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EPISODE · May 7, 2020 · 4 MIN

Design Thinking: Strumenti

from Digital Trasformation · host Valerio Maria Murgolo

Molti sono i tolls utilizzati in un processo di design thinking, dal facilitatore, ma proviamo a definirne i principali:-visualizzazione, come suggerisce il nome serve a visualizzare i concetti verbali con grafici, di flusso, di progetto o semplicemente rappresentativi, che aiutino a semplificare ciò che diversamente sarebbe rappresentato nella mente dei partecipanti come immagini già da noi archiviate. Questo è il motivo per cui si utilizzano, come strumenti base, post-it, pennarelli e fogli, da riempire e spostare in base alle proprie necessità e bisogni visivi.-Storytelling Canvas, che consiste in un tool molto semplice da utilizzare, è un modello su carta, che serve a rappresentare tramite una storia il brand, o prodotto/servizio, creando emozione ed esperienza utente accattivante. Il format prevede 10 campi da riempire con diversi punti che generano la storia:1) L’obiettivo della storia, che serve a mettere a focus ciò che si vuole raggiungere.2) Il pubblico, o personas, a cui rivolgersi.3) I valori da esaltare e trasmettere.4) Call to Action, CTA, quindi quale azione vogliamo che il pubblico faccia.5) Architettura della storia, o viaggio dell’eroe, quindi come impostare la struttura narrativa.6) Immaginario visivo, bisogna creare l’ambiente della storia.7) Tono e scelta lessicale, o tono di voce, quale stile narrativo?8) Habitat mediatico, è necessario stabilire i canali di trazione, soprattutto social, e se sviluppare attività a pagamento.9) Costo/budget, quindi il costo sostenibile.10) Metriche, quindi i Kpi necessari per misurare i risultati dello storytelling.-Mappe mentali, si basa sul concetto di creare, strutturare e classificare idee collegabili e catalogabili, secondo un ordine a più alberi, da sviluppare sull’obiettivo principale. Anche questo è uno strumento di visualizzazione, molto utile nella fase di brainstorming, con l’ausilio di post-it e pennarelli da spostare in evoluzione.-I touchpoints, che sono i punti di contatto con cui vogliamo entrare in relazione con il cliente o utente.I punti di contatto sono il luogo dove mostrare il nostro servizio/prodotto che “toccherà” il nostro stakeholder per raggiungerlo in maniera diretta ed efficace. Possono essere off-line, come retail, punto vendita, fiere, eventi o semplicemente la sede, e on-line, dal sito, ai social, ma anche una campagna Ads.Devono essere inseriti all’interno di un framework dai prioritari, o importanti, ai meno.-Personas, che consiste nell’immaginare, e simulare, degli archetipi dei nostri clienti, utenti, attraverso la rappresentazione di tutti gli aspetti fondamentali, come dati demografici, sociali e relazionali, di utilizzo dei device e su quali punti di contatto, passando per il grado di istruzione, le competenze e le capacità. Il tutto supportato dai dati raccolti. Serve ad identificare il pubblico, targettizzato, a cui rivolgersi.-Empaty Map, è la rappresentazione, grazie all’immedesimazione, di cosa pensano, dicono, vedono e sentono i nostri clienti, utenti, ovviamente successivo, e completamento, delle personas.Quindi bisogna immaginarsi, sempre grazie ai dati raccolti, come si comporta il nostro stakeholder quando è soggetto a determinati stimoli. Grazie a questo tool bisogna identificare anche le paure, comprensivo di frustrazioni, gli obiettivi e le necessità.-Experience Map, ovviamente a completamento del percorso, che consiste nel tracciamento, sempre grafico, dell’esperienza del nostro cliente, utente, partendo dai diversi punti di contatto e di acquisto, definendo gli obiettivi che persegue lungo il percorso e raccogliendo i feedback emotivi, positivi, negativi o neutrali, che è possibile immaginare.Successivamente si intervistano gli stakeholder per quadrare la mappa e verificare se le analisi effettuate sono aderenti alla realtà.

Molti sono i tolls utilizzati in un processo di design thinking, dal facilitatore, ma proviamo a definirne i principali:-visualizzazione, come suggerisce il nome serve a visualizzare i concetti verbali con grafici, di flusso, di progetto o semplicemente rappresentativi, che aiutino a semplificare ciò che diversamente sarebbe rappresentato nella mente dei partecipanti come immagini già da noi archiviate. Questo è il motivo per cui si utilizzano, come strumenti base, post-it, pennarelli e fogli, da riempire e spostare in base alle proprie necessità e bisogni visivi.-Storytelling Canvas, che consiste in un tool molto semplice da utilizzare, è un modello su carta, che serve a rappresentare tramite una storia il brand, o prodotto/servizio, creando emozione ed esperienza utente accattivante. Il format prevede 10 campi da riempire con diversi punti che generano la storia:1) L’obiettivo della storia, che serve a mettere a focus ciò che si vuole raggiungere.2) Il pubblico, o personas, a cui rivolgersi.3) I valori da esaltare e trasmettere.4) Call to Action, CTA, quindi quale azione vogliamo che il pubblico faccia.5) Architettura della storia, o viaggio dell’eroe, quindi come impostare la struttura narrativa.6) Immaginario visivo, bisogna creare l’ambiente della storia.7) Tono e scelta lessicale, o tono di voce, quale stile narrativo?8) Habitat mediatico, è necessario stabilire i canali di trazione, soprattutto social, e se sviluppare attività a pagamento.9) Costo/budget, quindi il costo sostenibile.10) Metriche, quindi i Kpi necessari per misurare i risultati dello storytelling.-Mappe mentali, si basa sul concetto di creare, strutturare e classificare idee collegabili e catalogabili, secondo un ordine a più alberi, da sviluppare sull’obiettivo principale. Anche questo è uno strumento di visualizzazione, molto utile nella fase di brainstorming, con l’ausilio di post-it e pennarelli da spostare in evoluzione.-I touchpoints, che sono i punti di contatto con cui vogliamo entrare in relazione con il cliente o utente.I punti di contatto sono il luogo dove mostrare il nostro servizio/prodotto che “toccherà” il nostro stakeholder per raggiungerlo in maniera diretta ed efficace. Possono essere off-line, come retail, punto vendita, fiere, eventi o semplicemente la sede, e on-line, dal sito, ai social, ma anche una campagna Ads.Devono essere inseriti all’interno di un framework dai prioritari, o importanti, ai meno.-Personas, che consiste nell’immaginare, e simulare, degli archetipi dei nostri clienti, utenti, attraverso la rappresentazione di tutti gli aspetti fondamentali, come dati demografici, sociali e relazionali, di utilizzo dei device e su quali punti di contatto, passando per il grado di istruzione, le competenze e le capacità. Il tutto supportato dai dati raccolti. Serve ad identificare il pubblico, targettizzato, a cui rivolgersi.-Empaty Map, è la rappresentazione, grazie all’immedesimazione, di cosa pensano, dicono, vedono e sentono i nostri clienti, utenti, ovviamente successivo, e completamento, delle personas.Quindi bisogna immaginarsi, sempre grazie ai dati raccolti, come si comporta il nostro stakeholder quando è soggetto a determinati stimoli. Grazie a questo tool bisogna identificare anche le paure, comprensivo di frustrazioni, gli obiettivi e le necessità.-Experience Map, ovviamente a completamento del percorso, che consiste nel tracciamento, sempre grafico, dell’esperienza del nostro cliente, utente, partendo dai diversi punti di contatto e di acquisto, definendo gli obiettivi che persegue lungo il percorso e raccogliendo i feedback emotivi, positivi, negativi o neutrali, che è possibile immaginare.Successivamente si intervistano gli stakeholder per quadrare la mappa e verificare se le analisi effettuate sono aderenti alla realtà.

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