EPISODE · Jun 13, 2026 · 36 MIN
EastMed: egemonia sionista sul Mediterraneo; in rotta di collisione con Ankara
from Rimappatura del Sudovest asiatico · host I Bastioni di Orione
Israele si muove da agente coloniale nei “suoi” territori, altrove diventa imperialistaLo scenario di quanto avviene nel Mediterraneo orientale restituisce una sorta di asse tra Grecia, parte della comunità europea, come Cipro – che però è un’isola che ha una sua parte turca – e Israele, che sta cercando di espandere il proprio colonialismo sul Mediterraneo orientale, che è un corridoio essenziale per il transito delle merci (e delle risorse energetiche) provenienti da est per rifornire l’Europa, evitando di transitare dalla Belt Road Initiative cinese, ma anche dalla Turchia, che, andando in porto EastMed Project verrebbe marginalizzata e la centralità delle sue pipeline ridimensionata. Questa alleanza si è manifestata anche nell’episodio della Sumud Flottilla, dimostrando di quanto si è allargato l’espansionismo dell’entità sionista. E ancora di più vista la penetrazione israeliana non solo sulle coste, ma anche nella regione mediorientale in aperta collisione con i territori il cui controllo Erdogan si è attribuito dopo la guerra siriana e persino in Caucaso, dove i “fratelli” azeri ospitano truppe dell’Idf pronte a invadere l’Iran.Allora con Murat Cinar abbiamo ripreso il discorso affrontato con Simone Zoppellaro sull’Armenia per vedere la terza elezione di Pashinyan dal punto di vista di Ankara e da lì innestare il grandangolo, per allargare lo sguardo all’intero scacchiere. Intanto Pashinyan è a tal punto pronto ad accogliere qualsiasi istanza di pace provenga dalla Turchia che invita Ankara ad aprire le frontiere (e i mercati) all’Armenia, grazie al lavoro di trasformismo che l’ha portato alla avventura fallimentare della guerra in Nagorno-Karabakh alle aperture attuali; aperture che comprendono anche la continuazione dell’adesione all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, l’alleanza militare creata dalla Russia con altre cinque repubbliche ex sovietiche (Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e appunto Armenia), nonostante l’indifferenza russa durante la guerra con Baku: una Realpolitik in sintonia con le strategie regionali, dove confluiscono ingerenze israeliane, russe, EU… turche.I corridoi energetici allargano ulteriormente i protagonisti coinvolti arrivando anche all’India, da cui trae origine tutto (è la nazione che non ha mai smesso di appoggiare il sionismo, tuttora), ma persino l’Egitto ha interessi in questo flusso di gas, che vede lo stato ebraico imporre il percorso degli approvvigionamenti in combutta con l’UE (che non a caso balbetta sul genocidio perpetrato da Netanyahu); e anche sauditi e turchi devono sottomettersi a Tel Aviv nell’ottica trumpiana. Anche se Ankara è tagliato fuori da EastMed e perde centralità; in un momento in cui sia Netanyahu, sia Erdogan intendono vincere le elezioni e rimanere al potere a vita, nonostante l’impopolarità. Raffinati strateghi entrambi: il presidente turco ha investito soldi tempo ed energia, perso consensi nell’occupazione siriana, ma ora il ritorno economico è enorme.Un ulteriore elemento è quello collegato al mondo curdo che più volte è stato richiamato da Trump nell’ambito della guerra persiana, ma anche dell’intromissione di Erdogan che ha cercato di impedire il coinvolgimento del secondo esercito più agguerrito dell’Iran, da un lato; e dall’altro prosegue il confronto con il Pkk all’interno, che va però a rilento, perché le trattative sono state disattese da parte del governo, mentre l’organizzazione di Ocalan continua ad avere sostegno enorme. Attendiamo un’evoluzione…
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Israele si muove da agente coloniale nei “suoi” territori, altrove diventa imperialistaLo scenario di quanto avviene nel Mediterraneo orientale restituisce una sorta di asse tra Grecia, parte della comunità europea, come Cipro – che però è un’isola che ha una sua parte turca – e Israele, che sta cercando di espandere il proprio colonialismo sul Mediterraneo orientale, che è un corridoio essenziale per il transito delle merci (e delle risorse energetiche) provenienti da est per rifornire l’Europa, evitando di transitare dalla Belt Road Initiative cinese, ma anche dalla Turchia, che, andando in porto EastMed Project verrebbe marginalizzata e la centralità delle sue pipeline ridimensionata. Questa alleanza si è manifestata anche nell’episodio della Sumud Flottilla, dimostrando di quanto si è allargato l’espansionismo dell’entità sionista. E ancora di più vista la penetrazione israeliana non solo sulle coste, ma anche nella regione mediorientale in aperta collisione con i territori il cui controllo Erdogan si è attribuito dopo la guerra siriana e persino in Caucaso, dove i “fratelli” azeri ospitano truppe dell’Idf pronte a invadere l’Iran.Allora con Murat Cinar abbiamo ripreso il discorso affrontato con Simone Zoppellaro sull’Armenia per vedere la terza elezione di Pashinyan dal punto di vista di Ankara e da lì innestare il grandangolo, per allargare lo sguardo all’intero scacchiere. Intanto Pashinyan è a tal punto pronto ad accogliere qualsiasi istanza di pace provenga dalla Turchia che invita Ankara ad aprire le frontiere (e i mercati) all’Armenia, grazie al lavoro di trasformismo che l’ha portato alla avventura fallimentare della guerra in Nagorno-Karabakh alle aperture attuali; aperture che comprendono anche la continuazione dell’adesione all’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, l’alleanza militare creata dalla Russia con altre cinque repubbliche ex sovietiche (Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e appunto Armenia), nonostante l’indifferenza russa durante la guerra con Baku: una Realpolitik in sintonia con le strategie regionali, dove confluiscono ingerenze israeliane, russe, EU… turche.I corridoi energetici allargano ulteriormente i protagonisti coinvolti arrivando anche all’India, da cui trae origine tutto (è la nazione che non ha mai smesso di appoggiare il sionismo, tuttora), ma persino l’Egitto ha interessi in questo flusso di gas, che vede lo stato ebraico imporre il percorso degli approvvigionamenti in combutta con l’UE (che non a caso balbetta sul genocidio perpetrato da Netanyahu); e anche sauditi e turchi devono sottomettersi a Tel Aviv nell’ottica trumpiana. Anche se Ankara è tagliato fuori da EastMed e perde centralità; in un momento in cui sia Netanyahu, sia Erdogan intendono vincere le elezioni e rimanere al potere a vita, nonostante l’impopolarità. Raffinati strateghi entrambi: il presidente turco ha investito soldi tempo ed energia, perso consensi nell’occupazione siriana, ma ora il ritorno economico è enorme.Un ulteriore elemento è quello collegato al mondo curdo che più volte è stato richiamato da Trump nell’ambito della guerra persiana, ma anche dell’intromissione di Erdogan che ha cercato di impedire il coinvolgimento del secondo esercito più agguerrito dell’Iran, da un lato; e dall’altro prosegue il confronto con il Pkk all’interno, che va però a rilento, perché le trattative sono state disattese da parte del governo, mentre l’organizzazione di Ocalan continua ad avere sostegno enorme. Attendiamo un’evoluzione…
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EastMed: egemonia sionista sul Mediterraneo; in rotta di collisione con Ankara
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