Want to ask Lady Loretta a question about vampirism? Have a topic you want to see discussed? Email [email protected] La Finanza in Soldoni Massimo Famularo - Hypercast Podcast e newsletter indipendente di informazione ed educazione finanziaria.Nessuno mi paga per vendervi niente e voi non mi pagate per dirvi in cosa investire. Newsletter http://lafinanzainsoldoni.substack.com/Youtubehttps://www.youtube.com/c/MassimoFamularoBloghttps://massimofamularo.com/X(ex-Twitter)https://x.com/MassimoFamularo---Questo podcast fa parte di Hypercast Network — 📧 Per proposte commerciali scrivi a: [email protected] The Writers' Show Geoff Hughes A podcast about writing, featuring interviews with authors and songwriters at all levels of success.Inspiring and successful authors reveal the secrets about writing, creativity and the business of independent publishing and songwriting.Featuring interviews with successful authors and songwriters excited to share the journey from idea to published book and song.Host Geoff Hughes is the founder of Madhouse Media PublishingMore info on the Writers Show Website

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