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EPISODE · May 6, 2026 · 4 MIN

Friuli, il terremoto ha segnato anche il destino dell’ottica locale

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Il 6 maggio 1976 la regione fu colpita da un violento sisma che devastò il territorio, causando quasi mille vittime e distruggendo interi centri abitati, in particolare nelle aree montane e pedemontane. A mezzo secolo di distanza il ricordo di quella notte resta vivido non solo nella memoria collettiva, ma pure nelle storie di imprenditori del nostro settore che vissero in prima persona quei momenti e contribuirono alla ricostruzione del tessuto economico locale«Avevamo un piccolo negozio: sopra l’ottica, sotto la vendita di occhiali e l'oreficeria. Il condominio era lesionato, ma il punto vendita è rimasto in piedi e abbiamo continuato a lavorare nei giorni e nelle settimane successive, nonostante tutte le difficoltà». Così Edi Celotti, oggi sessantacinquenne, ricorda a b2eyes TODAY come l’attività di famiglia riuscì a resistere a Majano, uno dei comuni più colpiti dal terremoto, con il 70% degli edifici distrutti. «L’insegna è stata fondata da nostro padre nel 1953 come negozio di orologi, mentre l’ottica è stata introdotta 22 anni più tardi grazie a mio fratello Claudio, diplomato all’Irsoo, scomparso nel 2008: il 6 maggio 1976 si trovava proprio a Vinci per studiare, aveva 21 anni, io 15. Dall’82 l’attività ha cambiato sede e oggi è guidata da mio figlio Luca, diplomatosi e specializzatosi in optometria allo Zaccagnini, in azienda da un decennio», dice ancora Celotti.All’epoca del sisma i centri ottici nella zona erano pochi e spesso affiancati da attività fotografiche. «A Gemona e San Daniele era tutto per aria, con realtà come Ottica Contessi, Ottica Bierti e Foto Ottica Dorlando, ad esempio, tra le più colpite - racconta Celotti - Quella sera pensavo di morire: non si stava in piedi e temevamo che la casa crollasse. Non si riusciva a comunicare, se non con i ricetrasmettitori CB. Abbiamo poi vissuto nelle tende e ricevuto aiuti anche da aziende del settore, soprattutto orafe, perché come ottica eravamo appena partiti e poco conosciuti. Da quell’esperienza però sono nati anche legami duraturi con molte persone e gemellaggi con altre località, come quello con Traversetolo, in provincia di Parma. Sono stati anni tormentati, ma poi c’è stata una rinascita, per ognuno di noi e per il Friuli, allora piuttosto povero, con una popolazione prevalentemente anziana o destinata all’emigrazione, che si è trasformato in una regione moderna e dinamica».​A San Daniele del Friuli, Dino D’Orlando, entrato nel negozio di famiglia dopo il diploma a Genova nel 1962, aveva 34 anni al momento del sisma. «Il punto vendita era in via Garibaldi, la strada principale del paese, e divenne inagibile: per ripartire acquistai un prefabbricato di 50 metri quadrati, dove lavorai per 50 mesi sia nell’ottica, con lenti di prova e ottotipo, sia nella fotografia. Nel 1980 abbiamo inaugurato il punto vendita definitivo in viale Trento e Trieste, vicino all’ospedale, dove l’attività si trova ancora oggi», spiega al nostro quotidiano D’Orlando, ricordando sia quei terribili momenti sia la solidarietà ricevuta.«Vivevo con mia moglie, i miei due figli e i miei genitori: all’improvviso è diventato tutto buio, siamo scesi in strada e ci siamo ritrovati con tanta gente in una piazzetta, molti arrivavano da Majano - dice D’Orlando - Abbiamo passato diverse notti in auto e poi ci siamo trasferiti in una tenda a Tarcento, insieme ai nostri parenti che vivevano lì e con altre persone. Anfao, sotto la presidenza Trenti, mi scrisse e ricevemmo da loro un sostegno economico, oltre a tante lettere di conforto dai fornitori: uno di questi, del Cadore, venne proprio a Tarcento e mi mise addirittura dei soldi in tasca senza che me ne accorgessi. Ricordo che glieli dovetti restituire a forza, tanto da rompergli persino la tasca dei pantaloni: segno che avevamo subìto un colpo durissimo, come persone e come imprenditori, ma eravamo orgogliosi, in salute e abbiamo affrontato tutto con grande forza e coraggio».

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