EPISODE · Jan 28, 2026 · 24 MIN
Gaza: i carri di Gedeone nel pantano
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di Seth J. FrantzmanL’analista senior per il Medio Oriente del più importante quotidiano israeliano in inglese analizza l’operazione Carri di Gedeone. Lanciata a Gaza dall’Idf come svolta decisiva contro Hamas, in realtà ha rivelato i limiti strutturali della strategia israeliana: avanzate lente, territori già conquistati più volte, distruzioni estese senza controllo politico stabile. Stretta tra obiettivi militari e nodo degli ostaggi, l’Idf non riusciva né a sconfiggere Hamas né a costruire una via d’uscita dal conflitto. Il cessate il fuoco è poi arrivato per pressione internazionale e per logoramento, lasciando Gaza in una palude strategica.Nota della direttricePubblichiamo un contributo fondamentale per capire che cosa sta accadendo in Israele. L’autore è una grande firma del Jerusalem Post, il quotidiano che da quasi un secolo è il punto di riferimento del dibattito internazionale da Gerusalemme. In quest’analisi, scritta in esclusiva per Krisis, Seth J. Frantzman illustra i nodi dell’intervento israeliano a Gaza.IN BREVEVicolo cieco strategico L’operazione «Carri di Gedeone» simboleggia la mancanza di una strategia d’uscita a Gaza. Nonostante le offensive, l’Idf resta bloccata, senza vittorie politiche stabili.Crisi della dottrina hi-tech La dottrina Momentum, basata su unità digitali e precisione, si è rivelata inadatta a una guerra urbana massiccia. L’Idf è tornata a un modello bellico anni Sessanta.Paradosso del «Comma 22» L’Idf non può sconfiggere Hamas finché i civili occupano le zone dei combattimenti. Questo stallo logico ha trasformato l’avanzata in una «fatica di Sisifo», costringendo i soldati a riprendere più volte le stesse aree.Prospettive fosche Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, mediato dagli Usa, arriva per logoramento. Gaza resta una palude strategica, con ampie aree rase al suolo e un futuro di controllo militare a lungo termine.Nei primi giorni di maggio 2025, il Gabinetto di Sicurezza israeliano ha approvato una nuova operazione offensiva a Gaza. Doveva chiamarsi «I carri di Gedeone» e prevedeva di spingere in avanti diverse divisioni delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) per conquistare una vasta fascia di Gaza.Vista in retrospettiva, non è chiaro che cosa abbia ottenuto questa grande offensiva. È proseguita in varie fasi fino all’inizio del cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti nell’ottobre 2025. Pertanto, la maggior parte dei combattimenti a Gaza nel 2025 si riduce a questa singola grande operazione dell’Idf. Essa simboleggia molti dei problemi che Israele ha affrontato durante la guerra e la mancanza di strategia che spesso ha sostenuto l’approccio di Gerusalemme nel combattere Hamas.Per comprendere I carri di Gedeone e la politica generale israeliana a Gaza, vale la pena di guardare indietro a come si è svolta l’operazione e a come è stata descritta nel momento in cui ha avuto luogo.Il maggio 2025 era un periodo di incertezza. L’Idf combatteva a Gaza già da un anno e mezzo. La guerra era iniziata con l’invasione di Israele da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Mesi dopo, l’Idf aveva inviato truppe in ampie parti del Nord di Gaza e anche a Khan Younis, nel Sud. L’Idf affermava di aver smantellato molti dei «battaglioni» di Hamas nel nord della Striscia. Si stimava che, il 7 ottobre, Hamas avesse più o meno 30.000 uomini in 24 brigate. Questi erano organizzati in circa 24 battaglioni, in modo che la maggior parte dei quartieri di Gaza avesse il proprio «battaglione». C’erano molteplici battaglioni a Rafah e Khan Younis. C’erano anche battaglioni sparsi per Gaza City e in un’area chiamata Campi centrali a Gaza.I Campi centrali consistevano in quattro aree urbane costruite su campi profughi stabiliti tra il 1948 e il 1950, quando quasi 200.000 arabi erano fuggiti a Gaza durante la guerra del 1948, la Guerra d’indipendenza di Israele. Hamas reclutava ampiamente in molti dei campi profughi di Gaza. Hamas ha anche continuato a reclutare durante la guerra, forse altri 15.000 combattenti. Per questo motivo, Hamas ha teso a concentrare le proprie forze solitamente intorno alla giungla urbana sorta dai nuclei di quelli che, storicamente, erano i campi profughi di Gaza.Dopo il 7 ottobre, l’Idf riteneva di aver gravemente danneggiato i battaglioni di Hamas. I carri armati dell’Idf si erano spinti nelle zone periferiche di Gaza City. Tra dicembre 2023 e marzo 2024, le forze israeliane avevano sottratto al gruppo terroristico Khan Younis, la città natale di molti leader di Hamas.Entro l’estate del 2024, l’Idf aveva preso Rafah al confine con l’Egitto. Questa condotta bellica lenta non era ciò che l’Idf aveva immaginato quando nel 2020 aveva ideato una dottrina chiamata «Momentum». Al tempo, l’Idf voleva passare da un esercito pesante di carri armati e fanteria a un esercito di unità hi-tech intelligenti collegate in rete, in grado di portare al fronte la massima potenza di fuoco di alta precisione. Ciò si basava sulla Revolution in Military Affairs (Rivoluzione negli affari militari) degli anni Novanta e anche sulla transizione delle forze militari occidentali verso la contro-insurrezione nella guerra globale al terrore degli anni Duemila.Tuttavia, questa dottrina si rivelò fuorviante. Non prevedeva di rientrare in forze a Gaza. Voleva gestire il conflitto con Hamas e non pensava che i carri armati avrebbero di nuovo solcato le strade di Gaza. Proprio per questo motivo, non c’era un piano per riprendere Gaza. L’Idf dovette ricorrere ai piani del 2009 e del 2014, con alcuni aggiornamenti. I soldati dovettero essere riaddestrati per apprendere le tecniche della guerra urbana. Fu necessario addestrare fino a 500.000 riservisti.Il risultato fu la campagna che l’Idf condusse tra la fine del 2023 e il 2024. A quanto risulta, il Capo di stato maggiore dell’Idf, il tenente generale Herzi Halevi, vedeva le operazioni dell’Idf come una fatica di Sisifo. Il motivo era che l’Idf entrava nei quartieri di Gaza, dichiarava di aver sconfitto i battaglioni di Hamas e poi se ne andava. L’Idf è intervenuta numerose volte, ad esempio, a Jabaliya nella parte Nord di Gaza. È entrata nel quartiere di Zeitoun almeno sette volte.Che cosa si otteneva riprendendo le stesse posizioni più e più volte? Ciò evocava immagini della battaglia di Hamburger Hill in Vietnam e di altri raid in cui gli Stati Uniti entravano in determinate aree per poi abbandonarle. A causa delle distruzioni, la guerra a Gaza evocava anche immagini dei campi di battaglia della Prima guerra mondiale.Nel maggio 2025, le cose erano un po’ cambiate. Halevi era stato sostituito dal tenente generale Eyal Zamir, un ex comandante di carri armati. Proprio per questo, era meno devoto alle ossessioni per l’alta tecnologia e le piccole unità dei suoi predecessori. L’Idf aveva bisogno di un generale da «grande esercito», che amasse le grandi brigate e divisioni e volesse usarle come Israele faceva negli anni Sessanta. Il concetto che il governo israeliano ideò per sconfiggere definitivamente Hamas fu quello dei Carri di Gedeone.Quando l’operazione iniziò a metà maggio, Zamir era al comando e disse alle truppe: «Lo scorso fine settimana abbiamo lanciato l’operazione Carri di Gedeone. Continueremo finché non smantelleremo la capacità di combattimento del nemico e otterremo una sconfitta decisiva ovunque opereremo. Non possiamo tornare alla realtà del 7 ottobre. Abbiamo due obiettivi principali davanti a noi: il ritorno degli ostaggi e la sconfitta di Hamas».Il problema era che a Gaza le operazioni dell’Idf non erano sempre allineate alle visioni dei politici israeliani. Alcuni politici vedevano in Carri di Gedeone un modo per conquistare tutta Gaza e, possibilmente, fare pressione sui palestinesi affinché se ne andassero. Si parlava di distruggere Gaza. Tuttavia, all’Idf fu affidata una linea d’azione più limitata. Sarebbe dovuta penetrare in modo risolutivonel territorio per assoggettare tutta Gaza, escludendo le aree dove si riteneva si trovassero una cinquantina di ostaggi.Proprio per questo, l’Idf si è trovata costantemente di fronte a un «Comma 22» (un vicolo cieco logico in cui un obiettivo è annullato dalle sue stesse condizioni, ndr). L’Idf non poteva conquistare tutta Gaza. Tutto ciò che poteva fare era chiedere ai civili di lasciare un’area per andare in un’altra. Ai civili di Gaza veniva sempre detto di spostarsi in aree ancora in mano ad Hamas, mantenendo così, di fatto, la Striscia sotto il dominio di Hamas.Il risultato di Carri di Gedeone fu che l’Idf riprese una vasta area a Gaza che in precedenza aveva già preso. Ciò includeva Khan Younis e aree di Rafah, così come aree vicino a Jabaliya, Beit Hanoun e Beit Lahiya nel Nord. A Beit Hanoun, sul confine vicino alla città israeliana di Sderot, l’Idf scoprì che Hamas non era mai stato completamente sconfitto. L’intera città venne rasa al suolo. La scusVoci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea PincinKrisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta BurbaCodice ISSN: 3035-2797
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di Seth J. FrantzmanL’analista senior per il Medio Oriente del più importante quotidiano israeliano in inglese analizza l’operazione Carri di Gedeone. Lanciata a Gaza dall’Idf come svolta decisiva contro Hamas, in realtà ha rivelato i limiti strutturali della strategia israeliana: avanzate lente, territori già conquistati più volte, distruzioni estese senza controllo politico stabile. Stretta tra obiettivi militari e nodo degli ostaggi, l’Idf non riusciva né a sconfiggere Hamas né a costruire una via d’uscita dal conflitto. Il cessate il fuoco è poi arrivato per pressione internazionale e per logoramento, lasciando Gaza in una palude strategica.Nota della direttricePubblichiamo un contributo fondamentale per capire che cosa sta accadendo in Israele. L’autore è una grande firma del Jerusalem Post, il quotidiano che da quasi un secolo è il punto di riferimento del dibattito internazionale da Gerusalemme. In quest’analisi, scritta in esclusiva per Krisis, Seth J. Frantzman illustra i nodi dell’intervento israeliano a Gaza.IN BREVEVicolo cieco strategico L’operazione «Carri di Gedeone» simboleggia la mancanza di una strategia d’uscita a Gaza. Nonostante le offensive, l’Idf resta bloccata, senza vittorie politiche stabili.Crisi della dottrina hi-tech La dottrina Momentum, basata su unità digitali e precisione, si è rivelata inadatta a una guerra urbana massiccia. L’Idf è tornata a un modello bellico anni Sessanta.Paradosso del «Comma 22» L’Idf non può sconfiggere Hamas finché i civili occupano le zone dei combattimenti. Questo stallo logico ha trasformato l’avanzata in una «fatica di Sisifo», costringendo i soldati a riprendere più volte le stesse aree.Prospettive fosche Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, mediato dagli Usa, arriva per logoramento. Gaza resta una palude strategica, con ampie aree rase al suolo e un futuro di controllo militare a lungo termine.Nei primi giorni di maggio 2025, il Gabinetto di Sicurezza israeliano ha approvato una nuova operazione offensiva a Gaza. Doveva chiamarsi «I carri di Gedeone» e prevedeva di spingere in avanti diverse divisioni delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) per conquistare una vasta fascia di Gaza.Vista in retrospettiva, non è chiaro che cosa abbia ottenuto questa grande offensiva. È proseguita in varie fasi fino all’inizio del cessate il fuoco sostenuto dagli Stati Uniti nell’ottobre 2025. Pertanto, la maggior parte dei combattimenti a Gaza nel 2025 si riduce a questa singola grande operazione dell’Idf. Essa simboleggia molti dei problemi che Israele ha affrontato durante la guerra e la mancanza di strategia che spesso ha sostenuto l’approccio di Gerusalemme nel combattere Hamas.Per comprendere I carri di Gedeone e la politica generale israeliana a Gaza, vale la pena di guardare indietro a come si è svolta l’operazione e a come è stata descritta nel momento in cui ha avuto luogo.Il maggio 2025 era un periodo di incertezza. L’Idf combatteva a Gaza già da un anno e mezzo. La guerra era iniziata con l’invasione di Israele da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Mesi dopo, l’Idf aveva inviato truppe in ampie parti del Nord di Gaza e anche a Khan Younis, nel Sud. L’Idf affermava di aver smantellato molti dei «battaglioni» di Hamas nel nord della Striscia. Si stimava che, il 7 ottobre, Hamas avesse più o meno 30.000 uomini in 24 brigate. Questi erano organizzati in circa 24 battaglioni, in modo che la maggior parte dei quartieri di Gaza avesse il proprio «battaglione». C’erano molteplici battaglioni a Rafah e Khan Younis. C’erano anche battaglioni sparsi per Gaza City e in un’area chiamata Campi centrali a Gaza.I Campi centrali consistevano in quattro aree urbane costruite su campi profughi stabiliti tra il 1948 e il 1950, quando quasi 200.000 arabi erano fuggiti a Gaza durante la guerra del 1948, la Guerra d’indipendenza di Israele. Hamas reclutava ampiamente in molti dei campi profughi di Gaza. Hamas ha anche continuato a reclutare <a target="_blank"...
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