EPISODE · Jun 9, 2025 · 6 MIN
Four Horsemen - Remastered #mix 2
from Silvio Vinci · host Silvio Vinci
Factory Play Aphrodite's child - Four Horsemen (Remix) – FACTORY [Mark II] La leggendaria Four Horsemen degli Aphrodite’s Child, cavallo di battaglia del genio visionario di Vangelis e dell’inconfondibile voce di Demis Roussos, rivive in una veste nuova, inquieta e potentemente psichedelica grazie ai FACTORY – the MODern Blues Project. Nella versione Mark II, la band rielabora il brano con audacia e riverenza, stravolgendone l’impianto vocale grazie a Giuliano Dettori, che trasforma il canto in un flusso verbale aggressivo e teatrale, carico di pathos e prosa allucinata. Alla tastiera, Silvio Vinci evoca atmosfere cosmiche con un mellotron spettrale e ipnotico, che avvolge l’ascoltatore come una coltre di nebbia acida. Davide Spanu si impossessa della chitarra e la lancia oltre i confini del beat, con un solo debordante e torrenziale, tra delay, fuzz e wah psichedelico. Il tutto poggia su una sezione ritmica implacabile: Chris Pain al basso mantiene un groove oscuro e incalzante, mentre Luca Monaco alla batteria alterna dinamiche incantatorie e scariche tribali. Questa versione si dilata in una lunga cavalcata ipnotica, dove ogni sezione è permeata da dosi eroiche di improvvisazione lisergica, degne del miglior trip anni ’69. Il risultato è un brano allucinogeno e visionario, in bilico tra apocalisse e trance, che rinnova con stile il culto psichedelico mediterraneo. Una cover che è, a tutti gli effetti, una nuova creazione.
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Factory Play Aphrodite's child - Four Horsemen (Remix) – FACTORY [Mark II] La leggendaria Four Horsemen degli Aphrodite’s Child, cavallo di battaglia del genio visionario di Vangelis e dell’inconfondibile voce di Demis Roussos, rivive in una veste nuova, inquieta e potentemente psichedelica grazie ai FACTORY – the MODern Blues Project. Nella versione Mark II, la band rielabora il brano con audacia e riverenza, stravolgendone l’impianto vocale grazie a Giuliano Dettori, che trasforma il canto in un flusso verbale aggressivo e teatrale, carico di pathos e prosa allucinata. Alla tastiera, Silvio Vinci evoca atmosfere cosmiche con un mellotron spettrale e ipnotico, che avvolge l’ascoltatore come una coltre di nebbia acida. Davide Spanu si impossessa della chitarra e la lancia oltre i confini del beat, con un solo debordante e torrenziale, tra delay, fuzz e wah psichedelico. Il tutto poggia su una sezione ritmica implacabile: Chris Pain al basso mantiene un groove oscuro e incalzante, mentre Luca Monaco alla batteria alterna dinamiche incantatorie e scariche tribali. Questa versione si dilata in una lunga cavalcata ipnotica, dove ogni sezione è permeata da dosi eroiche di improvvisazione lisergica, degne del miglior trip anni ’69. Il risultato è un brano allucinogeno e visionario, in bilico tra apocalisse e trance, che rinnova con stile il culto psichedelico mediterraneo. Una cover che è, a tutti gli effetti, una nuova creazione.
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