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EPISODE · Jun 12, 2026 · 18 MIN

Epstein e il saccheggio della Russia

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di Chris HedgesChris Hedges intervista la giornalista investigativa Moe Tkacik sui retroscena finanziari dello scandalo Epstein. Dal crollo dell’Urss all’appropriazione degli asset statali, l’ex giornalista del New York Times spiega i meccanismi con cui ricchezza, informazione e impunità si intrecciano ai vertici del potere. Nella prima puntata di questa serie, indagine sul lato oscuro della classe dirigente anglo-americana.IN BREVECabala degli oligarchi Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 ha dato il via a un brutale e sistematico saccheggio delle risorse statali russe, gettando le basi per la nascita della classe oligarchica.Ruolo di Harvard Sotto la guida di Larry Summers alla Banca Mondiale, l’economista di Harvard Andrei Shleifer ha supervisionato la privatizzazione di migliaia di imprese statali. Sua moglie, manager di hedge fund, si è arricchita enormemente.Ascesa di Blavatnik Tra i protagonisti del saccheggio post-sovietico emerge Len Blavatnik, miliardario legato a Epstein, che ha accumulato fortune immense mentre il popolo russo si impoveriva.Network criminale Le privatizzazioni selvagge in Russia non sono state un libero mercato trasparente, ma complesse operazioni gestite con reti estorsive mafiose e acquisizioni illegali.Impunità totale Nonostante le indagini sull’arricchimento illecito e la sospensione dei fondi Usaid, i protagonisti di questa stagione mantengono intatti potere, cattedre e capitali.La pubblicazione dei cosiddetti Epstein Files ha sconvolto l’opinione pubblica con racconti difficilmente immaginabili di pedofilia, sfruttamento delle donne e sfacciata depravazione da parte delle élite dominanti. Tuttavia, se queste storie hanno suscitato la maggiore indignazione pubblica, un’analisi più approfondita dei documenti rivela anche il funzionamento interno della classe dei miliardari: il modo in cui controlla le informazioni, collabora per nascondere i propri crimini e accumula immense ricchezze a spese della classe lavoratrice. Chris Hedges si confronta con Maureen Tkacik, giornalista investigativa che ha studiato e scritto sugli Epstein Files per The American Prospect e The Nation. Tkacik ricostruisce i protagonisti del saccheggio dell’Unione Sovietica dopo il suo crollo, la verità dietro le improvvise dimissioni di Larry Summers da Harvard, le controversie sulla morte del magnate dei media Robert Maxwell e molto altro.Oltre a procurare donne a uomini ricchi e potenti, Epstein divenne il loro fidato gestore finanziario, […]. Era inoltre abile nel coltivare amicizie con le mogli di questi uomini, come Valeria Wasserman, moglie di Noam Chomsky, e Soon-Yi Previn, moglie di Woody Allen. Tkacik descrive Epstein come «una calamita per questo tipo di combinazioni tra uomini molto anziani e facoltosi e mogli molto più giovani», sfruttando tali relazioni per orientare le finanze di questi uomini verso cause che lui e la classe che rappresentava ritenevano preferibili […].La rete finanziaria di Jeffrey Epstein viene spesso trascurata nei documenti resi pubblici. Non era soltanto un trafficante e uno sfruttatore di ragazze e donne, ma si trovava al centro della classe miliardaria dominante, una classe globale che controlla non solo le nostre economie e la nostra politica, ma anche i nostri sistemi di informazione e istruzione. […] Con me oggi c’è Maureen Tkacik, responsabile delle inchieste per The American Prospect. Maureen, vorrei discutere con te due articoli che hai scritto e che si concentrano su come Epstein abbia accumulato la sua ricchezza. Il primo, pubblicato su The Nation, si intitola Larry, We Knew You Too Well. Il secondo, apparso su The Prospect, è Newspapers Did Not Kill Themselves. Cominciamo però dall’articolo pubblicato su The Nation, perché ci riporta alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, all’appropriazione degli asset statali che diede origine alla cabala oligarchica russa da cui emerse Putin […], coinvolgendo Larry Summers, ex presidente di Harvard, e Jeffrey Epstein.«Certo. È curioso: alla fine tutto riconduce sempre al 1991. È l’anno in cui Jeffrey convince Les Wexner a concedergli la procura generale […]».Hai idea del motivo per cui Wexner fece una cosa del genere? Stiamo parlando del capo di Victoria’s Secret. Enormi somme di denaro, proprietà e altri beni vennero trasferiti da Wexner a Epstein. Quale potrebbe essere stata la ragione?«Più o meno nello stesso mese, forse addirittura nella stessa settimana, iniziò a circolare all’interno del Dipartimento di Polizia di Columbus un memorandum riservato riguardante i legami di Wexner con la criminalità organizzata e il suo coinvolgimento nell’omicidio, in stile esecuzione mafiosa, del suo commercialista. Quest’ultimo avrebbe dovuto testimoniare in cambio di una riduzione della pena per accuse piuttosto gravi di evasione fiscale. A quanto pare non aveva presentato la dichiarazione dei redditi per sette anni. Quest’uomo, noto in una certa misura come un “commercialista della mafia”, stava per testimoniare e collaborare con l’Fbi. Invece viene ritrovato morto. È una vicenda davvero sordida. Non ricordo tutti i dettagli, ma il Dipartimento di Polizia di Columbus iniziò a mappare tutte le relazioni di Wexner, quelle della famiglia Taubman – il suo principale proprietario immobiliare nel settore della vendita al dettaglio – e anche quelle di un uomo che un tempo possedeva i San Francisco 49ers, ma che fu costretto a vendere la squadra dopo essere stato estromesso dalla Nfl […]. Wexner era quindi sotto osservazione. E immagino che, data la sua posizione, avesse molti contatti all’interno della polizia di Columbus […]. È una voce che ha continuato a circolare per molto tempo. Ne lessi persino in un libro. Insomma, qualcosa si stava stringendo attorno a Wexner. Alcune persone stavano avvicinandosi pericolosamente a lui. E, osservando la cronologia degli eventi, ho il sospetto che questo possa essere stato uno dei motivi per cui trasferì tutti quei poteri a Jeffrey Epstein: per tenere i federali lontani dai propri affari. Per me è una spiegazione che ha senso. Ma nel 1991 stavano accadendo molte altre cose. Una delle più importanti era il crollo dell’Unione Sovietica. E poi c’era Robert Maxwell, editore di libri scolastici e giornali, storico collaboratore del Mossad, personaggio enorme e gioviale, che acquistò il New York Daily News, appena uscito da uno sciopero devastante. I proprietari del giornale, la Chicago Tribune Company, avevano speso qualcosa come 250 milioni di dollari nel tentativo di spezzare il sindacato. Ci erano quasi riusciti. A quel punto Maxwell arrivò dicendo: “Comprerò il New York Daily News se mi date 60 milioni di dollari per farlo”. E la Tribune rispose: “Sessanta milioni sono comunque meno dei 150 milioni che pensiamo ci costerebbe onorare tutti i contratti sindacali che dovremo pagare. Quindi va bene, il giornale è tuo”. Al Daily News tutti erano entusiasti. Poi, sette o otto mesi dopo, Maxwell cadde dal suo yacht e morì. O forse morì prima di cadere dallo yacht. O quasi certamente non nell’ordine ufficialmente raccontato. Subito dopo emerse che la sua società, Maxwell Communications, aveva un buco di 1,4 miliardi di dollari in liquidità che avrebbe dovuto essere disponibile. Dov’era finito quel denaro? Era un enorme mistero. I conti della famiglia furono congelati in diversi Paesi e Kevin Maxwell, uno dei figli, venne di fatto sottoposto a una sorta di arresti domiciliari. Era il figlio che stava assumendo il controllo dell’azienda. Nel frattempo Ghislaine Maxwell, che si trovava a New York, raccontava a tutti di essere completamente al verde, di non possedere più un centesimo. Come riuscirono a uscire da quella situazione? Perché Ghislaine era stata vista da un giornalista del Mirror mentre ordinava all’equipaggio dello yacht di distruggere tutto ciò che trovava: triturare documenti, gettare carte in mare e così via. Era quindi circondata da forti sospetti. Viveva ormai a New York e aveva deciso di restarvi. E tra i documenti contenuti negli Epstein Files ne ho trovato uno che getta molta luce su ciò che accadde realmente. Ma contemporaneamente a tutto questo, naturalmente, l’Unione Sovietica stava collassando. E Larry Summers – non so se a quel punto fosse già amico di Epstein; non sono certa di quando i due siano diventati così vicini da sembrare praticamente inseparabili negli anni precedenti alla morte di Epstein – era ai vertici della Banca Mondiale. Summers inviò in Russia un suo protetto, Andrei Shleifer, giovane economista di Harvard. Era nato in Russia, era emigrato negli Stati Uniti e si era laureato giovanissimo, a circa 16 anni o qualcosa del genere. Era una delle stelle nascenti dell’economia, un vero fenomeno agli occhi dell’establishment accademico. Larry Summers lo mette a capo di questo progetto per privatizzare la Russia, in sostanza per supervisionare la privatizzazione di circa 225.000 imprese statali all’interno dell’amministrazione di Boris Eltsin, circondato da una squadra di economisti formati alla scuola di Chicago – anche se, in questo caso, erano soprattutto ragazzi di Harvard. Tutto questo finisce con questi uomini che diventano incredibilmente ricchi, mentre quasi nessuno presta attenzione al fatto che la Russia stia crollando completamente. L’economia collassa. Il rublo perde gran parte del suo valore. Molti dei prestiti del Fondo monetario internazionale, che avrebbero dovuto servire a stabilizzare la valuta russa, spariscono misteriosamente. Improvvisamente un miliardo di dollari viene trasferito dal Fondo monetario internazionale alla Russia e nessuno riesce più a capire dove sia finito. Succedono cose estremamente oscure. Nel 1997, dopo che un informatore decide di parlare – qualcuno rimasto escluso dalla spartizione dei profitti – l’Usaid, che aveva finanziato l’intera operazione, sospende tutti i fondi destinati al progetto e, di fatto, estromette questi uomini dalla Russia. Cominciano le indagini. E si scopre che avevano guadagnato enormi somme investendo proprio nVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797

di Chris HedgesChris Hedges intervista la giornalista investigativa Moe Tkacik sui retroscena finanziari dello scandalo Epstein. Dal crollo dell’Urss all’appropriazione degli asset statali, l’ex giornalista del New York Times spiega i meccanismi con cui ricchezza, informazione e impunità si intrecciano ai vertici del potere. Nella prima puntata di questa serie, indagine sul lato oscuro della classe dirigente anglo-americana.IN BREVECabala degli oligarchi Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 ha dato il via a un brutale e sistematico saccheggio delle risorse statali russe, gettando le basi per la nascita della classe oligarchica.Ruolo di Harvard Sotto la guida di Larry Summers alla Banca Mondiale, l’economista di Harvard Andrei Shleifer ha supervisionato la privatizzazione di migliaia di imprese statali. Sua moglie, manager di hedge fund, si è arricchita enormemente.Ascesa di Blavatnik Tra i protagonisti del saccheggio post-sovietico emerge Len Blavatnik, miliardario legato a Epstein, che ha accumulato fortune immense mentre il popolo russo si impoveriva.Network criminale Le privatizzazioni selvagge in Russia non sono state un libero mercato trasparente, ma complesse operazioni gestite con reti estorsive mafiose e acquisizioni illegali.Impunità totale Nonostante le indagini sull’arricchimento illecito e la sospensione dei fondi Usaid, i protagonisti di questa stagione mantengono intatti potere, cattedre e capitali.La pubblicazione dei cosiddetti Epstein Files ha sconvolto l’opinione pubblica con racconti difficilmente immaginabili di pedofilia, sfruttamento delle donne e sfacciata depravazione da parte delle élite dominanti. Tuttavia, se queste storie hanno suscitato la maggiore indignazione pubblica, un’analisi più approfondita dei documenti rivela anche il funzionamento interno della classe dei miliardari: il modo in cui controlla le informazioni, collabora per nascondere i propri crimini e accumula immense ricchezze a spese della classe lavoratrice. Chris Hedges si confronta con Maureen Tkacik, giornalista investigativa che ha studiato e scritto sugli Epstein Files per The American Prospect e The Nation. Tkacik ricostruisce i protagonisti del saccheggio dell’Unione Sovietica dopo il suo crollo, la verità dietro le improvvise dimissioni di Larry Summers da Harvard, le controversie sulla morte del magnate dei media Robert Maxwell e molto altro.Oltre a procurare donne a uomini ricchi e potenti, Epstein divenne il loro fidato gestore finanziario, […]. Era inoltre abile nel coltivare amicizie con le mogli di questi uomini, come Valeria Wasserman, moglie di Noam Chomsky, e Soon-Yi Previn, moglie di Woody Allen. Tkacik descrive Epstein come «una calamita per questo tipo di combinazioni tra uomini molto anziani e facoltosi e mogli molto più giovani», sfruttando tali relazioni per orientare le finanze di questi uomini verso cause che lui e la classe che rappresentava ritenevano preferibili […].La rete finanziaria di Jeffrey Epstein viene spesso trascurata nei documenti resi pubblici. Non era soltanto un trafficante e uno sfruttatore di ragazze e donne, ma si trovava al centro della classe miliardaria dominante, una classe globale che controlla non solo le nostre economie e la nostra politica, ma anche i nostri sistemi di informazione e istruzione. […] Con me oggi c’è Maureen Tkacik, responsabile delle inchieste per The American Prospect. Maureen, vorrei discutere con te due articoli che hai scritto e che si concentrano su come Epstein abbia accumulato la sua ricchezza. Il primo, pubblicato su The Nation, si intitola Larry, We Knew You Too Well. Il secondo, apparso su The Prospect, è Newspapers Did Not Kill Themselves. Cominciamo però dall’articolo pubblicato su The Nation, perché ci riporta alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, all’appropriazione degli asset statali che diede origine alla cabala oligarchica russa da cui emerse Putin […], coinvolgendo Larry Summers, ex presidente di Harvard, e Jeffrey Epstein.«Certo. È...

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