EPISODE · May 15, 2026 · 2 MIN
Corridoio Affrescato, Sala del Capitolo e Cortile della Fontana
from MODENA SI MOSTRA · host eArs
Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per una lunghezza di ben 160 metri. In corrispondenza della parete di fondo, l’architettura reale sembra confondersi e prolungarsi in quella dipinta. Sulla parete corta fra l’accesso alla sagrestia da un lato, e il passaggio alla sala del capitolo dall’altro, si spalanca infatti un sorprendente dipinto illusionistico, opera seicentesca del modenese Bernardino Cervi. Fra due fughe di colonne, interrotte da un’imponente loggia identica a quella posta all’ingresso dell'abbazia laziale di Montecassino, San Benedetto smaschera prodigiosamente l’inganno di Totila. Venuto a sapere delle capacità profetiche di Benedetto, il re ostrogoto gli inviò uno scudiero in abiti regali perché si fingesse lui. Ma al santo bastò un solo sguardo per svelare il tiro mancino, e a Totila non restò che riconoscerne le superiori qualità.Dal corridoio si accede alla sala del Capitolo. Dopo la chiesa, era questo il luogo più importante del monastero. Qui si riunivano i monaci per pregare, discutere le questioni legate alla gestione del cenobio, oltre che per commemorare i confratelli defunti. Proprio a questi ultimi fa riferimento l’iscrizione in latino leggibile su due lastre marmoree a pavimento, che recita: «non hanno lasciato coloro che rimarranno, ma hanno preceduto coloro che li seguiranno». Si tratta dell’accesso alle tombe sotterranee dei frati.Uscendo dalla porta della sala del capitolo si apre il cortile quattrocentesco della fontana. In questo chiostro, in origine più ampio e circondato in parte da eleganti porticati, fu allestita la spezieria monastica, cioè la prima farmacia modenese aperta al pubblico. Uno dei compiti dei frati consisteva infatti nella produzione di medicamenti impiegando le piante officinali coltivate nell’orto claustrale.
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Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per una lunghezza di ben 160 metri. In corrispondenza della parete di fondo, l’architettura reale sembra confondersi e prolungarsi in quella dipinta. Sulla parete corta fra l’accesso alla sagrestia da un lato, e il passaggio alla sala del capitolo dall’altro, si spalanca infatti un sorprendente dipinto illusionistico, opera seicentesca del modenese Bernardino Cervi. Fra due fughe di colonne, interrotte da un’imponente loggia identica a quella posta all’ingresso dell'abbazia laziale di Montecassino, San Benedetto smaschera prodigiosamente l’inganno di Totila. Venuto a sapere delle capacità profetiche di Benedetto, il re ostrogoto gli inviò uno scudiero in abiti regali perché si fingesse lui. Ma al santo bastò un solo sguardo per svelare il tiro mancino, e a Totila non restò che riconoscerne le superiori qualità.Dal corridoio si accede alla sala del Capitolo. Dopo la chiesa, era questo il luogo più importante del monastero. Qui si riunivano i monaci per pregare, discutere le questioni legate alla gestione del cenobio, oltre che per commemorare i confratelli defunti. Proprio a questi ultimi fa riferimento l’iscrizione in latino leggibile su due lastre marmoree a pavimento, che recita: «non hanno lasciato coloro che rimarranno, ma hanno preceduto coloro che li seguiranno». Si tratta dell’accesso alle tombe sotterranee dei frati.Uscendo dalla porta della sala del capitolo si apre il cortile quattrocentesco della fontana. In questo chiostro, in origine più ampio e circondato in parte da eleganti porticati, fu allestita la spezieria monastica, cioè la prima farmacia modenese aperta al pubblico. Uno dei compiti dei frati consisteva infatti nella produzione di medicamenti impiegando le piante officinali coltivate nell’orto claustrale.
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Corridoio Affrescato, Sala del Capitolo e Cortile della Fontana
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