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PODCAST · arts

MODENA SI MOSTRA

  1. 7

    Corridoio Affrescato, Sala del Capitolo e Cortile della Fontana

    Quando si dice “essere di manica larga”; la chiesa di San Pietro aveva invece una manica… lunga. Anche se oggi è interrotto da tramezzi moderni, è ancora possibile intuire lo sviluppo di un corridoio cinquecentesco che percorreva tutto l'edificio, per una lunghezza di ben 160 metri. In corrispondenza della parete di fondo, l’architettura reale sembra confondersi e prolungarsi in quella dipinta. Sulla parete corta fra l’accesso alla sagrestia da un lato, e il passaggio alla sala del capitolo dall’altro, si spalanca infatti un sorprendente dipinto illusionistico, opera seicentesca del modenese Bernardino Cervi. Fra due fughe di colonne, interrotte da un’imponente loggia identica a quella posta all’ingresso dell'abbazia laziale di Montecassino, San Benedetto smaschera prodigiosamente l’inganno di Totila. Venuto a sapere delle capacità profetiche di Benedetto, il re ostrogoto gli inviò uno scudiero in abiti regali perché si fingesse lui. Ma al santo bastò un solo sguardo per svelare il tiro mancino, e a Totila non restò che riconoscerne le superiori qualità.Dal corridoio si accede alla sala del Capitolo. Dopo la chiesa, era questo il luogo più importante del monastero. Qui si riunivano i monaci per pregare, discutere le questioni legate alla gestione del cenobio, oltre che per commemorare i confratelli defunti. Proprio a questi ultimi fa riferimento l’iscrizione in latino leggibile su due lastre marmoree a pavimento, che recita: «non hanno lasciato coloro che rimarranno, ma hanno preceduto coloro che li seguiranno». Si tratta dell’accesso alle tombe sotterranee dei frati.Uscendo dalla porta della sala del capitolo si apre il cortile quattrocentesco della fontana. In questo chiostro, in origine più ampio e circondato in parte da eleganti porticati, fu allestita la spezieria monastica, cioè la prima farmacia modenese aperta al pubblico. Uno dei compiti dei frati consisteva infatti nella produzione di medicamenti impiegando le piante officinali coltivate nell’orto claustrale. 

  2. 6

    Sagrestia

    Un’atmosfera di rinascimentale sacralità si respira nella solenne sacrestia della chiesa di San Pietro, costruita a partire dal 1538. La grande sala rettangolare è interamente sovrastata dalla volta, opera del 1578 di Girolamo da Vignola, affrescata con intrecci di rami carichi di foglie e frutti, protesi al centro verso la maestosa figura di Cristo Redentore.Osservate ora le pareti. Nella parte superiore, lungo tutto il perimetro della sacrestia, si snoda un fregio dipinto dallo stesso pittore vignolese a imitazione di cornici e rilievi scultorei. Gli ovali sono invece abitati dai quattro Evangelisti, a cui si aggiunge San Benedetto, mentre in quelli più esterni si aprono vedute paesaggistiche riconducibili al territorio modenese.Gli abiti sacri dei canonici di San Pietro erano custoditi nei preziosi armadi allineati lungo le pareti. Questi furono realizzati per la maggior parte da Gianfrancesco Brennona da Cremona intorno al 1548. Utilizzando la tecnica dell’intarsio – accostando cioè come in un puzzle tessere di diverse varietà di legni – l’artista da forma a scorci di città ideali. Subito sotto… non vi sembra che gli scomparti contengano oggetti reali? Si tratta invece di un trompe-l’oeil, cioè di un virtuosismo che, letteralmente, inganna l’occhio! Sulla parete destra della sagrestia, gli armadi più antichi furono integrati a metà dell’Ottocento con nuovi elementi della bottega modenese di Andrea Pagliani, e di nuovo nel secolo successivo da Remo Masetti. Individuate l’anta con la croce e la scritta “PAX”. Proprio da quel lato sono state aggiunte le tarsie ottocentesche, che mostrano cinque vedute del monastero laziale di Montecassino più una sesta della chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia.La sacrestia trova infine il suo fulcro nell’altare drappeggiato in seta, sopra il quale trova posto la cinquecentesca Adorazione dei Magi del pittore bolognese Bartolomeo Cesi.

  3. 5

    Museo di Arte Sacra della Chiesa di San Pietro

    La chiesa di San Pietro è affiancata dal Museo d’arte sacra: vera e propria raccolta di tesori che con il loro splendore e carica simbolica hanno impreziosito l’edificio di culto nel corso della sua storia.Un posto speciale merita sicuramente la ricostruzione dell’altare eretto nel 1629 per le esequie solenni del duca Cesare d’Este, principale artefice dello spostamento della corte ducale da Ferrara a Modena nel 1598. L’allestimento visibile nel Museo vuole restituire al visitatore l’atmosfera solenne di quelle celebrazioni barocche. Dovete sapere che i due torcieri componibili in legno, impiegati per sistemarvi le candele che illuminavano l’altare, sono stati rinvenuti in una soffitta della chiesa e successivamente studiati e restaurati. Secondo gli storici, sono proprio quelli impiegati per l’altare originale! La collezione annovera inoltre un gran numero di reliquiari. Tra questi, forse ne noterete uno dall’aspetto singolare. È quello del piede destro di Maria Maddalena, databile alla seconda metà del ‘500. Imita la forma di un piede reale per fare il paio con quello sinistro della santa, conservato nella basilica di San Giovanni dei Fiorentini a Roma. Secondo la tradizione, nel Duecento un monaco di nome Martino aveva il compito di custodire le spoglie della Maddalena a Marsiglia. Quando venne trasferito a Reggio Emilia, pensò bene di portarsi via un ricordo della santa, strappandole il piede! La reliquia fu traslata da Reggio a Modena nel 1783, quando le comunità di frati delle due città si unirono. Particolarmente prezioso è infine il pastorale, il bastone del vescovo, opera di bottega orafa modenese del secondo quarto del XVI secolo. È costituito da un nodo intermedio in forma di tempio, abitato da piccole figure di santi. Da esso, muove l’elaborato ricciolo sommitale che termina al centro con il busto di San Pietro. Prendetevi il vostro tempo per esplorare queste meraviglie e restare rapiti dai bagliori… dell’oro.

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