Dio fa preferenze? Anche sì! Vangelo e omelia | 30ª Domenica (anno C). Milano 221023 episode artwork

EPISODE · Oct 26, 2022 · 8 MIN

Dio fa preferenze? Anche sì! Vangelo e omelia | 30ª Domenica (anno C). Milano 221023

from don Domenico Saretto, prete dal 1991 · host SmartPray

Dio fa preferenze? Anche sì! Vangelo e omelia | 30ª Domenica (anno C). Milano, 23 ottobre 20220:00 Titoli di testa0:11 Vangelo della 30ª Domenica (anno C)1:54 Omeli8:04 Titoli di codaSu YouTube 👉 https://youtu.be/TWvkUnrtaIE 👈Letture: Dir 36,16b-17.20-22a; Sal 33(34); 2 Tim 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14Trascrizione e altro sulle stesse letture 👉 http://bit.ly/Domenica30 👈«Il povero grida e il Signore lo ascolta». Chi è il «povero» che trova ascolto agli orecchi del Signore? Sappiamo già che nel linguaggio biblico «povero» non è chi versa nella miseria materiale, ma chi è umile, mite, chi confida nel Signore e non in se stesso, in ciò che ha e in ciò che può. E questo lo abbiamo ascoltato anche dal libro del Siracide che ci rassicura che «il Signore è giudice, e per lui non c’è preferenza di persone». I signori di quaggiù spesso fanno preferenza di persone, amano stare con gli altri signori, cercano il favore degli altri signori, che siano ricchi, potenti o famosi; e invece spesso disprezzano la gente comune. Ma il nostro Signore — il Dio d’Israele e il Padre di Gesù Cristo e Padre Nostro — invece ascolta «il povero, l’oppresso, l’orfano, la vedova» quando a Lui si rivolgono, chiedendo aiuto. Dio non fa preferenza di persone. Però Gesù nella parabola che abbiamo appena ascoltato ci invita a un confronto, a un confronto tra «due uomini»; o meglio, tra gli atteggiamenti di questi «due uomini». Questi «due uomini» hanno qualcosa in comune: salgono «al tempio», al tempio di Gerusalemme; come tanti e tante vanno in chiesa. Salgono «al tempio a pregare»: come — ancora — tanti e tante oggi vanno e vengono in chiesa per celebrare l’Eucaristia. Ambedue si guardano dentro. E il primo, «il fariseo», guardandosi dentro vede la sua eccellenza, vede la sua virtù: «Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». L’altro, invece, guardandosi dentro, prega così: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». L’uno, «il fariseo», si mette a confronto con gli altri uomini e ringrazia Dio perché lui è diverso, gli altri «sono ladri, ingiusti, adulteri». Il loro peccato lo vede impersonato dall’odioso «pubblicano». Invece, «il pubblicano» non si guarda attorno, non alza «gli occhi al cielo». Tutta la sua mente, il suo cuore, il suo essere è centrato sulla richiesta di perdono. E Gesù racconta questa parabola mettendo a confronto «due uomini» che appartenevano a due categorie che avevano una considerazione pubblica molto diversa perché i farisei erano stimati come uomini religiosi, e i pubblicani erano odiati come esattori delle imposte. Ma Gesù conclude in termini molto chiari: «il pubblicano», che chiede perdono, lo ottiene; l’altro, che invece si ritiene impeccabile, è ancora carico dei suoi peccati, che gli rimangono nascosti. E l’Evangelista precisa, con la precisione dell’Evangelista Luca: «Gesù disse questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione» — come il fariseo — «di essere giusti e disprezzavano gli altri», come il pubblicano è disprezzato dallo stesso fariseo. L’insegnamento è chiarissimo; però c’è bisogno che costantemente noi ci confrontiamo con questi due personaggi, perché c’è qualcosa dell’uno e dell’altro dentro ciascuno di noi. Dio non fa preferenze di persone, però ascolta la preghiera di chi sa chiedere perdono; e rimane senza risposta per chi invece si ritiene già giusto. Abbiamo bisogno di un costante esame, oggi e sempre, e fino al termine della nostra vita. Mi è piaciuto ascoltare questa conclusione della seconda lettera di San Paolo apostolo a Timoteo e rileggere, riascoltare queste parole: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». Mi è piaciuto personalmente, anche perché l’ho visto anche nel necrologio di una persona che è morta recentemente e che mi è cara. Questo è quello che dobbiamo desiderare, dobbiamo chiedere al Signore, per intercessione della Vergine fedele: di «combattere la buona battaglia». Non la battaglia del fariseo contro i pubblicani, ma «la buona battaglia» della fede. Conservare la fede fino alla fine, conservare lo spirito di autentico pentimento, perché pecchiamo “sette volte” al giorno. E così meritare «la corona di giustizia», che — come dice San Paolo — «il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno»; a san Paolo, a tutti i santi, «ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione». Così sia! Amen!

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