E ora tocca alla Meloni | 23/10/2022 | Il Punto della Settimana episode artwork

EPISODE · Oct 23, 2022 · 5 MIN

E ora tocca alla Meloni | 23/10/2022 | Il Punto della Settimana

from Il Punto della Settimana · host Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio È raro vedere un capo di governo darsi tanto da fare a poche ore dal passaggio delle consegne all’esecutivo successivo. Però, l’ultima apparizione di Mario Draghi a Bruxelles, nelle vesti di presidente del Consiglio, è stata caratterizzata da un “tour de force” straordinario nel tentativo (poi in parte riuscito) di smuovere i cosiddetti Paesi “frugali” del Nord Europa dalle loro solipsistiche posizioni sulla questione del prezzo del gas. E le ragioni di tanto impegno è stato lo stesso premier dimissionario ad illustrarle, dichiarando di voler favorire “una transizione serena”, in modo che Giorgia Meloni possa “rapidamente iniziare la sua attività”. Del resto, ad attendere al varco la nuova maggioranza di destra ci sono ostacoli molto insidiosi come, tra gli altri, la crisi energetica e l’attuazione del piano nazionale delle riforme. Relativamente al primo dei due problemi appena indicati, possiamo tranquillamente dire che, pur lasciando Draghi in eredità dei conti pubblici sostanzialmente in ordine, il nuovo governo verrà, comunque, a trovarsi in difficoltà quasi subito, proprio a causa della crisi energetica e dei sessanta miliardi già utilizzati da Palazzo Chigi per porvi un argine. Pertanto, al momento l’esecutivo Meloni è destinato a navigare tra le ristrettezze, potendo disporre, al massimo, di un “tesoretto” di circa dieci miliardi che basteranno soltanto per prorogare di altri tre mesi tutte le misure già in vigore contro il caro bollette. Dopo di che, la via di uscita apparentemente più facile da percorrere sembrerebbe quella della “finanza allegra” e degli scostamenti di bilancio più volte evocati da Salvini durante la campagna elettorale, ma che i recenti e clamorosi insuccessi di Liz Truss in Gran Bretagna sconsigliano decisamente di seguire: soprattutto in previsione di quali sarebbero le reazioni dei mercati sui nostri titoli di Stato. Di conseguenza, salvo miracoli che per ora non si intravedono all’orizzonte, nuove risorse per i prossimi mesi si potranno ricavare – con buona pace di quanto promesso incautamente agli elettori - solo da provvedimenti impopolarissimi, quali sono gli aumenti di tasse o i tagli alla spesa. Il secondo ostacolo fondamentale che il governo Meloni dovrà assolutamente superare consisterà, invece, nel portare a termine il regolare compimento del nostro Pnrr, a proposito del quale occorrerà presentare all’Unione Europea una riforma del codice degli appalti – unitamente all’effettiva attuazione della legge sulla concorrenza approvata in estate - che siano coerenti con quanto Bruxelles si attende dal nostro Paese prima di concedergli, a dicembre, quei venti miliardi di euro che rappresentano il valore della terza tranche di aiuti. Poi, una volta ottenuti i fondi, bisognerà anche dimostrare di essere in grado di spenderli correttamente: cosa di cui l’esperienza di quanto normalmente avviene in relazione a tutti gli altri fondi europei diversi dal Recovery Fund, induce a dubitare. Certo, chi, negli ultimi tre anni, è stato chiamato al governo di un Paese in una qualunque parte del mondo, è stato particolarmente sfortunato: gli avvenimenti che si sono succeduti in questo arco di tempo rischiano, infatti, di travolgere ogni tipo di certezza o di speranza. L’inflazione è ormai diffusa a livello globale come non lo era mai più stata da quarant’anni a questa parte ed è destinata a gravare seriamente sia sulle famiglie, che sui bilanci pubblici. Ne venivamo, soprattutto come Italia, da una fase storica in cui – per circa un decennio – la crescita economica non era stata propriamente esaltante, ma tuttavia un’inflazione bassissima aveva permesso anche ai Paesi più indebitati (come il nostro) di far fronte agli oneri debitori senza incontrare rilevanti difficoltà, oltre a garantire alle famiglie la stabilità del loro potere d’acquisto e quella dei loro redditi. Ma adesso quel periodo di calma piatta è finito e diventerà sempre più difficile finanziarsi, sia per le famiglie che per le imprese. I tassi di interesse a basso costo diventano così un beato ricordo, rendendo molto più difficoltosa l’iniziativa di chiunque intenda investire. E non ci vuole John Maynard Keynes per comprendere che dal calo degli investimenti discendono, inevitabilmente, meno reddito e meno occupazione. Purtroppo, almeno fino a ieri, l’Europa - che pure aveva reagito in maniera efficace e solidale dinanzi alla minaccia pandemica - sul versante della crisi energetica, condizionata come è stata per mesi e mesi da troppi conflitti di interesse tra i vari Stati membri, si è rivelata del tutto incapace di dotarsi di una politica energetica comune che sarebbe, invece, risultata quanto mai essenziale in questi frangenti. Vedremo adesso cosa succederà martedì 25 al prossimo vertice dei ministri europei dell’Energia. Pertanto, il cammino che la prima donna premier italiana si appresta a percorrere è tutt’altro che in discesa: la sua credibilità a livello internazionale è ancora tutta da guadagnare ed in questo senso alcuni alleati di maggioranza non le sono sicuramente d’aiuto... La nuova inquilina di palazzo Chigi, al di là delle diffidenze che politicamente può ispirare, sembra però, un tipo serio e pragmatico che, forse, ha già capito quanto siano ormai lontani i tempi della ”pacchia è finita” e quanto siano, invece, attuali quelli della prudenza, dell’ascolto, della riflessione e – perché no – anche dell’umiltà. Buon lavoro, Giorgia Meloni.

A cura di Ferruccio Bovio È raro vedere un capo di governo darsi tanto da fare a poche ore dal passaggio delle consegne all’esecutivo successivo. Però, l’ultima apparizione di Mario Draghi a Bruxelles, nelle vesti di presidente del Consiglio, è stata caratterizzata da un “tour de force” straordinario nel tentativo (poi in parte riuscito) di smuovere i cosiddetti Paesi “frugali” del Nord Europa dalle loro solipsistiche posizioni sulla questione del prezzo del gas. E le ragioni di tanto impegno è stato lo stesso premier dimissionario ad illustrarle, dichiarando di voler favorire “una transizione serena”, in modo che Giorgia Meloni possa “rapidamente iniziare la sua attività”. Del resto, ad attendere al varco la nuova maggioranza di destra ci sono ostacoli molto insidiosi come, tra gli altri, la crisi energetica e l’attuazione del piano nazionale delle riforme. Relativamente al primo dei due problemi appena indicati, possiamo tranquillamente dire che, pur lasciando Draghi in eredità dei conti pubblici sostanzialmente in ordine, il nuovo governo verrà, comunque, a trovarsi in difficoltà quasi subito, proprio a causa della crisi energetica e dei sessanta miliardi già utilizzati da Palazzo Chigi per porvi un argine. Pertanto, al momento l’esecutivo Meloni è destinato a navigare tra le ristrettezze, potendo disporre, al massimo, di un “tesoretto” di circa dieci miliardi che basteranno soltanto per prorogare di altri tre mesi tutte le misure già in vigore contro il caro bollette. Dopo di che, la via di uscita apparentemente più facile da percorrere sembrerebbe quella della “finanza allegra” e degli scostamenti di bilancio più volte evocati da Salvini durante la campagna elettorale, ma che i recenti e clamorosi insuccessi di Liz Truss in Gran Bretagna sconsigliano decisamente di seguire: soprattutto in previsione di quali sarebbero le reazioni dei mercati sui nostri titoli di Stato. Di conseguenza, salvo miracoli che per ora non si intravedono all’orizzonte, nuove risorse per i prossimi mesi si potranno ricavare – con buona pace di quanto promesso incautamente agli elettori - solo da provvedimenti impopolarissimi, quali sono gli aumenti di tasse o i tagli alla spesa. Il secondo ostacolo fondamentale che il governo Meloni dovrà assolutamente superare consisterà, invece, nel portare a termine il regolare compimento del nostro Pnrr, a proposito del quale occorrerà presentare all’Unione Europea una riforma del codice degli appalti – unitamente all’effettiva attuazione della legge sulla concorrenza approvata in estate - che siano coerenti con quanto Bruxelles si attende dal nostro Paese prima di concedergli, a dicembre, quei venti miliardi di euro che rappresentano il valore della terza tranche di aiuti. Poi, una volta ottenuti i fondi, bisognerà anche dimostrare di essere in grado di spenderli correttamente: cosa di cui l’esperienza di quanto normalmente avviene in relazione a tutti gli altri fondi europei diversi dal Recovery Fund, induce a dubitare. Certo, chi, negli ultimi tre anni, è stato chiamato al governo di un Paese in una qualunque parte del mondo, è stato particolarmente sfortunato: gli avvenimenti che si sono succeduti in questo arco di tempo rischiano, infatti, di travolgere ogni tipo di certezza o di speranza. L’inflazione è ormai diffusa a livello globale come non lo era mai più stata da quarant’anni a questa parte ed è destinata a gravare seriamente sia sulle famiglie, che sui bilanci pubblici. Ne venivamo, soprattutto come Italia, da una fase storica in cui – per circa un decennio – la crescita economica non era stata propriamente esaltante, ma tuttavia un’inflazione bassissima aveva permesso anche ai Paesi più indebitati (come il nostro) di far fronte agli oneri debitori senza incontrare rilevanti difficoltà, oltre a garantire alle famiglie la stabilità del loro potere d’acquisto e quella dei loro redditi. Ma adesso quel periodo di calma piatta è finito e diventerà sempre più difficile finanziarsi, sia per le...

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On va refaire le monde X "En mode coach" Lola Bon. J’ai décidé d’aborder des sujets dont on ne parle pas, par peur du jugement de l’autre, par pudeur, par insignifiance, ou par manque d’envie.Le sexe est pourtant partout. Il fait partie intégrante des relations humaines, qu’elles soient amoureuses, amicales, professionnelles, cordiales ou même fortuites. Et pourtant, on n’en parle pas, ou pas assez, ou juste pas de la bonne manière.Moi, je veux parler du sexe, du vrai, celui qui est là, devant nous, et qu’on ignore…Bienvenue sur : On va refaire le monde X En mode coach. Le comptoir de la psychologie Le comptoir de la psychologie Je suis Jo, psychologue clinicienne et j'ai crée ce podcast afin de rendre accessible les différents reliefs de la psychologie. Il s'agit d'un travail de construction et de déconstruction pour apprendre et s'ouvrir autour des différents thèmes que logent la psychologie et la psychanalyse. J'aborde le métier du psychologue et de sa rencontre mais aussi ses outils, concepts, représentations, symptômes etc... Pour me soutenir, j'ai crée une page Patreon : https://www.patreon.com/lecomptoirdelapsychologie Merci beaucoup pour vos contributions ainsi que vos encouragements, vos retours ❤️ Bonnes écoutes :-) Contact : [email protected] Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations. Alcatraz Radio2 "Fratello, la cosa assurda non è che sono un italiano nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti. La cosa assurda è che tu stai fuori. Che tutti lì fuori siete liberi e state di schifo. Dov'è la tua libertà, tesoro? Nei lager dei quartieri di merda in cui vi hanno ficcato come bestiame, che cosa vi aspettate di diventare, onorevoli? Vi tengono in vita solo perché dovete comprare. Consigli per gli acquisti? Fanculo. Chi di noi due è nel braccio della morte? lo o te? Benvenuto ad Alcatraz, tesoro.” Babel Radio Popolare Il podcast della trasmissione Babel di Radio Popolare

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