EPISODE · Jul 2, 2026 · 12 MIN
Damasco balla di nuovo: la Siria dopo Assad tra rave e bombe
from Musica e Mondo · host Giovo
Damasco, tre immagini in 48 ore. Mercoledì sera un dj set in centro: consolle, luci, gente che balla, una scena che fino a diciannove mesi fa era impensabile. Giovedì pomeriggio una bomba esplode in un caffè del quartiere al-Marjah, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia: almeno sei morti. E martedì il presidente Ahmed al-Sharaa ha completato il primo parlamento della Siria post-Assad. Una pista da ballo, una bomba, un parlamento, dentro un chilometro quadrato. Di chi è il paese nuovo? Un passo indietro. L'8 dicembre 2024 il regime di Bashar al-Assad è crollato dopo cinquantaquattro anni di potere della sua famiglia e quasi quattordici di guerra civile, mezzo milione di morti. A rovesciarlo un'offensiva lampo guidata da Hay'at Tahrir al-Sham, gruppo islamista nato come costola siriana di al-Qaeda. Il suo capo, l'ex jihadista al-Jolani, oggi si fa chiamare col suo vero nome, Ahmed al-Sharaa, ha messo giacca e cravatta ed è stato ricevuto da Trump alla Casa Bianca. Il nuovo parlamento, però, non è eletto: il presidente ne nomina un terzo, propone le leggi e può bloccarle. Chi conosce la storia siriana vede una bandiera rossa grande come una casa. E qui entra la musica, perché la guerra siriana è stata anche una guerra di canzoni. Nel 2011 l'inno delle piazze nacque a Hama: "Yalla irhal ya Bashar", vattene Bashar. Fu attribuito a Ibrahim Qashoush, un pompiere ripescato dal fiume con la gola tagliata e le corde vocali strappate. Dall'altra parte c'era George Wassouf, la voce del potere. E poi Asala Nasri, damascena, schierata con la rivoluzione e ripagata con quindici anni di esilio. Oggi c'è una terza Siria, quella dei rave nei centri commerciali abbandonati, dove una generazione balla per la prima volta. Ballare a Damasco nel 2026 è un atto politico, esattamente come lo era cantare a Hama nel 2011. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.IG: @giovodust / @musicaemondo_news
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Damasco, tre immagini in 48 ore. Mercoledì sera un dj set in centro: consolle, luci, gente che balla, una scena che fino a diciannove mesi fa era impensabile. Giovedì pomeriggio una bomba esplode in un caffè del quartiere al-Marjah, a pochi metri dal Palazzo di Giustizia: almeno sei morti. E martedì il presidente Ahmed al-Sharaa ha completato il primo parlamento della Siria post-Assad. Una pista da ballo, una bomba, un parlamento, dentro un chilometro quadrato. Di chi è il paese nuovo? Un passo indietro. L'8 dicembre 2024 il regime di Bashar al-Assad è crollato dopo cinquantaquattro anni di potere della sua famiglia e quasi quattordici di guerra civile, mezzo milione di morti. A rovesciarlo un'offensiva lampo guidata da Hay'at Tahrir al-Sham, gruppo islamista nato come costola siriana di al-Qaeda. Il suo capo, l'ex jihadista al-Jolani, oggi si fa chiamare col suo vero nome, Ahmed al-Sharaa, ha messo giacca e cravatta ed è stato ricevuto da Trump alla Casa Bianca. Il nuovo parlamento, però, non è eletto: il presidente ne nomina un terzo, propone le leggi e può bloccarle. Chi conosce la storia siriana vede una bandiera rossa grande come una casa. E qui entra la musica, perché la guerra siriana è stata anche una guerra di canzoni. Nel 2011 l'inno delle piazze nacque a Hama: "Yalla irhal ya Bashar", vattene Bashar. Fu attribuito a Ibrahim Qashoush, un pompiere ripescato dal fiume con la gola tagliata e le corde vocali strappate. Dall'altra parte c'era George Wassouf, la voce del potere. E poi Asala Nasri, damascena, schierata con la rivoluzione e ripagata con quindici anni di esilio. Oggi c'è una terza Siria, quella dei rave nei centri commerciali abbandonati, dove una generazione balla per la prima volta. Ballare a Damasco nel 2026 è un atto politico, esattamente come lo era cantare a Hama nel 2011. Musica e Mondo è la newsletter gratuita di Giovo. 🎵 La puoi ascoltare gratis su tutti i servizi audio 📩 Se la vuoi leggere la trovi su Substack.IG: @giovodust / @musicaemondo_news
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