EPISODE · Jun 28, 2025 · 4 MIN
Don't Let Me Down (Live @Bistrot 2019)-Remastered 2025
from Silvio Vinci · host Silvio Vinci
“Don’t Let Me Down (Live @ Bistrot 2019)” by FACTORY (Mark I) Un omaggio viscerale e pieno d’anima ai Beatles, nel cuore del underground sassarese. I FACTORY (Mark I) rendono omaggio ai Beatles con una versione intensa e sentita di Don’t Let Me Down, eseguita dal vivo nel 2019 in un Bar Bistrot gremito, caldo, vibrante di musica e partecipazione. La voce di Fabrizio Cherubini si muove su territori profondi, quasi imploranti, restituendo tutta la fragilità e la forza emotiva della versione lennoniana. Alla chitarra, ospite d’eccezione Giorgio Sale costruisce un fraseggio appassionato, elegante e al tempo stesso ruvido, con un suono pieno e rotondo che dà corpo all’intero arrangiamento. Silvio Vinci alterna con maestria il timbro elettrico e caldo del Wurlitzer con la maestosità vibrante dell’Hammond, creando un tappeto armonico che oscilla tra soul, psych e gospel urbano, mentre la sezione ritmica con Chris Pain al basso e Luca Monaco alla batteria tiene insieme tutto con groove rotondo e sottile raffinatezza. È una versione che non vuole stupire con virtuosismi, ma tocca corde profonde, sincera e rispettosa, eppure piena della personalità della band. Un ultimo sussurro collettivo della Mark I, che non ha mai suonato così vicina al cuore del pubblico come in quella notte.
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“Don’t Let Me Down (Live @ Bistrot 2019)” by FACTORY (Mark I) Un omaggio viscerale e pieno d’anima ai Beatles, nel cuore del underground sassarese. I FACTORY (Mark I) rendono omaggio ai Beatles con una versione intensa e sentita di Don’t Let Me Down, eseguita dal vivo nel 2019 in un Bar Bistrot gremito, caldo, vibrante di musica e partecipazione. La voce di Fabrizio Cherubini si muove su territori profondi, quasi imploranti, restituendo tutta la fragilità e la forza emotiva della versione lennoniana. Alla chitarra, ospite d’eccezione Giorgio Sale costruisce un fraseggio appassionato, elegante e al tempo stesso ruvido, con un suono pieno e rotondo che dà corpo all’intero arrangiamento. Silvio Vinci alterna con maestria il timbro elettrico e caldo del Wurlitzer con la maestosità vibrante dell’Hammond, creando un tappeto armonico che oscilla tra soul, psych e gospel urbano, mentre la sezione ritmica con Chris Pain al basso e Luca Monaco alla batteria tiene insieme tutto con groove rotondo e sottile raffinatezza. È una versione che non vuole stupire con virtuosismi, ma tocca corde profonde, sincera e rispettosa, eppure piena della personalità della band. Un ultimo sussurro collettivo della Mark I, che non ha mai suonato così vicina al cuore del pubblico come in quella notte.
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