EPISODE · Oct 26, 2024 · 1H 3M
FATIMA SARNICOLA
from T.O.P. - talk di origine protetta · host Nicola Bustreo
FATIMA SARNICOLAMi chiamo Fatima Sarnicola, sono nata il primo novembre del 1998 a Kursenai in Lituania. La mia vita èiniziata con la sola presenza della mia madre biologica con cui ho vissuto fino all’età dei due anni. Ilmio papà biologico non l’ho mai conosciuto. Vivevamo in una casa malandata. Era piccola, fredda enon idonea per crescere dei figli. La mia mamma biologica aveva dato alla luce altri fratelli e sorelle,successivamente dati in stato di abbandono e alcuni adottati. Purtroppo, non aveva le risorse perpoterci crescere. Si dava spesso alla prostituzione per guadagnare qualche soldo e mantenersi. All’etàdei due anni però fui notata dalla vicina di casa, con lei che segnalò il mio stato. Spesso rimanevo solaa casa, e a darmi da mangiare e coccole era la stessa vicina. Da lì la mia vita cambia. Vengo dataufficialmente in stato di abbandono e portata in un brefotrofio, ovvero orfanotrofio per bambinineonati fino all’età dei 4-5 anni. Successivamente vengo spostata in un orfanotrofio, struttura piùgrande che accoglieva bambini dai 5 anni fino ai 17. Il mio era abbastanza ampio e fui messa incamera con ragazze di 13 fino ai 17 anni. Eravamo in 4. La situazione è stata da subito difficile poichédovevo in qualche modo difendermi e integrarmi in un contesto difficile. Non stando con le miecoetanee, ho dovuto cercare il modo per farmi volere bene ma non ci sono mai riuscita. Sono statavittima di bullismo da subito fino alla mia adozione ufficiale nel novembre 2006 da una famigliaitaliana di origine agropolese. Le tutrici erano altrettanto poco affettuose. Spesso mi picchiavano conun bastone di legno sulla schiena e mani, mi isolavano dagli altri bambini, mi davano dei tranquillanti,ma non solo a me, anche ad altri bambini per farci dormire. Non ho ricordi del gioco, ma piuttosto dimomenti difficili e di speranza. Passavo le mie giornate ad osservare fuori dalla finestra e a guardarecome gli altri bambini più piccoli venivano adottati mentre io no. Venivo descritta dalla direttrice comeuna bambina con complicazioni. In realtà desideravo solo ricevere affetto e un posto da chiamarecasa. Spesso scappavo dall’orfanotrofio, andavo a scuola con altri bambini attraversando un boscoall’alba, amavo l’atletica, la musica e i colori. Mi piaceva colorare, ballare e correre. Avevo inoltre lapossibilità di uscire dall’orfanotrofio. La mia mamma biologica aveva una sorella che aveva adottatouna mia sorellastra più grande, e spesso mi veniva a prendere. Passavo qualche settimana con loro,esplorando la natura, pattinando sul ghiaccio in inverno, giocando con altri bambini di Skaciai, unapiccola provincia di Kursenai. La casa distava poco dall’orfanotrofio. Una volta facemmo anche unagita per andare a Palanga, li aiutavo nei campi a raccogliere il raccolto, a mungere le mucche, e aportare i barili di latte a piedi. Provavo una gioia infinita nell’addormentarmi sul fienile che stava nelgarage, molte volte ci dormivo anche di notte. Amavo e amo tutt’ora gli animali. I miei parenti avevanole galline, gattini e cagnolini. Purtroppo, l’atmosfera felice si interruppe con una violenza fisica all’etàdei 5 anni. La mia sorellastra, a insaputa degli zii, mi fece entrare in una stanza con più di unapresenza maschile. Sfortunatamente la mia mente ricorda questo atto. Dopo questo evento, evitavo diritornare presso la loro casa e l’orfanotrofio lo vedevo come una protezione da loro. Dopo un paio dianni venni a sapere che avevo una sorellina biologica che era nata da poco, andai addiritturanell’ospedale per incontrarla ed era piccolissima. Ricordo i suoi occhioni azzurri. Desiderai di crescerecon lei e il destino dopo due anni dal nostro primo incontro ci ha unite con l’adozione. Siamo stateadottate insieme nel 2006 da una famiglia italiana. Lei si trovava a Siauliai, a 30 minuti da me. Era in unbrefotrofio e aveva 2 anni mentre io 8 nel momento dell’adozione. La mia vita e quella di mia sorellacambiarono subito. Dopo aver trascorso i due mesi di prova con la nuova famiglia, i giudiciconsentirono l’adozione e partimmo per l’Italia. Ammetto che non mi hanno mai fatta sentire comeuna figlia adottiva, è come se fossi nata dalla loro pancia nel momento dell’adozione. Anche il nuovonome, Fatima, non mi ha spaventata. L’ho amato da subito. Prima mi chiamavo Milyvde mentre miasorella Meile, che in lituano significa amore. Le difficoltà riscontrate nella post adozione sono statelegate alla scuola, dove sono stata bullizzata dagli altri bambini perché ero bionda, mi chiamavanotesta bianca, e cercavano di capire chi ero, ma io mi limitavo a rispondere che ero bionda perché loera stato papà da piccolo. Non volevo parlare della mia storia. Questa situazione durò fino allamaturità, più volte sono stata etichettata come l’adottata, una figlia falsa, con genitori falsi. La miastoria di adozione girò tra le classi negli anni e trovare qualcuno sincero ed empatico, era quasiimpossibile. A scuola gli insegnanti non mi proteggevano, anzi una volta mi fecero leggere il libro diOliver Twist solo perché parlava di abbandono e io potevo capirlo. Mi sono sentita al centrodell’attenzione e quindi a proteggere la mia storia, il mio passato. Una volta diplomata, ho scelto distudiare scienze biologiche e ora ho quasi terminato questo percorso. Sono stata anche collaboratricescientifica in un progetto oncologico di cui vado molto fiera. Lo studio mi ha dato tanta autostima inme e questo mi ha portato ad essere forte ulteriormente. Grazie, inoltre, al lavoro grandioso dei mieigenitori, sono riuscita a superare i miei numerosi traumi e ad essere felice. Così, nell’anno 2021, hoiniziato su TikTok a raccontare la mia storia, ma più volte ho interrotto per via delle critiche pesanti. Horipreso seriamente nel 2022 inizio 2023, e da lì è cambiato tutto. Grazie ai social ho conosciuto altriragazzi adottati e ho creato un gruppo Telegram per unirci. Attualmente siamo in 140 ragazzi eraccontiamo il nostro passato, ci diamo supporto e parliamo della nostra vita quotidiana tutti i giorni.Ascoltando le loro storie, leggendo i commenti delle persone sotto i miei video, avevo capito chedovevo fare di più affinché nessun ragazzo si sentisse escluso, sbagliato, diverso perché adottato.Così nell’aprile 2023 creai il mio primo podcast, ovvero storie di adozioni, il primo podcast italiano anarrare storie vere di adozioni nazionali ed internazionali. Le domande diventavano sempre più grandidelle persone così decisi di creare un qualcosa di pioneristico in Italia. La mia missione èsensibilizzare, educare e fare cultura dell’adozione, non solo per raccontare le sfide dei ragazziadottati ma anche dei genitori adottivi. Così nasce Adoptlife.info, ovvero il primo giornale italianosull’adozione. Nell’estate 2023, in tre mesi ho creato grazie a degli annunci sui miei social un team diprofessionisti nel campo dell’adozione e nell’ottobre 2023 il progetto è ufficialmente partito.Insegnando l’adozione, l’affido, diamo notizie nazionali ed internazionali sull’adozione e affido,affrontiamo l’adozione in vari campi: psicologico, legale, mondo dello spettacolo, storie. Diamoconsulenze alle coppie che desiderano conoscere il percorso iter dell’adozione e siamo un punto diriferimento per molte famiglie adottive. Insegniamo loro ogni giorno, senza pause, come creare unlegame tra genitore e figlio. Mensilmente rilasciamo anche una nostra rivista che esce ogni 22 delmese, un lavoro che portiamo avanti. Io non sono solo la fondatrice ma anche la CEO del giornale. Ildesiderio è quello di combattere anche i pregiudizi che ci sono riguardo l’adozione e l’affido ma ancheeducare i più piccoli al rispetto dei ragazzi adottati. In futuro sono sicura che creerò altri progetti nelcampo dell’adozione e nella ricerca. Desidero aiutare i bambini e vedere felici le famiglie. Da qualchemese, ho creato un gruppo telegram per genitori adottivi unendo più di 60 anime che hanno adottatoed altre in attesa dell’idoneità.
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